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Commissione europea

MEMO

Bruxelles, 20 febbraio 2014

Pacchetto infrazioni di febbraio: principali decisioni

OCCUPAZIONE E AFFARI SOCIALI

ENERGIA

AMBIENTE

AFFARI INTERNI

GIUSTIZIA

FISCALITÀ E UNIONE DOGANALE

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Con le procedure d'infrazione aperte questo mese la Commissione europea avvia azioni legali nei confronti di alcuni Stati membri per inadempimento degli obblighi previsti dalla normativa dell'Unione. Le decisioni qui esposte, relative a settori diversi, si propongono di garantire la corretta applicazione del diritto dell'Unione a favore dei cittadini e delle imprese.

La Commissione ha adottato oggi 121 decisioni, tra le quali 18 pareri motivati e 8 deferimenti alla Corte di giustizia dell'Unione europea. Si riporta qui di seguito una breve esposizione delle decisioni principali. Per maggiori informazioni sulla procedura d'infrazione si rimanda a MEMO/12/12.

  1. Deferimenti alla Corte di giustizia

  1. Mercato interno dell'energia: la Commissione deferisce l'Irlanda alla Corte per non aver recepito le regole dell'UE

La Commissione europea deferisce l'Irlanda alla Corte di giustizia dell'UE per non aver recepito appieno le regole dell'UE in tema di mercato interno dell'energia. A tutt'oggi l'Irlanda ha recepito soltanto in parte la direttiva Elettricità (2009/72/CE). Obiettivo della direttiva è assicurare che l'elettricità sia generata, trasportata e venduta in mercati competitivi che creino condizioni eque per tutti gli attori del mercato. Mercati aperti e competitivi offrono ai cittadini e alle imprese forniture energetiche sicure e sostenibili ai costi più bassi possibili. La direttiva Elettricità avrebbe dovuto essere recepita dagli Stati membri entro il 3 marzo 2011.

La Commissione propone una sanzione giornaliera di € 20.538. La sanzione proposta tiene conto della durata e della gravità dell'infrazione. In caso di sentenza affermativa della Corte, la sanzione giornaliera dovrà essere pagata dalla data della sentenza fino a recepimento avvenuto.

(per ulteriori informazioni: IP/14/155 – S. Berger - Tel. +32 229 2792 - cellulare +32 460 792 792)

  1. Sicurezza delle forniture: la Commissione deferisce Cipro alla Corte per non aver recepito dell'UE sulle riserve minime di petrolio

La Commissione europea deferisce Cipro alla Corte di giustizia dell'UE per non aver recepito la direttiva sulle scorte petrolifere. La direttiva fa obbligo agli Stati membri di mantenere scorte minime di petrolio greggio e di prodotti derivati dal petrolio per assicurare la sicurezza delle forniture nell'eventualità di turbative degli approvvigionamenti. La direttiva doveva essere recepita dagli Stati membri entro il 31 dicembre 2012.

La Commissione sta inoltre esaminando lo stato di recepimento in altri Stati membri che non hanno notificato il pieno recepimento di tale strumento legislativo. Pertanto, l'azione odierna intentata dalla Commissione potrebbe essere integrata nei prossimi mesi da ulteriori deferimenti alla Corte di giustizia.

(per ulteriori informazioni: IP/14/156 - S. Berger - Tel. +32 229 2792 - cellulare +32 460 792 792)

  1. Ambiente: la Commissione deferisce la Danimarca alla Corte per problemi nella gestione delle acque

La Commissione europea deferisce la Danimarca alla Corte per non aver presentato piani di gestione dei suoi bacini idrografici. Questi piani sono essenziali per realizzare le misure atte a raggiungere l'obiettivo di "buono stato ecologico" per le acque danesi entro il 2015 e avrebbero dovuto essere stati adottati prima del dicembre 2009. Il ritardo nell'elaborazione dei piani può comportare l'impossibilità di fornire la qualità dell'acqua prescritta. Su raccomandazione di Janez Potočnik, Commissario responsabile per l'Ambiente, la Commissione adisce la Corte di giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: IP/14/157 - J. Hennon - Tel. +32 229 53593 - cellulare +32 498 95 3593)

  1. Ambiente: la Commissione europea deferisce l'Estonia alla Corte per questioni legate all'accesso alle informazioni ambientali

