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SPEECH/02/463

Romano Prodi

Presidente della Commissione europea

Le fasi finali dell'allargamento

Parlamento Europeo

Bruxelles, 9 ottobre 2002

Signor presidente,

Onorevoli parlamentari,

E' con emozione profonda che oggi, in questa aula parlamentare, io prendo la parola.

All'inizio del mio mandato, proprio davanti a voi, presi l'impegno di fare dell'allargamento la priorità assoluta della mia Commissione, di fare della mia Commissione la Commissione dell'Allargamento.

Perché allargare l'Unione vuol dire consolidare a livello continentale un'area di pace, di sicurezza e di democrazia.

Oggi, a tre anni di distanza, sono di nuovo di fronte a voi per dire che quell'impegno è stato mantenuto.

La Commissione ha fatto il proprio lavoro.

La Commissione ha onorato la propria promessa.

Dopo un esame approfondito dei progressi compiuti dai candidati, posso annunciare il nome dei paesi per i quali raccomandiamo al Consiglio di concludere i negoziati entro il 2002. Permettetemi di leggere il passaggio saliente delle raccomandazioni che abbiamo adottato oggi.

"Cipro, Repubblica ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica slovacca e Slovenia adempiono ai criteri politici. Considerando i progressi compiuti da questi paesi, i loro precedenti riguardo all'attuazione degli impegni presi e tenendo conto dell'opera di preparazione in corso, la Commissione ritiene che questi paesi avranno adempiuto ai criteri economici e a quelli relativi all'acquis e saranno pronti all'adesione dall'inizio del 2004. La Commissione raccomanda pertanto di concludere i negoziati di adesione con questi paesi entro la fine dell'anno in corso, con l'obiettivo di firmare il trattato di adesione nella primavera del 2003."

Visti i progressi compiuti nell'ultimo anno dalla Bulgaria e dalla Romania, la Commissione prende atto della data (2007) che tali paesi indicano per la loro adesione. La Commissione farà tutto il necessario perché tale obiettivo possa effettivamente essere realizzato.

Grazie alla riforma costituzionale e a una serie di pacchetti legislativi, la Turchia ha compiuto grandi progressi in relazione ai criteri di Copenaghen. Tuttavia, occorre un impegno supplementare.

La Commissione raccomanda che l'Unione europea aumenti le risorse e il sostegno ai preparativi di pre-adesione della Turchia. A tal fine, proporremo un partenariato di adesione rivisto e rafforzeremo la valutazione della legislazione. Si incoraggia la Turchia a proseguire sulla strada delle riforme per portare avanti il proprio processo di candidatura.

Signore e signori,

Solo 13 anni fa, Berlino era ancora divisa dal muro della vergogna.

Il muro è caduto, la Germania è stata riunificata. Grazie alla riconquistata libertà abbiamo ritrovato l'unità storica fra tutti i popoli d'Europa. Il nostro destino comune è di nuovo quello di costruire il futuro insieme, un futuro fondato sulla condivisione dei valori fondamentali di pace, democrazia, Stato di diritto, rispetto dei diritti umani e tutela delle minoranze.

Nel 1993 il Consiglio europeo di Copenaghen ha offerto ai paesi dell'Europa centrale e orientale la prospettiva di entrare nell'Unione.

Da allora, questi paesi hanno percorso un cammino immenso che li ha condotti pacificamente dalla dittatura a una democrazia stabile e partecipativa.

Si tratta di un bilancio straordinario.

Nell'arco di un decennio:

  • Decine di elezioni nazionali, regionali e locali si sono svolte in modo trasparente e democratico.

  • Sono stati approvati migliaia di leggi e di regolamenti per dar vita alle nuove democrazie e per trasporre l'acquis comunitario nelle legislazioni nazionali.

  • È in corso la formazione di decine di migliaia di funzionari e di giudici per consentire loro di applicare la nuova legislazione.

  • Centinaia di migliaia di eletti, esperti e responsabili delle associazioni professionali si sono familiarizzati con le nostre politiche grazie ai progetti di formazione e di cooperazione che abbiamo finanziato.

Tutti i dodici paesi soddisfano i criteri politici stabiliti a Copenaghen e le istituzioni democratiche si sono rafforzate ovunque.

Infine, le economie dei 10 paesi nel complesso migliorano progressivamente le proprie prestazioni.

  • I tassi di crescita sono superiori ai nostri.

  • L'inflazione e il deficit vengono gestiti e controllati.

  • Gli investimenti diretti dall'estero affluiscono a tassi elevati: ciò dimostra che i mercati hanno fiducia.

Signor presidente, onorevoli deputati,

La relazione che abbiamo adottato oggi mette anche in rilievo le insufficienze che restano ancora in alcuni settori e per alcuni paesi.

