Navigation path

Left navigation

Additional tools

Commissione europea - Scheda informativa

Pacchetto infrazioni di dicembre: decisioni principali

Bruxelles, 8 dicembre 2016

Panoramica per settore

Con le decisioni sui casi di infrazione assunte questo mese la Commissione europea avvia azioni legali nei confronti di alcuni Stati membri per inadempimento degli obblighi previsti dal diritto dell'UE. Le decisioni qui esposte, relative a diversi settori e ambiti della politica dell'UE, mirano a garantire la corretta applicazione del diritto dell'UE a favore dei cittadini e delle imprese.

Le decisioni principali adottate dalla Commissione (che comprendono 7 lettere di costituzione in mora, 77 pareri motivati, 3 deferimenti alla Corte di giustizia dell'Unione europea e 4 archiviazioni) sono illustrate di seguito, raggruppate per settore. La Commissione procede inoltre ad archiviare 67 casi in cui le questioni con gli Stati membri interessati sono state risolte senza che la Commissione dovesse proseguire oltre nella procedura.

Per maggiori informazioni sulla procedura di infrazione dell'UE si rinvia al testo integrale del MEMO/12/12. Per ulteriori informazioni su tutte le decisioni assunte si rinvia al registro delle decisioni sui procedimenti di infrazione.

1. Energia

(Per ulteriori informazioni: Anna-Kaisa Itkonen - tel.: +32 229 56186, Nicole Bockstaller – tel.: +32 229 52589)

Parere motivato

Mercato interno dell'energia: la Commissione esorta l'UNGHERIA a conformarsi appieno al terzo pacchetto energia

La Commissione europea ha formalmente chiesto all'Ungheriadi assicurare la corretta attuazione e applicazione della direttiva sull'energia elettrica (direttiva 2009/72/CE) e della direttiva sul gas (direttiva 2009/73/CE). Le direttive fanno parte del terzo pacchetto energia e contengono disposizioni giuridiche essenziali per consentire il buon funzionamento dei mercati dell'energia, comprese le norme sulla separazione dei gestori delle reti di trasmissione dell'energia da fornitori e produttori, sul rafforzamento dell'indipendenza e dei poteri conferiti alle autorità nazionali di regolamentazione e sulle disposizioni a vantaggio dei consumatori. La Commissione ha rilevato che l'attuale normativa ungherese in materia di gas continua a consentire al governo ungherese di determinare alcuni dei termini e delle condizioni per la connessione e l'accesso alle reti nazionali, per la prestazione di servizi di bilanciamento e per l'accesso alle infrastrutture transfrontaliere. In conformità alla direttiva sul gas le competenze esclusive in tali questioni dovrebbero spettare all'autorità nazionale di regolamentazione. La normativa nazionale esclude inoltre determinate tipologie di costi dal calcolo delle tariffe di rete relative al gas e all'elettricità. Nel febbraio 2015 è stata inviata all'Ungheria una lettera di costituzione in mora. Poiché non è stata ancora assicurata la conformità al diritto dell'UE, la Commissione invia ora un parere motivato. Lo Stato membro dispone ora di due mesi di tempo per informare la Commissione in merito alle misure adottate per porre rimedio alla situazione; trascorso tale periodo la Commissione europea può decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE. Ulteriori informazioni in merito alla normativa dell'UE sul mercato interno sono disponibili sul sito web della DG Energia.

 

2. Ambiente

(Per ulteriori informazioni: Enrico Brivio – tel.: +32 229 56172, Iris Petsa – tel.: +32 229 93321)

Deferimenti alla Corte di giustizia dell'Unione europea

Acque reflue: la Commissione deferisce nuovamente l'ITALIA alla Corte e propone sanzioni pecuniarie

