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Commissione europea - Scheda informativa

Pacchetto infrazioni di novembre: decisioni principali

Bruxelles, le 19 novembre 2015

Panoramica per settore

C

Con le decisioni sui casi di infrazione adottate questo mese, la Commissione europea avvia azioni legali nei confronti di alcuni Stati membri per inadempimento degli obblighi previsti dal diritto dell'UE. Le decisioni qui esposte, relative a molti settori e ambiti della politica unionale (cfr. l'allegato 1), mirano a garantire la corretta applicazione del diritto dell'UE a favore dei cittadini e delle imprese.

Le decisioni principali adottate dalla Commissione (comprendenti due lettere di costituzione in mora, 14 pareri motivati e 11 deferimenti alla Corte di giustizia dell'Unione europea) sono illustrate qui di seguito raggruppate per ambito politico. La Commissione procede inoltre ad archiviare 54 casi in cui i problemi con gli Stati membri interessati sono stati risolti senza necessità per la Commissione di proseguire oltre nella procedura.

Per maggiori informazioni sulla procedura di infrazione dell'UE si rinvia al testo integrale del MEMO/12/12. Per ulteriori particolari su tutte le decisioni adottate si rinvia al registro delle decisioni della Commissione sulle procedure di infrazione.

1. Energia

(Per ulteriori informazioni: Anna-Kaisa Itkonen - tel.: +32 229 56186, Nicole Bockstaller – tel.: +32 229 52589)

Un deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea

La Commissione deferisce la GRECIA alla Corte di giustizia dell'UE per essere venuta meno agli obblighi che le incombono in forza della direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia

La Commissione europea ha deciso di deferire la GRECIA alla Corte di giustizia dell'UE per non aver calcolato i livelli di efficienza energetica ottimali in funzione dei costi per i requisiti minimi di prestazione energetica degli edifici. Conformemente alla direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia (direttiva 2010/31/UE), gli Stati membri devono fissare requisiti minimi di prestazione energetica per gli edifici al fine di raggiungere la migliore combinazione possibile tra investimenti e risparmi, nota anche come 'livelli ottimali in funzione dei costi'. Il calcolo dei livelli ottimali in funzione dei costi è essenziale per consentire agli Stati membri di sfruttare appieno il potenziale di efficienza energetica e di energie rinnovabili del patrimonio immobiliare nazionale e per evitare che i cittadini spendano più del necessario per migliorare l'efficienza dei loro alloggi e uffici. L'assenza di tali calcoli si ripercuoterebbe anche sulla capacità dei singoli proprietari e locatari di adottare le opportune decisioni in materia di nuova costruzione o restauro di immobili. In seguito a diversi scambi informali, l'11 luglio 2014 si è rammentato ufficialmente alla Grecia il suo obbligo di eseguire i calcoli necessari e di presentare una relazione alla Commissione. Poiché la Grecia non vi ha ottemperato, tale paese è stato oggetto di un parere motivato, inviato il 27 novembre 2014. A tutt'oggi, la Grecia è l'unico Stato membro che non ha eseguito i calcoli dei livelli ottimali in funzione dei costi e che non ha inviato una relazione alla Commissione. Pertanto, la Commissione ha deciso di deferire la Grecia alla Corte di giustizia dell'UE. Per ulteriori informazioni, si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

Pareri motivati

La Commissione chiede alla FRANCIA e ai PAESI BASSI di recepire appieno la direttiva UE sull'efficienza energetica

La Commissione europea ha chiesto alla Francia e ai Paesi Bassi di assicurare il pieno recepimento della direttiva sull'efficienza energetica (direttiva 2012/27/UE). In forza di tale direttiva, gli Stati membri devono ottenere risparmi energetici nel tempo che intercorre dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2020. A tal fine, devono usare regimi obbligatori di efficienza energetica o altre misure mirate per promuovere miglioramenti sul piano dell'efficienza energetica nei nuclei familiari, nell'edilizia abitativa e industriale e nei trasporti. La direttiva doveva essere recepita nel diritto nazionale entro il 5 giugno 2014. In data odierna la Commissione ha inviato pareri motivati alla Francia e ai Paesi Bassi poiché ha identificato lacune nella legislazione nazionale che recepisce la direttiva. La Commissione continua a monitorare il recepimento e l'attuazione della direttiva e affronterà le eventuali carenze riscontrate anche in futuro. I due Stati membri dispongono ora di due mesi per ottemperare ai loro obblighi, dopodiché la Commissione può decidere di deferirli alla Corte di giustizia dell'UE e chiedere l'irrogazione di sanzioni pecuniarie. Per avere un quadro delle procedure pendenti volte ad assicurare il completo recepimento della direttiva sull'efficienza energetica da parte degli Stati membri si rinvia all'allegato II. Ulteriori informazioni sulla direttiva sull'efficienza energetica sono disponibili sul sito web dellaDG Energia.

