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Commissione europea

MEMO

Bruxelles, 26 settembre 2013

Pacchetto infrazioni di settembre: principali decisioni

AZIONE PER IL CLIMA

OCCUPAZIONE e affari sociali

ENERGIA

IMPRESE

AMBIENTE

SALUTE E CONSUMATORI

MERCATO INTERNO E SERVIZI

GIUSTIZIA

FISCALITÀ E UNIONE DOGANALE

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Con le decisioni su casi d’infrazione assunte questo mese la Commissione europea avvia azioni legali nei confronti di alcuni Stati membri per inadempimento degli obblighi previsti dalla normativa dell’UE. Le decisioni qui esposte, relative a settori diversi, si propongono di garantire la corretta applicazione del diritto dell’Unione a favore dei cittadini e delle imprese.

La Commissione ha adottato oggi 220 decisioni, tra le quali 32 pareri motivati e 6 deferimenti alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Si riporta di seguito una breve esposizione delle principali decisioni. Per maggiori informazioni sulla procedura d’infrazione, cfr. MEMO/12/12.

  1. Deferimenti alla Corte di giustizia

  1. Libera circolazione dei lavoratori - La Commissione cita il Belgio per discriminazione nell’accesso ai posti di lavoro della funzione pubblica locale

La Commissione europea ha deciso di citare il Belgio alla Corte di giustizia dell’Unione europea per l’imposizione di condizioni discriminatorie ai candidati a posti di lavoro della funzione pubblica locale nelle regioni di lingua francese e di lingua tedesca, così come nella regione di Bruxelles Capitale, che non abbiano seguito un percorso scolastico in neerlandese, in francese o in tedesco. In particolare, le conoscenze linguistiche dei candidati sono riconosciute soltanto se essi ottengono un certificato rilasciato dall’ufficio belga di selezione del personale (SELOR): nessun altro certificato è accettato come prova in tal senso.

(per ulteriori informazioni: IP/13/868 - J. Todd - Tel.: +32 229 94107 - Cell.:+32 498 99 4107)

  1. La Commissione cita il Belgio per le disposizioni discriminatorie relative alle imposte di successione

La Commissione europea ha deciso di citare il Belgio alla Corte di giustizia dell’Unione europea per le norme fiscali della Vallonia, che considera discriminatorie e in violazione delle norme dell’UE sulla libera circolazione dei capitali. A parere della Commissione, l’impossibilità di scelta riguardo alla valutazione delle azioni quotate in borsa al di fuori del Belgio costituisce una discriminazione e una limitazione della libera circolazione dei capitali prevista dall’articolo 63 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

(per ulteriori informazioni: IP/13/871 - E. Traynor - Tel.: +32 229 21548 - Cell.: +32 498 98 3871)

  1. Sicurezza sociale - La Commissione cita Cipro per discriminazione nei confronti degli ex dipendenti pubblici ciprioti che lavorano in altri Stati membri

La Commissione europea ha deciso di citare Cipro alla Corte di giustizia dell’Unione europea per l’imposizione di condizioni discriminatorie agli ex dipendenti pubblici ciprioti che lavorano in un altro Stato membro riguardo ai diritti a pensione e ai diritti a congedo non retribuito. A parere della Commissione, tali condizioni discriminatorie violano le norme dell’UE sulla libera circolazione dei lavoratori.

(per ulteriori informazioni: IP/13/869 - J. Todd - Tel.: +32 229 94107 - Cell.: +32 498 99 4107)

  1. Fiscalità - La Commissione cita la Polonia per l’applicazione di aliquote IVA ridotte agli articoli medici e di protezione antincendio

La Commissione europea ha deciso di citare la Polonia alla Corte di giustizia dell’Unione europea per l’applicazione illegittima di un’aliquota IVA ridotta agli apparecchi medici e prodotti farmaceutici generici. A norma della direttiva IVA dell’UE, gli Stati membri sono autorizzati ad assoggettare ad aliquota ridotta gli apparecchi ed altri strumenti medici che soddisfano due condizioni: sono destinati ad alleviare o curare invalidità e sono per uso personale esclusivo degli invalidi. Applicando un’aliquota IVA ridotta agli apparecchi medici generici, quali ad esempio gli apparecchi in uso negli ospedali, e a taluni prodotti farmaceutici non medicinali, come i disinfettanti e i prodotti termali, la Polonia sconfina dall’ambito d’applicazione previsto dalla direttiva.

