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Antonio Tajani Vicepresidente della Commissione europea, responsabile dell'industria e imprenditoria Discorso di chiusura della Conferenza sulla Competitività Industriale Conferenza sulla Competitività Industriale Bruxelles, 26 aprile 2010

Reference: SPEECH/10/181 Event Date: 26/04/2010 Export pdf PDF word DOC
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SPEECH/10/181

Antonio Tajani

Vicepresidente della Commissione europea, responsabile dell'industria e imprenditoria

Discorso di chiusura della Conferenza sulla Competitività Industriale

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Conferenza sulla Competitività Industriale

Bruxelles, 26 aprile 2010

Signori partecipanti,

Signori oratori,

Signore e signori

Sono molto soddisfatto dei lavori di oggi!

Desidero ringraziarvi per i vostri interventi, tutti molto interessanti.

E' con voi che voglio costruire la nuova politica industriale europea.

Una politica che dovrà rilanciare l'economia, creando le condizioni affinché le nostre imprese siano competitive sui mercati mondiali.

"Competitività" vuol dire: imprese che lavorano, posti di lavoro, benessere diffuso.

Si tratta di una sfida che accomuna tutti: imprenditori, lavoratori e istituzioni pubbliche. Insieme potremo vincerla!

L'industria è la prima risorsa dell'economia europea. Se ne sono accorti anche coloro che - fino a pochi mesi fa - teorizzavano la possibilità di farne a meno.

"Il ruolo della politica e dei mercati in tempi difficili" è il titolo della conferenza di oggi. Questa formulazione va letta in positivo: presuppone l'avvio di nuova fase di sviluppo e benessere.

La parola "crisi" viene dal greco Krino che - letteralmente - significa "decidere", "scegliere". Indica, quindi, un momento che separa una fase dall'altra. In questo senso, voglio che la nuova politica industriale rappresenti una svolta rispetto al passato.

Ho ben chiaro il ruolo che la Commissione deve svolgere. Nell'economia sociale di mercato riconosciuta e voluta dal Trattato, il sistema pubblico - per citare l'economista tedesco Wilhem Röpke - deve attuare: "interventi di assestamento diretti ad accelerare e facilitare il raggiungimento di un equilibrio, allo scopo di evitare perdite e difficoltà o di limitarle al minimo".

"Anziché lasciare la ricerca di nuove strade al settore della produzione, costretto a trasformarsi - prosegue Röpke - noi vogliamo occuparcene con piani di trasformazione, crediti, cambiamenti di indirizzo e altri mezzi adeguati".

Certo, il sistema pubblico non può sostituire una buona gestione delle imprese.

Quello che occorre è intervenire con misure che accompagnino le ristrutturazioni e le riconversioni necessarie, per ridare competitività al nostro tessuto industriale.

La nostra visione si completa con un sistema di regole - in "funzione equilibratrice" del mercato - che garantisca la certezza del diritto agli operatori economici.

L'Europa ha compiuto grandi passi in avanti, tuttavia non si scorge (non ancora) una vera "economia europea", coordinata e solidale.

Ecco allora che il varo di una nuova politica industriale è un capitolo fondamentale, tanto che è divenuto uno degli obiettivi fondamentali di “Europa 2020” per una crescita intelligente, sostenibile e davvero inclusiva.

L'impegno è chiaro: dobbiamo mantenere e sviluppare una base industriale solida, competitiva e diversificata in Europa.

La nuova politica industriale dovrà essere:

  • Orizzontale;

  • Integrata;

  • Vicina ai settori in ristrutturazione;

  • Innovativa e sostenibile;

  • Attenta a stimolare la creatività;

  • Orientata allo sviluppo delle Piccole e Medie Imprese;

  • Strategica sul fronte delle materie prime.

  • Globalizzata

1 - Orizzontale

Una politica industriale moderna deve informare le altre politiche dell'Unione e, a sua volta, esserne informata.

L'obiettivo deve essere quello di aumentare la produttività delle nostre imprese.

E' per questo che dobbiamo combinare e coordinare gli strumenti a nostra disposizione:

  • Una regolamentazione "intelligente", senza intervenire dove non è necessario.

  • Appalti pubblici moderni che valorizzino le imprese che innovano, che si sforzano di essere più efficienti e competitive.

  • Regole di concorrenza credibili a garanzia del mercato interno in dialogo permanente con la politica industriale. Come affermato dal collega Almunia stamani, la politica di concorrenza deve essere fattore di competitività per l'Europa, non deve tradursi in uno svantaggio competitivo per le nostre imprese rispetto a quelle dei Paesi terzi.

  • Infine, la Standardizzazione: l'industria europea vince anche attraverso una moderna politica sugli standard da esportare nei Paesi extraeuropei.

