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Commissione europea - Scheda informativa

Domande e risposte sulla comunicazione della Commissione europea: il protocollo di Parigi — Piano per la lotta ai cambiamenti climatici mondiali dopo il 2020

Bruxelles, 25 febbraio 2015

1. Qual è l'obiettivo della comunicazione?

La comunicazione illustra la visione dell'UE per un accordo delle Nazioni Unite trasparente, dinamico e giuridicamente vincolante sui cambiamenti climatici, che consenta al mondo di imboccare la strada giusta affinché il riscaldamento del pianeta non raggiunga livelli pericolosi. Sono in corso negoziati internazionali destinati a concludersi con la conferenza dell'ONU sul clima che si svolgerà a Parigi nel dicembre 2015.

La comunicazione concretizza le decisioni prese al vertice europeo dell'ottobre 2014 nell'obiettivo di riduzione delle emissioni proposto dall'UE (il cosiddetto contributo previsto stabilito a livello nazionale, INDC) per il nuovo accordo.

2. In che modo la comunicazione si inserisce nella strategia per l'Unione europea dell'energia annunciata oggi?

La comunicazione è un elemento fondamentale per attuare la priorità della Commissione Juncker di costruire un'Unione dell'energia resiliente e con una politica lungimirante in materia di cambiamenti climatici.

 Nell'ottobre 2014 i leader dell'UE hanno concordato di ridurre le emissioni interne di gas a effetto serra di almeno il 40% entro il 2030, nonché gli altri elementi principali del quadro strategico per il 2030. Ciò intende rendere l'economia e il sistema energetico dell'Unione europea più competitivi, sicuri e sostenibili e stabilisce inoltre un obiettivo che prevede almeno il 27% di energie rinnovabili e risparmi energetici entro il 2030. La revisione del sistema di scambio di quote di emissione dell'UE sarà parte integrante del quadro legislativo previsto dopo il 2020.

 Per la lotta al cambiamento climatico serve una risposta politica internazionale. L'UE è responsabile di circa il 10% delle emissioni mondiali e questa percentuale diminuirà ulteriormente nel prossimo decennio. Nel 2011 le 196 Parti della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici hanno deciso di elaborare entro la fine del 2015, quando si svolgerà la conferenza di Parigi, un nuovo accordo applicabile a tutti. La comunicazione si propone di definire i principali elementi dell'accordo.

 3. Perché serve un nuovo accordo sul clima?

La comunità internazionale ha riconosciuto i dati scientifici secondo cui l'aumento della temperatura media annuale a livello mondiale va tenuto ben al di sotto dei 2ºC (3,6ºF) rispetto alla temperatura in epoca preindustriale per evitare che i cambiamenti climatici raggiungano livelli pericolosi. Le iniziative internazionali adottate finora non sono tuttavia sufficienti: nel 2100 si prevede un aumento della temperatura superficiale media mondiale compreso tra 3,7 e 4,8 gradi Celsius al di sopra della media del periodo 1850-1900, mentre l'attuale aumento ammonta a 0,85 gradi Celsius.

La valutazione climatologica più recente del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico sottolinea che il margine per restare al di sotto del limite di temperatura di 2ºC si sta rapidamente riducendo. La limitazione dell'aumento della temperatura richiederà notevoli e cospicue riduzioni delle emissioni di gas a effetto serra da parte di tutti i paesi. Un intervento tardivo sarà più costoso e tecnologicamente complesso e limiterà le opportunità di ridurre con efficacia le emissioni e di prepararsi agli effetti dei cambiamenti climatici.