La Commissione europea deferisce l'Estonia alla Corte a motivo di carenze nella sua legislazione sull'accesso alle informazioni in tema ambientale. In forza della legislazione dell'UE gli Stati membri devono assicurare che i cittadini abbiano un agevole accesso alle informazioni d'ordine ambientale detenute dalle autorità pubbliche. Dopo aver sottoposto a scrutinio la legislazione estone in tale ambito, la Commissione è giunta alla conclusione che essa presentava carenze e che, nonostante i ripetuti avvertimenti, tale Stati membro non aveva intrapreso nessuna azione per migliorare la legislazione. Su raccomandazione di Janez Potočnik, Commissario responsabile per l'Ambiente, la Commissione deferisce pertanto l'Estonia alla Corte di giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: IP/14/158 - J. Hennon - Tel. +32 229 53593 - cellulare +32 498 95 3593)

  1. Orario di lavoro: la Commissione deferisce l'Italia alla Corte per il mancato rispetto delle norme dell'UE in tema di servizio sanitario pubblico

La Commissione europea ha deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'UE per non aver applicato correttamente la direttiva sull'orario di lavoro ai medici operanti nel servizio sanitario pubblico. Attualmente la legge italiana priva tali medici del loro diritto a una limitazione delle ore lavorative settimanali e a periodi minimi di riposo quotidiani.

Dopo aver ricevuto diverse denunce, la Commissione ha chiesto all'Italia, in un "parere motivato" inviato nel maggio 2013 (MEMO/13/470), di prendere le necessarie misure per assicurare che la normativa nazionale fosse conforme al disposto della direttiva.

(per ulteriori informazioni: IP/14/159 - J. Todd - Tel. +32 229 94107 - cellulare +32 498 99 4107)

  1. Diritto del lavoro: la Commissione deferisce il Lussemburgo alla Corte per motivi legati alla protezione del personale con contratto a tempo determinato

La Commissione europea ha deciso di deferire il Lussemburgo alla Corte di giustizia dell'UE per aver violato l'obbligo che gli incombe in forza della direttiva sul lavoro a tempo determinato (1999/70/CE) di proteggere efficacemente certi lavoratori con contratto a tempo determinato.

La Commissione ha avuto contezza di tali problemi in seguito a una disamina dell'attuazione della direttiva 1999/70/CE. La Commissione ha inviato nell'aprile 2013 un "parere motivato" al Lussemburgo nell'ambito delle procedure d'infrazione dell'UE (MEMO/13/375), ma il Lussemburgo non ha notificato alla Commissione le misure adottate per assicurare la conformità normativa.

(per ulteriori informazioni: IP/14/160 - J. Todd - Tel. +32 229 94107 - cellulare +32 498 99 4107)

  1. Regime IVA applicato alle associazioni autonome di persone: la Commissione adisce la Corte contro il Lussemburgo

La Commissione europea ha deciso di adire la Corte di giustizia dell'Unione europea contro il Lussemburgo a motivo del regime IVA applicato da questo Stato membro alle associazioni autonome di persone.

Secondo la legislazione europea, per essere esonerati dall'IVA i servizi prestati da un'associazione autonoma ai suoi membri devono essere direttamente necessari alle loro attività non imponibili o esonerate. Il dispositivo giuridico lussemburghese che prevede una soglia massima di operazioni tassate non soddisfa però tale condizione.

La Commissione europea ritiene pertanto che questa regolamentazione non sia conforme alle regole stabilite dall'Unione europea in materia di IVA. Essa è inoltre suscettibile di provocare distorsioni della concorrenza.

(per ulteriori informazioni: IP/14/161 - E. Traynor - Tel. +32 229 21548 - cellulare +32 498 98 3871)

  1. Pareri motivati

  1. La Commissione sollecita l'Austria e la Spagna ad assicurare una maggiore trasparenza dei loro finanziamenti alle ferrovie

La Commissione europea ritiene che l'Austria e la Spagna dovrebbero assicurare la piena trasparenza in tema di separazione dei conti nell'ambito dei trasporti ferroviari, come prescritto dalla direttiva 2012/34/UE. Uno dei principali obiettivi delle norme dell'UE è assicurare la trasparenza nell'uso dei finanziamenti pubblici per i servizi dei trasporti pubblici in modo da garantire che i fornitori di servizi di trasporto possano competere in condizioni eque a tutto vantaggio degli utilizzatori finali.

