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Commissione europea - Scheda informativa

Il vertice del G7 in Giappone il 26 e 27 maggio 2016: ruolo e iniziative dell'Unione europea

Bruxelles, le 20 maggio 2016

Quest'anno il vertice del G7 si terrà il 26 e 27 maggio a Ise-Shima (Giappone). Rappresenteranno l'Unione europea il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.

I principali punti all'ordine del giorno, stabiliti dalla presidenza giapponese di quest'anno, sono: l'economia mondiale, gli investimenti, il commercio, la crisi dei rifugiati, il cambiamento climatico e l'energia, la lotta al terrorismo, la politica estera e lo sviluppo. I leader discuteranno anche alcune questioni riguardanti la politica sanitaria mondiale, la parità di genere e i diritti delle donne.

 

ECONOMIA MONDIALE

I leader del G7 faranno il punto sull'economia mondiale e discuteranno degli impegni per rafforzare ulteriormente le risposte della politica economica all'incertezza economica mondiale crescente, comprese misure strutturali, monetarie e fiscali.

Ruolo dell'UE: nonostante il contesto globale più difficile, la ripresa dell'UE continua. Secondo le ultime previsioni economiche dell'UE (3 maggio), l'anno prossimo l'economia dovrebbe crescere in tutti gli Stati membri, anche se in misura diversa; la disoccupazione in Europa dovrebbe scendere al di sotto del 10% nel 2017 e le prospettive di bilancio continuano a migliorare mentre il disavanzo pubblico e il rapporto debito/PIL continueranno gradualmente a diminuire sia nella zona euro che nell'UE nel suo complesso. In un contesto in cui i fattori esterni che hanno sostenuto la ripresa moderata dell'economia europea stanno venendo meno, le fonti di crescita interne stanno diventando sempre più importanti. Nel suo pacchetto di primavera 2016 del semestre europeo, presentato il 18 maggio, le raccomandazioni specifiche per paese della Commissione si concentravano su tre aree prioritarie: investimenti (ancora esigui rispetto ai livelli pre-crisi, ma stanno acquistando impeto, anche grazie al piano di investimenti per l'Europa); progressi più rapidi sul fronte delle riforme strutturali (necessarie per incentivare la ripresa e aumentare il potenziale di crescita a lungo termine delle economie dell'UE); la necessità per tutti gli Stati membri di perseguire politiche di bilancio responsabili e garantire una composizione dei rispettivi bilanci favorevole alla crescita.

 

INVESTIMENTI

I leader del G7 si occuperanno del divario su scala mondiale tra domanda e offerta nel settore degli investimenti e contribuiranno a promuovere gli investimenti infrastrutturali. Parleranno degli impegni del G7 di investire in settori che contribuiscono alla crescita sostenibile, come la crescita verde, l'energia e l'economia digitale.

Ruolo dell'UE: il piano di investimenti per l'Europa - gli investimenti sono una priorità assoluta dell'UE. Dopo un avvio in tempi record, il nuovissimo piano di investimenti per l'Europa "InvestEU" rilancerà investimenti per almeno 315 miliardi di euro nell'economia reale in tre anni. In meno di un anno dalla sua istituzione, il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) ha già mobilitato più di 100 miliardi di euro in tutta l'Unione europea. Grazie al piano di investimenti, 141 000 piccole e medie imprese hanno già maggiore accesso ai finanziamenti.

Si cominciano inoltre a verificare cambiamenti strutturali. Finora gli investimenti europei sono stati spesso dominati da un numero limitato di progetti grandi e costosi. Ora si cominciano a vedere più progetti locali, più piccoli e diversificati. Il denaro pubblico sta mobilitando i finanziamenti privati e sostiene le riforme strutturali. Aumenta l'interazione tra la Banca europea per gli investimenti e le istituzioni locali. In definitiva si cominciano a vedere quegli investimenti che il mercato spesso non era riuscito ad erogare.

Il FEIS sta contribuendo alla scoperta di nuove cure per il morbo di Alzheimer, a trasformare vecchi siti industriali in nuovi uffici, a rendere le nostre case più efficienti dal punto di vista energetico e a ridurre le nostre bollette e a dare una mano alle start-up che non hanno ottenuto finanziamenti da altri prestatori. In oltre la metà dei progetti, ricerca e sviluppo consentono di spingersi oltre nella sfera del realizzabile.

