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Commissione europea

Viviane Reding

Vicepresidente della Commissione europea e Commissaria europea per la Giustizia

Temi principali: dialogo con i cittadini a Trieste

Dialogo con i cittadini /Trieste

16 settembre 2013

1. Libera circolazione

La libera circolazione, pietra miliare della nostra Unione, è in pericolo. Voglio essere chiara: la libera circolazione è un diritto fondamentale e non è negoziabile. Non facciamoci tradire dal linguaggio: i cittadini europei che esercitano il proprio diritto alla libera circolazione non sono “immigrati”. Tutti i cittadini europei godono degli stessi diritti. Tengo a ribadire anche che i Rom sono cittadini dell’UE e, in quanto tali, godono del diritto alla libera circolazione.

In alcuni Stati membri si assiste a una spaventosa deriva populista. Eppure, sebbene oggi tale retorica possa essere premiata dal successo elettorale, sono i cittadini europei di domani che ne pagherebbero le conseguenze. Per questo motivo mi auguro che i politici nazionali siano fermi e resistano al populismo. Lo spauracchio populista del turismo sociale non ha spazio in Europa.

Voglio inoltre ricordare che sono stati gli stessi Stati membri a decidere l’allargamento dell’Unione. Vogliono ora negare ai cittadini dei nuovi Stati membri uno dei loro diritti fondamentali?

Siamo tutti giustamente fieri delle quattro libertà che costituiscono gli elementi fondanti dell’Unione europea. Sono libertà che formano un tutt’uno, gli Stati membri non possono scegliere solo quelle che fanno loro più comodo. Se le imprese e i mercati possono beneficiare di un’Europa senza frontiere, anche i cittadini devono poter fare altrettanto.

Limitando la libera circolazione, si danneggerebbe l’economia, proprio nel momento in cui l’Europa necessita di maggiore crescita per dare lavoro a 26 milioni di disoccupati, perché sappiamo che la mobilità del lavoro comporta vantaggi sia per i singoli cittadini che cercano lavoro sia per i paesi in cui essi si stabiliscono. Ad esempio, si stima che, dopo l’allargamento dell’UE nel 2004, la mobilità dei lavoratori provenienti dai nuovi Stati membri abbia prodotto un aumento pari all’1% del PIL nei paesi dell’UE‑15 nel periodo 2004-2009.

Le città, e in particolare i piccoli centri urbani e le zone rurali possono sentirsi sopraffatti, ma l’UE offre loro un aiuto finanziario. Il Fondo sociale europeo finanzia i progetti che promuovono l’inclusione sociale e la lotta alla povertà, come i corsi di formazione professionale e di insegnamento delle lingue. Le amministrazioni statali devono informare meglio le autorità regionali e locali in merito agli aiuti disponibili.

2. Il futuro dell’Europa

Una reale unione politica va ben oltre un approccio comune alle politiche economiche e fiscali. Per questo motivo stiamo lavorando per realizzare uno spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia. È essenziale che i cittadini possano sentirsi sicuri che lo Stato di diritto sia rispettato e i loro diritti tutelati ovunque nell’Unione. Per questo, nel medio periodo, dovremmo forse cominciare a pensare anche alla possibilità di un ministro UE della giustizia.

3. In che modo l’UE combatte la crisi?

Il dialogo con i cittadini di oggi si svolge nel giorno in cui, esattamente cinque anni fa, dinanzi al mondo si è spalancato un baratro, con il fallimento di Lehman Brothers.

Oggi, possiamo dire di aver profuso sforzi poderosi per superare la crisi. Abbiamo mantenuto la nostra posizione sull’euro, dimostrando agli scettici che avevano torto.

La ripresa è all’orizzonte, quindi non è questo il momento di abbandonare l’impresa. Le riforme lungimiranti e spesso dolorose degli Stati membri iniziano a dare i loro frutti e si vedono alcuni segnali di ripresa: nel secondo trimestre di quest’anno l’economia europea ha ricominciato a crescere, con un aumento del prodotto interno lordo (PIL) pari allo 0,3% nella zona euro e allo 0,4% in tutta l’Unione, rispetto ai primi tre mesi dell’anno.