A tutt'oggi, contrariamente alle disposizioni dell'UE, questi due paesi non assicurano la piena trasparenza nella presentazione dei conti delle imprese ferroviarie, soprattutto per quanto concerne gli stanziamenti pubblici versati per servizi che rientrano negli obblighi di servizio pubblico. La tenuta di conti trasparenti è l'unico modo per accertare in che modo viene speso il denaro pubblico e se è usato ad altri fini di quelli previsti. In effetti, i sistemi attualmente in vigore in Austria e Spagna non asseverano che i finanziamenti pubblici erogati a titolo di obblighi di servizio pubblico per i servizi di trasporto passeggeri non vengano usati per sovvenzionamenti incrociati di altri servizi di trasporto.

Poiché ciò è contrario alle vigenti regole dell'UE il cui obiettivo è istituire un mercato interno dei trasporti su rotaia efficiente, non soggetto a distorsioni e competitivo, la Commissione ha inviato un parere motivato all'Austria e alla Spagna. Se entro due mesi non riceverà una risposta soddisfacente, la Commissione ha facoltà di deferire entrambi i paesi alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

(per ulteriori informazioni: H. Kearns - Tel. +32 229 87638 - cellulare +32 498 98 7638)

  1. Ambiente: la Commissione chiede al Belgio di intervenire in tema di inquinamento atmosferico

La Commissione europea ritiene che il Belgio venga meno all'obbligo che gli incombe di tutelare i cittadini dall'inquinamento da polveri sottili (PM10). Queste minuscole particelle provenienti dalle emissioni dell'industria, del traffico e del riscaldamento domestico possono causare asma, problemi cardiovascolari, cancro del polmone e mortalità precoce. In forza della normativa dell'UE gli Stati membri devono limitare l'esposizione dei cittadini a queste particelle. Gli abitanti di Bruxelles, della zona portuale di Gand, di Anversa (compresa la zona portuale), delle Fiandre e di Liegi sono esposti, dal 2005, a livelli perniciosi di PM 10. La Commissione ritiene che il Belgio non abbia adottato le misure che avrebbero dovuto essere già in atto dal 2005 per proteggere la salute dei cittadini e chiede a tale Stato membro di adottare misure lungimiranti, celeri ed efficaci per ridurre al minimo possibile il periodo di inottemperanza. L'intervento odierno, che tecnicamente si configura quale parere motivato addizionale, fa seguito a un'ulteriore lettera di costituzione in mora inviata nel novembre 2012 (cfr. IP/13/47). Se il Belgio non agisse opportunamente la Commissione ha facoltà di deferire la questione alla Corte di giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - Tel. +32 229 53593 - cellulare +32 498 95 3593)

  1. Salute e sicurezza: la Commissione chiede a Cipro di attuare la direttiva sulla prevenzione delle ferite da taglio o da punta nel settore ospedaliero e sanitario

La Commissione chiede a Cipro di attuare la direttiva sulla prevenzione delle ferite da taglio o da punta nel settore ospedaliero e sanitario (2010/32/UE). La direttiva dà attuazione all'accordo quadro in materia di prevenzione delle ferite da taglio o da punta nel settore ospedaliero e sanitario stipulato dall'Associazione europea dei datori di lavoro del settore ospedaliero (HOSPEEM) e dalla Federazione sindacale europea dei servizi pubblici (ESESP). Esso intende assicurare un ambiente di lavoro quanto più sicuro possibile per gli operatori della sanità e del personale ospedaliero attraverso una combinazione di interventi pianificatori e di azioni di sensibilizzazione, informazione, formazione, prevenzione e monitoraggio. La richiesta della Commissione si configura quale "parere motivato" nell'ambito delle procedure d'infrazione dell'UE. Lo Stato membro dispone ora di due mesi per notificare alla Commissione le misure adottate per ottemperare alla direttiva. In caso contrario la Commissione ha facoltà di deferire Cipro alla Corte di giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: J. Todd - Tel. +32 229 94107 - cellulare +32 498 99 4107)

  1. Ambiente: la Commissione chiede a Cipro di attuare le norme dell'UE in merito allo stoccaggio del mercurio metallico considerato rifiuto

