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COMMISSIONE EUROPEA

José Manuel Durão Barroso

Presidente della Commissione europea

Discorso 2012 sullo stato dell'Unione

Sessione plenaria del Parlamento europeo/Strasburgo

12 settembre 2012

Signor Presidente,

Onorevoli parlamentari,

1. Analisi della situazione

È per me un onore essere oggi qui davanti a voi per pronunciare questo terzo discorso sullo stato dell'Unione.

In un momento in cui l'Unione europea versa ancora nella crisi.

Una crisi finanziaria e economica. Una crisi sociale. Ma anche una crisi politica e di fiducia.

La crisi affonda le radici:

nelle pratiche irresponsabili del settore finanziario,

nei debiti pubblici insostenibili,

ma anche nella scarsa competitività di alcuni Stati membri.

Si aggiungono poi i problemi strutturali dell'euro, la cui struttura si è dimostrata carente, e gli squilibri si sono allargati.

Siamo corsi ai ripari ma lo sforzo è doloroso e difficile. I cittadini si sentono frustrati e hanno paura perché avvertono che il loro stile di vita è in pericolo.

Il senso di giustizia e di equità tra gli Stati membri va erodendosi. E senza equità tra gli Stati membri come può esserci equità tra i cittadini europei?

Negli ultimi quattro anni abbiamo preso molte decisioni coraggiose per fronteggiare questa crisi di sistema. Ma malgrado gli sforzi le nostre risposte non hanno ancora convinto né i cittadini, né i mercati né i nostri partner internazionali.

Perché? Perché di volta in volta abbiamo lasciato che il dubbio si insinuasse: il dubbio che alcuni paesi non fossero realmente pronti alle riforme necessarie per ridiventare competitivi; il dubbio che altri paesi non fossero realmente disposti a aiutarsi gli uni con gli altri per rendere l'euro e il progetto europeo una realtà irreversibile.

In troppe occasioni abbiamo assistito a un circolo vizioso. Decisioni cruciali sul nostro futuro vengono prese durante i vertici europei ma poi, il giorno dopo, quelle decisioni sono discreditate dalle stesse persone che le avevano prese, con il pretesto che erano troppo audaci, o non abbastanza coraggiose. Il tutto a danno della nostra credibilità e della fiducia nel nostro operato.

L'immagine del vertice europeo come un incontro di pugilato in cui si rivendica il knockout dell'avversario non è accettabile. Non possiamo far parte della stessa Unione e comportarci come se non lo fossimo. Non possiamo azzerare nove buone decisioni con un'unica azione o con un'unica dichiarazione che mette in dubbio il risultato raggiunto.

È questa, Onorevoli parlamentari, l'essenza della crisi politica e di fiducia dell'Europa. Se gli stessi attori politici dell'Europa non rispettano le regole e le decisioni che hanno stabilito, come potranno gli altri credere nella loro determinazione a risolvere insieme la crisi?

Signor Presidente,

Onorevoli parlamentari,

2. La sfida – un nuovo pensiero per l'Europa

Una crisi di fiducia è una crisi politica. La buona notizia è che in democrazia non esiste problema politico che non possa risolversi politicamente.

È per questo motivo che oggi, qui con voi, vorrei discutere le questioni politiche fondamentali: dove siamo e come dobbiamo procedere, e vorrei soffermarmi sulla direzione politica e sull'ideale che dovrà ispirare le nostre decisioni politiche.

Non starò certo qui a elencarvi le singole decisioni. Nella lettera che ho rivolto al Presidente del Parlamento europeo, e che avete appena ricevuto, ho indicato le priorità immediate della Commissione che discuteremo insieme prima dell'adozione, in autunno, del programma di lavoro della Commissione.

Oggi rivolgo a voi questo messaggio: l'Europa ha bisogno di muovere verso una nuova direzione, che non potrà più cavalcare le vecchie idee. L'Europa ha bisogno di un nuovo pensiero.

Quando parliamo della crisi, e tutti ne parliamo, siamo veramente consapevoli di tutte le conseguenze delle nostre azioni? Quando parliamo di globalizzazione, e tutti ne parliamo, ne cogliamo veramente le ricadute sul ruolo di ogni Stato membro?

Il punto di partenza di questo nuovo pensiero per l'Europa è comprendere tutte le conseguenze delle sfide che siamo chiamati ad affrontare e che stanno rivoluzionando il mondo.

Il punto di partenza è smettere di voler trovare risposte alle domande sul domani utilizzando gli strumenti di ieri.

Dall'inizio della crisi abbiamo visto di volta in volta che i mercati mondali interconnessi sono più veloci e quindi più potenti dei sistemi politici nazionali divisi. Questo discredita il processo decisionale politico agli occhi dei cittadini e fomenta le spinte populiste e estremiste in Europa e altrove.

