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SPEECH/02/344

Romano PRODI

Presidente della Commissione europea

« Il ruolo delle regioni nel processo di costruzione della nuova Europa - Governance e Convenzione »

Incontro con I Presidenti delle regionni europee

Bellagio, 15 luglio 2002

Avverto l'assoluta necessità di un ruolo più attivo di regioni ed enti locali. Organi democraticamente eletti che vanno chiaramente distinti dalla società civile e che possono svolgere un ruolo fondamentale.

Possiamo e dobbiamo migliorare in maniera sostanziale il sistema già oggi, senza dover attendere una, pur necessaria, revisione formale dei trattati : è il modo migliore per riacquistare credibilità agli occhi dei cittadini. Ecco perché attraverso il Libro Bianco ci proponiamo di agire subito, a trattati invariati.

Il Libro bianco poggia su cinque principi: apertura, partecipazione, responsabilità, efficacia, coerenza. Questi principi servono di fatto « ad applicare meglio i principi fondamentali di sussidiarietà e di proporzionalità che stanno alla base dei nostri trattati », e chiamano in causa tutte le istituzioni dell'Unione.

A tal fine, perseguiamo i seguenti obiettivi :

  • maggior trasparenza delle prassi politiche quotidiane dell'Unione e partecipazione rafforzata della società civile organizzata e dei rappresentanti di comuni, città e regioni;

  • miglioramento della qualità, dell'efficacia e della semplicità degli atti normativi, e miglior applicazione delle norme dell'Unione, sia mediante le vie amministrative e giurisdizionali nazionali sia attraverso l'istituzione controllata di agenzie europee di regolamentazione;

  • riaccentramento delle istituzioni sulle loro funzioni fondamentali ;

I responsabili delle comunità regionali, urbane e locali hanno una responsabilità specifica, perché sono direttamente chiamati ad applicare tutta una serie di regole e programmi comunitari. Dalla « democrazia di prossimità» l'Unione europea ha molto da imparare, per migliorare comunicazione e prassi politica.

Non possiamo pero' superare o ignorare le autorità nazionali perché le regioni e le comunità territoriali operano all'interno di un quadro costituzionale nazionale, variabile da Stato a Stato, che tutte le istituzioni dell'Unione tengono a rispettare.

Vengo ora agli assi specifici di riforma che vi toccano da vicino :

In primo luogo ci vuole più partecipazione a monte del processo decisionale europeo, sin dalla fase di ideazione.

Questo compito, certamente arduo ma politicamente determinante, rientra in prima istanza nelle responsabilità degli Stati membri. Questi dovranno coinvolgere le regioni e le collettività territoriali, nella formulazione delle posizioni nazionali in seno al Consiglio.

Per parte sua la Commissione vuole strutturare meglio il dialogo con gli attori regionali, urbani e locali.

Inoltre la Commissione ha intenzione di esplorare la via dei « contratti tripartiti » tra i tre livelli di potere: Unione, Stato, regione o collettività territoriale. Per alcune disposizioni esecutive daremo facoltà alla regioni o alle altre autorità decentrate di scegliere le modalità di attuazione più confacenti, nel quadro di un contratto che precisi termini e modalità di applicazione e controllo. In caso di non osservanza degli obblighi contrattuali, dovranno scattare automaticamente le disposizioni esecutive di base.

vogliamo garantire che a livello europeo viga la stessa coerenza fra il settoriale e il territoriale riscontrabile all'interno degli Stati membri.

Le regioni il futuro dell'Unione la Convenzione

Un tema generale già ampiamente esaminato nel dibattito sulle riforme dell'Unione europea è quello della ripartizione delle competenze tra l'Unione e gli Stati membri. L'obiettivo unanimente condiviso consiste nel chiarire e, ove possibile, semplificare il sistema della ripartizione e dell'esercizio delle competenze, nonchè nel definire i controlli che garantiscano il rispetto di tale ripartizione. A questo fine, molte valide proposte sono state avanzate sia in seno alla Convenzione europea, che dal Parlamento europeo.

Naturalmente, anche la Commissione ha preso posizione in materia, suggerendo di definire meglio gli ambiti di intervento dell'Unione attraverso lo stabilimento di chiari principi di valore costituzionale e la determinazione di un numero limitato di modalità d'azione dell'Unione, che siano pienamente comprensibili per tutti i cittadini europei. I principi regolatori dell'esercizio delle competenze dell'Unione sono i principi di sussidiarietà e di proporzionalità che traducono sul piano politico il concetto di valore aggiunto dell'azione europea, salvaguardando pienamente le competenze degli Stati, delle regioni e degli enti locali che restano gli interlocutori principali dei cittadini europei.

La Commissione non ha ancora preso posizione sulla questione del ruolo delle regioni nella futura architettura istituzionale dell'Unione europea. Per il momento, essa intende ascoltare e valutare le varie posizioni espresse in merito, fermo restando che l'importanza del ruolo delle regioni e degli altri livelli di governo locale per lo sviluppo del progetto europeo è evidente. 

Nella prospettiva del futuro trattato di natura costituzionale, la Commissione segue attentamente il dibattito sulla valorizzazione delle missioni del Comitato delle regioni e sull'inclusione delle regioni nell'architettura istituzionale dell'Unione. Molte proposte sono state avanzate, in particolare nel corso della riunione della Convenzione tenutasi il 24 e 25 giugno scorso. Occorrerà esaminare ulteriormente queste proposte e valutarne i vantaggi e gli inconvenienti, al fine di trarne delle indicazioni equilibrate e coerenti.

Nel corso di queste riflessioni, va tenuto debitamente conto delle grandi differenze che esistono nell'organizzazione interna degli Stati membri, per quel che concerne le regioni e gli enti locali in genere. Queste differenze sono profondamente radicate nella storia e nella cultura nazionale e, spesso, sono consacrate in testi di valore costituzionale. L'espressione più elevata del principio di sussidiarietà impone all'Unione europea di non immischiarsi nelle relazioni tra gli Stati e le loro regioni e, a maggior ragione, di non provare neppure a regolamentare queste relazioni in modo uniforme a livello europeo.


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