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SPEECH/00/264

Mario Monti

Commissario per la Concorrenza

Il programma della Commissione per un'economia europea competitiva e creatrice di occupazione

Convegno del CNEL

Roma, 10 luglio 2000

Introduzione

Oggi l'Europa sta entrando in una nuova e decisiva fase del suo processo di integrazione. Essa deve riuscire a ristabilire il consenso dei popoli sul progetto che ne sta alla base, e quindi rinnovare l'adesione dei propri cittadini ai valori di unità, pace, democrazia e solidarietà. Essa deve, al contempo, affermare la propria identità come potenza economica globale, raccogliendo le sfide della globalizzazione.

L'Unione europea si trova quindi di fronte ad una doppia sfida: essa deve rafforzare le proprie strutture, ripensare il proprio funzionamento, identificare con precisione le proprie priorità, senza che cio' porti ad un ripiegamento al suo interno, ad una chiusura rispetto ad una realtà mondiale in continuo cambiamento. Paradossalmente la "domanda" di Europa è più forte - o meglio, è più esplicita - al di fuori delle sue frontiere. Questa è per l'Europa un'occasione unica per riesaminare a fondo principi e politiche. Si tratta di condividere con i popoli dell'Europa meridionale e orientale il modello di società e anche una parte rilevante della sovranità nazionale per perseguire più efficacemente gli obiettivi di libertà e prosperità. L'integrazione politica dell'Europa deve procedere di pari passo con il suo allargamento geografico: queste due fasi sono intimamente legate e interdipendenti, ed il successo dell'una non sarà ottenibile senza il successo dell'altra.

Il programma della Commissione 2000-2005

Di fronte a uno scenario cosi' impegnativo per le istituzioni europee e per gli Stati membri, la Commissione europea ha sentito l'esigenza di indicare gli obiettivi strategici dell'Unione per i prossimi cinque anni. Occorre indicare con chiarezza la direzione verso la quale deve muovere l'integrazione europea, se vogliamo l'adesione politica dei cittadini e dei governi.

Nel suo programma quinquennale presentato il 9 febbraio scorso, la Commissione presieduta da Romano Prodi ha individuato quattro grandi filoni d'intervento:

  • promuovere nuove forme di governo (governance) su scala europea. Il governo dell'Europa si articola a diversi livelli: innanzitutto a quello delle istituzioni dell'Unione, le cui strutture devono essere rese più efficienti e trasparenti, ma anche a livello nazionale, regionale e locale. Dobbiamo definire una nuova e più democratica forma di interazione tra questi diversi livelli, dobbiamo rendere il processo decisionale comunitario più efficace e più comprensibile per i cittadini. La Conferenza Intergovernativa dovrà riuscire entro la fine dell'anno a trovare le forme di governo più incisive e partecipative per un'Europa con oltre 500 milioni di abitanti. Questa è una priorità che il Presidente Prodi ha indicato con forza;

  • dare stabilità all'Europa e rafforzare la sua presenza a livello mondiale. Il nostro obiettivo deve essere quello di fare dell'Europa un protagonista della scena globale, con un peso politico equivalente alla sua forza economica;

  • ridefinire le priorità economiche e sociali per assicurare uno sviluppo sostenibile capace di creare nuova occupazione;

  • migliorare per tutti la qualità della vita, il che significa dare ai cittadini sicurezza e protezione nella vita quotidiana, attraverso una risposta comune ai problemi della criminalità o della sofisticazione alimentare, politiche di protezione dei consumatori e rispetto dei diritti individuali.

Questi obiettivi disegnano l'Europa del domani e definiscono le modalità per sviluppare l'integrazione europea. L'Italia è da sempre un paese promotore e sostenitore convinto di questo processo. Oggi più che mai c'è bisogno del suo intervento attivo, della sua presenza continua e attenta nell'adozione di ogni decisione. E in primo luogo nell'ambito della Conferenza intergovernativa, là dove prenderà forma l'Unione europea del futuro.

L'iniziativa di riunire oggi in questa sede tutti gli attori del sistema-paese (parti sociali, amministrazione centrale e articolazioni territoriali) al fine di coordinare le proprie posizioni rispetto alle problematiche comunitarie, non puo' che rafforzare la posizione italiana nei confronti delle istituzioni comunitarie.

Ho voluto nella mia introduzione mettere l'accento sui grandi temi cui è confrontata l'Europa oggi, non per sottovalutare l'importanza di questo confronto sui temi specifici che affronterete, come la legislazione comunitaria in corso di definizione e la necessità che l'Italia, con una posizione condivisa a tutti i livelli nazionali e territoriali, influisca su di essa sin dai primi momenti della sua gestazione.