La verità è che, in un mondo interconnesso, i singoli Stati membri dell'Europa non sono più in grado di pilotare efficacemente il corso degli eventi, ma intanto non hanno nemmeno dotato la loro Unione – la nostra Unione – degli strumenti necessari per far fronte a questa nuova realtà. Siamo in una fase di transizione, in un momento cruciale che richiede decisioni e leadership.

Sì, la globalizzazione vuole un'Europa più unita.

Più unità vuol dire più integrazione.

E più integrazione vuol dire più democrazia, più democrazia europea.

In Europa questo significa accettare come prima cosa che siamo tutti nella stessa barca.

Significa riconoscere il carattere comune dei nostri interessi europei.

Significa accettare che i nostri destini sono interdipendenti.

E significa fare appello ad un senso genuino di responsabilità e di solidarietà comuni.

Perché dai compagni di viaggio su una barca in tempesta si pretende come minimo lealtà assoluta.

Solo così riusciremo a stare al passo con i cambiamenti. Solo così raggiungeremo la dimensione e l'efficienza necessarie per incidere sulla scena mondiale. Solo così riusciremo a preservare i nostri valori - perché di valori si tratta - in un mondo che cambia.

Nel XX secolo un paese di 10 o 15 milioni di abitanti poteva incidere sulla scena mondiale. Nel XXI secolo anche i più grandi paesi europei rischiano di rimanere schiacciati tra giganti mondiali come gli Stati Uniti e la Cina.

Il ritmo della storia incalza. Se la Gran Bretagna ci ha messo 155 anni per raddoppiare il PIL pro capite, gli Stati Uniti ce ne hanno messi 50 e la Cina appena 15. E se volgiamo lo sguardo a alcuni dei nostri Stati membri, vediamo trasformazioni economiche altrettanto impressionanti.

L'Europa non manca certo di mezzi. Anzi, ne abbiamo molti di più oggi rispetto alle vecchie generazioni, confrontate a sfide simili, se non peggiori.

Ma dobbiamo saperli usare e mobilitarli insieme.

È tempo di decidere e agire in funzione e misura delle proprie ambizioni.

È ora di smetterla di dare risposte frammentate e impantanarsi.

È tempo di imparare dalla storia e scrivere un futuro migliore per la nostra Europa.

Signor Presidente,

Onorevoli parlamentari,

3. Risposta alla situazione – un "patto decisivo per l'Europa"

Quel che oggi chiedo e mi accingo a illustrarvi è un patto decisivo per l'Europa.

Un patto per proiettare nel futuro di un mondo globalizzato i nostri valori, la nostra libertà e la nostra prosperità. Un patto che coniughi la necessità di preservare le nostre economie di mercato sociali e di riformarle al tempo stesso. Un patto che conferisca stabilità all'unione economica e monetaria e ridia slancio alla crescita sostenibile e alla competitività. Un patto che suggelli un contratto di fiducia tra i nostri paesi, tra gli Stati membri e le istituzioni europee, tra le parti sociali e tra i cittadini e l'Unione europea.

Il patto decisivo per l'Europa

non lascia spazio a dubbi sull'integrità dell'Unione o sull'irreversibilità dell'euro. Se i paesi più vulnerabili devono dissipare ogni dubbio sulla loro reale volontà di riforma, e sul loro senso di responsabilità, i paesi più forti devono dissipare ogni dubbio sulla loro reale volontà di rimanere insieme, e sul loro senso di solidarietà. Noi tutti dobbiamo affermare inequivocabilmente che siamo decisi a attuare le riforme, e a ATTUARLE INSIEME.

L'idea che possiamo crescere senza le riforme o che possiamo prosperare ciascuno per conto proprio è una pia illusione. Dobbiamo capire che ci siamo dentro insieme e che dobbiamo uscirne insieme.

Il patto decisivo vuol dire completare un'unione economica profonda e autentica, basata su un'unione politica.

a) L'unione economica:

Permettetemi di cominciare con l'economia dell'Europa.

Prima di tutto la crescita. La crescita sostenibile.

La crescita è la linfa del nostro modello di mercato sociale, perché crea posti di lavoro e sostiene il nostro tenore di vita. Ma possiamo crescere solo se siamo più competitivi.

A livello nazionale questo vuol dire realizzare riforme strutturali rimandate da decenni. Ammodernare la pubblica amministrazione. Ridurre le spese inutili. Abolire interessi e privilegi radicati. Riformare il mercato del lavoro per equilibrare sicurezza e flessibilità. E garantire la sostenibilità dei sistemi sociali.

A livello europeo dobbiamo abbattere con decisione gli ostacoli fisici, economici e digitali.

Dobbiamo completare il mercato unico.

Dobbiamo ridurre la nostra dipendenza energetica e sfruttare le potenzialità delle energie rinnovabili.

Stimolando la competitività nei settori dell'energia, dei trasporti o delle telecomunicazioni, daremmo una boccata di ossigeno alla concorrenza e promuoveremmo l'innovazione, con prezzi più bassi per i consumatori e per le imprese.

