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Commissione europea - Scheda informativa

Pacchetto infrazioni di giugno: decisioni principali

Bruxelles, 18 giugno 2015

Con le decisioni sui casi d'infrazione assunte questo mese la Commissione europea avvia azioni legali nei confronti di alcuni Stati membri per inadempimento degli obblighi previsti dal diritto dell'UE. Le decisioni qui esposte, relative a molti settori di intervento, mirano a garantire la corretta applicazione del diritto dell'UE a favore dei cittadini e delle imprese.

La Commissione ha assunto oggi 128 decisioni[1], le più importanti delle quali sono presentate nel seguito, raggruppate per settore (vi figurano altresì 18 pareri motivati, 5 deferimenti alla Corte di giustizia dell'Unione europea e 44 lettere di costituzione in mora). La Commissione procede inoltre ad archiviare alcuni casi in cui le questioni con gli Stati membri interessati sono state risolte senza che la Commissione dovesse proseguire oltre nel procedimento.

Si riporta nel seguito una sintesi delle principali decisioni del pacchetto di giugno. Per ulteriori informazioni sulla procedura di infrazione si rinvia al MEMO/12/12. Per ulteriori informazioni su tutte le decisioni assunte in data odierna si rinvia al registro delle decisioni sulle infrazioni.

 

1. Occupazione e affari sociali

(Per ulteriori informazioni: Christian Wigand– Tel.: +32 229 62253)

 Parere motivato

La Commissione chiede alla SVEZIA di allineare l'indennità parentale alla normativa di coordinamento dell'UE

La Commissione europea ha chiesto alla Svezia di conformarsi al regolamento (CE) n. 883/2004 (la "normativa dell'UE sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale") e di classificare l'indennità parentale ("föräldrapenning") come "prestazione familiare", piuttosto che come "prestazione di maternità e di paternità assimilate".

In base alla normativa dell'UE sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, come confermato dalla Corte di giustizia dell'UE in relazione alla "föräldrapenning" svedese (causa Kuusijärvi C-275/96), un'indennità parentale, che è intesa a sostituire il reddito perso a causa della cessazione dell'attività lavorativa per dedicarsi all'educazione di un figlio, dovrebbe essere ritenuta una prestazione familiare.

L'intento della normativa dell'UE sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale in materia di prestazioni familiari è assicurare che le prestazioni destinate a compensare i carichi familiari siano coordinate in modo coerente tra gli Stati membri.

Adesso la Svezia ha due mesi di tempo per comunicare alla Commissione le misure adottate al fine di porre rimedio a tale situazione. In caso contrario la Commissione potrà decidere di deferire tale paese alla Corte di giustizia dell'UE.


 2. Unione dell'energia

(Per ulteriori informazioni: Anna-Kaisa Itkonen - Tel.: +32 229 56186)

 L'UE è impegnata a costruire un'Unione dell'energia con politiche lungimiranti in materia di clima in base alla strategia quadro della Commissione, le cui cinque dimensioni rivestono pari importanza e si rafforzano reciprocamente: sicurezza energetica, solidarietà e fiducia; piena integrazione del mercato europeo dell'energia; efficienza energetica per contenere la domanda; decarbonizzazione dell'economia nonché ricerca, innovazione e competitività. La Commissione lavorerà intensamente affinché l'Unione dell'energia diventi operativa in tutti i suoi aspetti. La piena attuazione e la rigorosa applicazione della normativa vigente nel settore dell'energia e della relativa legislazione è la principale priorità per realizzare l'Unione dell'energia.

 Deferimenti alla Corte di giustizia dell'UE

 La Commissione deferisce la GRECIA alla Corte e invia alla GERMANIA un ultimo richiamo in merito al recepimento della direttiva sull'efficienza energetica

La Commissione europea deferisce la Grecia alla Corte di giustizia dell'UE per il mancato recepimento della direttiva sull'efficienza energetica. A norma di tale direttiva gli Stati membri devono conseguire determinati obiettivi di risparmio energetico nel periodo tra il 1° gennaio 2014 e il 31 dicembre 2020 attraverso regimi obbligatori di efficienza energetica o attraverso altre misure politiche intese a promuovere miglioramenti dell'efficienza energetica in ambito domestico, nell'edilizia, nell'industria e nei trasporti. Gli Stati membri erano tenuti a recepire gli obblighi della direttiva entro il 5 giugno 2014. Nel febbraio 2015 la Commissione ha inviato un parere motivato alla Grecia, chiedendole di comunicare tutte le misure di recepimento della direttiva sull'efficienza energetica.

Nel deferire la Grecia alla Corte la Commissione propone una penalità di mora giornaliera pari a 29 145,60 EUR. L'entità di tale penalità tiene conto della durata e della gravità dell'infrazione. Nel caso in cui il recepimento resti incompleto e la Corte confermi la tesi della Commissione, la penalità di mora giornaliera dovrà essere corrisposta dalla data della sentenza o da una data successiva fissata dalla Corte fino alla conclusione del recepimento. L'importo definitivo della penalità di mora giornaliera sarà deciso dalla Corte ma non può superare la proposta della Commissione.

La Commissione europea ha inoltre chiesto alla Germania di garantire il pieno recepimento della direttiva sull'efficienza energetica. Adesso la Germania ha due mesi di tempo per ottemperare a tale obbligo, al termine dei quali la Commissione potrà decidere di deferirla alla Corte di giustizia dell'UE e di chiedere sanzioni pecuniarie.