La Commissione chiede alla FRANCIA di recepire appieno la direttiva sui rifiuti radioattivi

La Commissione europea ha chiesto alla Francia di assicurare il pieno recepimento della direttiva sui rifiuti radioattivi (direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio). Tale direttiva istituisce un quadro comunitario per garantire la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi per evitare ogni onere indebito a carico delle generazioni future. La direttiva garantisce che gli Stati membri adottino adeguati provvedimenti in ambito nazionale per un elevato livello di sicurezza nella gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi, al fine di proteggere i lavoratori e la popolazione dai pericoli derivanti dalle radiazioni ionizzanti. Essa garantisce inoltre la trasmissione delle informazioni necessarie e la partecipazione della popolazione in relazione alla gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi, prestando un'attenzione particolare alle questioni concernenti le informazioni proprietarie e di sicurezza. Gli Stati membri erano tenuti a recepire la direttiva entro il 23 agosto 2013. La Commissione europea ha inviato oggi un parere motivato alla Francia, invitandola ad assicurare il pieno recepimento della direttiva. La Francia dispone di due mesi per ottemperare a tale obbligo, dopodiché la Commissione può decidere di deferirla alla Corte di giustizia dell'UE.

2. Ambiente

(Per ulteriori informazioni: Enrico Brivio – tel.: +32 229 56172, Iris Petsa – tel.: +32 229 93321)

Deferimenti alla Corte di giustizia dell'Unione europea

La Commissione propone sanzioni e deferisce nuovamente la GRECIA alla Corte di giustizia dell'UE per il persistere di carenze nel trattamento delle acque reflue

La Corte di giustizia dell'UE ha statuito nel 2004 che la Grecia violava la normativa dell'UE poiché non garantiva la raccolta e il trattamento adeguati delle acque reflue scaricate nel Golfo di Elefsina (sentenza n. C-119/02 del 24 giugno 2004). Undici anni dopo la Grecia non è riuscita ad affrontare adeguatamente tale problematica. L'assenza di adeguati sistemi di trattamento nella zona di Thriasio Pedio presenta rischi per la salute umana, per le acque interne e per l'ambiente marino. La Commissione chiede alla Corte di giustizia dell'UE di comminare il pagamento di una somma forfettaria, a decorrere dalla data della prima sentenza fino a quando lo Stato membro avrà posto rimedio alla violazione o, in caso di inadempienza, fino alla data della seconda sentenza, in base a un importo giornaliero moltiplicato per il numero dei giorni in cui persiste la violazione, ammontante fino ad ora all'importo di 15 943 620 EUR. La Commissione propone inoltre una sanzione giornaliera di 34 974 EUR che dovrebbe essere pagata a decorrere dalla data della sentenza della Corte di giustizia fino al momento in cui la Grecia adempierà appieno alla normativa dell'UE. Tali sanzioni, proposte dalla Commissione in forza del trattato di Lisbona, tengono conto della gravità dell'infrazione, della sua durata e dell'effetto deterrente che riflette la capacità finanziaria dello Stato membro. La decisione finale sulle sanzioni spetta alla Corte. Nonostante alcuni progressi, soltanto il 28% delle acque reflue urbane è raccolto e trattato prima di venir scaricato nel Golfo di Elefsina. Il tasso di raccolta non ha registrato quasi alcun miglioramento dal luglio 2012, quando l'impianto per il trattamento delle acque reflue ha iniziato a funzionare. Considerato il protrarsi dell'infrazione e in assenza di qualsiasi indicazione dal momento in cui vi si porrà fine, la Commissione ha deciso di deferire nuovamente il caso alla Corte di giustizia dell'UE. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

La Commissione propone una sanzione pecuniaria e deferisce la ROMANIA alla Corte di giustizia dell'UE per non aver recepito le norme unionali in materia di zolfo