Dal 1994 la convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), cui aderiscono quasi tutti i paesi del mondo − con 196 Parti contraenti, tra cui l'Unione europea − affronta il problema specifico di impedire le pericolose interferenze dell'uomo con il sistema climatico mondiale. Il protocollo di Kyoto ha rappresentato una prima tappa fondamentale, ma ha visto impegnarsi solo 39 paesi industrializzati e non è mai stato ritenuto l'unico strumento per risolvere il problema. Dopo la conferenza di Copenaghen più di 90 paesi — sviluppati e in via di sviluppo — hanno annunciato volontariamente entro il 2014 le proprie riduzioni di emissioni a partire dal 2020. Tuttavia, tali annunci non sono sufficienti a raggiungere l'obiettivo di restare al di sotto dei 2ºC.

Per questi motivi, nel 2011 l'UNFCCC ha avviato i negoziati per un nuovo accordo giuridicamente vincolante che, coinvolgendo tutte le Parti, porti il mondo sulla buona strada per conseguire l'obiettivo di restare al di sotto dei 2ºC. L'accordo dovrebbe essere concluso a Parigi nel dicembre 2015 ed entrare in vigore nel 2020.

L'UE ritiene che il nuovo protocollo debba includere impegni giuridicamente vincolanti per ridurre le emissioni. In tal modo sarà più chiaro ai governi, ai mercati e all'opinione pubblica che le Parti contraenti del protocollo sono impegnate nella lotta al cambiamento climatico. Tali impegni costituiscono la più forte espressione della volontà politica di una Parte di conseguire i propri obiettivi, la necessaria prevedibilità e la certezza del diritto per tutti i soggetti pubblici e privati nonché la stabilità nell'ambito dei cambiamenti di politica interna. Questo risultato può essere conseguito solo con un nuovo accordo applicabile a tutte le Parti.

4. Quali sono i punti principali della comunicazione?

I punti principali della comunicazione sono i seguenti:

  • la comunicazione concretizza le decisioni prese dai leader dell'UE al vertice europeo dell'ottobre 2014 nell'obiettivo di riduzione delle emissioni dell'UE proposto per il nuovo accordo mondiale sui cambiamenti climatici. L'obiettivo è definito in conformità agli obblighi di comunicazione concordati a Lima. L'UE sarà pronta a presentare il proprio contributo al segretariato dell'UNFCCC entro la fine di marzo 2015;
  • la comunicazione invita tutti i paesi a presentare con largo anticipo rispetto alla conferenza di Parigi le proposte di obiettivi di riduzione delle emissioni per il periodo successivo al 2020 e che va fino al 2025/2030. In particolare la Cina, gli Stati Uniti e gli altri paesi del G20 dovrebbero essere in grado di farlo entro la fine del primo trimestre del 2015;
  • la comunicazione presenta la visione dell'UE per un accordo trasparente, dinamico e giuridicamente vincolante, che preveda impegni equi e ambiziosi di tutte le Parti in base alla situazione geopolitica in evoluzione. Tutti questi impegni, corroborati da dati scientifici, dovrebbero incamminare il mondo verso una riduzione delle emissioni di almeno il 60% entro il 2050 rispetto ai livelli del 2010;
  • la comunicazione propone che l'accordo del 2015 assuma preferibilmente la forma di un protocollo dell'UNFCCC ed entri in vigore non appena sarà stato ratificato dai paesi che totalizzano 40 Gt di CO2 equivalente. Ciò corrisponde a circa l'80% delle emissioni mondiali del 2010. L'UE, la Cina e gli Stati Uniti dovrebbero dar prova di leadership politica aderendo al protocollo il prima possibile;
  • nell'ambito del nuovo protocollo, oltre agli impegni per la riduzione delle emissioni, tutti i paesi dovrebbero essere incoraggiati a partecipare ai finanziamenti per il clima, allo sviluppo e al trasferimento di tecnologia e alla costituzione di capacità;
  • affinché i paesi raggiungano uno sviluppo sostenibile resiliente ai cambiamenti climatici, il protocollo dovrebbe rafforzare gli impegni assunti dalle Parti per intraprendere azioni di adattamento, cooperare e promuovere l'uso efficace ed efficiente delle strategie per ridurre le emissioni e adattarsi agli effetti negativi dei cambiamenti climatici;
  • la comunicazione sottolinea la necessità che il protocollo richieda riduzioni delle emissioni dei gas a effetto serra in tutti i settori, inclusi il settore aereo e marittimo, nonché dei gas fluorurati. L'Organizzazione per l'aviazione civile internazionale (ICAO), l'Organizzazione marittima internazionale (IMO) e il protocollo di Montreal, rispettivamente, dovrebbero intervenire in questi settori entro la fine del 2016;
  • la comunicazione sottolinea che altre politiche dell'UE, come quelle in materia di commercio, ricerca scientifica, sviluppo tecnologico e innovazione, nonché cooperazione economica e allo sviluppo possono sostenere e rafforzare la politica dell'UE in materia di clima a livello internazionale;
  • la comunicazione è accompagnata da un piano d'azione diplomatico in materia di clima che punta a far guadagnare gradualmente consensi alla posizione dell'UE e a stringere alleanze con partner internazionali ambiziosi in prospettiva della conferenza di Parigi.

