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Piano d’Azione Acciaio

European Commission - SPEECH/13/520   11/06/2013

Other available languages: EN

Commissione europea

Antonio TAJANI

Vicepresidente della Commissione europea, responsabile per l’Industria e l’Imprenditoria

Piano d’Azione Acciaio

Conferenza stampa/Strasburgo

11 Giugno 2013

SIDERURGIA: AGIRE, DOPO 36 ANNI

E’ la prima volta dopo 36 anni - ovvero dal 1977, anno di adozione del Piano Davignon - che la Commissione adotta un Piano d’Azione per la siderurgia.

I poteri di cui dispongo oggi non sono comparabili a quelli riconosciuti dal Trattato CECA a Etienne Davignon.

Dopo essere stata nel 1951 la prima scintilla dell’integrazione europea, la siderurgia è, tuttora, uno dei settori portanti dell’industria UE.

Malgrado il Trattato CECA sia scaduto nel 2002, l’attenzione della Commissione verso l’acciaio non è venuta meno, divenendo prioritaria con la nuova strategia per re-industrializzare l'Ue adottata lo scorso 10 ottobre.

Con questa strategia, abbiamo rimesso l’industria al centro dell’agenda, fissando l’obiettivo di passare dall'attuale 15.2% al 20% del PIL sul manifatturiero entro il 2020. Senza un settore dell’acciaio competitivo, innovativo e sostenibile, questo target non è raggiungibile.

SOVRACAPACITA’ MONDIALE

Oggi il settore si confronta con una situazione mondiale di sovraccapacità, stimata in 542 milioni di tonnellate.

L’eccesso di produzione è localizzato, in larga parte, in Cina, che vi contribuisce con 200 milioni di tonnellate. In Europa la sovraccapacità ammonta a 80 milioni, rappresentando oltre 1/3 della produzione complessiva.

DECLINO EUROPEO NEGLI ULTIMI 20 ANNI

Il piano di oggi non era più rinviabile: la Cina è diventata leader del settore, con oltre la metà della produzione mondiale. Gli Stati Uniti, anche grazie al gas di scisto, si apprestano a diventare esportatori netti, mentre Russia, Ucraina e Turchia sono potenze emergenti.

La crisi ha aggravato il declino UE: meno 27% rispetto al livello pre-crisi con ulteriore meno 3% entro fine anno.

POTENZIALE DELLA SIDERURGIA EUROPEA

Nonostante una competizione sempre più agguerrita, l’Europa resta il secondo produttore mondiale, con una quota dell’11% e una crescita dell'export del 4%.

Il settore resta, dunque, dinamico e potenzialmente competitivo in un contesto in cui la domanda mondiale crescerà di 2,3 miliardi di tonnellate entro il 2025.

IL PIANO D’AZIONE ACCIAIO

Oggi la Commissione propone un Piano d’Azione strategico basato su sei punti.

REGOLAMENTAZIONE PIU’ INTELLIGENTE

Tra i maggiori freni alla competitività del settore vi sono norme nazionali ed europee che incidono fortemente sui costi e scoraggia gli investimenti. Serve invece un quadro di norme chiare, stabili e prevedibili.

A tal fine, la Commissione ha rafforzato l’attività di analisi e valutazione d’impatto con test di competitività sistematici.

Oggi, per la prima volta, abbiamo pubblicato le conclusioni del primo Rapporto sull’impatto dell’effetto cumulativo della legislazione UE sull’acciaio.

RISULTATI

RAPPORTO EFFETTO CUMULATIVO

Le conclusioni dello studio dimostrano che nei periodi di recessione i costi regolamentari sono particolarmente alti, arrivando in taluni casi ad assorbire l’intero margine operativo lordo (EBIDTA).

Si stima che i costi della legislazione europea, nel caso delle fornaci elettriche, raggiungono un massimo di 18 euro per tonnellata d’acciaio, mentre nel caso di altoforni, il costo è pari a 12 euro per tonnellata.

RILANCIARE DOMANDA INTERNA UE

La domanda interna di acciaio, in Europa, dipende per oltre 40% dai due principali settori “consumatori”: Costruzioni e industria dell’Auto.

Si tratta di due comparti fondamentali oggetto di piani di rilancio europei: Costruzioni 2020 e CARS2020. Queste due strategie avranno l’effetto di rilanciare la domanda interna d’acciaio.

ACCESSO AI MERCATI INTERNAZIONALI

Anche per la siderurgia UE serve una politica commerciale meno ingenua. Nel corso degli ultimi anni, vi è stata una proliferazione di misure protezionistiche che, oggi, gravano su 2/3 dei flussi commerciali.

La Commissione utilizzerà tutti gli strumenti a disposizione per facilitare l’accesso ai mercati dei Paesi terzi, come ad esempio i negoziati per gli accordi di libero scambio, le Missioni per la Crescita e la modernizzazione degli strumenti di difesa commerciale.

Un altro elemento critico è la crescente esportazione di rottame che progressivamente priva l’Europa di un’importante fonte di materia prima secondaria.

Il Piano d’Azione istituisce un monitoraggio dei flussi del rottame e l'attuazione di misure per limitarne l’export, incluso una proposta legislativa sulle ispezioni e sui controlli delle spedizioni di rifiuti.

Nell'ambito della strategia materie prime, inseriremo il carbone metallurgico e altri minerali essenziali per l’acciaio (come nickel, magnesio e cromio) nella lista di materie prime critiche.

