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Prefazione

Nella  riunione  del  22 dicembre  1994  tenutasi  a  Bonn,  il  Comitato
esecutivo del gruppo di Schengen  ha deciso l'applicazione  irreversibile
della Convenzione di Schengen alla data del 26 marzo 1995.

Il  presente documento  intende fornire  una breve  informazione concreta
sulla portata e sulle conseguenze di questa decisione.

Sommario

Per   permettere  una   buona  comprensione   della  decisione   relativa
all'applicazione  della   Convenzione  di  Schengen,  occorre   ricordare
brevemente  la  cronistoria e  l'evoluzione  dell'iniziativa di  Schengen
(punto A).
Sarà poi analizzata la portata della decisione del  Comitato esecutivo di
Schengen del 22 dicembre 1994 (punto B).

Saranno  anche descritti,  gli  effetti più  rilevanti  dell'applicazione
della  Convenzione  di  Schengen per  i  cittadini  (punto  C) e  per  le
relazioni  con  gli  Stati  Membri  che non  fanno  parte  del  gruppo di
Schengen,  o   che,  pur  facendone   parte,  non   applicano  ancora  la
Convenzione (punto D).

A. La cronistoria di Schengen

- L'Accordo di Schengen del 1985

1.   Il  14 giugno 1985, la Commissione ha  approvato il Libro bianco sul
completamento  del  Mercato   interno  che  riguarda  in  particolare  la
soppressione  dei controlli  alle frontiere  interne, obiettivo  inserito
successivamente,  con l'Atto  unico, nell'articolo  8A (ora  articolo 7A)
del trattato CE.

Nello stesso giorno il Belgio, la Germania,  la Francia, il Lussemburgo e
i  Paesi  Bassi  hanno   firmato  l'Accordo  di  Schengen  relativo  alla
soppressione graduale  dei  controlli alle  frontiere comuni  (denominato
qui  di seguito  "l'Accordo di Schengen"). Nelle  premesse, era precisato
che l'Accordo  si collocava nella prospettiva dell'effettiva soppressione
dei controlli alle frontiere interne della Comunità.

Gli Stati  firmatari  dell'Accordo  di  Schengen  hanno  voluto  arrivare
"possibilmente  prima del  primo gennaio  1990" (art.  3O) all'abolizione
totale  di qualsiasi  controllo alle  loro frontiere  comuni, tanto delle
persone quanto delle  merci. L'Accordo  di Schengen  prevedeva misure  di
semplificazione  dei  controlli, applicabili  fin  dalla  firma;  inoltre
contemplava un  elenco di  misure di accompagnamento  da elaborare  prima
della soppressione  totale  dei controlli  alle frontiere  e destinate  a
mantenere un livello elevato  di sicurezza nello  spazio senza frontiere.
L'elenco corrispondeva al programma del  Libro bianco della  Commissione:
misure di  accompagnamento avrebbero dovuto  essere elaborate  in materia
di controllo dell'immigrazione,  di politiche dei visti e del  diritto di
asilo, in materia di cooperazione  di polizia, di lotta contro le droghe,
ecc.. . 

- La Convenzione d' applicazione del 1990

2.   La sensibilità  politica e la complessità giuridica delle materie da
regolare hanno imposto lunghi negoziati;  gli sviluppi all'interno  della
RDT  e con  la RDT a  fine 1989 hanno  prodotto ulteriori  ritardi. Il 19
giugno  1990 i cinque  Stati Membri interessati hanno firmato, nuovamente
a  Schengen,  la Convenzione  d'  applicazione  dell'Accordo di  Schengen
(denominata di seguito "la Convenzione  di Schengen"). Nel  preambolo, si
legge che "il trattato  CE, completato dall'Atto  unico europeo,  prevede
che il  mercato interno comporti  uno spazio  senza frontiere interne"  e
che "l'obiettivo perseguito  dalle Parti  contraenti (Schengen)  coincide
con quest' obiettivo, senza  pregiudicare le misure  che saranno adottate
in applicazione delle disposizioni del Trattato".

