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Commissione europea - Scheda informativa

Pacchetto infrazioni di febbraio: decisioni principali

Bruxelles, 26 febbraio 2015

Con le decisioni sui casi d'infrazione adottate questo mese, la Commissione europea avvia varie azioni legali nei confronti di alcuni Stati membri per inadempimento degli obblighi previsti dal diritto dell'UE. Le decisioni qui esposte, relative a molti settori, mirano a garantire la corretta applicazione del diritto dell'UE a favore dei cittadini e delle imprese.

La Commissione ha adottato oggi 276 decisioni, compresi 44 pareri motivati e 9 deferimenti alla Corte di giustizia dell'Unione europea. La Commissione procede inoltre ad archiviare alcuni casi in cui i problemi con gli Stati membri interessati sono stati risolti senza necessità per la Commissione di proseguire oltre nel procedimento.

Si riporta di seguito una breve esposizione delle principali decisioni. Per maggiori informazioni sulla procedura di infrazione si rinvia al MEMO/12/12. Per maggiori informazioni su tutte le decisioni si rinvia al registro delle decisioni della Commissione sui procedimenti di infrazione.

 

1. Deferimenti alla Corte di giustizia

 

Agricoltura: la Commissione europea deferisce l’ITALIA alla Corte di giustizia per il mancato recupero dei prelievi dovuti dai produttori di latte italiani

La Commissione europea ha deciso oggi di deferire l’Italia alla Corte di giustizia dell'Unione europea per non aver assolto adeguatamente al proprio compito di gestione del recupero dei prelievi per la sovrapproduzione di latte che devono essere versati dai singoli produttori che abbiano superato le loro quote latte giornaliere.

L'Italia ha superato la propria quota nazionale ogni anno dal 1995 al 2009 e lo Stato italiano ha versato alla Commissione gli importi dei prelievi supplementari dovuti per tale periodo (2,305 miliardi di EUR). Tuttavia, nonostante le ripetute richieste della Commissione, le autorità italiane hanno chiaramente omesso di adottare le misure necessarie per recuperare efficacemente i prelievi dovuti dai singoli produttori e stabilimenti lattieri, come richiede invece la normativa UE pertinente, compromettendo il regime delle quote e falsando la concorrenza nei confronti dei produttori che hanno rispettato le quote o che hanno provveduto a pagare l'importo dei loro prelievi supplementari. Come ha sottolineato la Corte dei conti italiana, si tratta di un'ingiustizia anche nei confronti dei contribuenti italiani.

[Per ulteriori informazioni: IP/15/4490 - Daniel Rosario – Tel.: (32-2) 295 61 85]

 

Ambiente: la Commissione deferisce la GRECIA alla Corte di giustizia dell'Unione europea per trattamento inadeguato delle acque reflue e conseguente rischio per la salute pubblica

La Commissione europea deferisce la Grecia alla Corte di giustizia per non aver garantito un adeguato trattamento delle acque reflue. Gli Stati membri devono predisporre un adeguato sistema di raccolta e trattamento delle acque reflue urbane; le acque non trattate rappresentano infatti un rischio per la salute umana, le acque interne e l'ambiente marino. La Grecia era stata avvisata per la prima volta nel 2010 a tale proposito; il caso in questione riguarda zone con una popolazione equivalente compresa tra 2 000 e 15 000 abitanti. Sebbene da allora molte delle preoccupazioni iniziali siano state dissipate, l'entità dei problemi irrisolti ha indotto la Commissione a deferire il caso alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

[Per ulteriori informazioni: IP/15/4491 - Enrico Brivio – Tel.: (32-2) 295 61 72]

 

Ambiente: la SLOVENIA convenuta di nuovo davanti alla Corte di giustizia dell'Unione europea per mancato rilascio di una licenza industriale per uno dei maggiori cementifici; la Commissione chiede sanzioni

La Commissione europea ha deferito nuovamente la Slovenia alla Corte di giustizia per la mancata autorizzazione di impianti industriali che operano senza licenze. Questi possono essere rilasciati soltanto se vengono rispettati determinati criteri ambientali. Nel 2010 la Corte ha stabilito che la Slovenia era venuta meno al proprio obbligo di garantire il rispetto delle norme dell'UE in materia di prevenzione e controllo dell'inquinamento nel funzionamento di tutti gli impianti industriali. Quattro anni dopo la sentenza della Corte, uno dei cementifici più importanti continua a operare senza i necessari permessi, esponendo a potenziali pericoli la salute dei cittadini. La Commissione chiede il pagamento di una penalità giornaliera di 9 009 EUR fino a quando gli obblighi non saranno adempiuti, oltre a un importo forfettario di 1,604,603 EUR.

[Per ulteriori informazioni: IP/15/4492 - Enrico Brivio – Tel.: (32-2) 295 61 72]

 

Crescita: la Commissione deferisce la GERMANIA alla Corte di giustizia dell'Unione europea per rimuovere gli ostacoli al commercio di articoli pirotecnici

La Commissione europea ha deciso di deferire la Germania alla Corte di giustizia dell'Unione europea in quanto le norme tedesche riguardanti gli articoli pirotecnici, compresi i fuochi d'artificio, non sono conformi al diritto dell'UE. La Germania impone requisiti amministrativi supplementari per la vendita di tali articoli, anche se sono già stati testati e hanno ottenuto il marchio CE in un altro Stato membro dell'UE. La Commissione ritiene che simili restrizioni siano in conflitto con la direttiva dell'UE sugli articoli pirotecnici e creino ostacoli al commercio nel mercato interno.

