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Antonio Tajani Vicepresidente della Commissione europea, responsabile per l’Industria e l’Imprenditoria Il ruolo delle capitali europee nel nuovo scenario economico globale XXI OPCE Congress Lisbona, giovedì 30 settembre 2010

European Commission - SPEECH/10/503   30/09/2010

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SPEECH/10/503

Antonio Tajani

Vicepresidente della Commissione europea, responsabile per l’Industria e l’Imprenditoria

Il ruolo delle capitali europee nel nuovo scenario economico globale

XXI OPCE Congress

Lisbona, giovedì 30 settembre 2010

Signore e Signori,

Sin dall’antica Grecia, le più grandi civiltà sono sorte e si sono sviluppate attorno alle “Polis”. L’Europa stessa è il prodotto di questa genesi che affonda le radici in oltre duemila anni di storia.

Basti pensare che l’urbanizzazione ha avuto un ruolo centrale in tutti i grandi avvenimenti del Vecchio Continente - tra cui la “rivoluzione industriale”, avvenuta tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento - che hanno accompagnato la nascita delle Nazioni e il maturare del moderno concetto di Europa.

Oggi le grandi città europee - in particolar modo le capitali - restano il centro nevralgico del dibattito politico, della crescita economica, del dialogo interculturale.

L’OPCE riunisce associazioni di imprenditori di molte capitali europee, svolge quindi un ruolo importante per la cooperazione tra operatori economici, fondamentale per lo scambio di buone pratiche e per l’avvio di nuove iniziative e partenariati. Si pone, del resto, sulla falsariga dei principi su cui si fonda lo stesso processo di integrazione europea.

Il titolo scelto per questo congresso - “L’Europa e le sue imprese dinnanzi al nuovo paradigma economico” - coglie le sfide poste dall’attuale congiuntura, allorché l’Europa cerca di lasciarsi alle spalle la peggiore crisi economica degli ultimi 60 anni.

Questa fase, come sappiamo, implica un profondo “ripensamento” di priorità e strategie.

Sto lavorando a una nuova strategia per la politica industriale europea.

Siamo tutti d'accordo, la parola chiave è competitività, possiamo realizzarla solo se pubblico e privato fanno ciascuno la propria parte, mantenendo aperto un confronto costante su temi come la produttività e la flessibilità del mercato del lavoro.

Credo che, come avvenuto in Germania, i salari debbano essere maggiormente legati alla produttività in un quadro di regole flessibili, adatto alle esigenze di ciascuna impresa.

Esiste un diritto al lavoro che va pienamente tutelato, non vi può essere invece un diritto al singolo posto di lavoro. Le imprese devono potersi ristrutturare per rispondere alle esigenze del mercato.

LA NUOVA POLITICA INDUSTRIALE EUROPEA

E' stata proprio la crisi economica e finanziaria a ribadire la centralità di un’industria manifatturiera solida e diversificata per realizzare tutto il potenziale di competitività e di occupazione dell'Unione europea.

Un euro guadagnato nell'industria è reale, il risultato del lavoro di tante persone e produce benessere collettivo. Un euro guadagnato con la finanza speculativa è virtuale, produce ricchezza solo per lo speculatore.

Signore e Signori,

Per anni, anche in Europa ci siamo illusi che delocalizzare settori produttivi (o spezzoni delle nostre filiere industriali) nei Paesi con manodopera a basso costo comportasse rischi limitati, preferendo concentrarci piuttosto sui servizi, sulle tecnologie e sulla finanza.

Un approccio che si è rivelato miope e nocivo per l’economia europea.

La crisi finanziaria ci ha bruscamente risvegliati da questa infatuazione.

Ci siamo resi conto di quanto sia urgente rimettere al centro l’economia reale, ossia la nostra base industriale, le imprese, le loro competenze.

Il nostro obiettivo deve essere il profitto di medio e lungo periodo, non quello di breve. Il profitto di lungo periodo può essere perseguito attraverso il consolidamento, l'espansione, il continuo miglioramento della qualità. Insomma il continuo investimento in innovazione, dobbiamo investire nel futuro delle nostre imprese, non solo nel loro presente.