Il denaro per InvestEU non proviene esclusivamente da ridistribuzioni dal bilancio dell'UE. Gli Stati membri dell'UE e i paesi terzi possono contribuire sia a livello di capacità di assunzione del rischio, tramite un nuovissimo portale dei progetti di investimento europei (PPIE), il luogo di incontro online tra i promotori di progetti e gli investitori, sia cofinanziando direttamente determinati progetti e attività. Maggiori informazioni su http://ec.europa.eu/invest-eu.

 

COMMERCIO

Al vertice, i membri del G7 invieranno presumibilmente un messaggio forte a sostegno del libero scambio, come strumento per promuovere l'occupazione e il miglioramento del tenore di vita, e chiederanno di rafforzare il sistema commerciale multilaterale regolamentato nonché le funzioni dell'OMC. Affronteranno inoltre la questione dell'eccesso di capacità a livello mondiale, in particolare nel settore siderurgico. Il vertice del G7 sarà anche un'occasione per l'UE per fare il punto sui negoziati commerciali in corso con il Giappone e gli Stati Uniti.

"Commercio per tutti": la nuova strategia commerciale dell'UE - Il commercio resta un elemento fondamentale della strategia della Commissione per l'occupazione, la crescita e gli investimenti. L'UE è il più grande blocco commerciale del mondo e uno strenuo difensore del commercio equo e aperto e del sistema commerciale multilaterale.

Lo scorso autunno la Commissione ha presentato una nuova strategia commerciale e di investimento per l'Unione europea, dal titolo "Commercio per tutti: verso una politica commerciale e di investimento più responsabile". La nuova strategia renderà la politica commerciale dell'UE più responsabile e basata su tre principi fondamentali:

1. Efficacia: garantire che il commercio mantenga la promessa di creare nuove opportunità economiche. Ciò significa affrontare questioni che interessano l'economia di oggi, compresi i servizi e il commercio elettronico e includere disposizioni per le PMI nei futuri accordi commerciali.

2. Trasparenza: sottoporre i negoziati ad un maggiore controllo pubblico mediante la pubblicazione dei principali documenti relativi a tutti negoziati, come nel caso di quelli relativi al TTIP.

3. Valori: usare gli accordi commerciali come leve per promuovere lo sviluppo sostenibile e i valori europei, quali i diritti umani, il commercio equo ed etico e la lotta alla corruzione. Ciò significa includere norme sui diritti umani, lo sviluppo sostenibile e la buona governance nei futuri accordi commerciali con i paesi terzi.

La finalità trasversale della politica commerciale dell'UE consiste nel creare crescita e occupazione in Europa, nel promuovere lo sviluppo nel mondo e nel rafforzare i legami con i partner commerciali importanti. L'UE ha una fitta agenda di negoziati bilaterali, anche per un accordo di libero scambio con il Giappone. Ha stipulato una serie di altri accordi, ad esempio quello recente con la Corea del Sud che ha già arrecato grandi benefici agli esportatori europei, e ha una serie di accordi in attesa di ratifica. È inoltre attivamente impegnata nelle iniziative commerciali multilaterali o plurilaterali in corso. Uno dei principali negoziati in corso è il partenariato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP) con gli Stati Uniti, il principale partner commerciale dell'UE. Con la costituzione di questo partenariato economico transatlantico, l'UE intende anche contribuire a livello mondiale a forgiare nuove norme e regole e a salvaguardare quelle esistenti.

L'UE intende restare alla testa dell'elaborazione delle norme per gli scambi economici mondiali, per plasmare la globalizzazione. È nel quadro dei negoziati del TTIP che la Commissione europea ha sviluppato e proposto un approccio nuovo e moderno in materia di protezione degli investimenti: il sistema giudiziario per la protezione degli investimenti. Questo approccio è stato incluso nei recenti accordi con il Canada e il Vietnam.

Seguire il link per ulteriori informazioni sulla politica commerciale dell'UE.

 

TRASPARENZA FISCALE

Basandosi sugli impegni del G20 e dell'OCSE, i leader del G7 probabilmente chiederanno un'azione coerente nel settore della trasparenza fiscale, al fine di ripristinare la fiducia dei cittadini nei regimi fiscali.

