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Commissione europea - Scheda informativa

Pacchetto di infrazioni di maggio – Parte 1: decisioni principali

Bruxelles, 17 maggio 2017

Pacchetto di infrazioni di maggio – Parte 1: decisioni principali

Panoramica per settore

Con le decisioni sui casi d'infrazione assunte questo mese la Commissione europea (di seguito "Commissione") avvia azioni legali nei confronti di alcuni Stati membri per inadempimento degli obblighi previsti dal diritto dell'UE. Le decisioni qui esposte, relative a diversi settori e ambiti della politica dell'UE, mirano a garantire la corretta applicazione del diritto dell'UE per favorire i cittadini e le imprese.

Le decisioni principali adottate dalla Commissione sono illustrate di seguito, raggruppate per settore. La Commissione procede inoltre ad archiviare 65 casi in cui le questioni pendenti con gli Stati membri interessati sono state risolte senza che la Commissione dovesse proseguire oltre nella procedura.

In data odierna la Commissione ha inoltre deciso di inviare varie lettere di costituzione in mora. Per informazioni dettagliate al riguardo si rinvia alla parte 2: MEMO/17/1281.

Per maggiori informazioni sulla procedura di infrazione dell'UE si rinvia al testo integrale del MEMO/12/12. Per ulteriori informazioni su tutte le decisioni prese si invita a consultare il registro delle decisioni sui procedimenti di infrazione.

 

1. Istruzione, gioventù, cultura e sport

(Per ulteriori informazioni: Nathalie Vandystadt - tel.: +32 229 67083, Joseph Waldstein – tel.: +32 229 56184)

Archiviazione

Libera circolazione degli studenti: la Commissione chiude un procedimento di infrazione contro l'AUSTRIA

La Commissione approva il sistema di quote istituito dall'Austria per gli studi di medicina in quanto necessario al fine di proteggere il sistema sanitario austriaco, ma chiede all'Austria di porre fine al regime di quote previsto per gli studi odontoiatrici. Oggi la Commissione ha deciso di chiudere l'annoso procedimento di infrazione contro l'Austria riguardante le restrizioni all'accesso degli studenti di altri Stati membri agli studi di medicina e odontoiatria, consentendo all'Austria di mantenere le quote per gli studi di medicina, ma non per gli studi di odontoiatria. Sulla base dei dati forniti dalle autorità austriache la Commissione ha concluso che il sistema di quote istituito per gli studi di medicina è giustificato e proporzionato ai fini della protezione del sistema sanitario austriaco e può essere mantenuto. La Commissione invita tuttavia l'Austria a continuare a monitorare attentamente la situazione e ad inviare ogni cinque anni alla Commissione una relazione sulla necessità di mantenere le restrizioni. Per contro la Commissione ha concluso che le restrizioni istituite per gli studi odontoiatrici non sono giustificate, poiché in Austria è improbabile una carenza di odontoiatri. Il procedimento di infrazione è quindi chiuso purché tali restrizioni siano eliminate in tempo per l'anno accademico 2019/2020. Se le restrizioni non saranno eliminate entro questo periodo, la Commissione si riserva il diritto di portare avanti il procedimento di infrazione. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

 

2. Ambiente

(Per ulteriori informazioni: Enrico Brivio – tel.: +32 229 56172, Iris Petsa – tel.: +32 229 93321)

Deferimenti alla Corte di giustizia dell'Unione europea

Rifiuti: la Commissione deferisce l'ITALIA alla Corte per la mancata bonifica o chiusura di 44 discariche

La Commissione deferisce l'Italia alla Corte di giustizia dell'UE per non aver bonificato o chiuso 44 discariche che rappresentano un grave rischio per la salute umana e per l'ambiente. Malgrado i precedenti avvisi da parte della Commissione, l'Italia ha omesso di adottare misure per bonificare o chiudere 44 discariche non conformi, come prescritto all'articolo 14 della direttiva sulle discariche (direttiva 1999/31/CE del Consiglio). Come altri Stati membri, l'Italia era tenuta, entro il 16 luglio 2009, a bonificare le discariche autorizzate o già in funzione prima del 16 luglio 2001 ("discariche esistenti"), rendendole conformi alle norme di sicurezza stabilite in tale direttiva, oppure a chiuderle. In mancanza di progressi sufficienti nel risolvere la questione, nel mese di giugno 2015 la Commissione ha trasmesso un ulteriore parere motivato, esortando l'Italia a trattare adeguatamente 50 siti che rappresentavano ancora una minaccia per la salute umana e per l'ambiente. Nonostante alcuni progressi compiuti, le misure necessarie per la bonifica o la chiusura di 44 discariche non sono ancora state completate nel mese di maggio 2017. Al fine di accelerare il processo, la Commissione si appresta a deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'UE. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

