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SPEECH/12/395

Antonio TAJANI

Vicepresidente della Commissione europea, responsabile dell’Industria e Imprenditoria

"Missione crescita: l'Europa alla guida della nuova rivoluzione industriale"

Conferenza di alto livello

Bruxelles, 29 maggio 2012

1. Introduzione

Una volta Winston Churchill ha detto: “i pessimisti vedono difficoltà in ogni opportunità. Gli ottimisti vedono opportunità in ogni difficoltà”. Voglio dirvi subito che faccio parte degli ottimisti.

L'Europa sta affrontando una situazione economica e sociale senza precedenti dal dopoguerra. Oltre all'urgenza di creare nuova occupazione e rilanciare la competitività, abbiamo davanti altre sfide vitali: crescita demografica mondiale e invecchiamento della popolazione europea, pressione crescente su materie prime ed energia, emergenza clima.

Nel 2020 il mondo sarà molto diverso da oggi. Si passerà dagli attuali 69 a 121 trilioni di dollari di PIL. Il 70% di questa crescita porterà gli emergenti a pesare la metà del PIL globale e la Cina a superare l'Ue. Le ragioni di questi tassi di crescita di oltre cinque punti di media quella Ue negli ultimi 10 anni, sono legati soprattutto a demografia e nuova domanda spinta dall'aumento del reddito pro-capite.

Ogni anno la popolazione mondiale aumenta di 70 milioni. Entro il 2020 la dipendenza Ue da gas e petrolio importato supererà rispettivamente l'80 e 90%. Nel 2030 il consumo energetico globale raddoppierà con la crescita nei paesi emergenti che porterà a due miliardi di persone a entrare nella fascia di reddito tra 10.000 e 30.000 dollari. Aumenteranno vertiginosamente consumi di beni e risorse. Ad esempio, nel 2030 il parco auto mondiale passerà dagli attuali 800 milioni a 1,6 miliardi, solo in Cina da 60 a 600 milioni.

Se il mondo dovesse continuare con le tecnologie di oggi e l'attuale dipendenza da idrocarburi - pari all'80% -, le emissioni climalteranti aumenterebbero del 50% entro il 2050, sicurezza energetica e accesso alle materie prime, insieme alla speculazione, metterebbero sempre più a rischio crescita e base industriale europea.

Queste formidabili sfide – che l’Europa deve necessariamente affrontare facendo fronte comune - costituiscono altrettante opportunità per cambiare, intercettare nuova domanda di beni e servizi, creare lavoro. A condizione che la politica faccia la sua parte puntando su una nuova rivoluzione industriale.

La prima rivoluzione industriale è spesso associata all'utilizzo del vapore, del carbone, per far muovere le macchine; poi è cominciata l'era del petrolio. La nuova rivoluzione dovrebbe accompagnare, con lo sviluppo tecnologico, proprio l'uscita graduale dagli idrocarburi, un utilizzo più efficiente e sostenibile di risorse sempre più scarse. Più in generale, tutta l'economia sta subendo profonde trasformazioni, con nuove tecniche di produzione basate su tecnologie digitali, materiali avanzati, tecnologie abilitanti fondamentali, scienza del genoma, spazio, robotica, rinnovabili o riciclo di materie prime.

Questa rivoluzione tocca molti settori, dalla produzione manifatturiera ai servizi, dall'energia alle materie prime, infrastrutture e trasporti, edilizia e turismo, fino alla chimica. E avrà come filo conduttore lo sviluppo tecnologico, la capacità di adattamento, nuove figure professionali. Il saper rispondere alla nuova domanda per creare crescita e occupazione.

Banche e finanza, essenziali per consentire alle imprese d'investire sul futuro e cogliere queste opportunità, giocheranno un ruolo centrale. E Politiche e investimenti per la ricerca e l'educazione saranno sempre più le armi di una competizione globale tra vecchie e nuove potenze industriali per contendersi la leadership delle trasformazioni in atto e lo sfruttamento delle enormi potenzialità economiche e occupazionali.