La  Convenzione,  che   conferma  il  principio  della  soppressione  dei
controlli  delle  persone  alle  frontiere interne  e  contiene  tutte le
misure di accompagnamento  essenziali e  sufficienti al  fine del  libero
attraversamento delle frontiere comuni da  parte delle persone,  riguarda
in particolare:

-    la sorveglianza delle frontiere esterne,
-    l'armonizzazione delle politiche in materia di visti,
-    il diritto di viaggiare degli stranieri,
-    i criteri  per stabilire lo  Stato cui  compete l'istruzione di  una
     domanda di asilo,
-    la cooperazione delle forze di polizia,
-    la mutua assistenza giudiziaria in materia penale,
-    l'estradizione,
-    la trasmissione dell'esecuzione delle sentenze repressive,
-    gli stupefacenti,
-    le armi da fuoco e le munizioni,
-    il Sistema di Informazione Schengen (SIS).

Inizialmente,  il gruppo  di  Schengen aveva  voluto legiferare  anche in
materia di  soppressione dei controlli  dei bagagli  e, più in  generale,
delle  merci. La  Convenzione di  Schengen, però,  contiene  solo qualche
disposizione in proposito,  poiché il gruppo di Schengen ha  ritenuto che
queste materie  fossero indubbiamente di  competenza comunitaria e che si
stessero realizzando progressi sufficienti al livello comunitario.

- I lavori successivi alla firma della Convenzione di Schengen

3.   Dalla  firma della Convenzione d' applicazione, i lavori di Schengen
sono stati  imperniati su due temi:

-    la  preparazione  delle  modalità  di  esecuzione  della Convenzione
     d'applicazione,
-    l'ampliamento del gruppo di Schengen.

3.1. Va precisato  che  l'adesione  all'Accordo  e  alla  Convenzione  di
Schengen  è  riservata ai  soli  Stati membri  dell'Unione. Finora  hanno
aderito:

-    l'Italia, il 27 novembre 199O,
-    la Spagna e il Portogallo, il 25 giugno 1991,
-    la Grecia, il 6 novembre 1992.

Dei dodici  Stati membri,  soltanto la  Danimarca, l'Irlanda  e il  Regno
Unito  non hanno  aderito agli  accordi di  Schengen. Nel  marzo 1994  la
Danimarca ha chiesto lo status  di osservatore al gruppo di Schengen,  in
previsione di un'adesione e la  domanda è attualmente all'esame.

I lavori per l'ampliamento dell'Unione  hanno permesso ad aspiranti nuovi
Stati membri  di prevedere  l'adesione a Schengen.  Il 27  giugno 1994  è
stato accordato  lo status  di osservatore  all'Austria, che firmerà  gli
strumenti di  adesione agli  accordi  di Schengen  saranno firmati  nelle
prossime settimane.

3.2. Dopo  la  firma della  Convenzione  d' applicazione,  gli Stati  del
gruppo di  Schengen ne hanno preparato  le modalità d'esecuzione e  hanno
predisposto i meccanismi e le  forme di cooperazione previsti tra cui  il
Sistema di Informazione Schengen.

Fra le modalità  di esecuzione più importanti, occorre citare  il Manuale
comune  sulle  frontiere  esterne  e  l'Istruzione  consolare  comune.  I
problemi incontrati  nel  predisporre un  SIS  operativo hanno  ritardato
l'applicazione della Convenzione di Schengen.

