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Joe Borg
Member of the European Commission Responsible for Fisheries and Maritime Affairs
Verso una pesca sostenibile nel Mediterraneo
Conferenza Regionale della Pesca
Agrigento, sabato 28 marzo 2009

European Commission - SPEECH/09/151   28/03/2009

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SPEECH/09/151












Joe Borg

Member of the European Commission Responsible for Fisheries and Maritime Affairs



Verso una pesca sostenibile nel Mediterraneo


























Conferenza Regionale della Pesca
Agrigento, sabato 28 marzo 2009

Presidente, Onorevoli Ministri, Signor Sindaco, Signore e signori,

è per me un vero piacere incontrarvi oggi in questa splendida città per un proficuo e costruttivo scambio di vedute sui temi che interessano la pesca nel Mediterraneo. Essendo io maltese ed isolano, devo dire che riconosco in luoghi come questo, dove mare, pesca e portualità fanno parte integrante del territorio, la realtà che la pesca, essendo un'attività antichissima, è da sempre stata vitale per l'uomo. Ed è proprio per questo, e con maggior forza, che oggi essa va conosciuta, tutelata ed aiutata nel difficile passaggio verso la sostenibilità a lungo termine.

Non e' più messo in dubbio che per garantire una pesca sostenibile sia necessario un maggior coordinamento fra stati costieri del Mediterraneo; e tutti sappiamo che il nostro patrimonio ittico è sottoposto a pressioni crescenti, esercitate non solo dalle attività di pesca commerciale e ricreativa, ma anche da fattori esterni quali l'inquinamento e il cambiamento climatico.

Tuttavia, anche il maggiore coordinamento internazionale, seppur necessario, può rivelarsi inefficace se non è accompagnato da un'autentica assunzione di responsabilità da parte di ciascuno stato costiero; ed eppure sarebbe inutile se non è accompagnato dall'impegno a migliorare le nostre conoscenze dello stato delle risorse naturali. Infatti, in assenza di una base scientifica su cui poggiare le scelte gestionali, ancorché coordinate a livello internazionale, rischiamo di prendere iniziative di breve respiro. Iniziative che non affrontano alla radice il problema del potenziamento dei controlli e della limitazione della capacità delle flottiglie di pesca – elementi che, come sappiamo, sono oramai necessari a garantire uno sfruttamento sostenibile.

Queste sono sfide che l’Unione europea ha ben presenti. In questi anni abbiamo attivamente operato per migliorare il quadro conoscitivo delle attività di pesca e la loro gestione, oltre che per sostenere e rafforzare il quadro di cooperazione multilaterale. Tuttavia molto resta ancora da fare e la Commissione sta ora impegnandosi per concepire una nuova proposta: una proposta per una riforma della Politica comune della pesca, che vedrà la luce entro il 2012.

Sono altresì sfide su cui tutti noi, incluso particolarmente io, classi dirigenti e quelle politiche, dobbiamo lavorare assieme, e che dobbiamo affrontare anche con tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, sia i membri dell'Unione europea sia gli altri, ed in particolare nell’ambito delle organizzazioni multilaterali internazionali come l'ICCAT (la Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell'Atlantico) e il CGPM (la Commissione Generale della Pesca nel Mediterraneo), sul cui ruolo vorrei soffermarmi brevemente.

Prendiamo ad esempio il caso del tonno rosso. In base a pareri scientifici ed anche all'esperienza pregressa, l'ICCAT ha adottato un nuovo piano di ricostituzione della specie che riduce ulteriormente i volumi di cattura ammissibili e che potenzia i controlli nell'area del Mediterraneo e dell'Atlantico orientale.

E' essenziale che tutti gli Stati Membri si impegnino a far rispettare il piano di ricostituzione dell'ICCAT. La Commissione intraprenderà durante quest' anno una massiccia campagna di monitoraggio e non tollererà casi di sovra-sfruttamento né altre irregolarità.

