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Commissione europea - Scheda informativa

Domande e risposte sull'elenco UE delle giurisdizioni fiscali non cooperative

Bruxelles, 12 marzo 2019

Che cos'è l'elenco UE delle giurisdizioni fiscali non cooperative?

L'elenco UE è uno strumento comune che consente agli Stati membri di affrontare i rischi esterni di abuso fiscale e di concorrenza fiscale sleale. È stato concepito per la prima volta nella strategia esterna della Commissione per un'imposizione effettiva, del 2016, in cui si sottolineava che una lista nera unica dell'UE sarebbe stata molto più incisiva di una combinazione di liste nazionali e avrebbe esercitato un effetto dissuasivo sui paesi terzi problematici. Gli Stati membri hanno sostenuto l'idea e hanno concordato il primo elenco UE di giurisdizioni non cooperative nel dicembre 2017. Tale elenco era il risultato di un esame approfondito di 92 giurisdizioni, effettuato utilizzando criteri di buona governance riconosciuti a livello internazionale. I paesi che sono stati alla fine inseriti nella lista nera erano quelli che non avevano assunto un impegno di alto livello a rispettare le norme di buona governance concordate. Numerosi altri paesi si sono impegnati a conformarsi ai criteri di inserimento nell'elenco entro un termine stabilito (generalmente la fine del 2018). Gli Stati membri hanno convenuto che tali paesi dovessero essere monitorati dal gruppo "Codice di condotta" e dalla Commissione per garantire che rispettassero gli impegni in modo completo e puntuale. La Commissione è stata invitata a valutare i progressi compiuti da questi paesi una volta scaduto il termine, in modo che gli Stati membri potessero decidere in merito a un aggiornamento dell'elenco UE.

Quali sono i principali risultati del processo di inserimento nell'elenco?

L'elenco riveduto segna il culmine di un lungo e intenso processo di attenta analisi e dialogo con i paesi terzi guidato dalla Commissione e conferma il ruolo dell'UE quale leader mondiale in materia di buona governance fiscale. Il processo chiaro, credibile e trasparente ha prodotto risultati: dal dicembre 2017 molti dei paesi censiti hanno modificato la propria legislazione e i propri sistemi fiscali nazionali per conformarsi alle norme internazionali.

Il processo è equo, in quanto i miglioramenti vengono resi visibili nell'elenco, e ha stimolato la trasparenza grazie alla pubblicazione online delle lettere di impegno dei paesi. Il processo di inserimento nell'elenco UE ha anche creato un quadro per il dialogo e la cooperazione con i partner internazionali dell'UE al fine di risolvere le preoccupazioni relative ai loro sistemi fiscali e discutere di questioni fiscali di reciproco interesse.

In particolare il processo ha migliorato le norme di buona governance fiscale a livello mondiale, sia attraverso le modifiche positive introdotte dai paesi terzi sia attraverso l'influenza esercitata sui criteri internazionali applicabili ai paesi a tasse zero.

Nel corso dell'ultimo anno molte giurisdizioni hanno attuato misure concrete per risolvere i problemi individuati nei loro sistemi fiscali. 60 paesi hanno preso provvedimenti riguardo alle preoccupazioni della Commissione e più di 100 regimi nocivi sono stati eliminati.

I paesi a tassazione zero hanno introdotto nuove misure per garantire un livello adeguato di attività economica e di scambio di informazioni.

Oltre 20 giurisdizioni hanno adottato provvedimenti per allineare le loro norme di trasparenza fiscale alle norme internazionali, e sono ancora di più quelle che dovrebbero farlo entro la fine del 2019.

Infine, a seguito del processo dell'UE, decine di paesi sono stati per la prima volta introdotti in consessi internazionali quali il forum globale sulla trasparenza e il quadro inclusivo sull'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili (BEPS) dell'OCSE.

Quali sono i paesi che figurano nell'elenco UE aggiornato delle giurisdizioni fiscali non cooperative e perché?

Sulla base del censimento della Commissione, oggi i ministri hanno inserito nella lista nera 15 paesi. Di questi, 5 non hanno assunto alcun impegno da quando è stata adottata la prima lista nera nel 2017: Guam, Isole Vergini degli Stati Uniti, Samoa, Samoa americane e Trinidad e Tobago. Altri 3 paesi che figuravano nell'elenco del 2017 erano stati spostati nella lista grigia in seguito agli impegni assunti, ma devono essere nuovamente inseriti nella lista nera per non aver dato seguito agli impegni annunciati: Barbados, Emirati arabi uniti e Isole Marshall. Altri 7 paesi sono stati spostati dalla lista grigia alla lista nera per lo stesso motivo: Aruba, Belize, Bermuda, Figi, Oman, Vanuatu e Dominica.

