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Commissione europea

NOTA

Bruxelles, 16 ottobre 2014

Pacchetto infrazioni di ottobre: decisioni principali

Con le decisioni su casi d'infrazione assunte questo mese la Commissione europea avvia azioni legali nei confronti di alcuni Stati membri per inadempimento degli obblighi previsti dalla normativa dell'UE. Le decisioni qui esposte, che interessano numerosi settori, hanno l'obiettivo di garantire la corretta applicazione del diritto dell'UE a favore dei cittadini e delle imprese.

La Commissione ha adottato in data odierna 140 decisioni, tra cui 39 pareri motivati11 deferimenti alla Corte di giustizia dell'Unione europea. Si riporta di seguito una sintesi delle principali decisioni. Per ulteriori informazioni sulla procedura di infrazione cfr. MEMO/12/12.

Deferimenti alla Corte di giustizia

Ambiente: la Commissione deferisce i PAESI BASSI alla Corte per omessa protezione degli animali utilizzati a fini scientifici e chiede l'irrogazione di sanzioni

La Commissione europea deferisce i Paesi Bassi alla Corte di giustizia dell'Unione europea per la mancata attuazione della normativa dell'UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. Le norme dell'UE, che avrebbero dovuto essere recepite nell'ordinamento nazionale entro il novembre 2012, mirano a ridurre al minimo il numero di animali utilizzati negli esperimenti e chiedono il ricorso a metodi alternativi laddove possibile. La normativa stabilisce altresì norme minime per l'alloggiamento e la cura degli animali e ne disciplina l'impiego, tenendo conto di criteri quali dolore, sofferenza, angoscia (distress) e danno prolungato causati agli animali. La Commissione europea chiede alla Corte di irrogare una penalità di mora giornaliera di 51 156 EUR finché la normativa non sarà attuata.

(Per ulteriori informazioni: IP/14/1141 - J. Hennon- Tel. +32 2 295 35 93 - Cell. +32 498 95 35 93)

Ambiente: la Commissione europea deferisce nuovamente il PORTOGALLO alla Corte per trattamento inadeguato delle acque reflue e chiede l'irrogazione di sanzioni

La Commissione europea deferisce nuovamente il Portogallo alla Corte di giustizia dell'Unione europea per inadeguata attuazione della direttiva dell'UE sul trattamento delle acque reflue urbane. Nel 2009 la Corte aveva stabilito che il Portogallo non avesse adempiuto l'obbligo di raccogliere, trattare e smaltire adeguatamente le acque reflue urbane. Nel paese 7 agglomerati con oltre 15 000 abitanti non disponevano dei necessari sistemi di raccolta, mentre 15 non disponevano di adeguati sistemi di trattamento. Cinque anni dopo la sentenza della Corte due agglomerati continuano a non rispettare le norme dell'UE ed è probabile la situazione persista per diversi anni, mettendo di conseguenza a rischio la salute dei cittadini. La Commissione chiede alla Corte di imporre un'ammenda forfettaria di 4 458 828 EUR e il pagamento di una penalità di mora giornaliera di 20 196 EUR finché gli obblighi non saranno adempiuti.

(Per ulteriori informazioni: IP/14/1142 - J. Hennon- Tel. +32 2 295 35 93 - Cell. +32 498 95 35 93)

La Commissione deferisce l'AUSTRIA alla Corte di giustizia per mancato rispetto dell'accordo di associazione UE-Turchia

La Commissione europea ha deciso di deferire l'Austria alla Corte di giustizia per garantire che la legislazione austriaca sullo stabilimento e sulla residenza rifletta pienamente i diritti dei lavoratori di nazionalità turca e dei loro familiari, conformemente alle norme di associazione UE-Turchia basate sull'accordo di Ankara.

Nell'aprile 2014 la Commissione aveva inviato all'Austria un parere motivato in materia. L'Austria aveva confermato la propria posizione, ragion per cui il caso viene ora deferito alla Corte di giustizia.

(Per ulteriori informazioni: IP/14/1143 - P. Stano – Tel. +32 229 57484 – Cell. +32 460 75 7484)

Fiscalità: il BELGIO dinanzi alla Corte di giustizia dell'UE per discriminazione nella tassazione degli organismi di investimento collettivo

La Commissione europea ha deciso di deferire il Belgio alla Corte di giustizia dell'UE per discriminazione relativamente alla tassazione degli organismi di investimento collettivo (OIC) stabiliti in altri Stati membri dell'UE o appartenenti al SEE. Tale discriminazione costituisce un ostacolo alla libera circolazione dei servizi finanziari e dei capitali nel mercato unico.

In relazione alla tassa annuale che grava sugli OIC in questione la Commissione ha inviato al Belgio un parere motivato in data 26.9.2013 (MEMO/13/820) chiedendo ufficialmente alle autorità belghe di modificare le disposizioni in argomento. Poiché la normativa pertinente non è stata modificata, la Commissione ha deciso di adire al riguardo la Corte di giustizia.

(Per ulteriori informazioni: IP/14/1144 - E. Traynor - Tel. +32 2 292 15 48 - Cell. +32 498 98 38 71)

Telecomunicazioni: la Commissione deferisce il BELGIO alla Corte in merito all'indipendenza dell'organo nazionale di regolamentazione

La Commissione europea ha deciso di deferire il Belgio alla Corte di giustizia dell'Unione europea in quanto ritiene che il diritto belga non garantisca l'indipendenza dell'organo nazionale di regolamentazione delle telecomunicazioni. In base alle norme dell'UE sulle telecomunicazioni le autorità nazionali per le telecomunicazioni preposte alla regolamentazione del mercato e alla risoluzione delle controversie tra le imprese devono agire in modo indipendente e astenersi dall'adottare o dal chiedere istruzioni nell'applicazione di tali norme.

(Per ulteriori informazioni: IP/14/1145 - R. Heath – Tel. +32 2 295 35 93 - Cell. +32 460 75 35 93)

Giustizia: la Commissione deferisce l'ITALIA alla Corte di giustizia dell'Unione europea per normativa insufficiente sull'indennizzo delle vittime di reato

La Commissione europea ha deciso oggi di deferire la Repubblica italiana alla Corte di giustizia dell'Unione europea per inadeguata attuazione delle norme dell'UE in materia di indennizzo delle vittime di reato (direttiva 2004/80/CE). Ai sensi de diritto dell'UE tutti gli Stati membri sono tenuti a provvedere affinché il sistema di indennizzo nazionale garantisca un indennizzo equo e adeguato delle vittime di reati intenzionali violenti commessi nei rispettivi territori.

