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C/03/42

Bruxelles, 27-28 febbraio 2003 6162/03 (Presse 42)

2428ª Sessione del Consiglio - GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI - Bruxelles, 27-28 febbraio 2003

Presidenti: Signor Michalis CHRISOCHOÏDIS, Ministro dell'ordine pubblico Signor Philippos PETSALNIKOS, Ministro della giustizia della Repubblica ellenica

SOMMARIO (1)

PARTECIPANTI 4

PUNTI DISCUSSI

NORME MINIME SULL'ATTRIBUZIONE, A CITTADINI DI PAESI TERZI ED APOLIDI, DELLA QUALIFICA DI RIFUGIATO O DI PERSONA ALTRIMENTI BISOGNOSA DI PROTEZIONE INTERNAZIONALE, NONCHÉ NORME MINIME SUL CONTENUTO DELLO STATUS DI PROTEZIONE 5

DIRITTO AL RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE 6

INFORMAZIONI DELLA COMMISSIONE E DIBATTITO ORIENTATIVO 10

LOTTA CONTRO LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA NEI BALCANI OCCIDENTALI - DIBATTITO PUBBLICO 11

COOPERAZIONE GIUDIZIARIA IN MATERIA PENALE E ESTRADIZIONE TRA L'UE E GLI USA 14

LOTTA CONTRO IL RAZZISMO E LA XENOFOBIA 17

RECIPROCO RICONOSCIMENTO DELLE SANZIOI PECUNIARIE 18

ATTACCHI CONTRO I SISTEMI DI INFORMAZIONE 19

VARIE 20

PUNTI APPROVATI SENZA DISCUSSIONE

GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI

  • Schengen - Regolamento finanziario "SISNET" I

  • Sviluppi dell'acquis di Schengen per quanto riguarda l'Islanda e la Norvegia I

  • Norme Schengen relative al rilascio di visti alla frontiera, compreso il rilascio di visti a marittimi in transito I

  • Visti per i partecipanti alle riunioni euromediterranee I

  • Utilizzo comune degli ufficiali di collegamento distaccati all'estero II

  • Eurojust II

  • Strategia dell'Unione europea in materia di droga Trattamento dei tossicodipendenti in carcere Risoluzione del Consiglio II

  • Malta Relazione riveduta sull'applicazione dell'acquis UE IV

  • Beni mobili strumentali - Questioni specifiche del materiale rotabile ferroviario IV

  • Nuova convenzione di Lugano V

RELAZIONI ESTERNE

  • Moldova - Misure restrittive nei confronti della dirigenza della regione transdnestriana V

  • Misure restrittive contro Al-Qaida e i taliban/Deroghe V

  • Trasferimento delle missioni dell'UE in Kazakstan da Almaty ad Astana - Conclusioni del Consiglio V

PESD

  • Operazione diretta dall'UE nella FYROM. Meccanismo di finanziamento VI

  • Operazione diretta dall'UE nella FYROM. Accordo sullo status delle forze VI

ACP-UE

  • Centro per lo sviluppo delle imprese Scarico per il bilancio 2000 VI

ENERGIA

  • Controllo delle importazioni di carbon fossile originario di paesi terzi VII

TRASPARENZA

  • Accesso del pubblico ai documenti VII

PARTECIPANTI

I Governi degli Stati membri e la Commissione europea erano così rappresentati:

Per il Belgio:

Sig. Antoine DUQUESNEMinistro dell'interno
Sig. Marc VERWILGHENMinistro della giustizia
Per la Danimarca:
Sig.ra Lene ESPERSENMinistro della giustizia
Sig. Bertel HAARDERMinistro per i rifugiati e gli immigrati e per l'integrazione nonché Ministro senza portafoglio (Ministro degli affari europei)
Per la Germania:
Sig. Otto SCHILYMinistro federale dell'interno
Sig.ra Brigitte ZYPRIESMinistro della giustizia
Per la Grecia:
Sig. Michalis CHRISOCHOÏDISMinistro dell'ordine pubblico
Sig. Philippos PETSALNIKOSMinistro della giustizia
Per la Spagna:
Sig. Ángel ACEBES PANIAGUAMinistro dell'interno
Sig. CATALÁ POLO RafaelSottosegretario di Stato alla giustizia
Sig. Jaime Ignacio GONZÁLEZ GONZÁLEZSegretario di Stato, Delegato del Governo per gli stranieri e l'immigrazione
Per la Francia:
Sig. Pierre SELLALAmbasciatore, Rappresentante permanente
Per l'Irlanda:
Sig. Michael McDOWELLMinistro della giustizia
Per l'Italia:
Sig. Roberto CASTELLIMinistro della giustizia
Sig. Alfredo MANTOVANOSottosegretario di Stato all'interno
Per il Lussemburgo:
Sig. Luc FRIEDENMinistro della giustizia, Ministro del tesoro e del bilancio
Per i Paesi Bassi:
Sig. Hilbrand NAWIJNMinistro dell'immigrazione e dell'integrazione
Per l'Austria:
Sig. Ernst STRASSERSottosegretario di Stato presso il Ministro dell'interno
Per il Portogallo:
Sig.ra Celeste CARDONAMinistro della giustizia
Sig. Luís PAIS DE SOUSASottosegretario di Stato presso il Ministro dell'interno
Per la Finlandia:
Sig. Eikka KOSONENAmbasciatore, Rappresentante Permanente
Per la Svezia:
Sig. Jan O. KARLSSONMinistro della migrazione e immigrazione
Sig. Dan ELIASSONSottosegretario di Stato presso il Ministro della giustizia
Per il Regno Unito:
Sig. Geoffrey FILKINSottosegretario di Stato all'interno
* * *
Per la Commissione:
Sig. Antonió VITORINOMembro

PUNTI DISCUSSI

NORME MINIME SULL'ATTRIBUZIONE, A CITTADINI DI PAESI TERZI ED APOLIDI, DELLA QUALIFICA DI RIFUGIATO O DI PERSONA ALTRIMENTI BISOGNOSA DI PROTEZIONE INTERNAZIONALE, NONCHÉ NORME MINIME SUL CONTENUTO DELLO STATUS DI PROTEZIONE

Il Consiglio ha esaminato taluni articoli della proposta (articoli 20 - 38) riguardanti in particolare gli obblighi minimi che gli Stati membri assumono verso coloro ai quali offrono la protezione internazionale.