Secondo la legge tedesca, prima di poter essere venduti in Germania, gli articoli pirotecnici con il marchio CE devono essere notificati, insieme alle relative istruzioni per l'uso, all'Istituto federale per la ricerca e la sperimentazione di materiali (BAM). I venditori pagano un canone per tale notifica e possono essere tenuti a modificare le istruzioni per l'uso. La Commissione ritiene che, a causa dell'imposizione di tali obblighi supplementari sugli articoli pirotecnici legalmente fabbricati e certificati da un organismo autorizzato in un altro Stato membro, la Germania non si sia conformata alla direttiva sugli articoli pirotecnici.

[Per ulteriori informazioni: IP/15/4444 - Lucia Caudet – Tel.: (32-2) 295 61 82]

 

Fiscalità - limiti all'esenzione dall'IVA per i servizi a costi ripartiti: la GERMANIA convenuta davanti alla Corte di giustizia dell'Unione europea

La Commissione europea ha deciso di deferire la Germania alla Corte di giustizia dell'Unione europea per garantire la conformità al diritto dell'UE della legislazione tedesca in materia di esenzione dall'IVA per i servizi a costi ripartiti. I gruppi di ripartizione dei costi sono associazioni di contribuenti finalizzate all'acquisto di servizi presso terzi. La direttiva IVA esonera dall'IVA i servizi che i gruppi di ripartizione dei costi possono fornire ai loro membri, a condizione che le attività dei membri siano esonerate dall'IVA, i servizi a costi ripartiti siano direttamente necessari alle attività svolte dai membri, il gruppo chieda il rimborso esatto della quota delle spese comuni attribuibile a ciascun membro e, infine, che tali esenzioni non comportino distorsioni della concorrenza. Tale normativa non limita l'esenzione ad alcun settore specifico.

[Per ulteriori informazioni: IP/15/4493 - Vanessa Mock - Tel.: (32-2) 295 61 94]

 

Fiscalità: il PORTOGALLO convenuto davanti alla Corte di giustizia dell'Unione europea per mancato adeguamento dell'imposta di immatricolazione dei veicoli usati alla normativa dell'UE

La Commissione europea ha deciso di deferire il Portogallo alla Corte di giustizia dell'Unione europea per la mancata modifica delle norme relative alla tassa di immatricolazione dei veicoli importati di seconda mano.

Secondo la normativa portoghese, il calcolo del valore imponibile dei veicoli di seconda mano introdotti in Portogallo in provenienza da un altro Stato membro non tiene conto del valore reale del veicolo. Non viene preso in considerazione alcun deprezzamento se il veicolo ha meno di un anno e, nel caso di veicoli con più di cinque anni, non viene considerato alcun ulteriore deprezzamento. Ciò può determinare per i veicoli importati un’imposizione superiore a quella applicata ai veicoli acquistati in ambito nazionale.

[Per ulteriori informazioni: IP/15/4495 - Vanessa Mock - Tel.: (32-2) 295 61 94]

 

Trasporti: la Commissione deferisce l'AUSTRIA e il LUSSEMBURGO alla Corte di giustizia dell'Unione europea per il mancato rispetto delle norme relative ai diritti dei passeggeri nel trasporto effettuato con autobus

La Commissione europea ha deciso di deferire l'Austria e il Lussemburgo alla Corte di giustizia dell'Unione europea per non aver rispettato il regolamento UE relativo ai diritti dei passeggeri nel trasporto effettuato con autobus (regolamento (UE) n. 181/2011).

Tale regolamento impone agli Stati membri di designare le autorità competenti incaricate di monitorare l'applicazione delle norme e di gestire i reclami dei passeggeri. Gli Stati membri devono inoltre predisporre un sistema di sanzioni nei confronti degli operatori che violano le disposizioni del regolamento e designare le stazioni in cui i passeggeri con disabilità possono ricevere l'assistenza necessaria per i loro viaggi. L'Austria non ha adottato alcuna misura in tal senso nonostante il parere motivato inviato dalla Commissione nel marzo 2014. Il Lussemburgo ha omesso di istituire il necessario sistema di sanzioni nonostante il parere motivato che la Commissione ha inviato nel settembre 2014.

[Per ulteriori informazioni: IP/15/4496 - Jakub Adamowicz – Tel.: (32-2) 295 01 95]

 

Trasporti: la DANIMARCA convenuta davanti alla Corte di giustizia dell'Unione europea per questioni di sicurezza ferroviaria

La Commissione europea ha deciso di deferire la Danimarca alla Corte di giustizia dell'Unione europea per non aver recepito in modo corretto la normativa europea sulla sicurezza ferroviaria (direttiva 2004/49/CE). Tale normativa mira a garantire la sicurezza ferroviaria e a migliorare l'accesso al mercato dei servizi di trasporto ferroviario. Gli Stati membri sono tenuti ad armonizzare le strutture normative, a definire le responsabilità in materia di sicurezza tra i soggetti interessati e a sviluppare obiettivi e metodi comuni relativi alla sicurezza. L'armonizzazione delle norme nazionali richiede l'istituzione di un'autorità nazionale preposta alla sicurezza e di un organismo incaricato di effettuare le indagini sugli incidenti. Il termine per l’attuazione era il 30 aprile 2006.

