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Commissione europea

Antonio TAJANI

Vicepresidente della Commissione europea, responsabile per l'Industria e l'Imprenditoria

"Un'industria automobilistica europea più forte e competitiva"

Piano d’azione CARS 2020/Bruxelles

8 Novembre 2012

Oggi la Commissione europea ha approvato un Piano d’azione per la competitività e lo sviluppo sostenibile dell’industria automobilistica europea: CARS2020.

Questo Piano è la prima misura della nuova strategia di politica industriale adottata il 10 ottobre e fa seguito un ampio processo di dialogo iniziato nel 2010 con il Gruppo ad alto livello CARS 21.

LA CRISI DEL MERCATO EUROPEO

Siamo nel mezzo della peggiore crisi del dopo guerra che sta avendo effetti particolarmente seri su buona parte del settore dell'auto, con ricadute negative su PMI che lavorano nell'indotto a altri comparti quale l'acciaio; e gravissime conseguenze occupazionale.

Nella prima metà del 2012 il mercato Ue ha avuto una flessione del 6.8%. Con punte di meno 19.7% in Italia e 14.4% in Francia. Anche in Germania a settembre il mercato ha perso il 10.9%.

La crisi dell'auto riguarda essenzialmente l'Europa ed è legata alla forte contrazione della domanda interna per gli effetti combinati di recessione e austerità. La domanda mondiale e, in particolare, quella degli emergenti, ha invece un trend relativamente positivo.

Dopo 5 anni consecutivi di contrazione del mercato Ue, il rischio di chiusura di siti industriali è reale e si è già in parte materializzato. Questo rende ancora più drammatica la crisi occupazionale e aggrava i conti pubblici. Inoltre, rappresenta una perdita essenziale del nostro saper fare industriale che difficilmente recupereremo dopo la crisi.

Va fatto tutto il possibile per salvaguardare questa parte essenziale e strategica della nostra base industriale.

L'AUTO AL CENTRO DELLA NUOVA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

In Europa, oltre 12 milioni di posti dipendono, direttamente o indirettamente, dal settore auto, che è anche il principale investitore privato in ricerca con circa 28 miliardi l’anno. L'industria automobilistica è uno degli attori chiave della nuova rivoluzione industriale con una transizione verso maggiore efficienza energetica e fonti alternative e tecnologie e materiali avanzati per la produzione.

Solo puntando su valore aggiunto di qualità e tecnologia e sull’auto del futuro, l’Europa potrà restare leader difendendo una forte base di produzione.

Il Piano d’azione prevede misure di sostegno all'industria per trasformare le sfide che ha davanti in opportunità di crescita e maggiore competitività.

I 4 PILASTRI DELLA STRATEGIA

La nuova strategia si basa su 4 linee d'azione:

(i) Più innovazione;

(ii) Un quadro europeo per la competitività;

(iii) Migliore accesso ai mercati dei paesi terzi;

(iv) Formazione e gestione delle ristrutturazioni.

(i) Più innovazione:

Per rafforzare la leadership tecnologica e attirare investimenti serve maggiore sostegno a ricerca e innovazione, con la mobilitazione delle risorse finanziarie disponibili a livello europeo e nazionale.

Con la Green Cars Initiative sono già disponibili fondi UE e prestiti BEI. Vogliamo ulteriormente rafforzare queste azioni per fare da volano a nuovi investimenti privati. Per questo proporrò di raddoppiare da 1 a 2 miliardi di euro le risorse per l'auto nell'ambito del nuovo quadro 2014/2020 per la ricerca “Horizon 2020”. Questo consentirebbe di mobilizzare almeno 10 miliardi di maggiori investimenti. E' anche auspicabile l'utilizzo dei fondi strutturali per incentivare l'innovazione.

La BEI ha svolto un ruolo fondamentale a supporto del settore durante la crisi con 14 miliardi di prestiti solo negli ultimi 4 anni. L’imminente aumento del capitale di 10 miliardi consentirà alla banca di mantenere livelli ambiziosi di sostegno al settore.

Per evitare la logica dell'"ognuno per se" o del "si salvi chi può" è importante che il sostegno alla competitività e alla ristrutturazione del settore avvenga il più possibile in una cornice europea. Anche gli aiuti all'innovazione, devono, per quanto possibile, essere erogati su una base non discriminatoria, senza avvantaggiare gli Stati con più risorse da erogare. E' dunque essenziale non indebolire la proposta della Commissione sui fondi per ricerca e innovazione del nuovo Quadro Finanziario Pluriennale.

(ii) Quadro europeo per la competitività

Per attirare investimenti serve un quadro di regole e standard chiaro, prevedile e stabile, che favorisca la competitività e l'innovazione senza ostacoli e costi inutili.

Dobbiamo dire basta a norme inutili o che abbiano costi superiori agli effetti positivi che producono. I principi di “regolamentazione intelligente” e il “test di competitività” saranno applicati in modo rigoroso; fatte salve le norme per la sicurezza e la salute. La promozione di maggiore sostenibilità ambientale deve essere un fattore di competitività e non un handicap nella competizione globale. Ad esempio, sul taglio delle emissioni CO2, abbiamo deciso un approccio realista che concili la lotta al cambiamento climatico con la competitività.

Riguardo alle emissioni nocive per la salute, abbiamo definito una tabella di marcia per realizzare un sistema di misurazione totalmente attendibile.

Proporremo a breve una normativa sullo sviluppo delle infrastrutture necessarie per carburanti alternativi, quali elettrico, gas o idrogeno.