Più di diciassette mesi dopo il termine ultimo per il recepimento, la Romania non ha recepito nella legislazione nazionale le norme UE sul tenore di zolfo dei combustibili per navi. La Commissione chiede alla Corte di giustizia dell'UE di irrogare una sanzione pecuniaria. La Commissione propone una sanzione giornaliera di 38,042 EUR, che dovrebbe essere pagata a decorrere dalla data della sentenza della Corte di giustizia fino al momento in cui la Romania avrà pienamente recepito nel diritto nazionale gli obblighi di cui alla direttiva. Tale sanzione, proposta dalla Commissione in forza del trattato di Lisbona, tiene conto della gravità dell'infrazione, della sua durata e dell'effetto deterrente che riflette la capacità finanziaria dello Stato membro. La decisione finale in merito alla sanzione, che tuttavia non può essere superiore all'importo definito dalla Commissione, spetta alla Corte. La legislazione sul tenore di zolfo intende ridurre l'inquinamento atmosferico dovuto all'anidride solforosa e al particolato. L'anidride solforosa è un inquinante emesso essenzialmente dalle navi. Oltre ad essere nocivo per la salute umana, tale gas danneggia l'ambiente e contribuisce alle piogge acide. Se non vi fosse la direttiva Zolfo(direttiva 2012/33/UE), le emissioni navali sorpasserebbero in breve tempo le emissioni combinate provenienti da tutte le fonti terrestri. L'inquinamento atmosferico prodotto dalle navi all'ormeggio costituisce un'importante preoccupazione per molte città portuali che si adoperano per raggiungere i valori limite dell'Unione in materia di qualità dell'aria. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

Un parere motivato

La Commissione chiede alla POLONIA di ottemperare alla legislazione dell'UE sulle acque

La Commissione europea chiede alla Polonia di assicurare che la sua legislazione sulle acque sia in linea con le norme europee. Il fatto che la Polonia non abbia applicato correttamente la direttiva quadro sulle acque (direttiva 2000/60/CE) e assicurato che tutti i suoi elementi fossero correttamente recepiti nel diritto nazionale compromette la capacità di tale paese di raggiungere gli obiettivi di tale legislazione e comporta effetti potenzialmente negativi per i cittadini polacchi. La direttiva, pilastro della legislazione dell'UE in merito a questa risorsa condivisa, fa obbligo agli Stati membri di tutelare e ripristinare tutti i corpi idrici sotterranei e superficiali per raggiungere un buono stato entro il 2015. Nel novembre 2014 è stata inviata alla Polonia una lettera di costituzione in mora. Anche se sono state affrontate alcune delle mancanze di conformità, rimane ancora un certo numero di criticità. Tra esse si annovera la designazione dei corpi idrici fortemente modificati, il sistema di classificazione dei corpi idrici artificiali e pesantemente modificati, i lavori di manutenzione di grande entità effettuati sui fiumi e le esenzioni a livello di corpo idrico dagli obiettivi ambientali finalizzati a raggiungere un buono stato entro il 2015. Se la Polonia non porrà rimedio a tali questioni, ne risulteranno pregiudicati gli obiettivi della direttiva. La Commissione invia pertanto a tale paese un parere motivato. Se la Polonia non si attiverà entro due mesi, la Commissione potrà deferire la questione alla Corte di giustizia dell'UE.

3. Stabilità finanziaria, servizi finanziari e Unione dei mercati dei capitali

(Per ulteriori informazioni: Vanessa Mock – tel.: +32 229 56194)

Un deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea

La Commissione deferisce il LUSSEMBURGO alla Corte di giustizia dell'UE per non aver recepito la legislazione dell'UE sulla riduzione dell'eccessiva dipendenza dal rating del credito

I rating del credito sono pareri emanati da agenzie di rating del credito in merito all'affidabilità creditizia di un'impresa, di uno strumento finanziario o di un paese. Tali pareri hanno un'incidenza diretta sulle azioni di investitori, mutuatari, emittenti e governi. Ad esempio, il declassamento di una società può ripercuotersi sul capitale che la banca deve detenere e il declassamento di un debito sovrano rende più oneroso l'indebitamento del paese. Le regole unionali sulla riduzione dell'eccessiva dipendenza dal rating del credito avrebbero dovuto essere recepite nel diritto nazionale entro il 21 dicembre 2014. Poiché il Lussemburgo è venuto meno all'obbligo di recepire la direttiva, la Commissione ha inviato a tale paese, il 29 gennaio 2015, una lettera di costituzione in mora seguita, il 19 giugno 2015, da un parere motivato. Non avendo ricevuto sinora alcuna risposta, la Commissione ha deciso ora di deferire il Lussemburgo alla Corte di giustizia dell'UE. Sulla base della procedura di cui all'articolo 260, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), la Commissione chiede alla Corte di irrogare al Lussemburgo una sanzione pecuniaria per un importo di 6 700 euro al giorno fino a quando tale legge verrà recepita nella legislazione nazionale. Le sanzioni, che sono in definitiva di competenza della Corte senza superare l'importo definito dalla Commissione, terranno conto della gravità e durata dell'infrazione nonché dell'effetto deterrente riflesso nella capacità finanziaria dello Stato membro. Nel caso presente esse consistono nella proposta di un'ammenda giornaliera da pagarsi a decorrere dalla data della sentenza – presupponendo che lo Stato membro non abbia ancora recepito completamente gli obblighi di cui alla direttiva – fino al completamento del processo di recepimento. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