Il Consiglio ha incaricato i suoi organi pertinenti di esaminare ulteriormente la proposta al fine di raggiungere un accordo politico entro il termine deciso dal Consiglio europeo di Siviglia (giugno 2003).

L'oggetto della proposta (doc. 13620/01) è creare una cornice legislativa per un regime di protezione internazionale basato sugli obblighi internazionali e comunitari in vigore e sulle prassi attualmente applicate dagli Stati membri, che comprenda due categorie complementari di protezione: lo "status di rifugiato" e la "protezione sussidiaria. La direttiva contiene disposizioni relative ai diritti e alle prestazioni minime a favore dei beneficiari dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria.

Si rammenta che nella riunione del 28 novembre 2002, il Consiglio ha approvato, fatte salve talune riserve e riserve parlamentari di una delegazione, le disposizioni relative al riconoscimento ai cittadini dei paesi terzi dello status di rifugiato o di persona ammissibile alla protezione sussidiaria (articoli da 1 a 19).

Dalle discussioni in seno agli organi del Consiglio è emerso che i diritti da riconoscere ai beneficiari dello status di rifugiato sono generalmente incontestati mentre sussistono le discrepanze sui diritti da riconoscere ai beneficiari della protezione sussidiaria.

DIRITTO AL RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE

Il Consiglio ha definito un approccio comune sulla direttiva relativa al diritto al ricongiungimento familiare, che costituirà il primo strumento giuridico adottato a livello comunitario in materia di immigrazione legale.

Lo scopo della presente direttiva è quello di fissare le condizioni che consentono ai familiari di un cittadino di un paese terzo, che soggiorna legalmente nel territorio di uno Stato membro e ha una fondata prospettiva di ottenere il diritto di soggiornare in modo stabile, di entrare e soggiornare in tale Stato membro, al fine di conservare l'unità familiare, indipendentemente dal fatto che il legame familiare sia anteriore.

In conformità del testo concordato, gli Stati membri autorizzano l'ingresso e il soggiorno dei seguenti membri della famiglia:

  • il coniuge del soggiornante;

  • i figli minorenni del soggiornante e del coniuge, compresi i figli adottati secondo una decisione presa dall'autorità competente dello Stato membro interessato o una decisione automaticamente applicabile in virtù di obblighi internazionali contratti dallo Stato membro o che deve essere riconosciuta conformemente a degli obblighi internazionali;

  • i figli minorenni, compresi quelli adottati, del soggiornante, quando quest'ultimo sia titolare dell'affidamento e responsabile del loro mantenimento; gli Stati membri possono autorizzare il ricongiungimento dei figli affidati ad entrambi i genitori, a condizione che l'altro titolare dell'affidamento abbia dato il suo consenso.

  • i figli minorenni, compresi quelli adottati, del soggiornante, quando quest'ultimo sia titolare dell'affidamento e responsabile del loro mantenimento; gli Stati membri possono autorizzare il ricongiungimento dei figli affidati ad entrambi i genitori, a condizione che l'altro titolare dell'affidamento abbia dato il suo consenso.

I figli minorenni di cui al presente articolo devono avere un'età inferiore a quella in cui si diventa legalmente maggiorenni nello Stato membro interessato e non devono essere coniugati.

In deroga alla disposizione che precede, qualora un minore abbia superato i 12 anni e giunga in uno Stato membro indipendentemente dal resto della sua famiglia, quest'ultimo, prima di autorizzarne l'ingresso ed il soggiorno ai sensi della presente direttiva, può esaminare se siano soddisfatte le condizioni per la sua integrazione richieste dalla sua legislazione in vigore al momento dell'attuazione della presente direttiva.

In virtù della presente direttiva, gli Stati membri possono, per via legislativa o regolamentare, autorizzare l'ingresso e il soggiorno dei seguenti membri della famiglia:

  • gli ascendenti diretti di primo grado del soggiornante o del suo coniuge, quando sono a carico di questi ultimi e non dispongono di un adeguato sostegno familiare nel paese d'origine;

  • i figli maggiorenni non coniugati del soggiornante o del suo coniuge, qualora obiettivamente non possano sovvenire alle proprie necessità in ragione del loro stato di salute.

Gli Stati membri possono, per via legislativa o regolamentare, autorizzare l'ingresso e il soggiorno del convivente non coniugato cittadino di un paese terzo che abbia una relazione stabile duratura debitamente comprovata con il soggiornante, o del cittadino di un paese terzo legato al soggiornante da una relazione stabile formalmente registrata, nonché dei figli non coniugati, anche adottati, di tali persone, come pure i figli adulti non coniugati di tali persone, qualora obiettivamente non possano sovvenire alle proprie necessità in ragione del loro stato di salute.

Gli Stati membri possono decidere, relativamente al ricongiungimento familiare, di riservare ai partner conviventi more uxorio lo stesso trattamento previsto per i coniugi.

In caso di matrimonio poligamo, se il soggiornante ha già un coniuge convivente sul territorio di uno Stato membro, lo Stato membro interessato non autorizza il ricongiungimento familiare di un altro coniuge. Gli Stati membri possono limitare il ricongiungimento familiare dei figli minorenni del soggiornante e di un altro coniuge.

Per garantire una migliore integrazione ed evitare matrimoni involontari, gli Stati membri possono imporre un limite minimo di età per il soggiornante e il coniuge, che può essere al massimo, pari a ventuno anni, perché il ricongiungimento familiare possa aver luogo.

In deroga gli Stati membri possono richiedere che le domande riguardanti il ricongiungimento familiare di figli minori debbano essere presentate prima del compimento del quindicesimo anno di età, come previsto dalla legislazione in vigore alla data di attuazione della direttiva. Ove dette richieste vengano presentate oltre il quindicesimo anno di età, gli Stati membri che decidono di applicare la presente deroga, autorizzano l'ingresso e il soggiorno di siffatti figli per motivi diversi dal ricongiungimento familiare.

