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Berna-Berlino un posto a teatro.

A Bümpliz fa caldo, l’estate s’affaccia timidamente alla primavera, è una bella serata. Vago ancora un attimo per il centro comunale, l’appuntamento per l’intervista è fissato per le 19 e 30.

Mi presento al centro giovanile di Bümpliz, dove mi accoglie Azad, il responsabile del progetto Teatrale Berna- Berlino “Lass mir Platz”.  Azad mi saluta e mi invita ad entrare.  Mi annuncia che avremmo dovuto pazientare ancora un poco, infatti dobbiamo aspettare altre due persone che parteciperanno all’intervista. A breve ci raggiungono Fernando e Natascia, due dei dodici giovani dai 15 ai 24 anni che hanno partecipato alla rappresentazione teatrale. È un quadro multi-culturale quello che ho davanti; Azad, operatore sociale è tedesco, padre turco e madre tedesca. Natascia, studentessa ha origini domenicane e Fernando, parrucchiere ventiduenne, è svizzero ma lavora in un salone gestito da un capo-personale italiano, ed è sovente a contatto con clienti italiani. Il responsabile Azad spiega che il progetto era rappresentato da persone di quattro continenti (Europa, Asia, America e Africa).

 

Il lavoro di preparazione

Per iniziare chiedo ad Azad e ai due ragazzi di spiegarmi in cosa consisteva il loro progetto. È Azad che risponde per primo spiegando come è nato il progetto. Racconta che nel 2011 il loro centro giovanile ha ricevuto da una fondazione dei soldi da utilizzare per un progetto incentrato sulla mobilità. I suoi interessi professionali ed extra-professionali ruotano attorno alla sua passione; il teatro. Ed è cosi che è partito il progetto teatrale. Subito dopo è Fernando che spiega come è andata; “Eravamo in due gruppi, uno di Berna e uno di Berlino, ognuno dei due si è preparato con lo stesso copione,  poi ci siamo incontrati una prima volta a Berna, per lavorare insieme e fare il punto della situazione.” Interviene subito Natascia, infatti le cose non sono andate proprio come se l’aspettavano; “È stato uno shock, i berlinesi non erano preparati, c’erano difficoltà di ogni genere, noi avevamo un modo di affrontare le cose diverso dal loro”. Azad riprende la parola e spiega come i ragazzi abbiano dovuto rimboccarsi le maniche ed  affrontare  le difficoltà.” Dopo lo shock iniziale i due gruppi hanno cominciato ad apprezzarsi l’uno l’altro e si sono uniti verso  l’obbiettivo comune. Hanno veramente lavorato duramente. E hanno conseguito l’obiettivo che “ci eravamo prefissati prima dell’incontro” Fernando spiega come il secondo incontro sia andato a meraviglia;  “Quando siamo andati noi a Berlino, abbiamo vissuto con loro, ed è andato tutto a meraviglia, abbiamo cucinato gli spaghetti insieme e nel gruppo c’era armonia”. E poi aggiunge; “Alcuni di noi mantengono tutt’ora i contatti.” Azad riprende la parola e spiega: “I ragazzi si sono trovati davanti a due realtà diverse, il modo di parlare, di pensare, era tutto diverso, hanno dovuto conoscersi per superare tutti i pregiudizi.”

 

La messa in scena- Le rappresentazioni

Quali emozioni avete provato quando siete andati in scena?

Fernando: “È stata un’emozione grandissima, finalmente tutto il lavoro di preparazione è stato portato in un vero teatro ed è stata come una liberazione per me. A Berna è andato tutto bene, anche se abbiamo commesso dei piccoli errori, ma il pubblico si è divertito tantissimo, tanto che sentivamo le risate fin dietro le quinte. Invece a Berlino il pubblico è stato più composto ma noi abbiamo recitato meglio che a Berna.”

Natascia: “Anche per me è stata un’emozione grandissima, prima della rappresentazione ero piena di dubbi, - Se sbaglio qui - e - quel pezzo lì non mi riesce bene -  ero veramente tesa. Poi una volta salita sul palco mi sono detta; - hai studiato tanto, andrà sicuramente bene!-. E cosi è stato.”

Azad: “Più che alla domanda sulle emozioni vorrei rispondere ad un'altra domanda, cosa ci ha lasciato questo progetto? -Come responsabile ha portato molto, e tanti degli obiettivi che mi ero prefissato sono stati raggiunti. I ragazzi hanno creato un gruppo dal nulla, si sono trovati con degli sconosciuti, e dopo un percorso, a volte duro, a volte divertente, alla fine hanno creato un vero gruppo, tanto è vero che alcuni di loro sono diventati amici. Un altro obiettivo è stato d’aver creato le basi per nuove esperienze future, che sicuramente aiuterà i ragazzi nella vita, a scuola e nel lavoro. Ora sanno come devono comportarsi in team, cosa vuole dire essere stressati, lavorare per un obiettivo,  lavorare con sconosciuti. A conclusione devo dire che a livello di esperienza personale per i ragazzi questo progetto è stato un successo.

Pubblicato: mer, 12/06/2013 - 15:54


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