La Commissione presenterà a breve un secondo atto per il mercato unico. Per garantire la prosperità del mercato unico, la Commissione continuerà a difendere con fermezza e intransigenza le regole della concorrenza e del commercio. Siamo onesti: se le lasciassimo agli Stati membri, non resisterebbero alle pressioni delle grandi imprese o di potentati esterni, ne sono certo.

Dobbiamo creare un mercato del lavoro europeo e fare in modo che chi lavora in un altro paese non si scontri con difficoltà inutili.

Dobbiamo esplorare le possibilità della crescita verde e fare un uso molto più efficiente delle risorse.

Dobbiamo essere molto più ambiziosi sull'istruzione, la ricerca, l'innovazione e la scienza.

L'Europa è leader mondiale in una serie di settori chiave, come l'industria aeronautica, automobilistica, farmaceutica e ingegneristica, con oltre un terzo delle quote di mercato mondiali. Nell'ultimo decennio la produttività industriale è aumentata del 35% malgrado la recessione e oggi circa 74 milioni di posti di lavoro dipendono dal comparto manifatturiero. Ogni anno nell'Unione la creazione di nuove imprese dà lavoro a oltre 4 milioni di persone. Dobbiamo capitalizzare queste risorse investendo nella nuova politica industriale e creando un clima favorevole all'imprenditoria e di sostegno alla piccola impresa.

Per questo è necessario un clima fiscale semplificato per le imprese e più attraente per gli investitori. Un miglior coordinamento fiscale sarebbe benefico per tutti gli Stati membri.

Dobbiamo essere inoltre proattivi in politica commerciale e aprire nuovi mercati.

Sono queste le potenzialità dell'economia europea. È questa la miniera d'oro che non abbiamo ancora sfruttato a pieno. Realizzare il patto per la crescita sottoscritto dal Consiglio europeo di giugno può portarci molto lontano.

E potremmo continuare su questa strada con un bilancio dell'Unione ambizioso ma realistico destinato agli investimenti, alla crescita e alle riforme. Voglio essere chiaro. Il bilancio europeo è lo strumento che ci permette di finanziare gli investimenti e la crescita in Europa. La Commissione, il Parlamento europeo e tutte le forze a favore dell'Europa – la maggior parte degli Stati membri appoggiano la nostra proposta – devono ora sostenere insieme questo quadro finanziario pluriennale che ci traghetterà fino al 2020. L'onere degli Stati membri sarà ridotto, soprattutto grazie al nuovo sistema di risorse proprie che abbiamo proposto. Ma darà notevole slancio alle loro economie, alle loro regioni, ai ricercatori, agli studenti, ai giovani in cerca di lavoro, alle PMI.

È un bilancio di crescita, di coesione economica, sociale e territoriale tra gli Stati membri e al loro interno.

È un bilancio che aiuterà a completare il mercato unico colmando le lacune infrastrutturali nei settori dell'energia, dei trasporti e delle telecomunicazioni grazie al Meccanismo per collegare l'Europa.

È un bilancio per un'agricoltura moderna, orientata alla crescita e capace di coniugare la sicurezza alimentare con lo sviluppo rurale sostenibile.

È un bilancio che promuoverà un'Europa ad alto capitale di ricerca e innovazione grazie al programma Orizzonte 2020. Perché abbiamo bisogno di un'Europa della ricerca.

Questo sarà un vero test di credibilità per molti Stati membri. Sono curioso di vedere se gli stessi che non fanno che parlare di investimenti e crescita saranno pronti a sostenere un bilancio di crescita a livello europeo.

Il bilancio è anche lo strumento per eccellenza di sostegno agli investimenti della nostra agenda per la crescita, Europa 2020, oggi più necessaria che mai.

Europa 2020 è il modo per modernizzare e preservare la nostra economia di mercato sociale.

Onorevoli parlamentari,

La nostra agenda di riforme strutturali implica uno sforzo di aggiustamento notevole e può funzionare solo se giusta e equa. Perché la disuguaglianza non è sostenibile.

In alcune parti d'Europa si assiste a una vera e propria emergenza sociale.

Cresce la povertà e dilaga la disoccupazione, specie tra i giovani.

È per questo che dobbiamo rafforzare la coesione sociale. Ed è in questo che la società europea si differenzia dagli altri modelli.

Non sono d'accordo con chi dice che il modello sociale europeo è finito.

Sì, le nostre economie vanno riformate e i nostri sistemi di protezione sociale modernizzati. Ma un sistema di protezione sociale efficace che aiuti le persone in difficoltà non è un ostacolo bensì un elemento indispensabile della prosperità. Guarda caso i paesi europei con i migliori sistemi di protezione sociale e con i partenariati sociali più sviluppati sono tra le economie più floride e competitive al mondo.