I progressi compiuti nel recepimento della direttiva sull'efficienza energetica sono attualmente oggetto di esame in tutti gli Stati membri. Nel complesso 27 Stati membri (tutti ad eccezione di Malta) hanno ricevuto una lettera di costituzione in mora per non aver recepito integralmente la direttiva entro il termine di giugno 2014. La Commissione ha finora emesso otto pareri motivati agli Stati membri in cui il pieno recepimento non è ancora stato realizzato (Austria, Portogallo, Bulgaria, Croazia, Irlanda, Romania e, oggi, Germania) e ha deferito due Stati membri alla Corte di giustizia (Ungheria nel marzo 2015 e Grecia oggi). La Commissione continua a monitorare i progressi compiuti nel recepimento della direttiva e affronterà le eventuali carenze nelle future procedure di infrazione.

Per consultare un comunicato stampa al riguardo cliccare qui. Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito web della direttiva sull'efficienza energetica.

 La Commissione deferisce la Romania alla Corte per la mancata adozione di un piano di emergenza in caso di interruzione delle forniture di gas

La Commissione europea deferisce la Romania alla Corte di giustizia dell'UE per la mancata adozione di un piano di emergenza a norma del regolamento UE n. 994/2010 sulla sicurezza dell'approvvigionamento di gas. Il regolamento mira a garantire che gli Stati membri siano adeguatamente preparati ad affrontare eventuali interruzioni delle forniture. Tra le misure che gli Stati membri sono tenuti ad adottare al riguardo rientra la predisposizione di piani di emergenza e la loro trasmissione alla Commissione europea. Nel piano di emergenza vengono stabilite le misure e le procedure che si attivano in caso di interruzione delle forniture di gas, procedure da coordinare adeguatamente con gli Stati membri limitrofi. Gli Stati membri dovevano adottare tali piani già entro il 3 dicembre 2012. Nel novembre 2013 la Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora alla Romania per la mancata adozione del piano di emergenza nazionale. Nel novembre 2014, dal momento che la Romania non si era ancora conformata al regolamento sulla sicurezza dell'approvvigionamento di gas, la Commissione ha emesso un parere motivato. Il piano di emergenza non è stato ancora predisposto, il che può compromettere la capacità della Romania di affrontare un'eventuale situazione di crisi. Per consultare un comunicato stampa al riguardo cliccare qui. Per ulteriori informazioni è possibile consultare i siti web della strategia europea di sicurezza energetica e del regolamento sulla sicurezza dell'approvvigionamento di gas.

  Pareri motivati

 La Commissione chiede alla GERMANIA di recepire integralmente la direttiva dell'UE sull'efficienza energetica

La Commissione europea ha chiesto alla Germania di garantire il pieno recepimento della direttiva sull'efficienza energetica. A norma di tale direttiva gli Stati membri devono conseguire determinati obiettivi di risparmio energetico nel periodo tra il 1° gennaio 2014 e il 31 dicembre 2020 attraverso regimi obbligatori di efficienza energetica e/o attraverso altre misure politiche intese a promuovere miglioramenti dell'efficienza energetica in ambito domestico, nell'edilizia, nell'industria e nei trasporti. La direttiva avrebbe dovuto essere recepita nel diritto nazionale entro il 5 giugno 2014. La Commissione ha inviato oggi un parere motivato alla Germania, invitandola a recepire integralmente la direttiva nel diritto nazionale.

Nel secondo semestre del 2014 la Commissione ha avviato procedure di infrazione per il mancato recepimento della direttiva sull'efficienza energetica nei confronti di 27 Stati membri dell'UE (tutti ad eccezione di Malta). La Commissione ha finora emesso sette pareri motivati agli Stati membri in cui il pieno recepimento non è ancora stato realizzato (Austria, Portogallo, Bulgaria, Croazia, Irlanda, Romania e Lettonia) e ha deferito due Stati membri alla Corte di giustizia (Ungheria nel marzo 2015 e Grecia oggi, cfr. sopra tra i deferimenti). La Commissione continua a monitorare l'attuazione della direttiva e affronterà le eventuali carenze nelle future procedure di infrazione. Adesso la Germania ha due mesi di tempo per ottemperare a tale obbligo, al termine dei quali la Commissione potrà decidere di deferirla alla Corte di giustizia dell'UE e di chiedere sanzioni pecuniarie. Ulteriori informazioni sulla direttiva sull'efficienza energetica sono disponibili sul sito web delle DG Energia.

 La Commissione chiede all'AUSTRIA e al REGNO UNITO di conformarsi alla direttiva sull'efficienza energetica nell'edilizia

La Commissione europea ha chiesto all'Austria di recepire integralmente la direttiva sull'efficienza energetica nell'edilizia nel diritto nazionale. In forza di questa direttiva gli Stati membri devono stabilire e applicare requisiti minimi di prestazione energetica agli edifici di nuova costruzione e a quelli esistenti, assicurare la certificazione della prestazione energetica degli edifici e prescrivere l'ispezione periodica degli impianti di riscaldamento e di condizionamento d'aria. La direttiva impone inoltre agli Stati membri di garantire che, a partire dal 2021, tutti gli edifici di nuova costruzione siano "a energia zero". La direttiva avrebbe dovuto essere recepita entro il 9 luglio 2012. Nel luglio 2014 la Commissione ha deciso di deferire l'Austria alla Corte di giustizia dell'UE (cfr. IP/14/813). Poco dopo l'Austria ha adottato diverse misure di recepimento della direttiva. Risulta tuttavia che alcune disposizioni della direttiva non sono state ancora recepite. La Commissione ha pertanto inviato oggi un ulteriore parere motivato all'Austria, invitandola a recepire integralmente la direttiva. L'ulteriore parere motivato sospende la decisione di deferire l'Austria alla Corte di giustizia.

