Navigation path

Left navigation

Additional tools

Commissione europea - Scheda informativa

Pacchetto infrazioni di dicembre: decisioni principali

Bruxelles, 7 dicembre 2017

Panoramica per settore

Con le decisioni sui casi d'infrazione adottate questo mese la Commissione europea (di seguito "Commissione") avvia azioni legali nei confronti di alcuni Stati membri per inadempimento degli obblighi previsti dal diritto dell'UE. Le decisioni qui esposte, relative a diversi settori e ambiti della politica dell'UE, mirano a garantire la corretta applicazione del diritto dell'UE a favore dei cittadini e delle imprese.

Le decisioni principali adottate dalla Commissione sono illustrate di seguito, raggruppate per settore. La Commissione procede inoltre ad archiviare 130 casi in cui le divergenze con gli Stati membri interessati sono state risolte senza che fosse necessario proseguire oltre nella procedura.

Per maggiori informazioni sulla procedura d'infrazione dell'UE si rinvia al testo integrale del MEMO/12/12. Per ulteriori informazioni su tutte le decisioni adottate si invita a consultare il registro delle decisioni sulle procedure di infrazione.

 

1. Mercato unico digitale

(Per ulteriori informazioni: Nathalie Vandystadt – tel.: +32 229 67083, Inga Höglund – tel.: +32 229 50698)

Deferimenti alla Corte di giustizia dell'Unione europea

Gestione collettiva dei diritti: la Commissione deferisce alla Corte di giustizia BULGARIA, LUSSEMBURGO, ROMANIA e SPAGNA

La Commissione europea ha deciso oggi di deferire la Bulgaria, il Lussemburgo, la Romania e la Spagna alla Corte di giustizia dell'UE per non avere notificato il pieno recepimento nella legislazione nazionale delle norme UE sulla gestione collettiva dei diritti d'autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali per l'uso online nel mercato interno entro il termine previsto del 10 aprile 2016 (direttiva sulla gestione collettiva dei diritti o CRM, direttiva 2014/26/UE). La Commissione invita la Corte a imporre sanzioni pecuniarie a tali quattro Stati membri (- 19 121,60 EUR al giorno per la Bulgaria, - 12 920,00 EUR al giorno per il Lussemburgo, - 42 377,60 EUR al giorno per la Romania e - 123 928,64 EUR al giorno per la Spagna). Contro tali paesi sono state aperte procedure d'infrazione nel maggio 2016. Fino ad oggi questi Stati membri non hanno notificato alla Commissione di aver preso le misure necessarie per recepire la direttiva nella legislazione nazionale. In un caso d'infrazione distinto che riguarda la Romania, la Commissione ha deciso inoltre nel maggio del 2016 di inviare una lettera di costituzione in mora in relazione all'attuazione del sistema di gestione collettiva obbligatoria dei diritti su opere musicali. La Commissione ritiene la normativa romena non conforme alla direttiva sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione, nonché alla direttiva sulla gestione collettiva dei diritti. La direttiva sulla gestione collettiva dei diritti, volta a migliorare il funzionamento di tutti gli organismi di gestione collettiva dei diritti definendo standard comuni in materia di governance, trasparenza e gestione finanziaria, oltre che di concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali per l'uso online sul mercato interno. La direttiva sulla gestione collettiva dei diritti è parte essenziale della normativa dell'UE sul diritto d'autore. Tutti gli organismi di gestione collettiva sono tenuti a migliorare i loro standard in materia di governance e di trasparenza. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

 

Lettera di costituzione in mora

La Commissione sollecita la ROMANIA a garantire l'adeguata applicazione del sistema di gestione collettiva obbligatoria

La Commissione ha deciso di inviare una lettera di costituzione in mora alla Romania in quanto essa non ha notificato la completa attuazione delle norme dell'UE sul sistema di gestione collettiva obbligatoria dei diritti su opere musicali. La Commissione ritiene la normativa romena non conforme alla direttiva sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione (direttiva 2001/29/CE), oltre che alla direttiva sulla gestione collettiva dei diritti (direttiva 2014/26/UE). Il diritto dell'UE riconosce agli autori la facoltà di autorizzare o vietare la comunicazione al pubblico delle loro opere. A norma della legislazione romena invece gli autori non hanno altra scelta se non affidare la gestione del loro diritto di comunicazione al pubblico delle opere musicali a un organismo di gestione collettiva. Di conseguenza il diritto esclusivo dell'autore sulla comunicazione al pubblico subisce una restrizione, che a parere della Commissione non è giustificata secondo la legislazione dell'UE. La Romania ha ora due mesi di tempo per rispondere a tale lettera.

 

2. Occupazione, affari sociali e inclusione

(Per ulteriori informazioni: Christian Wigand – tel.: +32 229 62253, Sara Soumillion – tel.: +32 229 67094)

Parere motivato

La Commissione sollecita l'ITALIA a notificare il pieno recepimento delle norme dell'UE riguardanti la convenzione sul lavoro marittimo dell'Organizzazione internazionale del lavoro

Con l'attuale parere motivato la Commissione sollecita l'Italia a notificare tutte le misure nazionali di recepimento delle norme dell'UE riguardanti la convenzione sul lavoro marittimo del 2006 (MLC; direttiva 2009/13/CE del Consiglio). La direttiva attua l'accordo tra le parti sociali dell'UE nel settore marittimo in merito alla convenzione sul lavoro marittimo. La direttiva è entrata in vigore il 20 agosto 2013, contemporaneamente alla convenzione. Essa riprende, a norma dell'articolo 153 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), le disposizioni vincolanti della convenzione sul lavoro marittimo per quanto riguarda le condizioni di vita e di lavoro, in particolare in materia di contratto di lavoro, età minima, orario di lavoro, norme di salute e sicurezza nonché benessere. L'Italia ha notificato una serie di misure nazionali di recepimento, però diverse disposizioni sono rimaste poco chiare. La Commissione ha chiesto chiarimenti alle autorità italiane, che hanno provveduto a fornirli, ma sebbene la risposta abbia chiarito alcuni dubbi mancano informazioni per quanto riguarda le misure nazionali di recepimento di alcuni obblighi della direttiva. La Commissione ritiene pertanto che l'Italia sia parzialmente inadempiente all'obbligo di notificare le misure di recepimento della direttiva entro il 20 agosto 2014. La Commissione invita ora l'Italia a prendere le misure necessarie per conformarsi pienamente alla direttiva. Se l'Italia non adeguerà la legislazione nazionale al diritto dell'UE entro due mesi, la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.

 

3. Energia

(Per ulteriori informazioni: Anna-Kaisa Itkonen – tel.: +32 229 56186, Nicole Bockstaller – tel.: +32 229 52589)

Lettere di costituzione in mora

Mercato interno dell'energia: la Commissione esorta CIPRO e la REPUBBLICA CECA ad attuare il terzo pacchetto energia dell'UE.

La Commissione europea ha deciso di inviare lettere di costituzione in mora a Cipro e alla Repubblica ceca, chiedendo loro formalmente di garantire il corretto recepimento e la corretta applicazione della direttiva sull'energia elettrica (direttiva 2009/72/CE) e della direttiva sul gas (direttiva 2009/73/CE). Le direttive rientrano nel terzo pacchetto energia e contengono disposizioni giuridiche fondamentali per consentire il buon funzionamento dei mercati dell'energia.