Equità vuol dire ridare un futuro ai giovani. Stiamo già facendo tanto. Prima della fine dell'anno la Commissione varerà un pacchetto giovani che prevede un sistema di garanzie e un quadro di qualità mirati a favorire la formazione professionale.

Equità vuol dire anche sistemi fiscali migliori e più giusti.

Mettere fine alla frode e all'evasione fiscale significa recuperare miliardi per le casse degli Stati europei.

Per questo motivo la Commissione cercherà di raggiungere un accordo sulla direttiva modificata sulla tassazione dei redditi da risparmio e di ottenere mandati per negoziare con i paesi terzi accordi di tassazione fiscale più cogenti, la cui conclusione potrebbe aumentare notevolmente il gettito.

E la Commissione continuerà a battersi per un'imposta sulle transazioni finanziarie giusta e ambiziosa che permetta ai contribuenti di trarre beneficio dal settore finanziario e non il contrario, per l'appunto. Dal momento che, come risulta chiaro, un accordo su questo punto potrà essere raggiunto solo con la cooperazione rafforzata, la Commissione farà di tutto per spianare la strada agli Stati membri aderenti. È una questione di equità. E l'equità è una condizione essenziale per rendere socialmente e politicamente accettabili le necessarie riforme economiche. Ma soprattutto l'equità è una questione di giustizia, di giustizia sociale.

Signor Presidente,

Onorevoli parlamentari,

Contro la crisi sono state prese importanti decisioni. In tutta l'Unione vengono attuate riforme e misure di risanamento. Sono in atto protezioni finanziarie comuni e le istituzioni europee sostengono strenuamente l'euro.

La Commissione è ben conscia che gli Stati membri che realizzano le riforme più profonde vivono grandi difficoltà e incorrono in adeguamenti difficili, talvolta anche molto dolorosi. Ma non c'è altro modo per offrirsi un futuro migliore. Queste riforme erano attese da tempo e ritornare allo status quo ante è semplicemente impossibile.

La Commissione continuerà a fare il possibile per sostenere e aiutare questi Stati membri a rilanciare la crescita e l'occupazione, ad esempio riprogrammando i Fondi strutturali.

Permettetemi di spendere qualche parola sulla Grecia. Sono sinceramente convinto che questo autunno giungeremo a una svolta. Se la Grecia dissipa ogni dubbio sul proprio impegno alle riforme, e se tutti gli altri paesi dissipano ogni dubbio sulla loro determinazione a mantenere la Grecia nella zona euro, ce la possiamo fare.

Personalmente credo che la Grecia debba rimanere nella zona euro, se rispetterà gli impegni, perché appartiene alla famiglia europea.

Garantire la stabilità della zona euro è la sfida più imminente, che rientra nella comune responsabilità degli Stati membri e delle istituzioni dell'Unione. La BCE non può e non intende finanziare i governi. Ma quando i canali della politica monetaria non funzionano come dovrebbero, la Commissione ritiene che la BCE possa, per mandato, prendere le misure necessarie, ad esempio sui mercati secondari del debito sovrano. La BCE ha il diritto e il dovere di ridare integrità alla politica monetaria. Ovviamente spetta alla BCE, quale istituzione indipendente, decidere cosa fare e a quali condizioni. E tutti gli attori, dico bene tutti gli attori, devono rispettarne l'indipendenza.

Onorevoli parlamentari,

Ho parlato fin qui delle misure economiche che dovremo attuare per far fronte all'emergenza. Certo, sono misure indispensabili ma non sufficienti. Resta ben altro da fare.

Dobbiamo completare l'unione economica e monetaria, dobbiamo creare un'unione bancaria e un'unione fiscale e introdurre i corrispondenti meccanismi istituzionali e politici.

Oggi la Commissione ha presentato due proposte legislative su un meccanismo di vigilanza unico europeo. È un passo importante perché getta le basi dell'unione bancaria.

La crisi ha dimostrato che, anche quando le banche sono transnazionali, regole e controllo restano nazionali. Quando poi le cose vanno male, il conto lo pagano i contribuenti.

In questi quattro anni l'Unione ha rivisto le regole bancarie e ha fatto pressione perché fossero rispettati gli impegni del G20. Ma il semplice coordinamento non basta più – la vigilanza deve essere regolata da decisioni comuni, soprattutto nella zona euro.

Il meccanismo di vigilanza unico proposto oggi crea una struttura rafforzata nella quale la Banca centrale europea gioca un ruolo chiave e interagisce adeguatamente con l'Autorità bancaria europea, in modo da ripristinare la fiducia nella vigilanza sulle banche della zona euro.

La vigilanza interesserà tutte le banche della zona euro ed è importante che sia capillare perché i rischi sistemici si annidano dovunque, non solo nelle cosiddette banche di rilevanza sistemica. Ovviamente le istanze di vigilanza nazionali sono pienamente coinvolte.