La Commissione europea sollecita Cipro a comunicarle dettagliatamente in che modo la legislazione dell'UE sullo stoccaggio del mercurio metallico considerato rifiuto viene attuata nella normativa cipriota. Dopo che Cipro non ha rispettato la scadenza originaria del 15 marzo 2013, la Commissione ha inviato a Cipro una lettera di costituzione in mora con un termine di due mesi per la risposta. Non avendo ricevuto nessuna risposta la Commissione invia ora un parere motivato. Se Cipro non si attiverà entro due mesi la questione potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - Tel. +32 229 53593 - cellulare +32 498 95 3593)

  1. Schengen: la Commissione chiede alla Repubblica ceca di allineare la sua legislazione nazionale alle norme dell'UE in tema di responsabilità del vettore

La Commissione ha chiesto oggi formalmente alla Repubblica ceca di modificare la sua legislazione per assicurare che non vengano irrogate sanzioni ai vettori che trasportano cittadini stranieri sprovvisti dei documenti di viaggio pertinenti sui voli intra-Schengen.

La Commissione ha emanato un parere motivato chiedendo alla Repubblica ceca di sottoporre a revisione la sua legislazione nazionale in tale ambito. Se entro due mesi la Repubblica ceca non notificherà alla Commissione le misure adottate per assicurare la piena ottemperanza agli obblighi che le incombono in forza della direttiva, la Commissione ha facoltà di deferire il paese alla Corte di giustizia europea.

Conformemente alla normativa dell'UE (Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 nonché direttiva 2001/51/CE del Consiglio), i vettori hanno la responsabilità di assicurare che le persone che trasportano nel territorio degli Stati membri siano in possesso dei necessari documenti di viaggio e subiscono sanzioni se trasportano passeggeri aventi una documentazione insufficiente. Tuttavia, ciò vale soltanto nel caso in cui i vettori introducano cittadini di paese terzi nel territorio dell'Unione europea. La responsabilità dei vettori non si applica pertanto ai voli interni nello spazio Schengen o ai cittadini dell'UE. Imporre simili regole nel contesto di voli intra-Schengen significa che i vettori sono obbligati ad effettuare controlli sistematici delle persone che attraversano le frontiere interne analoghi a quelli cui sono assoggettati soltanto i viaggiatori su voli internazionali.

(per ulteriori informazioni: M. Cercone - Tel. +32 229 80963 - cellulare +32 498 98 2349)

  1. Orario di lavoro: la Commissione chiede alla Spagna di rispettare il diritto dei medici legali al rispetto di un orario lavorativo massimo e di periodi di riposo minimi

La Commissione europea ha chiesto alla Spagna di rispettare il diritto dei medici legali di fruire di una limitazione dell'orario di lavoro e di periodi minimi di riposo, come prescritto dalla direttiva sull'orario di lavoro (2003/88/CE). In forza della normativa spagnola, ai medici legali non sono garantiti diversi diritti fondamentali contenuti in tale direttiva, come ad esempio un limite di 48 ore stabilito per l'orario lavorativo settimanale medio calcolato in un periodo di riferimento di 4 mesi e un periodo minimo di riposo dopo aver effettuato degli straordinari. Ai medici legali viene chiesto regolarmente di assicurare ore di disponibilità al di là del loro normale orario di lavoro e la legislazione nazionale non garantisce che queste ore extra siano computate entro un limite di 48 ore settimanali in media, calcolate nell'appropriato periodo di riferimento. La normativa nazionale non assicura nemmeno che medici legali fruiscano del loro riposo giornaliero minimo in questi periodi in servizio. In forza della direttiva gli Stati membri possono escludere dalle disposizioni relative al periodo di riposo minimo giornaliero le attività che comportano la necessità di assicurare la continuità del servizio, ma ciò soltanto a condizione che i lavoratori in questione ricevano periodi equivalenti di riposo compensativo immediatamente dopo l'orario di lavoro prolungato, fatto che la normativa nazionale spagnola non garantisce. La Commissione ha ricevuto una denuncia nel merito ed ha inviato alla Spagna, nel settembre 2012, una lettera di costituzione in mora in cui esprimeva le proprie preoccupazioni. La presente richiesta si configura quale "parere motivato" nel contesto delle procedure d'infrazione dell'UE. La Spagna dispone di due mesi per notificare alla Commissione le misure adottate al fine di allineare la propria legislazione nazionale alla normativa dell'UE. In caso contrario la Commissione ha facoltà di deferire la Spagna alla Corte di giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: J. Todd - Tel. +32 229 94107 - cellulare +32 498 99 4107)

