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Italia

Fallire e ricominciare

Aggiornamento 11/2012

Disposizioni giuridiche

Gli imprenditori potrebbero evitare il fallimento prevenendo le difficoltà, se controllano attentamente la situazione finanziaria della loro attività.

Le norme italiane sul fallimento sono soggette a continue modifiche da parte del legislatore.

Procedure concorsuali

Il fallimento è una procedura giudiziaria che mira a liquidare il patrimonio dell'imprenditore insolvente e a ripartirne il ricavato tra i creditori, secondo il principio della par condicio. L'insolvenza si realizza quando l'imprenditore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni (art 5 l. fallimentare).

Enti competenti

Il procedimento fallimentare è attuato dal tribunale del luogo dove l'imprenditore ha la sede principale dell'impresa. Non rileva ai fini della competenza il trasferimento della sede intervenuta nell'anno precedente. Il tribunale non può più dichiarare fallimento d'ufficio.

Sentenza del tribunale

Il fallimento è dichiarato con una sentenza che contiene alcuni procedimenti necessari per lo svolgimento della procedura: nomina del curatore, ordine all'imprenditore di depositare i bilanci relativi agli ultimi tre esercizi, la situazione economica, patrimoniale e finanziaria, i termini relativi all'accertamento dello stato passivo.

Il tribunale è dotato di poteri inquisitori e può compiere d'ufficio tutte le indagini necessarie, senza essere vincolato dall'iniziativa delle parti. Il tribunale nella sentenza può disporre l'esercizio provvisorio dell'impresa, anche limitatamente a specifici rami dell'azienda, quando dall'interruzione può derivare un danno grave. È poi il comitato dei creditori a doversi pronunziare sull'opportunità di continuare l'esercizio dell'impresa, fissandone la durata. Durante l'esercizio provvisorio tutti i contratti proseguono, salvo che il curatore non intenda sospenderne l'esecuzione o scioglierli.

La soluzione preferita nella prassi è quella dell'affitto dell'azienda, cosicché l'affittuario dovrà assumere in proprio le relative obbligazioni e corrispondere il canone pattuito.

Gli imprenditori che abbiano subito un fallimento non devono perdere la fiducia nella loro capacità di imbarcarsi in una nuova impresa.

Procedure amministrative

Procedura fallimentare

Il fallimento può essere dichiarato:

  • su ricorso di uno o più creditori,
  • su richiesta del debitore,
  • su istanza del pubblico ministero.

Non è soggetto a fallimento l'imprenditore commerciale che dimostri il possesso congiunto dei seguenti requisiti:

  • Aver avuto nei tre esercizi antecedenti l'istanza di fallimento un attivo patrimoniale complessivo annuo non superiore ad euro 300.000;
  • Aver realizzato nei tre esercizi antecedenti ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro 200.000;
  • Avere un ammontare di debiti (anche non scaduti) non superiore ad euro 500.000.

Tali valori possono essere aggiornati dal Ministero della Giustizia con decreto, sulla base delle variazioni degli indici Istat.

Una volta dichiarato fallimento, l'imprenditore perde l'amministrazione e la disponibilità (ma non la proprietà) del patrimonio aziendale, che viene amministrato da un curatore. Il curatore provvede all'apposizione dei sigilli e alla redazione dell'inventario. Se il fallito possiede immobili o altri beni registrati, il curatore deve notificare un estratto della sentenza di fallimento ai competenti uffici, affinché sia trascritta. Momento importante, in quando dalla trascrizione si producono gli effetti nei confronti dei terzi.

Sono sottratti all'esecuzione fallimentare:

  • I beni e i diritti di natura strettamente personale,
  • Gli assegni di carattere alimentare, stipendi, pensioni, salari e ciò che occorre al mantenimento suo e della sua famiglia,
  • I frutti derivanti dall'usufrutto legale dei figli e i beni costituiti in fondo patrimoniale,
  • Le cose che non possono essere pignorate per disposizione di legge.

L'accertamento del passivo costituisce la fase centrale e più delicata della procedura fallimentare. Essa è diretta ad accertare quali sono i creditori che hanno diritto di partecipare alla ripartizione dell'attivo, l'ammontare dei crediti e le eventuali cause di prelazione. Sulla base delle domande presentate il curatore dispone un progetto di stato passivo, con l'indicazione dei crediti ammessi, di quelli non ammessi o ammessi con riserva.

Entro 60 giorni dalla redazione dell'inventario, il curatore predispone un programma di liquidazione, volto a convertire in denaro i beni del fallito. Per la vendita dei beni, il curatore può far anche ricorso a soggetti specializzati.

Degli esiti delle procedura di liquidazione, il curatore informa il giudice delegato e il comitato dei creditori, depositando in cancelleria la relativa documentazione.

Un particolare modo di chiusura del fallimento è attraverso il concordato fallimentare, con cui il fallito si libera definitivamente dei propri debiti attraverso il pagamento parziale dei creditori o altra forma di ristrutturazione dei debiti. Il concordato fallimentare è reso obbligatorio per tutti i creditori, una volta approvato dalla maggioranza qualificata degli stessi. Se il concordato è approvato si apre il giudizio di omologazione del quale è investito il tribunale fallimentare.

All'omologazione del concordato possono opporsi i creditori e dissenzienti, il fallito e qualsiasi interessati, entro un termine fissato dal giudice delegato. In mancanza di opposizione, il tribunale decide con decreto, non soggetto a gravame. Altrimenti decide con decreto impugnabile con reclamo davanti alla Corte d'Appello. Quando il decreto diventa definitivo il procedimento si chiude e il curatore deve rendere conto della sua gestione.

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