2 – Integrata

In effetti, una lezione importante che abbiamo tratto dalla crisi è che l’interdipendenza tra le varie politiche, i diversi settori e le nostre economie è molto più stretta e molto più intensa di quanto non avessimo pensato.

Dobbiamo quindi superare il modello dei “settori isolati” o delle industrie nazionali. Esso va sostituito con un modello basato sulle catene di valore complete, dall’accesso alle materie prime, all’energia e ai trasporti, fino al servizio clienti post-vendita.

Le iniziative dell'Unione dovranno essere fondate su una valutazione sempre più attenta del loro impatto sulla competitività delle imprese.

Una norma è necessaria? Quanto costa la sua implementazione? E' previsto un adeguato periodo transitorio? In che posizione poniamo le nostre imprese rispetto ai concorrenti degli altri Paesi con l'adozione di questa norma?

Sono domande che dovremo porci, se vogliamo una politica industriale davvero integrata.

Per trovare le giuste risposte, conto sul lavoro del gruppo di Commissari per la politica industriale recentemente creato dal Presidente Barroso e da me coordinato.

3 - Vicina ai settori in ristrutturazione.

Le responsabilità delle ristrutturazioni ricade in primis sulle imprese. L'Europa deve restare vicina questi settori: è una delle declinazioni più concrete dell'economia sociale di mercato. La riconversione verso produzioni innovative, più "verdi", è un processo che spetta alle imprese di gestire: sulle istituzioni pubbliche ricade la responsabilità di creare le condizioni perché una riconversione sia possibile.

La Commissione è già all'opera: mercoledì adotteremo la Comunicazione sulle auto pulite ed efficienti dal punto di vista energetico.

4 - Innovativa

Compito della politica industriale è incrementare la base tecnologica delle imprese, mediante lo sviluppo e l'integrazione di tecnologie e servizi avanzati.

L'innovazione deve essere un obiettivo di tutte le imprese: piccole medie e grandi. Innovazione significa competitività. E' nostro compito convincere le imprese che tutte - nessuna esclusa - possono innovare, secondo il modello più adatto alle proprie caratteristiche.

A partire, ad esempio, dalla modernizzazione della propria organizzazione interna: servono una logistica più adeguata alle specifiche esigenze di distribuzione; collaborazione con altre imprese in strutture a clusters, valorizzazione così le economie di scala.

Dobbiamo inoltre prendere provvedimenti urgenti per garantire che le nuove tecnologie promettenti - come quelle descritte nella comunicazione sulle “key enabling technologies” (ad esempio: microelettronica, nanotecnologie e biotecnologie) - siano commercializzate e diffuse in tutta l’UE, coinvolgendo maggiormente le Piccole e Medie Imprese.

Le Key enabling technologies sono essenziali per lo sviluppo di nuove industrie, nuovi poli di competitività e servizi.

5 - Attenta a stimolare la creatività

E' giusto porre l'accento sull'importanza della creatività europea: è uno dei nostri punti di forza. Le nostre imprese sono in grado di studiare soluzioni sempre nuove, sempre diverse, per soddisfare le esigenze dei loro clienti.

L'economista indiano Prahalad parla giustamente dell'importanza della co-creazione, in cui le imprese hanno l'abilità di innovare creando un circuito interattivo al quale partecipano i lavoratori, i clienti ed i partners commerciali.

Pertanto, dobbiamo fare in modo che le imprese dispongano delle giuste condizioni perché la loro creatività si traduca in un'accresciuta competitività.

A questo proposito domani la Commissione adotterà un "Libro Verde" sullo sviluppo del potenziale rappresentato dall'industria culturale e creativa.

6 - Orientata allo sviluppo delle Piccole e Medie imprese

Le PMI sono le grandi protagoniste della nuova fase di crescita.

Le parole chiave sono molte.

Small Business Act. Lo dico sempre, lo ribadisco oggi. Se tutti gli Stati Membri si sforzeranno di implementare pienamente lo "SBA", la nostra economia farà un balzo in avanti in termini di competitività.

Stiamo già lavorando per migliorarlo ulteriormente, mi attendo il vostro contributo.

Crescita dimensionale. Le nostre PMI sono spesso troppo piccole per affrontare la sfida dei mercati mondiali. Dobbiamo metterle in condizione di crescere.

Accesso alle risorse. Vuol dire certamente accesso al credito e, quindi, migliori rapporti con le banche private. Più in generale, significa anche accedere a quel patrimonio di opportunità che già esistono - ma che devono essere meglio comunicate alle PMI - o che invece devono essere ridisegnate per divenire più fruibili.