  1. Sicurezza marittima: la Commissione chiede alla Spagna di attuare correttamente le misure per migliorare la sicurezza dei porti

La Commissione europea ha inviato una richiesta formale alla Spagna sollecitandola ad applicare correttamente la direttiva relativa al miglioramento della sicurezza dei porti (2005/65/CE) in tutti i porti spagnoli interessati dalla direttiva. L'obiettivo principale della stessa è introdurre misure comuni per migliorare la sicurezza dei porti di fronte al pericolo costituito da incidenti di sicurezza. Molti porti spagnoli non hanno ancora adottato e realizzato le valutazioni e i piani di sicurezza portuale previsti dalla direttiva. Tale direttiva, che è uno strumento strategico fondamentale per la sicurezza marittima, intende assicurare un livello elevato e paritetico di sicurezza in tutti i porti europei per quanto concerne sia i passeggeri che le merci.

(per ulteriori informazioni: H. Kearns - Tel. +32 229 87638 - cellulare +32 498 98 7638)

  1. Salute e sicurezza: la Commissione chiede all'Italia di applicare appieno i requisiti minimi validi per i pescatori

La Commissione europea ha chiesto all'Italia di applicare appieno e correttamente la direttiva 93/103/CE del Consiglio riguardante le prescrizioni minime di sicurezza e di salute per il lavoro a bordo delle navi da pesca di cui all'allegato II della direttiva. Il campo di applicazione della normativa italiana di recepimento appare sostanzialmente più ristretto di quello prescritto dalla direttiva. In particolare, l'applicazione dei requisiti minimi di salute e sicurezza nella normativa italiana dipende da circostanze come le caratteristiche del luogo di lavoro, l'attività o il rischio a bordo, mentre le prescrizioni elencate nella direttiva dovrebbero applicarsi in tutte le circostanze, nella misura in cui lo consentano le caratteristiche strutturali della nave da pesca. La richiesta della Commissione si configura quale "parere motivato" nel contesto delle procedure d'infrazione dell'UE. L'Italia dispone ora di due mesi per notificare alla Commissione le misure adottate al fine di ottemperare appieno alla direttiva. In caso contrario la Commissione ha facoltà di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: J. Todd - Tel. +32 229 94107 - cellulare +32 498 99 4107)

  1. Ambiente: la Commissione chiede al LUSSEMBURGO di attuare le norme dell'UE sulle emissioni industriali

La Commissione europea sollecita il Lussemburgo a inviarle particolari sul modo in cui ha recepito nella propria normativa nazionale la legislazione dell'UE sulle emissioni industriali. La nuova direttiva sulle emissioni industriali rimpiazza e aggiorna le precedenti norme che si prefiggevano di prevenire, ridurre e, nei limiti del possibile, eliminare l'inquinamento derivante dalle attività industriali. La direttiva doveva essere attuata nella legislazione nazionale entro il 7 gennaio 2013. Il Lussemburgo non ha rispettato la scadenza ed è stato oggetto di una lettera di costituzione in mora inviata il 24 luglio 2013. Il Lussemburgo ha risposto che sta esaminando un progetto di strumento legislativo, ma non ha fornito un calendario preciso e, poiché la direttiva non è stata ancora attuata, la Commissione invia ora un parere motivato. Se il Lussemburgo non agirà entro due mesi il caso potrà essere deferito alla Corte di giustizia dell'UE che potrà irrogare sanzioni pecuniarie.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - Tel. +32 229 53593 - cellulare +32 498 95 3593)

  1. La Commissione chiede al Lussemburgo di rivedere la sua legislazione sulla fiscalità delle plusvalenze immobiliari

La Commissione ha chiesto formalmente al Granducato del Lussemburgo di porre fine al regime fiscale discriminatorio applicato ai contribuenti che reinvestono all'estero, vale a dire fuori del Granducato del Lussemburgo ma comunque nell'UE/SEE, i proventi derivanti dalla vendita di proprietà immobiliari.

Le plusvalenze derivanti dalla vendita di un immobile e reinvestite all'estero sono automaticamente assoggettate a imposta. Di converso, le stesse plusvalenze beneficiano di un differimento temporaneo dell'imposta se sono reinvestite in un immobile sito nel Lussemburgo. Questo regime si applica alle persone fisiche proprietarie di un immobile sito a Lussemburgo indipendentemente dal fatto che esse risiedano a Lussemburgo o in un altro Stato dell'UE/SEE.