Efficienza energetica: la Commissione esorta la GRECIA e MALTA ad attuare correttamente le norme dell'UE sulla prestazione energetica nell'edilizia

La Commissione ha inviato lettere di costituzione in mora per chiedere alla Grecia e a Malta di garantire la corretta attuazione della direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia (direttiva 2010/31/UE). La direttiva impone agli Stati membri di fissare ed applicare requisiti minimi di prestazione energetica per gli edifici nuovi ed esistenti, garantire la certificazione della prestazione energetica degli edifici e prescrivere ispezioni periodiche degli impianti di riscaldamento e di condizionamento dell'aria. La direttiva prescrive inoltre ai paesi dell'UE di garantire che, a partire dal 2021, tutti gli edifici di nuova costruzione siano "a energia quasi zero" (dal 2019 per gli edifici pubblici).

 

4. Ambiente

(Per ulteriori informazioni: Enrico Brivio – tel.: +32 229 56172, Iris Petsa – tel.: +32 229 93321)

Pareri motivati

Valutazione dell'impatto ambientale: la Commissione esorta la REPUBBLICA CECA a conformarsi pienamente alle norme UE

La Commissione sollecita la Repubblica ceca a risolvere le questioni ancora aperte di non conformità alla legislazione dell'UE in materia di valutazione dell'impatto ambientale (VIA, direttiva 2011/92/UE). Lo scopo della direttiva è assicurare che i progetti che potrebbero avere un effetto rilevante sull'ambiente siano adeguatamente valutati prima di essere approvati. La Commissione ha aperto una procedura formale d'infrazione nell'aprile 2013. La maggior parte delle questioni sollevate dalla Commissione sono state risolte dalle autorità ceche nel 2015. Rimangono però diversi punti ancora non risolti. La legislazione della Repubblica ceca omette i progetti non ancora eseguiti che sono stati oggetto di screening prima del 1° aprile 2015 o che sono stati modificati prima di riessere autorizzati. Inoltre in relazione a tali progetti non è garantito l'accesso alla giustizia, richiesto invece dalla direttiva. Le autorità ceche dispongono ora di due mesi per indicare come intendono porre rimedio alla situazione; in caso contrario la Commissione potrà decidere di deferire la Repubblica ceca alla Corte di giustizia dell'UE.

Acqua: la Commissione sollecita l'UNGHERIA a garantire il rispetto delle norme dell'UE sul trattamento delle acque reflue urbane

La Commissione ha deciso di inviare un parere motivato all'Ungheria per la mancata conformità alle prescrizioni dell'UE sancite dalla direttiva concernente il trattamento delle acque reflue urbane (direttiva 91/271/CEE del Consiglio) in 22 agglomerati. Le acque reflue non trattate possono comportare un rischio per la salute umana e inquinano i laghi, i fiumi, il terreno e le acque costiere e sotterranee. Tutti questi agglomerati avrebbero dovuto essere conformi entro il 31 dicembre 2008 (nelle aree sensibili con un numero di abitanti equivalenti superiore a 10 000) ed entro il 31 dicembre 2010 (nelle aree normali con un numero di abitanti equivalenti superiore a 15 000), come stabilito nell'atto di adesione dell'Ungheria. La Commissione ha aperto una procedura formale d'infrazione nel febbraio 2017. Le ultime informazioni fornite dalle autorità ungheresi mostrano che non è stata conseguita la conformità al diritto dell'UE e dalla risposta dell'Ungheria non risulta chiaro quando ciò avverrà. Le autorità ungheresi dispongono ora di due mesi per indicare come intendono porre rimedio alla situazione; in caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire l'Ungheria alla Corte di giustizia dell'UE. Questo caso rientra in un'azione orizzontale che riguarda 12 Stati membri cui erano state concesse deroghe temporanee dai rispettivi trattati di adesione.

Aria: la Commissione esorta la POLONIA ad attuare la nuova legislazione dell'UE per migliorare la qualità dell'aria

La Commissione sollecita la Polonia a recepire le norme dell'UE relative ai metodi di riferimento, alla convalida dei dati e all'ubicazione dei punti di campionamento per la valutazione della qualità dell'aria ambiente (direttiva (UE) 2015/1480 della Commissione). La direttiva aggiorna diversi obiettivi di qualità dei dati e i metodi di riferimento per la misurazioni di alcuni inquinanti atmosferici, oltre a integrare i criteri di valutazione della qualità dell'aria ambiente e di ubicazione dei punti di campionamento. Gli Stati membri erano tenuti a recepire la direttiva entro il 31 dicembre 2016. Dato che la Polonia ha omesso di farlo, la Commissione invia un parere motivato e concede alle autorità polacche due mesi per rispondervi. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrà deferire la Polonia alla Corte di giustizia dell'UE.

Borse di plastica: la Commissione sollecita il PORTOGALLO ad attuare le norme dell'UE relative alle borse di plastica in materiale leggero

La Commissione esorta il Portogallo a completare il recepimento nella legislazione nazionale della normativa dell'UE in materia di rifiuti (direttiva sulle borse di plastica, direttiva (UE) 2015/720). Nel quadro della lotta allo spreco di risorse e alla dispersione di rifiuti, gli Stati membri dovevano adottare entro il 27 novembre 2016 misure volte a ridurre il consumo di borse di plastica in materiale leggero, come previsto dalla direttiva; Per conseguire gli obiettivi stabiliti di comune accordo i governi nazionali possono scegliere da un elenco di misure, dove figurano strumenti economici quali imposte o oneri. Un'altra possibilità sono gli obiettivi di riduzione a livello nazionale: gli Stati membri devono garantire che l'uso annuo pro capite di questo tipo di borse di plastica non superi le 90 unità entro la fine del 2019. Questo consumo dovrebbe diminuire fino a un massimo di 40 borse pro capite entro la fine del 2025. Entrambe le soluzioni possono essere attuate mediante misure obbligatorie o mediante accordi con i settori economici. È anche possibile vietare le borse di plastica, purché tali divieti non vadano al di là dei limiti stabiliti dalla direttiva al fine di preservare la libera circolazione delle merci all'interno del mercato unico europeo. La Commissione verifica, in via prioritaria, se gli Stati membri abbiano rispettato l'obbligo di recepimento della direttiva. La Commissione invia oggi un parere motivato al Portogallo contestando la perdurante omessa notifica delle misure adottate alla Commissione. Le autorità portoghesi dispongono ora di due mesi per rispondere; in caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire il Portogallo alla Corte di giustizia dell'UE.

 

Lettere di costituzione in mora

Acqua: la Commissione sollecita l'UNGHERIA ad attuare le norme dell'UE sull'acqua potabile

La Commissione esorta l'Ungheria a rispettare i valori parametrici di arsenico, boro e fluoruro stabiliti dalla direttiva sull'acqua potabile (direttiva 98/83/CE del Consiglio) in tutte le zone del paese. In Ungheria 365 zone hanno goduto di una deroga temporanea, che però è scaduta il 25 dicembre 2012. Nell'aprile 2016 una relazione delle autorità ungheresi ha rivelato che un certo numero di tali zone risultava ancora non conforme alle prescrizioni della direttiva. La Commissione ha pertanto aperto una procedura formale d'infrazione mediante l'invio, nel maggio 2016, di una lettera di costituzione in mora relativa alle 66 zone non conformi. Una relazione ungherese recente ha però indicato che la relazione precedente conteneva dati errati a proposito di diverse zone. La Commissione ha pertanto deciso oggi di inviare all'Ungheria una lettera complementare di costituzione in mora relativa alle 28 zone non conformi. L'Ungheria dispone di due mesi di tempo per rispondere alle argomentazioni formulate dalla Commissione; in caso contrario la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.