La legislazione italiana contempla invece l'indennizzo delle vittime solo in relazione ad alcuni reati intenzionali violenti, quali il terrorismo e la criminalità organizzata, non a tutti. L'indennizzo dovrebbe essere possibile tanto nelle situazioni nazionali quanto in quelle transfrontaliere, a prescindere dal paese di residenza della vittima e indipendentemente dallo Stato membro in cui il reato è stato commesso.

(Per ulteriori informazioni: IP/14/1146 - J. Salsby - Tel. +32 2 297 24 59)

Telecomunicazioni: la Commissione deferisce il LUSSEMBURGO alla Corte per persistenti ritardi nell'analisi dei mercati rilevanti delle telecomunicazioni

La Commissione europea ha deferito il Lussemburgo alla Corte di giustizia dell'Unione europea poiché la sua autorità nazionale di regolamentazione, l'Institut Luxembourgeois de Régulation (nel seguito "ILR"), ha omesso di effettuare un'analisi tempestiva dei mercati rilevanti per quanto riguarda l'accesso fisso alla rete telefonica pubblica (mercato 1) e le linee affittate (mercato 6), in violazione delle norme dell'UE sulle telecomunicazioni.

L'omissione di un'analisi tempestiva dei mercati rilevanti può dare luogo all'imposizione di norme quando queste non sono più necessarie, con possibili conseguenze negative per gli incentivi agli investimenti, per l'innovazione e per la concorrenza sul mercato.

(Per ulteriori informazioni: IP/14/1147 - R. Heath – Tel. +32 2 295 35 93 - Cell. +32 460 75 35 93)

Ambiente: la Commissione deferisce la POLONIA alla Corte per carenze della normativa relativa ai veicoli fuori uso

La Commissione europea deferisce la Polonia alla Corte di giustizia dell'UE per non aver dato adeguata attuazione alla normativa dell'UE relativa ai veicoli fuori uso. La Commissione nutre preoccupazione in merito all'attuazione, da parte della Polonia, del sistema di raccolta e di riciclaggio richiesto.

La direttiva relativa ai veicoli fuori uso mira a rendere la demolizione e il riciclaggio di veicoli più rispettosi dell'ambiente. Essa fissa chiari obiettivi quantificati per il reimpiego, il riciclaggio e il recupero dei veicoli e dei loro componenti e stimola i costruttori a produrre nuovi veicoli tenendo conto della loro riciclabilità. Nel 2009 la Commissione aveva individuato una serie di lacune nella legislazione polacca in questo settore e aveva avviato una procedura di infrazione. Molte delle questioni sono state successivamente risolte ma, nel 2012, era stato formulato un parere motivato in merito a problemi rimasti in sospeso.

(Per ulteriori informazioni: IP/14/1148 - J. Hennon- Tel. +32 2 295 35 93 - Cell. +32 498 95 35 93)

Ambiente: la Commissione deferisce la ROMANIA alla Corte in merito a un bacino di decantazione tossico

La Commissione europea deferisce la Romania alla Corte di giustizia per il mancato rispetto della normativa dell'UE in materia di rifiuti di estrazione, vale a dire i rifiuti derivanti dalle attività di estrazione, trattamento e ammasso di risorse minerali e dallo sfruttamento delle cave. Il caso riguarda il bacino di Boșneag, un bacino di decantazione di 102 ettari che contiene rifiuti estratti dalle miniere di rame e di zinco di Moldova Nouă, in Romania, e che versa attualmente in uno stato di abbandono quasi totale. Il bacino di decantazione è una seria fonte di inquinamento in quanto diffonde polveri tossiche che presentano notevoli rischi per la salute umana e per l'ambiente. La Romania aveva accettato di affrontare il problema ma i progressi compiuti sono stati insufficienti. Data la gravità del rischio in questo caso e su raccomandazione di Janez Potočnik, commissario per l'Ambiente, la Commissione deferisce la Romania alla Corte di giustizia dell'UE al fine di provvedere a una più rapida soluzione del problema.

(Per ulteriori informazioni: IP/14/1149 - J. Hennon- Tel. +32 2 295 35 93 - Cell. +32 498 95 35 93)

Servizi di gioco d'azzardo: la Commissione deferisce la SVEZIA alla Corte per mancata conformità al diritto dell'UE

La Commissione europea ha adottato in data odierna due decisioni distinte relative al deferimento della Svezia alla Corte di giustizia dell'UE in merito alla legislazione svedese sui servizi di gioco d'azzardo.

Nel novembre 2013 la Commissione aveva chiesto alla Svezia di prendere provvedimenti per garantire la conformità della normativa nazionale con il diritto dell'UE nei settori dei servizi di gioco d'azzardo e di poker online (IP 133/1101). La Commissione non ritiene soddisfacenti le reazioni svedesi a dette richieste.

La Svezia è pertanto deferita alla Corte di giustizia per le restrizioni imposte all'organizzazione e alla promozione di servizi di gioco d'azzardo online secondo modalità incompatibili con il diritto dell'UE. La Commissione ritiene che l'organizzazione del regime svedese di diritto esclusivo in materia di scommesse sportive sia incompatibile con il conseguimento degli obiettivi di interesse pubblico di prevenzione del fenomeno del gioco d'azzardo problematico e delle attività criminali e manchi dei necessari controlli da parte dello Stato. Le modifiche della legge svedese in materia di gioco d'azzardo intese a renderla conforme al diritto dell'UE sono previste già da tempo ma non sono state mai attuate.

Nel secondo caso il deferimento alla Corte di giustizia si basa sulle restrizioni all'erogazione e alla promozione del poker online. La Commissione ritiene che il titolare del diritto esclusivo non sia soggetto a un controllo adeguato da parte delle autorità svedesi e che la politica restrittiva nel settore del poker non sia coerente, in quanto le autorità svedesi tollerano l'offerta e la promozione non autorizzate del poker.