La Commissione europea deferisce nuovamente l'Italia alla Corte di giustizia dell'UE per non essersi pienamente e totalmente conformata alla sentenza della Corte del 2012. Le autorità italiane devono ancora assicurare che le acque reflue urbane siano adeguatamente raccolte e trattate ancora in 80 agglomerati in tutto il paese (rispetto ai 109 oggetto della prima sentenza) per evitare gravi rischi per la salute umana e l'ambiente. Il 19 luglio 2012 la Corte di giustizia dell'UE ha stabilito (causa C-565/10) che le autorità italiane stavano violando il diritto dell'UE (direttiva 91/271/CEE del Consiglio), non avendo assicurato la raccolta e il trattamento adeguati delle acque reflue urbane di 109 agglomerati (città, centri urbani, insediamenti). A distanza di quattro anni tale problema non è ancora stato affrontato in 80 agglomerati, che contano oltre sei milioni di persone. Si tratta di zone situate in sette regioni italiane: Abruzzo (un agglomerato), Calabria (13 agglomerati), Campania (sette agglomerati), Friuli-Venezia Giulia (due agglomerati), Liguria (tre agglomerati), Puglia (tre agglomerati) e Sicilia (51 agglomerati). La mancanza di adeguati sistemi di raccolta e di trattamento in tali 80 agglomerati pone rischi significativi per la salute umana, le acque interne e l'ambiente marino. La Commissione chiede alla Corte di giustizia dell'UE di imporre il pagamento di una somma forfettaria pari a 62 699 421,40 EUR. La Commissione propone inoltre di applicare una penale giornaliera pari a 346 922,40 EUR qualora la piena conformità non sia raggiunta entro la data in cui la Corte emette la sentenza. La decisione finale in merito alle sanzioni spetta alla Corte di giustizia dell'UE. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

Direttiva Uccelli: la Commissione deferisce la FRANCIA alla Corte di giustizia per la mancata protezione degli uccelli selvatici

La Commissione europea deferisce la Francia alla Corte di giustizia dell'UE per non aver fatto fronte alle continue violazioni della normativa dell'UE sulla conservazione degli uccelli selvatici (direttiva 2009/147/CE). Gli Stati membri sono tenuti a garantire che tutte le disposizioni della direttiva Uccelli siano rispettate, anche per quanto riguarda l'uccisione o la cattura deliberata. La direttiva Uccelli vieta le attività che minacciano direttamente gli uccelli, come ucciderli o catturarli deliberatamente, distruggere i nidi e asportare le uova, e le attività associate (ad es. il commercio di uccelli vivi o morti), con particolare attenzione alla protezione degli habitat per le specie in pericolo e le specie migratrici. Tale azione della Commissione fa seguito a un parere motivato inviato alla Francia nel giugno 2016. L'ortolano è una specie di uccello migratore in diminuzione in Europa e le summenzionate pratiche illegali sono severamente vietate dalla normativa dell'UE sulla conservazione degli uccelli selvatici. Malgrado i precedenti impegni assunti dalle autorità francesi, le pratiche illegali relative all'uccisione o alla cattura deliberata dell'ortolano continuano. Dette attività in Francia pregiudicano gli sforzi di conservazione intrapresi dagli altri Stati membri. Pertanto, al fine di esortare la Francia ad applicare correttamente sul campo la direttiva Uccelli, la Commissione deferisce la questione alla Corte di giustizia dell'UE. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

 

Pareri motivati

Rifiuti: la Commissione invita CIPRO ad adottare misure in materia di gestione e prevenzione dei rifiuti

La Commissione esorta Cipro ad adottare e aggiornare i piani finalizzati a prevenire e gestire i rifiuti, in linea con gli obiettivi della normativa dell'UE in materia di rifiuti (direttiva 2008/98/CE) e con l'economia circolare. Tali piani e programmi sono destinati a ridurre l'impatto dei rifiuti sulla salute umana e sull'ambiente e a migliorare l'efficienza delle risorse in tutta l'UE. Gli Stati membri sono tenuti a valutare nuovamente i loro piani di gestione dei rifiuti almeno ogni sei anni e, se del caso, a rivederli. Cipro non ha provveduto a rivedere, estendere o sostituire nel prossimo futuro i piani di gestione dei rifiuti vigenti a livello nazionale ed inoltre è in ritardo in materia di prevenzione dei rifiuti. Nell'ottobre 2015 la Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora, esortando le autorità cipriote ad adottare i necessari documenti sui rifiuti. Sebbene Cipro abbia intrapreso alcune misure nel campo dei rifiuti urbani, mancano ancora i necessari piani per altri flussi di rifiuti. La Commissione invia pertanto un parere motivato. Se Cipro non interverrà entro due mesi, il caso potrà essere deferito alla Corte di giustizia dell'UE.