 

Pareri motivati

Acque reflue urbane: la Commissione invia un ultimo avviso all'ITALIA perché assicuri che le acque reflue urbane siano adeguatamente raccolte e trattate

Oggi la Commissione ha deciso di inviare un ulteriore parere motivato all'Italia poiché tale Stato membro non garantisce che tutti gli agglomerati con più di 2 000 abitanti dispongano di adeguati sistemi di raccolta e trattamento delle acque reflue urbane secondo quanto disposto dalla normativa dell'UE (direttiva 91/271/CEE del Consiglio). La Commissione ritiene che 758 agglomerati in 18 diverse regioni o province autonome con più di 18 milioni di abitanti (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trento, Umbria, Valle d'Aosta e Veneto) violino diverse norme della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane (direttiva 91/271/CEE del Consiglio). Anche le prescrizioni sulla riduzione del quantitativo di fosforo e azoto in ingresso agli impianti di trattamento non sono soddisfatte in 32 zone sensibili. Questo ulteriore parere motivato offre all'Italia la possibilità di inviare informazioni aggiornate sui progressi compiuti in tutti gli agglomerati e tutte le zone sensibili di cui il paese ha riconosciuto la non conformità e di presentare ulteriori chiarimenti su tutti i casi dichiarati conformi, ma che in base alle informazioni raccolte dalla Commissione non lo sono. L'Italia non è conforme da ormai oltre 10 anni. Questa situazione presenta rischi significativi per la salute umana e l'ambiente in un numero elevato di agglomerati. La violazione generale e persistente della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane da parte dell'Italia è confermata da altre due cause, riguardanti rispettivamente 80 e 24 agglomerati, nelle quali la Corte si è pronunciata contro il paese nel 2012 e nel 2014. Nel mese di dicembre 2016 la Commissione ha deciso di deferire nuovamente l'Italia alla Corte, e ha proposto sanzioni finanziarie nella causa riguardante 80 agglomerati con una popolazione equivalente a oltre 15 000 abitanti. L'Italia dispone ora di due mesi per porre rimedio alla situazione; in caso contrario, il paese potrà essere deferito alla Corte di giustizia dell'UE.

 

3. Stabilità finanziaria, servizi finanziari e Unione dei mercati dei capitali

(Per ulteriori informazioni: Vanessa Mock – tel.: +32 229 56194, Letizia Lupini - tel.: +32 229 51958)

Parere motivato

Servizi finanziari: la Commissione chiede a cinque Stati membri di attuare le norme dell'UE in campo assicurativo

La Commissione ha invitato la Lettonia, l'Ungheria, la Polonia e il Portogallo a recepire integralmente la direttiva Solvibilità II (direttiva 2009/138/CE) e la direttiva Omnibus II (direttiva 2014/51/UE) e Cipro a recepire integralmente la direttiva Omnibus II nei rispettivi diritti interni. Tali direttive sostituiscono le 14 direttive in materia di assicurazione e riassicurazione note in precedenza con la denominazione "Solvibilità I". Le due direttive hanno introdotto un quadro prudenziale solido ed efficace per le società di assicurazione nell'UE, comprese regole quantitative, di governance e di rendicontazione, per facilitare lo sviluppo di un mercato unico dei servizi assicurativi. Le nuove regole in campo assicurativo intendono garantire la solidità finanziaria delle società di assicurazione affinché queste possano coprire i rischi in periodi difficili. Tali direttive sono diventate pienamente applicabili il 1° gennaio 2016 e il termine di recepimento nel diritto interno era il 31 marzo 2015. Gli Stati membri sopra indicati non hanno tuttavia notificato alla Commissione tutte le misure necessarie a recepire integralmente tali norme nel loro diritto interno. Le richieste della Commissione si configurano in un parere motivato che fa seguito a lettere di costituzione in mora inviate agli Stati membri nel maggio 2015. La Commissione ha ricevuto riposte a tali lettere, tuttavia ritiene che il recepimento delle direttive non sia ancora completo in tali Stati membri. Se gli Stati membri interessati non interverranno entro due mesi, potranno essere deferiti alla Corte di giustizia dell'UE.

