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Commissione europea - Scheda informativa

Revisione del processo decisionale in materia di OGM nell'UE: domande e risposte

Bruxelles, 22 aprile 2015

Che cosa riguarda questo pacchetto?

Il pacchetto odierno sugli OGM deriva dagli orientamenti politici in base ai quali è stata eletta la Commissione, che contengono un impegno alla revisione della normativa applicabile all'autorizzazione degli OGM.

Il pacchetto adottato il 22 aprile 2015 dalla Commissione adempie tale mandato politico e comprende i seguenti documenti:

  • una comunicazione della Commissione sulla revisione del processo decisionale in materia di organismi geneticamente modificati; e
  • una proposta di regolamento che consente agli Stati membri di limitare o proibire nei rispettivi territori l'uso di OGM negli alimenti o nei mangimi.

 

Qual è il contesto di tale revisione?

Il processo decisionale: ruoli rispettivi della Commissione e degli Stati membri nella procedura di autorizzazione dell'UE

Il quadro giuridico dell'UE in materia di OGM[1] prevede che nessun organismo, alimento o mangime geneticamente modificato possa essere immesso sul mercato prima che sia rilasciata la corrispondente autorizzazione in conformità a detto quadro giuridico. A tal fine l'Autorità europea per la sicurezza alimentare effettua una valutazione scientifica in collaborazione con gli organismi scientifici degli Stati membri.

Se i risultati della valutazione del rischio dimostrano che il prodotto non presenta un rischio per la salute o per l'ambiente alle condizioni di immissione sul mercato e di uso proposte, la Commissione presenta agli Stati membri, rappresentati in seno al comitato permanente, un progetto di decisione di esecuzione per l'autorizzazione conformemente alla procedura di cui al regolamento (CE) n. 182/2011 (procedura di comitato). Nell'ambito di tale procedura, gli Stati membri votano a "maggioranza qualificata" secondo la definizione prevista dal trattato[2].

Se gli Stati membri votano a favore in sede in comitato permanente, la Commissione adotta la proposta di decisione. Se il voto è contrario o se il risultato della votazione è "Nessun parere" (cioè se non viene espressa una maggioranza qualificata a favore o contraria alla proposta), la Commissione può sottoporre la proposta di decisione ad un altro organismo rappresentativo degli Stati membri ad un livello superiore: il comitato di appello.

In seno al comitato di appello gli Stati membri votano una seconda volta sulla proposta di decisione presentata dalla Commissione. Se gli Stati membri votano a favore, la Commissione adotta la proposta di decisione; in caso di voto contrario la Commissione non può adottare il progetto di decisione. Se il risultato della votazione è "Nessun parere", il quadro giuridico in materia di OGM e la Carta dei diritti fondamentali impongono alla Commissione di adottare una decisione in merito ad una domanda di autorizzazione; per questo motivo, nella pratica la Commissione non ha altra scelta che rilasciare l'autorizzazione.


Nella pratica, come votano gli Stati membri in merito alle autorizzazioni?

Dall'entrata in vigore del quadro giuridico dell'UE sugli alimenti e i mangimi geneticamente modificati, i risultati delle votazioni in seno al comitato permanente e al comitato d'appello sono sempre stati "Nessun parere", indipendentemente dal fatto che le autorizzazioni venissero richieste per OGM destinati alla coltivazione o per alimenti e mangimi geneticamente modificati. La decisione finale in merito alle autorizzazioni è quindi sempre lasciata alla Commissione alla fine della procedura. Una situazione simile, in cui sistematicamente non viene espresso alcun parere, è unica rispetto alle migliaia di decisioni di esecuzione adottate ogni anno mediante la procedura di comitato, in cui gli Stati membri generalmente sostengono la proposta di decisione della Commissione in seno al comitato permanente.

Per quanto riguarda gli alimenti e i mangimi geneticamente modificati, le tendenze di voto registrate dimostrano che in generale gli Stati membri a favore delle proposte di decisione sono più numerosi rispetto a quelli contrari. I motivi invocati dagli Stati membri per giustificare la loro astensione o il loro voto contrario sono a volte di natura scientifica, ma nella maggior parte dei casi si basano su altre considerazioni che rispecchiano il dibattito sociale in atto nei loro paesi.