Bisogna colmare queste lacune prima dell'adesione: la Commissione veglierà assieme alle autorità di questi paesi per risolvere le difficoltà in tempo utile.

Siamo in particolare ancora preoccupati per il livello della capacità amministrativa e per il funzionamento del sistema giudiziario che sono gravati dalla mancanza di risorse finanziarie e soprattutto di risorse umane.

A questi problemi abbiamo cercato di rispondere utilizzando un programma di sostegno con una dotazione di 250 milioni di euro: Questo programma comincia a dare i suoi frutti.

Abbiamo inoltre constatato l'insufficiente preparazione all'attuazione dell'acquis in alcuni settori essenziali:

  • i sistemi doganali

  • la fiscalità,

  • i controlli veterinari e fitosanitari,

  • le istituzioni di gestione e di controllo della politica agricola,

  • le amministrazioni incaricate di gestire e di controllare i fondi strutturali.

Occorre aggiungere due problemi molto seri: la corruzione che, fatte salve alcune eccezioni, affligge molti paesi e il vergognoso fenomeno del traffico di esseri umani.

Con ciò non intendo dire che non è stato fatto nulla in questi campi. Anzi, molto è già stato realizzato e per certi paesi l'opera è quasi compiuta.

La nostra relazione insiste tuttavia sul monitoraggio scrupoloso che la Commissione si è impegnata a condurre da qui all'adesione. Pubblicheremo un documento finale di valutazione sei mesi prima della data di adesione.

Per far fronte ai complessi passaggi che accompagnano l'allargamento, la Commissione prenderà le misure necessarie per la riorganizzazione dei propri servizi. Da un lato, rafforzeremo la nostra opera di monitoraggio e di sostegno successiva all'adesione dei nuovi Stati membri, dall'altro dovremo sostenere il processo di adesione dei paesi che seguiranno quelli compresi nella raccomandazione approvata oggi.

Signor presidente,

Il nostro obiettivo resta la firma del trattato di adesione nella primavera del 2003. Stiamo quindi entrando nelle fasi conclusive del processo.

A questo proposito la Commissione si augura che il Consiglio europeo di Bruxelles del 24 e 25 ottobre prenda le decisioni necessarie sui capitoli ancora aperti: agricoltura, questioni finanziarie e istituzioni. In questo modo si potranno negoziare e chiudere questi capitoli prima di Copenaghen.

Per la Bulgaria e la Romania, riteniamo che la data del 2007, proposta dai paesi stessi, sia realistica purché venga sostenuta da una strategia di pre-adesione rafforzata. La Commissione avanzerà per tempo le sue proposte affinché il Consiglio di Copenaghen possa adottarla.

Per la Turchia, che non adempie ancora ai criteri di adesione, la Commissione proporrà all'inizio dell'anno prossimo una strategia rafforzata con mezzi finanziari supplementari.

Per quanto riguarda il trattato di Nizza, esso rimane per noi un passaggio essenziale da cui non si può prescindere. Ripongo quindi la mia fiducia nell'elettorato irlandese che sarà chiamato a pronunciarsi nuovamente fra pochi giorni. Mi auguro che l'obiettivo storico di riunificare il nostro continente non venga messo in causa da questo voto.

Vorrei ricordare infine la questione di Cipro. Speriamo in passi avanti concreti verso la riunificazione dell'isola, sebbene le conclusioni del Consiglio europeo di Helsinki non ne facciano una precondizione per l'adesione. La Commissione si augura che Cipro possa entrare nell'Unione riunificata e ritiene questa la soluzione migliore per tutti.

Raccomandando al Consiglio di concludere rapidamente i negoziati con Cipro. La Commissione lancia di nuovo un appello alle parti in causa perché favoriscano la riunificazione dell'isola. Invitiamo tutti ad associarsi allo sforzo attualmente condotto dal Segretario generale delle Nazioni Unite per pervenire ad una soluzione entro l'anno.

Il Consiglio europeo di Siviglia ha già affermato che l'Unione "prenderebbe in considerazione i termini di una siffatta soluzione globale nel trattato di adesione, conformemente ai principi che sottendono all'Unione europea".

Onorevoli parlamentari,

Troppo spesso sento parlare dei rischi e del costo dell'allargamento. Io credo che di questo si possa e si debba parlare in modo assolutamente sereno e senza reticenze, perché i costi sono stati analizzati in tutti i particolari e sono compatibili con le risorse disponibili.

Dobbiamo comunicare alla pubblica opinione anche e soprattutto i vantaggi dell'allargamento:

  • stabilità in Europa,

  • unificazione di un continente artificialmente diviso dalla storia,

  • creazione del più grande mercato interno del mondo.