(Per ulteriori informazioni: IP/14/1150 - C. Hughes - Tel. +32 229 64450 - Cell. +32 498 96 4450)

Pareri motivati

Requisiti prudenziali per le banche e le imprese di investimento: la Commissione invita CIPRO, ITALIA, LITUANIA, POLONIA, PORTOGALLO e SLOVENIA ad applicare le norme dell'UE

Oggi la Commissione europea ha chiesto a Cipro, Italia, Lituania, Polonia, Portogallo e Slovenia di dare piena attuazione alla direttiva 2013/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, sull'accesso all'attività degli enti creditizi e sulla vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e sulle imprese di investimento, che modifica la direttiva 2002/87/CE e abroga le direttive 2006/48/CE e 2006/49/CE.

I requisiti prudenziali per gli enti stabiliti nell'Unione europea sono fissati nel regolamento (UE) n. 575/2013 (anche noto come regolamento sui requisiti patrimoniali o CRR) e nella direttiva 2013/36/UE (anche nota come direttiva sui requisiti patrimoniali o CRD). Il CRR definisce le norme sull'importo del capitale di cui gli enti devono disporre per coprire perdite potenziali dovute ai rischi cui sono esposti, sulla liquidità, sulla leva finanziaria e sulla pubblicazione di informazioni. La CRD stabilisce le norme sull'autorizzazione degli enti nonché sulla vigilanza sugli stessi, sulla cooperazione in materia di vigilanza, sulla gestione del rischio, sul governo societario (compresa la remunerazione) e sulle riserve di capitale.

Il termine di recepimento della direttiva nel diritto nazionale era il 31 dicembre 2013. Cipro, Italia, Lituania, Polonia, Portogallo e Slovenia non hanno ancora tuttavia comunicato alla Commissione le misure di esecuzione. La richiesta della Commissione si configura come parere motivato, che costituisce la seconda fase delle procedure di infrazione dell'UE. Se le misure per dare piena attuazione alla direttiva 2013/36/UE non saranno notificate entro due mesi la Commissione potrà decidere di deferire Cipro, Italia, Lituania, Polonia, Portogallo e Slovenia alla Corte di giustizia dell'UE.

(Per ulteriori informazioni: C. Hughes - Tel. +32 229 64450 - Cell. +32 498 96 4450)

La Commissione sollecita REPUBBLICA CECA, ESTONIA, POLONIA e SLOVACCHIA a prevedere un ricorso giurisdizionale effettivo in caso di rifiuto, annullamento o revoca di un visto

La Commissione ha inviato oggi una richiesta formale con cui sollecita quattro paesi a intraprendere le azioni necessarie a garantire che i ricorsi contro una decisione di rifiuto, annullamento o revoca di un visto prevedano l'accesso a un organo giurisdizionale.

Il regolamento sul codice dei visti fissa le procedure e le condizioni per il rilascio di visti per soggiorni di breve durata e per il transito aeroportuale. Esso stabilisce l'obbligo per gli Stati membri di prevedere un diritto di presentare ricorso contro il rifiuto, l'annullamento o la revoca di un visto. Il trattato UE impone inoltre agli Stati membri di stabilire i rimedi giurisdizionali necessari per assicurare una tutela giurisdizionale effettiva nei settori disciplinati dal diritto dell'Unione e la Carta dei diritti fondamentali dell'UE conferisce ai singoli il diritto a un ricorso effettivo dinanzi a un giudice qualora i diritti e le libertà garantiti dal diritto dell'Unione siano stati violati.

Le rispettive norme nazionali della Repubblica ceca, dell'Estonia, della Polonia e della Slovacchia prevedono soltanto la possibilità di un ricorso dinanzi alle autorità amministrative di natura non giurisdizionale.

La Commissione ritiene tuttavia che, in base al codice dei visti, i cittadini di paesi terzi abbiano il diritto che la loro domanda di visto sia trattata in modo non arbitrario e che tale diritto sia protetto da una procedura di ricorso giurisdizionale.

Per tale motivo oggi la Commissione ha deciso di trasmettere a Repubblica ceca, Estonia, Polonia e Slovacchia un "parere motivato". Le autorità dei quattro Stati membri dispongono ora di due mesi per adottare i provvedimenti necessari per conformarsi alla richiesta della Commissione. In mancanza di una reazione soddisfacente la Commissione può decidere di adire al riguardo la Corte di giustizia dell'Unione europea.

(Per ulteriori informazioni: M. Cercone - Tel. +32 2 298 09 63 - Cell. +32 498 98 23 49)

La Commissione invita SPAGNA, LETTONIA, POLONIA e ROMANIA a dare attuazione alle norme dell'UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche

La Commissione europea sollecita Spagna, Lettonia, Polonia e Romania a inviare ulteriori informazioni sulle modalità con cui sono attuate le norme dell'UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) nei rispettivi ordinamenti nazionali; i paesi avrebbero dovuto adempiere tale obbligo entro il 14 febbraio 2014. La nuova direttiva RAEE sostituisce e aggiorna le precedenti norme sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. Essa mira a prevenire o ridurre gli impatti negativi della produzione e della gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche sulla salute umana e sull'ambiente nonché a ridurre gli impatti negativi dell'uso delle risorse e a migliorarne l'efficacia. Poiché la Spagna, la Lettonia, la Polonia e la Romania e la Slovenia non hanno rispettato il termine originario, il 31 marzo 2014 sono state inviate loro lettere di costituzione in mora. La Commissione sta ora provvedendo all'invio di pareri motivati e, se gli Stati membri in questione non si attiveranno entro due mesi, i casi potranno essere deferiti alla Corte di giustizia dell'UE.

(Per ulteriori informazioni: J. Hennon - Tel. +32 2 295 35 93 - Cell. +32 498 95 35 93)

Norme di regolamentazione per i gestori di fondi di investimento alternativi: la Commissione sollecita LITUANIA, PORTOGALLO, ROMANIA e SLOVENIA a notificare la piena attuazione delle norme

Oggi la Commissione europea ha chiesto formalmente a Lituania, Portogallo, Romania e Slovenia di inviare una notifica in merito alla piena attuazione della direttiva sui gestori di fondi di investimento alternativi (2011/61/UE). Tale direttiva stabilisce norme di regolamentazione e di vigilanza complete ed efficaci per i gestori di regimi di investimento alternativi destinati agli investitori professionali. Le norme europee armonizzate in materia di gestori di fondi di investimento alternativi (GEFIA) hanno l'obiettivo di migliorare la trasparenza delle attività dei GEFIA e dei fondi da essi gestiti nei confronti degli investitori e delle autorità pubbliche.