L'Italia, come gli altri Stati membri, deve assumersi le proprie risponsibilità di rispettare gli obblighi istituiti dal piano, in particolare in materia di contingenti e di sovra-capacità dei pescherecci. In mancanza ne risentiranno dannosamente sia lo sforzo per ripopolare questa importante specie ittica, sia anche la credibilità della Comunità europea sul piano internazionale. Mi auguro che l'Italia, come anche gli altri paesi membri, sia già al lavoro, di concerto con l'industria del settore e con tutte le altre parti interessate, nell'intento di assicurare un monitoraggio puntuale ed efficace delle attività da pesca dirette a questa specie e di varare un adeguato programma di riduzione delle tonnare volanti.

Gli Stati Membri potranno naturalmente contare sulla stretta collaborazione dei servizi da me diretti, ed i settori colpiti potranno avvalersi di opportuni aiuti, sia se sono erogati dal Fondo europeo per la pesca (FEP) o dai nuovi strumenti finanziari disposti dalla Commissione per aiutare i diversi settori dell'industria a far fronte alla crisi economica.

Vi sono anche altri segmenti della flotta siciliana che accusano situazioni di crisi collegate ad uno stato di sofferenza delle risorse sfruttate sia nelle acque territoriali che in quelle internazionali. Ne sono esempi: la pesca dei gamberi di profondità; del gambero rosa e del nasello; per non citare altri stock che sono catturati con elevato sforzo di pesca e con ridotte selettività degli attrezzi da pesca.

Già da diversi anni la Commissione cerca di porre rimedio a questo stato di cose e si sforza ad avviare le Amministrazioni regionali verso la messa in atto di piani di gestione a lungo termine concepiti di pari passo con la comunità scientifica regionale e in base a valutazioni affidabili dello stato delle risorse.

Purtroppo, a tutt’oggi, la messa in atto di tali piani non è ancora avvenuta, anche se piccoli passi in avanti sono stati recentemente registrati. In questo riguardo è incoraggiante notare che, nell’ambito del Regolamento Mediterraneo (Reg. 1967/2006) e del FEP, la Sicilia, congiuntamente all’amministrazione nazionale, è riuscita a proporre una base scientifica per futuri piani di gestione basati su dati quantitativi e verificabili.

Tramite il suo comitato scientifico STECF (il Comitato scientifico, tecnico e economico per la pesca), la Commissione sta valutando questi futuri piani, e ci auguriamo che possano diventare operativi nel più breve tempo possibile.

Signore e signori,

La sostenibilità della pesca, e con essa l’efficacia e la stabilità economica del settore, potrà realizzarsi solo se il settore stesso sarà capace di avere maggiore cura – del patrimonio biologico da cui estrae la propria ricchezza.

Le iniziative tese a ridurre la capacità, a controllare e limitare lo sforzo di pesca, a migliorare la selettività degli attrezzi, oltre che a rispettare aree di particolare interesse biologico ed ecologico, sono non solo inevitabili ma anche urgenti.

In questo senso credo che il Regolamento Mediterraneo, se correttamente applicato, ci possa permettere di raggiungere l’obiettivo principale di incrementare la produttività ai precedenti livelli, pur proteggendo al tempo stesso la biodiversità e gli habitat ed avendo cura della pesca artigianale e della sua dimensione sociale.

Per il momento non siamo soddisfatti del livello di conformità al nuovo Regolamento. A quanto pare, la possibilità di procedere dal basso sancita dal regolamento proprio è stata interpretata come un assegno in bianco per procrastinare sine die l'attuazione dei provvedimenti previsti in materia gestionale. Abbiamo qui un'opportunità importante che il settore e le amministrazioni nazionali rischiano di perdere.

Comunque è dovere della Commissione avvalersi dei mezzi che sono a nostra disposizione per garantire la corretta attuazione della normativa comunitaria. Per evitare che la Commissione sia costretta ad intervenire, è essenziale che le cose cambino entro breve termine in direzione di un allineamento con i termini del Regolamento.

Devo dire anche che negli ultimi anni si è fatto sempre più evidente che l'approccio meramente nazionale o comunitario alla gestione della pesca mediterranea non è più sufficiente – è questa una ragione per cui il Regolamento Mediterraneo si prefigge anche di gettare le basi per una visione comune con gli altri partner mediterranei.

