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Commissione europea - Scheda informativa

Combattere le pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare

Bruxelles, 12 aprile 2018

Domande e risposte

Cosa sono le pratiche commerciali sleali?

Le pratiche commerciali sleali sono quelle pratiche interaziendali che si discostano dalla buona condotta commerciale, sono in contrasto con i principi di buona fede e correttezza e sono solitamente imposte unilateralmente da un partner commerciale all'altro. A causa delle grandi differenze nel potere contrattuale, la filiera alimentare è particolarmente esposta ad esse.

Perché disciplinare adesso le pratiche commerciali sleali? Perché non bastano i codici di condotta volontari?

Sono diversi anni che la Commissione europea si occupa delle pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare e nel 2009 e 2014 sono state pubblicate delle comunicazioni al riguardo. Nel gennaio 2016, in una relazione specifica la Commissione prendeva atto degli sviluppi positivi nell'affrontare tale problematica, sia a livello nazionale, sia tramite l'iniziativa volontaria della catena di approvvigionamento (Supply Chain Initiative) avviata dal settore privato. In quel momento non si avvertiva la necessità di un intervento normativo a livello di UE nel settore, ma la Commissione si è tuttavia impegnata a riesaminare tale necessità entro la fine del mandato alla luce degli sviluppi successivi.

Nel novembre 2016 la task force per i mercati agricoli, un gruppo indipendente di esperti ad alto livello istituito dalla Commissione europea, ha presentato le sue conclusioni in una relazione dal titolo "Migliorare i risultati del mercato - Rafforzare la posizione degli agricoltori nella filiera" in cui si raccomandava, tra le altre cose, che l'UE legiferasse in materia di pratiche commerciali sleali per i prodotti agricoli.

All'inizio del 2018 la Commissione ha fatto il punto della situazione sugli sviluppi relativi alle pratiche commerciali sleali negli Stati membri e nel settore privato constatando che le aspettative del 2016 non erano state soddisfatte, perché gli iniziali e promettenti sviluppi avevano subito una battuta d'arresto e poche raccomandazioni erano state accolte. In effetti, diversi Stati membri non avevano ancora adottato azioni in materia o lo avevano fatto solo in maniera limitata oppure le parti interessate non partecipavano ancora alla Supply Chain Initiative a causa di una struttura gestionale debole che impediva indagini efficaci e l'applicazione della legge nei presunti casi di pratiche commerciali sleali.

Le sostanziali differenze nel potere contrattuale fra i diversi operatori della filiera alimentare che spesso sussistono determinano situazioni in cui l'anello più debole, molto spesso rappresentato dai produttori agricoli, si trova in una condizione di vulnerabilità e subisce indebite pressioni economiche.

Una consultazione pubblica online condotta a livello di UE nella seconda metà del 2017 ha inoltre confermato che le pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare erano ancora ritenute un problema dalla maggioranza delle parti interessate, fossero queste organizzazioni commerciali, il settore agricolo o il settore alimentare. Il 96 % dei partecipanti alla consultazione pubblica del 2017 sulla modernizzazione della PAC si è dichiarato d'accordo con la proposta di includere tra gli obiettivi della politica agricola comune il miglioramento della posizione degli agricoltori nella catena del valore, anche combattendo le pratiche commerciali sleali. Anche la più recente indagine Eurobarometro condotta nell'UE ha mostrato che la maggior parte dei cittadini ritiene necessario rafforzare il ruolo degli agricoltori nella filiera alimentare.

La Commissione Juncker è una Commissione che protegge e, a fronte di squilibri e comportamenti sleali che potrebbero essere corretti, abbiamo deciso di agire e di presentare, per la prima volta, proposte legislative intese a regolamentare le pratiche sleali nella filiera alimentare.

Perché scegliere di vietare proprio queste pratiche commerciali sleali? E le altre?