Il ruolo dell'UE: una priorità assoluta di questa Commissione europea è ottenere risultati sul fronte della lotta all'elusione e all'evasione fiscale e sono già stati compiuti importanti passi avanti.

Nel 2015 la Commissione ha presentato un piano d'azione per un regime equo ed efficiente per l'imposta societaria nell'UE e un ambizioso programma di trasparenza fiscale per contrastare l'elusione dell'imposta sulle società e la concorrenza fiscale dannosa nell'UE. Sono stati ottenuti buoni risultati su ciascuno di questi fronti.

Alla fine dello scorso anno è stato raggiunto un accordo storico nell'UE sullo scambio di informazioni in materia di ruling fiscali. Si tratta di un importante passo avanti che offrirà alle autorità nazionali le tanto necessarie informazioni sulla pianificazione fiscale aggressiva. Nel 2015 l'UE ha messo a punto e firmato accordi sullo scambio automatico di informazioni finanziarie dei residenti dell'UE in Svizzera, Liechtenstein, Andorra e San Marino. Anche i negoziati con il Principato di Monaco si sono conclusi e la sottoscrizione del relativo accordo è prevista nei prossimi mesi.

Dal maggio 2015 la quarta direttiva antiriciclaggio impone agli Stati membri l'obbligo di istituire registri centrali sulla titolarità effettiva di tutte le imprese dell'UE e di altri istituti giuridici quali i trust. Gli Stati membri stanno istituendo tali registri. Nell'ottobre 2015 è stato raggiunto un accordo politico sullo scambio automatico di informazioni sui ruling fiscali tra gli Stati membri.

Nel gennaio 2016 la Commissione ha presentato il suo pacchetto antielusione. Tra le caratteristiche principali del nuovo pacchetto figurano misure giuridicamente vincolanti per bloccare i metodi più comuni utilizzati dalle imprese per evitare il pagamento delle imposte, una raccomandazione agli Stati membri sul modo per evitare l'abuso dei trattati fiscali, una proposta relativa alla condivisione delle informazioni di natura fiscale sulle multinazionali che operano nell'UE, azioni volte a promuovere la buona governance in materia fiscale a livello internazionale e una nuova procedura dell'UE per catalogare i paesi terzi che si rifiutano di giocare secondo le regole. Sono già stati compiuti molti progressi relativamente a tali iniziative.

Nel marzo 2016 gli Stati membri si sono accordati in soli quaranta giorni sullo scambio automatico di informazioni sulle relazioni paese per paese delle imprese multinazionali.

In aprile la Commissione ha inoltre presentato una nuova proposta legislativa sui gruppi multinazionali dell'UE e dei paesi terzi, una relazione paese per paese pubblica annuale sui profitti e le imposte pagate e recante altre informazioni pertinenti. Questa proposta consentirebbe a tutti gli interessati di vedere quante tasse pagano le multinazionali che operano in Europa.

La piaga dell'elusione fiscale è una questione di importanza mondiale. La Commissione auspica di perseguire la sua strategia di vasta portata verso una tassazione equa e una maggiore trasparenza in collaborazione con tutti i partner a livello internazionale.

 

CRISI DEI RIFUGIATI

In occasione del vertice G7 si prevede che i leader esortino a dare una risposta globale a una crisi globale (la crisi dei rifugiati più grave dalla Seconda guerra mondiale) anche con l'offerta di assistenza e il contributo al reinsediamento dei rifugiati..

Ruolo dell'UE: la crisi dei rifugiati necessita di un'azione concordata a livello mondiale. Già nella primavera 2015 l'UE ha adottato una strategia per far fronte a tutti gli aspetti della crisi: salvare vite in mare e fornire assistenza umanitaria a tutti coloro che ne hanno bisogno, rafforzare le frontiere esterne dell'UE e varare una guardia costiera e di frontiera europea, sostenere gli Stati membri maggiormente sotto pressione mediante un'assistenza finanziaria e tecnica, ricollocare e reinsediare in tutta l'UE le persone bisognose di protezione internazionale, rimpatriare i migranti in situazione irregolare nonché creare vie sicure e legali di accesso per i richiedenti asilo provenienti da paesi esterni all'UE. Nel periodo 2015-2016 l'UE avrà destinato oltre 10 miliardi di euro alla gestione della crisi dei rifugiati. Per il 2016 l'UE e i suoi Stati membri hanno impegnato oltre 3 miliardi di euro per assistere i siriani in Siria nonché i rifugiati e le comunità che li ospitano nei paesi limitrofi.

