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Commissione europea

MEMO

Bruxelles, 10 luglio 2014

Pacchetto infrazioni di luglio: decisioni principali

Con le decisioni sui casi d’infrazione assunte questo mese, la Commissione europea avvia azioni legali nei confronti di alcuni Stati membri per inadempimento degli obblighi previsti dalla normativa dell’UE. Le decisioni qui esposte, relative a molti settori, si propongono di assicurare la corretta applicazione del diritto dell’Unione a favore dei cittadini e delle imprese.

La Commissione ha adottato oggi 419 decisioni, tra le quali 63 pareri motivati14 deferimenti alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Si riporta di seguito una breve esposizione delle principali decisioni. Per maggiori informazioni sul procedimento d’infrazione cfr. MEMO/12/12.

  1. Principali casi riguardanti gli Stati membri

  1. Cielo unico europeo - La Commissione esorta diciotto Stati membri a fare un passo decisivo verso la gestione comune dello spazio aereo

Oggi la Commissione ha chiesto formalmente ad Austria, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica ceca, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Regno Unito, membri di sei diversi blocchi funzionali di spazio aereo (Functional Airspace Blocks - FAB), di migliorare i loro FAB, che costituiscono uno spazio aereo comune organizzato attorno ai flussi di traffico anziché ai confini nazionali. I FAB rappresentano un passo fondamentale verso un sistema di trasporto aereo europeo più efficace, meno costoso e meno inquinante.

Siim Kallas, Vicepresidente e Commissario per i Trasporti, ha dichiarato: “Dobbiamo superare definitivamente i confini nazionali nello spazio aereo europeo. I blocchi funzionali di spazio aereo sono elementi necessari e fondamentali del cielo unico europeo. Al momento questi spazi aerei comuni esistono solo sulla carta, sono istituiti formalmente ma non sono ancora operativi. Esorto gli Stati membri a essere ancora più ambiziosi e a promuovere l’attuazione del cielo unico".

(per ulteriori informazioni: IP/14/818 - H. Kearns - Tel.: +32 229 87638 -
Cell.: +32 498 98 7638)

  1. Deferimenti alla Corte di giustizia

  1. Efficienza energetica nell’edilizia - La Commissione cita l’AUSTRIA e la POLONIA alla Corte di giustizia chiedendo l’applicazione di penalità giornaliere di mora

    La Commissione europea ha deciso di citare l’Austria e la Polonia alla Corte di giustizia dell’UE per attuazione incompleta della direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia e ha chiesto alla Corte di comminare una penalità giornaliera di mora di 39 592,80 EUR all’Austria e di 96 720 EUR alla Polonia per ogni giorno compreso tra la data della sentenza della Corte e l’attuazione integrale della direttiva. L’entità delle penalità proposte tiene conto della durata e della gravità dell’infrazione. Spetterà alla Corte decidere l’importo effettivo delle penalità giornaliere. La direttiva impone agli Stati membri di stabilire e applicare requisiti minimi di prestazione energetica per tutti gli edifici, di assicurare la certificazione della prestazione energetica degli edifici e di condurre ispezioni periodiche degli impianti di riscaldamento e condizionamento d’aria. Impone inoltre loro di provvedere a che entro il 2021 tutti gli edifici nuovi siano del tipo “a energia quasi zero”. Gli Stati membri avrebbero dovuto attuare la direttiva negli ordinamenti nazionali entro il 9 luglio 2012.

    (per ulteriori informazioni: IP/14/813 - S. Berger - Tel.: +32 229 92792 -
    Cell.: +32 460 792 792)

  1. Libera circolazione delle merci - La Commissione cita la REPUBBLICA CECA alla Corte per inosservanza delle norme sulla punzonatura dei gioielli

La Commissione europea ha deciso di citare la Repubblica ceca alla Corte di giustizia dell’UE per le norme sulla punzonatura dei gioielli. L’ufficio ceco del saggio dei metalli preziosi impone infatti che alcuni articoli di gioielleria importati da un altro Stato membro dell’UE, benché già correttamente punzonati e legittimamente commercializzati nell’UE, rechino impresso un marchio nazionale supplementare. La Commissione ritiene che tale obbligo violi le norme del trattato UE sulla libera circolazione delle merci all’interno dell’Unione e ha quindi adito la Corte al riguardo.

(per ulteriori informazioni: IP/14/785 - C. Corazza - Tel.: +32 229 51752 -
Cell.: +32 498 99 2862)

  1. Prodotti del tabacco - La Commissione cita la DANIMARCA alla Corte di giustizia per il mancato divieto della vendita dello snus sotto qualsiasi forma

La Commissione europea ha deciso di citare la Danimarca dinanzi alla Corte di giustizia dell’UE perché tale paese non ha provveduto a modificare la sua legislazione nazionale al fine di vietare qualsiasi forma di snus.

Non avendo la Danimarca vietato completamente la vendita di ogni tipologia di snus, il 25 ottobre 2012 la Commissione europea aveva sollecitato tale paese a adottare le misure necessarie per conformarsi alle disposizioni della direttiva 2001/37/CE e a informare entro due mesi la Commissione in merito alle norme legislative adottate (cfr. Commissione europea - MEMO/12/794 - 24.10.2012).

A tutt’oggi la Danimarca non ha notificato tali disposizioni alla Commissione e continua a violare il diritto dell’Unione. Per tale motivo la Commissione ha deciso di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

(per ulteriori informazioni: IP/14/812 - F. Vincent - Tel.: +32 229 87166 –
Cell.: +32 498 98 7166)

  1. Appalti pubblici - La Commissione cita la GRECIA alla Corte per inosservanza delle norme UE nel settore edile

La Commissione europea ha deciso oggi di citare la Grecia alla Corte di giustizia dell’UE per inosservanza delle norme dell’UE in materia di appalti pubblici nell’edilizia.

La normativa greca prevede la registrazione obbligatoria di tutte le imprese edili nazionali autorizzate, che sono suddivise in classi, ciascuna corrispondente a una fascia di bilancio definita da un valore minimo e da un valore massimo specifici. Le amministrazioni aggiudicatrici possono ammettere alle gare soltanto le imprese registrate nella classe corrispondente alla fascia di valore prevista dell’appalto. Questo sistema di registrazione obbligatoria predetermina quindi gli operatori economici che possono partecipare a ogni procedura di gara e esclude dalla procedura di gara imprese che vantano le capacità economiche, finanziarie, professionali e tecniche per realizzare un determinato appalto, per il solo motivo che la loro capacità finanziaria è diversa — solitamente superiore — dalla classe di bilancio specifica ammessa a una data procedura. Le disposizioni nazionali limitano pertanto alle imprese gli sbocchi di mercato e ostacolano la concorrenza tra operatori economici. La Commissione ritiene che questo regime restrittivo violi la direttiva 2004/18/CE e i principi fondamentale di parità di trattamento e di non discriminazione su cui si basano le norme dell’UE in materia di appalti pubblici.