Con l'allargamento ci legheremo a economie che hanno un livello di reddito inferiore a quello degli attuali Stati membri ma che hanno anche un maggiore potenziale di crescita.

Questa era esattamente la situazione nel 1985, quando la Spagna e il Portogallo conclusero il loro negoziato d'adesione. Nessuno ora può dubitare della lungimiranza e della correttezza di quella decisione, che pure fece molto discutere all'epoca.

L'allargamento è la nuova frontiera del progetto europeo. Esso darà impulso agli scambi, agli investimenti, all'istruzione e alla ricerca ed anche alla crescita economica.

Per quanto riguarda gli oneri di bilancio, sappiamo che fino al 2006 essi sono sostenibili in quanto rientrano nelle prospettive finanziarie di Berlino.

Non voglio nascondere che l'adesione dei dieci paesi comporterà nei prossimi anni un costo non trascurabile, che sarà tuttavia largamente ricompensato in futuro dai vantaggi che deriveranno dal processo di consolidamento dell'allargamento.

Tuttavia, l'allargamento non ha solo un valore economico, la sua importanza è prima di tutto etica e politica.

L'allargamento è il compimento della costruzione europea. Il processo che ci ha dato mezzo secolo di pace e prosperità deve essere esteso a tutto il continente.

Pensiamo alla storia recente dei Balcani. Migliaia di morti, popolazioni intere ridotte alla condizione di rifugiati, città completamente distrutte.

L'allargamento è il nostro capolavoro politico perché previene tutto ciò. In questa prospettiva, più completa e corretta, il costo dell'allargamento è ben poca cosa rispetto al costo del non-allargamento.

Nei prossimi mesi occorre condurre quindi una campagna di informazione realistica e positiva. Dobbiamo parlare alla mente e al cuore dei nostri cittadini.

L'allargamento avviene grazie a una forte determinazione, a un grande coraggio politico e a una visione lungimirante della storia.

Esso ci obbliga altresì a dare prova di coerenza, perché l'adesione non cambierà profondamente soltanto i nuovi paesi ma costringerà a cambiare anche noi stessi.

Questo è il compito della Convenzione. Le riforme istituzionali che usciranno dalla Convenzione dovranno essere altrettanto coraggiose e lungimiranti.

Occorre capire che, senza una profonda e intelligente riforma delle istituzioni, il successo dell'allargamento rischia di non essere sostenibile.

La nuova Europa ha bisogno di un quadro istituzionale e geografico stabile e chiaro, comprensibile per tutti i nostri cittadini. In altre parole, i tempi sono maturi per la Costituzione europea.

  • Una Costituzione europea che garantisca i diritti di tutti i cittadini e il ruolo degli Stati membri.

  • Una Costituzione che preservi le diversità culturali e linguistiche ma che rafforzi la solidarietà.

  • Una Costituzione che porti a compimento la costruzione di un'Unione democratica, una vera unione di popoli e di stati.

Signor presidente, onorevoli deputati,

Vorrei concludere guardando più in là di questo allargamento, oltre i suoi confini storici e geografici.

Stiamo invitando i nuovi paesi nell'Unione perché vogliamo assicurare stabilità e pace a tutto il continente.

Questo processo deve essere tuttavia realizzato senza erigere altre barriere proprio nel momento in cui cerchiamo di abbatterle.

Questo principio deve ispirare le nostre nuove relazioni di vicinato nell'Unione allargata. Mi riferisco alla Russia, all'Ucraina, alla Bielorussia e alla Moldova. Questi saranno i nuovi paesi confinanti di un'Unione che dovrà un giorno comprendere anche l'area dei Balcani.

Questa attenzione verso i nostri nuovi vicini sul continente non deve infine ostacolare lo sviluppo di una maggiore sensibilità verso i paesi che si affacciano sul Mediterraneo e che guardano a noi con aspettative sempre più elevate, aspettative per le quali la nostra risposta non è stata finora a livello adeguato.

Signor Presidente, Onorevoli Parlamentari,

Il processo di integrazione europea che è iniziato mezzo secolo fa ci ha guadagnato l'ammirazione e il rispetto di tutto il mondo.

Noi soli stiamo realizzando, seppure su scala solo continentale, un modello serio e concreto di gestione della globalizzazione. È una globalizzazione democratica e attenta alla dimensione umana; una globalizzazione in cui tutti i cittadini hanno lo stesso ruolo.

Offrendosi come esempio positivo a tutto il mondo, l'allargamento guarda molto lontano: esso unisce per la prima volta l'intero continente e ci rende nuovamente protagonisti della storia.

Grazie.


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