Infatti, tramite la corretta attuazione del Regolamento Mediterraneo e delle sue clausole, tra cui i piani di gestione a lungo termine, l'Unione sarà in grado di agire in modo più efficace in contesti multilaterali quali il CGPM e l'ICCAT, come del resto è stato molte volte auspicato dagli Stati membri e da esponenti del settore.

Per quanto riguarda il CGPM, la Commissione ritiene che spetti a questo organismo un ruolo di primo piano, quale sede internazionale dedicata a garantire la sostenibilità della pesca nel Mediterraneo e a garantire pari condizioni fra pescatori di diversi paesi. Del resto, gli Stati membri dell'UE che si affacciano sul Mediterraneo hanno da sempre riconosciuto l'importanza del ruolo del CGPM in ambito di controllo e di tutela.

Evidentemente anche gli altri paesi del Mediterraneo stanno incominciando ad avere seri problemi sia di conservazione di stock ed habitat sovra-sfruttati, sia di protezione degli ecosistemi marini. Detto questo, la flotta Comunitaria del Mediterraneo ha una consistenza e una capacità rilevante alle altre flotte Comunitarie, pur operanti in aree molto più produttive al di fuori del Mediterraneo. In particolare la flotta italiana si situa ai primi posti in Europa in termini di abbondanza, potenza motrice e tonnellaggio; e quella siciliana è una delle flotte da pesca più importanti e potenti di questo mare. È lecito quindi dedurre che l'Unione europea ha il dovere di dare il buon esempio e di appianare le disparità sul piano internazionale e che la Sicilia ha tutto l'interesse a tracciare la via per una pesca sostenibile capace di dare maggiori rendimenti e pescato di maggiore qualità.

Dobbiamo tutti farci carico dello stato delle risorse marine se vogliamo difendere gli interessi dei nostri pescatori ed assicurare una distribuzione adeguata di generi alimentari dal mare, conservando al contempo le risorse ittiche e l'ambiente marino che rappresentano – e che sono, dopo tutto, i presupposti per il futuro dei pescatori.

In questo senso, non posso che salutare caldamente l'iniziativa COSVAP di creare un "osservatorio della pesca nel Mediterraneo" che, agendo trasversalmente ai diversi settori merceologici e ai diversi paesi, raggruppa le competenze e unisce le forze di ciascuno. E spero che in futuro potrò citarla quale esempio di buona pratica nel promuovere la politica marittima integrata con i paesi membri dell'Unione, che, come sapete, è uno degli obiettivi comunitari di questi anni.

Devo però sottolineare che, sebbene sia un elemento portante della politica marittima integrata, la politica della pesca resta comunque una politica di esclusiva competenza comunitaria. Perciò, qualsiasi iniziativa, ivi compresi i contatti e gli accordi con paesi terzi, deve essere condotta nel pieno rispetto della normativa comunitaria e non solo in materia di pesca ma anche di ambiente, di occupazione, di immigrazione, di politica doganale e così via.

Analogamente, l'iniziativa Medi-District rappresenta un modello interessantissimo di scambio di buone prassi nell'area mediterranea e sposa i principi della politica marittima integrata. La Commissione è ora impegnata in un'analisi dettagliata delle intese ed accordi firmati per valutarne la compatibilità con la politica comune della pesca. Nel frattempo, incoraggio la Provincia e la Regione a continuare lungo questa strada e a non mancare l'appuntamento delle Giornate del Mare, a Roma dal 18 al 20 maggio, dove potranno ad esempio esibire uno stand che presenti e promuova l'iniziativa Medi District.

Un altro foro importante per il Mediterraneo sarà il Consiglio consultivo regionale (il CCR), che terrà la sua prima assemblea generale a Roma la settimana prossima nel primo di Aprile, e che permetterà a tutti gli attori della regione di discutere le aree di comune interesse e di elaborare raccomandazioni. Questo è il settimo CCR istituito nell'Unione europea. L'esperienza degli altri sei è fin qui molto positiva – senza dubbio i CCR migliorano i rapporti e lo scambio di informazioni fra i pescatori europei, ma anche tra questi e gli esponenti delle organizzazioni non governative, della comunità scientifica e della Commissione, e permettono anche di tener maggior conto delle specificità regionali. Invito perciò tutti voi a partecipare nel varare il CCR per il Mediterraneo, nella decisione buona.