[Per ulteriori informazioni: IP/15/4498 - Jakub Adamowicz – Tel.: (32-2) 295 01 95]

 

2. Pareri motivati

 

Occupazione: la Commissione chiede alla GERMANIA di rispettare il periodo di riferimento per calcolare l'orario di lavoro settimanale medio dei funzionari pubblici tedeschi

La Commissione europea ha chiesto alla Germania di rispettare, per quanto concerne i funzionari pubblici, il periodo di riferimento fissato dalla direttiva sull'orario di lavoro per calcolare la durata media massima dell'orario di lavoro settimanale. Tale direttiva (2003/88/CE) prevede per i lavoratori il diritto di limitare la durata media dell'orario di lavoro settimanale a 48 ore, calcolate in base al cosiddetto "periodo di riferimento" che non può superare quattro mesi. Ciò significa che ai lavoratori può essere chiesto di lavorare più di 48 ore in certe settimane, a condizione che nel periodo di quattro mesi l'orario di lavoro sia bilanciato. La legge tedesca prevede invece un periodo di riferimento di 12 mesi per l'applicazione del limite delle 48 ore ai funzionari pubblici. La direttiva consente agli Stati membri di fissare periodi di riferimento più lunghi in determinate situazioni, ad esempio per quelle attività in cui è fondamentale garantire la continuità nella prestazione dei servizi. Tuttavia, anche in tali casi, il periodo di riferimento non deve superare i sei mesi. L'unica eccezione che consente di allungare il periodo di riferimento fino a 12 mesi è prevista nel caso in cui i lavoratori interessati si siano pronunciati in tal senso mediante un contratto collettivo. Poiché questo non è il caso dei funzionari pubblici tedeschi, la normativa della Germania è incompatibile con la direttiva sull'orario di lavoro.

La Commissione ha ricevuto denunce riguardanti tale situazione ed ha già inviato alla Germania una lettera di costituzione in mora nel luglio 2014. La richiesta della Commissione assume ora la forma di un "parere motivato" nell’ambito dei procedimenti di infrazione dell’UE. La Germania ha due mesi per notificare alla Commissione le misure adottate al fine di adeguare la propria legislazione alla normativa UE. In caso contrario la Commissione potrà decidere di deferire tale Stato membro alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

[Per ulteriori informazioni: Christian Wigand – Tel.: (32-2) 296 22 53]

 

Energia: GRECIA, PORTOGALLO e SLOVENIA esortati a conformarsi alla direttiva dell'UE sull'efficienza energetica

La Commissione europea ha formalmente esortato la Grecia e il Portogallo a provvedere al pieno recepimento della direttiva sull'efficienza energetica (direttiva 2012/27/UE). Tale direttiva impone agli Stati membri di realizzare determinati risparmi energetici nel periodo tra il 1° gennaio 2014 e il 31 dicembre 2020. Tali risparmi devono essere realizzati mediante il ricorso a regimi obbligatori di efficienza energetica e ad altre misure programmatiche mirate a promuovere miglioramenti dell’efficienza energetica in ambito domestico, nell’industria e nei trasporti. I regimi di efficienza energetica sono obbligatori per i fornitori di energia. Le società sono tenute ad adottare provvedimenti per garantire risparmi energetici al cliente finale, ad esempio fornendo consigli per migliorare l'isolamento termico o concedendo sovvenzioni per sostituire le vecchie finestre che causano sprechi di energia. La direttiva doveva essere recepita nella legislazione nazionale entro il 5 giugno 2014. La Commissione ha inviato oggi alla Grecia e al Portogallo un parere motivato in cui chiede loro di notificare alla Commissione tutte le misure adottate per il recepimento della direttiva. Il procedimento in corso può portare la Commissione a chiedere alla Corte di comminare sanzioni pecuniarie per gli Stati membri che non recepiscano la direttiva dell'UE.

In aggiunta la Commissione ha formalmente esortato la Slovenia, che ha già recepito la direttiva nella legislazione nazionale, a presentare un piano di azione nazionale per l'efficienza energetica e una strategia a lungo termine per mobilizzare investimenti con l'obiettivo di ristrutturare il parco nazionale di edifici residenziali e commerciali. Tali piani dovevano essere inviati entro il 30 aprile 2014. La richiesta della Commissione assume la forma di un parere motivato. La Slovenia ha due mesi per adempiere il proprio obbligo giuridico; in caso contrario la Commissione potrà decidere di deferire tale Stato membro alla Corte di giustizia.

[Per ulteriori informazioni: Anna-Kaisa Itkonen – Tel.: (32-2) 295 61 86]

 

Ambiente: la Commissione chiede alla LETTONIA e alla ROMANIA di attuare le norme dell'UE sulle emissioni di zolfo delle navi

La Commissione europea esorta la Lettonia e la Romania a recepire nei propri ordinamenti nazionali le norme dell'UE sul tenore di zolfo nei combustibili marittimi e a comunicare alla Commissione le misure di recepimento; si tratta di un obbligo che tali paesi avrebbero dovuto adempiere entro il 18 giugno 2014. L'anidride solforosa può causare effetti avversi sulla salute umana e rappresenta uno dei fattori principali del problema dell'acidificazione. La legislazione riveduta relativa al tenore di zolfo nei carburanti liquidi mira a ridurre le emissioni di questo inquinante atmosferico stabilendo il tenore massimo di zolfo consentito per l’olio combustibile pesante e il gasolio. Essa inoltre integra nella legislazione dell'Unione le nuove norme stabilite dall'Organizzazione marittima internazionale per assicurarne un'applicazione corretta e armonizzata in tutti gli Stati membri dell'UE. Poiché la Lettonia e la Romania non hanno rispettato il termine originario, il 22 luglio 2014 la Commissione ha inviato loro lettere di costituzione in mora. La Commissione sta ora provvedendo all'invio di pareri motivati e, se gli Stati membri in questione non adotteranno i provvedimenti necessari entro due mesi, la Commissione potrà adire in merito la Corte di giustizia dell'Unione europea. Il procedimento in corso può portare la Commissione a chiedere alla Corte di comminare sanzioni finanziarie se gli Stati membri non recepiscono la direttiva dell'UE.