Benessere degli animali: la Commissione esorta l'UNGHERIA a recepire correttamente le misure in materia di protezione degli animali da laboratorio

La Commissione europea ha deciso di inviare all'Ungheria una lettera di costituzione in mora per contestare il recepimento non corretto nella legislazione ungherese di un certo numero di disposizioni dell'UE riguardanti la protezione degli animali utilizzati a fini scientifici (direttiva 2010/63/UE). Tale direttiva, che doveva essere recepita entro il 10 novembre 2012, garantisce un elevato livello di benessere degli animali salvaguardando nel contempo il corretto funzionamento del mercato interno. Essa mira altresì a ridurre al minimo il numero di animali utilizzati a fini sperimentali e impone di ricorrere ad alternative ogniqualvolta possibile. Le autorità ungheresi hanno recepito in modo non corretto la direttiva nella legislazione nazionale e devono quindi risolvere varie questioni di non conformità. Sebbene le autorità ungheresi abbiano dichiarato di voler risolvere la maggior parte di tali questioni, fino ad ora non sono state adottate le necessarie modifiche legislative. L'Ungheria dispone di due mesi di tempo per rispondere alle argomentazioni formulate dalla Commissione; in caso contrario la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.

Rumore: la Commissione sollecita FRANCIA e GRECIA ad adottare piani di azione in materia di rumore ambientale

La Commissione esorta la Francia e la Grecia a rispettare le disposizioni fondamentali della direttiva sul rumore (direttiva 2002/49/CE). Il rumore ambientale, causato dal traffico stradale, ferroviario e aeroportuale, è la seconda causa di morte prematura dopo l'inquinamento atmosferico. La direttiva sul rumore prevede che gli Stati membri adottino mappe acustiche con la rappresentazione dell'esposizione acustica per i maggiori agglomerati, gli assi stradali e ferroviari principali e gli aeroporti più importanti. Tali mappe fungono quindi da base per definire misure antirumore nei piani di azione. Per la Francia risultano assenti piani di azione per 58 agglomerati individuati, nonché per un numero significativo di assi stradali e ferroviari principali e aeroporti importanti. La Grecia non ha ancora adottato tutte le mappe acustiche e i piani di azione antirumore per gli agglomerati e gli assi stradali principali, né ha riveduto il piano di azione esistente per un aeroporto importante. La Francia e la Grecia inoltre non hanno ancora individuato correttamente tutte le infrastrutture principali esistenti nel loro territorio. La Commissione ha pertanto deciso di inviare una lettera di costituzione in mora a entrambi gli Stati membri concedendo loro un termine di due mesi per porre rimedio alla situazione; in caso contrario la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato. La Commissione ha avviato nel 2016 un'azione orizzontale per infrazione nei confronti di 13 Stati membri in relazione al rumore ambientale.

Impatto ambientale: la Commissione esorta la SPAGNA ad applicare correttamente le norme dell'UE in sede di regolarizzazione di determinati progetti

La Commissione ha deciso di avviare una procedura formale di infrazione contro la Spagna a seguito di denunce riguardanti gli effetti di un progetto di riassetto urbano la cui realizzazione è prevista in una località turistica sull'isola di Fuerteventura, in Spagna. La Commissione ritiene che il progetto sia stato approvato senza la corretta determinazione della necessità di una previa valutazione del suo impatto ambientale secondo le norme di valutazione dell'impatto ambientale (VIA, direttiva 2011/92/UE) e senza l'opportuna valutazione dell'impatto sulle zone di protezione speciale richiesta dalla direttiva Habitat (direttiva 92/43/CEE del Consiglio). I tribunali spagnoli hanno inoltre dichiarato la nullità del progetto, ma i lavori di costruzione non sono stati sospesi e sono proseguiti sulla base di un progetto modificato. La Commissione invia pertanto una lettera di costituzione in mora per ingiungere alla Spagna di garantire la conformità alle norme della direttiva sulla valutazione dell'impatto ambientale e della direttiva Habitat in sede di regolarizzazione di opere edilizie illegittime ai sensi della legislazione regionale delle isole Canarie. La Spagna dispone di due mesi per rispondere; in caso contrario la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.

 

5. Mercato interno, industria, imprenditoria e PMI

(Per ulteriori informazioni: Lucia Caudet – tel.: +32 2 295 61 82, Maud Noyon – tel.: +32 229 80379)

Deferimenti alla Corte di giustizia dell'Unione europea

Ritardi di pagamento: la Commissione deferisce l'ITALIA alla Corte di giustizia per non aver garantito il pagamento dei fornitori nei termini

Oggi la Commissione europea ha deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'UE a causa del sistematico ritardo con cui le amministrazioni pubbliche italiane effettuano i pagamenti nelle transazioni commerciali, in violazione delle norme dell'UE in materia di pagamenti (direttiva sui ritardi di pagamento, direttiva 2011/7/UE). Secondo la direttiva sui ritardi di pagamento, le amministrazioni pubbliche sono tenute a pagare le merci e i servizi acquistati entro 30 giorni o, in circostanze eccezionali, entro 60 giorni dal ricevimento della fattura. La Commissione attribuisce una grande importanza alla questione dei ritardi di pagamento da parte delle amministrazioni pubbliche, constatata in diversi Stati membri, e persegue una rigorosa politica di applicazione della direttiva in materia. La puntualità dei pagamenti è particolarmente importante per le piccole e medie imprese (PMI), che confidano in un flusso di cassa positivo per assicurare la propria gestione finanziaria, la propria competitività e, in molti casi, la propria sopravvivenza. La Commissione riconosce gli sforzi compiuti dal governo italiano per migliorare la situazione in seguito all'avvio della procedura di infrazione con lettera di costituzione in mora nel giugno 2014 e il successivo invio del parere motivato nel febbraio 2017. A più di tre anni dall'avvio della procedura di infrazione, tuttavia, le amministrazioni pubbliche italiane necessitano ancora di circa 100 giorni per saldare le loro fatture, con picchi che possono essere nettamente superiori. La Commissione ha pertanto deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'UE. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

La Commissione deferisce l'UNGHERIA alla Corte di giustizia dell'UE a motivo della legge sull'istruzione superiore

Oggi la Commissione europea ha deciso di deferire l'Ungheria alla Corte di giustizia dell'Unione europea a motivo del fatto che la sua legge sull'istruzione superiore, modificata il 4 aprile 2017, limita in modo sproporzionato il campo di attività delle università dell'UE e di paesi terzi ed è necessario allinearla nuovamente al diritto dell'UE. La Commissione ha deciso tale deferimento in quanto la legge, così come modificata, non è compatibile con la libertà degli istituti di istruzione superiore di prestare servizi e di stabilirsi in qualsiasi paese dell'UE. La Commissione continua inoltre a ritenere che la nuova legislazione sia in contrasto con la libertà accademica, il diritto all'istruzione e la libertà d'impresa sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e previsti dagli obblighi giuridici dell'Unione che discendono dal diritto commerciale internazionale (l'accordo generale sugli scambi di servizi, GATS, nel quadro dell'Organizzazione mondiale del commercio, OMC). La Commissione ha avviato la procedura di infrazione contro l'Ungheria nell'aprile 2017. Poiché l'Ungheria ha confermato la propria posizione nelle risposte alla lettera di costituzione in mora, al parere motivato e all'ulteriore parere motivato e non ha allineato al diritto dell'UE la legge sull'istruzione superiore, la Commissione ha deciso di deferire l'Ungheria alla Corte di giustizia dell'UE. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

