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I principi fondatori dell'Unione


Appartenenza all'Unione


Introduzione
Criteri di eleggibilità e procedura di adesione
Sospensione dei diritti di appartenenza all'Unione
Ritiro volontario
Tabella riassuntiva

INTRODUZIONE

La Convenzione propone emendamenti minori per quanto riguarda le disposizioni relative all'appartenenza all'Unione e alla procedura di adesione. I criteri di Copenhagen, stabiliti in occasione del Consiglio europeo tenutosi nella capitale danese nel 1993 e che definiscono le condizioni da soddisfare affinché un nuovo Stato possa aderire all'Unione, non sono stati integrati nel progetto costituzionale.

Le disposizioni riguardanti la possibilità di privare uno Stato membro di alcuni diritti qualora esso violi i valori fondamentali dell'Unione vengono mantenute inalterate.

Per contro, la Convenzione propone una clausola di ritiro volontario che per la prima volta attribuisce la facoltà a uno Stato membro di uscire dall'Unione. L'introduzione di tale clausola rappresenta un'innovazione fondamentale.

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CRITERI DI AMMISSIBILITÀ E PROCEDURA DI ADESIONE

Nell'articolo I-1, il progetto di trattato costituzionale stabilisce che «l'Unione è aperta a tutti gli Stati europei che rispettano i suoi valori e si impegnano a promuoverli congiuntamente».

I criteri di ammissibilità, così come la procedura di adesione, sono definiti nell'articolo I-57 del progetto costituzionale. La Convenzione non propone alcun emendamento rilevante delle disposizioni previste dagli attuali trattati. L'articolo I-57 dichiara che «l'Unione è aperta a tutti gli Stati europei che rispettano i valori dell'Unione di cui all'articolo I-2». Rispetto alla versione preesistente, il suddetto articolo include alcuni criteri supplementari che comprendono anche la dignità umana e l'uguaglianza e precisano come le società degli Stati membri debbano essere caratterizzate da «pluralismo, tolleranza, giustizia, solidarietà e non discriminazione».

La Convenzione mantiene la procedura di adesione. Qualunque richiesta di adesione verrà sempre sottoposta all'approvazione del Parlamento europeo , ma d'ora innanzi sarà sufficiente la maggioranza semplice dei voti (laddove oggi è necessaria la maggioranza assoluta dei membri del Parlamento). L'approvazione risulterà dunque facilitata.

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SOSPENSIONE DEI DIRITTI DI APPARTENENZA ALL'UNIONE

I trattati attuali prevedono la possibilità di sospendere i diritti di appartenenza all'Unione, qualora venga constatata una violazione grave e persistente dei valori dell'Unione da parte di uno Stato membro. In tale circostanza, il Consiglio dei ministri ha la facoltà di sospendere il diritto di voto dello Stato membro in questione, oltre ad altri diritti riconosciutigli dalla Costituzione. Il progetto di trattato costituzionale non apporta alcun emendamento sostanziale a tali disposizioni. Nella procedura, è stata soppressa unicamente l'eventuale consultazione di personalità indipendenti («Comitato dei saggi»).

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RITIRO VOLONTARIO

I trattati oggi in vigore sono stati stipulati a tempo indeterminato e non contemplano alcuna clausola di uscita per uno Stato membro che desideri ritirarsi dall'Unione. Il solo precedente in materia è il ritiro della Groenlandia avvenuto nel 1985. Una volta ottenuta l'autonomia dalla Danimarca nel 1979, la Groenlandia decise di uscire dall'Unione. Il suo ritiro fu possibile previa modifica dei trattati ratificati da tutti gli Stati membri. La Convenzione propone di introdurre nell'articolo I-59 della Costituzione una clausola di ritiro volontario, che rappresenta un'innovazione di fondamentale importanza.

Il ritiro può avvenire in qualsiasi momento e non è subordinato a revisioni della Costituzione né ad altre condizioni. Lo Stato membro che decide di ritirarsi notifica tale intenzione al Consiglio europeo , che si investe di questa notifica. L'Unione negozia con lo Stato membro in questione un accordo di ritiro volto a stabilire le modalità del ritiro nonché a disciplinare i futuri rapporti tra detto Stato e l'Unione. L'accordo è concluso a nome dell'Unione dal Consiglio dei ministri, che delibera a maggioranza qualificata, previa approvazione del Parlamento europeo. Va osservato che il rappresentante dello Stato membro che si ritira non partecipa né alle deliberazioni né alle decisioni del Consiglio europeo o del Consiglio dei ministri che lo riguardano.

La Costituzione cessa di essere applicabile allo Stato interessato a decorrere dalla data di entrata in vigore dell'accordo di ritiro o, in mancanza di tale accordo, due anni dopo la notifica al Consiglio europeo. Ciò implica che il ritiro può entrare in vigore anche senza che l'Unione abbia espresso il suo accordo. Tale clausola di ritiro volontario costituisce dunque un'importante innovazione. I convenzionali hanno ritenuto che ogni paese debba essere libero di uscire dall'Unione in condizioni accettabili per tutte le parti e con la garanzia dei reciproci diritti.

Uno Stato che si è ritirato dall'Unione può aderirvi nuovamente seguendo la normale procedura di adesione di cui all'articolo I-57.

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TABELLA RIASSUNTIVA

Articoli Argomento Osservazioni
I-1 Istituzione dell'Unione -
I-2 Valori dell'Unione Modifiche importanti
I-57 Criteri di eleggibilità e procedure di adesione all'Unione -
I-58 Sospensione dei diritti di appartenenza all'Unione -
I-59 Ritiro volontario dall'Unione Nuove disposizioni

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Queste schede non vincolano giuridicamente la Commissione Europea, sono esclusivamente informative e non intendono fornire un'interpretazione autentica del testo della Convenzione.


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