Poiché nessuno Stato membro aveva recepito integralmente la direttiva in questione entro il termine stabilito, la Commissione ha avviato procedure di infrazione nei confronti di tutti i 28 Stati membri. Nel 2014 la Commissione ha deciso di deferire alla Corte di giustizia dell'UE quattro Stati membri (Austria, Belgio, Finlandia e Polonia; le cause contro il Belgio e la Finlandia sono state nel frattempo ritirate). Da allora la maggior parte degli Stati membri ha ottemperato ai propri obblighi di recepimento e le sole infrazioni ancora in sospeso sono nei confronti di Austria, Italia, Paesi Bassi, Repubblica ceca e Polonia.

La Commissione europea ha ricevuto separatamente una denuncia in merito a una potenziale inottemperanza del Regno Unito all'obbligo di rilascio e di affissione degli attestati di prestazione energetica negli edifici pubblici. La direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia impone agli Stati membri di garantire che tali attestati siano rilasciati e affissi per alcune categorie di edifici. Il sistema di penalità e di controlli in materia di affissione degli attestati di prestazione energetica introdotto dal Regno Unito non sembra tuttavia sufficiente ad assicurare la conformità con gli obblighi previsti dalla direttiva. La Commissione ha pertanto inviato in data odierna un parere motivato al Regno Unito, invitandolo ad assicurare che gli attestati di prestazione energetica siano affissi in conformità con la direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia.

Adesso l'Austria e il Regno Unito hanno due mesi di tempo per comunicare alla Commissione le misure adottate al fine di porre rimedio a tale situazione. In caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire tali paesi alla Corte di giustizia dell'UE. Ulteriori informazioni sulla direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia sono disponibili sul sito web della DG Energia.

 La Commissione chiede alla SPAGNA e al REGNO UNITO di recepire integralmente le norme dell'UE sulle scorte petrolifere

La Commissione europea ha chiesto alla Spagna e al Regno Unito di adottare provvedimenti per garantire il pieno recepimento della legislazione dell'UE sulle scorte petrolifere. La direttiva sulle scorte petrolifere (2009/119/CE) impone agli Stati membri di mantenere un livello minimo di scorte di petrolio greggio e/o di prodotti petroliferi equivalente quantomeno al quantitativo maggiore tra quelli corrispondenti a novanta giorni di importazioni nette giornaliere medie o a sessantuno giorni di consumo interno giornaliero medio. La direttiva avrebbe dovuto essere recepita dagli Stati membri nel diritto nazionale entro il 31 dicembre 2012. Alla luce ruolo del petrolio nel mix energetico dell'UE, della forte dipendenza esterna dell'UE per l'approvvigionamento di petrolio greggio e di prodotti petroliferi e dell'incertezza geopolitica in molte regioni produttrici, è fondamentale garantire che i consumatori abbiano accesso ai prodotti petroliferi. La Commissione europea ha inviato oggi un parere motivato alla Spagna e al Regno Unito, che hanno recepito solo parzialmente le prescrizioni della direttiva.

Nel gennaio 2013 sono state avviate procedure di infrazione nei confronti di diversi Stati membri che avevano disatteso gli obblighi di recepimento. Da allora la maggior parte di tali procedure è stata archiviata perché gli Stati membri hanno ottemperato ai propri obblighi di recepimento e ad oggi sono rimaste in sospeso solo tre procedure, nei confronti di Lettonia, Spagna e Regno Unito. Adesso la Spagna e il Regno Unito hanno due mesi di tempo per comunicare alla Commissione le misure adottate al fine di porre rimedio a tale situazione. In caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire tali paesi alla Corte di giustizia dell'UE. Ulteriori informazioni sulla sicurezza degli approvvigionamenti di petrolio sono disponibili sul sito web della DG Energia.


 3. Ambiente

(Per ulteriori informazioni: Enrico Brivio – Tel.: +32 229 56172)

 Deferimenti alla Corte di giustizia dell'UE

La Commissione deferisce il BELGIO e la BULGARIA alla Corte di giustizia e invia alla SVEZIA un ultimo richiamo in merito alla scarsa qualità dell'aria

La Commissione europea deferisce in data odierna il Belgio e la Bulgaria alla Corte di giustizia dell'UE per il persistere di livelli elevati di polveri sottili, che rappresentano un grave rischio per la salute pubblica. Nonostante gli Stati membri abbiano l'obbligo di garantire una buona qualità dell'aria per i cittadini, da diversi anni la scarsa qualità dell'aria rappresenta ancora un problema in molti luoghi e dagli studi emerge che ogni anno essa provoca più vittime degli incidenti stradali. Delle minuscole particelle, note come PM10, prodotte principalmente da attività umane quali i trasporti, l'industria e il riscaldamento domestico, provocano problemi respiratori, tumori ai polmoni e morte prematura.

Dal 2005 la legislazione dell'UE ha stabilito valori limite di PM10 (ossia materiale particolato di un diametro aerodinamico inferiore a 10 micron). In caso di superamento di tali valori limite gli Stati membri adottano piani per la qualità dell'aria e garantiscono che in tali piani siano stabilite misure appropriate affinché il periodo di superamento sia il più breve possibile, attraverso interventi decisivi e più lungimiranti. È necessario adottare misure per migliorare la qualità dell'aria e, colpendo i comportamenti omissivi, la Commissione spera di garantire che gli Stati membri procedano ad interventi decisivi e risolutivi.