 

Deferimenti alla Corte di giustizia dell'Unione europea, lettera di costituzione in mora e parere motivato

Qualifiche professionali: la Commissione deferisce alla Corte BELGIO, FRANCIA e GERMANIA e avvia una procedura di infrazione nei confronti di CIPRO

La Commissione ha deciso di deferire il Belgio, la Francia e la Germania alla Corte di giustizia dell'UE per non avere notificato il pieno recepimento del diritto dell'UE sul riconoscimento delle qualifiche professionali (direttiva 2013/55/UE). La direttiva rivista avrebbe dovuto essere recepita nella legislazione nazionale entro il 18 gennaio 2016. Sebbene la Commissione abbia inviato pareri motivati alle autorità di Belgio, Francia e Germania nel settembre 2016, tali paesi non hanno ancora notificato alla Commissione il pieno recepimento della direttiva. Nonostante i progressi sostanziali realizzati, in particolare da parte della Germania e della Francia, la Commissione ha deciso di deferire i 3 paesi alla Corte di giustizia dell'UE. La Commissione chiederà alla Corte di applicare una penalità di mora giornaliera di 22 260,48 EUR per il Belgio, 53 287,52 EUR per la Francia e 62 203,68 EUR per la Germania, a decorrere dalla data della sentenza fino a quando la direttiva non sarà pienamente recepita e in vigore nei rispettivi ordinamenti interni. Al tempo stesso la Commissione esorta Cipro ad eliminare le restrizioni, incompatibili con il diritto dell'UE, contenute in alcune regolamentazioni delle professioni. La Commissione è in procinto di inviare una lettera di costituzione in mora a Cipro per il fatto di non riconoscere la formazione professionale acquisita da cittadini ciprioti in altri Stati membri nei settori dell'ingegneria e dell'architettura: ciò non risulta conforme alla direttiva 2005/36/CE. Inoltre le norme nazionali non rispettano pienamente il principio del riconoscimento automatico delle qualifiche professionali acquisite all'estero dagli architetti, come stabilito dall'articolo 49 della direttiva 2005/36/CE. Cipro dispone ora di due mesi per porre rimedio alla situazione; in caso contrario la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato a Cipro. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

 

Deferimenti alla Corte di giustizia dell'Unione europea e lettera di costituzione in mora

Appalti pubblici: la Commissione deferisce 4 Stati membri alla Corte di giustizia e apre un nuovo caso

La Commissione europea ha deciso di deferire alla Corte di giustizia dell'UE l'Austria, il Lussemburgo, la Slovenia e la Spagna per non avere notificato il pieno recepimento nel loro ordinamento interno delle norme UE sugli appalti pubblici e sulle concessioni (direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE). Tutti gli Stati membri erano tenuti a notificare il recepimento delle più recenti norme sugli appalti pubblici entro il 18 aprile 2016. Nel maggio 2016 la Commissione ha inviato lettere di costituzione in mora a 21 Stati membri che non avevano recepito le norme in questione; alle lettere hanno fatto seguito pareri motivati inviati a 15 di tali Stati membri nel dicembre 2016. I 4 Stati membri di cui sopra non hanno ancora notificato alla Commissione il recepimento dei seguenti atti legislativi: Austria e Lussemburgo - direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE; Spagna - direttive 2014/23/UE e 2014/25/UE; Slovenia - direttiva 2014/23/UE. La Commissione ha pertanto deciso di deferire questi 4 paesi alla Corte di giustizia dell'UE. La Commissione chiederà alla Corte di applicare, a seconda della direttiva interessata, una penalità di mora giornaliera di 52 972 EUR, 42 377,6 EUR e 42 377,6 EUR per l'Austria, di 12 920 EUR e 11 628 EUR per il Lussemburgo, di 8 992,32 EUR per la Slovenia e di 61 964,32 EUR e 123 928,64 EUR per la Spagna, a decorrere dalla data della sentenza fino a quando tali direttive non saranno pienamente recepite e in vigore nei rispettivi ordinamenti interni. Al tempo stesso la Commissione è in procinto di inviare una lettera di costituzione in mora ai Paesi Bassi, in quanto le società di edilizia popolare olandesi non hanno ottenuto la qualifica di amministrazioni aggiudicatrici pur partecipando agli appalti pubblici. La Commissione ritiene che i Paesi Bassi abbiano violato l'obbligo di trasparenza di cui alle direttive 2014/23/UE e 2014/24/UE. I Paesi Bassi dispongono di due mesi di tempo per rispondere alle argomentazioni formulate dalla Commissione; in caso contrario la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

 

Deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea e archiviazione

Servizi: la Commissione deferisce l'AUSTRIA alla Corte di giustizia e archivia un procedimento nei confronti di CIPRO

Oggi la Commissione ha deciso di deferire l'Austria alla Corte di giustizia dell'UE a motivo delle norme eccessivamente restrittive sulla prestazione di servizi da parte di architetti, ingegneri, consulenti in materia di brevetti e veterinari. Al tempo stesso la Commissione è in procinto di archiviare un procedimento nei confronti di Cipro, in quanto quest'ultima ha affrontato le preoccupazioni della Commissione e abolito le restrizioni per le società del settore ingegneristico. La normativa austriaca impone una serie di requisiti in materia di professioni regolamentate: requisiti di residenza per architetti, ingegneri e consulenti in materia di brevetti; requisiti in materia di personalità giuridica e partecipazione azionaria per architetti, ingegneri, consulenti in materia di brevetti e veterinari; restrizioni sulle attività di società multidisciplinari di architetti, ingegneri e consulenti in materia di brevetti. La Commissione ritiene che tali requisiti costituiscano un ostacolo ingiustificato alla prestazione di servizi da parte di queste professioni e siano in contrasto con il principio della libera prestazione dei servizi (articoli 49 e 56 del trattato sul funzionamento dell'UE, TFUE) e con la direttiva sui servizi (articoli 14, 15 e 25 della direttiva 2006/123/CE). L'Austria è stata invitata a porre fine alla violazione del diritto dell'UE dapprima in una lettera di costituzione in mora inviata nel giugno 2015, poi in un parere motivato del febbraio 2016 e, in seguito ad uno scambio con le autorità austriache, in un parere motivato complementare del novembre 2016. Dato che le autorità austriache hanno confermato la loro posizione, la Commissione ha deciso di deferire l'Austria alla Corte di giustizia dell'UE. La Commissione ha inoltre deciso di archiviare un procedimento nei confronti di Cipro riguardo a un obbligo di partecipazione azionaria del 100 % imposto alle società del settore ingegneristico registrate a Cipro. La disposizione della legislazione cipriota implicava che tutti gli azionisti di tali società dovevano essere professionisti qualificati e detenere tutti i diritti di voto. La Commissione ha ritenuto che tali restrizioni fossero sproporzionate e contrarie alla libertà di stabilimento e alla direttiva sui servizi (direttiva 2006/123/CE). In seguito alla decisione della Commissione, del novembre 2016, di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE Cipro ha modificato la legge, permettendo ai professionisti di detenere la maggioranza semplice del capitale azionario e dei diritti di voto. Su tale base la Commissione ha deciso oggi di archiviare il procedimento. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

 

Lettera di costituzione in mora

Libera circolazione delle merci: la Commissione esorta la SPAGNA ad eliminare le restrizioni sulle importazioni di medicinali omeopatici

Oggi la Commissione europea ha deciso di inviare una lettera di costituzione in mora alla Spagna riguardante le restrizioni alle importazioni parallele di medicinali omeopatici. Le pratiche attuali impediscono in concreto l'immissione sul mercato spagnolo di medicinali omeopatici legalmente commercializzati in altri Stati membri dell'UE. La Commissione ritiene che tale pratica sia in contrasto con le norme dell'UE sulla libera circolazione delle merci (articolo 34 del TFUE) e con la direttiva sui medicinali per uso umano (articolo 6 e articolo 13, paragrafo 1, della direttiva 2001/83CE). La Spagna dispone ora di due mesi di tempo per rispondere alle argomentazioni formulate dalla Commissione; in caso contrario, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato alla Spagna.