[Per ulteriori informazioni: Enrico Brivio – Tel.: (32-2) 295 61 72]

 

Ambiente: La Commissione chiede all'ESTONIA di dare attuazione alla normativa dell'UE sulla strategia per l'ambiente marino

La Commissione europea chiede all'Estonia di conformarsi alla normativa dell'UE che impone agli Stati membri di elaborare strategie per l'ambiente marino al fine di proteggere i loro mari. La direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino mira al conseguimento di un buono stato ecologico dei mari europei entro il 2020. La direttiva impone agli Stati membri di elaborare strategie coordinate per proteggere e ripristinare gli ecosistemi marini europei e per garantire la sostenibilità ecologica delle attività connesse all'ambiente marino. L'Estonia non ha informato la Commissione di tutte le misure adottate per il recepimento della direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino, che avrebbe dovuto essere completato entro il 15 luglio 2010. Dato che tale recepimento è ancora parziale, la Commissione procede a inviare un parere motivato. Se entro due mesi l'Estonia non notificherà alla Commissione le misure adottate per recepire la pertinente normativa dell'UE, la Commissione potrà adire la Corte di giustizia dell'Unione europea. La Commissione può già chiedere alla Corte di imporre sanzioni finanziarie e non è tenuta a adire nuovamente la Corte per ottenere un'ulteriore provvedimento al riguardo. Il procedimento in corso può portare la Commissione a chiedere alla Corte di comminare sanzioni finanziarie se gli Stati membri non recepiscono la direttiva dell'UE.

[Per ulteriori informazioni: Enrico Brivio – Tel.: (32-2) 295 61 72]

 

Ambiente: la Commissione chiede alla POLONIA di intervenire nel campo dell'inquinamento atmosferico

La Commissione europea esorta la Polonia a conformarsi alla normativa dell'UE che impone agli Stati membri di limitare l'esposizione dei cittadini alle polveri sottili (PM10) fissando i valori limite specifici che devono essere rispettati. Le minuscole particelle PM10, che possono provocare asma, disturbi cardiovascolari, tumore ai polmoni e morte prematura, in Polonia sono causate principalmente dalle emissioni prodotte dal carbone utilizzato per il riscaldamento domestico, dal traffico e dall'industria.  Gli ultimi dati relativi alla Polonia indicano che i limiti massimi giornalieri per tale particolato sono superati in 36 zone, mentre i limiti massimi annuali vengono anch'essi superati in 12 zone. Il diritto dell'UE prevede l'obbligo per gli Stati membri di prendere tutte le misure necessarie a migliorare la qualità dell'aria e a rendere tali informazioni disponibili sotto forma di piani per la qualità dell'aria. La Commissione ritiene che la Polonia non abbia adottato le misure necessarie a proteggere la salute dei cittadini, misure che avrebbero dovuto essere già in atto dal 2005; la Commissione chiede pertanto a tale Stato membro di adottare misure lungimiranti, celeri ed efficaci per ridurre al minimo possibile il periodo di inottemperanza.  L'intervento di oggi, che si configura come un parere motivato aggiuntivo, dà alla Polonia due mesi per reagire. Se lo Stato membro non reagirà entro il termine prescritto, la Commissione potrà deferire la questione alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

[Per ulteriori informazioni: Enrico Brivio – Tel.: (32-2) 295 61 72]

 

Ambiente: la Commissione chiede alla POLONIA di garantire la conformità alle norme dell'UE delle attività di perforazione

La Commissione europea chiede alla Polonia di provvedere affinché tutte le attività di perforazione esplorativa siano svolte in conformità alle norme dell'UE. Secondo la normativa polacca, le attività di perforazione esplorativa effettuate fino a una profondità massima di 5 000 metri non richiedono una valutazione previa dell'impatto ambientale. Il diritto dell'UE stabilisce invece che qualunque progetto che comporti il rischio di effetti significativi per l'ambiente in ragione della sua natura, delle sue dimensioni o della sua ubicazione, debba essere previamente valutato, in conformità alla direttiva sulla valutazione dell'impatto ambientale. L'esclusione delle citate attività di perforazione dal campo di applicazione della pertinente normativa dell'UE è contraria al diritto dell'UE; in questo senso si è pronunciata recentemente la Corte di giustizia dell'Unione europea in una sentenza emessa l'11 febbraio. Nel luglio 2014 la Commissione ha inviato a tale riguardo una lettera di costituzione in mora; tuttavia, poiché le carenze identificate non sono ancora state corrette, la Commissione procede ora ad inviare un parere motivato. La Polonia ha due mesi per reagire; in caso contrario la Commissione potrà deferire la questione alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

[Per ulteriori informazioni: Enrico Brivio – Tel.: (32-2) 295 61 72]