In Bulgaria, malgrado a partire dal 2011 siano state adottate diverse misure e siano state registrate alcune riduzioni delle emissioni di PM10 presso la maggior parte dei punti di monitoraggio, i dati rivelano il persistere della non conformità, che interessa i valori limite annuali e/o giornalieri di PM10 nelle 6 zone e agglomerati del paese, tranne che a Varna, dove il valore limito annuale è stato rispettato una volta, nel 2009. La decisione odierna fa seguito a un parere motivato inviato nel luglio 2014.

Negli ultimi anni i risultati del Belgio in termini di qualità dell'aria hanno registrato miglioramenti poiché il mancato conseguimento degli obiettivi continua a interessare solo 3 zone ed agglomerati (Bruxelles, la zona portuale di Gand e quella di Roeselare). La proposta di citazione in giudizio dinanzi alla Corte fa seguito a un parere motivato inviato nel febbraio 2014 nell'ambito di una causa avviata nel 2008. Sebbene siano state adottate misure per tutte le zone di qualità dell'aria interessate dall'intervento della Commissione, tali misure non sono state finora sufficienti per risolvere il problema e, poiché il termine per l'adempimento è scaduto da tempo, la Commissione adisce la Corte di giustizia dell'UE.

I principali valori limite per cui nell'UE permangono problemi di conformità sono i PM10, il biossido di azoto (NO2) derivante dai gas di scappamento e (in misura notevolmente inferiore) l'SO2. Per quest'ultima la violazione è stata registrata in un solo Stato membro, mentre per i PM10 i procedimenti giudiziari interessano 16 Stati membri. Per l'NO2 sono in corso 6 procedure.

La Commissione è inoltre intervenuta oggi nei confronti di un altro Stato membro, la Svezia, attraverso l'invio di un parere motivato, a causa della scarsa qualità dell'aria. I dati più recenti mostrano che i limiti massimi giornalieri di tali particelle sono stati superati in due zone: la Svezia centrale (agglomerati di Norrköping, Södertälje e Uppsala, tranne nel 2012) e l'agglomerato di Stoccolma. La Svezia è già stata condannata dalla Corte per il mancato rispetto dei valori limite di PM10 tra il 2005 e il 2007. La Commissione ritiene che la Svezia non abbia adottato le misure che avrebbero dovuto essere attuate già dal 2005 e le chiede di procedere ad interventi lungimiranti, rapidi ed efficaci per ridurre al minimo il periodo di inottemperanza. Il parere motivato odierno fa seguito a un'ulteriore lettera di costituzione in mora inviata il 26 aprile 2013. Qualora la Svezia non dovesse prendere provvedimenti la Commissione ha facoltà di deferire la questione alla Corte di giustizia dell'UE. Per ulteriori informazioni è possibile consultare il comunicato stampa.

 Pareri motivati

La Commissione chiede alla SVEZIA di allineare la pratica della caccia al lupo alle norme dell'UE

 La Commissione europea ha chiesto alla Svezia di allineare la pratica della caccia al lupo alla legislazione dell'UE. In Svezia i lupi sono soggetti a rigorosa tutela e la loro popolazione non ha raggiunto un livello tale da garantire la conservazione della specie ("stato di conservazione soddisfacente"), come richiesto dalla legislazione pertinente. La caccia è autorizzata solo a determinate e rigide condizioni. A parere della Commissione, autorizzando la caccia nel 2010, 2011, 2013, 2014 e 2015, la Svezia ha istituito una prassi sistematica che viola la direttiva Habitat. In particolare, la Svezia non ottempera ai propri obblighi in quanto non prende in considerazione altre alternative soddisfacenti e non garantisce che la caccia autorizzata venga effettuata in condizioni rigorosamente controllate, su base selettiva e in misura limitata. La Svezia non dimostra inoltre che la caccia non pregiudicherebbe la possibilità che la popolazione locale di lupi raggiunga lo "stato di conservazione soddisfacente". Viene quindi inviato un ulteriore parere motivato. Adesso la Svezia ha due mesi di tempo per comunicare alla Commissione le misure adottate al fine di porre rimedio a tale situazione. In caso contrario la Commissione potrà decidere di deferire tale paese alla Corte di giustizia dell'UE.

 La Commissione chiede all'ITALIA di assicurare che le discariche operino in conformità delle norme dell'UE

La Commissione europea ha invitato l'Italia di assicurare che lo smaltimento e la gestione dei rifiuti presso vecchie discariche avvengano in conformità con la legislazione dell'UE. La direttiva discariche dell'UE introduce norme relative alle discariche al fine di prevenire ripercussioni negative per la salute umana, l'acqua, il suolo e l'atmosfera. In base alla direttiva, le discariche già in funzione nel 2001 avrebbero dovuto essere chiuse entro il 16 luglio 2009, a meno che non soddisfacessero le norme dell'UE intese a garantire il loro funzionamento in condizioni di sicurezza. Le informazioni più recenti di cui dispone la Commissione indicano che, a quasi sei anni dal termine ultimo per la chiusura, almeno 50 discariche in Italia sono ancora non conformi e avrebbero dovuto essere chiuse o adeguate alle norme richieste. Almeno una delle discariche in questione contiene rifiuti pericolosi. Viene quindi inviato un ulteriore parere motivato. Adesso l'Italia ha due mesi di tempo per comunicare alla Commissione le misure adottate al fine di porre rimedio a tale situazione. In caso contrario la Commissione ha facoltà di deferire tale paese alla Corte di giustizia dell'UE.