Direttiva Uccelli: La Commissione chiede alla FINLANDIA di proteggere gli uccelli selvatici nella provincia di Åland

La Commissione europea invita la Finlandia a porre fine alla pratica della caccia primaverile illegale agli edredoni maschi nella provincia di Åland, Finlandia, che dal 2011 è stata autorizzata ogni anno tra il 1° maggio e il 20 maggio. La direttiva Uccelli (direttiva 2009/147/CE) vieta l'uccisione di uccelli selvatici ma consente la caccia di alcune specie, come ad esempio gli edredoni (Somateria mollissima), purché ciò non avvenga durante il periodo riproduttivo o la stagione migratoria primaverile o purché siano soddisfatte le condizioni per una deroga al divieto di caccia. Recenti dati scientifici hanno dimostrato chiaramente che la popolazione di queste specie acquatiche sta subendo una rapida diminuzione in Finlandia (40%), nella zona del Mar Baltico (50%) come pure a livello europeo e mondiale e che lo stato di conservazione di tali specie è fonte di crescente preoccupazione. In tali circostanze la caccia agli edredoni maschi durante il periodo riproduttivo nelle isole Åland è severamente vietata dal diritto dell'UE. Le condizioni per una deroga a tale norma non sono soddisfatte a causa dello stato di conservazione non favorevole della specie e per il fatto che la quota di caccia autorizzata non costituisce un numero esiguo della popolazione della specie in questione. La Commissione ha inviato un'ulteriore lettera di costituzione in mora nel febbraio 2015. Dato che la Finlandia ha proseguito la sua pratica di autorizzazione della caccia primaverile agli edredoni maschi, non adottando così le misure necessarie per conformarsi alle prescrizioni dei tale direttiva, la Commissione invia ora un parere motivato. Se la Finlandia non interverrà entro due mesi, il caso potrà essere deferito alla Corte di giustizia dell'UE.

 

3. Stabilità finanziaria, servizi finanziari e Unione dei mercati dei capitali

(Per ulteriori informazioni: Vanessa Mock – tel.: +32 229 56194, Letizia Lupini - tel.: +32 229 51958)

Pareri motivati

La Commissione chiede alla CROAZIA di modificare la legge sulla privatizzazione della società energetica

La Commissione ha formalmente chiesto alla Croazia di modificare la legge del 2002 sulla privatizzazione dell'INA-Industrija Nafte d.d. (legge INA) poiché viola la libertà di circolazione dei capitali e la libertà di stabilimento. INA-Industrija Nafte d.d. è la principale società energetica della Croazia ed è parzialmente di proprietà del governo croato. La legge INA conferisce allo Stato poteri speciali in tale società, compresi poteri di veto sulle decisioni dell'INA in merito alla vendita di azioni/attività con un valore che superi determinate soglie. I portatori di interessi non sono pertanto in grado di influenzare le decisioni importanti della società in proporzione al valore delle loro partecipazioni, il che può scoraggiare potenziali investitori dall'effettuare investimenti nella società INA. La Commissione ritiene che tali poteri speciali costituiscano una restrizione alla libertà di circolazione dei capitali e alla libertà di stabilimento non giustificabile a norma del TFUE. Sebbene l'obiettivo di proteggere la sicurezza dell'approvvigionamento energetico possa giustificare restrizioni alle libertà elencate nel TFUE, i poteri di veto incondizionati conferiti allo Stato dalla legge INA sembrano andare oltre quanto è necessario e proporzionato per conseguire tale obiettivo. Le autorità croate hanno assunto l'impegno di allineare la legge INA al diritto dell'UE prima dell'adesione all'UE ma finora tale modifica non ha avuto luogo. La richiesta odierna assume la forma di parere motivato. Se la Croazia non allineerà la legge INA al diritto dell'UE entro due mesi, la Commissione potrà decidere di deferirla alla Corte di giustizia dell'UE.