Si ricorda che la prima proposta è stata presentata dalla Commissione nel gennaio 2002. Una seconda proposta modificata è stata presentata dalla Commissione nel maggio 2002. Il Consiglio europeo di Siviglia ha invitato il Consiglio ad adottare la direttiva entro il giugno 2003.

RAFFORZAMENTO DELLE PROCEDURE DI CONTROLLO DEI PASSAPORTI AI PUNTI DI INGRESSO DELL'AREA SCHENGEN

Il Consiglio ha preso atto della relazione orale della Commissione sul seguito delle conclusioni del Consiglio sui controlli alle frontiere esterne e sulla lotta all'immigrazione clandestina, segnatamente per quanto riguarda l'apposizione dei timbri sui documenti di viaggio, conformemente alle conclusioni del Consiglio adottate nel dicembre scorso (doc. 15737/02).

Il Consiglio ha accolto favorevolmente la presentazione da parte della Commissione, e in particolare l'impegno di quest'ultima di presentare proposte concrete in tale materia entro il mese prossimo.

Il Consiglio ha inoltre accolto con favore una dichiarazione comune della Germania e della Francia sull'applicazione della biometria per rendere più sicuri i documenti di viaggio.

Si ricorda che la questione di apporre timbri sui documenti di viaggio è stata affrontata dalla delegazione francese nella sessione del Consiglio GAI del 14 e 15 ottobre 2002. La Francia ha chiesto in particolare che ci sia un coerente approccio comune delle situazioni in cui dei cittadini di paesi terzi, i cui documenti di viaggio dovrebbero essere muniti di un timbro, sono fermati per accertamenti avendo esibito documenti di viaggio sprovvisti di timbro.

Infine, nella riunione del 19 dicembre 2002, il Consiglio GAI ha adottato conclusioni sui controlli alle frontiere esterne e sulla lotta all'immigrazione clandestina. Conclusioni con cui si invita la Commissione a:

  • chiarire le norme vigenti dell'acquis di Schengen ed a riflettere sull'opportunità di modificare le norme pertinenti, e

  • esaminare la possibilità di un'ultima armonizzazione delle procedure da seguire in generale per quanto attiene ai controlli alle frontiere e quindi ai controlli di cittadini di paesi terzi.

INFORMAZIONI DELLA COMMISSIONE E DIBATTITO ORIENTATIVO

Il Consiglio ha ascoltato al riguardo una presentazione orale della Commissione sulla situazione circa:

  • lo studio sulla ripartizione degli oneri della gestione delle frontiere esterne fra gli Stati membri e l'Unione, che, in base alle conclusioni del Consiglio europeo di Siviglia, dovrebbe essere presentato anteriormente al giugno 2003; e

  • lo studio di fattibilità sul miglioramento dei controlli alle frontiere marittime, chiesto dal Consiglio nel quadro del piano globale per la lotta all'immigrazione clandestina e alla tratta di esseri umani nell'Unione europea.

Il Consiglio ha invitato la Commissione a presentare quanto prima i succitati studi.

Il Consiglio ha inoltre svolto un dibattito orientativo sull'efficacia delle risorse finanziarie disponibili a livello comunitario per l'applicazione della politica comunitaria in materia di asilo e immigrazione (Parte II della Comunicazione della Commissione "Integrare le questioni connesse all'emigrazione nelle relazioni dell'Unione europea con i paesi terzi) (doc. 15284/02). La discussione ha affrontato in particolare i seguenti cinque temi:

  • valutazione globale di inadeguatezza degli esistenti fondi comunitari nel settore GAI,

  • ripartizione degli oneri alle frontiere esterne,

  • fondo europeo per i rifugiati,

  • politica di rimpatrio, e

  • relazioni con i paesi terzi d'origine e di transito.

Successivamente alle discussioni, la Presidenza ha invitato le delegazioni a presentare, entro il 10 marzo 2003, osservazioni scritte su questi cinque temi, nella prospettiva di un'ulteriore discussione sulle risorse finanziarie disponibili a livello comunitario a Veria, in occasione della riunione ministeriale informale prevista per il 28 e 29 marzo 2003.

LOTTA CONTRO LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA NEI BALCANI OCCIDENTALI - DIBATTITO PUBBLICO

Il Consiglio ha tenuto un dibattito pubblico sulla lotta alla criminalità organizzata nei Balcani occidentali. Il dibattito è stato trasmesso in diretta al pubblico.

Durante il dibattito il Consiglio ha ricordato che la criminalità organizzata nell'Europa sudorientale è un fenomeno che mina gli sforzi imponenti e finora coronati da successo intrapresi dalla comunità internazionale, specialmente dall'Unione europea per attuare la riforma e stabilire lo stato di diritto. Inoltre il Consiglio ha sottolineato che si hanno ripercussioni sulla stessa Unione europea, dal momento che gruppi criminali provenienti dai Balcani proseguono le loro attività nel territorio degli Stati membri.

Per questi motivi il Consiglio ritiene che occorra dare una nuova dimensione alla lotta contro la criminalità organizzata nei Balcani, e che l'Europol debba svolgere un ruolo in tale regione.

Il Consiglio ha anche deciso di esaminare ulteriormente il problema nella riunione ministeriale informale da tenersi a Veria il 28 e 29 marzo 2003 e di discutere la questione con i paesi dei Balcani nella prossima riunione della troika "Giustizia e Affari interni" del 23 aprile 2003.

Va ricordato che il quadro della cooperazione tra l'Unione europea e i paesi dei Balcani occidentali è costituito dal processo di stabilizzazione e associazione (PSA), completato dal patto di stabilità. Il sostegno ai paesi dei Balcani è offerto attraverso il programma CARDS, oltreché anche attraverso altri canali.

Al Vertice di Zagabria, tenutosi il 24 novembre 2000, i governi dell'Albania, dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, della Bosnia-Herzegovina, della Croazia e di Serbia e Montenegro si sono impegnati a stabilire convenzioni di cooperazione regionale intese a lottare contro la criminalità organizzata, inclusa l'immigrazione illegale. Il 28 marzo 2001 è stata adottata a Sarajevo una dichiarazione comune sul seguito dato agli impegni del vertice di Zagabria per quanto riguarda la cooperazione in materia di asilo e immigrazione.