Nel nuovo villaggio globale l’industria resta un pilastro, insostituibile, per la crescita e la competitività del sistema Europa.

Dobbiamo dare forza alla ripresa in atto.

Le stime provvisorie di settembre della Commissione parlano di una crescita del PIL dell'UE nel 2010 che potrebbe arrivare al 1,8% a fronte di stime che a primavera parlavano di una crescita dello 0,75%.

La nuova politica industriale europea ha il compito di rilanciare l'economia, creando le condizioni affinché le nostre imprese siano competitive sui mercati mondiali.

Dovrà essere una vera politica europea.

Potremo infatti competere con successo sui mercati globali soltanto se sapremo restare uniti: nessuno Stato membro, infatti, è in grado di affrontare da solo le sfide della competitività sui mercati internazionali.

Dobbiamo tener conto, inoltre, del fatto che la catena di produzione ormai è estremamente frammentata: sono rari i prodotti che sono interamente fabbricati in Europa.

Pensiamo ad esempio al tema delle materie prime. L'Europa ha un ruolo fondamentale da svolgere per l’adozione di una strategia integrata ed efficace per un approvvigionamento sicuro. C'è molto da fare, tanto in Europa quanto fuori. In primo luogo, dobbiamo assolutamente rafforzare i rapporti con i Paesi dell'Africa, abbiamo un ritardo evidente da recuperare. A Tripoli, nel vertice con l'Unione Africana, approfondiremo la collaborazione su questi temi. Ci troviamo in Portogallo e so quanto è forte la sensibilità dei Portoghesi a questo proposito.

Ma c'è bisogno di solidarietà europea anche rispetto agli accordi commerciali con i Paesi Terzi. L'apertura al commercio internazionale è necessaria alla crescita economica, il round di Doha deve essere coronato da successo, ma le condizioni devono essere eque e sostenibili per le nostre imprese. Credo che la "leale concorrenza" sia un concetto che va declinato non solo all'interno dell'Unione europea ma anche nei rapporti con i nostri partners commerciali.

La competitività europea si deve fondare su 5 principi che devono guidare la nostra azione:

1) l’Europa deve rimanere un luogo attraente per fare impresa ed investire. Innanzitutto, va garantito il buon funzionamento dei mercati finanziari e un adeguato accesso al credito per tutte le imprese, a partire dalle PMI. Giusto martedì scorso, il 28 settembre, ho presieduto la prima riunione dell'SME Finance Forum, un gruppo ad alto livello al quale hanno partecipato tutti coloro che, istituzioni politiche o economiche, o operatori di mercato, svolgono un ruolo quando si tratta di migliorare l'accesso delle PMI al credito e più in generale alle risorse finanziarie. Convocherò questo gruppo ogni 4 mesi e, tra una riunione e l'altra, lavoreremo a livello tecnico per trovare soluzioni per migliorare la situazione attuale. So che è urgente dare risposte alle imprese ed è importante che queste risposte siano concrete.

Al contempo, è importante ridurre i costi delle transazioni in Europa. Questo particolare obiettivo può essere centrato attraverso:

  • un nuovo slancio per il Mercato Unico. Per fare questo adotteremo, nel corso del mese di ottobre, il Single Market Act, un documento strategico nel quale identificheremo le misure necessarie, partendo dal Rapporto del Prof. Mario Monti;

  • il potenziamento delle infrastrutture dei trasporti, energetiche e digitali. Ma non bastano i progetti che peraltro abbiamo già elaborato, servono anche risorse. Per fare questo ho riproposto in sede di Commissione europea l'emissione degli eurobond in collaborazione con la Banca Europea degli Investimenti;

  • Semplificazione amministrativa e riduzione dei costi della regolamentazione - sia a livello europeo che nazionale - allo scopo di rimuovere gli ostacoli burocratici che gravano come macigni sulle imprese.

A tal proposito, voglio sottolineare una novità importante a cui sto lavorando, il test di competitività. Voglio infatti sviluppare uno strumento che sia in grado di misurare l'effetto cumulativo delle diverse misure legislative che incidono su un determinato settore. Parlavo prima della necessità di evitare l'eccesso di oneri, la sovrabbondanza di attività disciplinare. Questo può essere uno strumento utile a questo scopo e che servirà anche a confermare la necessità del rispetto del principio di sussidiarietà. Il territorio in prima fila, avete quindi un ruolo chiave da svolgere.