5. Perché è necessario che tutti paesi contribuiscano? E quale può essere il loro contributo?

Il nuovo protocollo deve riflettere l'evolversi delle responsabilità nazionali nell'economia mondiale, nonché le attuali realtà geopolitiche e la capacità di contribuzione dei diversi paesi.

Nel novembre 2014, la Cina e gli Stati Uniti, i due principali produttori di emissioni, hanno seguito l'esempio dell'UE e annunciato i propri obiettivi per il periodo successivo al 2020. Nel complesso solo essi coprono all'incirca la metà delle emissioni mondiali attuali. Il nuovo protocollo sarà efficace se avrà la più ampia copertura geografica e il massimo livello di ambizione possibile. I paesi che hanno responsabilità e capacità maggiori devono presentare i contributi più ambiziosi, ma è importante che tutti i paesi partecipino e si impegnino a svolgere il proprio dovere. Il contributo di ciascuna Parte dovrebbe rappresentare un notevole avanzamento nel livello di ambizione e di portata rispetto al loro attuale impegno. Dovrebbe dimostrare la convergenza su bassi livelli di emissioni complessivi, nonché il miglioramento dell'intensità delle emissioni nel corso del tempo.

6. In che modo il nuovo accordo contribuirà a mobilitare finanziamenti per il clima?

La transizione verso economie a basse emissioni e resilienti ai cambiamenti climatici necessiterà di un'ampia trasformazione dei modelli d'investimento. Sia i finanziamenti pubblici che quelli privati svolgeranno un ruolo importante. Il protocollo dovrebbe fornire un quadro per mobilitare gli investimenti in programmi e progetti a basse emissioni e resilienti ai cambiamenti climatici per le Parti del nuovo protocollo. Ciò potrebbe, ad esempio, comprendere un impegno di tutte le Parti aderenti al nuovo protocollo inteso a rafforzare i cosiddetti "contesti favorevoli" per promuovere gli investimenti nelle tecnologie a basse emissioni e resilienti ai cambiamenti climatici. Definire la giusta serie di condizioni locali specifiche - giuridiche, organizzative, di bilancio, politiche, informative - è fondamentale per attrarre finanziamenti a favore del clima. Le Parti del nuovo protocollo dovrebbero inoltre impegnarsi a inserire le questioni climatiche nelle proprie politiche, strategie di sviluppo e investimenti per utilizzare le numerose sinergie tra i finanziamenti allo sviluppo e quelli a favore del clima. La reale portata dei finanziamenti per il clima necessari per gli interventi di mitigazione e adattamento dopo il 2020 sarà più chiara non appena sarà pubblicata la maggior parte degli INDC e dei piani nazionali di adattamento.