- Entrata in vigore/applicazione della Convenzione di Schengen

4.   Occorre  distinguere  l'entrata   in  vigore  della  Convenzione  di
Schengen dalla sua applicazione effettiva.

4.1. Per l'entrata  in vigore,  la Convenzione  di Schengen  contiene una
disposizione di  tipo  tradizionale:  l'entrata  in  vigore  dipende  dal
deposito   degli   strumenti   di   ratifica   necessari  ed   interviene
automaticamente (art. 139). Per i cinque Stati firmatari,  la Convenzione
di Schengen è entrata  in vigore il primo settembre  1993, per due  degli
Stati aderenti, Spagna e Portogallo, il primo marzo 1994.

Giuridicamente, il  Comitato  esecutivo è  dunque  composto soltanto  dai
Ministri  di  questi  sette  Stati; tuttavia,  le  decisioni  sono  prese
all'unanimità, ivi comprese Italia e Grecia.

4.2. Per  evitare che con quest'automatismo gli Stati  membri eliminino i
controlli alle frontiere  interne senza che siano messe in  pratica tutte
le misure  di  accompagnamento  previste  dalla  Convenzione,  gli  Stati
membri avevano  iscritto all'Atto finale una dichiarazione che dispone in
particolare che "la Convenzione, sarà messa in vigore  soltanto quando le
condizioni   preliminari  all'applicazione   della  Convenzione   saranno
soddisfatte  negli Stati  firmatari e i controlli  alle frontiere esterne
saranno effettivi".

Non essendo tali condizioni  preliminari soddisfatte a  tempo debito,  il
termine per l'applicazione effettiva della Convenzione di  Schengen non è
stato rispettato  per ben  tre volte (date stabilite  successivamente dal
gruppo  di Schengen:  1o luglio  1993,  1o  dicembre 1993  e 1o  febbraio
1994).

Nella riunione di Parigi del  14 dicembre 1993, il Comitato esecutivo  ha
constatato   che   le  suddette   condizioni   preliminari  erano   tutte
soddisfatte  eccetto  quella  relativa  ad  un  SIS  operativo.  Sono  le
difficoltà tecniche  in materia di  SIS che  hanno portato  il gruppo  di
Schengen,  nel febbraio  1994 a  rinviare nuovamente,  questa volta  sine
die,  l'applicazione  della   Convenzione.  Grazie  agli  sforzi  e  alla
determinatezza della Presidenza tedesca del  gruppo di Schengen  (durante
tutto il  1994), le  difficoltà tecniche  hanno  potuto essere  superate,
permettendo al  Comitato esecutivo  di decidere  la messa  in atto  della
Convenzione di Schengen nella riunione di Bonn del 22 dicembre 1994.

-Schengen e le istituzioni comunitarie (e l'Unione)

5.   Prima  di  analizzare  la  decisione  sulla  messa   in  atto  della
Convenzione di Schengen,  è opportuno formulare le seguenti osservazioni,
da un  lato, sulla  posizione adottata  dalle istituzioni  della Comunità
riguardo all'iniziativa  di Schengen e,  dall'altro, sulla  relazione tra
la Convenzione di Schengen e gli strumenti della  Comunità, dell'Unione e
degli organismi intergovernativi dei Dodici.

5.1. Fin   dall'inizio,   la  Commissione   ha   accolto   favorevolmente
l'iniziativa del gruppo di  Schengen come elemento  motore e  laboratorio
per la Comunità,  ai fini della soppressione dei controlli  delle persone
alle   frontiere   interne.   L'accoglienza   favorevole    riservata   a
quest'iniziativa intergovernativa  si spiegava con il fatto che a livello
comunitario la  Commissione  aveva adottato  un  approccio pragmatico  in
virtù  del  quale  ammetteva  che  le  misure   di  accompagnamento  alla
soppressione dei  controlli  delle  persone  fossero  elaborate  in  sede
intergovernativa e non dalle istituzioni comunitarie.

Con la  sua partecipazione ai lavori del gruppo di Schengen in qualità di
osservatore  la Commissione ha  garantito che l'iniziativa di Schengen si
sviluppasse  nel pieno rispetto degli obiettivi e del diritto comunitari.
In  particolare ha  vigilato  affinchè  la  Convenzione di  Schengen  non
comportasse  alcuna  discriminazione  tra  i  cittadini  "Schengen"  e  i
cittadini degli altri Stati membri (cfr. infra).