 

4. Mercato interno, industria, imprenditoria e PMI

(Per ulteriori informazioni: Lucia Caudet – tel.: +32 229 56182, Mirna Talko – tel.: +32 229 87278)

Deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea

Concessioni autostradali: la Commissione deferisce l'ITALIA alla Corte di giustizia dell'UE

La Commissione ha deciso oggi di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'Unione europea per violazione del diritto dell'Unione. La violazione deriva dalla proroga di un contratto di concessione autostradale avvenuta senza previa indizione di una gara d'appalto. Le autorità italiane hanno prorogato di 18 anni un contratto di concessione di cui è titolare la Società Autostrada Tirrenica p.A. (SAT SpA), attualmente concessionaria della costruzione e gestione dell'autostrada A12 Civitavecchia-Livorno. Il contratto è stato rinnovato senza previa gara d'appalto. La Commissione ritiene che l'Italia sia venuta meno agli obblighi che le incombono in base alle norme dell'UE in materia di appalti pubblici, in particolare in virtù della direttiva 2004/18/CE. Le norme dell'UE in materia di appalti pubblici hanno lo scopo di garantire che tutti gli operatori economici abbiano pari possibilità di partecipare a una gara d'appalto e di aggiudicarsi un appalto. In base alle norme vigenti, una nuova concessione può essere attribuita solo al termine di una procedura competitiva, salvo in casi particolari specificamente disciplinati dal diritto dell'UE. Una proroga della durata equivale a una nuova concessione; di conseguenza prorogare la data di scadenza di un contratto di concessione autostradale senza previa indizione di una gara d'appalto non è in linea con il diritto dell'UE in quanto altre imprese potenzialmente interessate si vedono preclusa la possibilità di presentare un'offerta. La Commissione aveva già espresso le sue obiezioni in un parere motivato dell'ottobre 2014, con il quale sollecitava l'Italia a porre fine alla violazione del diritto dell'UE. A seguito di serrate discussioni con le autorità italiane e considerato che le misure proposte da queste ultime non sanerebbero la violazione del diritto dell'UE, la Commissione ha deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

 

Lettera di costituzione in mora

Emissioni delle automobili: la Commissione apre un procedimento d'infrazione nei confronti dell'ITALIA per violazione della normativa dell'Unione in materia di omologazione dei veicoli