Pareri motivati

Servizi finanziari: la Commissione chiede a cinque Stati membri di attuare le norme dell'UE in campo assicurativo

La Commissione europea ha chiesto a Bulgaria, Grecia, Lussemburgo, Sloveniae Svezia di recepire la direttiva Solvibilità II (direttiva 2009/138/CE) e la direttiva Omnibus 2 (direttiva 2014/51/UE) nella legislazione nazionale. Queste direttive sostituiscono le 14 direttive in materia di assicurazione e riassicurazione note in precedenza con la denominazione "Solvibilità I" (cfr. MEMO/15/3120 del 12 gennaio 2015). Esse introducono per la prima volta una quadro prudenziale armonizzato valido e vigoroso per le società di assicurazione attive nell'UE, comprese regole quantitative, di governance e di rendicontazione, per facilitare lo sviluppo di un mercato unico dei servizi assicurativi. Queste nuove regole in campo assicurativo intendono assicurare la solidità finanziaria delle società assicurative in modo da garantire che queste possano coprire i rischi in periodi difficili. Tali norme diverranno pienamente applicabili il 1° gennaio 2016. La scadenza per il recepimento delle direttive nella normativa nazionale era il 31 marzo 2015. Tuttavia, i cinque paesi citati sopra non hanno notificato alla Commissione le misure di recepimento di tali norme nella loro legislazione nazionale. La richiesta della Commissione si configura in un parere motivato che fa seguito a una lettera di costituzione in mora inviata agli Stati membri nel maggio 2015. Se essi non vi si conformeranno entro due mesi, la Commissione può decidere di deferire tali Stati membri alla Corte di giustizia dell'UE.

4. Mercato interno, industria, imprenditoria e PMI

(Per ulteriori informazioni: Lucia Caudet – tel.: +32 229 56182, Heli Pietila – tel.: +32 229 64950)

Una lettera di costituzione in mora

La Commissione avvia una procedura di infrazione nei confronti dell'UNGHERIA per la mancanza di conformità alle norme sugli appalti pubblici nell'UE del progetto relativo alla centrale nucleare di Paks

In data odierna la Commissione europea ha deciso di avviare una procedura di infrazione nei confronti dell'Ungheria per quanto riguarda l'attuazione del progetto relativo alla centrale nucleare di Paks II. A seguito dello scambio di informazioni con le autorità ungheresi e a una attenta valutazione delle condizioni di attribuzione, la Commissione nutre ancora preoccupazioni in merito alla compatibilità del progetto con le norme sugli appalti pubblici nell'UE. Il governo ungherese ha aggiudicato la realizzazione di due nuovi reattori e la ristrutturazione di due ulteriori reattori della centrale nucleare di Paks II in modo diretto, senza una procedura trasparente. La Commissione ritiene che l'aggiudicazione diretta del progetto relativo alla centrale nucleare Paks II non sia conforme alla normativa sugli appalti pubblici nell'UE (direttiva 2004/17/CE e direttiva 2004/18/CE). Le direttive consolidano i principi fondamentali di trasparenza, non discriminazione e parità di trattamento sanciti dal trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Tale principi sono intesi a garantire che a tutti gli operatori economici siano offerte eque possibilità di partecipare a una gara d'appalto e di aggiudicarsi un appalto. La Commissione europea ha deciso di inviare all'Ungheria una lettera di costituzione in mora, che costituisce una richiesta ufficiale di informazioni e la prima fase di una procedura di infrazione). Le autorità ungheresi hanno ora due mesi di tempo per rispondere alle argomentazioni addotte dalla Commissione.