5.2. Quanto   all'elaborazione  delle   misure  di  accompagnamento  alla
soppressione  dei  controlli delle  persone  al  livello della  Comunità,
occorre  constatare  che in  generale,  nelle  sedi intergovernative  dei
Dodici, il gruppo di Schengen non si è coalizzato per  imporre agli altri
Stati membri di  accettare senza possibilità di deroga quanto  concluso a
Schengen.  Cosè, ad  esempio, i  criteri  stabiliti dalla  Convenzione di
Dublino firmata dai  Dodici il 14 giugno  1990, per determinare lo  Stato
Membro  cui  compete  l'istruzione di  una  domanda  di  asilo  non  sono
identici a quelli fissati nel  corrispondente capitolo della  Convenzione
di Schengen.

5.3. Ciò non  esclude che ci siano  state ripercussioni dei testi  decisi
dagli  Stati  Schengen sulle  misure  di accompagnamento  dei Dodici:  la
proposta iniziale di  direttiva relativa al controllo dell'acquisizione e
della detenzione  di armi presentata  dalla Commissione,  ad esempio, non
mirava ad  armonizzare  le  legislazioni  nazionali  sulle  armi,  mentre
secondo  il gruppo  di Schengen  una tale  armonizzazione (detenzione  di
armi  vietata   o  sottoposta  ad   autorizzazione  o   a  dichiarazione)
costituiva una  misura di accompagnamento  essenziale; la  Commissione ha
modificato la proposta  di direttiva, rifacendosi alle disposizioni della
Convenzione di Schengen ed il testo è stato approvato dal Consiglio.

La  Commissione, nella proposta di regolamento che stabilisce l'elenco di
paesi terzi  i cui cittadini devono essere muniti di visto per varcare le
frontiere  esterne  degli Stati  membri  (art.  100 C,  paragrafo  1  del
trattato  CE), ha  ripreso l'elenco  "negativo" del  gruppo di  Schengen.
Allo stesso  modo, quando ha  presentato la  proposta di regolamento  che
stabilisce il  modello di  visto (art.  1OO C,  paragrafo 3 del  trattato
CE), ha  ripreso il  bollo-visto adottato  dal gruppo  di Schengen  (che,
nell'elaborare il  suo  modello di  visto, ha  fatto in  modo che  questo
possa servire anche a livello di Unione).

Reciprocamente  il  gruppo  di  Schengen   ha  ripreso  le   modalità  di
esecuzione preparate,  a  livello  dell'Unione,  per  la  Convenzione  di
Dublino,  come  modalità  d'  applicazione  del  capitolo  "asilo"  della
Convenzione di Schengen.

5.4. Per quanto  riguarda il rapporto  tra la  Convenzione di Schengen  e
gli strumenti per realizzare la soppressione dei  controlli delle persone
a livello  dell'Unione, si è  già detto che  l'iniziativa di Schengen  si
situava    nella   prospettiva    della   realizzazione    dell'obiettivo
dell'articolo 7A  del trattato CE e che la Convenzione di Schengen lascia
impregiudicate le misure che sono o saranno adottate  in applicazione del
trattato.

