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Commissione europea - Scheda informativa

Domande e risposte sull'agenda europea sulla migrazione

Bruxelles, 13 maggio 2015

Che scopo ha l'agenda europea sulla migrazione?

La migrazione è stata fin dall'inizio una delle priorità politiche dell'attuale Commissione. Il principale obiettivo di questa agenda europea sulla migrazione è affrontare la questione migratoria in modo complessivo. La migrazione sta diventando un fenomeno sempre più complesso, che non può essere affrontato con un unico approccio. Questa Commissione non vuole più lavorare a compartimenti stagni, intende invece integrare la migrazione in tutti i suoi settori d'intervento, sia di politica interna che estera.

La prima parte dell'agenda europea sulla migrazione stabilisce misure immediate per impedire tragedie umane e rafforzare i meccanismi atti ad affrontare le emergenze. Questo obiettivo sarà realizzato rafforzando la nostra presenza in mare per salvare vite umane, combattendo le reti criminali di trafficanti, facendo fronte al gran numero di migranti in arrivo nell'UE con un meccanismo di distribuzione dei richiedenti asilo (ricollocazione), permettendo a un maggior numero di rifugiati provenienti da paesi terzi di entrare nell'UE in modo legale e sicuro (reinsediamento) e usando i mezzi operativi e finanziari dell'UE per aiutare gli Stati membri in prima linea.

Lo strumentario in via di definizione oggi per rispondere alle sfide immediate che si pongono nel Mediterraneo rimarrà a disposizione degli Stati membri per aiutarli a gestire eventuali forti pressioni migratorie anche in futuro, su un qualsiasi versante delle nostre frontiere comuni.

Pur avendo puntato i riflettori sui bisogni immediati, la crisi migratoria del Mediterraneo ha anche rivelato molto dei limiti strutturali della politica migratoria dell'Unione e degli strumenti di cui dispone. L'UE ha ora la duplice opportunità di trovare un giusto equilibrio nella sua politica migratoria e inviare un chiaro messaggio ai cittadini: se si vuole gestire meglio la migrazione occorre che tutti gli attori dell'UE lavorino congiuntamente. Per questo motivo l'agenda europea sulla migrazione definisce anche un nuovo approccio strategico per gestire meglio la migrazione a medio e lungo termine, basato su quattro pilastri: 1) ridurre gli incentivi all'immigrazione irregolare; 2) salvare vite umane e garantire la sicurezza delle frontiere esterne; 3) una forte politica comune di asilo; 4) una nuova politica di migrazione legale.

In che modo l'agenda intende rafforzare la presenza in mare per salvare vite umane?

La Commissione ha adottato oggi una proposta di bilancio rettificativo che permetterà di triplicare il bilancio delle operazioni congiunte di Frontex, Triton e Poseidon, per il 2015. Entro maggio sarà adottata anche una proposta per il bilancio 2016. La Commissione confida che i colegislatori - Parlamento europeo e Consiglio dell'Unione europea - concreteranno in tempi rapidi gli impegni assunti, adottando il bilancio rettificativo al più presto.

Entro maggio sarà presentato anche il nuovo piano operativo di Triton che Frontex ha concordato con l'Italia e che, una volta attuato, permetterà di aumentare sia i mezzi impiegati che la portata geografica dell'operazione, in modo che Frontex possa svolgere il suo doppio ruolo: da un lato coordinare il sostegno operativo alle frontiere degli Stati membri sotto pressione, dall'altro aiutare a salvare i migranti in mare.

In che modo sarà finanziato tutto questo?

Come primo passo la Commissione metterà a disposizione nel 2015 un importo complessivo di 89 milioni di EUR in fondi supplementari attinti dal bilancio dell'UE. A tal fine è oggi proposto al Parlamento europeo e al Consiglio un progetto di bilancio rettificativo.