Ne parleremo il prossimo 6 maggio in una Conferenza che sto organizzando qui a Bruxelles, proprio su questo tema.

Test PMI. Le PMI spesso non hanno le risorse per far sentire la propria voce presso il legislatore locale, nazionale o europeo allorché si adottata una disciplina. Il risultato è che, non di rado, una valutazione d'impatto carente produce effetti negativi a carico delle PMI.

Questo non vede più accadere, a nessun livello: la Commissione è chiamata a dare l'esempio.

7 – Strategica sul fronte delle materie prime.

L'accesso alle materie prime è un pilastro fondamentale della nuova politica industriale.

I nostri concorrenti hanno già conquistato posizioni di forza sulle principali fonti di approvvigionamento.

Stiamo già lavorando su questo tema. Parte della soluzione risiede nel rafforzamento dei nostri rapporti economici e politici con alcuni Paesi Terzi, in particolare con l'Africa.

Ma occorre intensificare gli sforzi anche sulle materie prime di cui l'Europa già dispone, e il cui sfruttamento va ottimizzato.

Proprio per quanto riguarda il nodo strategico dell’accesso alle materie prime - fattore chiave in termini di competitività - stiamo lavorando su tre fronti:

  • Facilitare l’accesso alle materie prime sui mercati mondiali, senza distorsioni delle condizioni di accesso.

  • Favorire l’approvvigionamento sostenibile di materie prime provenienti dalla Unione europea.

  • Mantenere l’obiettivo di ridurre il consumo di materie prime in Europa attraverso il riciclaggio, il ricorso a prodotti di sostituzione ed un sempre maggior uso di materiali rinnovabili.

A tale scopo intendiamo predisporre una lista UE di materie prime sensibili, sulle quali concentrare l’azione. I rincari delle “commodity” rischiano infatti di compromettere il rilancio dell’economia. Per questo intendo accelerare i lavori già in corso ed entro la fine di giugno dovremmo già essere in grado di stilare una prima lista.

8 - Globalizzata

Dobbiamo riconcentrare la nostra politica commerciale sui nostri principali partner per garantire una maggiore apertura dei mercati. Per questo dobbiamo fornire un concreto appoggio all'internazionalizzazione delle Imprese, soprattutto quelle Piccole e Medie.

Il nostro helpdesk sui diritti della proprietà intellettuale di Pechino offre un modello di come sostenere il processo di internazionalizzazione delle imprese. Deve essere esteso anche ad altri Paesi.

Per realizzare una nuova politica industriale, dobbiamo mantenere un dialogo permanente con gli stakeholders.

Le consultazioni devono avvenire a livello settoriale, nonché in seno ai Gruppi ad Alto Livello già attivi come:

  • CARS21

  • LeaderSHIP

  • EngineEurope

  • oppure, il Gruppo ad alto livello sui prodotti chimici

Il dialogo permanente - inoltre - dovrà essere assicurato anche a livello orizzontale: come nel caso dell’Enterprise Policy Group o delle consultazioni delle parti interessate in materia di concorrenza.

La premessa è una diagnosi adeguata delle difficoltà incontrate, al fine di conoscere punti di forza e "talloni d'Achille" dei diversi settori dell'industria manifatturiera. Per questo stiamo "censendo" le sfide con cui i singoli settori si confrontano, in modo da poter proporre iniziative politiche su misura nel corso del 2010-2011.

I primi risultati di questo esercizio d’“inventario” compongono un' "istantanea" (per dirla in gergo "fotografico") delle sfide più urgenti per l’industria europea.

E' un lavoro complesso, su cui mi aspetto il contributo di tutti voi, anche di commento ai primi risultati già disponibili.

CONCLUSIONI

Signore e Signori,

la centralità dell'industria passa per il rilancio della cultura di impresa, dell'orgoglio di essere impresa europea. Dobbiamo quindi lavorare insieme per valorizzare i nostri punti di forza, primo tra tutti la nostra creatività.

Il tessuto industriale - che storicamente caratterizza la struttura produttiva europea - rappresenta un patrimonio cruciale: è il vero motore di crescita e benessere. Pertanto, il nostro sistema economico deve dotarsi di una nuova e ambiziosa politica per il rilancio dell’Industria e delle Imprese in Europa.

La centralità dell’industria nel contesto europeo va quindi riaffermata. E’ un altro insegnamento tratto dalla crisi che ci impegna - innanzitutto - a riportare l’economia reale al centro della nostra attenzione.

Da parte mia, vi assicuro che lavorerò intensamente per difendere e sviluppare gli interessi dell’industria europea nei prossimi 5 anni.

Vi ringrazio per la vostra attenzione e partecipazione!

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