Si tratta di una restrizione ingiustificata alla libera prestazione di servizi e alla libera circolazione dei capitali quali stabilite rispettivamente dagli articoli 56 e 63 del trattato sul funzionamento dell'UE (TFUE) e dai corrispondenti articoli 36 e 40 dell'Accordo SEE. La Corte di giustizia dell'Unione europea si è già pronunciata in tal senso nella sua sentenza del 26 ottobre 2006 nella causa C-345/05, Commissione contro Portogallo.

La decisione della Commissione si configura quale parere motivato. In assenza di una risposta soddisfacente entro un termine di due mesi la Commissione ha facoltà di tradurre il Granducato di Lussemburgo innanzi alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

(per ulteriori informazioni: E. Traynor - Tel. +32 229 21548 - cellulare +32 498 98 3871)

  1. Ambiente: la Commissione sollecita il Portogallo a migliorare le discariche nelle Azzorre

La Commissione europea ritiene che il Portogallo venga meno all'obbligo di tutelare i propri cittadini dagli effetti di una carente gestione dei rifiuti sull'isola di Santa Maria (Azzorre). Nonostante precedenti avvertimenti della Commissione, una discarica locale è ancora in funzione violando così la legislazione dell'UE in tema di rifiuti e di discariche. Il Portogallo ha indicato che costruirà un nuovo impianto di trattamento e di valorizzazione organica e che sigillerà la vecchia discarica, ma la Commissione nutre sollecitudini a causa della lentezza dei progressi registrati sinora. Per indurre il Portogallo ad accelerare gli interventi in questo ambito la Commissione invia ora un parere motivato. Se entro due mesi il Portogallo non reagirà, la Commissione potrà deferire la questione alla Corte di giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - Tel. +32 229 53593 - cellulare +32 498 95 3593)

  1. Ambiente: la Commissione sollecita la Romania a intervenire contro le discariche illegali e a ripulire i bacini di decantazione degli sterili di miniera

La Commissione europea ritiene che la Romania venga meno all'obbligo di tutelare i propri cittadini dagli effetti di una carente gestione dei rifiuti. Nonostante precedenti avvertimenti, le informazioni più recenti di cui dispone la Commissione indicano che in Romania sono ancora in funzione 19 discariche violando così la legislazione dell'UE in tema di rifiuti e di discariche con grave rischio per la salute umana e l'ambiente. Per indurre la Romania ad accelerare i propri interventi in questo ambito la Commissione invia ora un parere motivato. Un altro parere motivato è inviato alla Romania per sollecitarla a ripulire due bacini di decantazione degli inerti di miniera risultanti dalle attività estrattive del rame e dello zinco a Moldova Noua. I bacini di decantazione sono una grande fonte di polveri tossiche con gravi conseguenze per la salute umana e l'ambiente. La Commissione è preoccupata che la Romania non abbia adottato le misure necessarie per controllare le emissioni e prevenire l'abbandono dei siti. Nell'ottobre 2012 la Commissione ha avviato procedure d'infrazione nel merito. Le autorità rumene hanno rendicontato i progressi compiuti, ma la bisogna non è stata ancora completata e sussistono ancora gravi problemi di polveri. Viene inviato ora un parere motivato e, se la Romania non interverrà entro due mesi, la Commissione ha facoltà di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - Tel. +32 229 53593 - cellulare +32 498 95 3593)

  1. Spazio ferroviario unico europeo: la Commissione chiede alla Romania di imporre oneri equi per le infrastrutture e di assicurare la sostenibilità finanziaria del gestore dell'infrastruttura

La Commissione europea è preoccupata quanto all'equilibrio finanziario del principale gestore dell'infrastruttura rumena negli anni a venire. La rete ferroviaria della Romania è una delle più grandi dell'Unione europea e gli oneri imposti per i treni merci sono tra i più elevati in Europa. La rete ferroviaria ha registrato deficit notevoli che aumentano di anno in anno mentre gran parte delle tratte non riceve un'adeguata manutenzione. Nello stesso tempo, il gestore dell'infrastruttura manca degli incentivi per ridurre i costi e gli oneri. Tuttavia, la direttiva sullo Spazio ferroviario unico europeo fa obbligo agli Stati membri di assicurare l'equilibrio finanziario del gestore dell'infrastruttura dandogli incentivi efficaci per ridurre i costi e gli oneri. Ciò che più conta, mentre tutti i principali corridoi ferroviari della Romania sono elettrificati, i convogli con trazione diesel devono contribuire al finanziamento delle attrezzature elettriche installate lungo i binari allo stesso livello come se fossero treni elettrici. Poiché la direttiva dell'UE limita gli oneri e i costi diretti del servizio ferroviario, la Commissione chiede alla Romania di non imporre tali oneri ai treni con motrice diesel.