 

Archiviazioni

La Commissione archivia le procedure di infrazione e le denunce nel settore del gioco d'azzardo

In linea con l'impegno politico a diventare più strategica nell'applicazione del diritto dell'UE, la Commissione europea ha deciso oggi di archiviare le procedure di infrazione e sospendere il trattamento delle denunce nel settore del gioco d'azzardo. Sin dagli esordi, la Commissione Juncker si è concentrata sulle sue priorità politiche e ne ha perseguito con vigore la realizzazione. Tale approccio politico trova riscontro anche nel trattamento dei casi di infrazione. La comunicazione "Diritto dell'Unione europea: risultati migliori attraverso una migliore applicazione" definisce l'approccio strategico adottato dalla Commissione nell'attribuire priorità ai casi tenendo conto dei vari interessi coinvolti, pubblici e privati. In tale ottica la Commissione ha deciso oggi di archiviare le procedure di infrazione nel settore del gioco d'azzardo online e sospendere il trattamento delle relative denunce contro alcuni Stati membri. La Corte di giustizia dell'Unione europea ha in più occasioni riconosciuto i diritti degli Stati membri di limitare i servizi di gioco d'azzardo ove necessario per salvaguardare obiettivi di interesse pubblico quali la tutela dei minori e la lotta contro la ludopatia, le irregolarità e le frodi. La Commissione riconosce la più ampia legittimità politica degli obiettivi di interesse pubblico perseguiti dagli Stati membri attraverso la regolamentazione dei servizi di gioco d'azzardo. Prende inoltre atto degli impegni degli Stati membri ad ammodernare i rispettivi quadri giuridici in materia di gioco d'azzardo online, riorientare la domanda di gioco d'azzardo dei cittadini da offerte non regolamentate a siti web autorizzati e sorvegliati e assicurare che gli operatori paghino le tasse. Tenendo conto di quanto detto, non rientra tra le priorità della Commissione utilizzare i poteri di infrazione per promuovere un mercato unico dell'UE nel settore dei servizi di gioco d'azzardo online. La Commissione continuerà a sostenere gli Stati membri nei loro sforzi per ammodernare i quadri giuridici nazionali in materia di gioco d'azzardo online e ad agevolare la cooperazione tra i regolatori nazionali del gioco d'azzardo. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

 

6. Giustizia, consumatori e parità di genere

(Per ulteriori informazioni: Christian Wigand – tel.: +32 2 296 22 53, Alexis Perier - tel.: +32 229 58659)

Deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea

La Commissione europea deferisce l'UNGHERIA alla Corte di giustizia a causa della legge sulle ONG

La Commissione europea deferisce oggi l'Ungheria alla Corte di giustizia dell'UE a motivo della legge sulle ONG che ricevono finanziamenti dall'estero. Questa è la terza fase della procedura d'infrazione e fa seguito alla lettera di costituzione in mora inviata dalla Commissione il 14 luglio e al parere motivato emesso il 4 ottobre di quest'anno. La Commissione ha deciso di avviare un procedimento legale contro l'Ungheria per inadempimento degli obblighi derivanti dalle disposizioni del trattato e riguardanti la libera circolazione dei capitali, a causa di disposizioni della legge sulle ONG che determinano una discriminazione indiretta e limitano in modo sproporzionato le donazioni dall'estero alle organizzazioni della società civile. A queste preoccupazioni si aggiunge il fatto che, secondo il parere della Commissione, l'Ungheria viola il diritto alla libertà di associazione e il diritto alla protezione della vita privata e dei dati personali, sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in combinato disposto con le disposizioni del trattato UE sulla libera circolazione dei capitali. Il 14 agosto e il 7 settembre l'Ungheria ha risposto alla lettera di costituzione in mora della Commissione. Dopo aver analizzato attentamente le spiegazioni presentate dall'Ungheria, la Commissione europea è giunta alla conclusione che le sue gravi preoccupazioni non sono state affrontate e, di conseguenza, ha emesso un parere motivato. All'Ungheria è stato concesso un mese di tempo per adottare le misure necessarie a conformarsi al parere motivato. Le autorità ungheresi non hanno risposto al parere motivato entro il termine stabilito né l'Ungheria ha, a tutt'oggi, modificato o abrogato le disposizioni contestate della legge sulle ONG, conformemente al diritto dell'UE. La Commissione ha pertanto deciso di deferire il caso alla Corte di giustizia a norma dell'articolo 258 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE). Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

 

Pareri motivati e lettere di costituzione in mora

La Commissione esorta 8 Stati membri a recepire la quarta direttiva antiriciclaggio

Oggi la Commissione ha esortato Bulgaria, Cipro, Grecia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia e Romania a recepire la "quarta direttiva antiriciclaggio" [direttiva (UE) 2015/849] nei propri ordinamenti interni. La nuova normativa dell'UE rafforzerà i requisiti esistenti in materia di antiriciclaggio e renderà più efficace la lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo. Tutti gli Stati membri erano tenuti a recepire la direttiva entro il 26 giugno 2017. Gli 8 Stati membri in questione non hanno notificato alcuna misura di recepimento e i loro progetti di legge seguono ancora l'iter legislativo nazionale. Pertanto, dopo aver dato a questi 8 paesi l'opportunità di presentare le loro osservazioni in risposta alle lettere di costituzione in mora inviate nel luglio 2017, la Commissione li esorta ad adottare le misure necessarie a conformarsi pienamente alla direttiva. Se i suddetti Stati membri non allineeranno le loro legislazioni nazionali al diritto dell'UE nei prossimi due mesi, la Commissione potrà decidere di deferire tali casi alla Corte di giustizia dell'UE. Oltre alle procedure di infrazione contro diversi Stati membri aperte dalla Commissione lo scorso luglio, il 23 novembre 2017 la Commissione ha aperto nuove procedure di infrazione e ha inviato lettere di costituzione in mora al Belgio e alla Spagna in quanto ritiene che le misure notificate non costituiscano un pieno recepimento negli ordinamenti giuridici nazionali delle norme dell'UE di cui alla direttiva antiriciclaggio. Il Belgio e la Spagna dispongono di due mesi di tempo per rispondere alla lettera di costituzione in mora; in caso contrario la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.