La Commissione chiede alla POLONIA di recepire pienamente le norme UE in materia di credito ipotecario

La Commissione europea ha chiesto alla Polonia di conformare pienamente al diritto dell'UE la normativa nazionale in materia di credito ipotecario. La direttiva sul credito ipotecario (direttiva 2014/17/UE) intende creare un mercato del credito ipotecario a livello di Unione caratterizzato da un elevato livello di protezione dei consumatori. Le disposizioni principali comprendono le regole di condotta per i prestatori, tra cui l'obbligo di valutare il merito di credito del consumatore e di divulgare informazioni, i requisiti di competenza e conoscenza del personale, le disposizioni riguardanti alcuni aspetti del credito ipotecario come il rimborso anticipato, i prestiti in valuta estera, la commercializzazione abbinata, l'educazione finanziaria, la valutazione dei beni immobili nonché la morosità e i pignoramenti, come pure un passaporto dell'UE per gli intermediari del credito che soddisfino i requisiti di ammissione nello Stato membro di origine. Gli Stati membri dovevano recepire tali norme nel diritto nazionale entro il 21 marzo 2016. Alla Polonia, che non ha rispettato il termine stabilito in origine, è stata inviata una lettera di costituzione in mora nel maggio 2016. Nel giugno 2016 la Polonia ha notificato l'attuazione parziale della direttiva. Poiché tuttavia la parte prevalente della direttiva non è stata recepita, la richiesta odierna assume la forma di parere motivato. Se le autorità polacche non interverranno entro due mesi, la Commissione potrà decidere di deferire la questione alla Corte di giustizia dell'UE.

 

4. Salute e sicurezza alimentare

(Per ulteriori informazioni: Enrico Brivio – tel.: +32 229 56172, Aikaterini Apostola - tel.: +32 229 87624)

Pareri motivati

Tabacco: la Commissione esorta CIPRO, la CROAZIA, il LUSSEMBURGO, la SLOVENIA, la SPAGNA e la SVEZIA a notificare il recepimento della direttiva sui prodotti del tabacco venduti nell'UE

In data odierna la Commissione europea ha inviato un parere motivato a Cipro, alla Croazia, al Lussemburgo, alla Slovenia, alla Spagna e alla Svezia affinché notifichino il pieno recepimento della direttiva sui prodotti del tabacco (direttiva 2014/40/UE). Tale direttiva intende migliorare il funzionamento del mercato interno del tabacco e dei relativi prodotti, garantendo al contempo un elevato livello di protezione della salute dei cittadini europei. In conformità alla direttiva le disposizioni ivi contenute avrebbero dovuto essere recepite nel diritto nazionale entro il 20 maggio 2016. Ad oggi la Svezia ha notificato alla Commissione un parziale recepimento della direttiva, mentre non sono pervenute notifiche in tal senso da Cipro, dalla Croazia, dal Lussemburgo, dalla Slovenia o dalla Spagna. Gli Stati membri dispongono ora di due mesi di tempo per informare la Commissione in merito alle misure adottate per porre rimedio alla situazione; in caso contrario la Commissione può decidere di deferire tali casi alla Corte di giustizia dell'UE.

 

5. Mercato interno, industria, imprenditoria e PMI

(Per ulteriori informazioni: Lucia Caudet – tel.: +32 229 56182, Mirna Talko – tel.: +32 229 87278)

Pareri motivati

Mercato interno: la Commissione chiede a sei Stati membri di recepire le nuove norme in materia di strumenti di misura