(per ulteriori informazioni: IP/14/807 - C. Hughes - Tel.: +32 229 64450 -
Cell.: +32 498 96 4450)

  1. Ambiente – La Commissione cita la SPAGNA alla Corte per le discariche non regolamentari e per un collegamento ferroviario ad alta velocità

La Commissione europea cita la Spagna alla Corte di giustizia per due violazioni (indipendenti l’una dall’altra) della normativa ambientale. La prima violazione riguarda le carenze nella gestione dei rifiuti: nonostante i moniti già inviati dalla Commissione, numerose discariche spagnole continuano a operare in violazione della normativa dell’UE in materia. Il secondo caso riguarda il previsto collegamento ferroviario tra Siviglia e Almeria, per il quale manca un’adeguata valutazione d’impatto ambientale. Nel tentativo di spingere il paese a sanare la situazione nei due casi, su raccomandazione del Commissario per l’Ambiente Janez Potočnik la Commissione cita la Spagna alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

(per ulteriori informazioni: IP/14/814 - J. Hennon - Tel.: +32 229 53593 -
Cell.: +32 498 95 3593)

  1. La Commissione cita la FINLANDIA alla Corte di giustizia perché non dispone di un organismo per la promozione della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza in materia di lavoro

La Commissione europea ha deciso di citare la Finlandia dinanzi alla Corte di giustizia dell’UE perché il suo organismo incaricato di promuovere la parità di trattamento fra le persone non può assolvere i compiti richiesti quanto alla parità di trattamento indipendentemente dalla razza in materia di lavoro.

L’articolo 13 della direttiva sulla parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza (2000/43/CE) sancisce l’obbligo per gli Stati membri di istituire un apposito organismo nazionale, attribuendo ad esso specifiche competenze quali l’assistenza alle vittime, lo svolgimento di inchieste indipendenti, la pubblicazione di relazioni indipendenti e la formulazione di raccomandazioni su questioni connesse a discriminazioni. La Commissione segue da vicino la corretta attuazione della direttiva in relazione agli organismi per la promozione della parità di trattamento poiché questi, operando sul campo contro le discriminazioni, svolgono un ruolo fondamentale nell’assicurare l’efficace attuazione e applicazione della direttiva in parola.

Nonostante approfondite discussioni con la Finlandia successivamente all’invio di una lettera di messa in mora e di un parere motivato, non sono stati compiuti concreti passi in avanti.

(per ulteriori informazioni: IP/14/811 - J. Salsby - Tel.: +32 2 297 24 59)

  1. Fiscalità - FRANCIA citata alla Corte per le donazioni a enti d’interesse generale stranieri

La Commissione ha deciso di adire la Corte di giustizia dell’UE riguardo al regime fiscale applicato dalla Francia alle donazioni a favore degli enti a finalità d’interesse generale che hanno sede in un altro Stato membro dell’UE o del SEE.

La Francia esonera dall’imposta di registro (imposta sui trasferimenti a titolo gratuito) le donazioni e i lasciti a enti pubblici o di pubblica utilità, in particolare agli enti di beneficenza, stabiliti in Francia, ossia agli istituti pubblici o di pubblica utilità che operano sul territorio francese e destinano le risorse unicamente a opere scientifiche, culturali o artistiche ovvero a associazioni culturali ecc.

(per ulteriori informazioni: IP/14/808 - E. Traynor - Tel.: +32 229 21548 -
Cell.: +32 498 98 3871)

  1. Fiscalità - La Commissione cita il PORTOGALLO alla Corte di giustizia per le norme relative alle accise sulle sigarette

La Commissione europea ha deciso di citare il Portogallo alla Corte di giustizia per mancata modifica delle norme sulle accise per la commercializzazione delle sigarette. In Portogallo la vendita delle sigarette ha un limite di tempo collegato al bollo sul pacchetto: periodicamente il disegno del bollo cambia e spesso, con il nuovo bollo, subentra una nuova aliquota fiscale. Le sigarette non possono essere vendute dopo che sono trascorsi 3 mesi dalla fine dell’anno dell’immissione in consumo.

La normativa UE (direttiva 2008/118/CE) prevede che l’aliquota dell’accisa sui prodotti del tabacco sia quella applicabile alla data in cui il prodotto è immesso in consumo: nessuna disposizione del diritto dell’Unione permette agli Stati membri di aumentare l’aliquota o di limitare la distribuzione dei prodotti del tabacco per motivi fiscali.

(per ulteriori informazioni: IP/14/809 - E. Traynor - Tel.: +32 229 21548 -
Cell.: +32 498 98 3871)

  1. La Commissione cita il PORTOGALLO alla Corte di giustizia per il trattamento delle acque reflue

La Commissione cita il Portogallo alla Corte di giustizia per inadempienza alle norme sul trattamento delle acque reflue nei piccoli agglomerati urbani. La mancanza di sistemi adeguati di raccolta e trattamento, previsti dalla normativa dell’UE relativa ai piccoli agglomerati urbani dal 2005, rappresenta un rischio per la salute umana, le acque interne e l’ambiente marino. Nonostante i progressi compiuti dal 2009, quando la Commissione ha inviato al Portogallo un parere motivato al riguardo, le grandi carenze tuttora esistenti hanno spinto la Commissione, su raccomandazione del Commissario per l’Ambiente Janez Potočnik, a adire la Corte di giustizia dell’Unione europea in materia.

(per ulteriori informazioni: IP/14/815 - J. Hennon - Tel.: +32 229 53593 -
Cell.: +32 498 95 3593)

  1. Fiscalità - La Commissione cita il REGNO UNITO alla Corte di giustizia per inadempienza delle norme UE sul carburante marcato

La Commissione europea ha deciso di citare il Regno Unito alla Corte di giustizia dell’UE per applicazione inadeguata delle norme sulla marcatura fiscale del carburante.

Ai sensi della normativa UE, al carburante a tassazione ridotta dev’essere aggiunto un colorante. Questo tipo di carburante può essere utilizzato, per esempio, dai pescherecci ma non dalle imbarcazioni private da diporto, che devono rifornirsi di carburante tassato normalmente.

Al momento i distributori di carburante del Regno Unito non sono tenuti a avere due serbatoi separati, uno per il carburante a tassazione ridotta, marcato, e l’altro per il carburante a tassazione normale. Ne consegue che le imbarcazioni private da diporto spesso possono rifornirsi solo di carburante marcato, di regola riservato ai pescherecci, e non pagano quindi la giusta aliquota. Questa situazione non soltanto contravviene alle norme UE sulle accise, ma espone anche le imbarcazioni private a pesanti sanzioni se, quando navigano nelle acque di un altro Stato membro, vengono controllate dalle autorità locali.

(per ulteriori informazioni: IP/14/810 - E. Traynor - Tel.: +32 229 21548 -
Cell.: +32 498 98 3871)

  1. Pareri motivati

  1. Diritti dei pazienti relativi all’assistenza sanitaria transfrontaliera: la Commissione sollecita 12 Stati membri a notificare il pieno recepimento delle disposizioni relative all’assistenza sanitaria transfrontaliera

In data odierna la Commissione europea ha formalmente chiesto all’Austria, al Belgio, alla Bulgaria, alla Germania, all’Estonia, alla Grecia, alla Finlandia, alla Francia, all’Irlanda, al Lussemburgo, alla Polonia e al Regno Unito di notificare la piena attuazione della direttiva sull’assistenza sanitaria transfrontaliera (2011/24/UE). La direttiva chiarisce il diritto dei pazienti di scegliere di fruire di assistenza sanitaria in un altro Stato membro, chiedendone il rimborso nel proprio paese. Impone inoltre ai sistemi sanitari e ai prestatori di assistenza sanitaria di garantire che ai pazienti siano fornite le informazioni necessarie a consentire loro di compiere una scelta informata sulla cura in un altro Stato membro. La direttiva è stata recepita solo parzialmente da Belgio, Bulgaria, Germania, Estonia, Grecia, Francia, Austria, Polonia, Finlandia e Regno Unito. Mancano tuttora alcune disposizioni: da una chiara attuazione nell’ordinamento giuridico nazionale delle disposizioni della direttiva circa il rimborso dell’assistenza sanitaria ricevuta all’estero, all’obbligo, per i punti di contatto nazionali, di mutua assistenza per chiarire il contenuto delle fatture. L’Irlanda e il Lussemburgo non hanno notificato alcuna misura nazionale di recepimento della direttiva.