Esiste un'ampia gamma di pratiche commerciali disciplinate dalla legislazione nazionale o mediante codici di condotta del settore privato. Le pratiche commerciali sleali selezionate dalla Commissione sono state considerate da più parti come quelle più chiaramente inique, poiché vanno a colpire gli attori più deboli della filiera alimentare, ossia gli agricoltori e le piccole e medie imprese. Vi è inoltre un vasto consenso riguardo al fatto che queste specifiche pratiche incidono negativamente sul funzionamento corretto ed efficiente della filiera alimentare.

Il consenso si è registrato su più fronti: i risultati della task force per i mercati agricoli, un gruppo di esperti istituito dalla Commissione nel 2016; i principi di buone pratiche della Supply Chain Initiative e il riscontro ottenuto dalla Commissione in risposta alle diverse consultazioni delle parti interessate. Per esempio, in occasione della consultazione pubblica della Commissione sulle pratiche commerciali sleali, si chiedeva ai partecipanti di identificare le pratiche ritenute sleali e che avevano il maggior impatto negativo, e anche la valutazione d'impatto iniziale della Commissione ha ottenuto un importante riscontro. La Commissione ha altresì inviato questionari mirati alle imprese, alle organizzazioni dei consumatori e alle autorità nazionali, ha ospitato un seminario sulle pratiche commerciali sleali e ha tenuto numerose riunioni con gli attori della filiera alimentare e i gruppi della società civile.

Quali prodotti sono interessati dalla proposta?

Tra i prodotti alimentari di cui si occupa la proposta vi sono quelli agricoli, inclusi i prodotti della pesca, e quelli risultanti dalla loro trasformazione. I prodotti interessati sono in linea con il fenomeno delle pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare.

Ai fini della presente proposta, in che modo sono descritti gli acquirenti e i fornitori? Quali sono i soggetti interessati?

La proposta si applica a tutti i soggetti che fanno parte della filiera alimentare, che si tratti di venditori al dettaglio, trasformatori di prodotti alimentari, grossisti, cooperative o organizzazioni di produttori o singoli produttori, e che potrebbero essere coinvolti in una delle pratiche commerciali sleali individuate. Essa mira in particolare a fornire maggiori strumenti ai partner più deboli con basso potere contrattuale e pertanto il fornitore deve essere di piccole e medie dimensioni, ai sensi della definizione stabilita a livello di UE.

Ci saranno oneri amministrativi supplementari per gli Stati membri? Le parti interessate della filiera alimentare dovranno sostenere costi finanziari?

La maggior parte delle amministrazioni degli Stati membri dispone già di strutture per monitorare e far rispettare la legislazione in materia di pratiche commerciali sleali e in tal caso i costi supplementari dovrebbero essere marginali. In assenza di strutture simili, l'esecuzione può essere effettuata da organismi già esistenti quali le autorità garanti della concorrenza o le agenzie a tutela dei consumatori, limitando sensibilmente i costi.

Inoltre, come dimostrano gli Stati membri che hanno recentemente istituito nuove apposite strutture nell'ambito della legislazione nazionale, l'impegno finanziario necessario è relativamente basso.

Considerato che la maggior parte degli Stati membri dispone già di una forma di disciplina delle pratiche commerciali sleali, le imprese dovrebbero essere preparate e dovrebbero quindi sostenere solo costi limitati. In ogni caso, eventuali costi supplementari dovrebbero essere largamente compensati dai benefici previsti della strategia volta a contrastare le pratiche commerciali sleali particolarmente dannose.

Sono previste sanzioni in caso di non conformità? Se sì, quali?

Sì. Uno dei motivi principali alla base dell'istituzione di un regime europeo contro le pratiche commerciali sleali è la volontà di integrare la Supply Chain Initiative del settore privato con un livello di protezione minimo applicabile in tutti gli Stati membri. La proposta di direttiva prevede quindi che gli Stati membri designino un'autorità pubblica deputata a far rispettare il divieto di pratiche commerciali sleali che possa svolgere indagini, sia su richiesta che di propria iniziativa, comminare sanzioni e pubblicare le proprie decisioni nonché i nomi dei trasgressori.

Quale sarà l'impatto previsto sugli agricoltori, le imprese di trasformazione e il commercio al dettaglio?

