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Relazione comune Commissione/BCE: Accedere ai finanziamenti e trovare clienti sono i problemi più pressanti per le PMI

European Commission - MEMO/13/980   14/11/2013

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Commissione europea

MEMO

Bruxelles, 14 novembre 2013

Relazione comune Commissione/BCE: Accedere ai finanziamenti e trovare clienti sono i problemi più pressanti per le PMI

L'accesso ai finanziamenti è un determinante fondamentale per l'avvio di un'azienda, il suo sviluppo e la sua crescita in relazione alle piccole e medie imprese (PMI) che hanno esigenze estremamente diversificate e si trovano ad affrontare problematiche diverse in tema di finanziamenti rispetto alle grandi imprese. Per queste ultime è facile attingere ai mercati dei capitali che non sono accessibili alla grande maggioranza delle piccole imprese. La mancanza di equity capital investito nelle piccole imprese le rende maggiormente dipendenti da altre fonti come i prestiti bancari e altri tipi di prodotti finanziari.

L'attuale contesto economico ha evidenziato i fabbisogni delle PMI alla luce delle condizioni creditizie notevolmente inasprite, attribuibili alla minore capacità e disponibilità delle banche a fornire i finanziamenti di cui il settore ha particolarmente bisogno.

La CE e la Banca centrale europea (BCE) hanno deciso nel 2008 di istituire la Survey on the Access to Finance of Small and Medium-sized Enterprises (SAFE – Indagine sull'accesso al credito delle piccole e medie imprese). L'indagine, condotta in 37 paesi, compresi i 28 dell'Unione europea (UE) e i 17 dell'eurozona, è stata condotta nel giugno-luglio 2009, nell'agosto-ottobre 2011 e più di recente nell'agosto-ottobre 2013.

In particolare l'indagine esamina, in relazione alle PMI:

  • la situazione finanziaria, la crescita (passata e futura), le attività innovative e il fabbisogno di finanziamenti esterni;

  • l'uso dei fondi propri e delle fonti esterne di finanziamento;

  • le esperienze maturate nel postulare diversi tipi di finanziamento esterno;

  • il ricorso a prestiti, la loro entità e i motivi della richiesta di prestiti specifici;

  • i loro pareri sulla effettiva accessibilità di diversi tipi di finanziamento;

  • le aspettative sui finanziamenti futuri in relazione alle banche e altre fonti di finanziamento.

Questo articolo fornisce una sintesi di alcune importanti conclusioni. È inoltre disponibile anche il testo integrale della relazione (cfr. il link alla fine del testo).

1. Accesso ai finanziamenti – Differenze tra gli Stati membri

Le PMI hanno trovato difficoltà nell'accesso ai finanziamenti con differenze che vanno dal 40% delle PMI a Cipro, al 32% in Grecia, al 23% in Spagna e Croazia, al 22% in Slovenia, al 20% in Irlanda, Italia e nei Paesi Bassi ad appena il 7% in Austria o l'8% in Germania e il 9% in Polonia.

A Cipro si è registrato un aumento significativo nel 2013 (40%) rispetto a quanto segnalavano i dirigenti delle PMI nel 2009 e nel 2011 (in entrambi gli anni il 14%). La Grecia presenta la seconda percentuale più alta di dirigenti di PMI che indicano nell'accesso ai finanziamenti (32%) il problema più pressante, cifra questa che è vicina a quella del 2011 (30%) senza una differenza statistica significativa tra i due anni.

Cipro (40%), la Grecia (32%) e la Croazia (23%) sono i tre paesi che hanno segnalato l'accesso ai finanziamenti quale problema più pressante scegliendolo dal questionario che elencava 8 problemi potenziali. Se da un lato la Spagna era terza rispetto al resto dell'UE in termini di percentuale più elevata di PMI che segnalano problemi nell'accesso ai finanziamenti, in Spagna l'accesso ai finanziamenti (23%) arrivava secondo dopo il reperimento di clienti (27%).