Tuttavia i suddetti Stati membri, che avrebbero dovuto dare piena attuazione alla direttiva nei rispettivi ordinamenti nazionali entro il 22 luglio 2013, a tutt'oggi non hanno adempiuto tale obbligo. Le richieste odierne si configurano come pareri motivati, che costituiscono la seconda fase della procedura di infrazione. Questi paesi dispongono di due mesi di tempo per informare la Commissione in merito ai provvedimenti adottati per dare piena attuazione alla direttiva 2011/61/UE. La mancata notifica di provvedimenti adeguati potrebbe portare la Commissione ad adire al riguardo la Corte di giustizia dell'Unione europea.

(Per ulteriori informazioni: C. Hughes - Tel. +32 229 64450 - Cell. +32 498 96 4450)

Diritto d'autore: la Commissione invita CIPRO e LUSSEMBURGO ad applicare le norme dell'UE

La Commissione europea ha chiesto in data odierna a Cipro e Lussemburgo di dare piena attuazione alla direttiva 2011/77/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2011, che modifica la direttiva 2006/116/CE concernente la durata di protezione del diritto d'autore e di alcuni diritti connessi. La direttiva, che proroga da 50 a 70 anni la durata della protezione per gli artisti, interpreti o esecutori e per le registrazioni sonore, prevede misure di accompagnamento come le clausole “use it or lose it” (ossia l'obbligo di utilizzare il diritto pena la perdita definitiva dello stesso), che devono ora essere iscritte nel contratto che lega l'artista, interprete o esecutore alla casa discografica. Il termine di recepimento della direttiva nel diritto nazionale era il 1° novembre 2013. Lussemburgo e Cipro non hanno tuttavia finora comunicato alla Commissione le misure di esecuzione. La richiesta della Commissione si configura come parere motivato, che costituisce la seconda fase delle procedure di infrazione dell'UE. Se le misure per dare piena attuazione alla direttiva 2011/77/UE non saranno notificate entro due mesi la Commissione potrà decidere di deferire Lussemburgo e Cipro alla Corte di giustizia dell'UE.

(Per ulteriori informazioni: C. Hughes - Tel. +32 2 296 44 50 - Cell. +32 498 96 44 50

Ambiente: la Commissione invita GRECIA e SPAGNA a proteggere i cittadini dall'inquinamento atmosferico

La Grecia e la Spagna vengono meno all'obbligo di tutelare i cittadini dall'inquinamento da polveri sottili (PM10). Le particelle PM10 possono causare asma, problemi cardiovascolari, cancro ai polmoni e morte prematura. Tali particelle provengono dalle emissioni dell'industria, del traffico e del riscaldamento domestico. In forza del diritto dell'UE gli Stati membri devono limitare l'esposizione dei cittadini a queste particelle. Dal 2005 fino ad almeno il 2012 in Spagna i cittadini negli agglomerati definiti "Zonas Rurales" dell'Andalusia, della parte centrale delle Asturie, di Gijón, di Barcellona e di Vallès-Baix Llobregat sono stati costantemente o quasi costantemente esposti a livelli insalubri di PM10. In base alle ultime relazioni per il 2012 anche i cittadini di Salonicco, in Grecia, sono stati esposti a tali particelle almeno dal 2005. La Commissione è dell'avviso che dal 2005 avrebbero dovuto essere in atto provvedimenti volti a tutelare la salute dei cittadini e invita entrambi gli Stati membri a intervenire in modo lungimirante, celere ed efficace per ridurre al minimo possibile il periodo di inottemperanza. L'azione odierna, che sotto il profilo tecnico si configura per la Grecia come un parere motivato successivo a una lettera di messa in mora inviata nel novembre 2013, e per la Spagna come un parere motivato supplementare successivo a una lettera supplementare di messa in mora, concede agli Stati membri due mesi di tempo per attivarsi. Qualora gli Stati membri non dovessero farlo la Commissione può adire al riguardo la Corte di giustizia dell'UE.

(Per ulteriori informazioni: J. Hennon - Tel. +32 2 295 35 93 - Cell. +32 498 95 35 93)

Bilancio: la Commissione chiede a PAESI BASSI e REGNO UNITO di compensare le perdite per il bilancio dell'UE

La Commissione europea ha formalmente chiesto a Paesi Bassi e Regno Unito di compensare la perdita di risorse proprie tradizionali dell'UE (dazi doganali) per il bilancio dell'UE, dovuta al rilascio di certificati doganali nei rispettivi paesi e territori d'oltremare in violazione della decisione 91/482/CEE e della decisione 2001/822/CE.

Le autorità di Paesi Bassi e Regno Unito hanno due mesi per inviare una risposta, in funzione della quale la Commissione potrà adire la Corte di giustizia dell'UE.

(Per ulteriori informazioni: P. Fiorilli - Tel. +32 229 58132 - Cell. +32 498 95 8132)

Ambiente: la Commissione invita la BULGARIA a rafforzare la legislazione per la protezione della natura

La Commissione europea invita la Bulgaria a migliorare il suo contributo a Natura 2000, la rete europea di spazi naturali protetti. In forza della direttiva Uccelli gli Stati membri devono designare come zone di protezione speciale i territori più idonei alla conservazione delle specie di uccelli presenti sul proprio territorio. La Bulgaria ha originariamente designato un numero sufficiente di zone di protezione speciale (114) ma le dimensioni di sei di tali zone erano ben al di sotto di quelle richieste dall'inventario delle "Important Bird Areas" (aree importanti per gli uccelli - IBA) utilizzato dalla Commissione e dalla Corte di giustizia dell'UE come riferimento per valutare se gli Stati membri rispettino il proprio obbligo di designare zone di protezione speciale. Nel 2008 la Commissione aveva avviato una procedura di infrazione e, nonostante adesso molte delle zone di protezione soddisfino i criteri delle IBA, permangono problemi a Kaliakra (per i quali esiste già una causa pendente dinanzi alla Corte) e nella zona del Rila, in cui 17 delle specie elencate nella legislazione non sono attualmente oggetto di una protezione adeguata. La Commissione invia pertanto un parere motivato. Se la Bulgaria non si attiverà entro due mesi il caso potrà essere deferito alla Corte di giustizia dell'UE.