La Commissione ha deciso oggi di aprire un procedimento di infrazione nei confronti dell'Italia per il mancato adempimento degli obblighi derivanti dalla normativa dell'UE in materia di omologazione dei veicoli da parte di Fiat Chrysler Automobiles. In base alla legislazione vigente dell'UE, spetta alle autorità nazionali verificare che un tipo di automobile soddisfi tutte le norme dell'UE prima che le singole auto possano essere vendute sul mercato unico. Qualora un costruttore di automobili violi gli obblighi normativi, le autorità nazionali devono adottare misure correttive (come ordinare un richiamo) e applicare sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive stabilite nella legislazione nazionale. La Commissione sta monitorando da vicino l'esecuzione di tali norme da parte degli Stati membri e ha già avviato procedure di infrazione nei confronti degli Stati membri che hanno rilasciato le omologazioni per il gruppo Volkswagen nell'UE per non aver applicato le sanzioni stabilite dalle loro disposizioni nazionali, nonostante l'uso di un software di manipolazione illegale da parte di tale gruppo. Il caso in questione si riferisce alle informazioni portate a conoscenza della Commissione nel contesto di una richiesta del ministero dei Trasporti tedesco di mediare un disaccordo tra le autorità tedesche e quelle italiane riguardante le emissioni di NOx prodotte da un tipo di veicolo omologato dall'Italia. Nel corso della procedura di mediazione la Commissione ha esaminato con attenzione i risultati delle prove delle emissioni di NOx fornite dall'autorità di omologazione tedesca (Kraftfahrt-Bundesamt), così come le ampie informazioni tecniche fornite dall'Italia sulle strategie di controllo delle emissioni adottate da FCA nel tipo di veicolo in questione. La normativa UE in materia di omologazione vieta l'uso di impianti di manipolazione come software, timer o finestre termiche, che conducono a un aumento delle emissioni di NOx al di fuori del ciclo di prova, a meno che essi non siano necessari per proteggere il motore da danni o avarie e per garantire un funzionamento sicuro del veicolo. Come la Commissione ha più volte evidenziato, questa è un'eccezione al divieto e come tale va interpretata in maniera restrittiva. La Commissione chiede ora formalmente all'Italia di dare una risposta alle sue preoccupazioni circa l'insufficiente giustificazione fornita dal costruttore in merito alla necessità tecnica — e quindi alla legittimità — dell'impianto di manipolazione usato e di chiarire se l'Italia è venuta meno al suo obbligo di adottare misure correttive per quanto riguarda il tipo di veicolo FCA in questione e di imporre sanzioni al costruttore di automobili. L'Italia dispone ora di due mesi per rispondere alle argomentazioni presentate dalla Commissione; in caso contrario la Commissione può decidere di inviare un parere motivato. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

 

Pareri motivati

Articoli pirotecnici: la Commissione esorta la GERMANIA a recepire le nuove norme

In data odierna la Commissione ha deciso di inviare due pareri motivati alla Germania, invitandola a recepire la direttiva sugli articoli pirotecnici (direttiva 2013/29/UE) e la direttiva di esecuzione che istituisce un sistema per la tracciabilità degli articoli pirotecnici (direttiva di esecuzione 2014/58/UE della Commissione). La prima fissa i requisiti essenziali di sicurezza che gli articoli pirotecnici, compresi i fuochi d'artificio, devono soddisfare per poter essere messi a disposizione sul mercato dell'UE, mentre la seconda garantisce la tracciabilità e l'etichettatura di tali prodotti mediante un numero di registrazione che si basa su un sistema di numerazione uniforme, nonché attraverso la tenuta di registri da parte di organismi notificati. Le due direttive stabiliscono regole chiare per gli organismi di valutazione della conformità. Le direttive avrebbero dovuto essere recepite nella legislazione nazionale rispettivamente entro il 30 giugno 2015 e il 30 aprile 2015, ma la Germania non ha ancora notificato le disposizioni di recepimento alla Commissione. Le autorità tedesche hanno ora due mesi di tempo per comunicare alla Commissione il recepimento della direttiva; in caso contrario la Commissione può decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.

Mercato unico: la Commissione chiede all'IRLANDA e al PORTOGALLO di recepire le nuove norme sugli apparecchi per utilizzo in atmosfera potenzialmente esplosiva

La Commissione ha deciso in data odierna di inviare un parere motivato all'Irlanda e al Portogallo per chiedere loro di recepire le norme dell'UE sull'armonizzazione delle legislazioni relative agli apparecchi e sistemi di protezione destinati a essere utilizzati in atmosfera potenzialmente esplosiva (ATEX, direttiva 2014/34/UE). Per "atmosfera potenzialmente esplosiva" si intende una miscela di aria, gas, vapori, nebbie o polveri che, a determinate condizioni operative, possono reagire innescando una combustione. La cosiddetta direttiva ATEX definisce i requisiti essenziali di sicurezza e di salute e le procedure di valutazione della conformità da applicare prima di poter immettere tali prodotti sul mercato interno dell'UE; La direttiva avrebbe dovuto essere recepita integralmente nella legislazione nazionale degli Stati membri entro il 19 aprile 2016. L'Irlanda e il Portogallo non hanno ancora notificato alla Commissione il recepimento della direttiva nel diritto interno. I due Stati membri hanno ora due mesi di tempo per comunicare alla Commissione il recepimento della direttiva, in caso contrario la Commissione può decidere di deferirli alla Corte di giustizia dell'UE.