A tutt’oggi gli Stati membri sopra indicati non hanno attuato, in tutto o in parte, tale direttiva nell’ordinamento giuridico nazionale, nonostante l’obbligo di provvedervi entro il 25 ottobre 2013. Questi paesi dispongono di due mesi di tempo per informare la Commissione in merito alle misure adottate per dare attuazione alla direttiva 2011/24/UE. La mancata notifica di misure adeguate potrebbe portare la Commissione a deferire i casi alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

(per ulteriori informazioni: F. Vincent - Tel.: +32 229 87166 - Cell.: +32 498 98 7166)

  1. Ricette mediche: quattro Stati membri sono stati sollecitati a notificare il recepimento delle norme sul riconoscimento delle ricette mediche emesse in un altro Stato membro

In data odierna la Commissione europea ha formalmente chiesto al Belgio, all’Irlanda, al Lussemburgo e al Portogallo di garantire la piena attuazione della direttiva comportante misure destinate ad agevolare il riconoscimento delle ricette mediche emesse in un altro Stato membro (2012/52/UE). La direttiva mira a fare in modo che i farmacisti possano comprendere meglio le ricette emesse in un altro Stato membro e possano servire meglio i pazienti che esercitano il loro diritto di fruire dell’assistenza sanitaria transfrontaliera. Impone agli Stati membri di assicurarsi che le ricette da utilizzare in un altro Stato membro contengano i dati specificati nell’allegato della direttiva.

A oggi, gli Stati membri sopra citati non hanno attuato tale direttiva nel rispettivo ordinamento nazionale, nonostante l’obbligo di provvedervi entro il 25 ottobre 2013. Detti paesi dispongono di due mesi di tempo per informare la Commissione in merito alle misure adottate per dare attuazione alla direttiva 2012/52/UE. La mancata notifica di misure adeguate potrebbe portare la Commissione a deferire i casi alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

(per ulteriori informazioni: F. Vincent - Tel.: +32 229 87166 - Cell.: +32 498 98 7166)

  1. La Commissione chiede a BULGARIA, GRECIA e SLOVENIA di assicurare lo scambio elettronico di informazioni sulla pesca con gli altri Stati membri

La Commissione ha chiesto formalmente a Bulgaria, Grecia e Slovenia di conformarsi pienamente al regolamento sul regime di controllo unionale della pesca, e in particolare di rispettare l’obbligo di assicurare lo scambio elettronico diretto delle pertinenti informazioni sulla pesca con altri Stati membri.

Gli Stati membri devono dotarsi dei sistemi necessari allo scambio di dati sulla pesca per via elettronica. La mancanza di tali sistemi potrebbe impedire alle navi di altri Stati membri di esercitare il diritto alla pesca nelle acque dei tre paesi in questione e di sbarcare o vendere il pescato sul loro territorio e, viceversa, alle navi battenti bandiera bulgara, greca o slovena, di pescare al di fuori delle rispettive acque territoriali e di sbarcare o vendere il pescato altrove nell’UE.

Il sistema dovrebbe assicurare lo scambio di informazioni quali i dati del sistema di controllo dei pescherecci, del giornale di pesca, degli sbarchi e altre dichiarazioni. Si tratta di obblighi cui tutti gli Stati membri avrebbero dovuto adempiere dal 1° gennaio 2010. L’applicazione integrale e corretta delle norme UE sulla pesca, il cui scopo è assicurare pratiche di pesca sostenibili, è una priorità per la Commissione.

In mancanza di una risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà deferire i tre Stati membri alla Corte di giustizia dell’UE.

(per ulteriori informazioni: H. Banner – Tel.: +32 229 52407 - Cell.: +32 460 75 2407)

  1. Diritto d’autore - La Commissione chiede a FRANCIA, POLONIA e ROMANIA di applicare le norme UE

La Commissione europea ha oggi chiesto a Francia, Polonia e Romania di dare piena attuazione alla direttiva 2011/77/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2011, che modifica la direttiva 2006/116/CE concernente la durata di protezione del diritto d’autore e di alcuni diritti connessi. La direttiva, che proroga da 50 a 70 anni la durata della protezione per gli artisti, interpreti o esecutori e per le registrazioni sonore, prevede misure di accompagnamento come le clausole “use it or lose it” (ossia l’obbligo di utilizzare il diritto pena la perdita definitiva dello stesso), che devono ora essere iscritte nel contratto che lega l’artista, interprete o esecutore alla casa discografica. Nonostante il termine per il recepimento della direttiva nel diritto nazionale fosse il 1° novembre 2013, Francia, Polonia e Romania non hanno ancora notificato le misure di attuazione alla Commissione. La Commissione formula la richiesta sotto forma di un parere motivato (seconda fase della procedura d’infrazione dell’UE). Se entro due mesi non verranno notificate le misure, la Commissione potrà decidere di citare la Francia, la Polonia e la Romania alla Corte di giustizia dell’UE. (Ulteriori informazioni sulla durata della protezione).

(per ulteriori informazioni: C. Hughes - Tel.: +32 2 296 44 50 - Cell.: +32 498 964450)

  1. Trasporto su strada - La Commissione chiede a IRLANDA, PORTOGALLO, SLOVENIA e REGNO UNITO di attuare le norme UE sul pedaggio stradale per i camion

La Commissione europea ha chiesto a Irlanda, Portogallo, Slovenia e Regno Unito di adottare le misure necessarie per garantire la corretta attuazione della direttiva “eurobollo” (direttiva 2011/76/UE), che amplia il campo d’applicazione della direttiva europea sull’imposizione di pedaggi stradali estendendolo dalle strade comprese nella rete transeuropea dei trasporti a tutte le autostrade di tutta Europa. La direttiva “eurobollo” dà inoltre facoltà agli Stati membri di imporre ai camion oneri per i “costi esterni” generati, quali inquinamento e rumore, che vengono ad aggiungersi a quelli per l’infrastruttura (costi di costruzione, manutenzione e esercizio delle infrastrutture stradali). Un’applicazione disomogenea della direttiva attraverso l’UE potrebbe creare incertezza giuridica per i trasportatori. La legislazione avrebbe dovuto essere in vigore dal 13 ottobre 2013. Se Irlanda, Portogallo, Slovenia e Regno Unito non reagiscono adeguatamente, la Commissione può adire la Corte di giustizia dell’Unione europea. La Commissione ha avviato la procedura di infrazione contro i quattro paesi a novembre 2013 e oggi invia un parere motivato (seconda fase della procedura d’infrazione dell’UE). Irlanda, Portogallo, Slovenia e Regno Unito hanno due mesi di tempo per rispondere alla Commissione.