Nell'ambito della strategia complessiva per gestire la crisi dei rifugiati, nel marzo 2016 l'UE e la Turchia hanno concordato formalmente di porre fine alla migrazione irregolare dalla Turchia verso l’UE e di sostituirla invece con canali legali per il reinsediamento dei rifugiati nell’Unione europea, pienamente in linea con il diritto unionale e internazionale. Questo nuovo approccio ha iniziato a dare frutti, poiché si è registrata una brusca diminuzione del numero di persone che attraversano irregolarmente il Mar Egeo dalla Turchia verso la Grecia. Per il periodo 2016-2017 l'UE ha già mobilizzato complessivamente 3 miliardi di euro nell'ambito dello strumento per la Turchia a favore dei rifugiati.

A medio e lungo termine la Commissione europea si è fatta carico delle sfide che si sono presentate durante la crisi dei rifugiati e all'inizio del mese ha presentato proposte intese a riformare il sistema europeo comune di asilo grazie alla creazione di un sistema più equo, efficiente e sostenibile per distribuire le domande di asilo fra gli Stati membri. Nel complesso l'Agenda sulla migrazione della Commissione europea, una delle priorità della Commissione in carica, presenta una risposta europea che integra le politiche esterne e interne, sfruttando al meglio le Agenzie e gli strumenti dell'UE e coinvolgendo tutti gli attori, come i paesi e le istituzioni dell'UE, le organizzazioni internazionali, la società civile, le autorità locali e i partner internazionali al di fuori dell'UE.

 

LA LOTTA AL TERRORISMO

In linea con l'accordo del G7 concluso l'anno scorso a Schloss Elmau, volto a rafforzare e coordinare le azioni per affrontare la sfida mondiale del terrorismo, i leader del G7 dovrebbero aumentare i loro sforzi per lottare contro il finanziamento del terrorismo, il flusso di combattenti terroristi stranieri, armi e attrezzature nonché per sostenere gli altri paesi nella loro lotta contro il terrorismo. Le discussioni dovrebbero sfociare nell'adozione di un piano d'azione del G7 contro il terrorismo e l'estremismo violento.

Il ruolo dell'UE – Sula base di quanto previsto dall'Agenda dell'UE sulla sicurezza 2015, negli ultimi mesi la Commissione europea ha varato il Centro europeo antiterrorismo, ha presentato nuove leggi per un maggior controllo delle armi da fuoco e ha raggiunto un accordo in merito al sistema di registrazione dei passeggeri delle linee aeree. La rete UE di sensibilizzazione al problema della radicalizzazione condivide nuove idee fra insegnanti, educatori e altri operatori pubblici a contatto quotidiano con giovani vulnerabili. In aprile la Commissione ha presentato nuove proposte per realizzare un'Unione della sicurezza realmente efficace, il cui obiettivo è dotarsi degli strumenti, delle infrastrutture e dell'ambiente necessari a livello europeo affinché le autorità nazionali possano collaborare efficacemente per affrontare le minacce internazionali come il terrorismo, la criminalità organizzata e la criminalità informatica. In particolare, le misure mirano a contrastare le minacce rappresentate dai terroristi combattenti stranieri che ritornano in patria, prevenire e combattere la radicalizzazione, punire i terroristi e i loro sostenitori, migliorare lo scambio di informazioni, rafforzare il Centro europeo antiterrorismo, bloccare l'accesso dei terroristi ai finanziamenti, alle armi da fuoco e agli esplosivi nonché a proteggere i cittadini e le infrastrutture critiche. Inoltre, per garantire una maggior coerenza fra le azioni interne ed esterne nell'ambito della sicurezza e basandosi sul lavoro del coordinatore antiterrorismo dell'UE, della Commissione e del SEAE, l'UE avvierà partenariati antiterrorismo con i paesi del Mediterraneo. Maggiori informazioni sull'Agenda dell'UE sulla sicurezzaqui.