 

Archiviazione

La Commissione e l'ITALIA hanno felicemente risolto la questione dei pacchetti turistici per garantire la tutela dei consumatori in caso di fallimento di un operatore turistico

Oggi la Commissione ha archiviato una procedura di infrazione contro l'Italia poiché quest'ultima ha allineato le proprie disposizioni nazionali in materia di pacchetti turistici alla direttiva dell'UE sui viaggi "tutto compreso" (direttiva 90/314/CEE del Consiglio). La legislazione dell'UE impone agli organizzatori di circuiti "tutto compreso" di predisporre misure di protezione in caso di insolvenza, in modo da garantire che i consumatori ricevano un rimborso e siano rimpatriati in caso di fallimento dell'organizzatore turistico. Grazie alla denuncia di un consumatore italiano nel 2011, la Commissione è venuta a conoscenza dell'esistenza di un problema con il Fondo nazionale di garanzia italiano. In seguito al fallimento dell'organizzatore turistico Todomondo nel 2009, il Fondo ha ricevuto oltre 4 000 richieste di rimborso, per un importo complessivo di quasi 7 milioni di euro. Il Fondo non disponeva però di risorse sufficienti per farvi fronte. La Commissione ha pertanto avviato una procedura di infrazione nel 2012. In seguito a modifiche nella legislazione italiana, applicabili dal luglio 2016, le autorità italiane hanno ora sostituito il Fondo nazionale di garanzia, le cui risorse erano insufficienti, con l'obbligo per gli operatori turistici e le agenzie di viaggio di stipulare un'assicurazione o fornire una garanzia bancaria per tutti i pagamenti percepiti dai consumatori. Questa forma di protezione può essere finanziata anche mediante fondi collettivi privati. I viaggiatori che si avvalgono di operatori turistici italiani sono ormai pienamente tutelati in caso di fallimento della società. L'Italia ha inoltre preso disposizioni per risarcire tutti i viaggiatori che in passato hanno subito danni economici a causa di fallimenti.

 

7. Affari marittimi e pesca

(Per ulteriori informazioni: Enrico Brivio – tel.: +32 229 56172, Iris Petsa – tel.: +32 229 93321)

Deferimenti alla Corte di giustizia dell'Unione europea

Politica marittima integrata europea: la Commissione decide di deferire alla Corte Bulgaria, Finlandia e Grecia e propone sanzioni pecuniarie

La Commissione europea ha deciso oggi di deferire la Bulgaria, la Finlandia e la Grecia alla Corte di giustizia dell'UE per non aver notificato, o aver notificato solo in parte, le misure di recepimento della normativa dell'UE che istituisce un quadro per la pianificazione dello spazio marittimo (direttiva 2014/89/UE). Gli Stati membri avevano l'obbligo di recepire la direttiva nel loro ordinamento interno entro il 18 settembre 2016. La Commissione chiederà alla Corte di applicare una penalità di mora giornaliera di 14 089,60 EUR per la Bulgaria, di 7 739,76 EUR per la Finlandia e di 31 416,00 EUR per la Grecia dalla data della sentenza fino a quando tale direttiva non sarà pienamente recepita e in vigore nei rispettivi ordinamenti interni. I procedimenti di infrazione contro la Bulgaria, la Finlandia e la Grecia sono stati aperti nel novembre 2016 e nell'ambito di tali procedimenti sono stati inviati pareri motivati nel luglio 2017. La Bulgaria e la Grecia non hanno notificato alla Commissione l'adozione delle misure necessarie al recepimento della direttiva. La Finlandia ha notificato alla Commissione l'adozione delle misure necessarie al recepimento della direttiva ma tali misure si applicano solo alla Finlandia continentale e non alla provincia di Åland, che rientra anch'essa nel campo di applicazione della direttiva. La concorrenza per lo spazio marittimo – in materia di apparecchiature per le energie rinnovabili, trasporto marittimo, pesca, acquacoltura e altre applicazioni – ha posto in rilievo la necessità di gestire le acque europee congiuntamente e in modo più coerente. La pianificazione dello spazio marittimo opera in ambito transfrontaliero e intersettoriale per assicurare che le attività umane in mare si svolgano in modo efficiente, sicuro e sostenibile. La pianificazione dello spazio marittimo sostiene e agevola direttamente l'attuazione della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Tra i suoi obiettivi principali figurano alti livelli di occupazione e produttività nonché la coesione sociale e l'inclusione. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

 

8. Migrazione, affari interni e cittadinanza

(Per ulteriori informazioni: Tove Ernst – tel.: +32 229 86764, Katarzyna Kolanko - tel.: +32 229 63444)

Deferimenti alla Corte di giustizia dell'Unione europea

Ricollocazione: la Commissione deferisce alla Corte di giustizia REPUBBLICA CECA, UNGHERIA e POLONIA

La Commissione europea ha deciso in data odierna di deferire alla Corte di giustizia dell'UE la Repubblica ceca, l'Ungheria e la Polonia per inadempimento dei loro obblighi giuridici in materia di ricollocazione. Il 15 giugno 2017 la Commissione ha avviato procedure di infrazione contro la Repubblica ceca, l'Ungheria e la Polonia. Le risposte fornite dai tre Stati membri non sono risultate soddisfacenti e la Commissione ha deciso di passare alla fase successiva della procedura di infrazione inviando pareri motivati in data 26 luglio 2017. Nonostante la conferma della validità del meccanismo di ricollocazione espressa dalla Corte di giustizia dell'UE nella sua sentenza del 6 settembre, la Repubblica ceca, l'Ungheria e la Polonia continuano a violare i loro obblighi giuridici. Anche in questo caso le risposte ricevute non sono state considerate soddisfacenti e i tre Stati membri non hanno fornito alcuna indicazione da cui risulti che contribuiranno all'attuazione del meccanismo di ricollocazione di emergenza. Per tale motivo la Commissione ha deciso di confermare la persistenza delle infrazioni constatate nei suoi pareri motivati passando ora alla fase successiva della procedura di infrazione. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

 

Pareri motivati

Migrazione: la Commissione accelera la procedura di infrazione contro l'UNGHERIA per quanto concerne il diritto d'asilo

In data odierna la Commissione europea ha deciso di portare avanti la procedura di infrazione nei confronti dell'Ungheria per quanto concerne la legislazione in materia di asilo inviando un parere motivato. La Commissione ha avviato la procedura di infrazione contro l'Ungheria nel dicembre 2015. A seguito di una serie di scambi a livello politico e tecnico con le autorità ungheresi e delle preoccupazioni destate dalle modifiche apportate nel marzo di quest'anno alla normativa ungherese in materia di asilo, il 17 maggio 2017 la Commissione ha deciso di inviare una lettera complementare di costituzione in mora. Dopo aver analizzato la risposta fornita dalle autorità ungheresi e alla luce della nuova legislazione adottata in ottobre dal parlamento ungherese, la Commissione non perseguirà più quattro delle undici questioni individuate nella lettera complementare di costituzione in mora. La risposta fornita dalle autorità ungheresi è risultata tuttavia insoddisfacente in quanto non affrontava la maggior parte delle questioni. La Commissione ritiene tuttora che la legislazione ungherese non sia conforme al diritto dell'UE, in particolare la direttiva 2013/32/UE sulle procedure di asilo, la direttiva 2008/115/CE sul rimpatrio, la direttiva 2013/33/UE sulle condizioni di accoglienza e numerose disposizioni della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

 

Lettere di costituzione in mora

Migrazione legale: la Commissione esorta la GRECIA, i PAESI BASSI e il PORTOGALLO a riconsiderare la tassa per il rilascio del permesso di soggiorno ai cittadini di paesi terzi e sollecita la ROMANIA ad attuare correttamente le direttive sulla migrazione legale

