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Commissione europea - Discorso - [Fa fede solo il discorso pronunciato]

Discorso del Presidente Jean-Claude Juncker durante il dibattito al Parlamento europeo sulle conclusioni del Consiglio europeo straordinario del 23 aprile: “Affrontare la crisi migratoria”

Strasburgo, 29 aprile 2015

Signor Presidente del Consiglio europeo,

Onorevoli deputate e deputati,


La risposta alla tragedia umana che si consuma nel Mediterraneo è stata immediata, ma non basta.

Mi rallegro di vedere che, malgrado qualche esitazione iniziale, i membri del Consiglio abbiano poi accolto la proposta, che ho presentato a nome della Commissione, di triplicare il bilancio dell’operazione Triton.

Correggiamo così verso l’alto gli stanziamenti assegnati a Triton per portarli a un totale di 120 milioni di euro. Importo che corrisponde in tutto e per tutto al bilancio della precedente operazione Mare Nostrum.

Andiamo quindi a recuperare un vantaggio che avevamo perso in corso d’opera. È stato un grave errore mettere fine a Mare Nostrum. Uno scotto pagato in vite umane.

L’operazione Mare Nostrum, l’Italia l’ha finanziata da sola; d’ora in poi a farsi carico di Triton saranno invece il bilancio dell’Unione e i contributi nazionali di tutti. Ritorniamo alla normalità insomma; perché non era normale che l’Italia si sobbarcasse da sola il finanziamento di Mare Nostrum.

Mi capita di leggere che il mandato di Frontex si limiterebbe alle operazioni di salvataggio nelle acque territoriali degli Stati membri interessati. Non è vero, per questo l’informazione va ripetuta e ripetuta: il mandato di Frontex è di gran lunga più ampio. Vi risparmio i dettagli ma il punto non è né estenderlo, né modificarlo. Domani, se così vorremo tutti, e già succede qua e là e occasionalmente, Frontex potrà intervenire nelle acque internazionali, cosa normalissima. Non è il mandato che dobbiamo ampliare; Frontex ha bisogno di mezzi per intervenire in alto mare e noi dobbiamo garantirli e metterli a disposizione.

Dicevo che la risposta del Consiglio europeo è stata immediata ma insufficiente. Con questo intendo dire che le conclusioni che abbiamo adottato nel vertice straordinario restano inferiori alle ambizioni che avremmo dovuto nutrire. Mi spiego.

Non basta combattere i sintomi della crisi, come ha già detto Donald Tusk, bisogna fare di tutto per evitare che degli infelici non abbiano altra scelta che prendere quei barconi. Sono storie di vita da salvare sul posto, non possiamo assistere impotenti all’autodistruzione di vite umane nel Mediterraneo. A tutti i costi gli Stati membri devono aumentare gli aiuti allo sviluppo. È essenziale.

Il Consiglio europeo– lo ha appena ricordato il Presidente del Consiglio – dovrà necessariamente ritornare sugli argomenti che hanno alimentato il nostro dibattito di giovedì scorso.

Dal canto mio, insieme al Commissario incaricato Dimitris Avramopoulos perorerò l’introduzione di un sistema di quote. L’avevo già proposto nello scorso vertice straordinario. Avremmo dovuto indicare la nostra comune volontà di regolare la ripartizione geografica dei rifugiati su tutta l’Europa. Bisognerà farlo ora. Non possiamo lasciare ai soli Stati membri direttamente interessati l’onere di gestire la ricollocazione dei rifugiati.

Sto parlando di solidarietà condivisa. E poi ne ho abbastanza delle espressioni auliche. Lo sgomento mi va bene all’inizio, poi basta.Il 13 maggio proporremo un sistema di ricollocazione che investirà tutta l’Unione europea. La solidarietà va condivisa.

Poi dovremo, ed è urgente, occuparci di tutto ciò che gravita intorno alla nozione di migrazione legale. Se non lasciamo quanto meno semichiusa la porta di ingresso, non potremo fingerci sorpresi quando gli infelici del mondo intero tenteranno di entrare scassinando la finestra. Bisogna aprire le porte per evitare che la gente si intrufoli per le finestre.

Come possiamo affermare: “non possiamo accettare tutta la miseria del mondo” – per citare un vostro collega, ex Primo ministro socialista francese – e dire al tempo stesso che non bisogna occuparsi di migrazione legale? La migrazione legale è parte della soluzione a medio termine, quindi è la leva su cui puntare.

Ora, Signor Presidente, anch’io so che gran parte dell’opinione pubblica chiede a noi, l’Unione europea, di agire in fretta, di fare adesso tutto ciò che il cuore “comanda”.

Ma dobbiamo anche renderci conto che tra sei mesi l’opinione pubblica rivedrà la sua posizione.

Vorrei tanto che quanti sono oggi d’accordo con noi per sostenere la migrazione legale e introdurre un sistema di quote europeo mantenessero la parola anche quando l’opinione pubblica tornerà sui suoi passi.

Tutti i presenti sanno che il continente europeo non può da solo combattere la povertà e la fame nel mondo.

Ma, siccome siamo il continente più ricco, dobbiamo fare la nostra parte affinché la gente che, spinta dalla miseria, prende il mare sui barconi non anneghi al largo delle nostre coste. Questo è il nostro compito comune!

SPEECH/15/4896

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