(per ulteriori informazioni: IP/13/870 - E. Traynor - Tel.: +32 229 21548 - Cell.: +32 498 98 3871)

  1. Sanità pubblica - La Commissione cita la Polonia per inadempimento della normativa dell’UE sulla qualità e la sicurezza dei tessuti e delle cellule umani

La Commissione ha deciso oggi di citare la Polonia alla Corte di giustizia dell’UE per inadempimento della normativa dell’UE sulla qualità e la sicurezza dei tessuti e delle cellule umani. Nonostante i ripetuti inviti della Commissione, la Polonia non ha ancora completato il recepimento della normativa.

(per ulteriori informazioni: IP/13/873 - F. Vincent - Tel.: +32 2 2987166 - Cell.: +32 498 987166)

  1. Pareri motivati

  1. Efficienza energetica nell’edilizia - Sette Stati membri sono esortati a adottare misure nazionali in relazione all’efficienza energetica nell’edilizia

La Commissione ha chiesto ufficialmente ad Austria, Cipro, Estonia, Lituania, Lussemburgo, Regno Unito e Ungheria di adempiere integralmente agli obblighi previsti dalla normativa dell’UE sull’efficienza energetica nell’edilizia (direttiva 2010/31/UE). La Commissione ha inviato un parere motivato a tali Stati membri, chiedendo loro di notificarle tutti i provvedimenti adottati per dare attuazione alla direttiva, che sarebbe dovuta essere recepita nell’ordinamento giuridico nazionale entro il 9 luglio 2012. Se gli Stati membri non ottempereranno al loro obbligo giuridico entro due mesi, la Commissione potrà decidere di adire al riguardo la Corte di giustizia. A norma di tale direttiva, gli Stati membri devono stabilire e applicare requisiti minimi di prestazione energetica nell’edilizia, assicurare la certificazione della prestazione energetica degli edifici e prescrivere l’ispezione periodica degli impianti di riscaldamento e condizionamento d’aria. La direttiva fa inoltre obbligo agli Stati membri di provvedere a che, dal 2021 in avanti, tutti gli edifici nuovi siano del tipo “a energia quasi zero”. Nel settembre 2012 la Commissione ha avviato procedimenti d’infrazione nei confronti dei 24 Stati membri che non le avevano notificato le misure nazionali adottate a recepimento della direttiva nell’ordinamento giuridico nazionale. Un parere motivato è già stato inviato: nel gennaio 2013, a Italia, Grecia, Portogallo e Bulgaria; nell’aprile 2013, a Spagna e Slovenia; nel giugno 2013 a Belgio, Germania, Finlandia, Francia, Lettonia, Polonia e Paesi Bassi. Ulteriori informazioni all’indirizzo:
http://ec.europa.eu/energy/efficiency/buildings/buildings_en.htm.

(per ulteriori informazioni: M. Holzner - Tel.: +32 229 60196 - Cell.: +32 498 98 2280)

  1. Ambiente - La Commissione chiede a quattro Stati membri di dare attuazione alla normativa dell’UE sulle emissioni industriali

La Commissione europea esorta Italia, Cipro, Slovenia e Romania a precisare le modalità di attuazione della normativa dell’UE sulle emissioni industriali nell’ordinamento giuridico nazionale. La nuova direttiva sulle emissioni industriali, che sostituisce ed aggiorna la normativa precedente con l’obiettivo di prevenire, ridurre e, per quanto possibile, eliminare l’inquinamento dovuto alle attività industriali, sarebbe dovuta essere recepita nell’ordinamento giuridico nazionale entro il 7 gennaio 2013. Poiché gli Stati membri menzionati non hanno rispettato il termine fissato, il 21 marzo 2013 la Commissione ha notificato loro una costituzione in mora e trasmette ora un parere motivato. Se i quattro Stati membri non adotteranno i provvedimenti necessari entro due mesi, i loro casi potranno essere deferiti alla Corte di giustizia dell’Unione europea, che può imporre sanzioni pecuniarie.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon – Tel.: +32 229 53593 – Cell.: +32 498 95 3593)