Un parere motivato

Libera circolazione delle merci: la Commissione chiede alla SLOVACCHIA di ritirare l'obbligo fatto ai dettaglianti con un grande fatturato di pubblicare e rendicontare informazioni sull'origine dei prodotti alimentari

La Commissione europea ha chiesto formalmente alla Slovacchia di attivarsi per assicurare che la sua normativa alimentare rispetti il principio della libera circolazione delle merci nel mercato unico. La legge slovacca sugli alimenti fa obbligo ai dettaglianti con un grande fatturato di affiggere all'ingresso di ciascun negozio, in modo leggibile e visibile, la percentuale del loro fatturato derivante dalla vendita di alimentari prodotti in Slovacchia rispetto al fatturato derivante da tutte le altre vendite di prodotti alimentari. I dettaglianti sono anche obbligati a pubblicare tali informazioni sul loro sito web e di presentare rendiconti regolari al ministero nazionale dell'Agricoltura. La Commissione ritiene che tali disposizioni abbiano un effetto equivalente a restrizioni quantitative alla libera circolazione delle merci (articolo 34 del TFUE), poiché suscitano nei consumatori pregiudizi contro i prodotti di origine non slovacca ed incoraggiano i dettaglianti a vendere prodotti nazionali. La richiesta della Commissione che la Slovacchia modifichi la sua legge si configura in un parere motivato. La Slovacchia dispone ora di due mesi per notificare alla Commissione le misure adottate per porre rimedio alla situazione. In caso contrario, la Commissione può decidere di deferire la Slovacchia alla Corte di giustizia dell'UE.

5. Migrazione e affari interni

(Per ulteriori informazioni: Tove Ernst – tel.: +32 229 86764, Tim McPhie - tel.: +32 229 58602)

Un deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea

La Commissione deferisce il BELGIO alla Corte di giustizia dell'UE per quanto concerne la direttiva sul permesso unico

La 'direttiva sul permesso unico' (direttiva 2011/98/UE) introduce una procedura unica per il rilascio di permessi unici, che consentono ai cittadini di paesi terzi di soggiornare e lavorare nel territorio di uno Stato membro, e un insieme comune di diritti per i lavoratori di paesi terzi che soggiornano regolarmente in uno Stato membro. La Commissione europea deferisce il Belgio alla Corte di giustizia dell'UE per il mancato recepimento della direttiva. La direttiva sul permesso unico consente ai lavoratori di paesi terzi di ottenere permessi di lavoro e di residenza attraverso una procedura unica invece di dover presentare domande separate per il permesso di residenza e di lavoro. Essa intende altresì fornire un insieme di regole chiare per i cittadini di paesi terzi che lavorano regolarmente nell'UE, affinché essi possano beneficiare di diritti comuni, simili a quelli dei cittadini unionali, per quanto concerne le condizioni di lavoro, le pensioni, la previdenza sociale e l'accesso ai servizi pubblici. La direttiva integra altre misure in materia di migrazione regolare come la Carta Blu[1] dell'UE, la direttiva sui trasferimenti intra-societari[2] e la direttiva sui lavoratori stagionali[3] ed è volta ad agevolare le migrazioni legali che soddisfano i bisogni del mercato del lavoro dell'UE. Essa non armonizza le condizioni di ammissione dei lavoratori immigrati, che resteranno di competenza degli Stati membri. Gli Stati membri dovevano recepire completamente tale direttiva entro il 25 dicembre 2013. Entro tale data il Belgio aveva notificato alla Commissione di aver solo parzialmente recepito la direttiva 2011/98/UE. Ne consegue che, nel marzo 2014, la Commissione ha inviato al Belgio una lettera di costituzione in mora per mancata comunicazione e, nell'aprile 2015, un parere motivato. A tutt'oggi, il Belgio non ha notificato alla Commissione il recepimento completo della direttiva nella sua normativa nazionale. Deferendo il Belgio alla Corte di giustizia dell'UE, la Commissione propone una sanzione pecuniaria giornaliera di 52 828,16 EUR. L'importo della sanzione è stato calcolato tenendo conto della gravità, della durata dell'infrazione e dell'effetto deterrente riflesso nella capacità finanziaria dello Stato membro. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

Una lettera di costituzione in mora

La Commissione sollecita Cipro ad attuare il regolamento Eurodac rifuso

La base dati "Eurodac" è già stata attivata nel 2003 e rappresenta una base dati contenente le impronte digitali dei richiedenti asilo nell'UE. Quando qualcuno presenta una richiesta d'asilo o viene trattenuto dopo aver attraversato la frontiera esterna in modo irregolare provenendo da un paese terzo, indipendentemente dal paese dell'UE in cui si trova, se ne trasmettono le impronte digitali al sistema centrale Eurodac. L'"Eurodac" rifuso (regolamento (UE) n. 603/2013) è entrato in vigore il 20 luglio 2015 e ha introdotto aggiornamenti al sistema, in particolare per assicurare che i dati siano trasmessi entro 72 ore al sistema centrale, per affrontare le preoccupazioni in materia di protezione dei dati e per contribuire a combattere il terrorismo e le forme gravi di criminalità. Nonostante le lettere di sollecito indirizzate dalla Commissione europea a Cipro, tale paese continua a non ottemperare all'obbligo di dare piena attuazione al regolamento Eurodac rifuso. La Commissione europea ha deciso di inviare una lettera di costituzione in mora a Cipro. In assenza di risposta a tale lettera o se le osservazioni presentate dallo Stato membro in risposta a tale lettera non fossero ritenute soddisfacenti, la Commissione può decidere di passare alla fase successiva della procedura di infrazione e di inviare un 'parere motivato' a Cipro. Se del caso, la Commissione può successivamente deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.