 

POLITICA ESTERA

Durante il vertice del G7, i leader terranno uno scambio di opinioni alla ricerca di un terreno comune sulle sfide di politica estera più pressanti, fra cui la situazione Russia/Ucraina, la situazione in Siria, Iran e Libia. Oggetto di discussione saranno altresì la situazione di sicurezza relativa alla Corea del Nord e al Mar cinese orientale e meridionale.

Sostegno dell'UE all'Ucraina - L'UE resta uno dei protagonisti del processo con cui si sta cercando una soluzione della crisi ucraina che sia rispettosa dell'integrità territoriale, sovranità e indipendenza del paese e del diritto internazionale.

La Commissione europea ribadisce il suo sostegno ai piani del governo ucraino per riformare un'ampia gamma di settori. Di fronte alla recessione economica e alla persistente instabilità nell'est del paese, l'anno scorso l'Ucraina ha chiesto un'assistenza finanziaria supplementare all'UE e ai suoi altri partner. Il programma proposto, dell'importo di 1,8 miliardi di euro, segue l'erogazione di 1,6 miliardi di euro già assegnati nel periodo 2014-2015 e costituisce parte di un pacchetto di sostegno senza precedenti. L'accordo di associazione UE-Ucraina, già approvato dai 27 Stati membri dell'UE e dal Parlamento, comprensivo della zona di libero scambio globale e approfondita, resta applicato provvisoriamente al fine di aprire nuove opportunità imprenditoriali e commerciali sia all'UE che all'Ucraina.

In aprile la Commissione europea ha proposto di abolire i requisiti relativi ai visti per i cittadini ucraini per breve soggiorno/circolazione nello spazio Schengen. Questo agevolerà la mobilità e stimolerà inoltre gli scambi commerciali e la cooperazione, oltre a creare fiducia e comprensione. La lotta contro la corruzione ha costituito una condizione essenziale per liberalizzare i visti e resta una priorità urgente per il paese nel suo complesso. Saranno essenziali l'indipendenza, l'integrità e la capacità operativa delle nuove istituzioni pubbliche. I leader politici ucraini hanno la responsabilità di collaborare e ricercare l'unità ponendo al centro il futuro del paese.

Per quanto riguarda la situazione nell'Ucraina orientale, l'UE resta impegnata a favore di un'attuazione integrale degli accordi di Minsk, a cominciare dal cessate il fuoco integrale e reale. L'UE è forte e unita contro l'aggressione e la destabilizzazione ma crede altresì nelle virtù del dialogo e della diplomazia.

Russia - Le sanzioni economiche contro la Russia sono in essere dal luglio 2014 e sono state da ultimo rinnovate dal Consiglio europeo in dicembre 2015. La durata delle sanzioni è direttamente collegata a un'attuazione integrale degli accordi di Minsk. Nel contempo l'UE mantiene aperta la comunicazione con la Russia e si impegna selettivamente in questioni politiche ove vi sia un chiaro interesse. L'UE sostiene la società civile russa e investe nei contatti interpersonali. L'UE rafforza inoltre le relazioni con i suoi partner orientali e altri paesi limitrofi, compresi quelli dell'Asia centrale.

Iran – L'UE, attraverso l'Alto rappresentante dell'UE Federica Mogherini, ha mostrato leadership nell'agevolare l'accordo sul nucleare concluso l'anno scorso con l'Iran e collabora ora con i suoi partner internazionali per attuare tale accordo. In seguito alle rassicurazioni dell'Iran circa le sue intenzioni pacifiche, sono state revocate le sanzioni economiche e finanziarie connesse al programma nucleare. La più recente evoluzione delle relazioni UE-Iran è data dalla visita storica a Teheran il 16 aprile dell'Alto rappresentante/vice presidente Mogherini e di altri sette commissari. L'UE ha avviato un dialogo politico regolare, mentre la cooperazione sarà incentrata fra l'altro sui diritti umani, l'economia, il commercio e gli investimenti, il clima e l'energia, l'aviazione, la sicurezza nucleare, la migrazione, la scienza, la ricerca, l'educazione e la cultura.