Un piano crescita che parta dall’innovazione industriale

I prossimi anni saranno cruciali per le economie mature che dovranno spingere il loro potenziale competitivo per intercettare la nuova domanda dai mercati più dinamici. E per salvaguardare tutele sociali e livello di vita.

Oggi solo il 9% dell'export europeo va in Cina, e ancora meno in India, Brasile e altri emergenti. L'Europa deve giocare con maggiore convinzione questa partita. Si prospettano milioni di nuovi posti puntando, ad esempio, sul'efficienza delle risorse, tecnologie abilitanti fondamentali, digitale o industrie creative. Ma bisogna fare scelte giuste e tempestive.

Servono norme e target europei che consentano a industria e investitori scelte in un quadro di riferimento stabile che non ostacoli le potenzialità di questi settori; e un migliore e più equo accesso ai mercati internazionali; ma anche più investimenti in una ricerca vicina all'industria, infrastrutture materiali e immateriali strategiche in una dimensione europea; educazione e formazione mirata alla nuova domanda di lavoro.

Con la strategia Europa 2020 l'Ue ha messo la barra nella giusta direzione per accompagnare la rivoluzione in atto. Ora si tratta di accelerare anche per uscire dalla morsa della crisi.

Tra il 2008 e il 2009 i piani Usa e cinesi per rilanciare domanda interna e competitività hanno impegnato rispettivamente 780 e 500 miliardi di dollari, molti dei quali per promuovere green economy, ricerca e infrastrutture. Anche all'Europa ora serve un piano per la crescita ancora più ambizioso che acceleri la transizione verso un'economia più sostenibile e competitiva. Non si tratta di creare nuovo debito ma, al contrario, contribuire al risanamento dei conti utilizzando meglio le risorse.

La conferenza di oggi è un'occasione per fare il punto sulle nuove frontiere tecnologiche di questa rivoluzione e la strategia europea per sfruttarne le potenzialità di crescita. E vorrei qui ringraziare il Presidente Barroso e tutti i Ministri e leader economici e stakeholder, insieme a Jeremy Rifkin, che potranno contribuire a proposte concrete da avviare con urgenza per superare la fase di crisi e tornare protagonisti del nostro futuro.

2. I settori trainanti della nuova rivoluzione

Un industria più competitiva, efficiente e sostenibile

Tra 1990 e 2010 le emissioni in Europa si sono ridotte del 15.5% malgrado una crescita del 41%, anche grazie a progressi nell'efficienza delle risorse. In generale, vi è stato un progressivo "disaccoppiamento" tra crescita e impatto ambientale.

Il miglioramento dell'efficienza é essenziale per sicurezza d'approvvigionamento e competitività industriale. Ma i progressi fatti non bastano. Secondo stime recenti, ogni punto di aumento di efficienza nell'uso delle risorse vale 23 miliardi e 150.000 nuovi posti. Questo potenziale va sfruttato come volano prioritario per la crescita.

PMI protagoniste della rivoluzione verde

Le PMI rappresentano il 99% delle imprese Ue e il 67% dell'occupazione e, da un recente studio, emerge che creano l'85% dei nuovi posti. La via per uscire dalla crisi passa per un maggior sostegno ai loro sforzi per innovare, aumentare la qualità e sostenibilità, esportare. Solo con maggiori investi,enti in efficienza, rinnovabili, riciclo o produzioni di beni e servizi green si possono creare già nel 2014, 2.3 milioni di posti, in aggiunta ai 6,6 già creati in questi settori.

L’auto del futuro

Oltre 12 milioni di posti nella EU dipendono dall’industria dell’auto che è il principale investitore privato in ricerca con 28 miliardi l’anno. Il settore è, dunque, strategico per crescita e innovazione, ma soggetto a sfide formidabili. Nel 2020 il mercato cinese dell’auto raddoppierà e quello indiano triplicherà. Questo formidabile aumento nella domanda, rende inevitabili modelli molto più efficienti o a zero emissione.

