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SPEECH/10/400

Dacian Cioloș

Membro della Commissione europea Responsabile dell'agricoltura e dello sviluppo rurale

"Voglio una PAC forte, efficace ed equilibrata"

Conferenza sul dibattito pubblico "La PAC dopo il 2013"

Bruxelles, 20 luglio 2010

Signore e signori,

siamo giunti al termine della conferenza. Si chiude il dibattito pubblico lanciato ad aprile. Per me e per i miei servizi è arrivato il momento di analizzare i risultati e di elaborare proposte concrete.

Naturalmente non mi ritirerò nel mio ufficio chiudendo porte e finestre e staccando il telefono. Riprenderemo la discussione. Chi mi conosce sa bene quanto per me sia importante spostarmi, incontrare gli operatori del settore e scambiare idee.

Grazie a questi mesi di dibattito pubblico e a questi due giorni di conferenza potrò ripresentarmi a voi con una comunicazione sul futuro della PAC. Una comunicazione forte dei vostri punti di vista e delle vostre idee, nonché della capacità di analisi dei miei servizi.

I. Il dibattito pubblico e la conferenza hanno aperto molte porte.

  • 1) È emersa una visione comune delle grandi sfide che attendono la PAC del futuro.

Sugli strumenti futuri sono state manifestate diverse idee. Ne discuteremo sulla base della comunicazione.

Nel corso del dibattito abbiamo parlato a lungo di sicurezza alimentare, di ambiente, di cambiamenti climatici, di occupazione e di volatilità dei mercati.

Rispetto al passato, una dimensione è emersa con maggiore vigore: l'importanza territoriale dell'agricoltura, anzi, delle agricolture europee.

La PAC deve permetterci di tutelare l'equilibrio dei nostri territori e di mantenere il legame tra territori e prodotti.

La consapevolezza di queste sfide ha fatto emergere una chiara convergenza di vedute sulla necessità di fare evolvere la PAC, di riformarla.

Questa conferenza, il dibattito pubblico e le discussioni in seno al Parlamento europeo e al Consiglio hanno messo in luce una comunanza di punti di vista circa le grandi sfide che attendono l'agricoltura.

Ovviamente non sempre siamo d'accordo. Alcuni mettono in primo piano le problematiche economiche, altri sono più sensibili a quelle ambientali.

  • 2 - Da parte mia, mi guarderò bene dal mettere in concorrenza i diversi approcci. Voglio trovare l'equilibrio ottimale.

L'Europa agricola deve davvero essere verde. Ma l'Europa verde deve avere grandi ambizioni per la sua agricoltura.

Dobbiamo sì rispettare gli equilibri naturali, ma anche cercare il risultato economico.

II. Gli insegnamenti del dibattito pubblico per il futuro della PAC.

  • 1) Gli aiuti pubblici devono diventare lo strumento che ci consentirà di conciliare diversi approcci: economico, ambientale, sociale e territoriale.

Il dibattito pubblico ha dimostrato che i cittadini europei comprendono perfettamente la necessità di una politica pubblica orientata su un'agricoltura al servizio della società.

Gli aiuti devono:

  • promuovere un'agricoltura competitiva e sostenibile;

  • garantire alle aziende un futuro di lungo termine;

  • accompagnare le aziende verso un'agricoltura sempre più sostenibile;

  • mantenere le aziende e l'occupazione sul territorio, anche dove è più difficile esercitare il mestiere di agricoltore.

Voglio essere chiaro: gli agricoltori non devono vergognarsi di essere sostenuti da fondi pubblici. Questi aiuti rispondono ai bisogni di un settore molto particolare, chiamato a far fronte a sfide importanti.

Gli aiuti devono essere meglio distribuiti, meglio orientati e più trasparenti. Dobbiamo fare in modo che i contribuenti possano comprenderli con facilità.

Alcuni sono probabilmente stati tentati dall'idea di applicare un tasso unitario. Questa idea è stata menzionata durante il dibattito pubblico. Fino a che punto è necessario spingere la parità per creare condizioni di concorrenza eque? Da parte mia, non credo che equità sia sinonimo di parità.

Neanche il mantenimento di criteri storici è una strada percorribile. I retaggi del passato non ci consentiranno di preparare il futuro né di accompagnare il settore verso la modernizzazione.

Dobbiamo operare sulla base di criteri obiettivi e realisti: il tipo di azienda, il contesto socioeconomico, climatico e ambientale nel quale gli agricoltori lavorano.

Una cosa è chiara: non possiamo perpetuare un sistema che non riconosce diritti analoghi a categorie di aziende che operano in condizioni analoghe.

È alla luce di tutto questo che le prossime settimane lavorerò per conseguire un obiettivo ben preciso: proporre un sistema efficace, equo per tutti gli Stati membri, per le loro regioni e per i loro agricoltori.

  • 2) La struttura della PAC: uno o due pilastri?

Dobbiamo sì mantenere i due pilastri, uscendo però dagli schemi attuali.

I due pilastri rappresentano due aspetti complementari della PAC:

  • Il primo è il sostegno a tutti gli agricoltori europei su base annuale, con risultati quantificabili e visibili annualmente. È la nostra risposta alle grandi sfide che accomunano tutti gli Stati membri dell'UE.

  • Il secondo è l'evoluzione dei comparti e dei territori, anche sul piano ambientale. Questo pilastro deve sostenere i nostri obiettivi, sulla base di una programmazione pluriennale, con priorità chiare ma anche con una flessibilità sufficiente per conseguirli.

