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Pubblicato: 12/06/2013 16:15

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Da Gerusalemme a Dublino, la strada passa per Mürren

Si è concluso lo scorso 3 giugno il corso formativo di cinque giorni Connecting Cultures.

Nel pittoresco villaggio di Mürren, nell’Oberland Bernese, si sono riuniti ventisette animatori giovanili provenienti, oltre che dal paese ospitante, da Irlanda, Belgio, Paesi Bassi, Ungheria, Croazia, Bulgaria, Kosovo, Israele e Palestina. L’incontro intendeva dare ai partecipanti l’opportunità di trarre ispirazione dalla condivisione delle loro esperienze per ideare nuovi progetti da sviluppare nei rispettivi paesi.

 

Sostenuto dal programma Gioventù in Azione e dall’associazione Infoklick, il corso si rivolgeva a persone che si occupano di attività giovanili e che provengono da paesi multiculturali, nei quali la mescolanza di lingue, religioni ed etnie provoca conflitti e discriminazioni. È in questo contesto, e con l’intento di sviluppare nuove strategie interculturali giovanili, che l’intraprendente Oliver Schneitter (di Soletta) – aiutato dal caloroso Viv Sadd e dalla sorridente Yael Gidanian – ha voluto riunire i rappresentanti di dieci paesi ai piedi dello Schilthorn: “Mi piaceva l’idea di radunare persone provenienti da paesi dove esistono tensioni sociali nella neutrale Svizzera”. Grazie a metodi di apprendimento creativi e particolarmente interattivi – quali sketch teatrali, finestre culturali, attività all’aria aperta e canti – si è rapidamente instaurata una piacevole atmosfera di solidarietà e buonumore. Tutti hanno potuto assistere e partecipare attivamente a una cerimonia musulmana e a uno Shabbat. Il clima rilassato è stato indubbiamente la cornice ideale per l’elaborazione di nuove idee di progetto.

 

Qualche esempio di progetto

Ayman, arabo di Israele attivo nell’Interfaith Encounter Association, organizzazione dedita alla promozione della pace nel Medio Oriente, propone il progetto Language Exchange, che prevede l’insegnamento delle lingue araba ed ebraica a giovani provenienti da entrambe le comunità, affinché le incomprensioni linguistiche cessino di essere motivo di scontro. Maggie, irlandese di ventitré anni, lavora per l’organizzazione non governativa Pavee Point. Connecting Cultures le ha dato l’idea di predisporre una struttura che accolga gruppi di donne immigrate, nella quale potranno imparare come funziona il sistema politico e sociale irlandese. Saranno così in grado di cercare autonomamente i fondi per sviluppare i propri progetti, aiutando a loro volta altre minoranze e innescando così un circolo virtuoso in grado di autoalimentarsi. La fiamminga Leentje, ventiquattro anni, vorrebbe realizzare il progetto Music, therapy for everyone, che coinvolga anche persone con disabilità. “L’idea è di unire persone provenienti da diversi paesi, ciascuno con la propria tradizione musicale,” spiega Leentje, “perché tutti sentono la musica, anche i sordi”. Moshe, ebreo d’Israele, sostiene che le tensioni israelo-palestinesi possano appianarsi grazie alla comprensione reciproca. Ecco perché vuole riunire i giovani leader delle varie comunità religiose affinché instaurino proficue relazioni e imparino a conoscersi. Il progetto di Dardan, kosovaro di ventisei anni, mira a promuovere l’immagine del Kosovo all’estero tramite un programma di scambi culturali di giovani.

 

Un sucesso da ripetersi

Il primo obiettivo di quest'interessante corso è stato raggiunto: nuovi progetti sono stati ideati. La tappa successiva per ogni partecipante sarà riuscire ad attuarli una volta tornati a casa. "Questo è stato un buon corso formativo," conclude Oliver Schneitter, "tant'è che abbiamo intenzione di riproporlo, con qualche modifica, in Irlanda e Israele". Le persone che lavorano con i giovani esercitano indubbiamente una grande influenza su di loro, è quindi necessario che si liberino per primi dei pregiudizi verso le altre culture. Connecting Cultures ha dato modo di farlo, come sottolinea Sivan, ventisette anni, d'Israele: "Mi sono resa conto che in ogni paese ci sono analoghe difficoltà a lavorare con i giovani. È incredibile scoprire quanto, nonostante la nostra diversità, i problemi siano esattamente gli stessi".