Nella Comunicazione sull’auto del futuro la Commissione delinea una strategia su due pilastri: continuare a lavorare su maggiore efficienza del motore a caldo, che resterà il più diffuso per il prossimo ventennio; ma prepararsi all'auto di domani, con motori a freddo e zero emissioni. Alcuni studi stimano il valore del mercato UE, solo per l'auto elettrica, di 170 miliardi di euro e 110,000 nuovi posti entro il 2030.

La maggiore diffusione dell'elettrico è legata al graduale venire meno di barriere tecnologiche e alti costi per batterie, tempi di ricarica, diffusione delle colonnine. Con la Green Cars Initiative sono disponibili fondi Ue e prestiti BEI per sostenere sviluppo tecnologico e rimuovere queste barriere.

Se per numero di macchine prodotte Cina e Ue sono ormai alla pari, vi sono forti differenze sul valore complessivo delle auto vendute. Solo puntando su valore aggiunto di qualità e tecnologia e, sull’auto del futuro, l’Ue potrà restare leader del settore con una forte base di produzione nel suo territorio. Nella riunione conclusiva di Cars 21 del 6 giugno, presenteremo le linee d’azione per una nuova strategia sull'auto.

Energie rinnovabili

Negli ultimi dieci anni il settore delle rinnovabili ha avuto uno sviluppo spettacolare con tassi di crescita del solare e dell’eolico dal 30-50% l'anno. Settori emergenti, quali mini idroelettrico, turbine sottomarine, solare a concentrazione, geotermico, nuove biomasse o biocarburanti di seconda e terza generazione, stanno attirando ingenti investimenti e creando nuova occupazione e figure professionali. Grazie all'applicazione dell'innovazione nella chimica o delle tecnologie abilitanti fondamentali le fonti verdi saranno sempre più competitive.

Nella sola Ue le rinnovabili hanno un tasso di crescita occupazionale dell’11% l’anno e si stima che gli addetti del settore saranno oltre un milione entro il 2020 con potenzialità fino a tre milioni; e un fatturato di 100 miliardi l’anno. La nostra industria è ben posizionata per sfruttare queste opportunità con una fetta del 40% del mercato e leadership tecnologica in numerosi settori. Ma la competizione è agguerrita e USA, Giappone, Korea e Cina stanno investendo molto. Ad esempio, la Cina è ormai leader mondiale per la produzione di pannelli fotovoltaici, e molto aziende europee non sono riuscite a stare al passo con la rapida evoluzione tecnologica del settore.

Edilizia più efficiente e sicura

Il 40% dell’energia viene consumata negli edifici. La nuova edilizia dovrà – anche in linea con gli obblighi della direttiva sull'efficienza energetica degli edifici, da attuare entro luglio 2012, essere molto più sostenibile e sicura.

Le opportunità d'investimento e creazione di nuovo lavoro sono enormi e possono ripagarsi riducendo la bolletta energetica. Solo in Germania, leader nel settore, il mercato vale oltre 400 miliardi l’anno e 4 milioni di posti. Per la Commissione l’attuazione della direttiva creerà fino a mezzo milione di occupati con un risparmio annuo di 5 miliardi di energia.

Turismo sostenibile

Il turismo pesa oltre il 7% del PIL europeo con forti potenzialità di crescita. E’ tra le prime fonti di consumo di risorse ed emissioni. Investimenti in macchinari, nuovi materiali, ristrutturazioni e figure professionali per una migliore gestione di risorse e territorio possono creare lavoro, migliorare la competitività e mobilizzare decine di miliardi d'investimento. Oltre ad attirare clientela attenta alle tematiche ambientali.

E' anche essenziale puntare di più sui mercati emergenti, favorendo una maggiore apertura e semplificazione per i visti; e favorendo accordi volontari tra operatori che incoraggino il turismo fuori stagione e l'aumento del tasso di occupazione.

Le Città e reti “Intelligenti”

I veri laboratori delle nuove tecnologie sono le città dove abita la larga maggioranza della popolazione mondiale e dove si consuma oltre il 60% dell'energia. Anche per problemi di emissioni nocive, con la crescita della popolazione e l'aumento delle concentrazione urbana le città dovranno trasformarsi.