Iraq - In risposta ai conflitti in Iraq e in Siria, oltre che per contrastare la minaccia mondiale del Daesh, il 16 marzo 2015 l'UE ha adottato la Strategia regionale dell'UE relativa alla Siria e all'Iraq e alla minaccia rappresentata dal Daesh. Per l'Iraq la strategia prevede un insieme di aiuti umanitari e di resilienza, il sostegno alle zone liberate dal Daesh, il sostegno allo Stato di diritto, al buon governo e a una migliore prestazione economica nonché a un sostegno non militare alle diverse linee d'azione della coalizione internazionale contro il Daesh. La strategia ha una dotazione, per gli anni 2015 e 2016, di 1 miliardo di euro per la Siria e l'Iraq, nel frattempo aumentata a 1,7 miliardi , di cui oltre 200 milioni di euro dedicati all'Iraq. L'attuazione della strategia è in corso, in coordinamento con gli Stati membri dell'UE e gli altri partner. Nel 2012 l'UE e l'Iraq hanno inoltre firmato un accordo di partenariato e di cooperazione, già attuato in via provvisoria, con un'attenzione ai diritti umani, alle questioni commerciali, economiche ed energetiche, in attesa della piena ratifica del trattato.

Libia – L'Unione europea collabora strettamente con le Nazioni Unite a sostegno del governo di intesa nazionale, che ritiene l'unico governo legittimo in Libia. Il 18 aprile il Consiglio Affari esteri ha accolto con favore l'arrivo del Consiglio di presidenza a Tripoli il 30 marzo, che contribuisce a preparare il terreno perché il governo di intesa nazionale possa governare efficacemente il paese. L'UE si è appellata alla Libia affinché prenda pieno possesso di un processo politico che dev'essere il più inclusivo possibile e si è impegnata a sostenere tale governo con un pacchetto di 100 milioni di euro per l'assistenza immediata in diversi ambiti.

Siria – L'Unione europea sostiene attivamente gli sforzi per riportare la pace nel paese devastato dalla guerra. Sosteniamo appieno i colloqui di Ginevra condotti dall'inviato speciale dell'ONU Staffan de Mistura. L'UE partecipa anche al gruppo internazionale di sostegno alla Siria ed esorta a cessare l'uso indiscriminato delle armi e le ostilità, chiedendo l'accesso umanitario alle zone assediate e di difficile accesso nonché l'inizio di una transizione politica di matrice siriana.

L'UE e i suoi Stati membri sono i principali donatori di assistenza umanitaria ed economica. Lo scorso febbraio, in occasione della conferenza sul sostegno alla Siria e alla regione tenutasi a Londra, per il 2016 l'UE e i suoi Stati membri hanno impegnato oltre 3 miliardi di euro per assistere i siriani in Siria nonché i rifugiati e le comunità che li ospitano nei paesi limitrofi, oltre ai 6 miliardi di euro già impegnati dall'UE e dai suoi Stati membri.

 

AZIONE PER IL CLIMA E ENERGIA

Il G7 discuterà di come guidare gli sforzi della comunità internazionale partendo dai risultati raggiunti a Parigi dalla conferenza delle parti sui cambiamenti climatici (COP 21) nel dicembre 2015. I leader discuteranno anche di questioni relative alla politica energetica, in un contesto in cui la sicurezza energetica sta diminuendo.

Ruolo dell'UE: l’Unione europea è stata la prima grande economia a dichiarare il proprio impegno in vista della conferenza di Parigi sul clima COP 21 e spera ora in una ratifica e in un'entrata in vigore dell'accordo tempestive.

L’UE ha assunto gli impegni più ambiziosi al mondo in materia di cambiamenti climatici: ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, ricavare da fonti rinnovabili almeno il 27% del consumo energetico complessivo, incrementare l'efficienza energetica almeno del 27%. L’accordo di Parigi conferma l'approccio dell’UE. L'attuazione del quadro 2030 per il clima e l'energia concordato dal Consiglio europeo è una priorità per il follow-up dell'accordo di Parigi. L'Europa ha dimostrato che far qualcosa è possibile: dal 1990 al 2013 le emissioni dell'UE sono diminuite del 19% mentre il PIL è cresciuto del 45%. Tra le grandi economie del mondo l'UE è quella che vanta attualmente la maggiore efficienza in termini di gas a effetto serra, ambizione che incoraggia le altre nazioni a eguagliare seguendola sulla stessa strada.