 

Ambiente: la SPAGNA esortata a migliorare il trattamento delle acque reflue nei piccoli agglomerati

La Commissione europea chiede alla Spagna di migliorare la raccolta e il trattamento delle acque reflue in numerosi agglomerati piccoli e medi disseminati sul territorio nazionale. Il diritto dell'UE stabilisce l'obbligo per le città di raccogliere e trattare le loro acque reflue urbane; le acque reflue non trattate possono infatti comportare un rischio per la salute umana e inquinano i laghi, i fiumi, il terreno e le acque costiere e sotterranee. Secondo la normativa dell'UE, dal 2005 avrebbe dovuto essere operativo il trattamento secondario di tutte le acque reflue degli agglomerati con una popolazione equivalente compresa tra 10 000 e 15 000 abitanti e degli scarichi nelle acque dolci e negli estuari provenienti dagli agglomerati con una popolazione compresa tra 2 000 e 10 000 abitanti. Nel giugno 2012 la Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora in cui sottolineava che 612 agglomerati con una popolazione equivalente compresa tra 2 000 e 15 000 abitanti non rispettavano la normativa europea. La risposta della Spagna ha confermato quella che la Commissione considera una violazione sistematica degli obblighi sanciti dal diritto dell'UE: a più di 8 anni dalla scadenza iniziale, in Spagna oltre 600 piccoli agglomerati continuano a non conformarsi alle norme dell'UE. La Commissione ha pertanto inviato un parere motivato. Qualora non siano adottate misure concrete per porre fine quanto prima a tale violazione, la questione potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

[Per ulteriori informazioni: Enrico Brivio – Tel.: (32-2) 295 61 72]

 

Crescita: la Commissione chiede alla SPAGNA di rispettare le norme dell'UE per il riconoscimento dei punzoni di prova delle armi da fuoco antiche

La Commissione europea ha chiesto oggi alla Spagna di conformarsi alle norme dell'UE per il riconoscimento dei punzoni di prova delle armi da fuoco antiche commercializzate legalmente in altri Stati membri. L'Unione europea ha tenuto conto delle particolari caratteristiche del mercato delle armi antiche nell'elaborazione della normativa diretta a garantire la tracciabilità delle armi mediante la loro identificazione e registrazione da parte degli Stati membri dell'UE. Uno degli elementi più importanti della normativa è quello che esonera specificamente dalle prescrizioni relative alla marcatura di autenticità le armi antiche ma ancora perfettamente funzionanti conservate da collezionisti e musei, a condizione che tali armi siano già marcate con il punzone di prova che contraddistingue le armi "storiche". Le autorità spagnole impongono tuttavia un punzone di prova supplementare per le armi da fuoco antiche importate da altri Stati membri, anche quando tali armi siano già state legalmente commercializzate e punzonate in un altro Stato membro. La Commissione ritiene che la normativa spagnola manchi di necessità e proporzionalità e che limiti la libera circolazione delle merci nell'Unione europea.

L'atto con cui la Commissione chiede alla Spagna di modificare la propria normativa assume la forma di un parere motivato nel contesto dei procedimenti d'infrazione dell'Unione europea. La Commissione è disponibile a continuare ad aiutare la Spagna nella ricerca di altre misure meno restrittive del commercio che permettano di realizzare il legittimo obiettivo della pubblica sicurezza, evitando così che la questione sia deferita alla Corte di giustizia dell'Unione europea. Per maggiori informazioni consultare il sito web sulle direttive dell'UE relative alla difesa e alle armi da fuoco.

[Per ulteriori informazioni: Lucia Caudet – Tel.: (32-2) 295 61 82]

 

Salute: la Commissione esorta l'ESTONIA, l'ITALIA e la SLOVENIA a notificare il recepimento delle procedure informative per lo scambio di organi umani tra gli Stati membri

La Commissione europea ha chiesto oggi formalmente a Estonia, Italia e Slovenia di notificare le misure di recepimento delle procedure informative per lo scambio di organi umani (direttiva 2012/25/UE). Tale direttiva stabilisce le procedure per agevolare la cooperazione tra gli Stati membri e la comprensione reciproca delle informazioni relative alla caratterizzazione degli organi e dei donatori, la loro tracciabilità e la segnalazione di reazioni ed eventi avversi gravi.

Finora gli Stati membri sopra citati non hanno ancora notificato alla Commissione le misure di recepimento di tale direttiva nel loro ordinamento nazionale, nonostante l’obbligo di provvedervi entro il 10 aprile 2014. La richiesta della Commissione assume la forma di un parere motivato. L'Estonia, l'Italia e la Slovenia dispongono di due mesi di tempo per informare la Commissione in merito alle misure adottate per il recepimento della direttiva 2012/25/UE. La mancata notifica di tali misure potrebbe portare la Commissione a deferire i casi alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

[Per ulteriori informazioni: Enrico Brivio - Tel.: (32-2) 95 61 72]

 

Salute: la Commissione esorta la DANIMARCA, l'ESTONIA e l'ITALIA a notificare il recepimento delle norme riguardanti determinate prescrizioni tecniche relative agli esami effettuati su tessuti e cellule umani

La Commissione europea ha chiesto oggi formalmente a Danimarca, Estonia e Italia di notificare le misure di recepimento della direttiva 2012/39/UE, che modifica le prescrizioni esistenti applicabili agli esami effettuati su tessuti e cellule umani. Tale direttiva riguarda in particolare i) le prescrizioni relative agli esami degli anticorpi HTLV-I negli Stati membri e ii) gli esami dei campioni di sangue nel caso delle donazioni del partner. Finora gli Stati membri sopra citati non hanno notificato alla Commissione le misure di recepimento di tale direttiva nei loro ordinamenti nazionali, nonostante l'obbligo di provvedervi entro il 17 giugno 2014.