Adotteremo entro la prima metà del 2013 uno standard comune per l’infrastruttura di ricarica elettrica per promuovere lo sviluppo del mercato dell’auto elettrica.

Per stimolare la domanda e orientarla verso modelli più efficienti e puliti la Commissione è favorevole a politiche nazionali d'incentivo alla domanda. Ma è essenziale non andare in ordine sparso, garantendo il buon funzionamento del mercato Ue. Per questo adotteremo entro fine anno line guida sugli incentivi nazionali.

Introdurremo nuove norme per un sistema di omologazione Ue più snello, con un controllo effettivo sul rispetto degli standard Ue di sicurezza o qualità, specie per auto o componenti importati.

(iii) Accesso ai mercati terzi:

Il 70% della crescita da qui al 2020 avverrà nei paesi emergenti. Anche per l'auto si prevede una dinamica analoga. Ad esempio, il mercato cinese raddoppierà arrivando a 30 milioni di auto. Se la domanda delle economie mature resterà stazionaria, quella globale passerà dagli attuali 75 a 110 milioni. Aumenterà la pressione concorrenziale ma anche le opportunità per chi, come l'Europa, ha prodotti di qualità. E' dunque essenziale sostenere l'internazionalizzazione del settore.

Vogliamo assicurare un accesso equo delle auto europee ai mercati mondiali, anche tramite una maggiore armonizzazione di standard e norme tecniche e accordi commerciali che garantiscano un accesso effettivo a parità di condizioni ai paesi terzi.

Occorre rafforzare la cooperazione a livello multilaterale e bilaterale per definire un quadro di norme e standard comuni a livello globale che permetta un maggiore export delle auto prodotte in Europa senza barriere tecniche o burocratiche.

Per questo abbiamo costituito con gli USA, Giappone e Canada gruppi di lavoro per definire standard comuni per la sicurezza e la sostenibilità dell'auto elettrica entro il 2014. Stiamo migliorando il quadro di cooperazione multilaterale in sede Nazioni Unite per allargare la partecipazione dei paesi emergenti ai gruppi di lavoro per la definizione degli standard e omologazione internazionale sull'auto.

Non possiamo "sacrificare" settori chiave, quali l'auto, per presunti vantaggi in commerciali in altri ambiti. Gli accordi commerciali dovranno essere preceduti da un'approfondita analisi d'impatto che valuti le ricadute sulla competitività dell'industria Ue. Un accordo sarà concluso solo se assicurerà vantaggi reali all’industria.

La Commissione lancerà a breve uno studio sugli effetti degli accordi già conclusi sul settore automobilistico, in particolare quello con la Corea; e di quelli futuri, a cominciare dal Giappone.

(iv) Formazione e gestione delle ristrutturazioni

In un mercato in forte evoluzione tecnologica, con nuovi sistemi di produzione e materiali avanzati e, a fronte di sfide, quali cambiamento climatico, crescita della popolazione o scarsità delle risorse, è essenziale che le risorse umane restino al passo. In particolare, occorre una formazione non autoreferenziale, ma in sintonia con le esigenze dell'industria e con la domanda di manodopera qualificata. Per questo occorre mobilizzare maggiori risorse dal Fondo sociale europeo, anche al fine di trasformare penosi processi di ristrutturazione in occasioni di riqualificazione professionale.

MAGGIORE COORDINAMENTO UE PER LE RISTRUTTURAZIONI

In vista di nuove possibili chiusure d'impianti, in parte già annunciate, abbiamo il dovere di fare ogni sforzo per un maggior coordinamento a livello Ue uscendo da una logica nazionale che rischia di aggravare ulteriormente una situazione già molto seria.

La Commissione, quale guardiana dei Trattati, dovrà naturalmente far rispettare le regole per il buon funzionamento del mercato interno, incluse quelle sugli aiuti di Stato. Dovranno essere rispettate le norme sulla consultazione dei lavoratori. Vanno mobilizzati tutti i fondi disponibili, a comunicare dai Fondo sociale europeo e il Fondo per la globalizzazione, per sostenere i lavoratori.

Ma questo non basta.

Per inizio dicembre inviterò stakeholder e parti sociali a Bruxelles. Ho appena inviato una lettera ai ministri dell'industria invitandoli a una riunione in vista del prossimo Consiglio Competitività del 10 dicembre. Sono, infatti, convinto che sia urgente una discussione a livello di governi, industria e i sindacati per trovare una risposta coordinata europea alla crisi attuale.

Penso, ad esempio, a maggiori risorse comuni per fare fronte alle conseguenze sociali della ristrutturazione e, allo stesso tempo, rafforzare gli incentivi a mantenere la capacità produttiva nell'Ue. E' anche indispensabile assicurare un vero coordinamento di eventuali misure di sostegno nazionali affinché non si apra una dannosa corsa agli aiuti per salvare alcuni impianti a scapito di altri.

CONCLUSIONI

In linea con la nuova strategia di politica industriale, dobbiamo evitare il declino di settori chiave, quale l'auto. Questo è il primo test, difficile quanto vitale, della nostra reale volontà di portare avanti una nuova politica. Questo sarà possibile con una reale volontà di agire insieme e applicando con coerenza le altre politiche quali ricerca, commercio, concorrenza, energia, ambiente, mercato interno o infrastrutture.

L'auto sarà anche il primo settore dove verrà costituita una delle task force tra governi, Commissione e stakeholders prevista dalla Comunicazione del 10 ottobre.


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