 La Commissione chiede all'UNGHERIA di migliorare gli standard ambientali presso un bacino di decantazione degli sterili di fanghi rossi

La Commissione europea ha invitato l'Ungheria a garantire che, nella gestione dei bacini di decantazione degli sterili di fanghi rossi ad Almásfüzítő, sia osservato un livello adeguato di tutela, come previsto dal diritto dell'UE. Un esame accurato delle pratiche attuali ha rivelato che alcune attività di smaltimento dei rifiuti nella zona in questione, volte a riabilitare la struttura, sono state svolte erroneamente, con ripercussioni sulla protezione della salute umana e sull'ambiente. Contrariamente a quanto prescritto dalla normativa dell'UE in materia di rifiuti, i rifiuti pericolosi sono stati mischiati con altri tipi di rifiuti e non sono state svolte le valutazioni d'impatto di cui alla direttiva habitat. In risposta a una lettera di costituzione in mora inviata nel novembre 2013 l'Ungheria ha indicato che era stato avviato un riesame delle pratiche in uso nella zona in questione, ma che il processo non si era ancora concluso. Poiché durante il riesame le attività presso il sito sono proseguite, la Commissione conclude che l'Ungheria non ha ancora adottato le misure necessarie per risolvere la violazione. Viene quindi inviato un ulteriore parere motivato. Adesso l'Ungheria ha due mesi di tempo per comunicare alla Commissione le misure adottate al fine di porre rimedio a tale situazione. In caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire tale paese alla Corte di giustizia dell'UE.


 4. Servizi finanziari

(Per ulteriori informazioni: Vanessa Mock – Tel.: +32 229 56194)

 Parere motivato

La Commissione chiede alla FRANCIA di rispettare il diritto dell'UE in materia di assicurazione contro i rischi di costruzione

La Commissione europea ha chiesto alla Francia di modificare una disposizione presente nel suo diritto assicurativo che discrimina gli assicuratori di altri Stati membri. La Commissione non contesta l'obiettivo della norma in questione, intesa a proteggere, in alcuni casi specifici, gli assicurati in caso di fallimento dell'assicuratore di un progetto di costruzione. In base alla normativa francese le imprese di costruzione sono tenute a stipulare un'assicurazione contro i danni potenziali che potrebbero rendere un edificio inidoneo all'uso. Le imprese devono tuttavia stipulare tale assicurazione con assicuratori stabiliti in Francia, discriminando in tal modo gli assicuratori stabiliti in altri paesi dell'UE. A parere della Commissione ciò costituisce una restrizione alla libertà di stabilimento nell'UE (articoli 49 e 56 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, TFUE). Nel luglio 2014 alla Francia era stata inviata una lettera di costituzione in mora. La richiesta odierna assume la forma di parere motivato. Adesso la Francia ha due mesi di tempo per comunicare alla Commissione le misure adottate al fine di porre rimedio a tale situazione. In caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire tale paese alla Corte di giustizia dell'UE.

 La Commissione chiede all'UNGHERIA di conformarsi alle norme dell'UE sui diritti degli investitori transfrontalieri in relazione all'uso delle superfici agricole

La Commissione europea ha chiesto all'Ungheria di adottare le misure necessarie per conformarsi alle norme dell'UE riguardanti determinati diritti contrattuali per l'uso delle superfici agricole (diritto di usufrutto). A parere della Commissione la normativa ungherese limita i diritti degli investitori transfrontalieri in un modo che può configurare una violazione della legislazione dell'UE in materia di libera circolazione dei capitali e di libertà di stabilimento e non è conforme al diritto di proprietà quale sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Una legge ungherese approvata il 1° maggio 2014 ha posto termine ad alcuni contratti di usufrutto detenuti da investitori esteri, abbreviando il periodo transitorio per gli investitori da 20 anni a soli quattro mesi e mezzo. Gli investitori avevano previsto di continuare ad utilizzare le superfici in base al precedente periodo transitorio e su questo avevano fondato le loro decisioni di investimento. La nuova legge ha pertanto privato le parti interessate dei diritti acquisiti e del valore dei loro investimenti. La Commissione contesta inoltre una seconda disposizione della medesima legge, che consente la risoluzione unilaterale dei contratti di locazione di terreni conclusi prima del luglio 1994. Nell'ottobre 2014 all'Ungheria è stata inviata un lettera di costituzione in mora, la prima tappa di una procedura di infrazione (cfr. IP/14/1152). La richiesta odierna assume la forma di parere motivato. Adesso l'Ungheria ha due mesi di tempo per comunicare alla Commissione le misure adottate al fine di porre rimedio a tale situazione. In caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire tale paese alla Corte di giustizia dell'UE.