  1. Cambiamenti climatici - La Commissione chiede a Polonia e Slovenia di adottare misure nazionali sul sistema riveduto dell’UE per lo scambio di quote di emissioni di gas a effetto serra (EU ETS)

La Commissione ha oggi chiesto ufficialmente alla Polonia e alla Slovenia di notificare il recepimento della direttiva 2009/29/CE che riforma il sistema dell’UE per lo scambio di quote di emissioni di gas a effetto serra (EU ETS).

L’EU ETS è una delle pietre angolari su cui si fonda la politica dell’Unione europea di lotta ai cambiamenti climatici e uno strumento essenziale per ridurre in maniera economicamente efficiente le emissioni industriali di gas a effetto serra.

Gli Stati membri hanno l’obbligo giuridico di recepire la direttiva nell’ordinamento nazionale entro il 31 dicembre 2012. Poiché Polonia e Slovenia non hanno ancora notificato le misure di recepimento, la Commissione chiede oggi loro, con un parere motivato (seconda fase della procedura UE d’infrazione), di adeguare la normativa al diritto dell’UE.

(per ulteriori informazioni: I. Valero Ladron - Tel.: +32 2 229 64971 - Cell.: +32 498 96 4971)

  1. Energie rinnovabili - Italia e Spagna sono esortate a conformarsi alle norme dell’UE sulle energie rinnovabili

La Commissione ha chiesto ufficialmente a Italia e Spagna di intervenire per assicurare la piena conformità alle norme dell’UE sulle energie rinnovabili. La Commissione ha inviato ai due paesi un parere motivato perché essi non le hanno comunicato il recepimento completo della direttiva sulle energie rinnovabili (direttiva 2009/28/CE). La direttiva sarebbe dovuta essere attuata dagli Stati membri entro il 5 dicembre 2010, ma l’Italia e la Spagna non hanno comunicato alla Commissione tutte le misure necessarie al suo recepimento completo nella normativa nazionale. Se entro due mesi gli Stati membri in questione non avranno adempiuto all’obbligo giuridico che incombe loro, la Commissione potrà decidere di adire al riguardo la Corte di giustizia. I due suddetti pareri motivati vengono a integrare i 17 procedimenti analoghi riguardanti Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica ceca, Slovenia e Ungheria. La direttiva fa obbligo a ciascuno Stato membro di raggiungere obiettivi individuali in termini di quota complessiva di energia da fonti rinnovabili nel consumo energetico. A tal fine, gli Stati membri devono adottare norme volte a, per esempio, migliorare l’accesso alla rete per l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, le procedure amministrative e la pianificazione, la formazione e l’informazione degli installatori. Inoltre, i biocarburanti usati per conseguire l’obiettivo nel settore dei trasporti devono soddisfare una serie di criteri di sostenibilità, anch’essi da includere nella normativa nazionale. Ulteriori informazioni all’indirizzo: http://ec.europa.eu/energy/renewables/targets_en.htm

(per ulteriori informazioni: M. Holzner - Tel.: +32 229 60196 - Cell.: +32 498 98 2280)

  1. Ambiente - La Commissione chiede all’Austria di dare attuazione alle norme tecniche dell’UE sulla restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche

La Commissione europea sollecita l’Austria a specificare le modalità di attuazione nel diritto interno della normativa dell’UE sulla restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche. L’Austria non ha recepito le deroghe applicabili a talune apparecchiature contenenti piombo o cadmio. Le due direttive in questione sarebbero dovuto essere recepite nell’ordinamento nazionale entro il 2 gennaio 2013. Poiché l’Austria non ha rispettato il termine originariamente fissato, la Commissione le ha notificato una costituzione in mora il 21 marzo 2013 e, visto che le lacune rilevate non sono ancora state colmate, le invia ora un parere motivato. Se il paese non adotterà i provvedimenti necessari entro due mesi, la questione potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell’UE.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - Tel.: +32 229 53593 - Cell.: +32 498 95 3593)

  1. La Commissione chiede al Belgio di porre fine all’imposizione sugli organismi d’investimento collettivo stranieri

La Commissione europea ha chiesto ufficialmente al Belgio di modificare la normativa applicata all’imposta annuale sugli organismi d’investimento collettivo (OIC) stranieri.