Il costo unitario della manodopera è in calo in paesi come la Grecia, la Spagna e il Portogallo. Stati membri che per anni sono stati esclusi dai mercati finanziari possono nuovamente ottenere prestiti dagli investitori privati a tassi di interesse sostenibili: l’Irlanda e il Portogallo sono tornati sul mercato rispettivamente in marzo e in maggio, con l’emissione di titoli di Stato a 10 anni. L’Europa e l’euro, del resto, conservano ancora la loro attrattiva. A luglio abbiamo dato il benvenuto alla Croazia, ventottesimo Stato membro dell’Unione europea e nel gennaio 2014 la Lettonia aderirà alla moneta unica, seguita dalla Lituania.

Ci vorrà ancora del tempo prima che questa ripresa generi concretamente un buon numero di nuovi posti di lavoro. Tuttavia continueremo a restare uniti.

L’Europa è come una famiglia. Se un familiare è in difficoltà, gli altri lo sostengono, anche se, evidentemente, in famiglia ognuno deve assolvere i propri doveri, comportandosi in modo responsabile, in modo da non danneggiare gli altri. Quindi, i paesi europei che attuano riforme e mettono ordine nei loro conti pubblici continueranno a ricevere aiuto dai paesi economicamente più solidi. Solidarietà per la solidità: questa è la via per uscire dalla crisi.

4. I prossimi passi: la vigilanza federale sulle banche

Dobbiamo imparare dagli errori del passato: abbiamo evitato il collasso del sistema finanziario in quasi tutti i paesi dell’UE grazie a poderose iniezioni di denaro pubblico. Si stima che gli aiuti statali ammontino, in totale, a circa il 12,5% del PIL, ma ci vorranno anni prima di conoscere il costo di bilancio effettivo.

Soltanto in Irlanda, paese in cui la crisi è cominciata cinque anni fa, a sostegno delle tre maggiori banche è stato versato capitale pubblico pari al 29% del PIL. E in quasi tutti i paesi si continua a sostenere il settore bancario con fondi statali.

Pochi paesi sono riusciti a mettere in atto procedure credibili di risoluzione delle crisi.

Per rispondere energicamente alle sfide del futuro, la Commissione europea ha formulato le sue proposte in materia di risoluzione delle insolvenze. È giunto il momento di superare la reticenza di alcuni Stati membri e di creare un sistema federale di vigilanza bancaria e di risoluzione.

Dobbiamo applicare la logica del meccanismo di vigilanza unico ai sistemi di risoluzione delle insolvenze e agli schemi di garanzia dei depositi. Una rete di sicurezza federale per i mercati finanziari andrebbe a beneficio di tutti ed eviterebbe le cadute drammatiche che abbiamo osservato in alcuni mercati.

Un esempio interessante dal passato: paragonando gli effetti della crisi finanziaria in Irlanda con quelli prodotti in Nevada, si rileva l’effetto stabilizzatore delle istituzioni federali statunitensi, come la FDIC (US Federal Deposit Insurance Corporation) e gli enti di garanzia del credito fondiario Freddie Mac e Fannie Mae. Entrambi i paesi hanno conosciuto una bolla immobiliare di simile gravità, ma grazie alla presenza negli Stati Uniti di un ammortizzatore federale delle crisi, il PIL del Nevada ha perso soltanto il 3,6%, contro il 17,6% perso dal PIL irlandese.

5. Protezione consolare

L’Europa non è fatta per i politici, ma per i cittadini. E il modo migliore per dimostrarlo è quello di rafforzare i diritti dei cittadini, garantendone il libero esercizio.

Quando i cittadini europei viaggiano nel mondo, non importa se sono in possesso di un passaporto italiano, croato, tedesco o spagnolo: sono cittadini europei. Se si trovano in difficoltà in un paese che non appartiene all’UE, ad esempio se sono vittime di un reato e il loro Stato membro non è rappresentato in quel determinato paese, hanno diritto a essere assistiti da un consolato o da un’ambasciata di un altro Stato membro dell’Unione.