Ciò è garantito da due disposizioni della Convenzione di Schengen:

-    una enuncia il  principio del primato  del diritto comunitario (art.
     134), per quanto riguarda il rapporto tra la Convenzione e gli  atti
     comunitari,  ad  esempio  in  materia   di  armi  (rapporto  tra  la
     direttiva di cui sopra e l'art. 77 e segg. della Convenzione),

-    l'altra  dispone che anche  le convenzioni  che si concluderanno tra
     gli  Stati  membri  dell'Unione "prevarranno"  sulla  Convenzione di
     Schengen (art. 142):

" -  quando  sono  concluse   convenzioni  tra  gli  Stati  membri  delle
     Comunità europee  in vista della  realizzazione di  uno spazio senza
     frontiere interne, le Parti contraenti  decidono le condizioni  alle
     quali le disposizioni della presente  Convenzione sono sostituite  o
     modificate  in  funzione  delle  disposizioni  corrispondenti  delle
     suddette convenzioni;

-    le Parti  contraenti tengono  conto, a  tal fine, del  fatto che  le
     disposizioni  della  presente  Convenzione  possono  prevedere   una
     cooperazione più  stretta di quella  che risulta  dalle disposizioni
     di dette convenzioni;

-    le disposizioni che sono contrarie a quelle convenute  tra gli Stati
     membri delle Comunità europee sono adattate in ogni caso."

In  applicazione  di   questa  disposizione,  il  Comitato  esecutivo  di
Schengen  ha già  approvato un  protocollo che  dispone  che il  capitolo
"asilo" della Convenzione di Schengen  sarà sostituito dalla  Convenzione
di Dublino quando questa entrerà in vigore.

B. La decisione sull'applicazione della Convenzione di Schengen

1.   Il 22 dicembre  scorso, il Comitato esecutivo di Schengen  ha deciso
l'applicazione irreversibile  della Convenzione di  Schengen al  26 marzo
1995  essendo  ormai soddisfatte  tutte  le  condizioni preliminari  alla
soppressione  dei  controlli  delle  persone  alle  frontiere  interne  -
compreso un Sistema di Informazione Schengen operativo.

La scelta  di questa data  permette l'introduzione  simultanea del regime
Schengen alle frontiere interne  terrestri, marittime ed  aeree (per  gli
aeroporti, si tratta della data del cambiamento stagionale  degli orari e
del programma dei voli).

La Convenzione sarà applicata a decorrere  da tale data da sette dei nove
Stati firmatari di  Schengen: B, D, ES,  FR, LUX, NL e  PT (IT e GR,  non
hanno ancora  soddisfatto tutte le  condizioni preliminari:  i Parlamenti
nazionali non hanno  ancora ratificato  tutti gli strumenti di  adesione;
il SIS non è stato ancora introdotto;  ...).

2.   Il  periodo dal 22  dicembre al 25  marzo è  un periodo preparatorio
durante  il  quale  saranno  rafforzate, a  livello  organizzativo  e  di
personale,   le  misure   necessarie  per   la  piena   applicazione  del
dispositivo   regolamentare   Schengen  (in   materia   di   cooperazione
consolare,  giudiziaria  e  di  polizia;  completamento  dell'adattamento
delle infrastrutture aeroportuali).

3.   Dal 26 marzo  comincia una fase d'applicazione iniziale di  tre mesi
durante  la  quale  quest'applicazione  sarà  seguita  con  un'attenzione
particolare  per  individuare   eventuali  problemi  e  porvi   immediato
rimedio.

Da  tale data  dunque,  i  partner  Schengen elimineranno  interamente  i
controlli  alle loro  frontiere interne,  il che  sarà  visibile in  modo
particolare negli aeroporti.

L'applicazione  della Convenzione  e in  particolare la  soppressione dei
controlli dipenderanno da ciascuna parte contraente.

Una struttura permanente è stata incaricata di vegliare  alla risoluzione
dei problemi tecnici che potrebbero manifestarsi.

Alla fine della  fase iniziale il Gruppo centrale presenterà  al Comitato
esecutivo  una  prima  relazione  sull'esperienza  fatta,   vertente  sul
funzionamento  del  SIS,  sull'effettivo  esercizio  dei  controlli  alle
frontiere esterne, sull'efficacia della lotta  contro gli stupefacenti  e
sui risultati della cooperazione giudiziaria e di polizia.