Mercato unico: la Commissione chiede al REGNO UNITO di recepire le nuove norme sulle imbarcazioni da diporto e relativi motori

La Commissione ha deciso in data odierna di inviare un parere motivato al Regno Unito con la richiesta di recepire la direttiva relativa alle imbarcazioni da diporto e alle moto d'acqua (direttiva 2013/53/UE). La direttiva disciplina la costruzione, la sicurezza e altri requisiti delle imbarcazioni da diporto e delle moto d'acqua destinate ad attività sportive o ricreative. La direttiva avrebbe dovuto essere recepita integralmente nella legislazione nazionale degli Stati membri entro il 18 gennaio 2016. Il Regno Unito non ha ancora comunicato alla Commissione il completo recepimento della direttiva nel diritto interno. Il Regno Unito ha ora due mesi di tempo per comunicare alla Commissione l'avvenuto recepimento della direttiva; in caso contrario la Commissione può decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.

 

5. Migrazione, affari interni e cittadinanza

(Per ulteriori informazioni: Tove Ernst – tel.: +32 229 86764, Katarzyna Kolanko - tel.: +32 229 63444)

Lettera di costituzione in mora

Asilo: la Commissione dà seguito al procedimento di infrazione nei confronti dell'UNGHERIA sul diritto di asilo

In data odierna la Commissione europea ha deciso di portare avanti il procedimento di infrazione nei confronti dell'Ungheria concernente la legislazione in materia di asilo inviando una lettera complementare di costituzione in mora. Trasmessa a seguito di una serie di scambi a livello sia politico che tecnico con le autorità ungheresi nelle ultime settimane, la lettera presenta le criticità emerse dopo l'introduzione di modifiche alla legge ungherese in materia di asilo nel marzo di quest'anno e dà seguito a un procedimento di infrazione aperto dalla Commissione nel dicembre 2015. La Commissione ritiene che delle cinque questioni identificate nella lettera di costituzione in mora del 2015, tre debbano essere risolte, in particolare nel settore delle procedure di asilo. Nella lettera sono inoltre descritte nuove incompatibilità della legge ungherese in materia di asilo, quale recentemente modificata dagli emendamenti del 2017. Le incompatibilità riguardano principalmente tre settori: le procedure di asilo, le norme in materia di rimpatrio e le condizioni di accoglienza. La Commissione ritiene che la normativa ungherese non ottemperi al diritto dell'UE, poiché viola in particolare la direttiva 2013/32/UE sulle procedure di asilo, la direttiva 2008/115/CE sul rimpatrio, la direttiva 2013/33/UE sulle condizioni di accoglienza e numerose disposizioni della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Per quanto riguarda le procedure di asilo, il diritto ungherese non prevede la possibilità di introdurre le domande al di fuori di speciali zone di transito alle frontiere, e l'accesso a tali zone è limitato. Non è pertanto garantito un effettivo accesso alle procedure di asilo in tutto il territorio dello Stato. Le procedure di frontiera non sono conformi alle condizioni del diritto dell'UE, e le garanzie speciali per le persone vulnerabili non vengono rispettate. I termini per l'impugnazione delle decisioni sono ridotti, in violazione del diritto fondamentale a un ricorso effettivo. Il diritto di asilo ungherese non è inoltre conforme alle norme dell'UE sul rimpatrio di cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente. La Commissione teme che l'Ungheria stia attualmente rimpatriando in Serbia i migranti (compresi i richiedenti asilo) che attraversano clandestinamente la frontiera senza applicare le procedure e le condizioni del diritto dell'Unione in materia di rimpatrio e di asilo. L'Ungheria non rilascia singole decisioni di rimpatrio come invece è prescritto. La Commissione ritiene che il confinamento sistematico e a tempo indeterminato dei richiedenti asilo, anche dei minori di età inferiore ai 14 anni, in strutture chiuse nella zona di transito senza che siano rispettate le necessarie garanzie procedurali, come il diritto di impugnazione, abbia come conseguenza il trattenimento sistematico, una pratica che viola il diritto dell'UE in materia di condizioni di accoglienza e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. La legge ungherese non assicura le condizioni materiali di accoglienza prescritte per i richiedenti asilo e non rispetta quindi le vigenti norme dell'UE. Oggi la Commissione ha perciò dato seguito alla sua prima lettera di messa in mora e concesso alle autorità ungheresi due mesi per rispondere. La Commissione continuerà nel frattempo a mantenere contatti bilaterali, a livello politico e tecnico, per sostenere e assistere le autorità ungheresi nella gestione delle questioni in sospeso. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