Nel 2011 abbiamo presentato nuove norme per stabilire chiaramente in che modo gli Stati membri devono aiutare i cittadini in queste circostanze. Finora però gli Stati membri non le hanno ancora adottate. Li invito a superare le divergenze e a raggiungere un accordo per migliorare la protezione dei nostri cittadini ovunque nel mondo. Non possiamo permettere che degli sterili battibecchi impediscano all’UE di realizzare questo obiettivo che rappresenta un luminoso esempio di solidarietà a livello europeo.

6. Disoccupazione

La disoccupazione è la maggiore preoccupazione degli europei: per un cittadino su due, infatti, la disoccupazione rappresenta la principale causa di inquietudine attuale. In tutta l’Unione europea 26 milioni di persone sono ancora senza lavoro. La lotta contro la disoccupazione deve essere pertanto in cima alla lista delle priorità per l’Europa.

Per noi, quindi, è davvero giunto il momento di agire. Mi compiaccio del fatto che qui in Italia, per esempio, il governo abbia varato un ventaglio di provvedimenti per far sì che le imprese assumano più giovani, con uno stanziamento di 1,5 miliardi di euro, proveniente in parte da risorse nazionali, ma principalmente dai fondi strutturali dell’Unione.

Di fatto, in tutta l’Europa i governi si stanno mobilitando per affrontare la questione. I capi di Stato e di governo si sono impegnati con risolutezza ad attuare la “garanzia per la gioventù” della Commissione europea. Nessun giovane con meno di 25 anni deve aspettare più di quattro mesi per ottenere un posto di lavoro, un tirocinio o un apprendistato. L’Unione europea mette a disposizione 6 miliardi di euro e la Commissione ha proposto di finanziare in via prioritaria i progetti concreti, in modo che i fondi siano impiegati il prima possibile. Adesso è importante che i governi ci presentino proposte interessanti, in modo da cominciare a erogare i finanziamenti disponibili.

Spesso non c’è corrispondenza tra le competenze di chi è in cerca di occupazione e l’offerta di posti di lavoro: per esempio, un ingegnere altamente qualificato non riesce a trovare lavoro in Italia mentre, in Germania, le imprese cercano disperatamente proprio quel profilo professionale. La Commissione intende garantire che una persona in cerca di lavoro in un altro Stato membro continui a percepire i sussidi di disoccupazione previsti dal suo paese di origine per un periodo della durata massima di sei mesi.

So di disoccupati dei paesi dell’Europa meridionale che, trasferendosi in altri Stati membri, come la Germania, hanno trovato lavoro. Il governo tedesco e quello spagnolo stanno cooperando per sostenere coloro che intraprendono questa strada, ma si potrebbe fare molto di più.

7. Allargamento

L’Unione europea è riuscita nella grandiosa impresa di unire pacificamente un continente di 500 milioni di cittadini. Questo risultato è stato premiato con la massima onorificenza: il premio Nobel per la pace. Ritengo che l’Unione europea debba continuare a coltivare la sua vocazione di apertura nei confronti dei paesi vicini.

Ciò detto, penso che, al momento, il principale obiettivo su cui dobbiamo concentrarci è rimettere in ordine la nostra casa. Dobbiamo essere certi di poter godere, in futuro, di un’Unione più integrata e più democratica. Dobbiamo trovare il giusto equilibrio tra un’integrazione più profonda e un ulteriore ampliamento, ricordando che l’UE è una mescolanza di Stati membri vecchi e nuovi di dimensioni diverse, un crogiolo di lingue e di storie costituzionali.

Riflettiamo per un attimo su un aspetto rilevante: un continente europeo che si può attraversare in macchina da Tallinn a Bruxelles senza doversi mai fermare alla frontiera per il controllo del passaporto. È il risultato delle nostre politiche europee, delle nostre normative e dei nostri strumenti comuni.

Questa apertura e questa visione devono continuare a unire i paesi in Europa. Dobbiamo tuttavia dire chiaramente che, prima di poter aderire all’Unione europea, i paesi candidati devono soddisfare tutti i rigorosi criteri imposti, assicurando, in particolare, il rispetto della libertà, la democrazia, l’uguaglianza, lo stato di diritto, l’indipendenza del potere giudiziario e il rispetto dei diritti fondamentali. Soltanto così la politica di allargamento dell’UE può essere credibile e vincente.


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