La politica di sviluppo rurale deve permetterci di modernizzare le nostre aziende, di impiegare nuovi mezzi in materia di innovazione, di lavorare sulla diversificazione delle zone rurali, di stabilizzare un settore agricolo esposto alla volatilità dei mercati, di affrontare in maniera orizzontale le complesse sfide legate ai cambiamenti climatici.

Vedo una PAC forte, fondata su due pilastri. Una PAC che sostiene la diversità di tutte le sue agricolture e dei territori rurali europei, una PAC che crea i beni pubblici che la società europea attende.

III. Quali sono le sfide alle quali dobbiamo far fronte?

Ne individuo sette.

1/ L'Unione europea non è un'isola separata dal mondo.

La globalizzazione è una sfida trasversale, dalla quale non possiamo recedere. L'Europa deve apportare il proprio contributo alla sicurezza alimentare mondiale - problema di grande complessità – evitando nel contempo di ostacolare lo sviluppo dell'attività agricola dei paesi in via di sviluppo.

È stata menzionata la questione delle proteine. Sono pronto a discutere l'argomento nel quadro di un approccio realista basato sulle capacità agronomiche dell'Unione europea e sul contributo ambientale della coltivazione delle leguminose. Nutro forti dubbi circa la nostra capacità di coprire integralmente il fabbisogno europeo.

2/ La sfida alimentare.

Tutti noi conosciamo le previsioni della FAO.

È accettabile che, ormai da anni, le rese non vedano alcun progresso?

Le nostre riflessioni e decisioni non possono prescindere dalla complessa definizione del concetto di "sicurezza alimentare".

L'Europa deve assumersi le proprie responsabilità in materia di ricerca e di innovazione; mantenere le proprie ambizioni a livello internazionale, con prodotti di qualità e strumenti forti per promuovere i prodotti europei; essere più attenta alle esigenze dei suoi consumatori, anche di quelli meno favoriti, e dei suoi mercati locali e regionali. Gli agricoltori troveranno così un maggiore valore aggiunto nel loro lavoro, mentre i consumatori scopriranno la diversità dei prodotti e la ricchezza dei loro territori.

3/ La sfida ambientale.

Dobbiamo rassegnarci ad assistere al deterioramento della qualità del suolo e dell'acqua? Dobbiamo ritenere che la perdita di biodiversità sia un fenomeno ineluttabile? Dobbiamo accettare i cambiamenti climatici senza reagire? Sono convinto di no.

La società non è passiva di fronte alle sfide ambientali. L'agricoltura può offrire delle soluzioni.

Non dimentichiamo che la gestione sostenibile delle risorse naturali è contemporaneamente un interesse economico, ambientale e sociale.

L'agricoltura deve migliorare i propri metodi di produzione e ridurre le emissioni di carbonio, adattare le proprie pratiche - dato che è la prima vittima del rialzo delle temperature e dei danni provocati dalla maggiore violenza dei fenomeni climatici - e, più in generale, prestare il proprio contributo ad una società che lotta contro i cambiamenti climatici. Mi riferisco in particolare alla capacità di stoccaggio del carbonio.

Per tutti questi motivi, è un settore che deve essere incoraggiato.

4/ La sfida economica.

Ho preso atto delle inquietudini espresse nel corso del dibattito pubblico e della conferenza. Lavorerò sui due aspetti seguenti:

Rafforzare il nostro dispositivo comune di prevenzione dei rischi e di gestione delle crisi. Al di là degli aiuti diretti, è necessaria una solida rete di sicurezza. Ne va della capacità del settore di investire, innovare ed attrarre i giovani.

Abbiamo bisogno anche di strumenti di gestione dei mercati: in questi ultimi mesi, di fronte all'eccessiva volatilità dei mercati, ne abbiamo constatato l'importanza.

Dobbiamo immaginare nuovi dispositivi che ci consentano di far fronte al problema dell'eccessiva volatilità. La volatilità rischia di far scomparire interi settori dei nostri comparti agricoli. Non possiamo restare inattivi.

La sfida economica passa anche attraverso una nuova concezione delle relazioni all'interno della catena alimentare.

5/ La sfida territoriale.

Sostenere l'agricoltura in tutta l'Europa è legittimo. Deve però trattarsi di un'agricoltura in grado di acquisire competitività, grazie ai suoi territori, e che sappia utilizzare la propria specificità territoriale in questo senso.

L'avvenire dell'agricoltura è strettamente legato a quello dei territori rurali.

La PAC può e deve essere un fattore di successo della strategia Europa 2020.

La strategia Europa 2020 può fare affidamento sulla PAC per una crescita dei territori rurali intelligente, sostenibile ed inclusiva.

6/ Infine, non voglio dimenticare la sfida della diversità…

Grazie all'allargamento l'Unione europea è diventata più diversificata. Il successo della nostra politica comune dipenderà dalla nostra capacità di accompagnare le diverse aziende agricole in maniera efficace.

So che potremo contare sulla capacità degli Stati membri di applicare sul campo la nostra politica comune, adattandola alle loro problematiche regionali e locali. Il successo di LEADER e l'esperienza condivisa all'interno della rete per lo sviluppo rurale deve essere valorizzata in questo senso.

7/ … e neanche la sfida della semplicità.

Perché, per essere forte, la PAC deve essere semplice e comprensibile.

La bellezza e la forza di una foresta si misurano dal numero di specie che vi sono rappresentate. Alberi adattati al proprio ambiente che interagiscono gli uni con gli altri: è questa la forza della biodiversità. La forza dei nostri territori consiste nella diversità delle nostre agricolture. È là che troveremo le risorse per modernizzare il settore. Sarà questa idea a guidarmi quando presenterò le opzioni per una PAC rinnovata, per un'Europa che valorizzi i suoi agricoltori e per agricoltori che siano all'altezza delle aspettative dell'Europa.


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