Nella dichiarazione i Ministri hanno sostenuto l'iniziativa appoggiata dall'UE di istituire una rete formale di ufficiali di collegamento UE incaricati dell'immigrazione nella regione, affinché collabori con le autorità dei paesi del PSA, in particolare a livello locale, per colpire le organizzazioni criminali che gestiscono i flussi di migrazione illegale. I paesi del PSA si sono altresì impegnati ad allineare le loro legislazioni alla convenzione delle Nazioni Unite del 2000 contro la criminalità organizzata transnazionale, inclusi il protocollo per combattere il traffico di migranti e il protocollo per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare di donne e bambini. Altre misure indicate nella dichiarazione includono la cooperazione regionale e l'allineamento agli standard dell'Unione europea per quanto riguarda l'asilo e l'immigrazione.

Il 30 novembre 2001 è stata organizzata a Belgrado una riunione di Alti funzionari dell'amministrazione sul seguito da dare alla dichiarazione di Sarajevo riguardante la cooperazione in materia di asilo e di immigrazione. È stato osservato che i governi della regione hanno dimostrato il loro impegno a lottare contro la migrazione irregolare in provenienza dai Balcani occidentali e che transista per quella regione, tra l'altro elevando gli standard normativi per quanto concerne l'asilo e l'immigrazione e ricorrendo alla cooperazione regionale. Tuttavia devono tuttora essere affrontate alcune questioni ancora in sospeso, specialmente la lotta contro la criminalità organizzata sotto forma di traffico e tratta di esseri umani.

Misure recenti per combattere l'immigrazione illegale in provenienza dai Balcani occidentali e che transita per quella regione sono indicate in appresso:

  • Il 28 maggio 2001 il Consiglio "GAI" ha adottato delle conclusioni concernenti l'istituzione di una rete di ufficiali di collegamento nazionali incaricati dell'immigrazione perché aiutino a controllare i flussi di migrazione illegale attraverso la regione dei Balcani occidentali. In tali conclusioni si invitano gli Stati membri a istituire detta rete entro il 30 giugno 2001. Il Belgio ha assunto la guida del progetto, che è stato avviato nel dicembre 2001 e si trova ora nella seconda fase. Si sta analizzando quali siano le esigenze e le aspettative degli ufficiali di collegamento incaricati dell'immigrazione nella regione dei Balcani. Riunioni locali saranno organizzate in Romania (21/2), Albania (28/2), Croazia (7/3) e nella Repubblica ceca (14/3). La rete dovrà diventare operativa entro la fine del dicembre 2003.

    La necessità di attuare la rete ILO guidata dal Belgio nei Balcani occidentali è stata sottolineata dal Consiglio "GAI" nella sessione del 28 e 29 novembre 2002. Il Consiglio ha anche invitato gli Stati membri a inviare un numero maggiore di ufficiali di collegamento.

  • Un'altra iniziativa nei Balcani occidentali è stato il progetto "IMM-PACT" in Bosnia Erzegovina, guidato dal Regno Unito. La cosiddetta iniziativa Blair/Amato, agli inizi del 2001, ha proposto l'invio di esperti in materia di immigrazione per assistere il servizio nazionale di frontiera in Bosnia Erzegovina. Guidata dal Regno Unito, una squadra di esperti UE in materia di immigrazione ha fornito formazione e assistenza in loco per un periodo di un anno (conclusi il 30 agosto 2002). Un analogo progetto "IMM-PACT" è stato approvato dal Comitato strategico sull'immigrazione, le frontiere e l'asilo e sarà realizzato in Serbia e Montenegro nel 2003.

  • A seguito della prima riunione del CIRSFI con rappresentanti dei Balcani occidentali, svoltasi il 24 aprile 2002, la Presidenza intende organizzare una seconda riunione con tali paesi nel maggio 2003.

  • Nel Consiglio "Affari generali e relazioni esterne" del 18 e 19 novembre 2002 il Consiglio ha adottato conclusioni per quanto riguarda la cooperazione intensificata con i paesi terzi per la gestione dei flussi migratori e si è riferito in particolare all'Albania e alla Repubblica federale di Jugoslavia (Serbia e Montenegro).

COOPERAZIONE GIUDIZIARIA IN MATERIA PENALE E ESTRADIZIONE TRA L'UE E GLI USA

Il Consiglio ha convenuto che la Presidenza ha condotto efficacemente i negoziati, con esiti incoraggianti. Alcune delegazioni hanno tuttavia manifestato preoccupazione riguardo ad alcuni punti specifici. La negoziazione dell'accordo dovrebbe essere per il momento sospesa, per dare il tempo di esaminare tutti gli aspetti pertinenti del testo affinché una decisione definitiva possa essere presa nella prossima sessione del Consiglio GAI.

Se possibile il Consiglio potrebbe concludere l'accordo in maggio o in giugno, previo appropriato coinvolgimento dei parlamenti nel processo.

Due saranno le Parti contraenti dell'accordo: l'UE e gli USA. Si rammenta che, a norma degli articoli 24 e 38 del trattato, l'Unione europea può concludere accordi di estradizione e di assistenza giudiziaria.

L'accordo dovrebbe integrare (e non sostituire) gli accordi bilaterali fra gli USA e gli Stati membri dell'UE, rispetto ai quali dovrebbe fornire un valore aggiunto, dovrebbe prevedere le garanzie necessarie ai fini della salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali e dovrebbe rispettare i principi costituzionali degli Stati membri.

S'illustrano qui di seguito alcuni dei temi principali del progetto di accordo.

    Estradizione

  • Per quanto riguarda i tempi necessari per il trattamento delle richieste, il progetto di accordo snellisce le modalità di legalizzazione e autenticazione, semplifica la documentazione da fornire, migliora i canali di trasmissione, specie nei casi urgenti relativi all'arresto provvisorio, ed agevola i contatti diretti fra le autorità centrali.

  • Gli Stati membri potranno continuare ad applicare i motivi di rifiuto che figurano nei rispettivi trattati bilaterali di estradizione. Le Parti rispettano entrambe il diritto a un processo equo dinanzi a un tribunale imparziale costituito per legge.