Energia, edifici, trasporti, illuminazione, gestione dei rifiuti o dell'acqua, dovranno diventare più sostenibili. Al cuore del mutamento, le reti intelligenti, vero sistema nervoso della citta del futuro frutto del matrimonio tra tecnologie digitali, applicazioni satellitari e reti elettriche.

Innovazione e materie prime in Europa

L'accesso alle materie prime, essenziale per l'industria, è sempre più problematico. Per aumentare la produzione interna, la Commissione a febbraio ha proposto un partenariato per l'innovazione su prospezione, estrazione e trattamento. Puntando sull’innovazione si possono, ad esempio, sfruttare giacimenti anche a profondità di 500-1000 metri per un valore stimato a 100 miliardi. Oltre a consentire estrazione in zone remote o condizioni estreme, le nuove tecnologie possono trovare sostituti a materie prime o migliorare il riciclaggio dei 17 kg di rifiuti elettronici prodotti annualmente da ogni europeo.

Tecnologie Abilitanti Fondamentali e chimica

Nella prima metà di giugno la Commissione presenterà "Una Strategia Europea per le Tecnologie Abilitanti Fondamentali”. L’obiettivo è valorizzare le potenzialità di micro e nanoelettronica, materiali avanzati, biotecnologie, fotonica, nanotecnologie e manifatturiero innovativo come fattori trainati della competitività e leadership tecnologica europea. L’impatto economico diretto e indiretto di queste tecnologie a livello globale é stato stimato 646 miliardi nel 2008 ed é destinato ad arrivare a 1000 miliardi già nel 2015.

Spazio

Il mercato globale della navigazione satellitare vale già oggi 124 miliardi di euro e dovrebbe raddoppiare entro il 2020. Oltre il 6% del PIL europeo, pari a circa 800 miliardi, dipende da applicazione legate alla navigazione satellitare che toccano anche settori strategici quali reti e trasporti intelligenti. I benefici in termini di crescita e competitività di progetti Ue quali Galileo o GMES sono stimati rispettivamente in 90 e 70 miliardi nei prossimi vent'anni.

3. Ruolo della politica Europea

Un salto culturale

L'Europa deve recuperare fiducia nella sua capacità di industriarsi, intraprendere, innovare e crescere. Per questo deve rimettere al centro l'economia reale e l'industria, la sua forza. In linea con la strategia Europa 2020, dobbiamo assicurare le necessarie sinergie tra le nostre diverse politiche per l'industria: sostenibilità, ricerca e innovazione, infrastrutture, educazione, mercato finanziario, tutte vanne focalizzate sui cambiamenti in atto in un piano coerente per uscire dalla crisi.

Il Mercato "verde" é un'enorme opportunità per l'industria. Vale 1000 miliardi l'anno con prospettive di raddoppio entro il 2020. Ma la rivoluzione in atto va oltre. Tocca l'economia digitale e la società della comunicazione, che rende accessibili e meno costose informazioni e know how tecnologico, come il cloud computing. Stampanti in tre D che fabbricano oggetti su misura, macchine che si aggiustano da sole, robot per le catene di assemblaggio, software e materiali sempre più sofisticati, applicazioni dallo spazio, solo per fare qualche esempio.

Questi cambiamenti saranno spinti da nuove idee e figure professionali, che rimpiazzeranno metodi di produzione e competenze tradizionali. Sarà necessario maggiore accesso al credito e ai capitali di rischio e un sistema bancario e una finanza più concentrata sulle imprese, attenta a nuovi progetti.

Vincerà chi sarà più aperto al cambiamento e dimostrerà capacità di adattarsi rapidamente. Per cui serve, prima di tutto, un salto culturale e di mentalità per noi europei. Una maggiore propensione al rischio. Una cultura imprenditoriale e d'industria ancora più diffusa e un contesto favorevole al business. Questa transizione prevede un ruolo attivo per la politica. Oltre a regole, standard industriali ed al rafforzamento del mercato interno, servono investimenti significativi pubblici e privati.