Di quest'importo complessivo, 27 milioni di EUR andranno a Frontex per il potenziamento delle due operazioni Triton e Poseidon, triplicandone in tal modo le dotazioni per gli ultimi 7 mesi del 2015.

Per aiutare gli Stati membri in prima linea a accogliere un numero maggiore di migranti, la Commissione ha proposto di aumentare la dotazione del Fondo Asilo, migrazione e integrazione (AMIF) di 57 milioni di EUR, importo che sarà destinato a: raddoppiare gli aiuti di emergenza in tutte le fasi successive al primo arrivo e al primo screening dei migranti (25 milioni di EUR); realizzare un progetto pilota volontario sul reinsediamento (25 milioni di EUR); potenziare i programmi di sviluppo e protezione regionale per l'Africa settentrionale e il Corno d'Africa (7 milioni di EUR). La Commissione propone altresì di aumentare la dotazione del Fondo Sicurezza interna (ISF) di 5 milioni di EUR, da destinare agli aiuti di emergenza (quali prima assistenza medica e identificazione dei migranti) ai fini delle attività di sorveglianza condotte nel contesto delle operazioni Triton e Poseidon.

La Commissione propone inoltre di ampliare il personale e aumentare il bilancio delle tre agenzie che intervengono direttamente nella risposta alle pressioni migratorie:

  • Frontex: 16 posti supplementari; 528 000 EUR di supplemento di spesa per il 2015.
  • Europol: 3 posti supplementari; 99 000 EUR di supplemento di spesa per il 2015.
  • Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO): 4 posti supplementari; 132 000 EUR di supplemento di spesa per il 2015.

Quanto agli impegni, gli 89 milioni sono attinti per la maggior parte ai margini disponibili nella rubrica 3, con 13,2 milioni di EUR ricavati dalle entrate con destinazione specifica recuperate dalla chiusura di vecchie pratiche nel quadro del Fondo per le frontiere esterne. Si attingerà dalla stessa fonte anche per 7 milioni di EUR in pagamenti, mentre i restanti pagamenti per quasi 70 milioni di EUR proverranno dal programma Galileo, dato che l'appalto del terzo lotto di satelliti originariamente previsto per il 2015 è slittato al secondo trimestre 2016.

Il volume complessivo dei pagamenti nel bilancio 2015 resterà quindi invariato.

Come funzionerà il sistema per la ricollocazione di emergenza?

Per far fronte alla situazione nel Mediterraneo, entro la fine di maggio la Commissione proporrà di attivare il sistema di risposta di emergenza previsto dall'articolo 78, paragrafo 3[1], del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. La proposta prevederà un meccanismo per la ricollocazione temporanea dei richiedenti asilo che hanno evidente bisogno di protezione internazionale, in modo da garantire la partecipazione equa ed equilibrata di tutti gli Stati membri allo sforzo comune. Lo Stato membro ricevente sarà competente per l'esame della domanda di asilo secondo le norme vigenti dell'UE. La Commissione definirà una chiave di redistribuzione basata su criteri come PIL, popolazione, tasso di disoccupazione e numero passato di richiedenti asilo e di rifugiati reinsediati.

La Commissione intende proporre anche un sistema permanente di ripartizione della responsabilità?

Sì, l'UE necessita di un sistema permanente per condividere tra gli Stati membri la responsabilità dei numerosi rifugiati e richiedenti asilo. La Commissione presenterà pertanto una proposta legislativa entro il 2015 che preveda un sistema di ricollocazione obbligatorio di attivazione automatica che in caso di afflusso massiccio distribuisca all'interno dell'UE le persone con evidente bisogno di protezione internazionale. Il sistema terrà conto degli sforzi già compiuti dagli Stati membri su base volontaria.

Regno Unito, Irlanda e Danimarca saranno vincolati dalle norme e dalle leggi adottate in virtù dell'agenda europea sulla migrazione?