 La Commissione chiede al LUSSEMBURGO di recepire le norme dell'UE sull'eccessivo affidamento ai rating del credito

Il Lussemburgo avrebbe dovuto recepire la direttiva dell'UE (2013/14/UE) sulla riduzione dell'eccessivo affidamento ai rating del credito nel suo diritto nazionale e comunicare alla Commissione le misure di recepimento. Obiettivo della direttiva è ridurre l'eccessivo affidamento ai rating del credito nell'UE e migliorare nel contempo la qualità del processo di rating. Le norme interessano tre settori: gli enti pensionistici aziendali o professionali (EPAP), le società di investimento e di gestione per determinati fondi, denominate OICVM (o organismi d'investimento collettivo in valori mobiliari) e i gestori di fondi di investimento alternativi (GEFIA). In base a tali norme gli investitori non dovrebbero affidarsi eccessivamente ai rating del credito né utilizzarli come unico parametro ai fini della valutazione del rischio insito negli investimenti realizzati dagli EPAP, dagli OICVM e dai fondi di investimento alternativi (FIA). Il termine di recepimento della direttiva nell'ordinamento nazionale era il 21 dicembre 2014. Il Lussemburgo non ha rispettato tale termine e il 29 gennaio 2015 gli è stata inviata una lettera di costituzione in mora. La richiesta odierna assume la forma di parere motivato. Adesso il Lussemburgo ha due mesi di tempo per comunicare alla Commissione le misure adottate al fine di porre rimedio a tale situazione. In caso contrario la Commissione potrà decidere di deferire tale paese alla Corte di giustizia dell'UE e chiedere l'irrogazione di sanzioni pecuniarie (penalità di mora giornaliere).

 Lettere di costituzione in mora

La Commissione invita gli Stati membri a porre fine ai loro trattati bilaterali di investimento intra-UE

La Commissione europea ha avviato oggi procedimenti di infrazione nei confronti di cinque Stati membri, chiedendo loro di porre fine ai trattati bilaterali di investimento intraunionali (in seguito "TBI intraunionali"): si tratta di accordi che stabiliscono i termini e le condizioni per investimenti privati da parte di cittadini e società di uno Stato in un altro. I TBI intraunionali sono accordi stipulati tra gli Stati membri dell'UE.

Molti di tali TBI intra-UE sono stati concordati negli anni '90, prima degli ultimi allargamenti dell'UE del 2004, del 2007 e del 2013, principalmente tra paesi già Stati membri dell'UE e paesi che avrebbero aderito successivamente. I trattati intendevano rassicurare coloro che desideravano investire nei futuri Stati membri in un momento in cui gli investitori privati — a volte per motivi storico-politici — potevano nutrire dubbi al riguardo. I TBI intendevano quindi rafforzare la tutela degli investitori, ad esempio mediante un risarcimento per le espropriazioni e procedure di arbitrato per la risoluzione delle controversie in materia di investimenti.

Dopo l'allargamento, tali rassicurazioni "supplementari" non dovrebbero più essere necessarie, in quanto tutti gli Stati membri sono soggetti alle stesse norme dell'UE nell'ambito del mercato unico, comprese quelle sugli investimenti transfrontalieri (in particolare la libertà di stabilimento e la libera circolazione dei capitali). Tutti gli investitori dell'UE beneficiano inoltre della stessa protezione grazie alle norme dell'UE (ad esempio la non discriminazione in base alla nazionalità). Al contrario, i TBI conferiscono diritti su base bilaterale solo agli investitori di alcuni Stati membri: in conformità con la pertinente giurisprudenza della Corte di giustizia europea, una tale discriminazione basata sulla nazionalità è incompatibile con il diritto dell'Unione.

Per tutti questi motivi, la Commissione ha deciso di chiedere a cinque Stati membri (Austria, Paesi Bassi, Romania, Slovacchia e Svezia) di porre fine ai TBI intraunionali tra essi in vigore. Le lettere di costituzione in mora, inviate oggi, fanno seguito ai precedenti scambi con gli Stati membri in questione. Il problema non è nuovo e la Commissione ha ricordato regolarmente e per diversi anni a tutti gli Stati membri che i TBI intraunionali sono incompatibili con il diritto dell'Unione. Tuttavia, dato che la maggior parte degli Stati membri non ha intrapreso alcuna azione, la Commissione è in procinto di avviare la prima fase delle procedure di infrazione nei confronti di cinque Stati membri. Al contempo, la Commissione sta chiedendo informazioni e sta avviando un dialogo amministrativo con i restanti 21 Stati membri che ancora si avvalgono di TBI intraunionali. È opportuno sottolineare che due Stati membri — Irlanda e Italia — hanno già cessato tutti i loro TBI intraunionali rispettivamente nel 2012 e nel 2013. Per consultare un comunicato stampa al riguardo cliccare qui.


 5. Mercato interno

(Per ulteriori informazioni: Lucia Caudet – Tel.: +32 229 56182)

 Pareri motivati

La Commissione chiede alla SPAGNA di rispettare le norme dell'UE in materia di appalti pubblici banditi dal ministero della Difesa

Nel quadro del suo impegno volto a garantire che i mercati degli appalti pubblici siano trasparenti, efficienti e professionali, la Commissione europea ha chiesto alla Spagna di conformarsi alle norme dell'UE in materia di appalti pubblici, in particolare alla direttiva 2004/18/CE. Nel corso di gare di appalto per l'acquisto di abbigliamento per l'Esercito, tra cui le uniformi, per un valore stimato in 190 milioni di EUR, il ministero della Difesa ha favorito alcune imprese fornendo loro informazioni essenziali per la preparazione delle offerte ben prima che tali informazioni fossero pubblicate. Il ministero spagnolo ha inoltre adottato un'ordinanza amministrativa interna che consentiva l'acquisto di alcuni articoli, quali gli indumenti, senza dover applicare la direttiva 2004/18/CE. A seguito del parere motivato inviato dalla Commissione alla Spagna, con cui le viene chiesto di ottemperare alle pertinenti norme dell'UE, il paese ha adesso due mesi di tempo per comunicare alla Commissione le misure adottate al fine di porre rimedio a tale situazione. In caso contrario la Commissione ha facoltà di deferire tale paese alla Corte di giustizia dell'UE.