Il pacchetto contiene due testi di legge collegati, uno sulla BCE e l'altro sull'ABE. Il Parlamento europeo ha ovviamente un ruolo centrale prima nell'adozione del nuovo meccanismo e poi nella funzione di controllo democratico.

La proposta che abbiamo presentato a giugno davanti a questa assemblea è una tappa essenziale verso l'unione bancaria. In questo momento la nostra principale priorità è istituire una vigilanza europea, che va dalla risoluzione bancaria all'assicurazione dei depositi, quale presupposto per una migliore gestione delle crisi bancarie.

Contemporaneamente la Commissione continuerà a lavorare alla riforma del settore bancario garantendo che finanzi l'economia reale in modo responsabile. Ciò vuol dire estendere il finanziamento a lungo termine alle PMI e alle altre imprese, regolamentare gli indici di riferimento per evitare che le banche manipolino di nuovo i tassi di interesse a danno delle imprese e dei titolari di mutui, ma vuol dire anche norme che spingano le banche a trattare equamente i consumatori e a eliminare i rischi insiti nella struttura di alcune attività bancarie.

Il Parlamento europeo ha un ruolo essenziale in questo scenario e la Commissione è pronta a intensificare la collaborazione.

L'altro elemento per un'unione economica approfondita è l'unione di bilancio.

Il perché è semplice: le decisioni economiche di uno Stato membro influiscono sugli altri. E quindi dobbiamo coordinare meglio le politiche economiche.

L'unico modo per evitare gli squilibri è un quadro più strutturato che vincoli le decisioni nazionali sulle principali questioni economiche. Fin qui abbiamo fatto molto, per esempio con il "6-pack" e con le raccomandazioni specifiche per paese, ma dobbiamo spingerci oltre per assicurare che a congiunture specifiche rispondano specifici incentivi e che l'unione economica e monetaria funzioni sul serio.

Per ottenere risultati duraturi l'Unione deve elaborare una reale governance economica e disporre di una capacità di bilancio autentica e credibile.

Non c'è bisogno di suddividere le funzioni o di creare nuove istituzioni. Al contrario, possiamo essere efficaci e tempestivi con l'attuale assetto istituzionale: da un lato la Commissione europea che agisce come istanza indipendente, dall'altro il Parlamento europeo che esercita la funzione di controllo in quanto istanza parlamentare a livello europeo.

Ed è in questo assetto che, col tempo, potremo decidere meccanismi equi di mutualizzazione del rimborso e di emissione del debito.

Quindi, riforme economiche e una vera e propria unione economica e monetaria: sono queste le coordinate che ci permetteranno di riprendere la rotta.

Il prossimo autunno la Commissione pubblicherà un programma per approfondire l'unione economica e monetaria.

Il programma verrà presentato a questa assemblea perché si tratta di questioni che vanno discusse con chi e da chi rappresenta la popolazione.

Contemporaneamente il dibattito in seno al Consiglio europeo di dicembre partirà dalla relazione che presenteremo insieme al presidente del Consiglio europeo e ai presidenti della Banca centrale europea e dell'Eurogruppo, come ci è stato richiesto.

Il nostro programma illustrerà gli strumenti necessari e le opzioni legislative per porli in essere, dal coordinamento politico alla capacità di bilancio, passando per il rimborso del debito. E se necessario – per esempio nel caso del debito pubblico garantito congiuntamente e solidalmente – individuerà le necessarie modifiche del trattato, perché alcuni di questi cambiamenti esigono di modificare il trattato. Il programma indicherà la direzione da seguire non solo nei prossimi mesi, ma anche nei prossimi anni.

Signor Presidente,

Onorevoli parlamentari,

b) Unione politica

In ultima analisi, la credibilità e la sostenibilità dell'unione economica e monetaria dipendono dalle istituzioni e dalla struttura politica che ha alle spalle.

L'unione economica e monetaria pone quindi la questione dell'unione politica, e della democrazia europea su cui deve appoggiarsi.

Se vogliamo che l'unione politica e monetaria funzioni, dobbiamo combinare l'ambizione con una corretta pianificazione: prendere iniziative concrete nell'immediato, ma assumendo come prospettiva l'unione politica.

Vorrei che si sviluppasse uno spazio pubblico europeo in cui discutere e confrontarsi su questioni europee da un punto di vista europeo. Non possiamo continuare a tentare di risolvere problemi europei con soluzioni puramente nazionali.

Questo dibattito si deve svolgere nelle nostre società e tra i nostri cittadini. Oggi, però, mi rivolgo anche ai pensatori europei, agli uomini e alle donne di cultura, perché prendano parte a questa discussione sul futuro dell'Europa. Lo stesso appello rivolgo a voi. Questa è la casa della democrazia europea. Dobbiamo rafforzare il ruolo del Parlamento europeo a livello europeo.

E dobbiamo promuovere una complementarità e una cooperazione autentica tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali.