A norma dei trattati il Regno Unito e l'Irlanda godono di un diritto di partecipazione che consente loro di scegliere se partecipare a una data misura entro tre mesi dalla presentazione della proposta al Consiglio, a norma della parte terza, titolo V, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE).

Il Regno di Danimarca gode di un diritto di non partecipazione, ossia non partecipa alle misure che rientrano nella parte terza, titolo V, del TFUE.

Poiché l'articolo 78, paragrafo 3, del TFUE è compreso nella parte terza, titolo V, dello stesso trattato, il Regno Unito e l'Irlanda saranno vincolati dall'agenda europea sulla migrazione solo se lo vorranno, mentre le norme e leggi adottate in tale ambito non vincoleranno la Danimarca.

L'agenda intende facilitare l'ingresso sicuro e legittimo dei rifugiati nell'UE attraverso meccanismi di reinsediamento?

Entro la fine di maggio la Commissione presenterà una raccomandazione in cui proporrà un programma di reinsediamento dell'UE per offrire 20 000 posti. Il programma si applicherà in tutti gli Stati membri secondo criteri di distribuzione come PIL, popolazione, tasso di disoccupazione e numero passato di richiedenti asilo e di rifugiati reinsediati, tenuto conto degli sforzi già compiuti dagli Stati membri su base volontaria. A sostegno del programma, il bilancio dell'UE fornirà un finanziamento supplementare di 50 milioni di EUR nel 2015-2016.

Dove saranno attinti i 50 milioni di EUR per il programma di reinsediamento?

I fondi supplementari per il programma di reinsediamento dell'UE (50 milioni di EUR, ripartiti uniformemente tra il 2015 e il 2016) saranno aggiunti alla dotazione specifica per il reinsediamento, la ricollocazione e le azioni specifiche del Fondo Asilo, migrazione e integrazione (AMIF). Tale dotazione ha già raggiunto i 360 milioni di EUR per il periodo 2014-2020; una piccola parte dell'importo (circa 50 milioni di EUR) è destinata alle azioni specifiche, il resto dovrebbe finanziare l'attuale programma di reinsediamento (volontario) dell'UE.

In che modo la Commissione intende mobilitare le agenzie e i fondi dell'UE per far fronte all'attuale situazione di emergenza?

La Commissione istituirà un nuovo metodo basato sui "punti di crisi": l'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo, Frontex ed Europol lavoreranno sul terreno con gli Stati membri in prima linea per condurre con rapidità le operazioni di identificazione, registrazione e rilevamento delle impronte digitali dei migranti in arrivo. I lavori delle agenzie saranno complementari. Chi presenterà domanda di asilo sarà immediatamente immesso in una procedura di asilo cui contribuiranno le squadre di sostegno dell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO) trattando le domande quanto più rapidamente possibile. Per chi invece non necessita di protezione, è previsto che Frontex aiuti gli Stati membri a coordinare il rimpatrio dei migranti irregolari. Europol ed Eurojust assisteranno lo Stato membro ospitante con indagini volte a smantellare le reti della tratta e del traffico di migranti.

Come saranno finanziate queste azioni nei "punti di crisi"?

A sostegno di tali iniziative, la Commissione sta mobilitando un importo supplementare di 60 milioni di EUR in finanziamenti di emergenza, anche per sostenere i sistemi di accoglienza e assistenza sanitaria degli Stati membri sottoposti a particolare pressione. Questi finanziamenti di emergenza supplementari saranno attinti dalle dotazioni del Fondo Sicurezza interna (ISF) (10 milioni di EUR) e del Fondo Asilo, migrazione e integrazione (AMIF) (50 milioni di EUR) previste per il 2015 e il 2016 e saranno elargiti agli Stati membri in prima linea come necessaria misura di sostegno al potenziamento delle operazioni Triton e Poseidon di soccorso ai migranti.

In che modo intende l'agenda intensificare la lotta contro la tratta e il traffico di migranti?