Mi auguro perciò che questo organismo, avvalendosi dell’esperienza degli altri CCR, cominci rapidamente a dare un contributo costruttivo alla Politica comune della pesca (PCP), anche nella sua dimensione internazionale, senza divenire una camera di difesa corporativa di visioni arretrate e comportamenti ormai inadeguati a garantire lo sfruttamento sostenibile delle risorse e il successo economico.

Signore e signori,

La Commissione ha oggi in corso un grande cantiere: quello della riforma della politica comune per la pesca, il cui fine ultimo è un'attività complessiva di pesca sostenibile e responsabile. Il processo comincia il mese prossimo con la pubblicazione del nostro Libro verde e terminerà nel 2012, dieci anni dopo il capitolo precedente. Anche questa volta non è "Bruxelles" a decidere i termini del progresso: siete tutti voi.

Il Libro verde ha in fatti la funzione di far scaturire un dibattito pan-europeo, senza argomenti tabù e preconcetti, ed è aperto a tutti. Mi auguro allora che voi parteciperete con commenti, suggerimenti, esigenze ed idee innovatrici al fine di assicurare una PCP più forte e tagliata per le sfide di oggi.

Siccome la riforma si propone come un approccio a medio termine, non è che nel frattempo possiamo incrociare le braccia. Ecco perché il Consiglio ha appena adottato un Regolamento contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, che entrerà in vigore nel gennaio del 2010 e sulle cui modalità di attuazione stiamo lavorando. Inoltre, non potevamo procrastinare il potenziamento dei sistemi di controllo, giacché nelle attuali condizioni vi sono lacune e manchevolezze che in parte vanificano le politiche di sostenibilità. Dobbiamo essere tutti d'accordo, ritengo, sul fatto che il settore dei controlli vada riformato in modo ambizioso, che vada esteso all'intera filiera "dalla rete alla tavola" e che vada semplificato e reso meno oneroso dal punto di vista amministrativo e finanziario. Io sostengo che deve anche essere standardizzato in un unico strumento normativo più chiaro e semplice, che sia coerente e complementare la normativa sulla pesca illegale e sulle autorizzazioni. La proposta presentata dalla Commissione provvede sufficiente flessibilità nei confronti della riforma imminente, ma presenta al contempo sostanziali vantaggi rispetto alla situazione odierna.

In conclusione, signore e signori, vorrei dire che in qualità di Commissario europeo, quello che mi preme è che vi spetti un'equa porzione per risorse marine del Mediterraneo, e che riusciate a ricavarne in sufficienza di che vivere bene, ma senza togliere ai vostri vicini o alle future generazioni la possibilità di fare lo stesso.

Infatti, mentre le risorse pescate, se ben pescate, possono produrre ricchezza, gli investimenti economici, male indirizzati e tesi ad uno sfruttamento eccessivo, siano essi pubblici o privati, non potranno produrre più pesci nel mare ma anzi concorreranno al depauperamento delle risorse.

Ecco perché io plaudo al fatto che l’Italia, sia riuscita a presentare la base scientifica su cui costruire piani di gestione di lungo periodo, sia nazionali che comunitari. Come nel passato, spero di contare sull'appoggio del settore di pesca italiano per le altre imminenti iniziative comunitarie, quali la riforma della PCP.

Purtroppo la difficile congiuntura economica sradica le nostre abitudini e ci fa dolorosamente capire che il benessere è tutt'altro che scontato. Allo stesso modo dobbiamo accettare che anche nello specifico settore in cui operiamo, se vogliamo che il benessere duri nel tempo, dobbiamo ripensare tutti i presupposti su cui ci siamo basati per almeno questo quarto di secolo e re-inventare nuove modalità di sfruttamento delle risorse naturali.

Grazie.


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