Navigation path

Left navigation

Additional tools

Commissione europea - Scheda informativa

Domande e risposte: I futuri finanziamenti dell'UE per le frontiere e la migrazione

Bruxelles, 12 giugno 2018

A quanto ammontano i finanziamenti che saranno disponibili per la gestione delle frontiere e della migrazione?

34,9 miliardi di €.

Sulla base degli insegnamenti appresi in passato, e nella consapevolezza che la gestione della migrazione e delle frontiere rimarrà una sfida nel futuro, la Commissione propone di aumentare notevolmente i finanziamenti in questo settore nel prossimo bilancio dell'UE per il periodo 2021-2027.

I finanziamenti raggiungeranno un livello senza precedenti e saranno erogati attraverso due fondi principali:

  • il Fondo Asilo e migrazione (AMF, l'attuale AMIF) sarà trasformato e potenziato;
  • l'attuale Strumento per la gestione delle frontiere e i visti nell'ambito del Fondo Sicurezza interna sarà inserito in un nuovo fondo, il Fondo per la gestione integrata delle frontiere (IBMF), che comprenderà a sua volta un altro nuovo strumento: lo Strumento relativo alle attrezzature per il controllo doganale.

In tutto, dai circa 13 miliardi di € disponibili nell'attuale quadro finanziario si salirà a 34,9 miliardi di € nei prossimi sette anni:

  • si propone un aumento del 51% della dotazione di bilancio per la politica migratoria, dagli attuali 6,9 miliardi di € a 10,4 miliardi di €;
  • si propone di quadruplicare i finanziamenti per la gestione delle frontiere nell'ambito del nuovo Fondo per la gestione integrata delle frontiere (IBMF), passando dagli attuali 2,7 miliardi di € (per il periodo 2014-2020) a 9,3 miliardi di € (+241%).

La Commissione ha inoltre proposto di assegnare più di 12 miliardi di € all'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera e ad eu-LISA, e quasi 900 milioni di € all'Agenzia dell'Unione europea per l'asilo (l'attuale EASO) (proposta da presentare in seguito).

1. Fondo per la gestione integrata delle frontiere (IBMF)

Perché è stato creato un nuovo fondo distinto per la gestione delle frontiere?

Nell'attuale bilancio dell'UE la gestione delle frontiere rientra nell'ambito del Fondo Sicurezza interna (ISF), suddiviso in ISF-Frontiere e ISF-Polizia.

Nel prossimo quadro finanziario pluriennale è stato deciso di creare un fondo appositamente dedicato alla gestione delle frontiere perché sia la gestione delle frontiere che la sicurezza interna sono diventate priorità sempre più urgenti, ognuna delle quali merita strumenti di finanziamento specifici e mirati.

Proteggere efficacemente le frontiere esterne dell'UE è cruciale per gestire la migrazione e garantire la sicurezza interna. La solidità delle frontiere esterne permette inoltre all'UE di mantenere uno spazio Schengen senza controlli alle frontiere interne.

Il nuovo Fondo per la gestione integrata delle frontiere comprende lo Strumento per la gestione delle frontiere e i visti e il nuovo Strumento relativo alle attrezzature per il controllo doganale, che rispecchia il ruolo svolto dalle autorità doganali nel proteggere tutte le nostre frontiere (frontiere marittime, aeree, terrestri e centri postali), ma anche nel facilitare gli scambi e nel proteggere i cittadini da merci pericolose e contraffatte.

Quali sono le priorità del nuovo Fondo per la gestione integrata delle frontiere?

Negli ultimi anni è stata introdotta una serie di misure volte ad affrontare le sfide immediate e costruire tutti gli elementi necessari per fortificare le frontiere.