In data odierna la Commissione ha inviato pareri motivati a Cipro, Finlandia, Irlanda, Portogallo, Regno Unito e Ungheria chiedendo loro di recepire nel diritto nazionale quattro direttive sugli strumenti di misura [segnatamente le direttive 2014/31/UE, 2014/32/UE, 2011/17/UE e la direttiva delegata (UE) 2015/13/EU della Commissione]. Le direttive definiscono le norme che consentono di tarare uniformemente in tutta l'UE gli strumenti di misura – dalle bilance ai contatori dei servizi di pubblica utilità per l'acqua, il gas, l'elettricità e il calore ai tassametri. Tutte e quattro le direttive avrebbero dovuto essere pienamente recepite nella legislazione nazionale degli Stati membri, entro il 19 aprile 2016 per quanto riguarda le direttive 2014/31/UE, 2014/32/UE e 2015/13, ed entro il 30 novembre 2015 per quanto riguarda la direttiva 2011/17/UE. I 6 Stati membri interessati non hanno ancora comunicato alla Commissione di avere completato il recepimento di tali direttive nel proprio diritto nazionale. Tali Stati membri dispongono ora di due mesi di tempo per notificare alla Commissione il pieno recepimento delle direttive; in caso contrario la Commissione europea può decidere di deferirli alla Corte di giustizia dell'UE.

Mercato interno: la Commissione chiede a LETTONIA e ROMANIA di recepire le norme dell'UE sul riconoscimento delle qualifiche professionali

In data odierna la Commissione europea ha inviato pareri motivati a Lettonia e Romania chiedendo loro di recepire nel diritto nazionale la direttiva 2013/55/UE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali. La direttiva fornisce un moderno sistema UE di riconoscimento delle qualifiche professionali, che semplifica e accelera il riconoscimento delle qualifiche professionali rilasciate da un altro paese e garantisce il rispetto dei requisiti del paese ospitante. La direttiva avrebbe dovuto essere recepita nella legislazione nazionale entro il 18 gennaio 2016. La Lettonia e la Romania non hanno tuttavia ancora comunicato alla Commissione di avere completato il recepimento. Tali Stati membri dispongono ora di due mesi di tempo per notificare alla Commissione il pieno recepimento della direttiva; in caso contrario la Commissione europea può decidere di deferirli alla Corte di giustizia dell'UE.

Appalti pubblici: la Commissione chiede a 15 Stati membri di recepire le nuove norme dell'UE in materia di appalti pubblici e concessioni

In data odierna la Commissione europea ha inviato pareri motivati a 15 Stati membri chiedendo loro di recepire pienamente nel diritto nazionale una o più delle tre nuove direttive sugli appalti pubblici e sulle concessioni (segnatamente le direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE). I paesi interessati sono Austria (3 direttive), Belgio (3), Bulgaria (1), Cipro (2) Croazia (3), Estonia (3), Finlandia (3), Irlanda (1), Lettonia (3), Lituania (3), Lussemburgo (3), Portogallo (3), Slovenia (1), Spagna (3) e Svezia (3). Le nuove norme migliorano l'efficienza e la trasparenza degli appalti pubblici in Europa e prevedono regole più intelligenti e un maggior ricorso alle procedure elettroniche. Esse agevolano inoltre la partecipazione delle PMI alle gare di appalti pubblici e ne diminuiscono l'onere economico, migliorano la trasparenza e la concorrenza e contribuiscono al conseguimento di obiettivi strategici più ampi, quali gli obiettivi sociali e ambientali e l'innovazione. Tutti gli Stati membri erano tenuti a notificare il recepimento delle nuove norme in materia di appalti pubblici entro il 18 aprile 2016. I 15 Stati membri interessati dispongono ora di due mesi di tempo per notificare alla Commissione le misure adottate al fine di allineare la propria legislazione nazionale al diritto dell'UE.