Poiché a sacrificare vite umane nel Mediterraneo sono principalmente i trafficanti, che sfruttano la disperazione dei migranti e ne mettono a repentaglio la vita, la priorità per l'Europa è smantellare le reti criminali che organizzano tali viaggi. In questo settore l'obiettivo fondamentale dell'azione dell'UE sarà sviluppare un'ampia serie di iniziative con un apposito piano d'azione che sarà adottato entro maggio, volto a trasformare le reti del traffico da operazioni a basso rischio ed elevato rendimento per i criminali in operazioni ad alto rischio e basso rendimento. Nel piano d'azione la Commissione proporrà iniziative dirette a potenziare le indagini e il perseguimento delle reti criminali di trafficanti, contribuire a smantellarle, consegnare i colpevoli alla giustizia e sequestrarne i beni, attraverso l'azione rapida delle autorità degli Stati membri in collaborazione con le agenzie dell'UE.

Quali sono le principali misure per migliorare la condivisione delle informazioni nella lotta contro il traffico di migranti?

L'Alta rappresentante/Vicepresidente ha già presentato alcune opzioni per eventuali operazioni di politica di sicurezza e di difesa comune destinate a identificare, catturare e distruggere sistematicamente le imbarcazioni usate dai trafficanti. Tale intervento, da realizzarsi in accordo con il diritto internazionale, darà un segnale forte della determinazione dell'UE ad agire. Si farà anche di più per mettere in comune e utilizzare meglio le informazioni in modo da individuare e colpire i trafficanti. Europol costituirà un punto di accesso unico per la cooperazione tra agenzie in materia di traffico di migranti. Frontex ed Europol elaboreranno profili delle imbarcazioni che potrebbero usare i trafficanti. Europol provvederà poi a richiedere la rimozione di contenuti Internet con cui i trafficanti attraggono migranti e rifugiati.

È destinata a aumentare la cooperazione con i paesi terzi di transito e di origine sulle tematiche della migrazione?

L'UE intensificherà l'interazione con i paesi terzi strategici, cominciando col dedicare al tema della migrazione un vertice politico ad alto livello che si terrà a Malta, in cui l'UE discuterà con partner fondamentali il modo in cui affrontare le cause profonde del fenomeno, proteggere le persone in stato di necessità e smantellare le reti del traffico. L'UE intensificherà la cooperazione con i paesi di transito, a cominciare dal Niger e dal Mali, nei quali potenzierà le attuali operazioni della politica di sicurezza e di difesa comune per rafforzare i controlli di frontiera. Saranno creati o rafforzati programmi di sviluppo e protezione regionale, a cominciare dall'Africa settentrionale e dal Corno d'Africa. Sarà reso disponibile nel 2015-2016 un importo supplementare di 30 milioni di EUR cui dovrebbero integrarsi ulteriori contributi degli Stati membri.

Inoltre l'UE svilupperà ulteriormente gli attuali consessi di cooperazione bilaterale e regionale sulla migrazione (processo di Rabat, processo di Khartoum, processo di Budapest, dialogo UE-Africa su migrazione e mobilità - per maggiori informazioni v. MEMO/15/4832): ora l'obiettivo è arricchirli ampliando il ruolo nel campo della migrazione delle delegazioni UE situate in paesi strategici. Le delegazioni riferiranno ad esempio sulle principali tendenze migratorie nei paesi ospitanti, contribuiranno a integrare la migrazione nella cooperazione allo sviluppo e intesseranno legami con i paesi ospitanti per assicurare un'azione coordinata. Presso le delegazioni UE in paesi terzi strategici saranno distaccati funzionari di collegamento europei per la migrazione, in stretta cooperazione con la rete di funzionari di collegamento incaricati dell'immigrazione, con le autorità locali e la società civile, al fine di raccogliere, scambiare e analizzare le informazioni. In una prima fase i funzionari di collegamento saranno distaccati in Egitto, Algeria, Marocco, Tunisia, Niger, Senegal, Sudan, Turchia, Pakistan, Libano e Giordania.