(per ulteriori informazioni: H. Kearns - Tel.: +32 229 87638 - Cell.: +32 498 98 7638)

  1. Ambiente - La Commissione chiede a BULGARIA e LETTONIA d’intervenire contro l’inquinamento atmosferico

La Commissione europea chiede a Bulgaria e Lettonia di proteggere meglio la popolazione dall’inquinamento da polveri sottili (PM10), particolato in grado di provocare asma, disturbi cardiovascolari, tumore ai polmoni, fino alla morte prematura. Le polveri sottili sono causate dalle emissioni degli stabilimenti industriali, del traffico e del riscaldamento domestico e la normativa UE impone agli Stati membri di limitare l’esposizione della popolazione al PM10. La popolazione delle sei suddivisioni bulgare, siano esse zone (nord, sudovest e sudest) o agglomerati urbani (Sofia, Plovdiv e Varna), è esposta a livelli eccessivi di PM10 almeno dal 2007. In Lettonia il problema riguarda una sola zona, Riga, in cui si registrano livelli eccessivi fin dal 2007. La Commissione ritiene che i due Stati membri non abbiano adottato le misure necessarie per tutelare la salute della popolazione, che sarebbero dovute entrare in vigore entro il 2007, e chiede quindi che intervengano rapidamente, con efficacia e con lungimiranza per conformarsi al più presto alle norme UE. L’iniziativa odierna (parere motivato) fa seguito alle lettere aggiuntive di messa in mora trasmesse nel gennaio 2013 sia alla Bulgaria sia alla Lettonia(v. IP/13/47). Se i due paesi non prenderanno provvedimenti, la Commissione potrà adire la Corte di giustizia dell’UE.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - Tel.: +32 229 53593 - Cell.: +32 498 95 3593)

  1. Rafforzamento dei diritti dei consumatori: la Commissione sollecita la BULGARIA ad attuare la nuova direttiva dell’UE

La mancata attuazione da parte della Bulgaria della direttiva sui diritti dei consumatori (MEMO/13/1144) nel suo ordinamento nazionale preoccupa la Commissione europea. Il termine per il recepimento era il 13 dicembre 2013 e la decorrenza di applicazione era dal 13 giugno 2014. La direttiva sui diritti dei consumatori comprende un insieme di diritti fondamentali che hanno fatto compiere grandi progressi alla protezione dei consumatori nell’UE. Tra questi figurano una maggiore trasparenza dei prezzi, il divieto dell’applicazione di maggiorazioni per l’uso di carte di credito e di servizi di assistenza telefonica, il divieto di caselle preselezionate su Internet (ad esempio, all’atto della prenotazione di biglietti aerei), nonché il prolungamento (da 7 a 14 giorni) del periodo durante il quale il consumatore ha il diritto di recedere da un acquisto (cfr. scheda informativa sui diritti dei consumatori). Tali diritti sono tuttavia destinati a restare lettera morta se gli Stati membri non li incorporano nel loro ordinamento giuridico per dare ad essi effetto. A maggior ragione nei paesi in cui – secondo l’ultimo Quadro di valutazione dei mercati al consumo – la sensibilizzazione sui diritti dei consumatori è scarsa. Ciò avviene in otto paesi, tra cui la Bulgaria. Per questo motivo la Commissione sta attualmente conducendo una campagna per accrescere la sensibilizzazione dei consumatori sui diritti di cui possono avvalersi (MEMO/14/191).

(per ulteriori informazioni: J. Salsby - Tel.: +32 2 297 24 59)

  1. La Commissione esorta SPAGNA e SLOVENIA a attuare le norme sul diritto all’interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali

La Commissione europea teme che Spagna e Slovenia non abbiano adottato misure sufficienti per attuare la direttiva 2010/64/UE sul diritto all’interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali. Nel maggio scorso sono stati presi contatti coi due paesi per verificare lo stato dei testi in preparazione. Il termine fissato per il recepimento della direttiva era il 27 ottobre 2013.

Sebbene l’iter di adozione proceda, in entrambi i paesi il progetto di normativa sul diritto alla traduzione si trova ancora in fase di discussione.

(per ulteriori informazioni: J. Salsby Tel.: +32 2 297 24 59)

  1. La Commissione chiede a ITALIA e SPAGNA di adottare piani validi di gestione della pesca nel Mediterraneo

La Commissione ha chiesto formalmente a Italia e Spagna di conformarsi alle norme dell’UE sulla pesca nel Mediterraneo. A norma del regolamento sul Mediterraneo, gli Stati membri devono adottare piani nazionali di gestione per le attività di pesca condotte con reti da traino, sciabiche da natante, sciabiche da spiaggia, reti da circuizione e draghe all’interno delle rispettive acque territoriali.

I piani di gestione avrebbero dovuto essere adottati entro il 31 dicembre 2007, ma, in violazione del regolamento, Italia e Spagna non dispongono ancora di piani validi di gestione per le attività di pesca condotte con draghe. I piani nazionali previsti sono strumenti importantissimi per uno sfruttamento sostenibile delle risorse alieutiche nel Mediterraneo, mare in cui, tradizionalmente, non si applica la gestione della pesca basata sui contingenti.

In mancanza di una risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà deferire l’Italia e la Spagna alla Corte di giustizia dell’UE.

(per ulteriori informazioni: H. Banner – Tel.: +32 229 52407 - Cell.: +32 460 75 2407)

  1. Diritti dei passeggeri nel trasporto in autobus - La Commissione chiede a ITALIA e POLONIA di applicare le regole

La Commissione europea ha chiesto a Italia e Polonia di adottare le misure necessarie per applicare correttamente i diritti dei passeggeri nel trasporto effettuato con autobus (regolamento (UE) n. 181/2011). Allo stato attuale le autorità nazionali preposte a vigilare sull’effettiva applicazione della normativa non sono in grado di garantirne l’osservanza: i due Stati membri non hanno instaurato un regime sanzionatorio che assicuri il pieno rispetto del regolamento né hanno trasmesso l’elenco delle stazioni di autobus nelle quali è fornita assistenza adeguata alle persone con disabilità o a mobilità ridotta. Il regolamento, che stabilisce i diritti di cui godono i passeggeri nel trasporto effettuato con autobus nell’UE, si applica dal 1o marzo 2013 e gli Stati membri sono tenuti per legge a garantire questi aspetti. La richiesta è stata trasmessa sotto forma di parere motivato nel quadro delle procedure UE d’infrazione. L’Italia e la Polonia hanno due mesi di tempo per notificare alla Commissione le misure adottate per applicare correttamente il regolamento; se così non fosse, la Commissione potrà decidere di adire la Corte di giustizia dell’UE.

(per ulteriori informazioni: H. Kearns - Tel.: +32 229 87638 - Cell.: +32 498 98 7638)

  1. Trasporto ferroviario - La Commissione chiede a LUSSEMBURGO e LITUANIA di attuare integralmente la normativa UE sulla sicurezza ferroviaria

La Commissione europea ha chiesto a Lituania e Lussemburgo di allineare la normativa nazionale alla direttiva 2004/49/CE, in modo da assicurare uniformemente un elevato livello di sicurezza su tutte le reti ferroviarie dell’UE. In entrambi i paesi il nodo riguarda, in particolare, l’indipendenza dell’organismo investigativo; in Lussemburgo sussistono anche problemi legati ai sistemi di gestione della sicurezza, alla validità dei certificati di sicurezza e all’indipendenza, ai compiti e al processo decisionale dell’autorità preposta alla sicurezza. Scopo della normativa UE è uniformare l’approccio alla sicurezza ferroviaria, in particolare stabilendo gli obblighi di sicurezza del sistema ferroviario sotto il profilo della gestione dell’infrastruttura e dell’esercizio del traffico, dei ruoli e responsabilità di imprese ferroviarie e gestori dell’infrastruttura (e interazione tra essi), del quadro normativo comune per la sicurezza, della regolamentazione, gestione, supervisione della sicurezza e dell’investigazione indipendente degli incidenti. La legislazione avrebbe dovuto essere in vigore già dal 30 aprile 2006. Se la Lituania e il Lussemburgo non risponderanno adeguatamente, la Commissione potrà adire la Corte di giustizia dell’Unione europea. Nel settembre 2013 la Commissione ha avviato in tal senso una procedura di infrazione contro la Lituania e il Lussemburgo e invia oggi un parere motivato (seconda fase della procedura d’infrazione dell’UE). I due Stati membri hanno due mesi di tempo per rispondere.