Recipienti semplici a pressione: la Commissione esorta l'UNGHERIA a recepire le nuove norme

In data odierna la Commissione ha inviato un parere motivato all'Ungheria chiedendole di recepire la direttiva sui recipienti semplici a pressione (direttiva 2014/29/UE), che riguarda le unità di stoccaggio di aria compressa o di energia, come quelle utilizzate nell'impianto di frenatura dei veicoli a motore e dei treni. La nuova direttiva, che ha sostituito la direttiva 2009/105/CE, migliora la qualità e la sicurezza dei recipienti semplici a pressione, in particolare consentendo di rintracciare i prodotti difettosi. Essa chiarisce inoltre le responsabilità dei fabbricanti, degli importatori e dei distributori e migliora il controllo di tali prodotti da parte degli organismi di valutazione della conformità prima che entrino nel mercato dell'UE. La direttiva avrebbe dovuto essere recepita nella legislazione nazionale entro il 19 aprile 2016. L'Ungheria non ha ancora comunicato alla Commissione di aver recepito tale direttiva nel diritto nazionale. L'Ungheria dispone ora di due mesi di tempo per notificare alla Commissione il recepimento della direttiva; in caso contrario la Commissione europea può decidere di deferirla alla Corte di giustizia dell'UE.

 

Lettere di costituzione in mora

Emissioni delle automobili: la Commissione avvia procedure di infrazione nei confronti di sette Stati membri per violazione delle norme dell'UE

La Commissione sta intervenendo nei confronti di sette Stati membri per non aver istituito sistemi sanzionatori volti a scoraggiare i fabbricanti di automobili dal violare la legislazione in materia di emissioni delle automobili, o per non avere applicato tali sanzioni in caso di violazione della legge. In data odierna la Commissione europea ha deciso di intervenire nei confronti di Germania, Grecia, Lituania, Lussemburgo, Repubblica ceca, Spagna e Regno Unito per non avere preso in considerazione le norme dell'UE in materia di omologazione dei veicoli. In conformità dell'articolo 46 della direttiva 2007/46 e, più in particolare, dell'articolo 13 del regolamento (CE) n. 715/2007, che è direttamente applicabile, gli Stati membri devono disporre di sistemi sanzionatori effettivi, proporzionati e dissuasivi per scoraggiare i fabbricanti di automobili dal violare la legge. Laddove si verifichi una tale violazione, ad esempio tramite il ricorso ad impianti di manipolazione per ridurre l'efficacia dei sistemi di controllo delle emissioni, vanno applicate le suddette sanzioni. La Commissione invia in data odierna lettere di costituzione in mora a Grecia, Lituania e Repubblica ceca per non aver introdotto tali sistemi sanzionatori nei rispettivi ordinamenti nazionali. La Commissione avvia altresì procedure di infrazione nei confronti di Germania, Lussemburgo, Spagna e Regno Unito, vale a dire gli Stati membri che hanno rilasciato omologazioni per il gruppo Volkswagen AG nell'UE, per non aver applicato le rispettive disposizioni nazionali in materia di sanzioni, malgrado la società abbia utilizzato un software illegale di dispositivi di manipolazione. La Commissione è inoltre del parere che Germania e Regno Unito abbiano violato il diritto rifiutando di divulgare, a seguito della richiesta della Commissione, tutte le informazioni tecniche raccolte nel corso delle loro indagini nazionali relative a potenziali irregolarità nelle emissioni di ossido di azoto (NOx) delle automobili del gruppo Volkswagen AG e di quelle di altri fabbricanti di automobili sul loro territorio. Gli Stati membri dispongono ora di due mesi di tempo per replicare alle argomentazioni addotte dalla Commissione; in caso contrario la Commissione può decidere di inviare un parere motivato. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

 

6. Migrazione, affari interni e cittadinanza

(Per ulteriori informazioni: Tove Ernst – tel.: +32 229 86764, Markus Lammert - tel.: +32 229 80423)

Pareri motivati e archiviazioni

Unione della sicurezza - Direttiva dell'UE sulla criminalità informatica: la Commissione chiede a 3 Stati membri di provvedere alla piena attuazione e archivia 2 casi