 La Commissione chiede all'AUSTRIA di rispettare il diritto dei maestri di sci di prestare servizi

La Commissione europea ha chiesto all'Austria di allineare la sua normativa regionale relativa ai maestri di sci alle disposizioni sulla libera prestazione dei servizi di cui all'articolo 56 del TFUE.

La legislazione del Tirolo impedisce ai maestri di sci stranieri di accettare clienti già presenti in Austria, limitando in tal modo il loro diritto di fornire servizi ai soli clienti che li seguono da altri paesi. Tale restrizione li pone in una posizione di svantaggio rispetto ai maestri di sci tirolesi, che possono accettare clienti senza alcuna restrizione.

La Commissione ha espresso le sue preoccupazioni nel luglio 2014 in un parere motivato. L'Austria ha successivamente fornito ulteriori argomentazioni in merito alla necessità di tale legislazione per garantire la sicurezza pubblica nelle zone di alta montagna. La Commissione ha valutato tali argomentazioni e ha concluso che la legislazione tirolese non è giustificata poiché la legislazione dell'UE sul riconoscimento delle qualifiche professionali prevede altre possibilità ai fini della verifica delle qualifiche specifiche in materia di sicurezza dei professionisti migranti, senza bloccare l'accesso a una parte del mercato.

Le prescrizioni vigenti in Tirolo non sono né proporzionali né necessarie e limitano la libera prestazione dei servizi nell'UE. In un ulteriore parere motivato la Commissione chiede pertanto all'Austria di modificare la propria legislazione per conformarsi alle norme dell'UE.

 Lettere di costituzione in mora

 La Commissione avvia procedure di infrazione nei confronti di sei Stati membri per il mancato rispetto della direttiva sui servizi nel campo delle professioni regolamentate

La Commissione europea sta avviando procedure di infrazione nei confronti di Austria, Cipro, Germania, Malta, Polonia e Spagna perché le loro norme nazionali prevedono diversi ostacoli eccessivi e ingiustificati nel settore dei servizi professionali. La Commissione ritiene che le prescrizioni imposte a taluni prestatori di servizi in tali Stati membri siano in contrasto con la direttiva sui servizi. Elżbieta Bieńkowska, Commissaria responsabile per il Mercato interno, l'industria, l'imprenditoria e le PMI, ha affermato: "La libera prestazione dei servizi è uno dei fondamenti del mercato unico. In diversi Stati membri sussistono ancora ostacoli che impediscono alle società e agli individui di prestare liberamente i propri servizi nell'UE, che si tratti di restrizioni in materia di forma giuridica e di partecipazione azionaria, di prescrizioni in tema di qualifiche professionali o di tariffe fisse. Quello di oggi non è solo un cartellino giallo, ma un messaggio di opportunità: un mercato unico dinamico per i servizi professionali porterà a un'economia europea più competitiva, da cui noi tutti trarremo beneficio." A seguito della richiesta odierna gli Stati membri hanno ora due mesi di tempo per rispondere alle argomentazioni presentate dalla Commissione. Per consultare un comunicato stampa al riguardo cliccare qui.


 6. Giustizia e consumatori

(Per ulteriori informazioni: Christian Wigand– Tel.: +32 229 62253)

 Parere motivato

La Commissione chiede alla POLONIA di conformarsi alle norme dell'UE in materia di pratiche commerciali sleali

La direttiva sulle pratiche sleali nei confronti dei consumatori mira ad agevolare gli scambi commerciali attraverso la creazione di un unico insieme di norme per le pratiche commerciali nel mercato unico dell'UE, basate su un livello elevato di protezione dei consumatori.

La Commissione europea ha chiesto alla Polonia di garantire la corretta attuazione della direttiva in merito a due questioni. In primo luogo, la direttiva prevede un elenco di elementi rispetto ai quali gli operatori sono tenuti a non fuorviare i consumatori. La Polonia non ha recepito l'elenco completo nel diritto nazionale. In secondo luogo, il diritto polacco è troppo restrittivo sulla modalità in cui dovrebbero essere esposte le riduzioni di prezzo. Le norme polacche vigenti impongono agli operatori commerciali di indicare il prezzo normale barrato accanto al prezzo promozionale nonché i termini "saldo", "prezzo ridotto" o "prezzo aumentato" assieme ai motivi della riduzione o dell'aumento del prezzo. Tali norme vanno al di là delle disposizioni armonizzate e potrebbero ostacolare gli operatori commerciali dell'UE nella vendita delle proprie merci in Polonia.

Il parere motivato odierno fa parte di un esercizio di monitoraggio generale sul recepimento della direttiva, avviato nel 2011.Adesso la Polonia ha due mesi di tempo per comunicare alla Commissione le misure adottate al fine di porre rimedio a tale situazione. In caso contrario la Commissione potrà decidere di deferire la Polonia alla Corte di giustizia dell'UE.