(per ulteriori informazioni: H. Kearns - Tel. +32 229 87638 - cellulare +32 498 98 7638)

  1. Slovenia: mancato recepimento delle norme dell'UE in tema di congedo parentale

La Commissione ha emanato oggi un parere motivato alla Slovenia quale seconda fase della procedura d'infrazione poiché tale paese non ha recepito le norme dell'UE in tema di diritti minimi al congedo parentale. La direttiva riveduta sul congedo parentale (2010/18/UE) doveva essere recepita nella normativa nazionale entro l'8 marzo 2013. Tale direttiva conferisce a ciascun genitore che lavora il diritto a fruire di almeno quattro mesi di congedo dopo la nascita o l'adozione di un bambino (rispetto ai tre mesi previsti dalle norme precedenti). Tali regole offrono incentivi ai padri a prendere il congedo parentale (poiché un mese del congedo non è trasferibile tra i genitori), ma la determinazione delle questioni retributive dei lavoratori durante il congedo parentale è lasciata agli Stati membri e/o alle parti sociali a livello nazionale. Tutti e 27 gli altri Stati membri dell'UE hanno ora recepito la direttiva nella normativa nazionale. L'eccezione della Slovenia comporta il fatto che i genitori sloveni non possono fruire delle stesse condizioni di conciliazione tra lavoro e vita familiare di cui fruiscono gli altri cittadini europei.

(per ulteriori informazioni: M. Andreeva - Tel. +32 229 91382 - cellulare +32 498 99 1382)

  1. Salute e sicurezza: la Commissione chiede alla Slovacchia di garantire che tutti i lavoratori siano coperti da servizi di protezione e prevenzione

La Commissione europea ha chiesto alla Slovacchia di assicurare che tutti i datori di lavoro abbiano l'obbligo di designare i lavoratori incaricati di eseguire le azioni di prevenzione e protezione per la salute e la sicurezza che interessano tutti i lavoratori. La Commissione europea ha ricevuto diverse denunce da cui emerge che i datori di lavoro in Slovacchia non sono tenuti a porre in atto queste salvaguardie per i lavoratori le cui mansioni non comportino un elevato rischio per la salute. La Commissione europea ritiene che ciò sia contrario al disposto della direttiva sulla sicurezza e sulla salute dei lavoratori durante il lavoro (89/391/CEE). La richiesta della Commissione si configura quale "parere motivato" nel contesto delle procedure d'infrazione dell'UE. La Slovacchia dispone ora di due mesi per notificare alla Commissione le misure adottate al fine di ottemperare alla direttiva. In caso contrario la Commissione ha facoltà di deferire lo Stato membro alla Corte di giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: J. Todd - Tel. +32 229 94107 - cellulare +32 498 99 4107)

  1. Lettera di costituzione in mora

  1. Ambiente: la Commissione interviene contro il Regno Unito per persistenti problemi d'inquinamento atmosferico

La Commissione ha avviato un procedimento legale contro il Regno Unito poiché tale paese non ha ridotto i livelli eccessivi di biossido d'azoto, un gas tossico. Il biossido d'azoto è il principale precursore dell'ozono troposferico, è causa di notevoli problemi respiratori e porta a una mortalità precoce. Gli abitanti delle città sono particolarmente esposti poiché la maggior parte delle emanazioni di biossido d'azoto proviene dai gas di scappamento. La legislazione europea stabilisce limiti all'inquinamento atmosferico ed il rispetto dei limiti relativi agli ossidi di azoto avrebbe dovuto essere assicurato entro il 1° gennaio 2010 a meno ché non fosse stata concessa una proroga fino al 1° gennaio 2015.

(per ulteriori informazioni: IP/14/154 - J. Hennon - Tel. +32 229 53593 - cellulare +32 498 95 3593)


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