Questo non è possibile senza un rafforzamento dei partiti politici europei. Molto spesso, infatti, si assiste a una vera e propria mancanza di collegamento tra i partiti politici nelle capitali nazionali e i partiti politici europei qui a Strasburgo. Per questo motivo il dibattito politico si svolge, troppo spesso, come se fosse un dibattito tra partiti nazionali. Perfino nelle elezioni europee, non risultano dalle urne i nomi dei partiti politici europei, ma assistiamo a un dibattito nazionale tra partiti politici nazionali. Occorre quindi rafforzare lo statuto dei partiti politici europei, e sono lieto di annunciare che proprio oggi la Commissione ha adottato una proposta in questo senso.

Per approfondire il dibattito politico paneuropeo sarebbe importante che ognuno dei partiti politici europei presentasse il suo candidato alla carica di presidente della Commissione alle elezioni del Parlamento europeo del 2014. Questo non sarà possibile senza una modifica del trattato, ma sarebbe un passo decisivo per rendere ancora più chiara la possibilità di una scelta europea offerta dalle elezioni. Invito quindi i partiti politici a prendere questa iniziativa, rendendo così le prossime elezioni ancora più europee.

Signor Presidente,

Onorevoli parlamentari,

Una vera unione politica in Europa implica la necessità di concentrare l'azione europea sulle questioni che contano e che vanno affrontate a livello europeo. In tutta franchezza, non può essere tutto prioritario nello stesso momento. Da questo punto di vista dovremmo probabilmente fare una certa autocritica.

Per un'autentica integrazione è necessario riesaminare quali siano i livelli di azione più appropriati. La sussidiarietà è un concetto democratico fondamentale, che dev'essere messo in pratica.

Unione politica significa anche consolidare le basi dell'Unione europea, ossia il rispetto dei nostri valori fondamentali, dello Stato di diritto e della democrazia.

Negli ultimi mesi è stato minacciato il tessuto giuridico e democratico di alcuni Stati europei; il Parlamento europeo e la Commissione sono stati i primi a lanciare l'allarme e decisivo è stato il loro ruolo nel riportare la situazione sotto controllo.

Questi eventi, però, hanno anche rivelato i limiti delle nostre strutture istituzionali. Abbiamo bisogno di sviluppare meglio i nostri strumenti, superando la dicotomia tra il "potere leggero" della persuasione politica e l'"opzione nucleare" dell'articolo 7 del trattato.

Il nostro impegno in difesa dello Stato di diritto è anche alle origini della nostra intenzione di istituire una procura europea, come previsto dai trattati: presenteremo presto una proposta.

Signor Presidente,

Onorevoli parlamentari,

Unione politica significa anche fare di più per svolgere appieno il nostro ruolo a livello mondiale. Condividere la sovranità in Europa ci renderà più potenti nel mondo globalizzato.

Nel mondo di oggi, le dimensioni contano,

e i valori fanno la differenza.

Per questo l'Europa deve trasmettere un messaggio di libertà, democrazia, Stato di diritto e solidarietà: trasmettere, insomma, i valori europei.

Ora più che mai, i nostri cittadini e il nuovo ordinamento mondiale hanno bisogno di un'Europa attiva e influente: il nostro successo è importante non solo per noi, ma anche per il resto del mondo. Un'Europa che difenda i propri valori, la propria convinzione che i diritti umani non siano un lusso del mondo sviluppato, ma valori universali.

La drammatica situazione in Siria ci ricorda che non possiamo permetterci di rimanere meri spettatori. Deve emergere una Siria nuova e democratica: abbiamo la responsabilità comune di aiutarla a emergere, e dobbiamo metterci dalla parte di coloro che nel mondo devono collaborare a questo stesso scopo.

Il mondo ha bisogno di un'Unione europea che mantenga la leadership negli aiuti allo sviluppo e nell'assistenza umanitaria, che difenda le economie aperte e combatta il protezionismo, che guidi la lotta contro i cambiamenti climatici.

Il mondo ha bisogno di un'Europa capace di inviare missioni militari per aiutare a stabilizzare le aree di crisi. Dobbiamo avviare un riesame generale delle capacità europee e iniziare a pianificare una difesa veramente collettiva. Sì, dobbiamo rafforzare la nostra politica estera e di sicurezza comune: una strategia comune di difesa è fondamentale, perché abbiamo il potere e il peso per trasformare il mondo in un luogo più giusto, in cui viga il rispetto delle regole e dei diritti umani.

Signor Presidente,

Onorevoli parlamentari,

4. Modifica del trattato, dimensione 17/27 e allargamento del dibattito pubblico

a) Federazione di Stati nazione – Modifica del trattato

Per realizzare una profonda e autentica unione economica e monetaria, un'unione politica, con una politica estera e una politica di difesa coerenti, è necessario, in fin dei conti, che l'Unione europea evolva.