Oltre a sostenere queste azioni in corso, il nuovo Fondo aumenterà il sostegno fornito per rendere sicure le nostre frontiere esterne, concentrandosi sui seguenti obiettivi:

  • aiutare maggiormente gli Stati membri a rendere sicure le frontiere esterne dell'UE;
  • rendere più uniformi i controlli doganali;
  • provvedere affinché i sistemi informatici su larga scala per la gestione delle frontiere siano solidi e possano interagire senza problemi l'uno con l'altro e con i sistemi nazionali;
  • provvedere affinché la politica comune dell'UE in materia di visti si adegui alle sfide mutevoli nel settore della sicurezza, ai problemi collegati alla migrazione e alle nuove opportunità offerte dagli sviluppi tecnologici.

Come verranno assegnati i finanziamenti?

La dotazione totale di 9,3 miliardi di € del Fondo per la gestione integrata delle frontiere sarà ripartita come segue:

  • 4,8 miliardi di € di finanziamenti a lungo termine per sostenere le misure di gestione delle frontiere e la politica dei visti degli Stati membri, suddivisi tra un'assegnazione iniziale del 50%, pari a 4 miliardi di €, agli Stati membri e un adeguamento a metà percorso del 10%, pari a 0,8 miliardi di €, per tenere conto di eventuali pressioni nuove o supplementari;
  • 3,2 miliardi di € (40%) per uno "strumento tematico" destinato al sostegno mirato agli Stati membri, a progetti a livello di UE e alle necessità urgenti, i cui fondi saranno elargiti lungo tutto il periodo di finanziamento;
  • 1,3 miliardi di € per lo Strumento relativo alle attrezzature per il controllo doganale.

I finanziamenti assegnati agli Stati membri rispecchieranno precisamente le rispettive esigenze. Ogni Stato membro riceverà un importo fisso di 5 milioni di € all'inizio del periodo di programmazione, mentre il resto sarà distribuito in funzione del carico di lavoro, della pressione subita e del livello di minaccia alle frontiere esterne terrestri (30%), alle frontiere esterne marittime (35%), negli aeroporti (20%) e negli uffici consolari (15%).

Inoltre, 157,2 milioni dei 4,8 miliardi di € destinati agli Stati membri saranno riservati al regime di transito speciale a sostegno della Lituania.

Come saranno calcolate le dotazioni nazionali nell'ambito dello Strumento per la gestione delle frontiere e i visti? Perché non è disponibile fin d'ora la ripartizione completa per Stato membro?

Ogni Stato membro riceverà un importo fisso di 5 milioni di € all'inizio del periodo di finanziamento, al quale si aggiungeranno dotazioni individuali basate su una valutazione delle necessità più urgenti. La valutazione sarà eseguita nuovamente a metà percorso.

Per ciascuno Stato membro si terrà conto di quanto segue:

  • la lunghezza delle rispettive frontiere esterne terrestri e marittime dell'UE e il carico di lavoro (basato sul numero di attraversamenti e di ingressi rifiutati) che lo Stato membro gestisce, considerando anche il livello di minaccia (sulla base di una valutazione della vulnerabilità svolta dall'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera);
  • il carico di lavoro presso gli aeroporti del paese (basato sul numero di attraversamenti e di ingressi rifiutati);
  • il numero di uffici consolari del paese e il carico di lavoro (basato sul numero di domande di visto).

I calcoli saranno basati sui dati statistici raccolti da Eurostat, dall'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera e dagli Stati membri nei tre anni (36 mesi) precedenti l'entrata in applicazione del nuovo bilancio.

Oltre alle loro dotazioni gli Stati membri riceveranno nel corso del periodo di programmazione, sulla base dei calcoli di cui sopra, finanziamenti mirati aggiuntivi per priorità tematiche o in risposta a necessità urgenti, nell'ambito dello "strumento tematico".

Poiché il prossimo bilancio a lungo termine è destinato a coprire il periodo dal 2021 in poi, non è possibile predire oggi i futuri dati. Una ripartizione basata sui dati odierni offrirebbe un quadro distorto e non presenterebbe gli importi che saranno effettivamente assegnati.

L'aumento della dotazione di bilancio servirà anche a rafforzare le agenzie dell'UE competenti per la gestione delle frontiere?