La Commissione ha deciso oggi di inviare lettere di costituzione in mora: alla Grecia, ai Paesi Bassi e al Portogallo, a motivo dell'imposizione di oneri eccessivi e sproporzionati per il rilascio del permesso di soggiorno a norma delle direttive dell'UE sulla migrazione legale, e alla Romania in merito al recepimento e all'attuazione non corretti di determinate disposizioni contenute nelle direttive dell'UE sulla migrazione legale. Tali direttive riguardano le condizioni di ingresso e di soggiorno per determinate categorie di migranti, come studenti, ricercatori e lavoratori altamente qualificati, ma anche soggiornanti di lungo periodo e beneficiari delle norme in materia di ricongiungimento familiare. Sebbene gli Stati membri siano autorizzati a riscuotere diritti amministrativi per il trattamento delle domande, gli importi eccessivi e sproporzionati violano i diritti dei richiedenti. Ciò riguarda l'attuazione, da parte di tutti i quattro Stati membri, della direttiva relativa agli studenti (direttiva 2004/114/CE del Consiglio), della direttiva relativa ai ricercatori (direttiva 2005/71/CE del Consiglio), della direttiva "Carta blu UE" (direttiva 2009/50/CE del Consiglio) e della direttiva sul permesso unico (direttiva 2011/98/UE), nonché della direttiva sui soggiornanti di lungo periodo (direttiva 2003/109/CE del Consiglio) e della direttiva relativa al ricongiungimento familiare (direttiva 2003/86/CE del Consiglio) da parte della Grecia, del Portogallo e della Romania. La Commissione ritiene inoltre che la Grecia non abbia adempiuto ai suoi obblighi derivanti dalla direttiva sui soggiornanti di lungo periodo imponendo condizioni per il rinnovo dei permessi di soggiorno di lungo periodo invece di rinnovarli automaticamente. In data odierna la Commissione ha inoltre aperto una procedura di infrazione contro la Romania a motivo del recepimento e dell'attuazione non corretti delle disposizioni di cui alle direttive dell'UE sulla migrazione legale riguardanti il rigetto delle domande di permesso di soggiorno e l'obbligo di motivare tale rifiuto. Le direttive in questione sono la direttiva relativa al ricongiungimento familiare (direttiva 2003/86/CE), la direttiva relativa agli studenti (direttiva 2004/114/CE), la direttiva relativa ai ricercatori (direttiva 2005/71/CE), la direttiva "Carta blu UE" (direttiva 2009/50/CE) e la direttiva sul permesso unico (direttiva 2011/98/UE). La Grecia, i Paesi Bassi, il Portogallo e la Romania dispongono ora di due mesi per rispondere alle argomentazioni presentate dalla Commissione.

 

9. Mobilità e trasporti

(Per ulteriori informazioni: Enrico Brivio – tel.: +32 229 56172, Alexis Perier - tel.: +32 229 69143)

Parere motivato

Trasporto sostenibile: la Commissione esorta l'AUSTRIA a recepire le norme sulla realizzazione di un'infrastruttura per i combustibili alternativi

La Commissione ha invitato l'Austria a recepire integralmente le norme dell'UE sulla realizzazione di un'infrastruttura per i combustibili alternativi (direttiva 2014/94/UE). L'obiettivo principale della direttiva è stabilire un quadro comune per l'introduzione su larga scala di un'infrastruttura per i combustibili alternativi in Europa. Ciò è essenziale per ridurre la dipendenza dal petrolio nel settore dei trasporti, attenuarne l'impatto ambientale e, in tal modo, attuare la strategia europea per una mobilità a basse emissioni, adottata dalla Commissione il 20 giugno 2016. La direttiva 2014/94/UE stabilisce requisiti minimi per la costruzione dell'infrastruttura per i combustibili alternativi, inclusi i punti di ricarica per veicoli elettrici e i punti di rifornimento di gas naturale e idrogeno. Essa doveva essere attuata al più tardi entro il 18 novembre 2016. L'Austria però ha notificato solo in parte alla Commissione le misure di recepimento della direttiva nell'ordinamento interno. L'Austria dispone ora di due mesi per notificare alla Commissione tali misure; in caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.

 

Lettere di costituzione in mora

Sicurezza stradale: la Commissione esorta CIPRO a recepire integralmente le norme sul controllo tecnico dei veicoli a motore

La Commissione europea ha deciso di inviare una lettera di costituzione in mora a Cipro, invitandolo a recepire integralmente e ad attuare il diritto dell'UE sui controlli tecnici periodici dei veicoli a motore e dei rimorchi (direttiva 2014/45/UE). La direttiva riguarda tutti i tipi di veicoli e definisce requisiti armonizzati per gli elementi da verificare in sede di controllo tecnico, i metodi, i difetti e la loro valutazione. Il mancato recepimento e la mancata attuazione della direttiva determinano l'applicazione incoerente delle norme in tutta l'UE, con effetti negativi sulla sicurezza stradale. Cipro dispone ora di due mesi per conformarsi al diritto dell'UE; in caso contrario, la Commissione potrà inviare un parere motivato su tale questione.

Gente di mare: la Commissione esorta l'IRLANDA a rispettare le norme dell'UE sul reciproco riconoscimento dei certificati rilasciati alla gente di mare

La Commissione europea ha deciso di inviare una lettera di costituzione in mora all'Irlanda per il mancato rispetto del diritto dell'UE sul reciproco riconoscimento dei certificati rilasciati alla gente di mare (direttiva 2005/45/CE). Nel febbraio 2017 le autorità irlandesi hanno emanato un avviso marittimo che stabilisce, tra l'altro, che i certificati rilasciati da erogatori di formazione riconosciuti dall'autorità competente di altri Stati membri non sono accettati per la formazione svolta in Irlanda. L'Irlanda dispone ora di due mesi per conformarsi al diritto dell'UE; in caso contrario, la Commissione potrà inviare un parere motivato su tale questione.

Gente di mare: la Commissione sollecita l'ITALIA a conformarsi alle norme dell'UE sui requisiti minimi di formazione per la gente di mare

La Commissione ha deciso di inviare una lettera di costituzione in mora all'Italia, a motivo della sua mancata conformità alle norme europee sui requisiti minimi di formazione per la gente di mare (direttiva 2008/106/CE, come modificata). La Commissione sollecita l'Italia ad adottare misure correttive, in particolare per quanto riguarda l'elaborazione, la revisione e l'approvazione dei programmi di istruzione e formazione marittima; il riconoscimento dei certificati; la certificazione e la convalida dei certificati di abilitazione per gli ufficiali di macchina a livello dirigenziale; nonché i requisiti per l'abilitazione. L'Italia dispone ora di due mesi per conformarsi al diritto dell'UE; in caso contrario la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.

La Commissione sollecita la ROMANIA a recepire correttamente la legislazione dell'UE che istituisce uno spazio ferroviario europeo unico

In data odierna la Commissione europea ha deciso di inviare una lettera di costituzione in mora alla Romania a motivo delle carenze nell'applicazione della normativa dell'UE che istituisce uno spazio ferroviario europeo unico (direttiva 2012/34/UE). La lettera di costituzione in mora riguarda i nuovi servizi ferroviari internazionali per passeggeri, il rilascio delle licenze delle imprese ferroviarie, le informazioni sulle condizioni di accesso e i canoni dei servizi negli scali, nelle stazioni e nelle officine. Il diritto nazionale non prevede l'obbligo di consultare il settore ferroviario in merito ai nuovi accordi contrattuali e di allineare gli accordi esistenti alle nuove norme. Inoltre il diritto nazionale dovrebbe imporre una procedura trasparente per la selezione del personale avente potere decisionale presso l'organismo di regolamentazione ferroviario. La Romania dispone ora di due mesi per conformarsi al diritto dell'UE; in caso contrario, la Commissione potrà inviare un parere motivato su tale questione.