C. La messa in atto della Convenzione di Schengen e i cittadini

1.   La messa in  atto della  Convenzione Schengen  costituirà un  grande
passo  avanti per i cittadini: questi potranno  beneficiare appieno della
libera circolazione delle persone in una parte  significativa del mercato
interno:

-    ogni  persona,  indipendentemente  dalla  sua  cittadinanza  (dunque
     anche  i cittadini  di Stati  terzi) beneficierà  della soppressione
     dei  controlli alle  frontiere  interne; perciò,  all'interno  dello
     spazio senza  frontiere,  non ci  sarà  nessuna discriminazione  tra
     cittadini "Schengen" e i cittadini degli altri Stati membri;

-    alle frontiere  esterne di Schengen,  tutti i  cittadini dell'Unione
     saranno sottoposti  soltanto al controllo  della carta di identità o
     del  passaporto,  conformemente  al diritto  comunitario  in vigore;
     anche  qui,   dunque,  nessuna   discriminazione  tra  i   cittadini
     "Schengen" e i cittadini degli altri Stati membri.

2.   Inoltre,  l'applicazione   della  Convenzione  di  Schengen  porterà
vantaggi considerevoli in  particolare ai  cittadini di  Stati terzi  che
risiedono in uno Stato membro Schengen, che potranno  spostarsi verso gli
altri Stati  Schengen muniti del loro  titolo di soggiorno, senza  essere
sottoposti all'obbligo di visto.

Va notato  che il principio  dell'equivalenza tra  titolo di soggiorno  e
visto gioca soltanto a favore dei cittadini  di Stati terzi che risiedono
in  uno  Stato  membro  per  il  quale  la  Convenzione   di  Schengen  è
d'applicazione.  I cittadini di Stati terzi  che risiedono in Italia o in
Grecia  o in uno degli Stati membri  non-Schengen "saranno discriminati":
in funzione  della  loro cittadinanza,  continueranno  infatti ad  essere
sottoposti all'obbligo di visto per entrare in territorio Schengen  (cioè
di uno o più dei suoi Stati membri).

3.   Nel caso di cittadini di  Stati terzi che  non risiedono in uno  dei
sette  Stati  membri per  i  quali  è d'applicazione  la  Convenzione  di
Schengen e che vi  si recano per un breve soggiorno, in materia  di visto
si applicherà il regime di Schengen.

Rispetto  alla situazione  esistente, questo  regime  armonizzato implica
che,  di regola, un  visto rilasciato  da uno Stato  membro Schengen sarà
valido  per tutto  il  territorio  Schengen, ma,  in  compenso, qualsiasi
Stato  membro rifiuterà  il visto  a  chiunque  sia iscritto  nell'elenco
comune di stranieri indesiderabili ad opera di un altro Stato Schengen.

D. La messa in atto della Convenzione di Schengen nell'Unione europea

1.   La  creazione  di  uno  spazio   senza  frontiere  interne   procede
parallelamente  all'instaurazione   di   controlli   efficaci  alle   sue
frontiere esterne.  L'assenza di  Convenzione sull'attraversamento  delle
frontiere  esterne  degli  Stati Membri  è una  delle  ragioni per  cui i
controlli non sono ancora eliminati a livello dell'Unione.
È in  questa stessa logica  che il  gruppo di Schengen  applicherà il suo
regime "frontiere esterne" alle sue frontiere esterne che  sono frontiere
interne  dell'Unione.  Si   tratta  di   sapere  se  ciò  comporterà   un
rafforzamento dei controlli a queste frontiere. 

Si impone  una risposta articolata,  tanto sul  piano teorico quanto  sul
piano pratico.