L'azione per il clima costituisce da anni uno degli elementi del programma politico e legislativo ed è parte integrante della strategia per l’Unione europea dell'energia, una delle priorità politiche della Commissione Juncker. La strategia dell’Unione dell’energia dell’UE si propone inoltre di: aumentare la sicurezza energetica diversificando le fonti, integrare pienamente il mercato interno dell'energia e consentire la libera circolazione dell'energia nell'UE tramite i dispositivi di interconnessione, migliorare l’efficienza energetica per ridurre i consumi e l'inquinamento, sostenere la ricerca e l'innovazione nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio.

La trasformazione dell'Europa in un'economia ad alta efficienza energetica e a basse emissioni di CO2 imprimerà anche slancio all'economia, creerà occupazione e rafforzerà la competitività del continente. Stando ai dati di Eurostat relativi al 2012, nell'UE sono già 4,3 milioni gli occupati nelle industrie verdi, vero e proprio exploit dell'industria europea in un'epoca di rallentamento dell'economia. Secondo le stime, il quadro di politica climatica ed energetica a orizzonte 2030 creerebbe in Europa fino a 700 000 nuovi posti di lavoro, mentre obiettivi più ambiziosi per energie rinnovabili ed efficienza energetica potrebbero aumentare l'occupazione netta persino di 1,2 milioni di posti di lavoro.
Per ulteriori informazioni sull’Unione europea dell’energia e la politica in materia di cambiamenti climatici: http://ec.europa.eu/priorities/energy-union-and-climate_en.

 

SVILUPPO

I leader del G7 discuteranno le prossime tappe per l'attuazione dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile adottata nel settembre 2015.

Ruolo dell'UE: l'UE ha avuto un ruolo importante nella definizione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile mediante consultazioni pubbliche, dialogo con i partner e ricerche approfondite e continuerà a guidare il processo di attuazione di questa Agenda ambiziosa, universale e capace di generare cambiamento con l'obiettivo di eliminare la povertà e garantire uno sviluppo sostenibile per tutti.

L'Unione europea, insieme ai suoi Stati membri, è il principale donatore mondiale di aiuti e ha fornito oltre la metà dell'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) registrato l'anno scorso dai membri del Comitato di aiuto allo sviluppo dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE/DAC). L'aiuto pubblico allo sviluppo dell'UE ha raggiunto 68 miliardi di euro nel 2015 (il 15% in più rispetto ai 59 miliardi del 2014), aumentando per il terzo anno consecutivo. Si tratta della percentuale del reddito nazionale lordo più elevata mai raggiunta. L'APS collettivo dell'UE nel 2015 corrisponde allo 0,47% del reddito nazionale lordo (RNL), un dato in aumento rispetto allo 0,43% del 2014 e significativamente più elevato della media dello 0,21% dei paesi non UE del Comitato di aiuto allo sviluppo. Il rapporto APS/RNL ha superato lo 0,7% in cinque Stati membri: Svezia (1,4%), Lussemburgo (0,93%), Danimarca (0,85%), Paesi Bassi (0,76%) e Regno Unito (0,71%).

Nel 2015 inoltre i cittadini dell'UE hanno espresso il sostegno più elevato degli ultimi sei anni all'aiuto allo sviluppo. Quasi nove cittadini dell'UE su dieci sono favorevoli all'aiuto allo sviluppo (89% - il 4% in più rispetto al 2014), e oltre la metà dei cittadini sostiene che gli aiuti promessi dovrebbero essere erogati dall'UE.

La politica di sviluppo dell’UE mira a eliminare la povertà in un contesto di sviluppo sostenibile. Si tratta di una pietra miliare delle relazioni dell’UE con il mondo esterno, accanto alla politica estera, di sicurezza e commerciale (e agli aspetti internazionali di altre politiche, quali quella ambientale, agricola e della pesca).