(Per ulteriori informazioni: J. Hennon - Tel. +32 2 295 35 93 - Cell. +32 498 95 35 93)

Sicurezza dei giocattoli: la Commissione invita la GERMANIA a dare piena attuazione alla normativa dell'UE sui giocattoli

La protezione dei minori è di importanza fondamentale ed è per questo motivo che la norme europee sulla sicurezza dei giocattoli sono tra le più rigorose al mondo. Tuttavia la Germania attualmente non applica le norme dell'UE approvate in materia di valori limite per i livelli di arsenico, mercurio e antimonio nei giocattoli. La Commissione ha pertanto chiesto alla Germania di aggiornare urgentemente la sua legislazione per conformarsi alla normativa dell'UE sui giocattoli. La Germania non intende attuare le norme dell'UE sui limiti di alcune sostanze nei giocattoli in quanto sostiene che esse offrano una protezione minore rispetto all'attuale normativa tedesca. La Commissione ritiene tuttavia che la direttiva sulla sicurezza dei giocattoli dell'UE offra una protezione maggiore in quanto si fonda sui più recenti sviluppi scientifici e prevede un approccio moderno e coerente per gestire i rischi chimici cui i bambini potrebbero essere esposti attraverso i giocattoli. In una sentenza del maggio 2014 il Tribunale dell'UE aveva approvato l'approccio della Commissione ma a tutt'oggi la Germania non ha reso le sue norme compatibili con il diritto dell'UE in questo settore. La Commissione ha pertanto formulato un parere motivato con cui invita la Germania a modificare la propria legislazione. Se la legislazione tedesca in materia non sarà resa conforme alla direttiva sulla sicurezza dei giocattoli entro due mesi la Commissione potrà adire al riguardo la Corte di giustizia dell'UE.

(Per ulteriori informazioni: M. Sagredo – Tel. +32 2 296 85 89 – Cell. +32 498 98 16 31)

Fiscalità: la Commissione invita la GERMANIA a far cessare la tassazione discriminatoria dei lasciti a favore di enti di beneficenza esteri

La Commissione ha chiesto alla Germania di modificare la sua legislazione discriminatoria in materia di tasse di successione in relazione ai lasciti a favore di enti di beneficenza in altri Stati membri o in Stati appartenenti al SEE in quanto tale legislazione viola le norme dell'UE sulla libera circolazione dei capitali.

La normativa tedesca riserva ai lasciti a favore di enti di beneficenza stabiliti in altri Stati dell'UE o appartenenti al SEE un trattamento meno favorevole rispetto ai lasciti a determinati enti di beneficenza stabiliti in Germania. Agli enti di beneficenza nazionali è concessa un'esenzione dalla tassa di successione. Gli enti di beneficenza analoghi stabiliti in altri Stati membri dell'UE o appartenenti al SEE possono beneficiare di tale esenzione fiscale soltanto se il loro Stato di residenza concede un'esenzione equivalente o reciproca a enti di beneficenza tedeschi analoghi. Ne consegue che i lasciti a favore di enti di beneficenza esteri sono spesso oggetto di una tassazione più onerosa rispetto ai lasciti a favore di enti di beneficenza tedeschi. La Commissione ritiene che tali disposizioni siano discriminatorie e costituiscano una restrizione ingiustificata alla libera circolazione dei capitali. La richiesta inviata alla Germania si configura come parere motivato. Se la Germania non ottempererà alla richiesta entro due mesi la Commissione potrà deferirla alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

(Per ulteriori informazioni: E. Traynor - Tel. +32 2 292 15 48 - Cell. +32 498 98 38 71)

Ambiente: la Commissione sollecita la GERMANIA ad applicare correttamente le prescrizioni in materia di protezione della natura in relazione a una centrale elettrica a carbone ad Amburgo/Moorburg

La Commissione europea sollecita la Germania ad applicare correttamente le prescrizioni della direttiva "Habitat" in relazione all'autorizzazione di una centrale elettrica a carbone situata ad Amburgo/Moorburg. Il progetto in questione rischia di avere un impatto negativo su diverse specie ittiche, tra cui il salmone [in tedesco: "Lachs"], sulla lampreda di fiume [in tedesco: "Flussneunauge"] e sulla lampreda di mare [in tedesco: "Meerneunauge"], che superano la centrale nel corso della loro migrazione dal Mare del Nord verso circa 30 siti della rete Natura 2000 [in tedesco: "FFH-Gebiete"] lungo l'Elba, a monte di Amburgo. Le specie sono danneggiate dal processo di prelievo dell'acqua impiegata per raffreddare la centrale elettrica. Nell'autorizzare l'impianto la Germania ha omesso di effettuare un'appropriata valutazione secondo quanto richiesto dalla direttiva e ha in particolare omesso di valutare processi di raffreddamento alternativi che avrebbero potuto evitare l'uccisione delle specie interessate. Il progetto era stato autorizzato a condizione di costruire un altro passaggio per pesci presso uno sbarramento a Geesthacht, a 30 km dalla centrale elettrica di Amburgo. Il passaggio per pesci non sarà tuttavia in grado di evitare la morte delle specie protette al punto di prelievo dell'acqua ad Amburgo. Benché la Commissione non intenda impedire il funzionamento della centrale elettrica è necessario il pieno rispetto delle prescrizioni in materia di protezione della natura. La Commissione trasmette pertanto un parere motivato. Se entro due mesi la Germania non ottempererà al diritto dell'UE in materia la Commissione potrà adire al riguardo la Corte di giustizia dell'UE.