 7. L'UE continuerà a sostenere l'azione per il clima nei paesi in via di sviluppo?

Sì, l'UE è impegnata a continuare a sostenere i paesi in via di sviluppo. L'UE ha elaborato un'ampia serie di strumenti di finanziamento che affrontano le esigenze di finanziamento in vari settori e paesi. I paesi meno sviluppati e più vulnerabili continueranno ad avere un accesso preferenziale ai finanziamenti, ad esempio tramite l'Alleanza mondiale contro i cambiamenti climatici dell'UE o tramite i programmi di cooperazione dell'UE con paesi e regioni specifici. Oltre alla concessione di finanziamenti, l'UE agevola la mobilitazione di prestiti e investimenti privati attraverso i suoi meccanismi di investimento regionali. Dal 2007 questi meccanismi hanno combinato circa 1 miliardo di EUR di sovvenzioni dell'UE con oltre 6 miliardi di EUR di prestiti pubblici, finanziando in totale 120 progetti rilevanti per il clima nei paesi in via di sviluppo per oltre 25 miliardi di EUR. Inoltre, molti Stati membri dell'UE aiutano i paesi in via di sviluppo con significativi programmi bilaterali di cooperazione e fondi multilaterali come il Fondo verde per il clima e il Fondo mondiale per l'ambiente. Solo nel 2013 l'UE e i suoi Stati membri hanno fornito circa 9,5 miliardi di EUR (circa 12 miliardi di dollari) di sovvenzioni e prestiti per sostenere l'azione per il clima nei paesi in via di sviluppo.

8. Qual è la procedura per elaborare e raccogliere i contributi all'accordo del 2015 per la riduzione delle emissioni?

Gli INDC saranno elaborati a livello interno dalle singole Parti dell'UNFCCC, come hanno fatto l'UE e i suoi Stati membri. Gli obblighi di comunicazione per descrivere gli obiettivi proposti in modo chiaro, trasparente e comprensibile sono stati definiti nell'appello di Lima all'azione per il clima, concordato in occasione della conferenza sul clima svoltasi in Perù nel dicembre 2014.

Tutte le Parti devono presentare i propri INDC con largo anticipo rispetto alla conferenza di Parigi. L'UE si aspetta che tutti i paesi del G20 nonché le altre grandi economie e paesi in grado di farlo presentino i propri contributi entro la fine del primo trimestre del 2015.

Il contributo proposto dall'UE è incluso nella comunicazione e stabilisce il suo obiettivo di riduzione delle emissioni sotto forma di INDC coerente con gli obblighi concordati. L'UE sarà pronta a presentare il proprio INDC entro la fine di marzo.

L'UNFCCC ha creato un portale specifico in cui le Parti possono caricare i propri INDC, che saranno pubblicati sul suo sito web. In base al mandato conferito dalla conferenza sul clima di Lima, entro il 1º novembre 2015 l'UNFCCC elaborerà una relazione riassuntiva sull'effetto aggregato dei contributi proposti comunicati dalle Parti entro il 1° ottobre 2015.

9. Come contribuirà l'UE al nuovo accordo?

Il contributo dell'UE all'accordo di Parigi del 2015 sarà un obiettivo di riduzione interna vincolante e trasversale, che copre tutti i settori economici, almeno del 40% delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2030. Per raggiungere l'obiettivo generale, entro il 2030 i settori che rientrano nel sistema di scambio di quote di emissione dell'UE (EU ETS) dovranno ridurre le proprie emissioni del 43% rispetto al 2005. Le emissioni dei settori che non rientrano nell'EU ETS dovranno essere ridotte del 30% rispetto al livello del 2005. L'obiettivo di riduzione minimo del 40% è ambizioso ed equo, in linea con il percorso da seguire per pervenire in modo efficiente sotto il profilo dei costi a ridurre almeno l'80% delle emissioni interne entro il 2050.

10. Cosa succederebbe se l'insieme dei contributi proposti fosse insufficiente a raggiungere l'obiettivo dei2° C che si concorderà a Parigi?

Qualora gli impegni collettivi che si fisseranno a Parigi non fossero all'altezza di quanto richiesto a livello scientifico per rispettare l'obiettivo dei 2°C, il nuovo protocollo e le decisioni adottate a Parigi dovranno garantire che il mondo si incammini sulla buona strada nel più breve tempo possibile.