Non dobbiamo aver paura delle parole: dobbiamo muovere verso una federazione di Stati nazione. È di questo che abbiamo bisogno, è questo il nostro orizzonte politico,

l'idea a cui deve ispirarsi il nostro lavoro nei prossimi anni.

Oggi lancio il mio appello a favore di una federazione di Stati nazione: non un superstato, ma una federazione democratica di Stati nazione in grado di affrontare i problemi comuni grazie a una sovranità condivisa, che permetta a ciascun paese e a ciascun cittadino di controllare meglio il proprio destino. Si tratta di un'Unione con gli Stati membri, non contro gli Stati membri. Nell'era della globalizzazione, mettere in comune la sovranità aumenta il potere, non lo diminuisce.

Ho parlato volutamente di federazione di Stati nazione perché in questa epoca turbolenta, in questi tempi di ansia, non dovremmo lasciare la difesa della nazione in mano ai nazionalisti e ai populisti. Credo in un'Europa in cui ogni cittadino sia fiero della sua nazione, ma anche fiero di essere europeo e dei valori europei.

Per creare questa federazione di Stati nazionali, sarà necessario alla fine un nuovo trattato.

Non lo dico a cuor leggero: sappiamo tutti quanto è diventato difficile modificare un trattato,

e con quanta accuratezza debba essere preparato questo cambiamento.

Le discussioni sulla modifica dei trattati non devono distrarci da quello che può e deve essere fatto già oggi, né rallentare la nostra azione.

Una profonda e autentica unione economica e monetaria può essere avviata sulla base degli attuali trattati, ma può essere completata soltanto se li modifichiamo. Quindi, cominciamo subito ma teniamo presente nelle nostre decisioni odierne l'orizzonte futuro.

Non dobbiamo partire dalla modifica dei trattati, dobbiamo anzitutto identificare le politiche di cui abbiamo bisogno e gli strumenti per realizzarle; soltanto allora potremo decidere quali strumenti ci mancano e in che modo rimediare a queste carenze.

In seguito occorre lanciare un ampio dibattito in tutta Europa, che si svolga prima che siano convocate una convenzione e una conferenza intergovernativa: un dibattito di dimensioni autenticamente europee.

Sono finiti i tempi in cui l'integrazione europea poteva realizzarsi per implicito consenso dei cittadini. L'Europa non può essere tecnocratica o burocratica, e neanche diplomatica, ma dev'essere sempre più democratica. Il ruolo del Parlamento europeo è essenziale, ed è per questo che le elezioni europee del 2014 si preannunciano decisive.

Prima delle prossime elezioni del Parlamento europeo del 2014, la Commissione esporrà un proprio progetto della forma che potrebbe avere la futura Unione europea. E presenterà idee esplicite per modificare i trattati, in tempo perché siano discusse.

Enunceremo gli obiettivi da seguire, il modo in cui le istituzioni possono rendere l'Unione europea più aperta e democratica, i poteri e gli strumenti per renderla più efficace e il modello da seguire per trasformarla in un'unione per i popoli europei. Credo che sia necessario un dibattito autentico, e poiché siamo in democrazia il contesto migliore per confrontarsi sul nostro futuro e sui nostri obiettivi è proprio quello delle elezioni europee.

b) Dimensione 17/27

Signor Presidente, Onorevoli parlamentari,

Il dibattito non riguarda soltanto la zona euro nella sua compagine attuale.

È indispensabile integrare maggiormente la zona euro e i paesi che ne fanno parte, ma il progetto deve rimanere aperto a tutti gli Stati membri.

Lo dico con la massima chiarezza: l'Europa non vuole più muri che la dividano! Perché l'Unione europea è più forte nel suo insieme se mantiene l'integrità del suo mercato unico, della sua composizione e delle sue istituzioni.

Nessuno sarà costretto a partecipare, e nessuno sarà costretto a restarne fuori. La velocità non sarà dettata né dal più lento né dal più riluttante.

Per questo le nostre proposte saranno basate sull'Unione quale è attualmente e sulle sue istituzioni, sul metodo comunitario. Che sia chiaro: esiste una sola Unione europea, una sola Commissione, un solo Parlamento europeo. L'aumento della democrazia, della trasparenza, della responsabilità non si ottiene da una proliferazione di istituzioni, che renderebbe l'Unione europea più complicata, più difficile da comprendere, meno coerente e meno capace di agire.

c) Allargare il dibattito pubblico

Queste, Onorevoli parlamentari, sono le enormi decisioni che dovremo prendere nei prossimi tempi.

Perciò credo che i cittadini europei debbano avviare una seria discussione sulle loro prospettive,

sulle possibili conseguenze della frammentazione. Perché talvolta l'inattesa piega degli eventi può portare a una frammentazione che non avremmo voluto.

Dobbiamo discutere su ciò che è possibile ottenere insieme, se i leader evitano i provincialismi nazionali.