(per ulteriori informazioni: H. Kearns - Tel.: +32 229 87638 - Cell.: +32 498 98 7638)

  1. Libera circolazione - La Commissione chiede all’AUSTRIA di rispettare le regole UE riguardo alle scuole di sci

La Commissione europea ha chiesto oggi all’Austria di osservare la normativa UE sulla libera circolazione dei lavoratori, sulla libertà di stabilimento e sulla libera prestazione dei servizi, a norma degli articoli 45, 49 e 56 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE). Contrariamente alla normativa UE, le scuole di sci dello Stato federato del Tirolo possono legalmente vietare ai maestri di altri Stati membri di dare lezioni di sci ai tirolesi e alle persone già presenti in Tirolo: i maestri di altri Stati membri possono dare lezione solo a chi viene da altri Stati membri. In violazione del diritto dell’UE e in contrasto con la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, la normativa regionale dello Stato federato della Stiria sulle scuole di sci richiede ai maestri di sci alpino di essere in possesso di qualifiche complete e non riconosce le qualifiche specialistiche distinte di “maestro di telemark”, “maestro di sci per persone con disabilità” o “maestro di sci nordico” rilasciate da altri Stati membri dell’UE, precludendo di fatto l’accesso parziale alla professione. Dato che l’Austria non ha ancora abrogato le restrizioni in questione nei due Stati federati, la Commissione le chiede, con parere motivato, di intervenire per conformarsi pienamente alle norme UE. Se tra due mesi le autorità austriache non avranno risposto in modo soddisfacente, la Commissione potrà adire la Corte di giustizia dell’Unione europea. Ulteriori informazioni all’indirizzo: http://ec.europa.eu/internal_market/qualifications/index_en.htm

(per ulteriori informazioni: C. Hughes - Tel.: +32 2 296 44 50 - Cell.: +32 498 964450)

  1. Appalti pubblici - La Commissione chiede all’AUSTRIA di applicare le norme UE

La Commissione europea ha chiesto oggi all’Austria il rispetto della normativa UE sugli appalti pubblici per quanto riguarda la stampa di una serie di documenti ufficiali. Inoltre, l’Austria dovrà modificare, ove necessario, le norme che impongono alle autorità federali di aggiudicare direttamente alla tipografia di Stato austriaca (la Österreichische Staatsdruckerei) la stampa sicura di determinati documenti. Dal 2000 le amministrazioni appaltanti austriache affidano, con aggiudicazione diretta, la stampa di una serie di documenti ufficiali (tra cui passaporti e patenti di guida) alla Österreichische Staatsdruckerei, che ha lo statuto di impresa privata; non essendo appaltati tramite gara, questi servizi non sono quindi aperti alla concorrenza europea. L’Austria non ha giustificato adeguatamente perché le norme europee della concorrenza non debbano applicarsi alla stampa di questi documenti, laddove la normativa europea intende assicurare il miglior rapporto qualità/prezzo dei servizi ai cittadini austriaci. La Commissione europea ritiene pertanto che l’Austria non abbia rispettato gli obblighi derivanti dalle norme europee sugli appalti pubblici, in particolare la direttiva 2004/18/CE. La Commissione formula la richiesta sotto forma di un parere motivato (seconda fase della procedura d’infrazione). Se entro due mesi non saranno state notificate misure atte a far cessare la violazione del diritto dell’UE, la Commissione potrà decidere di citare l’Austria alla Corte di giustizia dell’UE. (Ulteriori informazioni sugli appalti pubblici).

(per ulteriori informazioni: C. Hughes - Tel.: +32 2 296 44 50 - Cell.: +32 498 964450)

  1. La Commissione chiede al BELGIO più trasparenza sul finanziamento delle ferrovie

La Commissione europea ha chiesto formalmente al Belgio la totale trasparenza sull’impiego dei fondi pubblici per i servizi di trasporto ferroviario, come previsto dalla direttiva 2012/34/UE. Una contabilità trasparente è l’unico modo per verificare come vengono utilizzati i fondi pubblici e se sono destinati a scopi diversi da quelli previsti. L’opacità attuale non permette di escludere che i finanziamenti pubblici versati sotto forma di oneri di servizio pubblico per i servizi di trasporto passeggeri siano di fatto utilizzati come sovvenzioni incrociate a altri servizi di trasporto. Questo è contrario alle norme UE, che mirano a creare un mercato interno dei servizi ferroviari efficiente, competitivo e privo di distorsioni, che offra pari condizioni a tutti gli operatori di servizi di trasporto. In mancanza di una risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà deferire il Belgio alla Corte di giustizia dell’UE.

(per ulteriori informazioni: H. Kearns - Tel.: +32 229 87638 - Cell.: +32 498 98 7638)

  1. Rafforzamento dei diritti dei consumatori: la Commissione sollecita la BULGARIA ad attuare la nuova direttiva dell’UE

La mancata attuazione da parte della Bulgaria della direttiva sui diritti dei consumatori (MEMO/13/1144) nel suo ordinamento nazionale preoccupa la Commissione europea. Il termine per il recepimento era il 13 dicembre 2013 e la decorrenza di applicazione era dal 13 giugno 2014. La direttiva sui diritti dei consumatori comprende un insieme di diritti fondamentali che hanno fatto compiere grandi progressi alla protezione dei consumatori nell’UE. Tra questi figurano una maggiore trasparenza dei prezzi, il divieto dell’applicazione di maggiorazioni per l’uso di carte di credito e di servizi di assistenza telefonica, il divieto di caselle preselezionate su Internet (ad esempio, all’atto della prenotazione di biglietti aerei), nonché il prolungamento (da 7 a 14 giorni) del periodo durante il quale il consumatore ha il diritto di recedere da un acquisto (cfr. scheda informativa sui diritti dei consumatori). Tali diritti sono tuttavia destinati a restare lettera morta se gli Stati membri non li incorporano nel loro ordinamento giuridico per dare ad essi effetto. A maggior ragione nei paesi in cui – secondo l’ultimo Quadro di valutazione dei mercati al consumo – la sensibilizzazione sui diritti dei consumatori è scarsa. Ciò avviene in otto paesi, tra cui la Bulgaria. Per questo motivo la Commissione sta attualmente conducendo una campagna per accrescere la sensibilizzazione dei consumatori sui diritti di cui possono avvalersi (MEMO/14/191).

(per ulteriori informazioni: J. Salsby - Tel.: +32 2 297 24 59)

  1. Fiscalità - La Commissione chiede a CIPRO di adeguare la normativa fiscale per tener conto dell’adesione della Croazia

La Commissione ha chiesto formalmente a Cipro di adeguare determinate norme fiscali dell’UE per tener conto dell’adesione della Croazia all’UE. La direttiva 2013/13/UE adegua determinate direttive in materia di fiscalità a motivo dell’adesione della Croazia, tra cui la direttiva sulle società madri e figlie, la direttiva sulle fusioni e la direttiva su interessi e canoni, intese tutte a impedire la doppia imposizione all’interno del mercato unico. Gli Stati membri avrebbero dovuto attuare le modifiche in questione entro il 1o luglio 2013, data dell’adesione della Croazia, ma Cipro non ha notificato alla Commissione nessuna misura in tal senso. La richiesta è inoltrata sotto forma di un parere motivato; in mancanza di risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà citare Cipro alla Corte di giustizia dell’UE. (Rif.: 2013/0346)

(per ulteriori informazioni: E. Traynor - Tel.: +32 229 21548 - Cell.: +32 498 98 3871)

  1. Ambiente - La Commissione esorta la GERMANIA a intensificare l’azione contro l’inquinamento delle acque causato dai nitrati