Sì. Oltre ai 9,3 miliardi di € nell'ambito del Fondo per la gestione integrata delle frontiere, più di 12 miliardi di € (da presentare separatamente) saranno destinati a rafforzare l'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (finanziando fra l'altro il nuovo corpo permanente di circa 10 000 guardie di frontiera) ed eu-LISA (l'Agenzia europea per la gestione operativa dei sistemi IT su larga scala nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia).

La Commissione finanzierà anche la costruzione di barriere?

No. L'attività della Commissione ha lo scopo di permettere un controllo adeguato delle frontiere, non di chiuderle. La Commissione non ha mai finanziato barriere e non lo farà neanche a titolo del nuovo bilancio dell'UE.

Il Fondo sosterrà le verifiche sistematiche obbligatorie alle frontiere esterne?

Sì.

Dal 7 aprile 2017 gli Stati membri sono tenuti a svolgere verifiche sistematiche nelle banche dati pertinenti sui cittadini dell'UE che attraversano le frontiere esterne dell'Unione, oltre alle verifiche sistematiche che sono già svolte su tutti i cittadini di paesi terzi che entrano nello spazio Schengen.

Nell'ambito del nuovo Fondo integrato per la gestione delle frontiere (Strumento per la gestione delle frontiere e i visti), gli Stati membri riceveranno un sostegno supplementare per adempiere tali responsabilità.

Il sostegno riguarderà le infrastrutture, le attrezzature (ad esempio scanner di documenti) e i sistemi informatici per il controllo di frontiera, ma anche la formazione delle guardie di frontiera e il miglioramento della cooperazione interagenzie. Gli Stati membri potranno inoltre coprire i costi per il personale e le spese di funzionamento indotti dalle verifiche sistematiche obbligatorie alle frontiere esterne.

In che modo il nuovo Strumento per i visti sosterrà lo sviluppo della politica comune dei visti?

Il nuovo fondo contribuirà a modernizzare la politica comune dei visti dell'UE. I suoi finanziamenti saranno essenziali soprattutto per migliorare l'efficienza nel trattamento dei visti, ad esempio per individuare e valutare i rischi legati alla sicurezza e alla migrazione irregolare, nonché per facilitare le procedure di rilascio dei visti per i viaggiatori in regola.

Nel 2018 la Commissione ha presentato due proposte, rispettivamente per una modifica mirata del codice dei visti e per la revisione del quadro giuridico del sistema di informazione visti (VIS). Sarà necessario sostenere finanziariamente l'attuazione di alcune delle misure proposte, ad esempio l'aggiornamento del VIS, che permetterà di usarlo in collegamento con altri sistemi d'informazione dell'Unione, e per una migliore cooperazione tra le autorità degli Stati membri nella gestione delle domande di visto.

Il fondo servirà inoltre a valutare ulteriormente la prospettiva di digitalizzazione del trattamento dei visti. A medio-lungo termine sarà essenziale introdurre procedure elettroniche rapide, sicure e semplici di trattamento dei visti, a beneficio sia dei richiedenti il visto che dei consolati.

Perché si attribuisce tanta importanza ai controlli doganali?

L'unione doganale è unica al mondo. È uno dei fondamenti dell'Unione europea ed è indispensabile per il corretto funzionamento del mercato unico. Una volta sdoganate in uno Stato membro, le merci possono circolare liberamente all'interno dell'Unione sulla base del principio che tutti gli Stati membri applicano le stesse norme d'imposta e di protezione alle frontiere esterne. Le amministrazioni doganali dell'UE devono collaborare strettamente per agevolare gli scambi e proteggere la salute e la sicurezza di tutti i cittadini dell'Unione. L'UE è uno dei maggiori blocchi commerciali del mondo: nel 2015 rappresentava circa il 15% del commercio globale di merci, per un valore di 3 500 miliardi di €.