La Commissione europea ha inviato pareri motivati a Belgio, Bulgaria e Irlanda per non avere comunicato le misure adottate a livello nazionale per recepire nel diritto interno la direttiva relativa agli attacchi contro i sistemi di informazione (direttiva dell'UE sulla criminalità informatica, direttiva 2013/40/UE). La direttiva, adottata il 12 agosto 2013, avrebbe dovuto essere recepita dagli Stati membri entro il 4 settembre 2015. La direttiva relativa agli attacchi contro i sistemi di informazione configura come reato l'uso di strumenti usati negli attacchi informatici, quali i software maligni, rafforza il quadro per lo scambio di informazioni in caso di attacchi e stabilisce un quadro comune europeo di diritto penale nel settore. La Commissione ritiene che le misure notificate da Belgio, Bulgaria e Irlanda non abbiano ancora pienamente recepito tutte le disposizioni della direttiva nelle rispettive legislazioni nazionali. Il Belgio, la Bulgaria e l'Irlanda dispongono ora di due mesi di tempo per notificare alla Commissione tutte le misure adottate per garantire la piena attuazione della direttiva. in caso contrario la Commissione può deferire tali casi alla Corte di giustizia dell'UE. Dopo aver esaminato le misure notificate dalle autorità di Grecia e Slovenia la Commissione ha inoltre deciso di archiviare le procedure di infrazione avviate nei confronti di tali paesi.

 

Archiviazioni

Migrazione: archiviazione dei procedimenti di infrazione sull'attuazione in GRECIA e in ITALIA della rifusione del regolamento Eurodac

La Commissione ha deciso di archiviare i procedimenti di infrazione avviati nei confronti di Grecia e Italia, in quanto tali paesi hanno attuato correttamente il regolamento Eurodac [regolamento (UE) n. 603/2013]. La banca dati EURODAC, istituita nel 2003, è una banca dati dell'UE per le impronte digitali dei richiedenti asilo intesa a fornire elementi di prova relativi alle impronte digitali per agevolare l'applicazione del regolamento Dublino, che determina lo Stato membro competente per l'esame di una domanda di asilo presentata nell'UE. Nel dicembre 2015 la Commissione ha inviato a Grecia e Italia lettere di costituzione in mora, esprimendo preoccupazione per il fatto che tali Stati membri non stavano adempiendo gli obblighi ad essi derivanti dal regolamento Eurodac in quanto non rilevavano né trasmettevano alla banca dati Eurodac le impronte digitali di tutti i cittadini di paesi terzi entrati in modo irregolare nell'UE attraverso le loro frontiere esterne. Nell'ottobre 2015 la Commissione ha inviato lettere amministrative a entrambi i paesi e da allora ha continuato ad assistere le autorità greche e italiane per migliorare la gestione delle frontiere e della migrazione e per aumentare i tassi di rilevamento delle impronte digitali alle frontiere esterne, in particolare tramite il sistema basato sui punti di crisi; la Commissione ha inoltre regolarmente riferito in merito ai miglioramenti conseguiti dai due paesi nelle sue relazioni periodiche sulla ricollocazione e sul reinsediamento. Dati i notevoli miglioramenti registrati nelle attività di rilevamento delle impronte digitali a partire dall'inizio del 2016, la Commissione è convinta che sia Grecia che Italia stiano rilevando le impronte digitali dei cittadini di paesi terzi conformemente al regolamento Eurodac e ha deciso di archiviare i procedimenti di infrazione.

 

7. Mobilità e trasporti

(Per ulteriori informazioni: Anna-Kaisa Itkonen– tel.: +32 229 56186, Alexis Perier - tel.: +32 229 69143)

Pareri motivati

Sicurezza marittima: la Commissione chiede alla FINLANDIA di recepire le modifiche della legislazione dell'UE sugli organismi che effettuano le ispezioni e le visite di controllo delle navi

La Commissione ha chiesto alla Finlandia di completare il recepimento della direttiva di esecuzione 2014/111/UE della Commissione, che modifica le disposizioni e le norme comuni europee per gli organismi che effettuano le ispezioni e le visite di controllo delle navi e per le pertinenti attività delle amministrazioni marittime (direttiva 2009/15/CE). L'obiettivo della Commissione e dell'Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA) è continuare ad attuare un ampio programma di sorveglianza delle società di classificazione riconosciute a livello di UE per le ispezioni e le visite di controllo obbligatorie delle navi battenti bandiera dell'UE. Agli Stati membri è stato concesso tempo fino al 31 dicembre 2015 per completare il recepimento. Ad oggi la Finlandia non vi ha tuttavia ancora provveduto. Le autorità finlandesi dispongono ora di due mesi di tempo per adottare le misure necessarie a porre rimedio alla situazione; in caso contrario la Commissione può decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.