(Per ulteriori informazioni: J. Hennon - Tel. +32 2 295 35 93 - Cell. +32 498 95 35 93)

Fiscalità: la Commissione chiede all'UNGHERIA di porre fine alle restrizioni sui servizi di leasing di automobili provenienti da altri Stati membri

La Commissione europea ha chiesto all'Ungheria di modificare la sua legislazione, che limita i servizi di leasing di automobili provenienti da altri Stati membri e viola le norme del mercato unico dell'UE. Nel valutare la tassa di immatricolazione per le automobili prese in leasing in un altro Stato membro le autorità nazionali dovrebbero effettuare il relativo calcolo in proporzione alla durata dell'utilizzo dell'automobile nel loro territorio (C‑451/99, Cura Anlagen).

La tassa di immatricolazione ungherese applica tuttavia tale valutazione proporzionale solo alle società straniere di leasing che possiedono almeno 100 automobili. Le società straniere di leasing che possiedono un numero di automobili inferiore sono soggette, a determinate condizioni, al pagamento dell'intero importo della tassa di immatricolazione sulle loro automobili concesse in leasing in Ungheria. La Commissione europea ritiene che tale condizione si configuri come una restrizione sproporzionata alla libera prestazione dei servizi, una libertà fondamentale garantita dall'articolo 56 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE).

La richiesta si configura come parere motivato. Se la normativa non sarà resa conforme al diritto dell'UE entro due mesi la Commissione potrà deferire l'Ungheria alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

(Per ulteriori informazioni: E. Traynor - Tel. +32 2 292 15 48 - Cell. +32 498 98 38 71)

Ambiente: la Commissione europea sollecita l'ITALIA ad affrontare gravi problemi di inquinamento nel più grande stabilimento siderurgico europeo

La Commissione europea prende ulteriori provvedimenti contro l'Italia per ridurre l'impatto ambientale dell'acciaieria ILVA di Taranto (nel seguito "l'ILVA"), il più grande stabilimento siderurgico europeo.

L'Italia non garantisce che il funzionamento dell'ILVA rispetti la normativa dell'UE relativa alle emissioni industriali, con conseguenze potenzialmente gravi per la salute umana e l'ambiente. La Commissione ha già inviato all'Italia due lettere di costituzione in mora, nel settembre 2013 e nell'aprile 2014, sollecitando le autorità italiane ad adottare provvedimenti intesi ad assicurare il funzionamento dell'impianto ILVA in conformità alla direttiva relativa alle emissioni industriali e ad altre norme dell'UE vigenti in materia di ambiente (cfr. IP/13/866).

Sebbene alcune carenze siano state affrontate permangono diverse violazioni della direttiva relativa alle emissioni industriali. L'azione odierna, un parere motivato, riguarda carenze quali la mancanza di conformità con le condizioni stabilite nelle autorizzazioni, la gestione inadeguata dei sottoprodotti e dei rifiuti nonché una protezione e un monitoraggio insufficienti del suolo e delle acque sotterranee. La Commissione concede all'Italia due mesi per rispondere.

(Per ulteriori informazioni: IP/14/1151 - J. Hennon- Tel. +32 2 295 35 93 - Cell. +32 498 95 35 93)

La Commissione avverte l'ITALIA in merito a una protezione insufficiente degli acquirenti di viaggi "tutto compreso"

In data odierna la Commissione europea ha inviato all'Italia un parere motivato in merito alla mancanza di protezione dei consumatori dell'UE che prenotano viaggi "tutto compreso". In forza delle norme dell'UE sui viaggi "tutto compreso" gli operatori devono disporre di una protezione in caso di insolvenza o di fallimento al fine di garantire che i consumatori ricevano il rimborso del prezzo corrisposto e siano rimpatriati in caso di fallimento dell'organizzatore del viaggio.

Il Fondo nazionale di garanzia istituito dall'Italia al fine di applicare la protezione in caso di insolvenza o di fallimento dispone di risorse inadeguate e non esiste un sistema affidabile per un aumento ad hoc dei finanziamenti ad esso destinati. Il rimborso dei viaggiatori può pertanto richiedere diversi anni ed è incerto, persino in caso di fallimento di un operatore turistico di medie dimensioni.

Nel luglio 2013 la Commissione europea aveva proposto nuove e aggiornate norme per i viaggi "tutto compreso". La proposta legislativa è al momento al vaglio del Consiglio dei ministri e del Parlamento europeo.

(Per ulteriori informazioni: J. Salsby - Tel. +32 2 297 24 59)

Appalti pubblici: la Commissione chiede all'ITALIA di rispettare le norme dell'UE sugli appalti pubblici

In data odierna la Commissione europea ha chiesto all'Italia di rispettare le norme dell'UE sull'aggiudicazione degli appalti pubblici. I comuni di Varese e di Casciago non hanno organizzato procedure competitive di offerte per l'aggiudicazione dei servizi di gestione dei rifiuti a una società privatizzata. L'Italia ha inoltre adottato disposizioni di legge che consentono che i contratti aggiudicati senza procedure competitive di offerte a società con partecipazione privata restino in vigore fino alla loro naturale scadenza. In forza del diritto dell'UE l'aggiudicazione di appalti pubblici a società deve essere effettuata a seguito di procedure competitive di offerte aperte e trasparenti. La Commissione teme che questa situazione privi le società di tutta Europa della possibilità di entrare nel mercato e di fornire il servizio al migliore rapporto qualità/prezzo, anche nell'interesse di utenti e contribuenti. Poiché l'Italia non ha ancora posto rimedio alla situazione la Commissione chiede a tale Stato membro, con un parere motivato (che costituisce la seconda fase della procedura di infrazione), di prendere provvedimenti al fine di conformarsi pienamente alle norme dell'UE. Se entro due mesi le autorità italiane non avranno notificato provvedimenti intesi a porre fine alla violazione del diritto dell'UE la Commissione potrà decidere di adire al riguardo la Corte di giustizia dell'UE.