Dove saranno attinti i 30 milioni di EUR per finanziare i programmi di sviluppo e protezione regionale?

Un importo totale di 30 milioni di EUR per i programmi di sviluppo e protezione regionale (che inizialmente interesseranno l'Africa settentrionale e il Corno d'Africa) sarà elargito mediante i programmi di lavoro annuali dell'AMIF per le azioni dell'Unione. L'importo di 8 milioni di EUR già disponibile nel programma di lavoro annuale 2015 dell'AMIF sarà maggiorato dei 7 milioni di EUR previsti dal bilancio rettificativo 2015 e di altri 15 milioni di EUR che saranno proposti nel progetto di bilancio 2016. Potendo contare su queste risorse i programmi riusciranno a proseguire almeno sino a fine 2017. Nella fase iniziale è previsto che i due programmi siano attuati tramite sovvenzioni dirette a due consorzi transnazionali, guidati uno dall'Italia (per l'Africa settentrionale) e l'altro dai Paesi Bassi (per il Corno d'Africa). L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) saranno partner esecutivi.

Saranno istituiti centri nei paesi terzi? Quale sarà il loro ruolo?

In Niger sarà istituito un centro pilota multifunzionale entro la fine dell'anno. In collaborazione con l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e le autorità del Niger, il centro offrirà informazioni, protezione locale e opportunità di reinsediamento alle persone in stato di necessità. Centri di questo tipo nei paesi di origine o di transito potrebbero dare ai potenziali migranti un quadro realistico delle possibilità di successo del loro viaggio e prospettare opzioni di rimpatrio volontario assistito ai migranti irregolari.

In che modo l'agenda garantirà un sistema europeo comune di asilo forte in futuro?

La priorità è garantire l'attuazione piena e coerente del sistema europeo comune di asilo. A questo scopo sarà istituito un nuovo processo di monitoraggio sistematico che esamini l'attuazione e l'applicazione delle norme in materia di asilo e promuova la fiducia reciproca. L'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO) intensificherà la cooperazione pratica con gli Stati membri per affermarsi come referente in grado di fornire informazioni centralizzate sul paese d'origine, vale a dire gli elementi di fatto su cui si basano le decisioni in materia di asilo: ne potrebbe discendere una maggiore uniformità delle decisioni. Un sistema europeo comune di asilo più forte significa anche un approccio più efficace degli abusi. Troppe richieste sono infondate: nel 2014 il 55% delle domande di asilo ha dato luogo a decisione negativa e per alcune nazionalità i tassi di rigetto si sono avvicinati al 100%, il che ha ostacolato la capacità degli Stati membri di assicurare una protezione rapida a chi ne avevano bisogno.

Il sistema Dublino sarà riesaminato?

La forza del sistema di asilo dipende anche dal buon funzionamento del regolamento Dublino III; il sistema stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide. I criteri per stabilire tale responsabilità sono, in ordine gerarchico, considerazioni di natura familiare, il possesso recente di un visto o permesso di soggiorno in uno Stato membro, l'ingresso regolare o irregolare del richiedente nell'UE. Anche se i più recenti miglioramenti giuridici datano solo al 2014, il sistema Dublino non funziona come dovrebbe. Nel 2014 cinque Stati membri hanno trattato il 72% di tutte le domande di asilo presentate nell'UE. Quando il sistema Dublino è stato concepito, l'Europa si trovava in una fase diversa di cooperazione nel settore dell'asilo, con afflussi diversi per natura e dimensioni. Quando la Commissione intraprenderà la sua valutazione del sistema Dublino, nel 2016, sarà anche in grado di attingere dall'esperienza maturata con i meccanismi di ricollocazione e reinsediamento: questo la aiuterà a decidere se sia necessario rivedere i parametri giuridici del sistema Dublino per ottenere una più equa distribuzione dei richiedenti asilo in Europa.