Trasporto stradale: la Commissione chiede a DANIMARCA e GERMANIA di attuare le norme comuni dell'UE per la patente di guida

La Commissione ha chiesto a Danimarca e Germania di attuare la direttiva 2014/85/UE della Commissione sull'idoneità medica dei conducenti e sugli esami di guida. La presente direttiva aggiorna le norme comuni europee sulla patente di guida (direttiva 2006/126/CE) per tener conto dei progressi medici conseguiti in materia di sindrome delle "apnee ostruttive da sonno" e garantire che i conducenti europei siano formati per la guida sicura nelle gallerie. Al fine di garantire la sicurezza stradale in Europa è necessario che le norme sulla patente di guida siano applicate in modo uniforme. Fino ad oggi Danimarca e Germania non hanno recepito la direttiva 2014/85/UE. Entrambi questi Stati membri dispongono ora di due mesi di tempo per notificare alla Commissione le misure di esecuzione; in caso contrario, la Commissione può decidere di deferire tali Stati membri alla Corte di giustizia dell'UE.

 

8. Fiscalità e unione doganale

(Per ulteriori informazioni: Vanessa Mock – tel.: +32 229 56194, Patrick Mc Cullough – tel.: +32 229 87183)

Un deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea

Fiscalità: la Commissione deferisce la FRANCIA alla Corte di giustizia per discriminazione nella tassazione dei dividendi

La Commissione ha deciso di deferire la Francia alla Corte di giustizia dell'UE (CGUE) per non essersi conformata a una sentenza della Corte del 15 settembre 2011. La questione riguarda il rimborso delle imposte versate in Francia da società che possiedono controllate in altri paesi dell'UE. Nell'applicare la sentenza della CGUE nel 2012 a due casi specifici, il Consiglio di Stato ne ha adottato un'interpretazione restrittiva. La Commissione è del parere che tali sentenze siano incompatibili con il diritto dell'UE. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

 

Parere motivato

Fiscalità: la Commissione chiede alla CROAZIA di modificare l'aliquota di accisa ridotta per i piccoli produttori di alcole etilico

La Commissione ha chiesto alla Croazia di modificare le proprie norme in materia di accisa sui distillati alcolici fabbricati da piccoli produttori per il proprio consumo. Le norme in materia di accisa sugli alcoli sono armonizzate a livello di UE (direttiva 92/83/CEE del Consiglio). Tali norme prevedono che gli Stati membri possano concedere una riduzione massima del 50% della normale aliquota di accisa per i distillati fabbricati da piccoli produttori ogni anno, purché la produzione non superi 10 ettolitri di alcole puro. Le autorità croate consentono attualmente l'applicazione di un'aliquota ridotta dell'accisa ai piccoli produttori che fabbricano fino a 20 litri di alcole puro per nucleo familiare per il proprio consumo. Viene applicato un tasso forfettario di accisa in funzione della capacità della caldaia utilizzata per la produzione (vale a dire 100 HRK per una caldaia di capacità fino a 100 litri e 200 HRK per le caldaie di dimensioni superiori). L'aliquota ridotta applicata dalla Croazia non è conforme alle norme dell'UE in quanto è legata alla capacità della caldaia ed è corrisposta su base forfettaria, indipendentemente dai quantitativi effettivamente prodotti. La Croazia dispone di due mesi di tempo per comunicare alla Commissione le misure adottate per porre rimedio alla situazione; in caso contrario la Commissione può decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.

MEMO/16/4211

Contatti per la stampa:

Informazioni al pubblico: contattare Europe Direct telefonicamente allo 00 800 67 89 10 11 o per e-mail


Side Bar