In primo luogo, è essenziale che l'accordo sia dinamico e preveda un processo di riesame periodico e di rafforzamento degli impegni di mitigazione, coerente con l'obiettivo a lungo termine e le ultime scoperte scientifiche. Se gli sforzi collettivi mondiali non dovessero rivelarsi all'altezza, questo processo, da effettuarsi ogni cinque anni, dovrebbe incoraggiare le Parti ad aumentare il livello di ambizione degli impegni esistenti nei periodi successivi. Il processo di riesame, da effettuarsi ogni cinque anni a partire dal 2020, migliorerà la trasparenza degli aiuti, la chiarezza e la comprensione degli impegni di mitigazione delle Parti alla luce dei loro contributi all'obiettivo dei 2ºC. Il riesame dovrebbe invitare le Parti a spiegare i progressi compiuti nell'ambito dei propri impegni di mitigazione e i motivi per cui ritengono equo e ambizioso il proprio operato. Il processo dovrebbe inoltre tenere conto dell'evoluzione delle capacità, delle responsabilità e del contesto nazionale.

In secondo luogo, a Parigi dovrebbe essere definito un processo che, a partire dal 2016, individui le aree di elevata mitigazione e realizzi le opportunità non ancora sfruttate attraverso la cooperazione internazionale, ad esempio con l'aiuto del Fondo verde per il clima.

In terzo luogo, dovrebbero essere ulteriormente potenziati gli interventi locali, non governativi e privati che integrano l'azione pubblica. In occasione del vertice sul clima indetto dal Segretario generale delle Nazioni Unite nel settembre 2014 e della conferenza sui cambiamenti climatici di Lima sono state avviate molte iniziative.

 11. Come potremo sapere se i paesi rispettano i propri obiettivi?

L'unico modo per garantire la necessaria fiducia nel nuovo protocollo è assicurare che esso includa un solido sistema di trasparenza e responsabilità. Il sistema deve prevedere norme comuni giuridicamente vincolanti relative alla misurazione, alla comunicazione, alla verifica e alla contabilizzazione per tutte le Parti e un relativo processo di conformità.

Un quadro comune di misurazione, comunicazione, verifica e contabilizzazione mantiene l'integrità degli impegni in quanto consente alle Parti di dimostrare in modo trasparente e coerente che stanno rispettando i propri impegni e che i risultati comunicati sono reali. Consentirà inoltre alle Parti di dimostrare il livello di avanzamento collettivo e darà le informazioni necessarie a formulare un'efficace politica interna di mitigazione. Un processo di conformità promuoverà e faciliterà la tempestiva ed efficace attuazione da parte di tutti, migliorerà la fiducia sull'impegno profuso dalle Parti e garantirà certezza del diritto e prevedibilità. Questo aspetto è fondamentale per rimanere sulla buona strada per conseguire l'obiettivo dei 2ºC.

 12. Quale ruolo deve svolgere l'adattamento nel nuovo accordo sul clima?

Sebbene un'azione ambiziosa per ridurre le emissioni sia fondamentale, anche le azioni individuali e collettive per prepararsi e adeguarsi agli effetti negativi dei cambiamenti climatici sono altrettanto importanti. L'adattamento sarà pertanto un elemento centrale del nuovo protocollo. Il nuovo protocollo dovrebbe sottolineare l'impegno di tutti i paesi ad adottare misure per facilitare un adeguato adattamento, a integrare l'adattamento nei pertinenti processi nazionali e regionali di pianificazione e a collaborare per ottenere uno sviluppo sostenibile resiliente ai cambiamenti climatici.