6. Mobilità e trasporti

(Per ulteriori informazioni: Jakub Adamowicz – tel.: +32 229 50595, Alexis Perier - tel.: +32 229 69143)

Deferimenti alla Corte di giustizia dell'Unione europea

Trasporti: la Commissione deferisce la POLONIA alla Corte di giustizia dell'UE in merito all'interconnessione dei registri elettronici delle imprese di trasporto

La Commissione europea ha deciso di deferire la Polonia alla Corte di giustizia dell'Unione europea per non aver costituito un registro elettronico nazionale delle imprese di trasporto su strada e per non averlo connesso con i registri elettronici nazionali degli altri Stati membri dell'UE come prescritto dall'articolo 16, paragrafi 1 e 5, del Regolamento (CE) n. 1071/2009. I registri nazionali dovevano essere costituiti e connessi l'un l'altro entro il 31 dicembre 2012. Poiché la Polonia non ha ancora ottemperato a tale obbligo, con conseguenti inefficienze nel funzionamento dell'interconnessione dei registri a livello unionale, la Commissione ha deciso di deferire la Polonia alla Corte di giustizia dell'UE. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

Trasporti: la Commissione deferisce la REPUBBLICA CECA alla Corte di giustizia dell'UE per non aver impedito il "turismo della patente di guida" e l'ESTONIA, l'ITALIA, il PORTOGALLO e la SLOVENIA per non aver aderito alla rete delle patenti di guida

La Commissione europea ha deciso di deferire la Repubblica ceca, l'Estonia, l'Italia, il Portogallo e la Slovenia alla Corte di giustizia dell'Unione europea per non aver recepito correttamente la normativa europea sulla patente di guida (direttiva 2006/126/CE).

In particolare, nel periodo 2004-2011 la Repubblica ceca è venuta meno all'obbligo di assicurare che la patente di guida sia rilasciata esclusivamente a residenti nel territorio nazionale, un requisito essenziale della lotta al cosiddetto "turismo della patente di guida". Le patenti di guida rilasciate in passato, in contrasto con la direttiva 2006/126/CE e ancora valide, minano la credibilità del sistema di rilascio delle patenti di guida nell'UE e la sicurezza della circolazione stradale. La Repubblica ceca non ha inoltre ottemperato a numerose altre disposizioni, ad esempio garantire che le categorie di determinati veicoli corrispondano a quelle della direttiva. La Commissione europea ha altresì deciso di deferire l'Estonia, l'Italia, il Portogallo e la Slovenia alla Corte di giustizia per non aver aderito alla rete delle patenti di guida ("RESPER"), come previsto dalla direttiva 2006/126/CE. RESPER può aiutare gli Stati membri a cooperare tra loro e a garantire che le patenti siano rilasciate in conformità alla normativa dell'UE. Lo scambio di informazioni tramite RESPER doveva iniziare il 19 gennaio 2013. La Commissione ha avviato procedure di infrazione nel luglio 2014 e ha inviato un parere motivato agli Stati membri interessati nel febbraio 2015. A tutt'oggi, gli Stati membri non hanno ancora ottemperato agli obblighi che loro incombono in forza della direttiva 2006/126/CE e la Commissione ha pertanto deciso di deferire i casi alla Corte di giustizia dell'UE. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

Un parere motivato

Trasporti su strada: la Commissione chiede alla POLONIA di attuare la legislazione dell'UE sul telepedaggio

La Commissione europea ha chiesto alla Polonia di allineare le sue regole nazionali con la decisione della Commissione sulla definizione del Servizio europeo di telepedaggio (European Electronic Toll Service – EETS; decisione 2009/750/CE). L'EETS consentirà agli utilizzatori di passare attraverso i sistemi di pedaggio elettronico istituiti in tutta Europa usando un'unica unità installata a bordo e sottoscrivendo un contratto unico con il fornitore del servizio EETS, con una conseguente notevole facilitazione degli scambi transfrontalieri e riduzione dei costi. Entro l'8 ottobre 2012 il Servizio europeo di telepedaggio avrebbe dovuto essere offerto ai camionisti attivi negli Stati membri dell'UE che hanno posto in atto sistemi nazionali di pedaggio elettronico. La Polonia non ha posto in atto le misure necessarie per l'efficace stabilimento di fornitori EETS. La Polonia dispone di due mesi per informare la Commissione delle misure adottate per assicurare la piena ottemperanza alla normativa dell'UE, in caso contrario la Commissione può decidere di deferire la Polonia alla Corte di giustizia dell'UE.