 

Pareri motivati

Sicurezza: la Commissione esorta gli Stati membri a migliorare lo scambio di informazioni per combattere il terrorismo e le forme gravi di criminalità

La Commissione ha oggi deciso di inviare pareri motivati alla Croazia, all'Irlanda e all'Italia per omessa piena attuazione delle decisioni di Prüm (decisioni del Consiglio 2008/615/GAI e 2008/616/GAI), un elemento importante dell'agenda europea sulla sicurezza del 2015. Tali decisioni sono uno strumento fondamentale per contrastare più efficacemente il terrorismo e la criminalità e consentono agli Stati membri di scambiare rapidamente informazioni su DNA, impronte digitali e dati nazionali di immatricolazione dei veicoli. Gli Stati membri erano tenuti ad attuare pienamente le decisioni di Prüm entro l'agosto del 2011. I tre Stati membri che hanno ricevuto una lettera di costituzione in mora nel settembre 2016 non hanno ancora garantito scambi automatizzati di dati in tutte e tre le categorie di dati: DNA, impronte digitali e dati nazionali di immatricolazione dei veicoli. La Commissione li ha invitati a concludere rapidamente le pratiche necessaire per ottemperare ai loro obblighi giuridici. Essi dispongono ora di due mesi per rispondere; trascorso tale periodo la Commissione può decidere di deferire i casi alla Corte di giustizia dell'UE.

 

6. Mobilità e trasporti

(Per ulteriori informazioni: Enrico Brivio – tel.: +32 229 56172, Alexis Perier – tel.: +32, 229 e 69143)

Pareri motivati

Trasporto sostenibile: la Commissione esorta 8 Stati membri a recepire le norme sulla realizzazione di un'infrastruttura per i combustibili alternativi

La Commissione ha chiesto a Cipro, Finlandia, Ungheria, Irlanda, Lettonia, Paesi bassi, Portogallo e Slovenia di recepire appieno le norme dell'UE sulla realizzazione di un'infrastruttura per i combustibili alternativi (direttiva 2014/94/UE). L'obiettivo principale della direttiva è stabilire un quadro comune per l'introduzione su larga scala di un'infrastruttura per i combustibili alternativi in Europa. Ciò è essenziale per ridurre la dipendenza dal petrolio del settore dei trasporti, attenuare l'impatto ambientale di tale settore e, in tal modo, attuare la strategia europea per una mobilità a basse emissioni adottata dalla Commissione il 20 giugno 2016. La direttiva 2014/94/UE stabilisce requisiti minimi per la costruzione dell'infrastruttura per i combustibili alternativi, inclusi i punti di ricarica per veicoli elettrici e i punti di rifornimento di gas naturale e idrogeno. Essa avrebbe dovuto essere attuata al più tardi entro il 18 novembre 2016. Gli 8 Stati membri di cui sopra non hanno tuttavia ancora notificato alla Commissione le misure di recepimento della direttiva nell'ordinamento nazionale. Essi hanno ora due mesi di tempo per comunicare alla Commissione tali misure. In caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.

Sicurezza marittima: la Commissione invita AUSTRIA, CIPRO, PORTOGALLO e ROMANIA a recepire le norme relative agli impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi e i residui del carico

La Commissione ha chiesto ad Austria, Cipro, Portogallo e Romania di recepire appieno le norme dell'UE relative agli impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi e i residui del carico (direttiva (UE) 2015/2087 della Commissione). La direttiva ha modificato le norme dell'UE (direttiva 2000/59/CE) che impongono alle navi di comunicare una serie di informazioni prima dell'entrata in porto, quali i volumi e i tipi di rifiuti da conferire e la capacità di stoccaggio a bordo. Essa ha inoltre introdotto l'obbligo di comunicare informazioni relative ai rifiuti effettivamente conferiti agli impianti portuali di raccolta nell'ultimo porto di scalo. La direttiva della Commissione è stata adottata al fine di garantire la coerenza con le misure adottate a livello dell'Organizzazione marittima internazionale (IMO) e di evitare incertezze tra gli utenti dei porti e le autorità portuali. Essa avrebbe dovuto essere recepita nell'ordinamento nazionale al più tardi entro il 9 dicembre 2016, ma ad oggi Austria, Cipro, Portogallo e Romania non hanno provveduto a farlo. I 4 Stati membri hanno due mesi per rimediare; in caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferirli alla Corte di giustizia dell'UE.