Quadro di regole e standard per incoraggiare investitori

Negli ultimi anni l'Ue ha definito una cornice di regole e standard finalizzata a spingere investimenti, innovazione industriale e sostenibilità'.

In questo contesto, é essenziale che l'industria sia vista come partner necessario per trovare risposte efficaci e realistiche alle sfide – anche si sostenibilità ambientale - che abbiamo davanti. Soluzioni punitive, che implicano costi eccessivi dove la tutela ambientale diventa un handicap per l'industria, anziché un volano per la competitività non servono. Credo che andare oltre i target del 20-20-20 al di fuori da un accordo globale sia controproducente. L’Ue non può più permettersi i costi energetici più alti al mondo e i relativi rischi di delocalizzazione che non farebbero che aumentare il problema del clima impoverendo la nostra base industriale.

Stiamo lavorando per avere standard comuni europei per l'auto elettrica e allargare il campo di applicazione dalle direttiva Eco design che potrebbe, già nel 2020, farci risparmiare il 12% sul totale del consumi elettrici Ue. Più in generale, abbiamo proposto nuove regole per favorire standard innovativi. Fondamentali anche una maggiore integrazione del mercato interno eliminando le barriere residui e gli ostacoli alla concorrenza per beni e servizi e un piano d’infrastrutture trans europee per energia, trasporti o digitale; e sempre minore burocrazia e appalti pubblici orientati all'innovazione.

Se per la ricerca e alcuni investimenti può essere utile una quadro fino al 2050 nella transizione verso un'industria e un'economia più sostenibile, la crisi ci impone un agenda – anche d'investimenti – per i prossimi mesi.

Incentivare l’innovazione industriale

Per reagire alla crisi del 2008 l'Europa ha elaborato un piano con investimenti in infrastrutture energetiche e alcune iniziative d'innovazione industriale con parte di fondi Ue e prestiti BEI. Tra queste, quella su auto, manifatturiero e edilizia verde. Sono stati identificati settori chiave su cui convogliare risorse, quali rinnovabili, efficienza, reti e città intelligenti per attirare più investimenti privati su una base di fondi e prestiti pubblici. Dobbiamo continuare su questa via per uscire dalla crisi.

Le ricette sono: maggiori fondi Ue per accesso al credito e venture capitale, infrastrutture e competitività, con una ricerca più orientata alle imprese, progetti pilota e dimostrativi vicini a sbocchi commerciali. Serve un'attenzione particolare per le PMI, che devono avere i mezzi per adattarsi ai cambiamenti.

Le proposte della Commissione per il nuovo bilancio Ue riflette in parte queste priorità, con Orizzonte 2020 che prevede 80 miliardi per ricerca e innovazione industriale, Cosme con più fondi per l'accesso al credito e ai capitali di rischio di imprese innovative, 50 miliardi per le infrastrutture di rete, di cui 10 per Project bond e, fondi regionali mirati su efficienza delle risorse, innovazione e PMI.

Aumentare questi investimenti non deve considerarsi un aggravio del debito, in quanto sono essenziali per generare ricchezza e competitività; e dunque, con un ritorno che contribuisce a risanare i bilanci. Penso, ad esempio, a un piano per l’edilizia più sostenibile e sicura, a una nuova cantieristica, più in generale, alla riconversione di parte dell’industria a maggiore efficienza nelle risorse.

Stimoli, sotto forma di prestiti a tassi agevolati e/o con garanzie pubbliche o, incentivi fiscali, potrebbero finanziarsi risparmiando parte dei 310 miliardi di euro, pari al 2.5% del PIL europeo, che ogni anno spendiamo per importare oltre il 75% del gas e 85% del petrolio che consumiamo. O dai fondi che l'industria pagherà per le aste sulla CO2 del sistema di scambio d'emissioni dal gennaio 2013.

Essenziale anche un maggiore ruolo della BEI. Col vertice di mercoledì si è più vicini a un accordo su una ricapitalizzazione di 10 miliardi, che consentirebbe una leva di oltre 180 miliardi, si potrebbe favorire credito e innovazione industriale nei paesi in difficoltà. Ma si può andare oltre utilizzando parte dei fondi Ue non spesi per ulteriori ricapitalizzazioni.