2. Il problema più pressante per le imprese: trovare clienti

Trovare clienti è rimasto il problema più frequentemente menzionato dalle PMI di tutta l'UE, anche se nel 2013 si è registrato un lieve declino nella frequenza (22%) rispetto al 2011 (24%), tale problematica è seguita in ordine di frequenza da quella dell'accesso ai finanziamenti. La disponibilità di personale qualificato o di manager esperti si colloca terza ed è rimasta stabile rispetto al 2011. La regolamentazione figura al quarto posto nell'elenco dei problemi più pressanti (14%) ed indica un aumento significativo rispetto al 2011 (5%).

Tabella: I problemi più pressanti segnalati dalle PMI

3. Uso di diverse fonti di finanziamento: esterne o interne

Il 54% delle PMI ha cercato soltanto finanziamenti esterni, una percentuale leggermente inferiore a quella del 2011 (56%). Un altro 22% di PMI si è avvalso di fonti di finanziamento sia interne che esterne, mentre soltanto alcune (4%) hanno utilizzato unicamente fonti interne. Una PMI su cinque (20%) non ha fatto ricorso a nessuna fonte di finanziamento negli ultimi sei mesi, livello identico a quello registrato nel 2011.

Struttura del finanziamento: uso di fondi interni e di finanziamenti esterni

I livelli più elevati di ricorso esclusivo a fondi interni si sono registrati in Austria, Ungheria e Slovacchia (8%+, vale a dire il doppio della media dell'UE). Il mancato ricorso a qualsiasi forma di finanziamento figura in modo prominente tra le PMI della Romania, della Lettonia e del Portogallo (36%-42%, vale a dire quasi il doppio della media unionale pari al 20%). Il mancato ricorso ai finanziamenti è risultato elevato anche fuori dell'UE in Montenegro e in Albania.

Il mancato ricorso a qualsiasi finanziamento è risultato più elevato tra le più piccole tra le PMI dell'UE raggiungendo il 28% tra quelle con 1-9 dipendenti rispetto ad appena l'11% tra le PMI più grandi con 50-249 dipendenti. Il finanziamento interno non ha compensato gran che la differenza, anche se è risultato leggermente superiore (5%) tra le PMI di più piccole dimensioni rispetto a quelle con più di 10 dipendenti (3%).

Un pattern analogo lo si è riscontrato anche in relazione al fatturato laddove le PMI che hanno un fatturato di 2 milioni di EUR o meno tendono maggiormente a svolgere la propria attività senza finanziamenti (23%) rispetto alle imprese più grandi (11% di quelle con un fatturato superiore a 50 milioni di EUR).

Le PMI industriali avevano la probabilità più bassa di non ricorrere a nessuna forma di finanziamento negli ultimi sei mesi (14%), mentre i fornitori di servizi presentavano la probabilità maggiore (22%).

4. Fonti di finanziamento: scoperti di conto, leasing, credito commerciale e prestiti bancari

I fondi interni sono stati usati quali una delle (o l'unica) fonti di finanziamento dal 26% delle PMI dell'UE nei precedenti sei mesi. Ciò supera di poco i livelli registrati nel 2011 (24% per l'UE 27).

Diverse altre fonti di finanziamento hanno continuato ad essere usate diffusamente, come nel 2011, in particolare gli scoperti di conto (39%, rispetto al livello del 2011 pari al 40%). Subito dopo arrivano il leasing/il credito rateale/il factoring (35%, molto vicino al 36% del 2011), il credito commerciale (32%, come nel 2011) e i prestiti bancari (32%, molto vicino al 30% del 2011).

Circa una PMI su sette (15%) ha fatto ricorso ad altri prestiti da compagnie collegate, azionisti, familiari o amici. Una su otto (13%) ha fatto uso di sovvenzioni o di prestiti bancari agevolati. Il 5% ha fatto ricorso al capitale proprio e una proporzione più piccola a prestiti subordinati (2%) e all'emissione di obbligazioni (2%).

I livelli di uso di altre fonti di finanziamento sono risultati simili a quelli del 2011 con soltanto un lieve aumento dei prestiti bancari (dal 30% nel 2011 al 32% nel 2013), degli utili non ridistribuiti (anche in questo caso un aumento del 2% rispetto al 2011) e degli altri prestiti (con un aumento del 2% rispetto al 2011). Il ricorso al capitale proprio è risultato leggermente inferiore, con un calo del 2% rispetto al 2011.