Dobbiamo utilizzare le elezioni del 2014 per mobilitare tutte le forze proeuropee. Non dobbiamo permettere ai populisti e ai nazionalisti di imporre la loro visione negativa. Confido che tutti coloro che si dichiarano europei si facciano sentire e prendano l'iniziativa nel dibattito: l'indifferenza o il pessimismo dei proeuropei sono ancora più pericolosi dello scetticismo degli antieuropei.

Signor Presidente,

Onorevoli parlamentari,

5. Conclusione: tutto questo è realistico?

Riassumendo, abbiamo bisogno di un patto decisivo per completare l'unione economica e monetaria, basato su un impegno politico a favore di un'Unione europea più forte.

Vi propongo oggi una sequenza molto chiara.

Innanzitutto dobbiamo fare il possibile per stabilizzare la zona euro e accelerare la crescita dell'Unione europea nel suo insieme. La Commissione presenterà tutte le proposte necessarie – e abbiamo cominciato oggi, con l'autorità di vigilanza unica – per creare un'unione bancaria, in linea con le attuali disposizioni dei trattati.

In secondo luogo presenteremo il nostro piano per una profonda e autentica unione economica e monetaria, compresi i relativi strumenti politici: questo avverrà già nel corso dell'autunno.

Anche in questo caso, tutte le nostre proposte saranno in linea con le attuali disposizioni dei trattati.

In terzo luogo, se non possiamo avanzare ulteriormente sulla base dei trattati in vigore, prima delle prossime elezioni del Parlamento europeo del 2014 presenteremo proposte esplicite per apportare ai trattati le modifiche necessarie, che comprendano elementi intesi a rafforzare la democrazia e la responsabilità.

Questo è il nostro progetto: un progetto graduale, ma dettato da una grande ambizione per il futuro, che indica la Federazione come orizzonte per l'Europa.

Molti diranno che questo progetto è troppo ambizioso, che non è realistico.

Ma io vi chiedo: è realistico andare avanti come abbiamo fatto finora? È realistico quel che accade in molti paesi europei? È realistico che i contribuenti paghino le banche e poi siano costretti a restituire alle banche la casa che hanno pagato perché non possono rimborsare il mutuo? È realistico che in alcuni dei nostri Stati membri più del 50% dei giovani siano disoccupati? È realistico continuare a cercare di navigare a vista, finendo per accumulare errori perché le risposte non sono convincenti? È realistico pensare di poter guadagnare la fiducia dei mercati quando mostriamo così poca fiducia gli uni negli altri?

Per me, è questo che non è realistico: così non si può andare avanti.

Il vero realismo è quello che ci rende più forti e più uniti. Realismo è nutrire ambizioni commisurate alle sfide. Possiamo farcela! Mandiamo ai nostri giovani un messaggio di speranza. Se dobbiamo sposare una causa, sposiamo quella della speranza. Dobbiamo essere orgogliosi di essere europei, orgogliosi della nostra cultura ricca e diversificata. Nonostante i problemi attuali, le nostre società sono tra le più umane e libere al mondo.

Non dobbiamo scusarci per la nostra democrazia e la nostra economia sociale di mercato, né per i nostri valori: con i loro livelli elevati di coesione sociale, il rispetto dei diritti umani e della dignità umana, l'uguaglianza tra uomini e donne e il rispetto per l'ambiente, le società europee, nonostante tutti i loro problemi, sono tra le migliori società nella storia umana, e credo che dobbiamo esserne orgogliosi. Nei nostri paesi una band di ragazze che critica il governo non finisce in prigione. Nei nostri paesi le persone sono libere e orgogliose della loro libertà, e capiscono che cosa significa il privilegio di goderne. In molti paesi europei, specie negli Stati membri che hanno aderito da poco, è ancora fresca la memoria della dittatura e del totalitarismo.

Le generazioni precedenti hanno superato difficoltà ben più grandi: ora tocca a questa generazione dimostrarsi all'altezza.

Per tutti coloro che sono a favore dell'Europa è arrivato il momento di abbandonare le vecchie abitudini e di adottarne nuove. L'Unione europea è stata costruita per garantire la pace. Oggi, questo significa che deve poter affrontare le sfide della globalizzazione.

Ecco perché abbiamo bisogno di un nuovo pensiero per l'Europa, di un patto decisivo per l'Europa. Ecco perché dobbiamo farci guidare dai valori che sono il pilastro dell'Unione europea. Io credo che l'Europa abbia un'anima: quest'anima può darci la forza e la determinazione necessarie per compiere la nostra missione.

Potete contare sulla Commissione europea. Io conto su di voi, sul Parlamento europeo. Noi istituzioni dell'Unione costruiremo insieme un'Europa migliore, più forte e più unita: un'Europa dei cittadini, per il futuro dell'Europa ma anche per il futuro del mondo.

Grazie per l'attenzione.


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