La Commissione europea esorta la Germania a adottare misure più incisive per combattere l’inquinamento delle acque causato dai nitrati. Gli ultimi dati presentati nel 2012 dalla Germania evidenziano un peggioramento dell’inquinamento da nitrati nelle acque superficiali e nelle falde acquifere, anche in termini di eutrofizzazione delle acque costiere e marine, specie nel Mar Baltico. Nonostante la tendenza al peggioramento, la Germania non ha adottato sufficienti misure supplementari per ridurre e prevenire l’inquinamento da nitrati, come invece prevede la normativa UE. Essenziali per la crescita delle piante, i nitrati sono di uso diffuso come concimi, però se presenti in livelli eccessivi possono danneggiare le acque dolci e l’ambiente marino favorendo lo sviluppo di alghe che soffocano altre forme di vita, processo noto come eutrofizzazione. Depurare l’acqua potabile dei nitrati in eccesso è inoltre un procedimento molto costoso. Su raccomandazione del Commissario per l’Ambiente Janez Potočnik, la Commissione trasmette un parere motivato alla Germania affinché si conformi al diritto dell’UE. In mancanza di una reazione soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà adire la Corte di giustizia dell’UE.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - Tel.: +32 229 53593 - Cell.: +32 498 95 3593)

  1. La Commissione chiede alla SPAGNA di eliminare le disparità di trattamento verso i prestatori di servizi di trasporto scolastico in Castiglia e León

La Commissione europea ha chiesto formalmente alla Spagna di modificare la normativa della comunità di Castiglia e León sui servizi di trasporto scolastico, che riserva un trattamento preferenziale, nelle gare d’appalto per il trasporto scolastico, agli operatori che già prestano servizi generici di trasporto pubblico con autobus. Questo vantaggio, oltre a costituire una chiara violazione del principio di non discriminazione e di parità di trattamento di tutti gli offerenti che partecipano a una gara d’appalto, è in contrasto con la direttiva 2004/18/CE sugli appalti pubblici e con il regolamento (CE) n. 1370/2007 sugli obblighi di servizio pubblico nel settore dei trasporti terrestri. L’appalto dev’essere aggiudicato in base a uno dei criteri seguenti: l’offerta economicamente più vantaggiosa o il prezzo più basso, indipendentemente dall’esistenza di altri contratti di servizio di trasporto. Se la normativa non sarà modificata entro due mesi, la Commissione potrà citare la Spagna alla Corte di giustizia dell’UE.

(per ulteriori informazioni: H. Kearns - Tel.: +32 229 87638 - Cell.: +32 498 98 7638)

  1. Ambiente - La Commissione chiede alla FINLANDIA di emanare norme sulla restrizione delle sostanze pericolose e sui rifiuti d’imballaggio e di modificare la legislazione sulle acque di balneazione

La Commissione europea trasmette alla Finlandia tre pareri motivati sulle norme ambientali. Il primo chiede alla Finlandia di specificare le modalità di attuazione nel diritto interno della normativa dell’UE sulla restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche (direttiva RoHS). Poiché la Finlandia non ha rispettato il termine originario del 2 gennaio 2013, la Commissione le ha inviato lettere di messa in mora il 21 marzo 2013 e, visto che le lacune rilevate non sono ancora state colmate, le invia ora un parere motivato. Il secondo parere motivato verte sui rifiuti d’imballaggio: gli Stati membri erano tenuti a comunicare alla Commissione entro il 13 settembre 2013 le misure adottate per attuare la direttiva sugli imballaggi riveduta nell’ordinamento nazionale. La direttiva riveduta amplia l’ambito d’applicazione della precedente direttiva precisando che cosa si intende per imballaggio; lo scopo è ridurre i rifiuti d’imballaggio in tutta l’UE. Il terzo parere motivato verte sulla normativa sulle acque di balneazione. La legislazione finlandese definisce le spiagge principalmente in base al numero di bagnanti che si recano in un dato sito in un determinato giorno e non applica gli altri criteri previsti dalla normativa UE, quali la disponibilità di infrastrutture. Per le norme UE, infatti, il numero di bagnanti è solo uno dei criteri, da integrare con altri, come la disponibilità di determinate infrastrutture. A parere della Commissione la legislazione finlandese non è conforme alla normativa UE e rischia di privare la popolazione di un livello di tutela adeguato. La Commissione europea chiede pertanto alla Finlandia di allineare la legislazione sulle acque di balneazione alle norme UE. Se la Finlandia non adotterà i provvedimenti necessari entro due mesi, la Commissione potrà adire la Corte di giustizia dell’UE. Riguardo alla direttiva RoHS potranno essere comminate sanzioni finanziarie.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - Tel.: +32 229 53593 - Cell.: +32 498 95 3593)

  1. Fiscalità - IVA sulle manifestazioni sportive in FRANCIA

La Commissione chiede alla Francia di assoggettare all’IVA i biglietti d’ingresso alle partite e ad altre manifestazioni sportive alle quali non si applica l’imposta sugli intrattenimenti.

A norma della direttiva IVA, infatti, ai diritti d’ingresso alle manifestazioni sportive si applica di regola l’IVA; la Francia, invece, li esenta totalmente.

Benché volta ad armonizzare l’imposta ai fini del buon funzionamento del mercato interno, la direttiva IVA permette agli Stati membri di mantenere, in via derogatoria e transitoria, alcune delle esenzioni vigenti al 1o gennaio 1978, alle condizioni valide in tale data; rientra in questa fattispecie l’esenzione dall’IVA che la Francia applicava alle manifestazioni sportive all’epoca, quando esse erano assoggettate all’imposta sugli intrattenimenti. Nel frattempo la Francia ha tuttavia dato facoltà ai comuni di esentare da tale imposta le manifestazioni sportive organizzate sul loro territorio, e alcuni comuni hanno effettivamente concesso l’esenzione. Secondo la Commissione, in questa situazione l’esenzione dall’IVA non ha più ragione di esistere.

La richiesta assume la forma di un parere motivato. Se entro due mesi non sarà stata trasmessa una risposta soddisfacente, la Commissione potrà decidere di adire al riguardo la Corte di giustizia dell’Unione europea. (Rif.: 2012/4194)

(per ulteriori informazioni: E. Traynor - Tel.: +32 229 21548 - Cell.: +32 498 98 3871)

  1. Servizi – La Commissione chiede all’UNGHERIA di rispettare le norme dell’UE sui pagamenti con dispositivo mobile

La Commissione europea ha chiesto oggi all’Ungheria di rispettare le norme dell’UE sulla libertà di stabilimento e la libera prestazione di servizi (articoli 49 e 56 del TFUE e articoli 15 e 16 della direttiva 2006/123/CE) relativamente ai pagamenti con dispositivo mobile. La legge del 2011 sull’organizzazione del sistema nazionale dei pagamenti con dispositivo mobile conferisce all’impresa statale National Mobile Payment Ltd. l’esclusiva dell’esercizio del sistema, piattaforma che dovranno obbligatoriamente usare per taluni servizi pubblici (ad es., parcheggi pubblici) i prestatori di servizi di intermediazione per tali pagamenti. Questo nuovo diritto di esclusiva limita considerevolmente e senza ragione l’accesso a un mercato che era invece completamente aperto alla concorrenza, con conseguente danno per gli investitori esistenti ed effetto ingiustificato di dissuasione sui potenziali investitori futuri. La Commissione chiede all’Ungheria, con un parere motivato (seconda fase della procedura di infrazione), di conformarsi pienamente alle norme dell’UE. In mancanza di una risposta soddisfacente delle autorità ungheresi entro due mesi, la Commissione potrà adire al riguardo la Corte di giustizia dell’UE.