Tabella: Uso di finanziamenti interni ed esterni negli ultimi sei mesi da parte delle imprese

5. Fonti esterne – Differenze tra gli Stati membri

Nel complesso il 75% delle PMI dell'UE ha fatto ricorso negli ultimi sei mesi ad almeno una forma di finanziamento con capitale di debito. Si tratta dello stesso livello registrato nel 2011. Si è constatato un aumento marcato del finanziamento con capitale di debito rispetto al 2011 in Grecia, dove è passato dal 57% al 74% nel 2013, allineando così tale paese con la media UE, e anche in Italia, dove è passato dal 76% all'82%. I livelli sono scesi un po' in alcuni paesi, ma grandi contrazioni si sono riscontrate in Estonia (dall'85% al 62%) e in Romania (dal 78% a solo il 55%) seguite dalla Lettonia (dal 71% al 53%).

Tabella: Imprese che negli ultimi sei mesi hanno fatto ricorso al finanziamento con capitale di debito

Tra quelle dell'UE le PMI in Irlanda mostrano la maggiore propensione a ricorrere negli ultimi sei mesi al finanziamento con capitale di debito (85%). Questa forma di finanziamento è risultata anche relativamente comune nel Regno Unito (85%, raggiungendo ora i livelli dell'Irlanda), Italia (82%), Malta (81%) e Finlandia (81%). Esso è stato meno utilizzato in Ungheria (59%), Romania (55%) e Lettonia (53%) con una forte contrazione rispetto al 2011 in tutti e tre i paesi.

Il finanziamento con capitale di debito è risultato relativamente meno comune tra le PMI più piccole (67% di quelle con 1-9 dipendenti rispetto all'80% o più di quelle con almeno 10 dipendenti) e le PMI con fatturato più basso (72% di quelle con un fatturato di 2 milioni di EUR o inferiore rispetto all'84% per tutte le PMI con un fatturato maggiore). Esso è anche meno comune tra le PMI di più recente creazione (60% di quelle più giovani di due anni) e tra le PMI con un unico proprietario (69% nel caso di un proprietario uomo e 63% nel caso di un proprietario donna).

6. Imprese che hanno fatto ricorso al finanziamento azionario negli ultimi sei mesi

Solo il 5% delle PMI dell'UE ha fatto ricorso al finanziamento azionario negli ultimi sei mesi. Esso è risultato quasi due volte più diffuso tra le imprese più grandi (9% di quelle con più di 250 dipendenti) nell'UE.

Il finanziamento azionario è stato di gran lunga più comune tra le PMI della Lituania (45%) ed è addirittura aumentato rispetto al 2011 (quando registrava il 38%). In posizione nettamente più arretrata ma chiaramente al di sopra della media vi sono la Lettonia (16%), la Svezia (12%) e la Finlandia (10%). Tale strumento è stato usato molto poco in Ungheria, Estonia, Croazia e Portogallo (tutti con l'1% o anche meno). I livelli sono cambiati poco a partire dal 2011 nella maggior parte dei paesi dell'UE, fatta eccezione per la Lituania (in aumento) e per un calo notevole in Danimarca (dal 46% al 9%) e in Svezia (dal 31% al 12% nel 2013).

Caratteristiche delle imprese – finanziamento azionario

Il finanziamento azionario è risultato maggiormente diffuso tra le PMI più grandi (passando dal 4% tra quelle con solo 1-9 dipendenti al 7,5% tra quelle con 50-249 dipendenti) e le PMI con gli utili più elevati (l'11% delle PMI con più di 50 milioni di EUR di utili). Esso è stato anche più frequente tra le PMI che esistono da almeno 10 anni (9%) e tra le PMI nel settore commerciale (15%). Non sorprende il fatto che fosse molto comune tra le PMI in parte di proprietà di venture capital o business angel (21%).

Contesto

Questa indagine è stata commissionata dalla Direzione generale "Imprese e industria" della Commissione europea in cooperazione con la Banca centrale europea.

Per ulteriori informazioni

L'indagine fornisce inoltre informazioni sulle esperienze maturate in relazione alle richieste di finanziamenti esterni e sulle caratteristiche e sulla situazione attuale delle imprese.


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