2) In secondo luogo, dobbiamo investire di più in Ricerca e Innovazione, in particolare nelle tecnologie chiave abilitanti (le cosiddette “Key enabling technologies”).

3) Terzo, ma non in ordine di importanza, dobbiamo investire nella formazione e nella qualificazione professionale dei lavoratori, adeguandone le competenze alle evoluzioni del mercato.

4) l’internazionalizzazione delle nostre imprese è un tema chiave: le PMI devono essere aiutate a varcare il “porto sicuro” del Mercato interno, per accrescere le proprie attività sui mercati dei Paesi terzi. Le imprese europee non devono sentirsi sole quando varcano i nostri confini. Qui l'Europa ha un ruolo fondamentale da svolgere.

Nel 2011 proporrò una strategia per potenziare il successo delle nostre imprese in modo che beneficino davvero e sempre più delle opportunità offerte dalla globalizzazione.

5) Un quinto asse è quello della transizione verso un’economia più sostenibile, più verde. Nella strategia 2020 la riteniamo come una politica che, nel medio e lungo termine, ci renderà più competitivi a livello mondiale. Ora si tratta di metterla in pratica, aiutando le nostre imprese ad essere più efficienti dal punto di vista energetico.

La politica industriale dovrà integrarsi anche nella politica dell'ambiente, il dialogo dovrà per forza di cose essere intenso.

Senza dimenticare, infine, gli aspetti settoriali: ogni comparto ha le sue esigenze e problematiche particolari. E’ importante adattare le nostre politiche in base alle peculiari specificità dei diversi settori.

L’INNOVAZIONE NELL’INDUSTRIA:

UN PILASTRO PER SVILUPPO E COMPETITIVITA’

Come detto in avvio, l’innovazione è uno degli assi portanti di questo nuovo approccio sistemico.

Infatti, non esistono crescita e competitività senza innovazione.

Siamo consapevoli che l’Europa ha bisogno di maggiori investimenti - sia pubblici che privati - in “conoscenza”.

Per questo tra gli obiettivi di “EU 2020”, la nuova strategia di crescita per l'Unione europea, figura l'incremento degli investimenti in Ricerca e Sviluppo: il 3% del PIL europeo deve essere investito in Ricerca e Sviluppo. Attualmente siamo fermi al 1.9% , contro il 2.6% degli USA e il 3.4% del Giappone.

Mi limito ad approfondire i principali aspetti industriali strettamente legati alle politiche dell’innovazione.

Per poter occupare un posto di primo piano nella nuova scena mondiale, l’Europa deve essere leader nell’innovazione.

In questo senso, “innovare” è una delle migliori politiche per evitare il fenomeno delle delocalizzazioni, tenuto conto che gran parte della competizione con le economie dei Paesi BRICs (Brasile, Russia, India e Cina) si gioca proprio sul fronte della creatività e dell’innovazione di prodotto.

Una delle lezioni che abbiamo tratto dalla congiuntura negativa consiste, infatti, nell’imperativo di ripensare, “re-inventare” le produzioni, se non intere filiere produttive.

Essere creativi significa non aver paura di puntare sull’ “inedito”: esplorare nuove soluzioni, nuovi processi di produzione.

Dobbiamo investire nell' "innovazione di prodotto" - rivolta soprattutto alla conquista di nuovi mercati strategici - ma anche nell' "innovazione di processo”, dove le imprese perseguono molteplici obiettivi, tra cui quello di una crescita sostenibile.

In ultima analisi, “innovare” significa contribuire in maniera decisiva all’evoluzione della società e dell'economia, rendendola più prospera e al passo coi tempi.

Ecco perché un nuovo sapere si fonda sulla memoria del passato e le innovazioni sono, nella maggioranza dei casi, il perfezionamento - in forma diversa - di idee preesistenti.

Tutte queste sfide sono ben riassunte in una sola frase secca, sintetica quanto ambiziosa: “From idea to market”, dall’idea al mercato.