(per ulteriori informazioni: C. Hughes - Tel.: +32 2 296 44 50 – Cell.: +32 498 964450)

  1. Sicurezza sociale: la Commissione sollecita l’IRLANDA a erogare l’indennità di assistenza (carer’s allowance) agli assicurati in tale paese anche qualora risiedano in un altro Stato membro

La Commissione europea ha sollecitato l’Irlanda a garantire l’erogazione dell’indennità di assistenza agli aventi diritto ai sensi della normativa sulla sicurezza sociale irlandese anche nel caso in cui essi risiedano in un altro Stato membro.

L’indennità di assistenza (carer’s allowance) è una prestazione erogata a favore delle persone a basso reddito che si prendono cura di una persona che necessita di assistenza per ragioni di età, disabilità o malattia (anche mentale). Uno dei requisiti per usufruirne è che il beneficiario sia residente in Irlanda. Opponendo un rifiuto all’erogazione di tale indennità alle persone che vivono in un altro Stato membro ma versano i contributi di sicurezza sociale in Irlanda, tale paese viola le norme dell’UE sul coordinamento dei regimi di sicurezza sociale.

La richiesta è formulata attraverso un parere motivato nell’ambito dei procedimenti di infrazione dell’UE. L’Irlanda dispone di due mesi di tempo per notificare alla Commissione le misure adottate al fine di adeguare pienamente la propria legislazione nazionale alla normativa dell’UE. In caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire l’Irlanda alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

(per ulteriori informazioni: J. Todd - Tel.: +32 229 94107 - Cell.: +32 498 99 4107)

  1. Quote latte - La Commissione chiede all’ITALIA di recuperare i prelievi dovuti dai produttori di latte italiani

La Commissione ha compiuto un altro passo nel procedimento giuridico avviato nei confronti dell’Italia per l’esiguità dei recuperi dei prelievi dovuti dai produttori di latte che nelle campagne dal 1995 al 2009 avevano superato la rispettiva quota di produzione (v. IP/13/577).

Su un importo totale di 2,265 miliardi di euro, 1,395 miliardi non sono stati ancora recuperati; l’entità di quest’importo è tale da dimostrare che le autorità italiane non hanno adottato o non hanno attuato misure sufficienti per assicurare che i produttori in debito paghino il dovuto.

L’incapacità dell’Italia di effettuare concretamente il recupero di questi prelievi vanifica le azioni intraprese a livello europeo per stabilizzare il mercato dei prodotti lattiero-caseari, oltre a creare distorsioni della concorrenza con gli altri produttori europei e italiani che hanno rispettato le quote di produzione o che, in caso di superamento dei limiti, hanno pagato i prelievi sulle eccedenze. La somma in questione dovrebbe peraltro essere versata al bilancio dello Stato italiano per evitare che le conseguenze ricadano sui contribuenti italiani.

Dopo la notifica della messa in mora, del 20 giugno 2013, la seconda tappa della procedura d’infrazione è l’emissione di un parere motivato. Se entro due mesi l’Italia non avrà trasmesso una risposta soddisfacente, la Commissione potrà citarla alla Corte di giustizia dell’Unione europea perché sia constatata l’inadempienza.

(per ulteriori informazioni: R. Waite - Tel.: +32 229 61404 - Cell.: +32 498 96 1404)

  1. Telecomunicazioni - La Commissione chiede all’ITALIA di applicare diritti amministrativi equi e trasparenti per rimuovere le barriere all’ingresso delle PMI sul mercato

La Commissione ha chiesto oggi formalmente all’Italia di attuare integralmente nel diritto nazionale la direttiva autorizzazioni per quanto riguarda i diritti amministrativi imposti agli operatori delle telecomunicazioni. La questione verte in particolare sui criteri di applicazione dei diritti amministrativi, che possono ostacolare l’ingresso sul mercato perché pesano eccessivamente sui piccoli operatori di rete. La normativa italiana non rispetta inoltre l’obbligo di trasparenza che richiede di pubblicare il rendiconto annuo dei diritti amministrativi riscossi e dei costi amministrativi sostenuti dal ministero dello Sviluppo economico. La richiesta della Commissione assume la forma di parere motivato (seconda fase della procedura d’infrazione). In mancanza di risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà citare l’Italia alla Corte di giustizia dell’UE.

(per ulteriori informazioni: R. Heath - Tel.: +32 229 61716 - Cell.: +32 460 75 0221)

  1. Trasporto ferroviario - La Commissione chiede al PORTOGALLO di attuare integralmente la normativa UE sull’interoperabilità ferroviaria

La Commissione europea ha chiesto al Portogallo di conformare la normativa nazionale alla direttiva 2008/57/CE sull’interoperabilità ferroviaria, in particolare per quanto riguarda l’autorizzazione dei veicoli. La direttiva mira a creare condizioni propizie all’interoperabilità nel sistema europeo di trasporto ferroviario e a rendere il trasporto su rotaia più competitivo rispetto a altri modi di trasporto: i cittadini potranno così spostarsi agevolmente in Europa e le merci potranno essere trasportate in modo più sicuro e ecologico. La legislazione avrebbe dovuto essere in vigore dal 19 luglio 2010. Se il Portogallo non reagisce in modo soddisfacente, la Commissione può adire la Corte di giustizia dell’Unione europea. Nel novembre 2013 la Commissione ha avviato una procedura di infrazione contro il Portogallo e invia oggi un parere motivato (seconda fase della procedura d’infrazione dell’UE). Il Portogallo ha due mesi di tempo per rispondere alla Commissione.

(per ulteriori informazioni: H. Kearns - Tel.: +32 229 87638 - Cell.: +32 498 98 7638)

  1. Ambiente - La Commissione chiede alla ROMANIA di attuare le norme UE sui rifiuti d’imballaggio e sui veicoli fuori uso

La Commissione europea esorta la Romania a comunicare le modalità di attuazione, nel diritto nazionale, della normativa dell’UE per quanto riguarda due tipologie di rifiuti: rifiuti d’imballaggio e veicoli fuori uso. La direttiva sugli imballaggi aggiornata, che, nell’ottica di ridurre i rifiuti d’imballaggio, amplia l’ambito di applicazione della precedente direttiva precisando che cosa si intende per imballaggio, avrebbe dovuto essere recepita nell’ordinamento nazionale entro il 30 settembre 2013. Poiché la Romania non ha rispettato il termine, la Commissione le ha notificato la messa in mora il 29 novembre 2013. A gennaio la Romania ha risposto segnalando che era in fase di elaborazione un progetto di decisione del governo, ma le misure non sono mai state notificate alla Commissione, che invia quindi un parere motivato. Il secondo parere motivato riguarda una modifica delle norme UE sui veicoli fuori uso il cui termine di recepimento nel diritto nazionale era fissato al 22 agosto 2013. Non avendo ricevuto nessuna notifica, a settembre la Commissione ha inviato una lettera di messa in mora al paese, che ha risposto segnalando che erano in corso i lavori per l’adozione della normativa appropriata; tuttavia, le misure non sono mai state notificate alla Commissione, che invia quindi un parere motivato. La Romania ha due mesi di tempo per rispondere; in assenza di risposta, la Commissione potrà adire la Corte di giustizia dell’UE.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - Tel.: +32 229 53593 - Cell.: +32 498 95 3593)

  1. Libera circolazione delle merci - La Commissione chiede alla ROMANIA di rimuovere gli ostacoli all’esportazione di gas naturale

La Commissione ritiene che il quadro giuridico attualmente vigente in Romania, che obbliga i produttori locali a dare la precedenza alle vendite sul mercato nazionale e subordina la compravendita di gas a controllo e approvazione, ponga ostacoli indebiti all’esportazione di gas. La Commissione ha quindi chiesto al paese di rimuovere questi ostacoli.