Il divieto di ricorrere alle pratiche commerciali sleali identificate come maggiormente dannose per gli agricoltori e le piccole e medie imprese che riforniscono l'industria alimentare aumenterà la fiducia nella filiera e compenserà il relativo scarso potere contrattuale di cui dispongono questi piccoli operatori rispetto ai loro più grandi acquirenti. In tal modo si dovrebbero dare loro maggiori certezze: per esempio, non dovranno più preoccuparsi di trovare un nuovo acquirente per ordini annullati all'ultimo momento e avranno una minore esigenza di gestire rischi su cui possono esercitare un controllo minimo o nullo.

Aumenteranno i prezzi dei prodotti alimentari per i consumatori?

No. Non vi è alcun motivo per cui la legislazione dell'UE debba tradursi in un incremento dei prezzi per i consumatori: la consultazione pubblica sulle pratiche commerciali sleali effettuata dalla Commissione non contiene elementi che facciano pensare che le pratiche commerciali sleali comportino prezzi inferiori per i consumatori né che, vietandole, si determinerebbe un aumento dei prezzi. Le organizzazioni dei consumatori tendono infatti a incoraggiare la regolamentazione delle pratiche commerciali sleali, in quanto a lungo termine incidono negativamente sui consumatori.

La legislazione consente inoltre di riferire alla Commissione in merito all'applicazione delle norme a tre anni dalla loro introduzione, anche in merito all'eventuale impatto sui prezzi.

Quali sono i legami fra la proposta e il forum ad alto livello per un miglior funzionamento della filiera alimentare e la Supply Chain Initiative?

La proposta di direttiva integra, senza sostituirlo, il codice di condotta volontario del settore privato Supply Chain Initiative, che è il risultato del forum ad alto livello istituito dalla Commissione nel 2010 per esaminare le problematiche della filiera alimentare. La decisione di proporre norme comuni di protezione de minimis nell'UE consente agli Stati membri che già applicano norme più rigorose contro le pratiche commerciali sleali di proseguire il loro operato.

Gli Stati membri potranno andare oltre e adottare proprie misure? Si tratta di duplicare o sostituirsi all'operato degli Stati membri?

La proposta odierna, sotto forma di direttiva, integra la normativa a livello degli Stati membri che possono legiferare ulteriormente per creare quadri normativi ambiziosi come già avviene in molti di essi. L'azione a livello di UE crea una base di partenza identica per gli operatori della filiera alimentare in tutta l'UE, grazie a un'armonizzazione minima delle norme, a norme condivise sull'applicazione e al coordinamento dell'azione volta a farle rispettare.

Tali norme si applicano agli acquirenti e/o ai fornitori di paesi terzi?

Sì, si applicheranno a fornitori di paesi terzi e questo per garantire equità ed distorsioni indesiderate. Se, ad esempio, fossero protetti dalle pratiche commerciali sleali solamente i fornitori dell'UE, ma non quelli di paesi terzi, gli acquirenti potrebbero essere incentivati ad acquistare da questi ultimi – essendo in quel caso liberi di imporre pratiche commerciali sleali.

Perché la Commissione non interviene sulla trasparenza dei prezzi?

Il prossimo passo sarà proprio affrontare la questione della trasparenza del mercato. La Commissione continuerà a lavorare sul tema e i primi risultati di questo lavoro dovrebbero vedersi nella seconda metà del 2018. Parallelamente anche il Forum di alto livello sul migliore funzionamento della catena di approvvigionamento alimentare si occupa della questione.

Questo lavoro deve essere considerato in aggiunta alle misure per la trasparenza che la Commissione ha già adottato, quali l'avvio e il funzionamento degli osservatori del mercato gestiti dalla DG AGRI.

Per ulteriori informazioni

La task force per i mercati agricoli

Dati essenziali sulla filiera alimentare

MEMO/18/2703

Contatti per la stampa:

Informazioni al pubblico: contattare Europe Direct telefonicamente allo 00 800 67 89 10 11 o per e-mail


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