Nell'ultimo decennio i fondi elargiti dall'UE hanno permesso a quasi 14 milioni di bambini di frequentare la scuola primaria, hanno migliorato l'accesso all'acqua potabile per oltre 70 milioni di persone e hanno garantito l'assistenza di operatori sanitari qualificati a oltre 7,5 milioni di partorienti salvando la vita a madri e neonati. L'aiuto allo sviluppo elargito dall'UE raggiunge 150 paesi nel mondo. Dal 2014 l'UE ha ridotto progressivamente l'aiuto diretto ai grandi paesi che, forti di una crescita economica sostenuta, sono riusciti a ridurre la povertà, e si concentra sulle regioni più povere del mondo. Nel periodo 2014-2020 il 75% circa del sostegno elargito dall'UE andrà a queste regioni che, peraltro, sono spesso colpite duramente da calamità naturali o da conflitti. Inoltre gli aiuti dell'UE si concentreranno maggiormente su determinati aspetti: buon governo, diritti umani, democrazia, sanità, istruzione, ma anche agricoltura e energia. Nella propria azione in settori quali commercio e finanza, agricoltura, sicurezza, cambiamenti climatici e migrazione, l'UE applica un sistema di "coerenza delle politiche per lo sviluppo" volto a promuovere la crescita e a sconfiggere la povertà nei paesi in via di sviluppo, ad esempio aprendo loro il suo grande mercato unico oppure stabilendo norme per contrastare l'illegalità nello sfruttamento delle risorse naturali. L'UE è fortemente impegnata a rendere gli aiuti più efficaci. La Commissione europea è membro del comitato direttivo del partenariato globale per un'efficace cooperazione allo sviluppo. Sulla base dei valori europei, nell'ambito delle relazioni con i paesi partner, l'UE promuove valori e pratiche democratici quali il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, il buon governo e lo stato di diritto. La parità di genere è un elemento importante dell’approccio dell'UE. Maggiori informazioni sugli aiuti allo sviluppo dell'UE: http://ec.europa.eu/europeaid/home_en.

 

ALTRI IMPORTANTI TEMI ALL'ORDINE DEL GIORNO

Al vertice di Ise-Shima i leader del G7 discuteranno di una serie di questioni relative alle politiche sanitarie mondiali, tra cui le strategie per controllare le malattie infettive, il rafforzamento della risposta a emergenze sanitarie pubbliche come le epidemie di Ebola o di Zika e la garanzia dell'offerta di servizi sanitari lungo tutto l'arco della vita. Sulla scorta dei progressi compiuti al vertice 2015 del G7 a Schloss Elmau, saranno all’ordine del giorno anche vari temi di rilevanza specifica per l’uguaglianza di genere e i diritti delle donne.

 

RIUNIONI ALLARGATE DEL G7

È tradizione invitare alcuni capi di Stato e di governo di paesi terzi e presidenti di organizzazioni internazionali a prendere parte ad alcune sessioni del vertice. Tra i membri dell'ASEAN sono invitati i capi di Stato e di governo di Laos, Vietnam, Indonesia, Bangladesh, Sri Lanka e Papua Nuova Guinea. Sono invitati inoltre il presidente del Ciad, attuale presidente dell'Unione africana, e i vertici di ONU, OCSE, Banca asiatica di sviluppo, FMI e Banca mondiale. Il G7 non si teneva in Asia da otto anni: per questo motivo gli organizzatori giapponesi hanno indicato che il tema di una delle riunioni allargate sarà l'Asia. In un'altra sessione delle riunioni allargate i partecipanti affronteranno il tema degli obiettivi di sviluppo sostenibile, con un'attenzione particolare all'Africa.

 

L'UE NEL G7

L'Unione europea è membro a pieno titolo del G7 e partecipa ai lavori di tale consesso a tutti i livelli. Dall'entrata in vigore del trattato di Lisbona l'UE è rappresentata dal Presidente della Commissione europea e dal Presidente del Consiglio europeo. Il G7 è un consesso di discussione in cui i leader per raggiungere obiettivi comuni si assumono impegni, il cui mancato rispetto farebbe perdere loro credibilità. In questo senso il G7 si afferma come sede fondamentale di leadership sulle sfide globali.

I rappresentanti dell'allora Comunità europea iniziarono a partecipare al G7 in occasione del vertice di Londra del 1977. Il primo vertice del G7 si era tenuto due anni prima, nel 1975, a Rambouillet (Francia). Il ruolo dell'UE era inizialmente limitato ai settori in cui essa aveva competenza esclusiva, ma col tempo la situazione è cambiata. La Commissione europea è stata gradualmente inclusa in tutte le discussioni politiche all'ordine del giorno del vertice e ha partecipato a tutte le sessioni di lavoro sin dal vertice di Ottawa (1981).

Nel 2017 la presidenza passerà dal Giappone all'Italia, cui seguiranno a rotazione Canada (2018), Francia (2019), Stati Uniti (2020) e Regno Unito (2021).

MEMO/16/1861

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