  • Il progetto di accordo contiene una disposizione che vieta l'estradizione in caso sia inflitta o eseguita la pena di morte.

  • Per le informazioni sensibili il progetto di accordo permette che siano chieste consultazioni per stabilire in che misura lo Stato richiesto possa tutelare le informazioni contenute in una richiesta.

  • Relativamente alle richieste concorrenti, l'accordo disciplina il caso in cui concorrono una richiesta di estradizione degli USA e una di un altro Stato o, quando questo è uno Stato membro, un mandato d'arresto europeo.

    Assistenza giudiziaria

  • Il progetto di accordo migliora la cooperazione nelle indagini relative agli elementi finanziari della criminalità grave, tra cui la criminalità organizzata, il terrorismo e la criminalità finanziaria.

  • Esso tratta inoltre della cooperazione pratica, accorciando i tempi dell'assistenza giudiziaria, e consente la costituzione di squadre investigative comuni e il collegamento in videoconferenza.

  • Gli Stati membri potranno continuare ad applicare i motivi di rifiuto che figurano nei rispettivi trattati bilaterali di assistenza giudiziaria o nei principi giuridici degli ordinamenti nazionali.

  • Gli Stati membri che non hanno al momento alcun trattato con gli USA in materia di assistenza giudiziaria possono fare riferimento all'ordine pubblico (sicurezza, sovranità o altri interessi essenziali dello Stato richiesto) allo scopo di rifiutare la comunicazione di informazioni in determinati casi.

  • L'accordo contiene disposizioni ampie sulla protezione dei dati e la trasmissione di mezzi di prova e di informazioni.

Si ricorda che la necessità di coordinare l'azione di contrasto delle diverse forme di criminalità transnazionale e di rafforzare la cooperazione giudiziaria è stata sostenuta a più riprese nel corso dei lavori del Consiglio, specialmente in occasione delle riunioni ad alto livello con gli USA e il Canada.

Inoltre, il 20 settembre 2001 nella sessione straordinaria immediatamente successiva agli attacchi terroristici sferrati negli USA, il Consiglio ha stabilito che l'Unione deve accelerare il processo di creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia e rinforzare la cooperazione con i partner, specialmente con gli Stati Uniti. Più specificamente il Consiglio ha convenuto il principio di proporre agli USA la negoziazione di un accordo con l'UE in materia di cooperazione penale sul terrorismo.

LOTTA CONTRO IL RAZZISMO E LA XENOFOBIA

Il Consiglio ha esaminato alcune questioni in sospeso per quanto riguarda la proposta di decisione quadro sulla lotta contro il razzismo e la xenofobia. Il dibattito si è incentrato sull'inserimento in una decisione quadro di un richiamo alle norme costituzionali nazionali e sull'attuazione dell'assistenza reciproca relativamente alla doppia punibilità.

Il Consiglio ha incaricato i suoi organi competenti di esaminare ulteriormente i suddetti punti, in vista di pervenire ad un accordo in una delle prossime sessioni.

Si rammenta che la decisione quadro è intesa principalmente a definire un'impostazione penale del fenomeno del razzismo e della xenofobia che sia comune all'UE, per fare in modo che gli stessi comportamenti costituiscano reati in tutti gli Stati membri e che siano previste pene e sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive nei confronti delle persone fisiche e giuridiche che hanno commesso simili reati.

La proposta riguarda la definizione del comportamento che deve essere passibile di sanzione, le sanzioni applicabili a tale comportamento e le misure atte a garantire una cooperazione giudiziaria effettiva tra gli Stati membri a questo proposito.

Essa mira a superare gli ostacoli che si frappongono a un'efficace cooperazione giudiziaria, dovuti principalmente alle divergenze fra gli ordinamenti giuridici degli Stati membri. Essa stabilisce disposizioni ai fini del ravvicinamento delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri e del rafforzamento della cooperazione tra le autorità giudiziarie e le altre autorità degli Stati membri per quanto riguarda i reati di stampo razzista e xenofobo.

RECIPROCO RICONOSCIMENTO DELLE SANZIOI PECUNIARIE

Il Consiglio, sulla base del testo di compromesso presentato dalla Presidenza, ha esaminato la proposta di decisione quadro relativa all'applicazione del principio del reciproco riconoscimento delle sanzioni pecuniarie.

Le delegazioni hanno discusso principalmente in merito all'elenco di reati per i quali non si applicherà la doppia punibilità.

Come il testo di compromesso originario discusso dal Consiglio "Giustizia e affari interni" il 19 dicembre 2002, anche il nuovo testo della Presidenza segue l'approccio secondo cui la decisione quadro dovrebbe coprire tutti i reati e, per quanto riguarda i reati di cui alla decisione quadro nonché per le infrazioni al codice della strada, non si applicherà il principio della doppia punibilità.

Il Consiglio ha incaricato i suoi organi competenti di proseguire i lavori sul progetto di decisione quadro in vista di pervenire ad un accordo in una delle prossime sessioni.

ATTACCHI CONTRO I SISTEMI DI INFORMAZIONE

Il Consiglio, in attesa dello scioglimento di alcune riserve d'esame parlamentare e fatto salvo l'esame del parere del Parlamento europeo, ha definito un approccio comune riguardo alla decisione quadro relativa agli attacchi contro i sistemi di informazione.

A parere del Consiglio si tratta di uno strumento molto importante in quanto vi è una crescente ed inquietante preoccupazione che organizzazioni criminali possano usare le reti di comunicazione per sferrare attacchi contro i sistemi d'informazione per i propri scopi.

L'obiettivo della presente decisione quadro è quello di migliorare la cooperazione tra le autorità giudiziarie e le altre autorità competenti degli Stati membri, compresi la polizia e gli altri servizi specializzati incaricati dell'applicazione della legge, mediante il ravvicinamento delle legislazioni penali degli Stati membri nel settore degli attacchi contro i sistemi di informazione.