La richiesta della Commissione assume la forma di un parere motivato. La Danimarca, l'Estonia e l'Italia hanno due mesi di tempo per informare la Commissione in merito alle misure adottate per recepire la direttiva 2012/39/UE. La mancata notifica di tali misure potrebbe portare la Commissione a deferire i casi alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

[Per ulteriori informazioni: Enrico Brivio - Tel.: (32-2) 95 61 72]

 

Salute: la Commissione esorta la BULGARIA a notificare il recepimento della direttiva sugli organismi nocivi

La Commissione europea ha chiesto oggi formalmente alla Bulgaria di notificare le misure di recepimento della direttiva sugli organismi nocivi. Tale direttiva stralcia la Diabrotica virgifera virgifera (diabrotica del mais), un organismo nocivo del mais, dall'elenco di organismi nocivi regolamentati poiché tale parassita dei vegetali si trova ora presente in una vasta parte del territorio dell'Unione. Finora la Bulgaria non ha ancora notificato alla Commissione le misure di recepimento di tale direttiva nel suo ordinamento nazionale, nonostante l’obbligo di provvedervi entro il 31 maggio 2014.

La richiesta della Commissione assume la forma di un parere motivato. La Bulgaria dispone di due mesi di tempo per informare la Commissione in merito alle misure adottate per il recepimento della direttiva 2014/19/UE. La mancata notifica di tali misure potrebbe portare la Commissione a deferire il caso alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

[Per ulteriori informazioni: Enrico Brivio - Tel.: (32-2) 95 61 72]

 

Salute: la Commissione esorta la POLONIA a recepire le disposizioni delle direttive UE sulle norme di qualità e di sicurezza per il sangue umano

La Commissione europea ha chiesto oggi formalmente alla Polonia di recepire correttamente determinate disposizioni delle direttive che stabiliscono norme di qualità e di sicurezza per il sangue umano (2002/98/CE, 2004/33/CE e 2005/61/CE). Tali direttive stabiliscono tra l'altro i criteri di idoneità dei donatori, le condizioni per l'importazione di sangue da paesi terzi e gli obblighi di informazione per i centri ematologici. Per quanto concerne l'idoneità dei donatori, le norme della legislazione polacca sull'idoneità dei minori di età sono meno protettive rispetto alle norme dell'UE; determinate prescrizioni tecniche sulle condizioni di salute dei donatori sono inoltre meno rigorose rispetto alle norme dell'UE. Per quanto concerne le importazioni di sangue da paesi terzi, la legge polacca non contiene disposizioni in materia di esami e tracciabilità equivalenti a quelle applicabili al sangue prelevato nell'UE. Infine, per quanto concerne gli obblighi di informazione per i centri ematologici, il contenuto obbligatorio delle loro relazioni annuali di attività non è interamente riportato dalla legislazione polacca.

La richiesta della Commissione assume la forma di un parere motivato. Se, entro due mesi da tale richiesta formale, la Polonia non notificherà alla Commissione le misure adottate per recepire la pertinente normativa dell'UE, la Commissione potrà adire la Corte di giustizia dell'Unione europea.

[Per ulteriori informazioni: Enrico Brivio - Tel.: (32-2) 95 61 72]

 

Fiscalità: la Commissione chiede alla FINLANDIA di modificare la propria normativa fiscale per quanto concerne il noleggio e il leasing di veicoli

La Commissione europea ha chiesto oggi formalmente alla Finlandia di modificare la propria legislazione per garantire che, all'atto dell'immatricolazione da parte di un residente in Finlandia di un veicolo a motore noleggiato o preso in leasing in un altro Stato membro, venga riscosso soltanto l'importo proporzionale del bollo auto. Il caso riguarda le situazioni in cui l'esatta durata d'uso del veicolo può essere determinata, ad esempio, in base al contratto di noleggio o di leasing.

La Commissione è inoltre preoccupata dal fatto che le condizioni e le modalità del sistema di rimborso potrebbero scoraggiare le persone dall'esercizio della loro libertà di prestare servizi in altri Stati membri o di ricevere servizi provenienti da detti Stati.

La richiesta della Commissione assume la forma di un parere motivato. In mancanza di una risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà deferire la Finlandia alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

[Per ulteriori informazioni: Vanessa Mock - Tel.: (32-2) 295 61 94]

 

Fiscalità: la Commissione chiede all'IRLANDA di modificare la propria normativa fiscale per quanto concerne il noleggio e il leasing di veicoli

La Commissione europea ha chiesto oggi formalmente all'Irlanda di modificare la propria legislazione per garantire che, all'atto dell'immatricolazione da parte di un residente in Irlanda di un veicolo a motore noleggiato o preso in leasing in un altro Stato membro, venga riscosso soltanto l'importo proporzionale del bollo auto. Il caso riguarda le situazioni in cui l'esatta durata d'uso del veicolo può essere determinata, ad esempio, in base al contratto di noleggio o di leasing.