Attualmente il quadro giuridico in materia di alimenti e mangimi geneticamente modificati non consente agli Stati membri di esprimere tutte le loro preoccupazioni a livello individuale in un settore di grande interesse per il pubblico.


Esistono OGM nella catena alimentare umana e animale nell'UE?

Sì. Attualmente vi sono 58 alimenti e mangimi geneticamente modificati autorizzati nell'UE[3].

Il numero di prodotti alimentari geneticamente modificati effettivamente disponibili sul mercato è limitato; ciò può essere dovuto alle prescrizioni in materia di etichettatura degli alimenti GM e alla disponibilità di alternative non GM.

La situazione è diversa per quanto riguarda il settore dei mangimi GM, per i quali esiste un mercato significativo nell'UE: più del 60% del fabbisogno dell'UE di proteine vegetali per i bovini è soddisfatto attraverso le importazioni di soia e di farina di soia da paesi terzi nei quali è diffusa la coltivazione di OGM.


Quali sono le conclusioni della revisione? Perché si propone di modificare il regolamento relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati?

La comunicazione della Commissione delinea i diversi elementi che devono essere valutati in tale contesto e conferma la necessità di adeguare il quadro giuridico in materia di OGM per consentire ai governi nazionali una migliore espressione delle loro opinioni in merito all'uso di OGM.

Nel marzo 2015 il Consiglio e il Parlamento hanno convenuto una modifica del quadro giuridico in materia di OGM per autorizzare gli Stati membri a limitare o proibire la coltivazione di OGM autorizzati (direttiva 2015/412/UE). La comunicazione conclude ribadendo la necessità di estendere tale soluzione agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati.

A tal fine viene presentata al Parlamento europeo e al Consiglio una proposta di modifica del regolamento (CE) n. 1829/2003: la procedura di autorizzazione non verrà modificata, ma agli Stati membri verrà riconosciuto il potere decisionale in merito all'uso di alimenti o mangimi geneticamente modificati nel loro territorio.

 

In che cosa consiste la proposta giuridica?

Quali sono i principali elementi della proposta legislativa?

La Commissione propone di modificare il regolamento relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati per consentire agli Stati membri di adottare decisioni nazionali dirette a limitare o vietare l'uso di OGM negli alimenti o nei mangimi, una volta che tale uso sia stato autorizzato a livello dell'UE (cosiddetto "opt-out").

Gli Stati membri sarebbero tenuti a giustificare la compatibilità delle loro misure di opt-out con la legislazione dell'UE e con i principi di proporzionalità e di non discriminazione tra prodotti nazionali e non nazionali. Tuttavia, essi non sono autorizzati a utilizzare giustificazioni in contrasto con la valutazione del rischio per la salute umana e degli animali e per l'ambiente effettuata dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). In effetti, la proposta non dovrebbe modificare il livello uniforme di sicurezza garantito dalla valutazione effettuata a livello dell'UE. Inoltre, qualora emergano nuovi elementi di prova atti a dimostrare che il prodotto può rappresentare un rischio grave per la salute o per l'ambiente, il quadro giuridico dell'UE contiene già disposizioni che consentono agli Stati membri di proibire gli alimenti e i mangimi geneticamente modificati in attesa di un riesame della situazione a livello dell'UE.

Tali misure dovrebbero essere comunicate alla Commissione e agli altri Stati membri prima della loro adozione; la Commissione e gli altri Stati membri avrebbero allora 90 giorni per presentare le proprie osservazioni, se lo ritenessero opportuno.

Nel caso di un alimento o mangime geneticamente modificato già in uso al momento in cui uno Stato membro adotta una misura di opt-out, la proposta prevede che agli operatori sia accordato un periodo di tempo ragionevole per smaltire le scorte di tale prodotto. Inoltre le misure non dovrebbero riguardare prodotti in cui sia rilevata la presenza accidentale di OGM autorizzati a livello dell'UE in quantità inferiori rispetto alla soglia di etichettatura stabilita dalla legislazione.