7. Fiscalità e unione doganale

(Per ulteriori informazioni: Vanessa Mock – tel.: +32 229 56194, Patrick Mc Cullough – tel.: +32 229 87183)

Pareri motivati

Fiscalità: la Commissione chiede alla GERMANIA di allineare alla normativa dell'UE le sue norme in materia di tassa di successione per quanto concerne le prestazioni speciali di mantenimento

In data odierna la Commissione europea ha chiesto alla Germania di allineare alla normativa dell'UE le sue norme in materia di tassa di successione per quanto concerne le prestazioni speciali di mantenimento. La legislazione tedesca consente alle autorità fiscali tedesche di concedere una prestazione speciale di mantenimento ai coniugi superstiti o ai partner registrati di un defunto solo se uno di essi o entrambi hanno la residenza fiscale in Germania. La prestazione non può essere concessa ai coniugi superstiti o ai parenti registrati allorché ereditano una proprietà o un investimento siti in Germania, ma il defunto e l'erede sono residenti fiscali di un altro Stato membro. La Commissione ritiene che questa sia una restrizione ingiustificata alla libera circolazione dei capitali (articolo 63, paragrafo 1, del TFUE) poiché il valore dell'eredità viene ridotto nel caso in cui non vengono soddisfatti questi criteri in materia di residenza fiscale. Inoltre, tale regola potrebbe scoraggiare altri cittadini dell'UE a investire il loro capitale in proprietà e investimenti tedeschi. La richiesta della Commissione si configura in un parere motivato. In mancanza di risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione può deferire la Germania alla Corte di giustizia dell'UE.

Fiscalità: la Commissione chiede alla SPAGNA di porre fine al trattamento fiscale discriminatorio degli organismi stranieri senza scopo di lucro e dei loro contributori

La Commissione europea ha chiesto oggi alla Spagna di modificare le sue norme sulla tassazione di certi redditi ottenuti dagli organismi stranieri no profit e di certi contributi versati a tali organismi. Attualmente, gli organismi no profit in Spagna possono beneficiare di certe esenzioni fiscali. I contribuenti, che contribuiscono finanziariamente a tali organismi, hanno anch'essi accesso a diversi incentivi fiscali in relazione ai loro contributi. Tuttavia, le stesse regole non si applicano agli organismi stranieri senza fini di lucro che ottengono un reddito comparabile dalla Spagna, ma che sono stabiliti in un altro Stato dell'UE/dello Spazio economico europeo sprovvisti di una succursale in Spagna. Tali organismi non possono beneficiare di dette esenzioni fiscali e i loro contributori finanziari spagnoli non possono neanch'essi accedere a tali incentivi. La Commissione ritiene che questo stato di cose sia discriminatorio e configuri una limitazione della libera circolazione dei capitali secondo l'interpretazione della Corte di giustizia (cause "Centro di Musicologia Walter Stauffer" C-386/04 e Persche - C-318/07). Un cittadino spagnolo che faccia una donazione in denaro a una fondazione analoga stabilita in un altro Stato membro dovrebbe poter dedurre lo stesso importo dalla propria base imponibile, come se la stessa donazione fosse stata fatta ad una fondazione spagnola. Una fondazione estera che ottenga un reddito, ad esempio un affitto, dalla Spagna dovrebbe essere esente dalla tassazione su tale reddito allo stesso modo di una fondazione spagnola. La Commissione ha pertanto chiesto alla Spagna di modificare le sue norme per allinearle alla normativa dell'UE. La richiesta si configura in un parere motivato. In assenza di una risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione può deferire la Spagna alla Corte di giustizia dell'UE.