La legge belga ammette un’imposizione annuale ad aliquota ridotta solo per gli OIC di diritto belga, con conseguente trattamento meno favorevole degli organismi dello stesso tipo disciplinati dal diritto di altri Stati membri dell’UE o di Stati del SEE.

La Commissione ritiene che la normativa fiscale belga sia in contrasto con la libertà di stabilimento e la libera circolazione dei capitali previste dai trattati europei (articoli 56 e 63 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea): invita quindi il Belgio a modificarla.

Gli OIC in questione sono OIC di diritto estero di cui uno o più comparti o classi di titoli sono raccolti esclusivamente presso investitori istituzionali o professionali che agiscono per proprio conto e i cui titoli possono essere acquistati solo da tali investitori.

La richiesta della Commissione assume la forma di parere motivato. Se il Belgio non si conformerà alle norme dell’UE entro un termine di due mesi, la Commissione potrà adire la Corte di giustizia dell’Unione europea.

(per ulteriori informazioni: E. Traynor - Tel.: +32 229 21548 - Cell.:+32 498 98 3871)

  1. La Commissione chiede al Belgio di sopprimere l’imposizione discriminatoria su talune donazioni

La Commissione europea ha chiesto ufficialmente al Belgio di modificare il regime fiscale applicato dalla Vallonia alle donazioni di talune quote degli organismi d’investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM) degli altri Stati membri dell’UE o degli Stati del SEE.

La legge belga prevede l’applicazione di un’aliquota ridotta alle donazioni di quote di OICVM di tipo chiuso belgi e di OICVM belgi privati (che raccolgono capitali senza promuovere pubblicamente la vendita delle quote), ma non alle donazioni di quote di OICVM analoghi del resto dell’UE.

La Commissione ritiene che la normativa fiscale belga sia in contrasto con la libera circolazione dei capitali prevista dai trattati europei (articolo 63 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea): invita quindi il Belgio a modificarla.

La richiesta della Commissione assume la forma di parere motivato. Se il Belgio non si conformerà alle norme dell’UE entro un termine di due mesi, la Commissione potrà adire la Corte di giustizia dell’Unione europea.

(per ulteriori informazioni: E. Traynor - Tel.: +32 229 21548 - Cell.:+32 498 98 3871)

  1. Imprese - La Commissione chiede alla Germania di adeguare la legislazione alle norme dell’UE sulla vendita di prodotti contenenti miscele chimiche con MDI

La Commissione europea ha chiesto ufficialmente alla Germania di adeguare la legislazione sulle sostanze chimiche modificando la disciplina della vendita di prodotti (miscele) contenenti diisocianato di metilendifenile (MDI). L’MDI, comune in prodotti usati dai consumatori per attività di “fai da te”, è in genere disponibile in libera vendita nei negozi di ferramenta, in articoli quali schiume monocomponenti, adesivi a caldo e altri prodotti collanti, mastici in cartuccia e prodotti per le applicazioni a pennello.

A norma del regolamento REACH dell’UE ((CE) n. 1907/2006), le miscele contenenti MDI possono essere commercializzate al pubblico in condizioni di sicurezza se l’imballaggio contiene guanti protettivi e riporta un’avvertenza scritta specifica a tutela della salute dei consumatori. La legge tedesca in questione (ordinanza sul divieto delle sostanze chimiche) si spinge oltre vietando la libera disponibilità dei prodotti contenenti miscele con MDI negli scaffali dei negozi e assoggettando i rivenditori a condizioni supplementari per poter procedere alla vendita. A parere della Commissione, imponendo condizioni più rigide di quelle previste dalla normativa dell’UE la Germania viola il regolamento REACH.

La richiesta della Commissione alla Germania di modificare la legislazione in materia assume la forma di un parere motivato: se la Germania non adeguerà la normativa entro due mesi, la Commissione potrà adire al riguardo la Corte di giustizia dell’Unione europea.