Le misure di opt-out adottate dagli Stati membri sono compatibili con il mercato interno e con gli obblighi dell'UE nel quadro dell'OMC?

Le misure adottate dagli Stati membri devono essere compatibili con il mercato interno, in particolare con l'articolo 34 del TFUE, che vieta le misure di effetto equivalente a restrizioni quantitative alla libera circolazione delle merci. Per questo motivo gli Stati membri che si avvalgono di questa proposta dovranno dimostrare che le misure sono adottate per motivi conformi all'articolo 36 del TFUE e al concetto di ragioni predominanti di interesse pubblico quale sviluppato dalla giurisprudenza della Corte di giustizia. Le misure previste dovranno inoltre essere compatibili con i principi di proporzionalità e di non discriminazione tra prodotti nazionali e non nazionali.

Più in generale, le misure adottate dagli Stati membri dovranno essere coerenti con il diritto dell'Unione e con gli obblighi internazionali dell'UE, di cui sono parte integrante gli obblighi dell'UE nel quadro dell'OMC.


Questa proposta inciderà anche sulla valutazione scientifica degli OGM?

No. La proposta di modifica del regolamento relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati non incide sulla valutazione del rischio effettuata sugli OGM prima della loro autorizzazione, né sul livello di sicurezza stabilito per tutti gli Stati membri nella decisione di autorizzazione, che tiene debitamente conto del principio di precauzione.

Gli Stati membri sono autorizzati ad adottare misure di opt-out una volta che l'OGM è autorizzato a livello dell'UE; tali misure non possono essere giustificate da motivazioni in conflitto con la valutazione del rischio effettuata dall'EFSA ma devono fondarsi su considerazioni di natura diversa. Attualmente il quadro giuridico prevede infatti procedure per l'eventualità in cui risulti che un prodotto presenta un rischio grave che non è stato trattato nel corso della procedura di autorizzazione. In tale contesto, per la Commissione e per gli Stati membri è già prevista la possibilità di adottare misure di emergenza che, ove opportuno, possono portare a proibire il prodotto nel territorio di uno Stato membro o di parte di esso, oppure in tutta l'UE.

Va sottolineato che nel 2013 è stato adottato un regolamento di esecuzione della Commissione[4] con l'obiettivo di rafforzare e migliorare il processo di valutazione e di gestione dei rischi connessi all'uso di OGM negli alimenti e nei mangimi, in particolare chiarendo i requisiti in termini di dati scientifici necessari per presentare una domanda di autorizzazione di OGM. 


Perché la proposta giuridica esclude gli OGM destinati alla coltivazione?

Gli OGM destinati alla coltivazione sono esclusi dal campo di applicazione della proposta poiché sono già disciplinati dalla direttiva (UE) 2015/412 adottata di recente dal Parlamento europeo e dal Consiglio.

Tale direttiva si basa sugli stessi principi su cui si fonda l'attuale proposta, offrendo agli Stati membri la possibilità di limitare o proibire la coltivazione di OGM sul loro territorio senza che ciò incida sulla valutazione del rischio dell'UE.


Quali sono le prossime tappe?

La proposta legislativa sarà trasmessa al Parlamento europeo e al Consiglio, nonché al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni, che la esamineranno nel quadro della procedura legislativa ordinaria.


Per ulteriori informazioni

Comunicato stampa

Scheda informativa: domande e risposte sugli OGM


[1] Direttiva 2001/18/CE e regolamento (CE) n. 1829/2003.

[2] La nuova maggioranza qualificata introdotta dal trattato di Lisbona corrisponde ad almeno il 55% degli Stati membri e deve comprendere almeno 15 Stati membri e rappresentare come minimo il 65% della popolazione europea. Una minoranza di blocco può essere costituita da almeno quattro Stati membri.

[3] Link al registro degli OGM.

[4] Regolamento di esecuzione (CE) n. 503/2013 della Commissione relativo alle domande di autorizzazione di alimenti e mangimi geneticamente modificati.

MEMO/15/4779

Informazioni al pubblico:


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