 

Archiviazioni

Porti: la Commissione archivia la procedura d'infrazione relativa alla legge sull'organizzazione del lavoro portuale in BELGIO

In data odierna la Commissione ha deciso di archiviare il procedimento d'infrazione contro il Belgio concernente l'organizzazione del lavoro nei porti belgi. Nel marzo del 2014 la Commissione aveva espresso la preoccupazione che il sistema belga limitasse lo stabilimento degli operatori portuali in contrasto con il principio della libertà di stabilimento sancito dall'articolo 49 del TFUE. Tra le limitazioni vi erano l'esistenza di un "bacino esclusivo" per l'assunzione dei lavoratori portuali e restrizioni relative al tipo di contratto di lavoro e alla composizione delle squadre di lavoratori. Da allora, e a seguito di un dialogo attivo con la Commissione, le autorità belghe hanno adottato una serie di riforme per il superamento di tali limitazioni, che elimineranno gradualmente il regime restrittivo. Il nuovo regime dovrebbe contribuire alla competitività dei porti belgi e offrire un adeguato livello di protezione ai lavoratori portuali. La Commissione ha pertanto deciso di archiviare il procedimento, e come sempre monitorerà la corretta attuazione e applicazione del diritto.

Pedaggio stradale: la Commissione archivia un procedimento d'infrazione nei confronti della GERMANIA

In data odierna la Commissione ha deciso di archiviare il procedimento d'infrazione nei confronti della Germania, avviato nel giugno 2015 e relativo all'introduzione di un pedaggio per le autovetture ("Pkw Maut"). A marzo la Germania ha adottato una legge modificata sul sistema di pedaggio stradale. Di conseguenza la Commissione è giunta alla conclusione che la Germania, eliminando le discriminazioni basate sulla nazionalità, abbia risposto adeguatamente alle sue preoccupazioni. La Commissione ha pertanto deciso di archiviare il procedimento, e come sempre continuerà a monitorare la corretta attuazione e applicazione del diritto.


7. Fiscalità e unione doganale

(Per ulteriori informazioni: Vanessa Mock – tel.: +32 229 56194, Patrick Mc Cullough – tel.: +32 229 87183)

Parere motivato

Libera circolazione dei capitali: la Commissione chiede alla FRANCIA di abolire la ritenuta d'acconto per le società non residenti in disavanzo

La Commissione ha chiesto alla Francia di abolire una ritenuta d'acconto che si applica ai dividendi percepiti nel paese da società basate in altri Stati membri dell'UE o dello Spazio economico europeo (SEE). Applicando una ritenuta d'acconto su tali dividendi, le autorità francesi non adempiono ai loro obblighi in materia di libera circolazione dei capitali (articolo 63 del TFUE e articolo 40 dell'accordo SEE). La ritenuta d'acconto comporta una tassazione immediata senza la possibilità di rimborso dei dividendi pagati a una società dell'UE o del SEE nei casi seguenti: in primo luogo se la società è in disavanzo strutturale, anche se le società francesi non sono soggette a tale tassazione in situazioni comparabili; in secondo luogo quando la società attraversa una fase temporanea di perdita, anche se le società francesi in simili difficoltà sono soggette ad una tassazione solo quando tornano in eccedenza. Una modifica della legislazione adottata dalla Francia alla fine del 2015 si applica soltanto alle società non residenti che devono far fronte al disavanzo e alla liquidazione. Se le autorità francesi non risponderanno al presente parere motivato entro due mesi, il caso potrà essere deferito alla Corte di giustizia dell'UE.

MEMO/17/1280

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