 

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Altre 34 giurisdizioni hanno già adottato una serie di misure concrete per conformarsi ai requisiti previsti dal processo di inserimento nell'elenco UE, ma dovranno completare tale lavoro entro la fine del 2019 per evitare di essere inserite nella lista nera l'anno prossimo. La Commissione continuerà a monitorare attentamente i loro progressi. Si tratta dei paesi seguenti: Albania, Anguilla, Antigua e Barbuda, Armenia, Australia, Bahamas, Bosnia-Erzegovina, Botswana, Capo Verde, Costa Rica, Curaçao, Eswatini, Giordania, Isole Cayman, Isole Cook, Isole Vergini britanniche, Macedonia del Nord, Maldive, Marocco, Maurizio, Mongolia, Montenegro, Namibia, Nauru, Niue, Palau, Saint Kitts e Nevis, Santa Lucia, Serbia, Seychelles, Svizzera, Thailandia, Turchia e Vietnam.

A seguito degli impegni assunti nel 2017, numerosi paesi hanno realizzato le riforme e i miglioramenti promessi e 25 paesi del censimento iniziale sono stati ora rimossi dalla lista: Andorra, Bahrain, Corea, Giamaica, Grenada, Groenlandia, Guernsey, Hong Kong, Isola di Man, Isole Fær Øer, Isole Turks e Caicos, Jersey, Liechtenstein, Macao (RAS di), Malaysia, Montserrat, Nuova Caledonia, Panama, Perù, Qatar, San Marino, Saint Vincent e Grenadine, Taiwan, Tunisia e Uruguay.

Come viene compilato l'elenco UE delle giurisdizioni fiscali non cooperative?

L'elenco UE delle giurisdizioni fiscali non cooperative è composto da paesi che non hanno rispettato i loro impegni a conformarsi ai criteri di buona governance richiesti o che hanno rifiutato di impegnarsi.

Molte altre giurisdizioni hanno assunto un impegno di alto livello a conformarsi ai criteri di trasparenza e di tassazione equa nell'ambito del processo di inserimento nell'elenco UE e sono stati di conseguenza oggetto di monitoraggio. La maggior parte di questi paesi aveva tempo fino al 31 dicembre 2018 per rispettare gli impegni assunti, anche se 8 paesi in via di sviluppo privi di un centro finanziario hanno beneficiato di un anno supplementare per alcuni criteri.

Nel corso del 2018 la Commissione ha monitorato i progressi compiuti dai paesi e ha riferito agli Stati membri, all'interno del gruppo "Codice di condotta", in merito ai nuovi sviluppi. Nell'ambito del processo di monitoraggio ha inoltre mantenuto stretti contatti con l'OCSE, tenendo conto delle valutazioni di tale organizzazione con riguardo alle norme di trasparenza e ai regimi fiscali dei paesi.

La Commissione ha dovuto poi valutare se le giurisdizioni avessero adeguatamente rispettato i propri impegni entro la fine del 2018. Su tale base il gruppo "Codice di condotta" ha raccomandato un elenco UE aggiornato delle giurisdizioni fiscali non collaborative, che è stato approvato dai ministri delle finanze dell'UE. 

Quali sono i criteri utilizzati per il processo di inserimento nell'elenco UE?

I criteri per l'inserimento nell'elenco UE sono in linea con le norme internazionali e tengono conto delle norme di buona governance rispettate dagli Stati membri stessi. Si tratta dei criteri seguenti:

  • trasparenza: il paese dovrà rispettare le norme internazionali sullo scambio automatico di informazioni e sullo scambio di informazioni su richiesta. Dovrà inoltre aver ratificato la convenzione multilaterale dell'OCSE o aver firmato accordi bilaterali con tutti gli Stati membri allo scopo di agevolare tale scambio di informazioni. Fino al giugno 2019 l'UE richiede solo due dei tre criteri di trasparenza. Dopo tale data i paesi dovranno soddisfare tutti e tre i requisiti di trasparenza per evitare di essere inseriti nell'elenco;
  • concorrenza fiscale leale: il paese non dovrà avere regimi fiscali dannosi, che vanno contro i principi del codice di condotta dell'UE o del forum dell'OCSE sulle pratiche fiscali dannose. I paesi che scelgono di avere una tassazione societaria ad aliquota zero o di non imporre alcuna tassazione societaria dovranno garantire che questo non incoraggi strutture offshore artificiali prive di un'attività economica reale. Essi dovranno pertanto introdurre requisiti specifici in materia di sostanza economica e misure di trasparenza;
  • attuazione del BEPS: il paese deve essersi impegnato ad attuare le norme minime dell'OCSE in materia di erosione della base imponibile e trasferimento degli utili (BEPS). A partire dal 2019 le giurisdizioni sono monitorate con riguardo all'attuazione di queste norme minime; il primo passo è costituito dalla rendicontazione paese per paese. 

Chi ha assicurato il monitoraggio dei paesi e l'aggiornamento dell'elenco UE?

Il processo di elaborazione dell'elenco è gestito dal gruppo "Codice di condotta (Tassazione delle imprese)" ed è basato su un intenso processo di analisi e di dialogo guidato dalla Commissione.

Nel 2018 la Commissione ha monitorato i provvedimenti adottati dai paesi terzi per rispettare gli impegni assunti nell'ambito del processo di inserimento nell'elenco UE. Ha analizzato le misure adottate per garantirne la piena conformità e ha riferito periodicamente al gruppo "Codice di condotta" in merito ai progressi realizzati. La Commissione ha inoltre operato in stretta collaborazione con l'OCSE per armonizzare quanto più possibile i lavori svolti a livello dell'UE e a livello internazionale e per ricevere aggiornamenti sulla valutazione di alcune giurisdizioni da parte dell'OCSE.

Sulla base delle valutazioni fornite dalla Commissione, il gruppo "Codice di condotta" decide se una giurisdizione debba essere inserita nell'elenco o no e formula una raccomandazione ai ministri delle finanze dell'UE.

I paesi terzi hanno avuto l'opportunità di presentare le proprie argomentazioni?

Sì. La Commissione è decisa a far sì che il processo di inserimento nell'elenco UE sia il più equo, trasparente e credibile possibile. Garantire che i paesi interessati abbiano compreso il processo e possano chiedere chiarimenti e consulenza tecnica, se necessario, ha rappresentato una priorità assoluta.

Nel corso del 2018 la Commissione ha avuto contatti approfonditi con le giurisdizioni interessate a livello tecnico, politico e diplomatico. Il presidente del gruppo "Codice di condotta" ha inoltre dialogato in modo aperto e costruttivo con le giurisdizioni, a nome degli Stati membri. La Commissione e il SEAE hanno altresì visitato numerose giurisdizioni e regioni interessate per consentire un dialogo diretto sul processo di inserimento nell'elenco UE.

In ogni fase le giurisdizioni sono state incoraggiate a collaborare con l'UE, a fornire tutte le informazioni pertinenti e a chiedere eventuali chiarimenti. Ogni paese ha avuto l'opportunità di illustrare la propria posizione, esaminare i motivi di preoccupazione e discutere su come approfondire la cooperazione con l'UE in materia fiscale. La Commissione ha trasmesso le osservazioni o informazioni delle giurisdizioni al gruppo "Codice di condotta" affinché fossero prese in considerazione nella decisione finale.

Perché ad alcuni paesi è stato concesso più tempo per rispettare gli impegni?

In alcuni casi specifici gli Stati membri hanno accettato di concedere più tempo a giurisdizioni che non erano in grado di rispettare la scadenza del 2018 per completare le loro riforme, purché fossero soddisfatte condizioni rigorose. Si trattava di:

  • paesi con regimi per attività a non elevata mobilità, come le attività manifatturiere. Le condizioni per la proroga del termine prevedevano che la giurisdizione adottasse misure concrete per avviare la riforma e le annunciasse pubblicamente insieme a una data precisa di completamento; 
  • paesi con vincoli costituzionali/istituzionali, quali la mancanza di governo, che impedivano loro di adottare le riforme necessarie entro il termine stabilito. In questi casi il termine è stato prorogato solo se le giurisdizioni in questione hanno fornito prove credibili del vincolo costituzionale, hanno presentato un progetto di legge accettabile e hanno fornito un calendario preciso per il completamento delle riforme.

Ai paesi in via di sviluppo privi di un centro finanziario era già stato concesso un periodo di tempo più lungo (fino alla fine del 2019) per rispettare gli impegni assunti in relazione ai criteri di trasparenza e anti- BEPS.