(Per ulteriori informazioni: C. Hughes - Tel. +32 229 64450 - Cell. +32 498 96 4450)

Appalti pubblici: la Commissione chiede all'ITALIA di rispettare le norme dell'UE sui contratti autostradali

In data odierna la Commissione europea ha chiesto all'Italia di rispettare le norme dell'UE sugli appalti pubblici. L'Italia ha concesso una proroga di 18 anni alla società che è attualmente la concessionaria responsabile della costruzione e della gestione dell'autostrada A12 Livorno-Civitavecchia. Il contratto di concessione è stato prorogato senza previa gara d'appalto, impedendo la partecipazione di imprese potenzialmente interessate di altri Stati membri. In base al diritto dell'UE la proroga di una concessione equivale a una nuova concessione, che può essere aggiudicata solo a seguito di una procedura competitiva di offerte. La Commissione europea ritiene pertanto che l'Italia non abbia rispettato gli obblighi che le derivano dalle norme dell'UE sugli appalti pubblici, in particolare la direttiva 2004/18/CE. La richiesta della Commissione si configura come parere motivato, che costituisce la seconda fase della procedura di infrazione. Se entro due mesi le autorità italiane non avranno notificato provvedimenti intesi a porre fine alla violazione del diritto dell'UE la Commissione potrà decidere di adire al riguardo la Corte di giustizia dell'UE.

(Per ulteriori informazioni: C. Hughes - Tel. +32 229 64450 - Cell. +32 498 96 4450)

Ambiente: la Commissione invita la POLONIA a dare attuazione alle norme dell'UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici

La Commissione europea sollecita la Polonia a dare attuazione alla normativa dell'UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. La direttiva in questione si propone di ridurre al minimo il numero di animali utilizzati negli esperimenti e chiede il ricorso a metodi alternativi laddove possibile, pur mantenendo la ricerca nell'UE ai massimi livelli. La direttiva avrebbe dovuto essere recepita nell'ordinamento nazionale entro il 10 novembre 2012. Poiché la Polonia non ha rispettato tale scadenza il 31 gennaio 2013 le era stata inviata una lettera di costituzione in mora. Non avendo ricevuto alcuna notifica in merito al recepimento della normativa la Commissione ha deciso di inviare un parere motivato. Se la Polonia non si attiverà entro due mesi il caso potrà essere deferito alla Corte di giustizia dell'UE.

(Per ulteriori informazioni: J. Hennon - Tel. +32 2 295 35 93 - Cell. +32 498 95 35 93)

Fiscalità: la Commissione invita la ROMANIA a far cessare il trattamento fiscale discriminatorio delle persone giuridiche straniere

La Commissione ha chiesto alla Romania di modificare le proprie norme sulla tassazione dei redditi da interessi perché limitano la libera prestazione dei servizi e la libera circolazione dei capitali nel mercato unico dell'UE. Le persone giuridiche residenti possono attualmente detrarre le spese professionali connesse alla generazione di reddito da interessi, con conseguente tassazione del solo reddito netto. Le persone giuridiche stabilite in un altro Stato membro dell'UE o appartenente al SEE e senza sede stabile in Romania non possono tuttavia beneficiare di tale deduzione e sono pertanto soggette a una tassazione più onerosa sui loro redditi lordi da interessi ottenuti direttamente dalla Romania.

La Commissione non trova alcuna valida giustificazione per tale disparità di trattamento fiscale, che ritiene sia discriminatorio e rappresenti una restrizione alla libera circolazione dei servizi. Essa ha pertanto invitato la Romania a modificare le proprie norme al fine di renderle compatibili con il diritto dell'UE. La richiesta si configura come parere motivato. In mancanza di una risposta soddisfacente entro due mesi la Commissione potrà deferire la Romania alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

(Per ulteriori informazioni: E. Traynor - Tel. +32 2 292 15 48 - Cell. +32 498 98 38 71)

Trasporto ferroviario: la Commissione invita la ROMANIA a recepire pienamente la normativa dell'UE sulla sicurezza delle ferrovie

La Commissione ha chiesto alla Romania di rendere tutte le sue norme nazionali compatibili con la direttiva 2004/49/CE sulla sicurezza delle ferrovie. Tale richiesta riguarda l'indipendenza dell'autorità preposta alla sicurezza e dell'organismo investigativo. La legislazione dell'UE mira a definire un approccio comune alla sicurezza delle ferrovie in modo che tutte le reti ferroviarie dell'UE presentino livelli di sicurezza elevati e omogenei e i cittadini dell'UE vi possano viaggiare in sicurezza. La fissazione di requisiti di sicurezza per il sistema ferroviario comprende la sicurezza della gestione dell'infrastruttura e del traffico, i ruoli e le responsabilità delle imprese ferroviarie e dei gestori dell'infrastruttura nonché la loro interazione. È inoltre necessario garantire un quadro normativo comune sulla sicurezza, la regolamentazione, la gestione, la supervisione della sicurezza e indagini indipendenti sugli incidenti. La legislazione avrebbe dovuto essere in vigore dall'aprile 2006. La Commissione aveva avviato una procedura di infrazione contro la Romania sulla questione nel febbraio 2013. Viene ora inviato un parere motivato, che costituisce la seconda fase delle procedure di infrazione dell'UE. La Romania dispone di due mesi di tempo per rispondere alla Commissione. In mancanza di una reazione soddisfacente la Commissione può adire al riguardo la Corte di giustizia dell'Unione europea.

(Per ulteriori informazioni: H. Kearns - Tel. +32 2 298 76 38 - Cell. +32 498 98 76 38

Economia e finanze: la Commissione invita la SLOVENIA a dare attuazione alle norme sui quadri di bilancio

In data odierna la Commissione ha deciso di inviare alla Slovenia una richiesta formale di attuazione della direttiva 2011/85/UE del Consiglio relativa ai requisiti per i quadri di bilancio degli Stati membri dell'UE. Il termine di recepimento previsto era il 31 dicembre 2013. La presente normativa - che rientra nel cosiddetto "six-pack", inteso a migliorare la governance economica nell'UE - mira a garantire che i paesi rafforzino i quadri di bilancio nazionali e, implicitamente, la solidità della loro politica di bilancio. (Con "quadro di bilancio" ci si riferisce alla serie di disposizioni, procedure, norme e istituzioni inerenti alla conduzione delle politiche di bilancio dell'amministrazione pubblica.) L'ambito di applicazione della direttiva comprende misure quali la pubblicazione tempestiva di dati di bilancio affidabili e dettagliati (che è fondamentale ai fini della sorveglianza dei bilanci), l'introduzione di regole di bilancio numeriche nazionali, il rafforzamento della pianificazione di bilancio a medio termine o il miglioramento dell'affidabilità e della trasparenza delle previsioni macroeconomiche e di bilancio. La richiesta si configura come parere motivato nel quadro delle procedure di infrazione dell'UE.