I costi e gli oneri amministrativi che ne derivano in relazione ai veicoli utilizzati in Irlanda per un periodo limitato sembrano notevolmente più alti rispetto a quelli sostenuti per veicoli immatricolati in Irlanda permanentemente o per la maggior parte del ciclo di vita del veicolo. La Commissione è preoccupata anche dal fatto che le attuali condizioni del regime di rimborsi all'esportazione scoraggiano la prestazione dei relativi servizi transfrontalieri.

La richiesta della Commissione assume la forma di parere motivato aggiuntivo. In mancanza di una risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà deferire l'Irlanda alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

[Per ulteriori informazioni: Vanessa Mock - Tel.: (32-2) 295 61 94]

Fiscalità: la Commissione chiede al REGNO UNITO di modificare la propria normativa sulle accise, che prevede un'esenzione per il sidro e il sidro di pere prodotti da piccoli produttori

La Commissione europea ha esortato oggi formalmente il Regno Unito a modificare il proprio regime di accise, che prevede un'esenzione a favore del sidro e del sidro di pere prodotti da piccoli produttori nazionali. Tale esenzione riguarda produttori con un volume di produzione non superiore a 70 ettolitri nell'arco di 12 mesi consecutivi e che producono tali bevande per la vendita.

La normativa dell'UE in materia di accise impone agli Stati membri di riscuotere le accise sull'alcol e sulle bevande alcoliche. Non esiste alcuna disposizione che preveda un'eccezione a tale obbligo generale di riscossione delle accise a favore del sidro e del sidro di pere prodotti per la vendita da piccoli produttori nazionali. Il regime delle accise del Regno Unito è pertanto contrario alla normativa dell'UE, che è stata concordata all'unanimità e che non prevede una simile esenzione per nessuno degli Stati membri.

La richiesta della Commissione assume la forma di un parere motivato. In mancanza di una risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà deferire il Regno Unito alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

[Per ulteriori informazioni: Vanessa Mock - Tel.: (32-2) 295 61 94]

Trasporti:  la Commissione chiede a 18 Stati membri di applicare correttamente le norme dell'UE relative alla patente di guida

La Commissione europea ha chiesto ad Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lituania, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Spagna di applicare correttamente la direttiva dell'UE sulla patente di guida (direttiva 2006/126/CE). Tali norme aggiornate relative alla patente di guida hanno introdotto, tra l'altro, nuove categorie di patenti di guida e un periodo di validità armonizzato della patente di guida, ed hanno istituito una rete per lo scambio di informazioni sulle patenti di guida (RESPER). Queste nuove norme contribuiranno a ridurre le possibilità di frodi, a garantire la libertà di circolazione per i conducenti dell'UE e a rafforzare la sicurezza sulle strade europee. Ulteriori informazioni sono disponibili qui.

[Per ulteriori informazioni: Jakub Adamowicz – Tel.: (32-2) 295 01 95]

 

Trasporti: la Commissione chiede alla BULGARIA e alla POLONIA di recepire la normativa dell'UE in materia di sicurezza ferroviaria

La Commissione europea ha chiesto alla Bulgaria e alla Polonia di recepire correttamente la normativa dell'UE in materia di sicurezza ferroviaria (direttiva 2004/49/CE). L'applicazione delle norme dell'UE in materia di sicurezza ferroviaria è necessaria per garantire i più elevati livelli di sicurezza delle reti ferroviarie in tutta l'Unione.

In Bulgaria la questione riguarda la definizione di imprese ferroviarie, lo sviluppo e il miglioramento della sicurezza ferroviaria, i certificati di sicurezza, il processo decisionale dell'autorità preposta alla sicurezza e l'indipendenza dell'organismo investigativo. In Polonia riguarda la gestione della sicurezza, la responsabilità delle imprese ferroviarie e dei gestori delle infrastrutture nonché l'indipendenza dell'autorità preposta alla sicurezza e dell'organismo investigativo.

Le norme dell'UE sviluppano un approccio comune alla sicurezza ferroviaria stabilendo i requisiti di sicurezza, compresa la sicurezza della gestione dell'infrastruttura e del traffico, i ruoli e le responsabilità delle imprese ferroviarie e dei gestori dell'infrastruttura (e l'interazione tra essi), il quadro normativo comune per la sicurezza, la regolamentazione, la gestione, la supervisione della sicurezza e l'investigazione indipendente degli incidenti. La legislazione avrebbe dovuto essere in vigore dal 30 aprile 2006. Se la Bulgaria e la Polonia non risponderanno adeguatamente, la Commissione potrà adire la Corte di giustizia dell'Unione europea a tale proposito. La Commissione ha avviato procedimenti di infrazione a tale riguardo nel giugno 2013 nei confronti della Bulgaria e nel febbraio 2014 nei confronti della Polonia. La Commissione procede ora a inviare un parere motivato. La Bulgaria e la Polonia hanno due mesi di tempo per rispondere alla Commissione.