Fiscalità: la Commissione chiede ai PAESI BASSI di modificare la clausola sulla limitazione delle prestazioni nel trattato sottoscritto tra i Paesi Bassi e il Giappone per evitare la doppia imposizione

In data odierna la Commissione europea ha chiesto ai Paesi Bassi di modificare la clausola sulla limitazione delle prestazioni, che figura nel trattato fiscale sottoscritto tra i Paesi Bassi e il Giappone per evitare la doppia imposizione, il quale è entrato in vigore il 1° gennaio 2012. La Commissione ritiene che, sulla base di casi precedenti come quelli di cui alle sentenze C-55/00 Gottardo e C-466/98 Open Skies, uno Stato membro che stipula un trattato con un paese terzo non può concordare un trattamento preferenziale per le imprese detenute da azionisti residenti sul proprio territorio rispetto alle imprese comparabili detenute da azionisti residenti altrove nell'UE/SEE. Analogamente, esso non può concordare condizioni migliori per imprese quotate nella propria borsa rispetto alle imprese quotate in borse site altrove nell'UE/SEE. Tuttavia, ai termini dell'attuale clausola sulla limitazione delle prestazioni, alcuni soggetti sono esclusi dal beneficio del trattato fiscale. Ciò significa che essi sono oggetto di ritenute alla fonte maggiorate sui dividendi, gli interessi e i diritti ricevuti dal Giappone rispetto a compagnie affini con azionisti olandesi o le cui azioni sono quotate o negoziate in "borse riconosciute", che comprendono certe borse dell'UE e anche di paesi terzi. La richiesta della Commissione si configura in un parere motivato. In assenza di risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione può deferire i Paesi Bassi alla Corte di giustizia dell'UE.

Allegato I

Rassegna per Stato membro

Stato membro/
politica UE

Energia

Ambiente

Stabilità finanziaria, servizi finanziari e Unione dei mercati dei capitali

Mercato interno, industria, imprenditoria e PMI

Migrazione e affari interni

Mobilità e trasporti

Fiscalità e unione doganale

Totale

BE





1



1

BG



1





1

CY





1



1

CZ






1


1

DE







1

1

EE






1


1

EL

1

1

1





3

ES

 

 

 

 

 

 

1

1

FR

2







2

HU

 

 

 

1

 

 

 

1

IT






1


1

LU



2





2

NL

1






1

2

PL


1




2


3

PT






1


1

RO


1






1

SE



1





1

SI

 

 

1

 

 

1

 

2

SK




1




1

Totale

4

3

6

2

2

7

3

27

 Allegato II

Procedure della Commissione in caso di recepimento incomplete della direttiva UE sull'efficienza energetica tra gli Stati membri (data della decisione della Commissione europea)

Stato membro (codice)

Lettera di costituzione in mora (articolo 258 del TFUE)

Lettera complementare di costituzione in mora (articolo 258 del TFUE)

Parere motivato (Articolo 258 del TFUE)

Parere motivato complementare (articolo 258 del TFUE)

Deferimento alla Corte (Articoli 258 e 260, paragrafo 3, del TFUE - decisione)

AT

22/07/2014

-

29/04/2015

-

-

BE

22/07/2014

-

22/10/2015

-

-

BG

22/07/2014

-

26/11/2014

22/10/2015

-

CY

22/07/2014

-

22/10/2015

-

-

CZ

22/07/2014

-

22/10/2015

-

-

DE

22/07/2014

-

18/06/2015

-

-

DK

22/07/2014

29/04/2015

-

-

-

EE

22/07/2014

-

24/09/2015

-

-

EL

22/07/2014

-

26/02/2015

-

18/06/2015, IP/15/5196 [C-540/15]

ES

23/07/2014

-

22/10/2015

-

-

FI

22/07/2014

-

22/10/2015

-

-

FR

22/07/2014

-

-

-

-

FR

22/07/2014

-

19/11/2015

-

-

HR

22/07/2014

-

29/04/2015

-

-

HU

22/07/2014

-

 

22/10/2015

26/03/2015, IP/15/4668

IE

22/07/2014

-

29/04/2015

-

-

IT

26/02/2015

-

-

-

-

LT

22/07/2014

-

22/10/2015

-

-

LU

22/07/2014

-

22/10/2015

-

-

LV

22/07/2014

-

29/04/2015

-

-

NL

22/07/2014

-

19/11/2015

-

-

PL

22/07/2014

-

22/10/2015

-

-

PT

22/07/2014

-

26/02/2015

22/10/2015

-

RO

22/07/2014

-

29/04/2015

-

-

SE

26/02/2015

-

-

-

-

SI

22/07/2014

-

26/02/2015; 24/09/2015

-

-

 

[1] Direttiva 2009/50/CE.

[2] Direttiva 2014/66/UE.

[3] Direttiva 2014/36/UE.

MEMO/15/6006

Contatti per la stampa:

Informazioni al pubblico: contattare Europe Direct telefonicamente allo 00 800 67 89 10 11 o per e-mail


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