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Una famiglia di rifugiati come coinquilini

Even dishwashers can be a source of amusement. (Image: Yves Haltner)
Ho sentito dire che una famiglia di rifugiati eritrei sta cercando una stanza per tre mesi. Decido di incontrarli e, visto che mi fanno una buona impressione, subaffitto loro una stanza senza pensarci troppo. Curiosi di sapere com’è andata?

Kaspar Anderegg

 

John (43 anni) è scappato dall’Eritrea dopo aver disertato l’esercito. È in Svizzera da due mesi quando finalmente gli viene data l’opportunità di lavorare e di trovarsi un alloggio fuori del centro di accoglienza per rifugiati. Fa l’ausiliario presso un’organizzazione umanitaria, dove smista generi alimentari da distribuire agli indigenti.

 

Il posto di lavoro protetto che gli è stato offerto è una misura riservata ai richiedenti d’asilo finalizzata al loro inserimento nel mondo del lavoro. Le figlie, Jordanos (13) e Heaven (16), sono appena arrivate in Svizzera. Non parlano il tedesco e conoscono solo qualche parola in inglese. Tra l'altro, non sono le sue figlie biologiche ma due orfane del suo stesso villaggio che John vuole aiutare a rifarsi una vita in Svizzera.

 

Nuove regole in casa

Quando spiego alle ragazze come funziona la lavastoviglie e verso del sale nell’apposito serbatoio, entrambe scoppiano a ridere: è la prima volta che ne vedono una in vita loro. Il ghiaccio è rotto. Dopo aver preparato da mangiare, vengo praticamente cacciato dalla cucina. Con fiero cipiglio, le ragazze mi spiegano che pulire è un lavoro da donne. Stavolta sono io a sorprendermi: non avevo mai visto nessuno lavare le stoviglie tra risate e passi di danza.

 

Cenano alle nove e mi invitano sistematicamente con gesti cordiali e risoluti al tempo stesso. Stasera il menu prevede pancake allo yogurt con salsa di pomodoro. Gli eritrei non tengono alla privacy tanto quanto noi, anzi amano condividere. A volte è un po’ imbarazzante, ad esempio quando sorprendo le ragazze in camera mia, mentre usano il mio computer senza avermelo chiesto, come se fosse la cosa più naturale del mondo.

 

Credenze popolari

Un giorno, Heaven sviene nell’ingresso. Dopo ripetuti e inutili tentativi di farle riprendere conoscenza, John la adagia sul letto. Il giorno dopo, la ragazza non dà segni di ripresa, non si sveglia ed è scossa da tremori. Il padre inizia a preoccuparsi. Mi spiega che in Africa molte malattie sono legate a credenze popolari.

 

Dopo averla vegliata per tutta la notte, l’uomo organizza una preghiera comunitaria alla quale invita un sacerdote e alcuni amici. Improvvisamente il mio appartamento viene invaso da un esercito di africani in preghiera. Il giorno dopo per fortuna Heaven sta meglio. È allegra, come se non fosse successo nulla e, portando le mani al cuore, mi dice che Dio l’ha salvata.

 

Religione

Questa famiglia è di fede cristiana, ma vive il suo credo in maniera completamente diversa rispetto a noi europei. Più che una celebrazione religiosa, l’omelia sembra una festa in famiglia, durante la quale i fedeli danzano, scherzano e suonano in allegria. Da quando sono arrivati i miei coinquilini, seguo anch’io quotidianamente un programma televisivo condotto da un predicatore eritreo. John commenta le sue parole senza pedanteria mentre le figlie lo ascoltano distrattamente preferendo ballare. 

 

Con John parliamo spesso di Dio. La sua visione della vita è molto semplice: le persone a volte sbagliano e a volte no. L’importante è sforzarsi di fare la cosa giusta e lui ci prova. Di tanto in tanto cerca di convertirmi assicurandomi che, se diventassi cristiano, non avrei più problemi nella vita. Benché i suoi tentativi non trovino terreno fertile, sono colpito dalla sincerità e dalla gioia con cui questa famiglia vive la propria fede.

 

Il momento dell’addio

L’ora dei saluti si avvicina e John mi prega di leggere ad alta voce alle figlie il certificato di lavoro che gli è stato appena rilasciato e che tesse tutte le lodi possibili di quest’uomo. Mentre leggo, le ragazze si entusiasmano e battono le mani anche se non capiscono una sola parola. John si riprende l’attestato, visibilmente fiero di sé.

 

Questa convivenza si è rivelata una parentesi straordinaria e divertente della mia vita. John e le sue figlie sono stati i coinquilini migliori che abbia mai avuto: allegri, generosi, cordiali – una compagnia decisamente interessante e stimolante. E, aspetto tutt’altro che irrilevante, mi hanno sollevato dai lavori domestici per la bellezza di tre mesi.

 

Racconto di un’esperienza – Prima uscita, 29 giugno 2015 su Tink.ch

 


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Pubblicato: mer, 11/11/2015 - 09:23


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