AMBIENTE E ENERGIA PER L’INDUSTRIA

ENERGIA

L'energia pesa fino al 40% sui costi di produzione di un impianto siderurgico, per cui il settore risente fortemente del trend dei costi energetici che, in Europa, sono tra i più alti al mondo.

Dal 2005 a oggi, l’Europa ha dovuto far fronte ad un incremento medio del 38% dei prezzi dell’elettricità, mentre sull’altra sponda dell’Atlantico i costi sono calati del 4%, grazie all’impiego del gas di scisto. E le previsioni dei costi energetici UE da qui al 2020 sono in netto aumento, scoraggiando ulteriormente gli investimenti nel settore.

A questo si aggiunge una forte disparità dei piani d'incentivi nazionali per le rinnovabili che ha falsato il funzionamento del mercato interno, contribuendo a costi dell’energia elevati.

Un’ulteriore criticità è il difficile ricorso ai contratti di fornitura di lungo termine, che crea incertezza e disincentiva investimenti di lungo periodo.

Per rispondere a queste sfide, la Commissione propone:

  1. Linee guida per armonizzare gli schemi nazionali sulle rinnovabili evitando sovra-compensazioni;

  2. Un parere ufficiale sulla possibilità di ricorrere ai contratti di lungo termine;

  3. In linea con le conclusioni dell’ultimo Vertice, la Commissione presenterà al Consiglio europeo di Febbraio 2014 un rapporto sulla struttura dei costi energetici nell'UE e il loro impatto sugli energivori.

  4. In parallelo, abbiamo chiesto agli Stati di analizzare l'impatto delle tasse sul prezzo dell'energia e di adottare le misure necessarie per ridurne il costo. La Commissione esaminerà l'effetto di tali misure e, nel caso fossero insufficienti, presenterà delle raccomandazioni, incluso nel semestre europeo;

CLIMA e ETS

L’industria dell’acciaio è tra le principali responsabili delle emissioni di CO2 e, al contempo, è soggetta al forte rischio di “rilocalizzazione”. Per questo, nel quadro del regolamento ETS, è prevista l’allocazione gratuita di quote ai settori maggiormente esposti, tra cui l’acciaio.

Avvicinandoci alla data di scadenza (31 dicembre 2013) della lista dei settori che beneficiano di allocazioni gratuite, la Commissione valuterà tutti gli elementi legati alla competitività del settore con l'obiettivo di mantenere l'acciaio nella lista dei settori beneficiari.

Inoltre, la Commissione si appresta a definire gli obiettivi europei, in vista dell’adozione di un accordo internazionale post-2030. Tenendo conto dei limite tecnologici attuali e dell'assenza di un accordo internazionali vincolante, è necessario evitare soluzioni punitive, che avrebbero il solo effetto di spingere a ulteriori delocalizzazioni laddove non vi sono regole sulle emissioni, con danni per l'occupazione UE e il clima.

Per questo bisogna privilegiare incentivi all'innovazione che sostengano gli sforzi del settore verso maggiore efficienza energetica e tecnologie pulite. A tal fine, proponiamo di reinvestire i proventi dell’ETS in attività di R&S e innovazione.

INNOVAZIONE

Per favorire la diffusione di tecnologie d'avanguardia su energia ed emissioni e attirare investimenti la Commissione propone un ricorso agli stanziamenti europei e l'aumento delle risorse per:

  1. Progetti pilota, nel contesto di Orizzonte2020;

  2. Il Partenariato Innovazione Materie Prime (EIP);

  3. Fondo sociale e fondi regionali UE;

  4. Banca europea degli investimenti (BEI).

  5. Fondo per la ricerca Carbone e Acciaio che avrà almeno 280 milioni;

Infine, la comunicazione chiarisce che gli stati membri possono stanziare aiuti di stato mirati all'innovazione, all'ambiente e per alleviare l'impatto dell'ETS.

LA DIMENSIONE SOCIALE

Il Piano d’Azione è frutto di un dialogo costante con le parti sociali. Negli ultimi anni si sono persi oltre 40mila posti in Europa, e cresce il rischio di chiusure e ristrutturazioni.

Il lavoro sarà la priorità del vertice dei capi di Stato e di governo del 22-23 giugno, incentrato sul nodo della disoccupazione giovanile.

La Commissione propone:

  1. La creazione di un Consiglio europeo delle competenze con un focus sulla siderurgia;

  2. Un’Alleanza europea per le competenze, per rafforzare i percorsi di formazione e istruzione;

  3. Istituire su richiesta di sindacati e autorità nazionali, specifiche task-force per le principali crisi.

  4. Uno scambio di buone pratiche per anticipare i futuri casi di ristrutturazione.

CONCLUSIONI

Al necessario rigore va affiancato una politica industriale europea che punti su crescita e occupazione.

L’acciaio è un test decisivo per la nostra determinazione a re-industrializzare l'Europa con politiche coerenti. Per questo al Fiscal Compact va affiancato un'Industrial Compact che rimetta al centro il nodo della competitività.

Il piano di oggi è la prima tappa di un percorso a favore di un comparto chiave per tutte le attività manifatturiere.

Tra pochi mesi vi sarà l’avvio formale del Gruppo di alto livello sull’acciaio con la revisione del Piano d’azione, già fissata nel giugno 2014.


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