(per ulteriori informazioni: C. Corazza - Tel.: +32 229 51752 - Cell.: +32 498 99 2862)

  1. Ambiente - La Commissione chiede all’Estonia di dare attuazione alla normativa dell’UE sull’inquinamento delle acque sotterranee

La Commissione europea preme sull’Estonia perché allinei la normativa nazionale sulla tutela delle acque sotterranee dall’inquinamento e dal deterioramento alla direttiva sulle acque sotterranee. Analizzando la normativa estone la Commissione ha rilevato che la direttiva non è stata recepita correttamente e ha quindi notificato al paese una costituzione in mora il 22 novembre 2012. La maggior parte dei rilievi mossi vertono su dettagli tecnici, ad esempio la carenza di specificità nelle definizioni degli inquinanti. Pur concordando che le lacune rilevate esistono, l’Estonia non ha adottato misure correttive: la Commissione le invia pertanto un parere motivato concedendole due mesi di tempo per agire. Se il paese non adotterà i provvedimenti necessari, la questione potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell’UE.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - Tel.: +32 229 53593 - Cell.: +32 498 95 3593)

  1. Ambiente - La Commissione chiede alla Finlandia di recepire le norme dell’UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici

La Commissione preme sulla Finlandia affinché recepisca nell’ordinamento giuridico nazionale la normativa dell’UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. Scopo della direttiva in materia, che sarebbe dovuta essere recepita nella normativa nazionale entro il 10 novembre 2012, è ridurre al minimo l’uso degli animali negli esperimenti imponendo il ricorso ad alternative nei casi in cui è possibile, pur nel contempo assicurando che la ricerca svolta nell’UE si mantenga ai massimi livelli qualitativi. Poiché la Finlandia non ha rispettato il termine fissato, una costituzione in mora le è stata notificata il 31 gennaio 2013. Sebbene il paese abbia adottato alcuni atti legislativi, preoccupa la Commissione il fatto che alcune disposizioni della direttiva non vi trovino attuazione e che non siano state ancora adottate norme per le Isole Åland. La Commissione trasmette quindi alla Finlandia un parere motivato: se il paese non agirà entro due mesi, la questione potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell’Unione europea, che può imporre sanzioni pecuniarie.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - Tel.: +32 229 53593 - Cell.: +32 498 95 3593)

  1. Orario di lavoro - La Commissione chiede alla Francia di rispettare il diritto dei medici ospedalieri a una limitazione dell’orario di lavoro e a periodi minimi di riposo

La Commissione ha trasmesso alla Francia una richiesta ufficiale in cui le domanda di rispettare il diritto dei medici ospedalieri di lavorare in media 48 ore settimanali e di godere di un periodo minimo di riposo dopo aver prestato lavoro straordinario notturno, così come prevede la direttiva sull’orario di lavoro (2003/88/CE). A norma della direttiva, uno Stato membro può permettere al datore di lavoro di chiedere al dipendente di lavorare oltre il limite delle 48 ore (la cosiddetta “esclusione”), ma soltanto in presenza di determinate condizioni. La legge francese consente l’esclusione per i medici ospedalieri, senza tuttavia rispettare le condizioni fissate dalla direttiva. Anzitutto, in contrasto con la direttiva può essere chiesto al medico di lavorare oltre il limite delle 48 ore in situazioni diverse e senza che egli vi abbia personalmente acconsentito. Secondariamente, il medico non ha alcuna garanzia che il rifiuto di prestare queste ore aggiuntive di lavoro non sfoci in penalizzazioni. Infine, le regole in base alle quali è calcolato l’orario di lavoro dei medici ospedalieri sono poco chiare, con il risultato che, in pratica, ai medici è imposto un orario di lavoro eccessivamente pesante. La prassi attualmente seguita negli ospedali pubblici implica inoltre che il medico chiamato nella notte a gestire un’emergenza dopo il normale orario di lavoro non riesca in alcuni casi a godere di un periodo congruo di riposo prima di ritornare al lavoro (la direttiva conferisce ai lavoratori il diritto di godere di un riposo giornaliero minimo di 11 ore consecutive nel corso di ogni periodo di 24 ore). La Commissione è intervenuta a seguito di una denuncia e la sua richiesta alla Francia assume la forma di un parere motivato nel quadro delle procedure UE d’infrazione. La Francia dispone di un termine di due mesi per notificare alla Commissione le misure adottate per conformarsi al diritto dell’UE: qualora così non sia, la Commissione potrà decidere di adire al riguardo la Corte di giustizia dell’UE.