Si sono registrati attacchi ai danni di sistemi di informazione, in particolare ad opera della criminalità organizzata, e aumentano le preoccupazioni per la possibilità di attacchi terroristici contro sistemi di informazione che fanno parte dell'infrastruttura critica degli Stati membri. Ciò costituisce una minaccia per la creazione di una società dell'informazione sicura e di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, e richiede pertanto una risposta a livello di Unione europea.

Le rilevanti lacune e le notevoli differenze nelle normative degli Stati membri in questo settore ostacolano la lotta contro la criminalità organizzata ed il terrorismo e pregiudicano un'efficace cooperazione giudiziaria e di polizia nel campo degli attacchi contro i sistemi di informazione. Il carattere transnazionale e senza frontiere delle moderne reti di comunicazione elettronica fa sì che gli attacchi contro i sistemi di informazione siano spesso di natura internazionale e rende evidente la necessità di adottare urgentemente azioni ulteriori per il ravvicinamento delle legislazioni penali in questo settore.

Con la presente decisione quadro si chiede agli Stati membri di qualificare come reato penale l'accesso illecito ai sistemi di informazione e che prevedano sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive, tra cui anche pene detentive nei casi gravi.

VARIE

Al punto "Varie" il Consiglio

  • ha preso atto di un'informazione fornita dalla Commissione circa l'attuale stato di attuazione del piano di rimpatrio in Afghanistan, che è stato adottato dal Consiglio il 28 novembre 2002 (doc. 15215/02), e

  • ha discusso brevemente sulla questione dei paesi sicuri per quanto riguarda l'asilo.

PUNTI APPROVATI SENZA DISCUSSIONE

GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI

Schengen - Regolamento finanziario "SISNET"

(doc. 5194/03)

Il Consiglio ha deciso di modificare la decisione 2000/265/CE relativa all'installazione e al funzionamento dell'infrastruttura delle comunicazioni nel contesto di Schengen, "Sisnet". A decorrere dal 1° gennaio 2003 la funzione di controllore finanziario è esercitata da un funzionario o dipendente del Segretariato generale del Consiglio all'uopo designato con decisione del Segretario generale aggiunto, che definisce le modalità di tale controllo.

Sviluppi dell'acquis di Schengen per quanto riguarda l'Islanda e la Norvegia

(doc. 5853/02)

Il Consiglio ha adottato la decisione che determina le disposizioni della convenzione del 1995 relativa alla procedura semplificata di estradizione tra gli Stati membri dell'Unione europea e della convenzione del 1996 relativa all'estradizione tra gli Stati membri dell'Unione europea che costituiscono uno sviluppo dell'acquis di Schengen ai sensi dell'accordo con la Repubblica d'Islanda e il regno di Norvegia sulla loro associazione all'attuazione, all'applicazione e allo sviluppo dell'acquis di Schengen.

Norme Schengen relative al rilascio di visti alla frontiera, compreso il rilascio di visti a marittimi in transito

(doc. 5477/03)

Il Consiglio ha adottato il regolamento relativo al rilascio di visti alla frontiera, compreso il rilascio di visti a marittimi in transito.

Il regolamento mira a chiarire e ad aggiornare le norme per il rilascio di visti alla frontiera ai marittimi in transito, in particolare per consentire il rilascio in frontiera di visti di transito collettivi a marittimi di una stessa nazionalità che viaggiano in gruppi, fintantoché il periodo di transito è limitato. Le norme fissate in questo regolamento sostituiscono quelle contenute nella decisione del Comitato esecutivo Schengen del 19 dicembre 1996 riguardante il rilascio di visti in frontiera a marittimi in transito.

Visti per i partecipanti alle riunioni euromediterranee

(doc. 6254/03)

Il Consiglio ha adottato conclusioni sulla flessibilità nel rilascio di visti ai partecipanti alle riunioni euromediterranee per agevolare il rilascio di visti alle persone che partecipano regolarmente, in veste di rappresentanti nazionali, alle azioni tese a promuovere la cooperazione euromediterranea.

Utilizzo comune degli ufficiali di collegamento distaccati all'estero

(doc. 15525/02)

Il Consiglio ha adottato la decisione relativa all'utilizzo comune degli ufficiali di collegamento distaccati all'estero dalle autorità degli Stati membri incaricate dell'applicazione della legge.

La direttiva ha lo scopo di disciplinare le questioni relative alla lotta contro forme gravi di criminalità transfrontaliera. Nel quadro del rafforzamento della cooperazione fra gli Stati membri al riguardo, "ufficiali di collegamento" saranno distaccati in uno o più paesi terzi o organizzazioni internazionali per stabilire e mantenere contatti con le autorità di tali paesi o organizzazioni al fine di contribuire ad impedire reati o ad effettuare indagini su questi ultimi. Le informazioni ottenute dagli ufficiali di collegamento sono trasmesse a Europol.

Eurojust

(doc.5696/03)

Il Consiglio ha approvato l'elezione del sig. Björn Blomqvist come Vicepresidente di Eurojust.

Strategia dell'Unione europea in materia di droga Trattamento dei tossicodipendenti in carcere Risoluzione del Consiglio

(doc.10497/4/02)

I Rappresentanti degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio hanno adottato la risoluzione seguente:

"vista la strategia dell'Unione europea in materia di droga approvata dal Consiglio europeo di Helsinki nel dicembre 1999, in cui si afferma che l'Unione deve adottare una strategia pluridisciplinare, nella quale la riduzione della domanda e la riduzione dell'offerta sono considerate un circolo virtuoso, e che l'Unione deve intensificare i suoi sforzi per ridurre le conseguenze negative dell'abuso di droga e lottare contro la criminalità connessa con la droga,

visto il piano d'azione dell'Unione europea in materia di droga adottato dal Consiglio europeo a Santa Maria da Feira nel giugno 2000, in cui si afferma che gli Stati membri devono fornire una molteplicità di servizi terapeutici per i tossicodipendenti, destinare adeguate risorse a terapie di recupero per far sì che al tossicodipendente che desidera seguire un trattamento questo possa essere garantito entro tempi ragionevoli, provvedere affinché si tenga nel debito conto il recupero socioprofessionale e la reintegrazione degli ex tossicodipendenti, nonché intensificare gli sforzi per l'adozione di misure per ridurre i danni per la salute sia in carcere che dopo la scarcerazione,

data la raccomandazione n. (98) 7 del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa concernente gli aspetti etici e organizzativi dell'assistenza sanitaria in carcere, segnatamente il punto 43 secondo cui occorre sviluppare ulteriormente l'assistenza ai detenuti aventi problemi legati all'alcool e alla droga tenendo conto in particolare dei servizi offerti ai tossicodipendenti, come raccomandato dal gruppo di cooperazione per la lotta contro l'abuso di droga e il narcotraffico ("Gruppo Pompidou"), è pertanto necessario prevedere un'adeguata formazione per il personale sanitario e gli agenti penitenziari e migliorare la cooperazione con servizi esterni di consulenza onde garantire una postassistenza costante dopo la scarcerazione, nonché la dichiarazione per consenso adottata dal Gruppo Pompidou nella riunione svoltasi a Berna nel settembre 2000.