[Per ulteriori informazioni: Jakub Adamowicz – Tel.: (32-2) 295 01 95]

 

Trasporti: la Commissione chiede all'AUSTRIA di dare piena attuazione alle norme relative ai viaggi per vie navigabili interne

La Commissione europea ha chiesto all'Austria di dare piena attuazione al regolamento sui diritti dei passeggeri (regolamento 1177/2010) per quanto concerne i servizi di trasporto per vie navigabili interne da e verso porti austriaci. L'Austria non ha ancora provveduto a istituire un organo istituzionale per la gestione dei reclami dei passeggeri, né a stabilire norme sulle sanzioni da applicare in caso di violazione del regolamento. Quest'ultimo sancisce i diritti dei passeggeri che viaggiano per vie navigabili interne nell'UE e non può essere applicato in modo adeguato se non vengono attuate queste due prescrizioni. Tali norme sono entrate in vigore il 6 gennaio 2011 e gli Stati membri erano giuridicamente obbligati ad attuarle entro il 18 dicembre 2012. La richiesta è stata trasmessa in forma di parere motivato secondo la procedura d'infrazione dell'UE. L'Austria dispone di due mesi di tempo per notificare alla Commissione le misure adottate per applicare correttamente il regolamento; in caso contrario la Commissione potrà decidere di deferire l'Austria alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

[Per ulteriori informazioni: Jakub Adamowicz – Tel.: (32-2) 295 01 95]

 

Trasporti: la Commissione chiede al LUSSEMBURGO di recepire la normativa dell'UE sull'interoperabilità ferroviaria

La Commissione europea ha esortato il Lussemburgo a recepire correttamente le norme dell'UE sull'interoperabilità ferroviaria (direttiva 2008/57/CE), in particolare per quanto concerne l'autorizzazione e la marcatura dei veicoli ferroviari.

La direttiva stabilisce le condizioni per l'interoperabilità all'interno del sistema di trasporto ferroviario europeo, ovvero la compatibilità dell'infrastruttura, del materiale rotabile, dei sistemi di segnalazione e di altri sottosistemi del sistema ferroviario, consentendo in tal modo al settore ferroviario di competere più efficacemente con altri modi di trasporto. La normativa dell'UE sull'interoperabilità ferroviaria deve essere applicata in tutti gli Stati membri per consentire ai cittadini di viaggiare agevolmente in tutta l'Europa e per promuovere un modo di trasporto sicuro e rispettoso dell'ambiente.

La legislazione avrebbe dovuto essere in vigore dal luglio 2010. Se il Lussemburgo non reagirà in modo soddisfacente, la Commissione potrà adire la Corte di giustizia dell’Unione europea. Nel luglio 2014 la Commissione ha avviato un procedimento d'infrazione nei confronti del Lussemburgo su tale questione e invia oggi un parere motivato. Il Lussemburgo ha due mesi di tempo per rispondere alla Commissione.

[Per ulteriori informazioni: Jakub Adamowicz – Tel.: (32-2) 295 01 95]

 

3. Altre decisioni importanti

 

Energia: la Commissione ritira la causa pendente davanti alla Corte di Giustizia dell'Unione europea contro la POLONIA per mancato recepimento della normativa UE

La direttiva sulla promozione delle fonti di energia rinnovabili (direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili) mira a raggiungere una quota di energia da fonti rinnovabili pari al 20% del consumo totale di energia nell'UE entro il 2020. La direttiva avrebbe dovuto essere recepita dagli Stati membri entro il 5 dicembre 2010.

La Commissione ha inviato a tale Stato membro una lettera di costituzione in mora nel gennaio 2011 e un parere motivato nel marzo 2012. Data la completa mancanza di recepimento, la Commissione ha poi deferito il caso alla Corte di giustizia nel marzo 2013. A norma dell'articolo 260, paragrafo 3, del TFUE è stata inizialmente proposta una sanzione per mancato recepimento pari a 133 288,80 EUR al giorno.

Nel corso del procedimento dinanzi alla Corte di giustizia la Polonia ha recepito parzialmente le disposizioni della direttiva. Per questo motivo la Commissione ha ridimensionato la portata degli obblighi ancora da adempiere e la sanzione proposta è stata ridotta a 61 380 EUR al giorno. Il 7 ottobre 2014 si è svolta l'udienza dinanzi alla Corte di giustizia e l'11 dicembre 2014 l'avvocato generale Wathelet ha presentato le proprie conclusioni in merito alla causa.

A fini di coerenza, la Commissione ha deciso di ricorrere alla prassi normale - delineata nella comunicazione sull'applicazione dell'articolo 260, paragrafo 3, del TFUE – consistente nel ritirare cause pendenti dinanzi alla Corte di giustizia, nelle quali sia stata proposta unicamente una sanzione finanziaria giornaliera, se lo Stato membro adempie l'obbligo di recepire gli obblighi sanciti dalla direttiva nel proprio ordinamento nazionale. Nel caso in questione, la Polonia ha notificato il pieno recepimento della direttiva sulla promozione delle fonti di energia rinnovabili il 29 gennaio 2015.

Tuttavia, prima dell'estate la Commissione ha anche deciso di rivedere la propria politica in materia di procedimenti di infrazione per il futuro, in particolare per quanto concerne l'applicazione dell'articolo 260, paragrafo 3, del TFUE, al fine di garantire un più efficace e tempestivo recepimento delle direttive dell'UE negli Stati membri.

La Commissione richiama inoltre l'attenzione sul paragrafo 10 della propria comunicazione sull'applicazione dell'articolo 260, paragrafo 3, e si riserva il diritto di avvalersi del proprio potere discrezionale e di discostarsi dai criteri generali stabiliti nella comunicazione, nei casi specifici in cui lo ritenga opportuno e motivando dettagliatamente la propria decisione.

[Per ulteriori informazioni: IP/15/4499 – Anna-Kaisa Itkonen – Tel.: (32-2) 295 61 86]


Annex

MEMO/15/4489

Informazioni al pubblico:


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