Secondo la Commissione, erigendo barriere alla libera circolazione delle merci nel mercato unico, la Romania non rispetta gli obblighi derivanti dagli articoli 35 e 36 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea e dall’articolo 40, lettera c), della direttiva 2009/73/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, relativa a norme comuni per il mercato interno del gas naturale.

La Commissione trasmette la richiesta sotto forma di parere motivato: in mancanza di risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà citare la Romania alla Corte di giustizia dell’UE.

(per ulteriori informazioni: C. Corazza - Tel.: +32 229 51752 - Cell.: +32 498 99 2862)

  1. Salute degli animali: la Commissione sollecita la SVEZIA a sopprimere i test per la paratubercolosi bovina

La Commissione europea ha trasmesso oggi una richiesta formale (parere motivato) alla Svezia, chiedendo a tale paese di abolire l’obbligo di quarantena e i test per la paratubercolosi dei bovini. Le disposizioni armonizzate di polizia sanitaria in materia di scambi di bovini contenute nella direttiva 64/432/CEE non prevedono prescrizioni per la paratubercolosi. Inoltre questi test obbligatori successivi all’arrivo del bestiame scoraggiano gli allevatori svedesi dall’importare bovini da altri Stati membri, configurandosi come restrizioni quantitative. Pertanto essi non si giustificano ai sensi dell’articolo 36 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) che disciplina i divieti o le restrizioni all’importazione. La paratubercolosi è una malattia contagiosa che colpisce l’intestino tenue dei bovini e degli ovini e i cui sintomi si manifestano dopo molto tempo o a volte non compaiono affatto. Anche la mancanza di test diagnostici affidabili per l’individuazione degli animali infetti spiega l’assenza di garanzie sanitarie supplementari dell’UE riguardo a questa malattia. La Svezia ha due mesi di tempo a decorrere dalla presente richiesta formale per informare la Commissione circa la soppressione dei test in questione. In caso contrario la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

(per ulteriori informazioni: F. Vincent - Tel.: +32 229 87166 – Cell.: +32 498 98 7166)

  1. Ambiente - La Commissione chiede al REGNO UNITO d’intervenire sulla centrale di Pembroke, sul trattamento delle acque reflue urbane e sull’aggiornamento delle norme sulle acque di balneazione

La Commissione ha trasmesso oggi al Regno Unito tre pareri motivati su questioni ambientali. Il primo verte sulla centrale di Pembroke, la più grande centrale elettrica d’Europa alimentata a gas, il cui circuito di raffreddamento provoca danni all’ecosistema circostante, una zona marina speciale di conservazione tutelata dalla normativa UE. Secondo la direttiva sulla valutazione d’impatto ambientale e la direttiva sugli habitat l’autorizzazione di sviluppo va rilasciata solo previa valutazione di ogni potenziale impatto sull’ambiente. La procedura non risulta rispettata per la centrale del Pembrokeshire, perché sia le autorizzazioni di sviluppo e di costruzione sia la licenza di estrazione delle acque e il permesso di dragaggio per l’alimentazione e lo scarico del circuito di raffreddamento sono stati rilasciati prima che fossero state completate le valutazioni ambientali. La conseguenza è che oggi viene riversata nell’estuario protetto di Milford Haven acqua calda a alto tenore di biocidi. Spostando grandi volumi d’acqua, via la centrale, da un estremo all’altro della zona speciale di conservazione, il circuito di raffreddamento provoca danni a molte specie di pesci piccoli, alle loro uova e ad altri organismi di piccole dimensioni. La lettera della Commissione solleva altresì dubbi circa l’applicazione della direttiva sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento ai permessi definitivi rilasciati, in particolare sulla decisione di autorizzare, in un sito così sensibile, il circuito di raffreddamento come migliore tecnologia disponibile e, di conseguenza, di permettere la violazione di una norma di qualità ambientale.

La seconda lettera riguarda il trattamento delle acque reflue urbane. Dalle relazioni provenienti dal Regno Unito risulta che le norme UE sono ancora violate in alcuni agglomerati. Il parere motivato di oggi, che fa seguito alle lettere di messa in mora trasmesse a giugno 2009 e a giugno 2013, verte sull’eccesso di traboccamento delle acque reflue nelle acque sensibili dell’estuario di Burry Inlet a Llanelli e Gowerton (Galles), che si verifica anche in condizioni meteorologiche normali e non soltanto in caso di forti piogge; sulla mancata predisposizione di un trattamento secondario delle acque reflue in 9 agglomerati, tra cui Gibilterra; sulla mancata predisposizione di un trattamento più rigoroso delle acque reflue in 24 agglomerati classificati zone sensibili. Il Regno Unito ha due mesi di tempo per rispondere.

Il terzo parere motivato riguarda la normativa sulle acque di balneazione. La Commissione aveva chiesto una serie di modifiche della legislazione del Regno Unito che attua le norme UE sulle acque di balneazione; la maggior parte di queste è stata apportata, ma mancano ancora informazioni su alcune modifiche promesse per Gibilterra. La Commissione trasmette pertanto un parere motivato. Il Regno Unito ha due mesi di tempo per rispondere.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - Tel.: +32 229 53593 - Cell.: +32 498 95 3593)

  1. Servizi finanziari - La Commissione chiede al REGNO UNITO di applicare le norme UE

La Commissione europea ha chiesto oggi al Regno Unito di applicare integralmente la direttiva “omnibus I” (direttiva 2010/78/CE) che modifica undici direttive sui servizi finanziari (direttive 98/26/CE, 2002/87/CE, 2003/6/CE, 2003/41/CE, 2003/71/CE, 2004/39/CE, 2004/109/CE, 2005/60/CE, 2006/48/CE, 2006/49/CE e 2009/65/CE) in considerazione dell’istituzione delle nuove autorità europee di vigilanza sulle banche (Autorità bancaria europea), sui titoli (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati) e sulle assicurazioni e pensioni aziendali e professionali (Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali). Tutti gli Stati membri erano tenuti a dare attuazione alla direttiva omnibus I entro il 31 dicembre 2011, ma il Regno Unito ha adottato solo parte delle misure necessarie. La richiesta della Commissione assume la forma di parere motivato (seconda fase della procedura d’infrazione dell’UE). Se entro due mesi non saranno state notificate misure di attuazione integrale, la Commissione potrà decidere di citare il Regno Unito alla Corte di giustizia dell’UE. Ulteriori informazioni all’indirizzo: http://ec.europa.eu/internal_market/finances/infringements/index_en.htm

(per ulteriori informazioni: C. Hughes - Tel.: +32 2 296 44 50 - Cell.: +32 498 964450)

  1. Messe in mora

  1. La Commissione sollecita l’ITALIA a garantire che l’acqua destinata al consumo umano sia salubre e pulita

La Commissione europea apre una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia perché non garantisce che l’acqua destinata al consumo umano sia conforme alle norme UE. La contaminazione dell’acqua da arsenico e fluoro è un problema annoso in Italia, in particolare nel Lazio.

La direttiva sull’acqua potabile impone agli Stati membri di controllare e testare l’acqua destinata al consumo umano in base a 48 tra parametri microbiologici e chimici e indicatori. Se si riscontrato nell’acqua livelli elevati di arsenico o di altri inquinanti, gli Stati membri possono derogare per un periodo limitato di tempo ai valori limite fissati dalla direttiva, purché la deroga non presenti un potenziale pericolo per la salute umana e l’approvvigionamento delle acque destinate al consumo umano nella zona interessata non possa essere mantenuto con nessun altro mezzo congruo.

(per ulteriori informazioni: IP/14/816 - J. Hennon - Tel.: +32 229 53593 -
Cell.: +32 498 95 3593)


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