considerando quanto segue:

    malgrado uno sforzo considerevole da parte delle autorità degli Stati membri, è molto difficile mantenere le carceri e altri istituti penitenziari simili liberi dalla droga;

    il traffico e il consumo di droga provocano nelle carceri problemi sia sanitari sia di gestione quotidiana;

    data l'entità del problema, la presenza di droga nelle carceri può colpire tutti i detenuti - tossicodipendenti o meno - e i membri del personale;

    le circostanze all'interno di tali istituti possono contribuire a far sì che essi continuino ad abusare di droga e in taluni casi intensifichino tale abuso;

    l'esperienza dimostra che l'abuso di droga è uno dei fattori che più frequentemente contribuiscono alla recidiva nella commissione di reati contro il patrimonio;

    la premessa affinché le pene detentive inflitte ai tossicodipendenti abbiano un reale effetto riabilitativo sull'interessato è che la condanna sia accompagnata dall'offerta di adeguati servizi di trattamento della tossicodipendenza, insieme a programmi controllati di liberazione e riabilitazione;

    i tossicodipendenti costituiscono una molteplicità di individui con esigenze disparate per quanto riguarda l'offerta di trattamenti ed altre iniziative,

INVITANO gli Stati membri a:

    assicurare costantemente che sia data la massima priorità possibile a misure volte ad evitare l'introduzione di droghe illecite in tutti gli istituti penitenziari;

    prendere in considerazione metodi per l'introduzione o l'estensione di programmi che promuovano e migliorino la situazione sanitaria dei tossicodipendenti in carcere in un modo che non comprometta l'impegno verso l'obiettivo generale di tenere le deroghe lontane dal carcere;

    offrire ai tossicodipendenti in carcere il più ampio accesso possibile ai servizi sociali, sanitari e di riabilitazione disponibili per i tossicodipendenti che non sono criminali;

    offrire nella più ampia misura possibile ai detenuti che erano in cura per tossicodipendenza prima della detenzione, la possibilità di continuare lo stesso programma di trattamento durante l'espiazione della pena;

    adoperarsi affinché il trattamento sia fornito in stretta cooperazione con i normali sistemi di trattamento che proseguiranno la terapia dopo l'espiazione della pena;

    garantire che il trattamento dei tossicodipendenti in carcere sia volto alla riabilitazione e alla prevenzione di reati futuri;

    garantire che, in relazione al trattamento dei tossicodipendenti in carcere, siano debitamente rispettati i principi del consenso del paziente e della riservatezza medica;

    garantire che ai tossicodipendenti in carcere sia offerta una gamma di trattamenti quanto più ampia possibile, che consenta loro per esempio di partecipare a programmi speciali che facilitino la loro astinenza dal consumo di droghe;

    istituire per quanto possibile servizi di trattamento in stretta collaborazione con le autorità sanitarie o altri soggetti aventi un'esperienza specifica nel trattamento delle tossicodipendenze;

    dotarsi dei mezzi per verificare se i tossicodipendenti che hanno scelto di partecipare a un programma di sostegno dopo aver rinunciato alla droga rimangono fedeli alla loro scelta;

    consentire agli ex tossicodipendenti che hanno scontato la propria pena e che desiderano un sostegno speciale in relazione al loro reinserimento nella società di essere messi in libertà sotto sorveglianza, ad esempio in residenze speciali o altri istituti, all'interno dei quali possano ricevere orientamenti da parte del personale sanitario e dei servizi sociali, in modo da ridurre il rischio che essi ricadano nell'abuso di droga dopo aver scontato la loro pena;

    adoperarsi per migliorare la cooperazione tra i servizi sociali e gli istituti penitenziari, in connessione con la liberazione dei tossicodipendenti dopo l'espiazione della pena, fornendo se del caso orientamenti più precisi riguardo alla cooperazione tra tali servizi e istituti;

    introdurre, eventualmente a titolo di esperimento, la possibilità di consentire ai tossicodipendenti di scontare la pena nelle istituzioni di trattamento ordinarie, sempre che ciò non sia sconsigliato per motivi inerenti alla sicurezza, alla prevenzione della criminalità in generale, nonché alla percezione della giustizia da parte dell'opinione pubblica;

    porre in essere speciali programmi di formazione per il personale penitenziario che opera nell'ambito delle sezioni per il trattamento, nonché programmi di carattere generale intesi a migliorare la capacità del personale di altre sezioni di lavorare efficacemente con i tossicodipendenti nonché di accrescere la motivazione dei detenuti ad affrontare il problema della dipendenza;

    sorvegliare i risultati delle iniziative attuate, ad esempio realizzando studi sui casi di recidiva, allo scopo di garantire uno sviluppo costante ed una sempre maggiore efficacia delle misure stesse;

    procedere nella maggior misura possibile a scambi di informazioni sulle esperienze e le migliori prassi in tale settore, tra l'altro sfruttando appieno le possibilità offerte dalla Rete europea di prevenzione della criminalità, dall'OEDT nonché da altri programmi in questo settore.".

Malta Relazione riveduta sull'applicazione dell'acquis UE

Il Consiglio ha preso atto di una relazione di valutazione riveduta e aggiornata sulla messa in vigore, sull'applicazione e sull'attuazione da parte di Malta dell'acquis dell'Unione europea nel settore della giustizia e degli affari interni nel contesto dell'adesione di Malta all'Unione europea.