Gestire un volume di scambi internazionali del genere comporta dover trattare milioni di dichiarazioni in dogana all'anno in modo rapido ed efficiente. Non va però dimenticato che le dogane hanno anche una funzione di protezione: svolgono un ruolo importante nella lotta contro il terrorismo con i loro controlli volti a smantellare il traffico illecito di armi da fuoco e il commercio illegale di beni culturali e opere d'arte. Le dogane proteggono i consumatori dalle merci pericolose per la loro salute e la loro sicurezza. Nel 2014, ad esempio, sono stati sequestrati nell'UE 454,2 tonnellate di droga, 35 milioni di merci contraffatte e 3,2 miliardi di sigarette. Adeguati controlli richiedono informazioni ottenute rapidamente, aggiornate e di elevata qualità, oltre a un coordinamento efficace tra le amministrazioni doganali degli Stati membri.

Che cosa prevede il nuovo Strumento relativo alle attrezzature per il controllo doganale?

Scopo dello strumento è aiutare gli Stati membri a svolgere i controlli doganali finanziando le attrezzature necessarie. Il nuovo strumento, del valore di 1,3 miliardi di €, permetterà l'acquisto, la manutenzione e la sostituzione di attrezzature doganali innovative, che non sono possibili né nell'ambito del programma Dogana né nell'ambito di altri strumenti di finanziamento esistenti.

Questo strumento di finanziamento coprirà le attrezzature doganali destinate ai quattro tipi di frontiera (terrestre, marittima, aerea e postale), per ognuno dei quali una task force composta da Stati membri volontari sarà incaricata di controllare e valutare le necessità. I finanziamenti saranno a disposizione di tutti gli Stati membri. Il team di esperti della frontiera doganale terrestre orientale e sud-orientale (CELBET), che riunisce gli 11 Stati membri competenti per le frontiere terrestri dell'UE, ha già avviato i lavori in questo settore e li proseguirà. Per altri tipi di frontiere possono ora essere iniziate le attività, in modo che le necessità degli Stati membri possano essere valutate e i fondi possano essere assegnati non appena lo strumento entrerà in vigore, nel 2021.

Che tipo di attrezzature può essere acquistato con il nuovo strumento?

Scopo dello strumento è finanziare attrezzature non invasive, ma che permettono di eseguire con efficacia ed efficienza i controlli doganali. Tra le attrezzature che gli Stati membri potrebbero acquistare, sottoporre a manutenzione o aggiornare figurano gli scanner, i sistemi di riconoscimento automatico dei numeri di targa, i nuclei cinofili e i laboratori mobili per l'analisi di campioni. Le necessità in materia di attrezzature saranno stabilite tramite il programma Dogana, che funzionerà parallelamente al nuovo Strumento relativo alle attrezzature per il controllo doganale annunciato oggi. Le attrezzature doganali messe a disposizione nell'ambito di questo fondo possono essere usate, se del caso, anche per altri controlli di conformità con altre normative, ad esempio disposizioni in materia di visti o di polizia, per aumentarne al massimo l'effetto.

Lo strumento darà la priorità al finanziamento di attrezzature che rispondono a specifici criteri di ammissibilità. In base alle nuove norme l'acquisto di attrezzature sarà ammissibile solo se destinato a uno o più dei seguenti scopi: ispezione non invasiva; indicazione di oggetti nascosti sulle persone; rilevamento di radiazioni e identificazione dei nuclidi; analisi di campioni in laboratori; campionamento e analisi in loco di campioni e ispezione con apparecchi portatili. L'elenco può essere modificato se necessario. Lo strumento finanzierà inoltre l'acquisto o l'aggiornamento di attrezzature di controllo doganale al fine di sperimentare sul campo nuovi elementi o nuove condizioni prima che gli Stati membri inizino ad acquistare queste nuove attrezzature su larga scala.

2. Fondo Asilo e migrazione (AMF)

Quali sono le priorità del Fondo Asilo e migrazione?