D'altra parte più volte nel passato avevo sottolineato che, nel momento in cui la competizione fra paesi, in regime di moneta unica, si fa sempre più acuta, occorre una piena capacità di sfruttare le opportunità offerte dal quadro comunitario, di anticiparne le evoluzioni future mediante un'organizzazione interna che coinvolgesse tutti gli organismi interessati. Questo metodo, promosso dal Ministro Letta e ora portata avanti dal Ministro Mattioli, sta già dando i suoi frutti: il recepimento nel sistema legislativo italiano e la sua conformità al diritto comunitario sono grandemente migliorati. Il progetto di revisione della legge La Pergola, qualora adottato dal Parlamento, offrirà in modo sistematico un quadro unitario e aggiornato per disciplinare le relazioni tra ordinamento interno e ordinamento comunitario. E' impressionante rilevare come la posizione dell'Italia dalla prima pubblicazione dello "Scoreboard" sul mercato interno (una sorta di "pagella" sull'adeguamento dei vari paesi agli "standards" comunitari) sia andata costantemente migliorando.

Ma oggi questo "metodo" deve applicarsi non solo al "normale" rapporto fra legislazione comunitaria/nazionale/regionale e indirizzarsi anche verso le grandi scelte cui è confrontata l'Europa. L'Italia costituisce un grande patrimonio per l'Europa: quello di una popolazione più favorevole all'integrazione europea rispetto agli altri paesi, perchè più consapevole dei vantaggi che ne possono derivare. Per questo ho voluto richiamare i grandi obiettivi strategici per i prossimi cinque anni.

Come ha affermato il Consiglio europeo di Lisbona, l'Unione si è prefissata un nuovo obiettivo strategico: "diventare l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale". Ma per creare questo nuovo dinamismo economico è necessaria una profonda riforma dei mercati del lavoro, dei beni e dei capitali che stimoli l'innovazione e l'imprenditorialità, accanto ad un nuovo impulso verso la formazione e la ricerca scientifica.

Ebbene, la leva più incisiva per rendere più flessibili ed efficienti i mercati è il rispetto delle regole di concorrenza. Non a caso, nelle loro conclusioni, i capi di Stato e di governo hanno dato un nuovo impulso al processo di liberalizzazione e apertura dei mercati, accanto alla richiesta di promuovere la concorrenza e di ridurre il livello generale degli aiuti di Stato "spostando l'accento dal sostegno delle singole società o ai singoli settori verso il conseguimento di obiettivi orizzontali di interesse comunitario".

La liberalizzazione, senza il contemporaneo e rigoroso uso degli strumenti della politica della concorrenza, non porta vantaggi significativi ai consumatori, nè al sistema economico generale. Anche la società dell'informazione, ad esempio, non decollerà come si vorrebbe, se il sistema della telecomunicazioni non diventerà pienamente competitivo consentendo ai nuovi entranti condizioni non discriminatorie: solo qualche giorno fa (il 26 aprile), su mia iniziativa e del mio collega Liikanen, la Commissione ha incoraggiato gli Stati membri a disaggregare l'accesso alla rete locale entro la fine dell'anno allo scopo di facilitare una riduzione sostanziale dei costi di utilizzo di Internet. Se cosi' non sarà, in ogni caso saranno applicate le regole comunitarie di concorrenza a questo settore e saranno esse ad imporre l'apertura

dell'ultimo miglio.

La politica di concorrenza

La politica di concorrenza rappresenta uno dei pilastri su cui poggia l'azione della Commissione in campo economico. Tale azione si ispira al principio, sancito dal Trattato, di "un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza". È dunque riconosciuto il ruolo fondamentale del mercato e della concorrenza nel garantire il più ampio benessere ai consumatori, nel favorire la migliore allocazione delle risorse e nel fornire agli operatori economici gli incentivi idonei al perseguimento dell'efficienza produttiva, dell'innovazione e della qualità del prodotto. Essa è indispensabile al buon funzionamento del mercato unico. Dopo aver faticosamente abbattuto le barriere agli scambi rappresentate dalle leggi e dai regolamenti nazionali, occorre vegliare affinché esse non siano, di fatto, sostituite da comportamenti volti a segmentare i mercati. Per fare un esempio, l'applicazione delle regole di concorrenza consente oggi ai cittadini europei di acquistare un'autovettura in qualunque paese dell'Unione, là dove sia più conveniente.

La politica di concorrenza non si limita però ad assicurare un funzionamento dei mercati esente da ostacoli e distorsioni. Essa esercita anche un'influenza diretta sulla loro struttura attraverso i processi di liberalizzazione e il controllo delle fusioni tra imprese.