Accesso al credito e ritardi di pagamento

Ogni settimana chiudono migliaia di aziende. Questo anche perché 1/3 delle PMI non riesce ad avere il credito richiesto, con l’ultimo rapporto di BCE e Commissione che indica una tendenza ad ulteriore peggioramento. Senza accesso ai capitali le imprese non possono investire in qualità, innovazione e risorse umane. Rischiano di chiudere anche attività fondamentalmente sane. La Commissione sta attuando la strategia presentata a dicembre per più fondi Ue in garanzia per facilitare il credito, maggiore ruolo della Bei, un mercato integrato dei capitali di rischio, Basilea III adattata alle PMI.

In un momento cosi difficile in cui lo Stato, giustamente, chiede a cittadini e imprese sacrifici e fedeltà fiscale, ritengo un dovere morale, prima ancora che giuridico, che le Pubbliche Amministrazioni paghino tempestivamente i debiti alle imprese. L'attuazione immediata della direttiva sui ritardi di pagamento,senza attendere il marzo 2013, libererebbe 180 miliardi di debiti pubblici verso le imprese. Si potrebbero evitare migliaia di fallimenti e perdite di posti e, alla fine, gli stessi conti pubblici ne beneficerebbero.

Una pubblica amministrazione alleata dell’innovazione

Tra i maggiori ostacoli agli investimenti in innovazione, sostenibilità e infrastrutture, i costi e i ritardi amministrativi, per licenze e adempimenti vari. Con la crisi non ci possiamo più permettere un’amministrazione pubblica che ostacoli le imprese anziché essere loro alleata.

Vanno valutati – anche a livello Ue – sistemi per accelerare e semplificare le pratiche, introducendo silenzio assenso con tempi ragionevoli, come già previsto in alcuni casi per infrastrutture o rinnovabili. Servono anche deroghe per le PMI che hanno costi burocratici 4 volte superiori alle grandi imprese.

La Commissione sta attuando un piano per ridurre la burocrazia del 25% con risparmi di decine di miliardi. Abbiamo introdotto test di competitività per valutare l'impatto di nuove misure legislative sulle delle imprese; e i Mister PMI, si fanno ogni giorno paladini - a tutti i livelli politici e amministrativi - della necessità di un contesto più favorevole al business.

Internazionalizzazione

Le imprese Ue devono poter sfruttare meglio le opportunità dei mercati emergenti. Ho potuto constatare di persona nelle missioni per la crescita già effettuate con rappresentanti dell’industria e delle PMI europee in Brasile, USA, Messico e Colombia quanto la nostra tecnologia e qualità sia apprezzata e rappresenti un punto di forza nelle relazioni esterne. Intendo continuare le missioni recandomi tra la seconda metà del 2012 e l'inizio del 2013 in Nord Africa, Russia, Cina e Vietnam.

Serve anche una politica commerciale meno ingenua, attenta a creare un vero accesso ai mercati per le nostre imprese a condizione di reciprocità che punti a una maggiore integrazione di aree strategiche quali mercato transatlantico e Nord Africa.

Educazione, nuovi mestieri e cluster

Affinché la domanda di nuove figure professionali incontri l'offerta, le università devono lavorare a stretto contatto con le imprese. Bisogna puntare su cluster con PMI e centri di ricerca in uno spazio per la formazione e la ricerca europea sempre più aperto, dove le università possano competere per l'eccellenza, attirare cervelli, evitando fughe di talenti negli USA o in Asia.

Innovazione industriale e governance europea

Alcune riforme strutturali, quali lo spostamento di tasse dal lavoro verso la rendita e il consumo o per scoraggiare sprechi di risorse sono utili per la competitività. La spinta all'innovazione industriale, quale motore di crescita, dovrebbe diventare elemento essenziale del semestre europeo e della nuova governance economica.