Qual è la strategia a lungo termine in materia di asilo?

Il trattato sull'Unione europea auspica uno status uniforme in materia di asilo valido in tutta l'Unione.La Commissione intende avviare un ampio dibattito sulle prossime iniziative per lo sviluppo del sistema europeo comune di asilo, vagliando anche le possibilità di un codice comune di asilo e del riconoscimento reciproco tra Stati membri delle decisioni positive in materia di asilo. Il dibattito comprenderà anche una riflessione a lungo termine sull'istituzione di un unico processo decisionale in materia di asilo, al fine di garantire la parità di trattamento dei richiedenti asilo in tutta Europa.

Perché l'agenda si concentra sulla necessità di rendere più efficace il sistema di rimpatrio dell'UE?

Uno degli incentivi all'immigrazione irregolare è la consapevolezza che il sistema di rimpatrio dell'UE (rimpatrio degli immigrati irregolari e di coloro le cui domande di asilo sono rifiutate) funziona in modo imperfetto. Le reti di trafficanti spesso contano sulla percentuale relativamente bassa delle decisioni di rimpatrio effettivamente eseguite: stando ai dati di Eurostat, nel 2013 hanno lasciato l'UE solo circa 167 000 delle 425 000 persone colpite da decisione di rimpatrio. Le iniziative per smantellare le reti di trafficanti dipendono notevolmente anche dalla capacità di dissuadere i potenziali migranti irregolari dall'intraprendere il viaggio.

Per aumentare il tasso di rimpatrio, dobbiamo garantire innanzitutto che i paesi terzi rispettino l'obbligo internazionale di riammettere i propri cittadini che soggiornano irregolarmente in Europa. Parallelamente gli Stati membri devono applicare la direttiva rimpatri. La Commissione si occuperà in via prioritaria di monitorare l'attuazione della direttiva, là dove un sistema di rimpatrio più rapido va di pari passo con il rispetto delle procedure e norme che consentono all'Europa di garantire un trattamento umano e dignitoso dei rimpatriati e un uso proporzionato delle misure coercitive, in linea con i diritti fondamentali e il principio di non respingimento. Prossimamente saranno introdotte nuove norme sul rimpatrio dei migranti in situazione irregolare nell'ambito del meccanismo di valutazione Schengen, e un "manuale sul rimpatrio" assisterà gli Stati membri con orientamenti comuni, buone pratiche e raccomandazioni.

Frontex svolgerà un ruolo di maggior rilievo nel sostenere le attività di rimpatrio degli Stati membri?

Pur disponendo di norme comuni sul rimpatrio, l'UE manca di un'efficace cooperazione operativa. Frontex offre attualmente un notevole sostegno agli Stati membri, ma occorre rafforzarne il mandato per aumentare la sua capacità di fornire un'assistenza operativa globale. Oggi Frontex può soltanto coordinare operazioni di rimpatrio congiunte, non può avviarne di propria iniziativa. Sulla base della valutazione in corso, che dovrà concludersi quest'anno, la Commissione proporrà di modificare la base giuridica di Frontex per potenziarne il ruolo in materia di rimpatrio.

Quale obiettivo si prefigge l'agenda per migliorare la sicurezza delle frontiere esterne dell'Unione e salvare vite umane?

L'UE ha una politica consolidata di aiuto a favore degli Stati membri per costruire frontiere esterne solide e coerenti. Il Fondo Sicurezza interna assegna già più di 2,7 miliardi di EUR agli Stati membri per il periodo 2014-2020. Ma se esistono già norme sul controllo di frontiera, la gestione delle frontiere è ancora variabile e basata su un mosaico di documenti e strumenti. Nel 2016 la Commissione proporrà una norma dell'Unione sulla gestione delle frontiere, per garantire un livello elevato e uniforme di controllo di tutti gli aspetti delle frontiere esterne dell'Unione.