Le liberalizzazioni illustrano molto chiaramente gli effetti di una politica di apertura alla concorrenza in settori precedentemente protetti. Si pensi all'abbattimento delle tariffe telefoniche o alla più ampia scelta e alla riduzione dei prezzi nel trasporto aereo. Non si tratta di osservazioni generiche: uno studio recente ha rivelato che i prezzi di talune comunicazioni telefoniche sono diminuiti del 35% a seguito dell'apertura alla concorrenza; né credo che tali sviluppi siano il prodotto naturale ed inevitabile dell'evoluzione tecnologica. Sono anzi convinto che, in mancanza di una ferma azione liberalizzatrice, non avremmo assistito a tale pressione al ribasso sulle tariffe, all'evidente miglioramento della qualità e varietà dell'offerta al cliente e alla forte spinta all'innovazione tecnologica che ritroviamo oggi in questi mercati.

Vi è poi lo strumento di controllo delle fusioni e delle acquisizioni. La concorrenza ha come corollario la continua riallocazione delle risorse dai settori o dalle imprese in declino verso quelli emergenti. Nell'ambito della "nuova economia" caratterizzata dalla sua natura largamente immateriale, basata sulla conoscenza e sulla tecnologia tale processo è divenuto estremamente rapido. È importante non porvi ostacolo e consentire che la ristrutturazione o l'evoluzione dei mercati avvenga in maniera non traumatica tramite fusioni, joint ventures e acquisizioni di imprese. Questo processo non è però privo di rischi. Le fusioni tra imprese possono determinare una struttura di mercato troppo concentrata, con minore scelta per il consumatore e maggiori probabilità di collusione tra un numero limitato di produttori. Il nostro compito è quello di favorire la transizione verso nuovi e più efficienti equilibri di mercato, preservandone, al contempo, l'ambiente concorrenziale: ciò richiede un attento scrutinio di tutte le operazioni di fusione e acquisizione.

Occupazione e politica di concorrenza

L'importanza e l'efficacia della politica di concorrenza in tutti i suoi aspetti (antitrust, liberalizzazioni, controllo degli aiuti di Stato e fusioni) sono a beneficio dei cittadini, nella loro veste di consumatori, utilizzatori di servizi d'interesse generale e contribuenti. Tengo però a sottolineare che anche in qualità di lavoratori i cittadini hanno molto da guadagnare dalla politica di concorrenza.

Putroppo pero' spesso si percepiscono solo i rischi, che certo, a breve termine possono anche sussistere, di possibili perdite di posti di lavoro nelle imprese coinvolte dai processi di ristrutturazione, in particolare quando si persegue la liberalizzazione di un settore economico. Analogamente, quando la Commissione blocca un aiuto di Stato a un'impresa, si ritiene che tale intervento sia contrario agli interessi dei dipendenti dell'impresa beneficiaria.

Ma non si possono ignorare anche i numerosi vantaggi di questi interventi: l'impatto sul consumatore e sul contribuente, nonchè l'eliminazione di distorsioni a danno di imprese concorrenti spesso più efficienti in grado di offrire migliori prospettive per la creazione di occupazione sostenibile. Naturalmente, tali reazioni sono del tutto comprensibili. Il rischio di perdere il posto per un lavoratore appare più grave dell'onere addizionale imposto ai consumatori e ai contribuenti, e questo rischio è più visibile e immediato rispetto a quello che esiste per i lavoratori delle imprese concorrenti.

Eppure ritengo che sia mio dovere - e ne ho fatto una priorità della mia azione -spiegare che la concorrenza non è nemica dei lavoratori. Tutt'altro. La nostra esperienza lo dimostra, con fatti e cifre precise. I posti di lavoro artificialmente assistiti in imprese protette dal gioco della concorrenza sono comunque a rischio. Un esempio illuminante è quello dell'ex Germania dell'est, in cui il 30% delle imprese beneficiarie di un aiuto di Stato ha chiuso i battenti nei due anni successivi all'ottenimento dell'aiuto.

Interventi volti a proteggere dalla concorrenza imprese individuali o addirittura interi settori ostacola il necessario - e costante - processo di aggiustamento che ha luogo, invece, nei mercati concorrenziali. Cosi' le imprese protette non si rafforzano perchè si riduce l'incentivo alla ristrutturazione (o il loro graduale ridimensionamento) oppure - se le condizioni di mercato lo impongono - la loro progressiva sostituzione con imprese più efficienti. Con il risultato di ridurre la competitività complessiva del sistema economico.