La relazione verte su sicurezza delle frontiere, migrazione, asilo, polizia e dogane, giustizia, diritti dell'uomo e corruzione.

Beni mobili strumentali - Questioni specifiche del materiale rotabile ferroviario

Il Consiglio ha autorizzato la Commissione ad aprire i negoziati per l'adozione di un protocollo della convenzione relativa alle garanzie internazionali su beni mobili strumentali, relativo alle questioni specifiche del materiale rotabile ferroviario, sotto gli auspici congiunti dell'UNIDROIT e dell'Organizzazione intergovernativa per i trasporti internazionali ferroviari (OTIF).

Nuova convenzione di Lugano

(doc. 5852/03)

Il Consiglio ha chiesto alla Corte di giustizia un parere sulla seguente questione : "La conclusione della nuova convenzione di Lugano sulla competenza giudiziaria, sul riconoscimento e sull'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale rientra interamente nella competenza esclusiva della Comunità o nella competenza condivisa tra la Comunità e gli Stati membri?".

RELAZIONI ESTERNE

Moldova - Misure restrittive nei confronti della dirigenza della regione transdnestriana

Il Consiglio ha adottato una posizione comune concernente misure restrittive (divieto di viaggio) nei confronti della dirigenza della regione transdnestriana della Repubblica Moldova. Il Consiglio ha adottato inoltre conclusioni ed è stata rilasciata una dichiarazione congiunta UE-USA (cfr. comunicato stampa 6679/03 (Presse 56))

Misure restrittive contro Al-Qaida e i taliban/Deroghe

Il Consiglio ha adottato una posizione comune (doc. 6382/03) concernente deroghe specifiche alle misure restrittive imposte dalla posizione comune 2002/402/PESC che applica la risoluzione 1390(2002) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite contro Osama bin Laden, i membri dell'organizzazione Al-Qaida e i Taliban ed altri individui, gruppi, imprese e entità ad essi associati. La decisione è intesa a prevedere le deroghe consentite dalla risoluzione 1452(2002) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Trasferimento delle missioni dell'UE in Kazakstan da Almaty ad Astana - Conclusioni del Consiglio

"Il Consiglio conferma il riconoscimento di Astana come capitale del Kazakstan, e afferma l'importanza per l'UE di esservi convenientemente rappresentata. In considerazione di ciò, l'UE inviterà il Kazakstan a fornirle la documentazione necessaria affinché gli Stati membri e la Commissione possano esaminare in che modo procedere al trasferimento ad Astana delle attività attualmente svolte dalle missioni ad Almaty."

PESD

Operazione diretta dall'UE nella FYROM. Meccanismo di finanziamento

Il Consiglio ha adottato una decisione relativa all'istituzione di un meccanismo di finanziamento operativo al fine di provvedere al finanziamento dei costi comuni della futura operazione militare dell'Unione europea nell'ex Repubblica jugoslava di Macedonia.

Con l'azione comune 2003/92/PESC del 27 gennaio 2003 il Consiglio ha deciso di condurre un'operazione militare nell'ex Repubblica jugoslava di Macedonia. Conformemente al trattato sull'Unione europea, le spese derivanti da tale azione comune sono a carico degli Stati membri. Occorre pertanto fornire un sostegno finanziario all'azione comune mediante l'istituzione di un meccanismo di finanziamento destinato a coprire la quota delle spese operative da finanziare in comune.

Operazione diretta dall'UE nella FYROM. Accordo sullo status delle forze

Il Consiglio ha autorizzato la Presidenza, assistita se necessario dal Segretario Generale/Alto Rappresentante, ad avviare negoziati al fine di concludere un accordo con l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia sullo status delle forze dirette dall'UE nel paese.

ACP-UE

Centro per lo sviluppo delle imprese Scarico per il bilancio 2000

Il Consiglio ha approvato un progetto di decisione che dà scarico al Direttore del Centro per lo sviluppo delle imprese dell'esecuzione del bilancio del CSI per l'esercizio 2000 e ha deciso di trasmettere il testo agli Stati ACP affinché sia adottato dal Comitato degli Ambasciatori ACP-CE mediante procedura scritta.

Le entrate del Centro per il 2000 sono consistite principalmente in contributi del Fondo europeo di sviluppo pari a 18,3 milioni di euro.

ENERGIA

Controllo delle importazioni di carbon fossile originario di paesi terzi

(doc. 5544/03)

Il Consiglio ha adottato il regolamento relativo al controllo comunitario delle importazioni di carbon fossile originario di paesi terzi. Il regolamento, applicato retroattivamente dalla scadenza del trattato CECA, entra in vigore il 24 luglio 2002 e scade il 31 dicembre 2010.

Nel quadro del sistema di controllo gli Stati membri comunicano alla Commissione le informazioni relative alle importazioni di carbon fossile e ai prezzi all'importazione di prodotti carbonieri destinati alla produzione di elettricità e alla siderurgia della Comunità.

TRASPARENZA

Accesso del pubblico ai documenti

Il Consiglio ha adottato una risposta alla richiesta di conferma del sig. ... (con il voto contrario delle delegazioni danese, finlandese, svedese, tedesca, francese e portoghese).

(doc. 5890/03 + COR 1).

____________________

(1) ?Per le dichiarazioni, conclusioni o risoluzioni formalmente adottate dal Consiglio, il titolo del punto pertinente riporta un'apposita indicazione e il testo è ripreso tra virgolette.?I documenti di cui viene indicato il riferimento sono accessibili nel sito Internet del Consiglio HYPERLINK "http://register.consilium.europa.eu/scripts/utfregisterDir/WebDriver.exe?MIval=advanced&MIlang=EN&fc=REGAISEN&srm=5&ssf=&mt=128&md=100"http://consilium.europa.eu.?Gli atti adottati che comportano dichiarazioni a verbale del Consiglio accessibili al pubblico sono contraddistinti da un asterisco; dette dichiarazioni sono disponibili nel summenzionato sito Internet del Consiglio o possono essere ottenute presso il servizio stampa.


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