La Commissione intende presentare una nuova proposta sulle "frontiere intelligenti"?

Sì, la Commissione intende presentare una proposta riveduta in materia di frontiere intelligenti a inizi 2016, in quanto gestire le nostre frontiere in modo più efficiente implica anche un migliore utilizzo delle opportunità offerte dai sistemi e dalle tecnologie informatiche. Sarà presentata una nuova iniziativa "frontiere intelligenti" per rendere più efficaci i valichi di frontiera, agevolare gli attraversamenti della grande maggioranza dei cittadini di paesi terzi che sono viaggiatori "in buona fede" e rafforzare la lotta contro l'immigrazione irregolare, creando un registro di tutti i movimenti transfrontalieri di cittadini di paesi terzi, nel pieno rispetto della proporzionalità.

L'agenda propone di sviluppare un sistema europeo di guardie di frontiera?

Oggi la gestione delle frontiere esterne resta una responsabilità ampiamente condivisa. Nel 2016 la Commissione avvierà un ampio dibattito politico sull'ulteriore sviluppo della cooperazione operativa alle frontiere esterne. Oltre alla possibilità di un sistema europeo di guardie di frontiera, il dibattito potrebbe riguardare un nuovo approccio sulle funzioni esercitate dalle guardie costiere nell'UE, esaminando iniziative come la condivisione dei mezzi, esercitazioni congiunte e il duplice uso delle risorse, compresa la possibilità di muovere verso la creazione di una guardia costiera europea.

In che modo l'agenda risponde alla necessità di aprire canali legali di immigrazione nell'UE?

Il programma di reinsediamento dell'UE (v. supra) offrirà alle persone che necessitano di protezione internazionale un modo per entrare nell'UE legalmente e in condizioni di sicurezza.

A causa dell'invecchiamento della popolazione l'UE si troverà a dover far fronte a una penuria di competenze sul mercato del lavoro, soprattutto competenze scientifiche, tecnologiche e ingegneristiche. Per questo la Commissione europea presenterà nel 2015 un nuovo pacchetto sulla mobilità dei lavoratori e avvierà una consultazione pubblica sulla direttiva "Carta blu" nell'intento di attrarre nell'UE un maggior numero di cittadini di paesi terzi altamente qualificati.

Nel contempo l'UE investirà in un dialogo a lungo termine sull'impresa, coinvolgendo il settore privato, i sindacati e altre parti sociali, per cercare di capire meglio le variegate esigenze della nostra economia e dei nostri mercati del lavoro e per scambiare migliori pratiche.

La Commissione metterà a disposizione almeno 30 milioni di EUR per aiutare i paesi terzi a consolidare la capacità di gestire con efficacia la migrazione di forza lavoro, insistendo in particolare sull'emancipazione dei lavoratori migranti e sulla lotta allo sfruttamento. Promuoverà inoltre le assunzioni etiche nei settori in cui mancano lavoratori qualificati nei paesi d'origine e renderà meno costosi, più rapidi e più sicuri i trasferimenti delle rimesse.

In futuro la Commissione intende vagliare l'ipotesi di sviluppare, insieme agli Stati membri, un "sistema di manifestazione d'interesse", grazie al quale si possano abbinare potenziali candidati alla migrazione con datori di lavoro interessati di tutta l'UE.

Per ulteriori informazioni

Comunicato stampa IP sull'agenda sulla migrazione


[1] Articolo 78, paragrafo 3 del TFUE: "Qualora uno o più Stati membri debbano affrontare una situazione di emergenza caratterizzata da un afflusso improvviso di cittadini di paesi terzi, il Consiglio, su proposta della Commissione, può adottare misure temporanee a beneficio dello Stato membro o degli Stati membri interessati. Esso delibera previa consultazione del Parlamento europeo".

MEMO/15/4957

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