Negli ultimi vent'anni l'Unione europea ha introdotto alcune tra le norme comuni più avanzate al mondo in materia di asilo e nell'ultimo triennio la politica migratoria europea ha fatto passi da gigante grazie all'agenda europea sulla migrazione proposta dalla Commissione Juncker nel maggio 2015. Sta emergendo progressivamente un approccio più unitario nell'affrontare la questione della migrazione.

Il nuovo fondo sosterrà queste azioni in corso e favorirà maggiormente la gestione della migrazione, concentrandosi sui seguenti obiettivi:

  • aiutare di più gli Stati membri sottoposti alle più forti pressioni migratorie;
  • favorire di più la migrazione legale e l'integrazione precoce dei cittadini di paesi terzi che soggiornano regolarmente nell'UE;
  • combattere la migrazione irregolare, aumentare i rimpatri effettivi delle persone che non hanno diritto a soggiornare nell'UE e cooperare con i paesi terzi per la riammissione;
  • dotare l'Unione di mezzi più rapidi e più flessibili per reagire alle crisi.

Come sarà ripartita tra gli Stati membri la dotazione dell'AMF?

La Commissione ha proposto di assegnare 10,4 miliardi di € al rinnovato Fondo Asilo e migrazione (AMF).

Di questi, 4,2 miliardi di € (il 40%) saranno assegnati nel corso dell'intero periodo per fornire un sostegno mirato agli Stati membri, per finanziare progetti dotati di un effettivo valore aggiunto europeo, come il reinsediamento, o per reagire a necessità urgenti ed elargire finanziamenti di emergenza agli Stati membri quando e dove ne hanno bisogno.

Il Fondo destinerà 6,3 miliardi di € (il 60%) a finanziamenti a lungo termine per aiutare gli Stati membri a gestire la migrazione.

Quest'importo comprende un'assegnazione iniziale agli Stati membri (pari al 50% dell'intero Fondo, ossia 5,2 miliardi di €) e un adeguamento a metà percorso per tener conto di eventuali pressioni nuove o aggiuntive (pari al 10%, ossia 1,1 miliardi di €).

Ogni Stato membro riceverà un importo fisso di 5 milioni di €, mentre il resto sarà distribuito in funzione della pressione migratoria e delle esigenze degli Stati membri nei settori dell'asilo (30%), dell'integrazione e della migrazione legale (30%), della lotta contro la migrazione irregolare e del rimpatrio (40%).

Come saranno calcolate le dotazioni nazionali? Perché non è disponibile fin d'ora la ripartizione completa per Stato membro?

I finanziamenti assegnati agli Stati membri rispecchieranno precisamente le rispettive esigenze. All'inizio del periodo di programmazione ogni Stato membro riceverà un importo fisso di 5 milioni di €, al quale si aggiungeranno dotazioni individuali basate su una valutazione delle necessità più urgenti. Il resto sarà distribuito in base alla pressione migratoria e alle esigenze degli Stati membri nel settore dell'asilo. Per ciascuno Stato membro si terrà conto di quanto segue:

  • nel settore dell'asilo (ponderato al 30%): numero di beneficiari di protezione internazionale riconosciuti (30%), richiedenti asilo (60%) e persone reinsediate (10%);
  • nel settore della migrazione legale e dell'integrazione (ponderato al 30%): numero di cittadini di paesi terzi che soggiornano legalmente nell'UE (40%) e numero di cittadini di paesi terzi che hanno ottenuto un primo permesso di soggiorno (in questa categoria non rientrano i lavoratori stagionali, gli studenti e i ricercatori);
  • nel settore del rimpatrio (ponderato al 40%): numero di cittadini di paesi terzi in situazione di soggiorno irregolare destinatari di una decisione di rimpatrio (50%) e numero di rimpatri effettivamente eseguiti (50%).

I calcoli saranno basati sui dati statistici raccolti da Eurostat nei tre anni civili precedenti l'entrata in applicazione del nuovo bilancio.

Poiché il prossimo bilancio a lungo termine è destinato a coprire il periodo dal 2021 in poi, non è possibile predire oggi i futuri dati. Una ripartizione basata sui dati odierni offrirebbe un quadro distorto e non presenterebbe gli importi che saranno effettivamente assegnati.

