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Bruxelles, 8 febbraio 2013 (11.02) Osservazioni del presidente Herman Van Rompuy a seguito del Consiglio europeo

Conseil de l'Europe - PRES/13/48   08/02/2013

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CONSIGLIO EUROPEO
IL PRESIDENTE

IT

Bruxelles, 8 febbraio 2013 (11.02)

(OR. en)

EUCO 36/13

PRESSE 48

PR PCE 30

Osservazioni del presidente Herman Van Rompuy
a seguito del Consiglio europeo

Sono state ventiquattr'ore lunghe, ma proficue: il Consiglio europeo ha appena raggiunto un accordo sul prossimo bilancio pluriennale. E non un bilancio qualsiasi, ma un bilancio equilibrato e orientato alla crescita per l'Europa per il resto del decennio.

Non è stato un compito facile: è stata la riunione più lunga del mio mandato fino a questo momento, ma ne è valsa la pena, alla luce di questo risultato.

Il compromesso mostra un senso di responsabilità collettiva dei leader europei, anche se va ricordato che si deve ancora raggiungere un accordo definitivo con il Parlamento europeo. Forse nessuno lo considererà un bilancio perfetto, ma ciascuno vi troverà molti elementi positivi. Ovviamente il risultato finale può essere visto da moltissime angolazioni.

In un'ottica europea globale, voglio sottolineare che è un bilancio che guarda al futuro, è realistico e risponde a preoccupazioni pressanti.

Vi sono tre dimensioni fondamentali, che vorrei brevemente illustrare. Prima dimensione: è un bilancio per il futuro. È l'aspetto su cui ho maggiormente insistito. Non possiamo assolutamente sacrificare i nostri investimenti nell'istruzione, nella ricerca e nella crescita. Naturalmente qualcuno avrebbe voluto cifre più elevate per queste voci, ma non perdiamo di vista le cifre. Rispetto al quadro finanziario pluriennale (QFP) precedente vi è un incremento complessivo di 34 miliardi di EUR (cioè quasi il 40%) nella rubrica "Competitività per la crescita e l'occupazione".

Vi sarà anche un reale incremento netto per programmi quali "Erasmus per tutti" e "Orizzonte 2020" a favore dell'innovazione.

L'attenzione è infine chiaramente incentrata sullo stimolo di nuovi investimenti e sullo sviluppo dei trasporti, dell'energia e delle reti TIC, con 30 miliardi di EUR destinati al Meccanismo per collegare l'Europa".

Seconda dimensione: è un bilancio di moderazione. Non potevamo assolutamente ignorare le realtà economiche estremamente difficili che caratterizzano tutta l'Europa. Così si è dovuto optare per un bilancio più esiguo. Per la prima volta in assoluto vi è una reale riduzione rispetto all'ultimo QFP; abbiamo convenuto che sarà una riduzione pari a circa 34 miliardi di EUR sia in termini di impegni che di pagamenti (rispetto al periodo 2007‑2013), che comporterà massimali globali di 960 miliardi di EUR in impegni e di 908,4 miliardi di EUR in pagamenti. Ciò significa un limite degli impegni pari all'1% esatto dell'RNL europeo totale: una cifra ragionevole e tonda tonda.

Abbiamo introdotto nuovi elementi per assicurare una migliore gestione della spesa:
- per i paesi, una condizionalità macroeconomica ai fini di una maggiore sinergia tra finanziamenti a sostegno della coesione e governance economica;
- per i progetti, incentivi finalizzati a risultati, con fondi destinati alle prestazioni migliori.

In generale, i programmi di finanziamento diventeranno più semplici e saranno controllati meglio. Nel contesto economico odierno, è necessario che anche la stessa amministrazione dell'UE aumenti l'efficienza e riduca i costi.

Abbiamo dedicato una parte dei lavori al capitolo delle entrate o, nel linguaggio dell'UE, alle "risorse proprie". A questo riguardo vorrei citare tre punti:
- abbiamo convenuto minori costi di riscossione dei dazi e dei prelievi,
- abbiamo raggiunto un compromesso sulle riduzioni
- e abbiamo aperto prospettive per eventuali nuove risorse proprie, in relazione a un nuovo sistema IVA e alla futura imposta sulle transazioni finanziarie.

Questo mi porta alla terza, e ultima, dimensione: è un bilancio che risponde a preoccupazioni pressanti. La sfida più urgente è la disoccupazione, in particolare tra i giovani. Ecco perché abbiamo destinato 6 miliardi di EUR a una nuova iniziativa a favore dell'occupazione giovanile. Un forte incentivo.

In materia di assegnazione dei fondi strutturali è stata riservata particolare attenzione a paesi come la Grecia, il Portogallo, la Spagna, l'Italia, l'Irlanda, mentre, globalmente, i paesi più poveri riceveranno una quota maggiore dei finanziamenti a sostegno della coesione.

Uno dei possibili strumenti di flessibilità è la clausola di revisione per i fondi di coesione che abbiamo concordato "per tener conto della situazione particolarmente difficile di paesi colpiti dalla crisi". Il nostro sostegno alle persone più vulnerabili resta invariato. Lo stesso dicasi per il finanziamento dell'azione esterna, nonostante la crisi. Questo bilancio consentirà all'Europa di continuare a impegnarsi su problematiche vitali sul piano globale, quali i cambiamenti climatici, la sicurezza nucleare e l'aiuto allo sviluppo.

Ora, ad accordo raggiunto, come proseguire? Come ho già detto, il QFP non può essere varato senza l'approvazione del Parlamento europeo. Beneficiari e investitori contano su questo nuovo QFP dal 1° gennaio 2014. Per evitare ritardi e incertezze, tutte le procedure legislative devono essere rapidamente completate dal Consiglio dei ministri e dal Parlamento europeo.

Se guardo indietro, noto con soddisfazione che per tutta la durata dei negoziati non abbiamo mai perso di vista il quadro d'insieme. Anche in condizioni economiche così difficili siamo riusciti a tenere presenti fattori essenziali di continuità e di crescita.

Oggi abbiamo anche parlato di commercio che, in termini di crescita e occupazione, può aiutarci a conseguire obiettivi pari a quelli dell'insieme degli investimenti a favore della crescita resi possibili grazie al nostro accordo sul QFP.

Oggi abbiamo concluso i lavori passando in rassegna gli sviluppi nel mondo arabo. A due anni dall'inizio della primavera araba, era il momento giusto per fare il punto sul sostegno dell'Europa alla transizione democratica nella regione. Eventi recenti sottolineano ancora una volta quanto queste transizioni possano essere problematiche. L'impegno dell'Unione resta invariato.

E infine, riguardo al Mali, ci siamo compiaciuti dell'intervento decisivo dell'esercito maliano, sostenuto dalla Francia e da altri partner europei e africani. L'Unione è impegnata a sostenere questo sforzo,valendosi dell'intera gamma degli strumenti di cui dispone per contribuire a ripristinare la democrazia e l'ordine costituzionale nel paese.


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