Sono convinto che sia nell'interesse di tutti - ma dei lavoratori in primo luogo -disporre di un tessuto di imprese solide, rinvigorite dal continuo confronto concorrenziale, capaci di stare sul mercato con le proprie gambe e di sviluppare l'offerta di prodotti nuovi e di qualità. È solo cosi' che si indirizzano le risorse disponibili e gli investimenti verso i settori più promettenti, quelli in espansione e con più alto valore aggiunto. E' cosi' che si persegue a lungo termine l'interesse generale, usando, cioè, gli strumenti della politica di concorrenza come motore dello sviluppo.

Nei mercati monopolistici, o in quelli in cui la concorrenza è ridotta, l'offerta è limitata sia nella varietà che nella quantità.. A parità di altre circostanze, l'utilizzazione del fattore lavoro e la produzione risultano inferiori rispetto a quanto si osserverebbe in regime di concorrenza. L'apertura del mercato comporta un aumento complessivo dell'offerta e l'eventuale perdita di posti di lavoro nell'impresa ex-monopolista sarà con ogni probabilità più che compensata dalla creazione di nuovi posti nelle imprese entranti. Inoltre, l'incentivo all'innovazione e all'introduzione di nuovi prodotti o servizi risulterà accresciuto.

Il controllo degli aiuti di Stato

Il Trattato ammette l'erogazione di aiuti quando abbiano finalità sociali riconosciute o una valida giustificazione in termini di efficienza economica. La logica delle norme comunitarie è quella di evitare che risorse pubbliche siano utilizzate per avvantaggiare talune imprese, o settori, a danno di altri.

Il nostro intervento riconosce dunque l'esistenza di imperfezioni del mercato e la necessità di intervenire per favorire determinate attività penso alla ricerca e sviluppo - o per favorive lo sviluppo di aree depresse o l'avviamento di nuove imprese.

Purtroppo, la maggior parte dei casi che esaminiamo non rispondono a questi criteri.

Per questo motivo siamo costretti ad intervenire, e con la dovuta con severità.

Ma anche con la persuasione e la prevenzione. A questo fine, l'arma più efficace mi pare la trasparenza nell'area del controllo degli aiuti di Stato, affinché i cittadini dell'Unione siano meglio informati sul reale ammontare degli aiuti e sull'azione della Commissione in materia. Ho pertanto chiesto di mettere a punto un "registro degli aiuti" che elencherà le decisioni della Commissione e un "quadro di controllo" che consentirà di verificare il rispetto delle regole da parte di ciascun paese membro. Il "benchmarking" è un metodo di grande efficacia, e ho avuto occasione di verificarlo quando mi occupavo di mercato interno mettendo a confronto la rapidità e la qualità con cui gli Stati membri recepiscono la legislazione comunitaria. Sono convinto che la trasparenza sia il miglior modo di coinvolgere i cittadini e i loro rappresentanti nella politica di controllo degli aiuti. L'attiva partecipazione dei cittadini - in quanto lavoratori e consumatori - è una condizione essenziale per un'attuazione efficace della politica di concorrenza. A tal scopo la Commissione ha intensificato la politica d'informazione al cittadino disseminando una ricca documentazione, anche attraverso sistemi informatici. Per esempio, abbiamo raggiunto risultati significativi grazie alla pubblicazione del listino dei prezzi europeo dell'industria automobilistica. Stiamo inoltre aggiornando e ripubblicando il fascicolo illustrativo della Commissione sulla politica della concorrenza.

Dobbiamo rafforzare i contatti e la collaborazione con le organizzazioni dei consumatori e, più in generale, con le organizzazioni rappresentative dei cittadini dell'Unione. Penso ad un incontro annuale con le organizzazioni dei consumatori, che potrebbe aver luogo dopo la pubblicazione del Rapporto Annuale. Abbiamo lanciato l'organizzazione di "Giornate sulla concorrenza" negli Stati membri (la prima ha avuto luogo a Lisbona nel mese di giugno) che avranno luogo due volte l'anno, nel paese membro che ricopre la Presidenza del Consiglio. Vogliamo coinvolgere in una riflessione comune le associazioni nazionali di consumatori, le associazioni commerciali, imprese, autorità di concorrenza nazionali etc.

I consumatori devono svolgere un ruolo attivo quali promotori della concorrenza, perchè grazie alla quotidiana esperienza possono essere di grande aiuto nell'individuare pratiche anticoncorrenziali. Non a caso, abbiamo aperto delle procedure "ex-officio" sulla base di reclami dei consumatori, come nel caso Volkswagen.

Mi rallegro quindi dell'occasione che mi è stata offerta oggi di presentare il ruolo e gli obiettivi della politica di concorrenza a rappresentanti di forze sociali e imprenditoriali, amministrazioni territoriali e nazionali in Italia.


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