Quali misure sono state prese grazie agli attuali fondi per aiutare gli Stati membri durante la crisi migratoria?

Nel complesso, l'attuale Fondo Asilo, migrazione e integrazione (AMIF) ha sostenuto efficacemente e concretamente la risposta comune dell'Unione all'aggravarsi delle sfide in materia di migrazione e sicurezza, dimostrando inoltre solidarietà nei confronti degli Stati membri in prima linea. D'altra parte, per rispondere alla crisi migratoria, alla crescita dei problemi nel settore della sicurezza e al continuo evolvere della situazione politica, la Commissione ha dovuto ricorrere a modalità di finanziamento molteplici e ad hoc per sostenere una risposta comune e sufficiente da parte dell'UE, anche perché le riserve e i meccanismi di flessibilità erano stati creati quando i flussi migratori erano stabili.

Gli aumenti delle dotazioni di bilancio fino alla metà dell'attuale periodo finanziario 2014-2020 hanno chiaramente dimostrato che i mezzi di bilancio avevano raggiunto i limiti. Il Fondo Asilo, migrazione e integrazione è più che raddoppiato (+123%), i finanziamenti per le agenzie decentrate sono quasi raddoppiati (+86%) e l'assistenza emergenziale è aumentata di circa il 500%. Oltre agli strumenti di finanziamento dell'UE, alcuni dei quali hanno dovuto essere modificati per essere usati all'interno dell'Unione (soprattutto lo Strumento per il sostegno di emergenza), l'Unione ha dovuto ricorrere a soluzioni innovative in materia di finanziamento, quali i fondi fiduciari, per generare finanziamenti oltre i limiti del quadro finanziario.

L'esperienza maturata nell'attuale quadro finanziario mostra chiaramente che è necessario un netto aumento degli importi disponibili e della flessibilità, se si vuole garantire una gestione finanziaria prevedibile e sana.

Perché dalla sigla del fondo è sparita la "I" di integrazione?

La Commissione propone d'imprimere un impulso nuovo alle politiche di integrazione nel prossimo bilancio a lungo termine combinando le capacità di diversi strumenti di finanziamento.

Nell'ambito del Fondo Asilo e migrazione, il sostegno all'integrazione si concentrerà su misure di integrazione precoce volte a favorire i primi passi cruciali nell'integrazione, ad esempio i corsi di lingua, ma anche lo sviluppo di capacità fra le autorità competenti per le politiche di integrazione, gli sportelli unici di informazione per i migranti regolari appena arrivati e gli scambi tra immigrati recenti e membri delle comunità ospitanti.

L'integrazione a lungo termine sarà invece sostenuta dai fondi di coesione dell'UE, in particolare il Fondo sociale europeo Plus e il futuro Fondo europeo di sviluppo regionale. Tra le misure per l'integrazione a lungo termine figurano, ad esempio, azioni di sostegno strutturale quali la formazione professionale, l'istruzione e l'alloggio.

Sono previsti finanziamenti a favore del reinsediamento?

Sì. Come negli attuali programmi di reinsediamento a livello di UE, la Commissione propone che gli Stati membri ricevano 10 000 € per persona reinsediata.

Come saranno sostenute le politiche di rimpatrio?

Un rimpatrio efficace è una delle componenti essenziali di una politica migratoria dell'UE equa, umana, ma (elemento importante) sostenibile. Il Fondo contribuirà a combattere la migrazione irregolare favorendo il carattere durevole del rimpatrio e l'efficacia della riammissione nei paesi terzi. Come in tutte le politiche dell'UE, ciò avverrà nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e della dignità dei rimpatriati.

Tra le misure finanziate figurano l'esecuzione dei rimpatri, il miglioramento delle infrastrutture per il rimpatrio e delle capacità di trattenimento, l'intensificazione della cooperazione con i paesi di origine per facilitare e attuare accordi e modalità pratiche di riammissione, e il sostegno alla reintegrazione. Il Fondo sosterrà inoltre azioni volte innanzitutto a prevenire la migrazione irregolare (ad esempio campagne d'informazione, raccolta di dati e individuazione di flussi e rotte, ecc.).