Se entro due mesi dal ricevimento del parere motivato la Slovenia non notificherà i provvedimenti nazionali di attuazione della direttiva la Commissione può deferire tale Stato membro alla Corte di giustizia e chiedere l'irrogazione di sanzioni pecuniarie.

(Per ulteriori informazioni: S. O'Connor – Tel. +32 229 67359 – Cell. +32 460 767 359)

Ambiente: la Commissione sollecita il REGNO UNITO a proteggere le focene

La Commissione europea invita il Regno Unito a designare aree protette per le focene, un mammifero marino comune nelle acque britanniche. In base alla normativa dell'UE relativa alla conservazione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatiche (la direttiva "Habitat") gli Stati membri devono proporre un elenco di siti di protezione per diverse specie locali del loro territorio per garantire la loro tutela da interventi che potrebbero compromettere seriamente il loro carattere ecologico. Nonostante nelle sue acque sia presente un gran numero di focene il Regno Unito ha finora proposto solo un piccolo sito nell'Irlanda del Nord, esponendo alcuni dei siti individuati al rischio di sviluppo di parchi eolici offshore. La Commissione ha ripetutamente sollecitato il Regno Unito a rispettare i suoi principali obblighi nei confronti di questa specie, ma non sono state avanzate proposte per ulteriori designazioni di siti. L'iniziativa odierna, un parere motivato, fa seguito a una lettera di costituzione in mora inviata al governo del Regno Unito nel giugno 2013. Se il Regno Unito non risponderà entro due mesi la Commissione potrà adire al riguardo la Corte di giustizia dell'UE.

(Per ulteriori informazioni: J. Hennon - Tel. +32 2 295 35 93 - Cell. +32 498 95 35 93)

Ambiente: la Commissione invita il REGNO UNITO a ridurre le emissioni della centrale elettrica di Aberthaw

La Commissione europea sollecita il Regno Unito a rispettare le prescrizioni dell'UE relative alle emissioni industriali il cui scopo è prevenire, ridurre e, per quanto possibile, eliminare l'inquinamento dovuto alle attività industriali. La violazione riguarda la centrale elettrica a carbone di Aberthaw, nel Galles, che supera i limiti di emissione per gli ossidi di azoto (NOx). Gli ossidi di azoto liberati nell'ambiente dalla combustione di combustibili comportano gravi conseguenze per la salute umana e per l'ambiente: provocano malattie respiratorie, acidificazione del suolo e delle acque di superficie e danneggiano la vegetazione. In linea con la normativa europea sulle emissioni originate dai grandi impianti di combustione (direttiva LCP) agli Stati membri è stato richiesto di ridurre le emissioni entro il 1° gennaio 2008 o singolarmente, rispettando i limiti di emissione previsti dalla direttiva, o includendo tali impianti nei piani nazionali di riduzione delle emissioni. Non avendo soddisfatto nessuna di dette prescrizioni la centrale elettrica di Aberthaw attualmente funziona in base al limite di emissione di NOx di 1 200 mg/Nm3, rispetto al limite giuridicamente applicabile di 500 mg/Nm3. La Commissione aveva per la prima volta espresso le proprie preoccupazioni nel giugno 2013 con una lettera di messa in mora. Poiché l'impianto continua a superare il limite di emissione consentito per i NOx applicabile dal 1° gennaio 2008 la Commissione invia un parere motivato concedendo al Regno Unito due mesi di tempo per attivarsi. Se il paese non adotterà i provvedimenti necessari il caso potrà essere deferito alla Corte di giustizia dell'UE.

(Per ulteriori informazioni: J. Hennon - Tel. +32 2 295 35 93 - Cell. +32 498 95 35 93)

Costituzioni in mora

Libera circolazione dei capitali: la Commissione avvia una procedura di infrazione contro l'UNGHERIA in merito ai diritti degli investitori transfrontalieri a utilizzare i terreni agricoli

La Commissione europea ha deciso in data odierna di chiedere formalmente all'Ungheria di presentare le proprie osservazioni sulla sua normativa che pone fine ad alcuni diritti contrattuali degli investitori a utilizzare i terreni agricoli.

La Commissione ritiene che la normativa ungherese abbia limitato i diritto degli investitori transfrontalieri secondo modalità che possono costituire una violazione del diritto dell'UE in materia di libera circolazione dei capitali e di libertà di stabilimento. Qualsiasi restrizione alle suddette libertà previste dal trattato va debitamente giustificata e deve rispettare il principio di proporzionalità. Benché agli Stati membri sia consentito di stabilire il proprio regime di proprietà, ciò deve avvenire nei limiti del diritto dell'UE.

La richiesta della Commissione si configura come lettera di messa in mora, la prima fase delle procedure di infrazione dell'UE a norma dell'articolo 258 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. L'Ungheria dispone di due mesi per rispondere.

(Per ulteriori informazioni: IP/14/1152 - C. Hughes - Tel. +32 229 64450 - Cell. +32 498 96 4450)

Ambiente: la Commissione sollecita MALTA ad astenersi dalla cattura dei fringuelli

La Commissione europea invita il governo maltese a riconsiderare la sua decisione di riprendere la tradizionale cattura dei fringuelli. Tale pratica è vietata dalla normativa dell'UE sulla conservazione degli uccelli selvatici. Il caso riguarda la decisione di Malta di applicare una deroga alla direttiva Uccelli dell'UE, il caposaldo della politica dell'UE in materia di natura e biodiversità, consentendo la cattura da vivi di sette specie di fringuelli selvatici a partire dal 2014. Gli Stati membri possono derogare all'obbligo di protezione rigorosa solo in assenza di altre soluzioni di conservazione soddisfacenti e qualora siano soddisfatte le condizioni per il ricorso a tali deroghe. Poiché nella fattispecie non esiste una siffatta giustificazione la Commissione ha deciso di inviare una lettera di messa in mora in cui sollecita Malta a conformarsi alle pertinenti norme dell'UE e a inviarne conferma entro un mese.

(Per ulteriori informazioni: IP/14/1154 - J. Hennon- Tel. +32 2 295 35 93 - Cell. +32 498 95 35 93)


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