4. Conclusione

La Commissione in prima linea

La strategia di uscita dalla crisi passa per maggiore attenzione all'economia reale, alle PMI, alla forza innovativa e creatrice della nostra industria. Senza una forte base industriale non riusciremo a creare lavoro e a pesare nel mondo di domani. Solo dal manifatturiero in Europa dipendono direttamente 37 milioni di posti, oltre 76 con le ricadute su servizi che non avrebbero più ragione d’essere. Perdendo capacità nel manifatturiero vi sarà meno lavoro e non riusciremo più a innovare.

Solo rilanciano spirito imprenditoriale, capacità di creare e fare imprese, di essere alla guida del nostro futuro, potremmo dare prospettive concrete alle nuove generazioni. Sono gli stessi imprenditori, per loro natura, a tendere all'innovazione, appassionati da idee che vogliono realizzare. Bisogna assecondare questa forza, togliendo ostacoli, aprendo prospettive certe e, qualora serva, anche con stimoli pubblici.

La Commissione deve essere in prima linea per sostenere la leadership europea della rivoluzione industriale in atto. Oltre al partenariato per l'innovazione sulle materie prime del 29 febbraio e le strategie su Tecnologie Abilitanti Fondamentali e l’auto che presenteremo a giugno, entro l'estate vogliamo adottare una comunicazione sul settore dell'edilizia. Con l'evento di oggi intendiamo anche aprire una consultazione a tutte le parti interessati sulla revisione della politica industriale che intendo presentare a settembre affinché le imprese europee siano protagoniste delle sfide del mondo globale.

Largo ai giovani

Se è vero che l'innovazione è la nuova energia nella macchina dei nostri sistemi economici, sono convinto che questa verrà in prevalenza dalle menti e dall'impegno di ventenni o trentenni.

Attraverso i giovani i governi devono capire come dare spazio agli impulsi innovativi degli imprenditori emergenti. Non solo i giovani hanno il diritto a sedersi al tavolo della discussione, ma senza di loro mancherà una visione essenziale di come affrontare il futuro.

Le nuove generazioni devono essere invogliate alla cultura del rischio. Sprecare il loro potenziale, i loro talenti, adesso, vorrebbe dire non aver capito l’essenza della crisi.

Entro settembre presenteremo una Piano europeo per l'imprenditoria che rafforzi strumenti di accesso a credito e venture capital anche per start up e programmi di scambio di esperienze come Erasmus per giovani imprenditori. Dobbiamo anche essere più aperti al rischio che le nuove forme d'imprenditoria comportano senza drammatizzare il fallimento.

Puntare sulla crescita

Il vertice informale di mercoledì ha affrontato i nodi della crisi mettendo sul tavolo, senza tabu, alcuni punti essenziali. Tra questi gli Eurobond, che potrebbero aiutare a contenere i debiti, e frenare la speculazione sui tassi; e una garanzia europea sui deposti bancari per dare maggiore stabilità alle banche e favorire il credito alle imprese. Auspicabile, adesso, anche una vera discussione sul ruolo della BCE e, sul valore dell'euro rispetto a monete concorrenti.

In generale, dal vertice è emersa una maggiore consapevolezza sul fatto che i soli vincoli di bilancio, non bastano a risanare i conti. Su questa via si sono fatti alcuni progressi per gettare le basi di un vero e proprio Patto per la Crescita che si affianchi a quello Fiscale, necessario ma non sufficiente. Penso misure di stimolo, in linea con la cd Golden Rule, con alcuni investimenti in ricerca o infrastrutture o, la restituzione dei debiti alle imprese, non computati nel debito e nel deficit. O, ancora, all’utilizzo dei fondi regionali non spesi per favorire il credito, capitalizzare la BEI o promuovere Project bond.

La gravità della crisi e i rischi reali della perdita di conquiste di sessant'anni d'integrazione impongono misure eccezionali, anche nel breve termine. E alcune di queste vanno necessariamente prese a livello europeo per essere davvero efficaci.

Nel 1933 il Presidente Americano Franklin Delano Roosevelt, nel mezzo della grande recessione, dichiarava: “usciremo dalla crisi e prospereremmo di nuovo. L’unica cosa di cui aver paura, è la paura stessa”.

Ma non c'è più tempo da perdere.


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