Sul   piano   teorico  infatti,   il   diritto   comunitario  in   vigore
(prescindendo  dall'articolo  7A)  permette  controlli   sistematici  nei
confronti  dei cittadini  dell'Unione e  dei membri della  loro famiglia.
Tuttavia, gli  Stati  membri  devono ammettere  queste  persone sul  loro
territorio  su semplice  presentazione  della  carta  di identità  o  del
passaporto (munito di  visto, se necessario, per i membri  della famiglia
aventi la  cittadinanza di uno Stato  terzo). La Convenzione di  Schengen
rispetta pienamente il diritto comunitario su questo punto.

Sul piano pratico,  è vero che ad  alcune frontiere interne,  i controlli
sistematici  erano  già  stati  eliminati.  Inoltre,  l'instaurazione  di
controlli sistematici  a queste frontiere,  dopo la  messa in atto  della
Convenzione  di Schengen,  costituirebbe  un  arretramento rispetto  alla
situazione attuale.

Questo problema va  tuttavia ricondotto alla sua dimensione reale:  negli
aeroporti  e nei  porti marittimi, finora sono  stati mantenuti controlli
sistematici nei confronti  dei passeggeri di  voli e traversate marittime
intracomunitari. La  messa in  atto  della  Convenzione di  Schengen  non
rappresenterà  dunque   un   passo  indietro   per   quanto  riguarda   i
collegamenti aerei  e marittimi  tra i  sette  Stati di  Schengen, per  i
quali  la  Convenzione  sarà  attuata,  e  gli  altri  Stati  membri.  Un
arretramento  potrebbe     prodursi  soltanto   alle  frontiere   esterne
terrestri  di   Schengen,   che  sono   frontiere  interne   dell'Unione.
Concretamente,  si tratta  soltanto  della  frontiera tra  la  Francia  e
l'Italia (fino  a quando  la Convenzione  di Schengen  non si  applicherà
anche  all'Italia) e  della  frontiera tra  la  Germania e  la  Danimarca
(quest'ultima ha appena chiesto lo status di osservatore a Schengen).

2.   Quanto  all'applicazione  del regime  Schengen  negli  aeroporti, la
situazione dal 26 marzo 1995 può riassumersi come segue.

Normalmente, nei grandi aeroporti Schengen, saranno  create due zone  che
separano fisicamente  due flussi di passeggeri:  da un lato i  passeggeri
di voli  nazionali e di voli  intra-Schengen, dall'altro i passeggeri  di
voli diretti provenienti  da paesi non-Schengen  (cioè altri Stati membri
e paesi  terzi). Ciò  permetterà  di  riservare a  questi due  flussi  di
passeggeri un trattamento conforme alle disposizioni di Schengen:

-    i passeggeri di  voli intra-Schengen,  indipendentemente dalla  loro
     cittadinanza,   non  saranno   controllati  né   alla  partenza   né
     all'arrivo  (possono  essere  sottoposti  soltanto  a  controlli  di
     sicurezza, cosè come lo  sono o possono esserlo i passeggeri di voli
     nazionali);

-    i passeggeri di voli "internazionali"  (in provenienza da  o diretti
     in   uno   Stato    non-Schengen)   saranno   avviati    alla   zona
     "internazionale" e  sottoposti, a seconda dei  casi, a controlli  di
     uscita  quando  lasciano  il territorio  Schengen  e a  controlli di
     entrata quando vogliono entrare nel territorio di Schengen.

Cosè, ad  esempio, i passeggeri  di voli  provenienti da Londra  e da New
Delhi,  che  arrivano  a  Parigi,  saranno  sottoposti  ai  controlli  di
entrata. Per tutti i  cittadini dell'Unione (e del SEE,  oltre che per  i
famigliari di queste  due categorie  di persone),  questi controlli  sono
limitati  alla semplice  presentazione del  passaporto o  della  carta di
identità; per i cittadini di Stati terzi, i controlli saranno accurati.

Come  già avviene negli  aeroporti Schengen  vi saranno corridoi speciali
nella zona  "internazionale" per  i cittadini  dell'Unione  (e gli  altri
beneficiari del diritto comunitario), per limitarne i tempi d'attesa.

***

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