Il nuovo approccio in questo ambito consiste proprio nel facilitare e potenziare la catena completa del processo di innovazione: dalla ricerca primaria (che si fa nelle Università e nei laboratori), fino alla produzione industriale e all’immissione dei nuovi prodotti sul mercato.

E’ questo uno dei concetti chiave su cui poggia la nuova Comunicazione “Innovation Union” – che sto elaborando insieme alla mia collega Geoghegan-Quinn – e che la Commissione europea si appresta a presentare in autunno.

Ogni impresa, ogni industria, ha delle esigenze specifiche: il nostro compito è quello di creare un quadro adeguato che ne favorisca l’innovazione.

Come Commissario all’Industria, l’azione che mi propongo di sviluppare mira in particolare a:

- Semplificare e razionalizzare l’accesso agli strumenti finanziari;

- Incoraggiare il trasferimento tecnologico dal laboratorio alla fabbrica;

- Valorizzare i “mercati guida” e favorire la diffusione delle “Tecnologie chiave abilitanti” (le cosiddette Key enabling technologies).

CAPITALI EUROPEE: LA PROMOZIONE DEL TURISMO URBANO

Proprio le Capitali europee, molte rappresentate all'interno dell'OPCE, esprimono un valore aggiunto per la nostra economia: il Turismo urbano.

Ci troviamo in una città, Lisbona, in cui le prenotazioni delle camere d'albergo sono aumentate nello scorso Agosto del 15% (in rapporto all'Agosto 2009), e del 57% per quanto attiene agli hotel di lusso.

Lo scorso 30 giugno ho presentato la Comunicazione per una nuova politica del Turismo europeo, che si articola in 21 azioni, tra cui è figura una specifica per la promozione dei “Grandi eventi”, quindi nel contesto del turismo urbano.

E appena tre giorni fa a Bruxelles, tre Stati membri - Spagna, Italia e Francia - hanno sottoscritto un protocollo d’intesa con cui si impegnano ad avviare iniziative di promozione congiunta nei mercati dei Paesi terzi, attraverso l’utilizzo di un logo comune: "European Passion".

In virtù di questo accordo, Spagna, Italia e Francia si apprestano ad avviare un progetto pilota nei cosiddetti Paesi BRICs (Brasile, India e Cina) su tre diversi fronti:

- Il turismo eno-gastronomico

- Il turismo culturale

- E, per l’appunto, il turismo urbano

Sono davvero favorevole ad iniziative di questo genere, aperte alla partecipazione di tutti gli Stati membri.

Sempre in materia di turismo urbano, non possiamo dimenticare le opportunità offerte dai Grandi eventi - come l’EXPO Milano 2015 o le Olimpiadi di Londra 2012, giusto per citarne alcuni.

I grandi eventi sono una componente peculiare del turismo urbano che investe, direttamente, le grandi aeree metropolitane e, pertanto, le capitali europee.

Se sfruttati a dovere sono un formidabile volano per conquistare nuovi visitatori (europei ed extra-europei) - interessati a soggiorni più lunghi del classico weekend - con ricadute positive per l’intera regione della città dove si tiene l’evento.

CONCLUSIONI

Il Portogallo, che ci ospita oggi, è un "Jardim da Europa à beira-mar plantado", come scrisse Tomás Ribeiro.

È l'Europa stessa oggi che si trova di fronte a un mare gonfio di sfide, quello dell'economia globale, e deve saper navigare lungo la rotta tracciata dalla nuova politica industriale.

Non possiamo restare fermi davanti al mutamento, sempre più rapido e complesso, delle dinamiche dei mercati. La via d’uscita è quindi puntare su una politica industriale seria, integrata e coordinata a livello europeo: unico vero motore per riavviare una ripresa economica solida e sostenuta.

Reti di collaborazione come l'OPCE, consentono di scambiare esperienze, idee, maturare posizioni comuni. Rappresentate un gruppo che per l'importanza delle città coinvolte, per la forza delle economie, vorrà, spero, lavorare insieme a me, per sviluppare la nuova politica industriale europea.

Grazie della vostra attenzione!


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