 7. Affari marittimi e pesca

(Per ulteriori informazioni: Enrico Brivio – Tel.: +32 229 56172)

 Parere motivato

La Commissione chiede alla GRECIA di adottare un piano efficace di gestione della pesca nel Mar Mediterraneo

La Commissione europea ha chiesto alla Grecia di rispettare l'obbligo previsto dal regolamento Mediterraneo di adottare piani di gestione nazionali della pesca effettuata con sciabiche da natante all'interno delle acque territoriali. Le sciabiche da natante hanno reti da circuizione trainate dal peschereccio e possono essere utilizzate dalla superficie al fondo marino a seconda delle specie bersaglio. Date le caratteristiche specifiche di molti tipi di pesca nel Mediterraneo e poiché non si applica la gestione della pesca basata su quote, il regolamento impone agli Stati membri di adottare piani di gestione nazionali che combinino la gestione dello sforzo di pesca con misure tecniche specifiche, al fine di garantire uno sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca. I piani di gestione nazionali dovrebbero inoltre garantire l'efficacia del divieto di pesca con sciabiche da natante negli habitat protetti come le praterie di Posidonia oceanica. La Commissione sta inviando un parere motivato alla Grecia per non avere attuato un piano di gestione valido. Adesso la Grecia ha due mesi di tempo per comunicare alla Commissione le misure adottate al fine di porre rimedio a tale situazione. In caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire tale paese alla Corte di giustizia dell'UE.


 8. Mobilità e trasporti

(Per ulteriori informazioni: Jakub Adamowicz – Tel.: +32 229 50595)

 Parere motivato

La Commissione sollecita l'IRLANDA di ratificare la convenzione relativa ai trasporti internazionali per ferrovia

La Commissione europea ha chiesto all'Irlanda di adottare le misure necessarie per ratificare la convenzione relativa ai trasporti internazionali per ferrovia, quale modificata dal protocollo di Vilnius del 3 giugno 1999 (COTIF 1999). L'Irlanda non ha ancora ratificato la convenzione COTIF 1999, che è in vigore dal 2006. Ciò impedisce all'Unione europea di avvalersi di tutti i voti degli Stati membri dell'UE al momento della modifica dell'accordo internazionale in questione e delle relative appendici che riguardano parti essenziali della normativa ferroviaria dell'UE, quali i diritti dei passeggeri ferroviari, il trasporto di merci pericolose o l'interoperabilità e la sicurezza ferroviarie. La richiesta è stata inviata sotto forma di parere motivato. Adesso l'Irlanda ha due mesi di tempo per comunicare alla Commissione le misure adottate al fine di porre rimedio a tale situazione. In caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire tale paese alla Corte di giustizia dell'UE.

 Lettera di costituzione in mora

La Commissione chiede alla GERMANIA di conformarsi al diritto dell'UE nell'introdurre pedaggi stradali per i veicoli privati

La Commissione europea sta avviando una procedura di infrazione nei confronti della Germania in merito alla legge adottata l'8 giugno 2015, che introduce un sistema di pedaggi stradali per le autovetture. Gli Stati membri sono tenuti a rispettare i principi generali del trattato UE in materia di non discriminazione, di libera circolazione delle merci, di libera prestazione dei servizi tra gli Stati membri nonché in materia di concessione di condizioni paritarie ai vettori. Secondo la valutazione della Commissione, la deduzione dei diritti di utenza dall'imposta annuale sulle autovetture per i veicoli immatricolati in Germania configura una violazione del diritto dell'UE, in particolare dell'articolo 18 del TFUE, che vieta ogni forma di discriminazione tra i cittadini dell'UE. Ciò è dovuto al fatto che la nuova legge comporterà per gli automobilisti di altri Stati membri oneri maggiori rispetto a quelli previsti per gli utenti tedeschi. La Commissione ritiene inoltre che il prezzo dei bolli di breve durata per alcuni veicoli, che sarebbero prevalentemente utilizzati da automobilisti stranieri, è eccessivo rispetto al prezzo dei bolli annuali.

La Germania ha due mesi di tempo per rispondere alla Commissione. La lettera di costituzione in mora inviata alla Germania è la prima tappa della procedura di infrazione. Se in seguito alla presentazione delle osservazioni dalla Germania si ritiene che il diritto tedesco non rispetti i principi dell'UE la Commissione emetterà un parere motivato con cui chiederà alla Germania di adottare le misure necessarie per conformarsi al diritto dell'UE. Per consultare un comunicato stampa al riguardo cliccare qui.


 9 Fiscalità

(Per ulteriori informazioni: Vanessa Mock – Tel.: +32 229 56194)

 La Commissione europea ha deciso di deferire il BELGIO alla Corte di giustizia dell'Unione europea per il regime fiscale applicato ai contribuenti belgi che investono in beni immobili all'estero

La Commissione europea ha deciso di deferire il Belgio alla Corte di giustizia dell'Unione europea per la sua normativa fiscale, che prevede metodi discrepanti per la valutazione dei redditi derivanti da beni immobili. Per via di tale discrepanza i redditi che un residente belga deriva da beni immobili situati all'estero sono oggetto di una valutazione superiore rispetto a quelli derivanti da beni immobili situati sul territorio nazionale.

Ne consegue che la normativa belga favorisce gli investimenti in alcuni beni immobili situati in Belgio, penalizzando nel contempo i contribuenti che scelgono di investire in beni immobili simili situati in altri Stati membri dell'UE o dello Spazio economico europeo (SEE). Questo trattamento fiscale differenziato configura una violazione della libera circolazione dei capitali, garantita dall'articolo 63 TFUE e dall'articolo 40 dell'accordo SEE.

Il 22 marzo 2012 la Commissione ha inviato al Belgio una richiesta, sotto forma di parere motivato (IP/12/282), invitandolo a modificare la sua normativa. Poiché il Belgio non ha provveduto ad apportare tale modifica la Commissione ha deciso di adire la Corte di giustizia dell'Unione europea. Per ulteriori informazioni è possibile consultare il comunicato stampa.

[1] Deferimenti alla Corte: 5;

pareri motivati: 18;

costituzioni in mora: 44;

archiviazioni: 61.

MEMO/15/5162

Informazioni al pubblico:


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