Qual è il legame con la dimensione esterna della gestione della migrazione?

Le dimensioni interna ed esterna della gestione della migrazione sono interconnesse. Il Fondo Asilo e migrazione sarà in grado di sostenere la proiezione esterna delle politiche interne dell'Unione.

Al contempo, tale sostegno riceverà una cospicua integrazione dai finanziamenti aggiuntivi previsti nell'ambito della politica estera dell'UE per affrontare la dimensione esterna della migrazione, tra cui le azioni volte a contrastare le cause profonde della migrazione irregolare, migliorare le opportunità nei paesi di origine, intensificare la cooperazione nel campo del rimpatrio e della riammissione e della migrazione legale (si veda la distinta proposta settoriale da presentare nei prossimi giorni).

Le autorità locali e le organizzazioni della società civile potranno beneficiare dei finanziamenti dell'AMF?

La Commissione ritiene che i livelli locali e regionali dell'amministrazione e la società civile svolgano un ruolo cruciale, soprattutto nel settore dell'integrazione, e che debbano ricevere il maggior sostegno possibile.

Per tale motivo, mentre in passato erano erogati alle autorità nazionali finanziamenti a copertura del 75% dei costi di una misura (tasso di cofinanziamento), in futuro, quando la misura sarà attuata da regioni, comuni e organizzazioni della società civile, il bilancio dell'UE coprirà il 90% dei costi.

Perché l'AMF comprende finanziamenti per il nuovo sistema Dublino che non è stato ancora stabilito?

La proposta relativa all'AMF comprende già un sostegno per il trasferimento di richiedenti asilo sulla base della proposta di riforma del regolamento Dublino. I finanziamenti coprirebbero le misure di prima accoglienza e assistenza di base, il sostegno all'integrazione nel caso in cui il richiedente ottenga lo status di protezione, e il sostegno per il rimpatrio di coloro che non ottengono la protezione né il diritto di rimanere.

La proposta rispecchia il regolamento Dublino quale si presenta in questa fase dei negoziati, ma sarà adeguata in funzione del risultato definitivo di tali negoziati.

Come sarà effettuata la sorveglianza dei fondi per la migrazione e le frontiere?

La Commissione sorveglierà l'attuazione delle azioni in regime di gestione diretta e indiretta. Per i finanziamenti in regime di gestione concorrente tra l'UE e gli Stati membri, questi ultimi saranno i principali responsabili della sorveglianza dei progetti finanziati dall'Unione. Le autorità competenti per i fondi dell'UE negli Stati membri dovranno istituire sistemi di gestione e di controllo conformi ai requisiti dell'Unione, anche in materia di sorveglianza. Le azioni in gestione concorrente sono sorvegliate da ciascuno Stato membro tramite sistemi di gestione e di controllo conformi alla normativa dell'UE (regolamento sulle disposizioni comuni). Nuovo risalto sarà dato alle valutazioni periodiche degli indicatori della performance (gli Stati membri trasmetteranno i dati relativi a ciascun programma fino a sei volte l'anno).

Gli Stati membri presenteranno inoltre una relazione annuale in materia di performance contenente informazioni sui progressi compiuti nell'attuazione del programma e nel conseguimento dei target intermedi e dei target finali. Ogni due anni sarà organizzata una riunione di riesame tra la Commissione e ogni Stato membro per esaminare la performance di ciascun programma. Alla fine del periodo, ogni Stato membro presenterà una relazione finale in materia di performance.

Per ulteriori informazioni

Comunicato stampa

Testi giuridici e schede informative sulla migrazione e la gestione delle frontiere

 

 

MEMO/18/4127

Contatti per la stampa:

Informazioni al pubblico: contattare Europe Direct telefonicamente allo 00 800 67 89 10 11 o per e-mail


Side Bar