 

10. Fiscalità e unione doganale

(Per ulteriori informazioni: Vanessa Mock – tel.: +32 229 56194, Patrick Mc Cullough – tel.: +32 229 87183)

Deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea

Fiscalità: la Commissione deferisce alla Corte di giustizia l'AUSTRIA per il trattamento IVA delle successive vendite di oggetti d'arte

La Commissione europea ha deciso di deferire alla Corte di giustizia dell'UE l'Austria a motivo dell'applicazione non corretta della tassa sul valore aggiunto (IVA) ai diritti pagati agli artisti per la successiva vendita di opere d'arte. Il diritto sulle successive vendite - che genera quelle che sono note comunemente come "royalties" - di un originale è il diritto incedibile e inalienabile dell'autore di un'opera d'arte figurativa ad una cointeressenza economica nelle vendite successive dell'opera in questione. Tale diritto consente a un artista, a determinate condizioni, di percepire una percentuale sul prezzo di vendita di un'opera d'arte quando è rivenduta. Ai sensi del diritto austriaco, i pagamenti dei diritti sulla successiva vendita di un'opera d'arte originale all'artista o ad altri aventi diritto sono attualmente soggetti a IVA. Ciò viola il diritto dell'UE secondo il quale l'IVA è dovuta soltanto sui beni o sui servizi forniti "a titolo oneroso", vale a dire a pagamento (la "direttiva IVA", direttiva 2006/112/CE del Consiglio). In una sentenza precedente, la Corte di giustizia dell'UE ha deciso che, qualora una persona fornisca prestazioni senza contropartita diretta, non vi è una base imponibile o una somma cui si possa applicare l'IVA. Secondo la Corte tali servizi non sono pertanto soggetti all'IVA (C-16/93 del 3 marzo 1994, R.J. Tolsma). Dato che le royalties dovute in forza del diritto sulle successive vendite sono pagate come contropartita per i beni o i servizi forniti dall'artista, esse non dovrebbero essere soggette all'IVA. La Commissione europea ha deciso di inviare un parere motivato alle autorità austriache nel luglio 2016. Poiché l'Austria non ha allineato la legislazione nazionale al diritto dell'UE, la Commissione ha deciso di deferire l'Austria alla Corte di giustizia dell'UE. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

 

Parere motivato

Fiscalità: la Commissione invita la LETTONIA ad allineare al diritto dell'UE le norme fiscali nazionali sul conferimento di capitale alle società sotto forma di immobili

La Commissione ha deciso in data odierna di inviare un parere motivato alla Lettonia per la violazione delle norme dell'UE in materia di imposte indirette sulla raccolta di capitali (direttiva 2008/7/CE del Consiglio). Attualmente la legislazione lettone fissa un massimale per le imposte di registro nei casi in cui la proprietà di un immobile non residenziale è trasferita mediante acquisto o accordo di scambio oppure all'asta. Tale massimale non è tuttavia previsto quando il trasferimento di proprietà assume la forma del conferimento di capitale. In alcuni casi ciò dà adito a un trattamento sfavorevole del conferimento di capitale che è incompatibile con il diritto dell'UE. La richiesta della Commissione assume la forma di un parere motivato. In mancanza di risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà deferire la Lettonia alla Corte di giustizia dell'UE.

 

Pareri motivati e archiviazioni

Fiscalità: la Commissione esorta il BELGIO a recepire le nuove norme di trasparenza per lo scambio dei ruling fiscali e archivia i casi riguardanti BULGARIA, CIPRO e PORTOGALLO

La Commissione europea ha deciso di inviare un parere motivato al Belgio per non aver comunicato il recepimento delle nuove misure sullo scambio automatico dei ruling fiscali tra le autorità fiscali dell'UE [direttiva (UE) 2015/2376 del Consiglio]. Gli Stati membri erano tenuti a recepire tali misure entro il 31 dicembre 2016. Le nuove norme sono intese a contrastare l'elusione fiscale transfrontaliera, la pianificazione fiscale aggressiva e la concorrenza fiscale dannosa. La richiesta della Commissione assume la forma di un parere motivato. In mancanza di risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà deferire il Belgio alla Corte di giustizia dell'UE. Nel frattempo la Commissione ha anche accolto con favore il recepimento delle medesime misure da parte di Bulgaria, Cipro e Portogallo e ha deciso in data odierna di archiviare i rispettivi casi di infrazione.

Fiscalità: la Commissione chiede a CIPRO di recepire le nuove norme per lo scambio automatico di informazioni fiscali per paese e archivia i casi riguardanti 6 Stati membri

La Commissione europea ha deciso di inviare un parere motivato a Cipro per non aver comunicato il recepimento delle nuove misure sullo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale [direttiva (UE) 2016/881 del Consiglio]. Gli Stati membri erano tenuti a recepire tali misure entro il 4 giugno 2017. Le nuove norme sono intese a contrastare l'elusione fiscale transfrontaliera, la pianificazione fiscale aggressiva e la concorrenza fiscale dannosa. La richiesta della Commissione assume la forma di un parere motivato. In mancanza di risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà deferire Cipro alla Corte di giustizia dell'UE. Nel frattempo la Commissione ha anche accolto con favore il recepimento delle medesime misure da parte di Belgio, Bulgaria, Repubblica ceca, Grecia, Portogallo e Regno Unito e ha deciso in data odierna di archiviare i rispettivi casi di infrazione.

 

Lettere di costituzione in mora

Fiscalità: la Commissione invita la FRANCIA ad allineare le norme interne sulla tassazione delle obbligazioni e le disposizioni riguardanti la deducibilità delle tasse di partecipazione alle norme dell'UE

La Commissione ha deciso oggi di inviare una lettera di costituzione in mora alla Francia per la limitazione del diritto di dedurre le perdite di capitale solo per i sottoscrittori di obbligazioni emesse da entità residenti. La Commissione invia anche una lettera di costituzione in mora alla Francia a motivo del trattamento sfavorevole riservato ai contribuenti non residenti. Secondo le norme francesi attualmente in vigore, i contribuenti residenti possono dedurre integralmente dall'imponibile gli oneri connessi alla partecipazione, mentre tali oneri sono deducibili solo parzialmente per i contribuenti non residenti. Queste limitazioni violano il diritto dell'UE sulla libertà di stabilimento (articolo 49 del TFUE) e sulla libera circolazione di capitali (articolo 63 del TFUE) e gli articoli 31 e 40 dell'Accordo sullo Spazio economico europeo (SEE), che garantisce il diritto allo stabilimento e la libera circolazione dei capitali nell'UE e nel SEE. Se la Francia non si attiverà entro due mesi, la Commissione potrà inviare un parere motivato alle autorità francesi.

 

Archiviazioni

Fiscalità: la Commissione archivia 4 casi in quanto gli Stati membri hanno comunicato il recepimento delle norme sullo scambio automatico obbligatorio di informazioni

La Commissione europea accoglie con favore il recepimento delle norme sullo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale (direttiva 2014/107/UE del Consiglio) da parte di Cipro, Croazia, Malta e Slovacchia. Secondo tali norme i proventi finanziari, compresi i dividendi e i redditi di capitale, e i saldi di conto sono soggetti allo scambio automatico di informazioni all'interno dell'UE. La Commissione ha deciso in data odierna di archiviare i casi di infrazione avviati per questi Stati membri nel gennaio 2016.

MEMO/17/4767

Contatti per la stampa:

Informazioni al pubblico: contattare Europe Direct telefonicamente allo 00 800 67 89 10 11 o per e-mail


Side Bar