Quali sanzioni si applicheranno ai paesi inclusi nella lista nera?

A livello dell'UE la Commissione ha elaborato e proposto nuove misure per garantire che l'elenco UE abbia un impatto reale.

In primo luogo, l'elenco UE è ora collegato ai finanziamenti dell'UE a norma delle nuove disposizioni del regolamento finanziario e del Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (EFSD), del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) e del mandato per i prestiti esterni (ELM). I fondi provenienti da questi strumenti non possono essere convogliati attraverso soggetti di paesi inseriti nell'elenco.

In secondo luogo, un collegamento diretto all'elenco UE è contenuto in altre proposte legislative pertinenti. Ad esempio, in base ai nuovi requisiti UE in materia di trasparenza per gli intermediari, un regime fiscale gestito tramite un paese inserito nell'elenco UE dovrà automaticamente essere dichiarato alle autorità fiscali. La proposta di rendicontazione pubblica paese per paese comprende anche obblighi di rendicontazione più rigorosi per le multinazionali con attività nelle giurisdizioni incluse nell'elenco. La Commissione sta esaminando la legislazione in altri settori per valutare la possibilità di introdurre ulteriori conseguenze per i paesi inclusi nell'elenco.

Oltre alle disposizioni dell'UE, gli Stati membri hanno concordato sanzioni da applicare a livello nazionale nei confronti delle giurisdizioni comprese nell'elenco. Queste includono misure quali il potenziamento del monitoraggio e degli audit, la ritenuta alla fonte, requisiti specifici di documentazione e disposizioni antiabuso. La Commissione sollecita gli Stati membri a intensificare gli sforzi per concordare quanto prima misure di difesa rigorose, vincolanti e coordinate che conferiscano un impatto ancora maggiore all'elenco UE.

In che modo un paese può essere rimosso dall'elenco UE?

Un paese sarà rimosso dall'elenco non appena avrà affrontato le questioni di interesse per l'UE e reso il suo sistema fiscale pienamente conforme ai criteri di buona governance richiesti. Il gruppo "Codice di condotta" ha il compito di aggiornare l'elenco UE e di raccomandare al Consiglio i paesi da rimuovere dallo stesso.

L'elenco UE è in linea con l'agenda internazionale per la buona governance fiscale?

Sì, l'elenco UE sostiene fermamente l'agenda internazionale per la buona governance fiscale. I criteri di inclusione nell'elenco UE rispecchiano le norme concordate a livello internazionale e i paesi sono stati incoraggiati a conformarsi a tali norme per evitare l'inserimento nell'elenco. Nell'ambito del processo di monitoraggio l'UE ha inoltre tenuto conto delle valutazioni dell'OCSE relative alle norme di trasparenza e ai regimi fiscali dei paesi. La Commissione e gli Stati membri sono rimasti in stretto e regolare contatto con l'OCSE durante l'intero processo di elaborazione dell'elenco al fine di garantire la complementarità dei lavori dell'UE e internazionali in questo settore.

L'agenda dell'UE e quella internazionale in materia di buona governance si rafforzano a vicenda. Ad esempio, l'OCSE ha recentemente integrato il criterio relativo alle giurisdizioni a tasse zero, elaborato per la prima volta per il processo di inserimento nell'elenco UE, nelle norme internazionali di buona governance fiscale. Si garantirà in tal modo che i paesi con un'imposta sulle società assente o molto bassa non facilitino le imprese che trasferiscono gli utili offshore senza alcuna sostanza economica.

L'esercizio sarà esteso a più paesi in futuro?

Sì. Nel 2018 gli Stati membri hanno convenuto di estendere l'ambito del censimento e del monitoraggio per l'elenco UE e hanno deciso di iniziare con i paesi del G20 che non erano ancora stati presi in considerazione, vale a dire Russia, Messico e Argentina. Questi paesi saranno censiti nel 2019 per verificare l'esistenza di carenze nei rispettivi sistemi fiscali e, qualora tali carenze siano individuate, saranno invitati a impegnarsi a porvi rimedio. A partire dal 2020 altri paesi saranno considerati per la possibile inclusione nell'elenco.

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il comunicato stampa.

 

MEMO/19/1629

Contatti per la stampa:

Informazioni al pubblico: contattare Europe Direct telefonicamente allo 00 800 67 89 10 11 o per e-mail


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