Per poter valutare i progressi compiuti verso il conseguimento dell'obiettivo della convenzione, il protocollo dovrebbe migliorare la comunicazione circa l'efficacia dell'adattamento e gli insegnamenti tratti in materia di creazione della resilienza attraverso comunicazioni nazionali. Il protocollo dovrebbe potenziare l'assistenza per le regioni e i paesi particolarmente vulnerabili agli effetti negativi dei cambiamenti climatici, anche garantendo un sostegno finanziario e tecnico e la costituzione di capacità.

 13. Quali sono le prospettive di raggiungere un accordo mondiale?

Le prospettive sono buone. Una sfida consiste nel garantire che il nuovo protocollo sia adeguato per molti anni a venire. Per questo deve essere ambizioso, solido, dinamico e in grado di mantenere il mondo sulla buona strada per conseguire l'obiettivo dei 2ºC.

L'UE confida nel fatto che il nuovo protocollo contribuirà in misura significativa a consolidare e ampliare gli sforzi intrapresi collettivamente a livello internazionale per affrontare i cambiamenti climatici. Negli ultimi 12 mesi si è assistito a un crescente slancio politico e pubblico mondiale per potenziare l'azione per il clima. L'obiettivo di ridurre di almeno il 40% le emissioni interne di gas a effetto serra, concordato dai leader dell'UE nel mese di ottobre, e il successivo annuncio degli obiettivi futuri di Stati Uniti e Cina indicano con chiarezza una volontà di agire condivisa a livello mondiale. Durante la conferenza sul clima di Lima sono stati annunciati impegni a favore del Fondo verde per il clima, che saranno utilizzati per aiutare i paesi in via di sviluppo, per un importo superiore a 10 miliardi di dollari, la metà dei quali proveniente dagli Stati membri dell'UE.

In particolare, la quinta relazione di valutazione dell'IPCC indica che l'obiettivo di restare al di sotto dei 2ºC è ancora raggiungibile, ma sottolinea l'urgenza di un'ambiziosa azione collettiva mondiale nell'immediato.

Per raggiungere un accordo efficace sarà necessaria una forte volontà politica di tutte le Parti, in particolare del G20 e di altri paesi con redditi medi e alti.

14. Quali sono le prossime tappe?

La comunicazione sarà presentata ai ministri dell'ambiente dell'UE nella riunione del 6 marzo. Nelle prossime settimane l'UE ultimerà il proprio contributo al nuovo accordo mondiale sul clima per presentarlo all'UNFCCC entro la fine di marzo.

Tra le priorità dell'UE nei mesi a venire vi sono quella di assicurare un dialogo e una cooperazione intensi con i paesi partner e quella di incoraggiare il G20 e le altre economie con redditi medi e alti ad assumere un ruolo di guida attraverso contributi tempestivi e ambiziosi, in particolare nell'ambito del Major Economies Forum, del G20 e del G7.

La Commissione europea sta valutando la possibilità di organizzare una conferenza internazionale specifica per migliorare la comprensione reciproca dell'entità dei contributi proposti (INDC) e l'adeguatezza dell'ambizione collettiva prima della conferenza di Parigi.

15. Chi ne beneficerà?

Tutti i paesi del mondo e i loro cittadini trarranno benefici se si impedirà ai cambiamenti climatici di raggiungere livelli pericolosi. La quinta relazione valutativa del gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico indica gli effetti negativi del mancato intervento sui cambiamenti del clima.

Oltre alla limitazione degli effetti dei cambiamenti climatici, i benefici economici e ambientali specifici per l'UE comprendono:

- maggiore sicurezza energetica legata in particolare a un minor utilizzo di combustibili fossili e alla riduzione delle importazioni;

- maggiore efficienza energetica rispetto alla situazione attuale, che contribuirà a ridurre i costi, a creare posti di lavoro e a rafforzare la competitività;

- riduzione dell'inquinamento atmosferico a vantaggio della salute umana;

- in termini di occupazione, nuovi settori in espansione dovrebbero creare nuove opportunità in ambiti quali l'ingegneria, le attività manifatturiere di base, le attrezzature di trasporto, l'edilizia e i servizi alle imprese.

MEMO/15/4487

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