(per ulteriori informazioni: J. Todd - Tel.: +32 229 94107 - Cell.: +32 498 99 4107)

  1. Libera circolazione dei servizi - La Commissione ha chiesto all’IRLANDA di eliminare gli ostacoli all’attività di agenzie di viaggio e operatori turistici

La Commissione ha chiesto oggi all’Irlanda di rispettare il principio di libera circolazione dei servizi nei confronti delle agenzie di viaggio e degli operatori turistici (articolo 56 del TFUE, articolo 16 della direttiva sui servizi, articolo 3 della direttiva sul commercio elettronico). La legislazione e la prassi amministrativa irlandesi impongono agli operatori turistici e alle agenzie di viaggio di altri Stati membri che intendono prestare servizi in Irlanda di ottenere una licenza irlandese, sottoscrivere un fondo di garanzia irlandese, disporre del capitale minimo richiesto dalla legge irlandese e indicare un recapito postale in Irlanda. Queste disposizioni trascurano il fatto che tali prestatori di servizi hanno diritto a operare in Stati membri diversi dal proprio e sono già tenuti a soddisfare gli obblighi a tutela dall’insolvenza nello Stato membro di stabilimento, a norma della direttiva sui viaggi “tutto compreso”. Dovrebbero quindi poter prestare in Irlanda servizi oltre frontiera su base temporanea (anche per via elettronica) senza dover soddisfare requisiti ingiustificati o sproporzionati. Dato che l’Irlanda non ha ancora modificato le disposizioni in questione, la Commissione le chiede, con un parere motivato, di intervenire per conformarsi pienamente alle norme dell’UE. Se tra due mesi le autorità irlandesi non avranno notificato le misure adottate per conformarsi alla normativa dell’UE, la Commissione potrà adire al riguardo la Corte di giustizia dell’Unione europea. Ulteriori informazioni all’indirizzo: http://ec.europa.eu/internal_market/services/services-dir/index_en.htm

(per ulteriori informazioni: C. Hughes - Tel.: +32 2 2964450 - Cell.: +32 498 964450)

  1. Trasporto aereo - La Commissione chiede all’Irlanda di prevedere una disciplina sanzionatoria per le irregolarità nell’uso delle bande orarie negli aeroporti

La Commissione europea ha chiesto all’Irlanda di notificare, entro il termine di due mesi, le misure adottate per conformarsi alle norme dell’UE sull’assegnazione delle bande orarie negli aeroporti. A norma del regolamento sulle bande orarie, l’Irlanda deve prevedere una disciplina sanzionatoria per punire le irregolarità nell’uso delle bande orarie negli aeroporti. Si ricorre all’assegnazione di bande orarie per ripartire una data capacità aeroportuale scarsa (pista, spazi nell’aerostazione) negli aeroporti europei più trafficati. Detto regolamento impone agli Stati membri di assicurare la vigenza di sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive in caso di condotta sistematica e deliberata che rischi di perturbare nell’aeroporto le attività di altre compagnie aeree e che ostacoli una pianificazione efficiente delle operazioni aeroportuali. La situazione si verifica, ad esempio, quando una compagnia aerea opera, senza validi motivi, un volo in un orario molto distante dalla banda oraria assegnatale o quando impiega un tipo di aeromobile più grande di quello per cui la banda oraria le è stata attribuita. Le disposizioni del regolamento dell’UE sulle bande orarie sono attualmente in corso di rafforzamento nel quadro del pacchetto sugli aeroporti. Ulteriori informazioni: IP - Memo

(per ulteriori informazioni: H. Kearns - Tel.: +32 229 87638 - Cell.: +32 498 98 7638)

  1. La Commissione europea prosegue nell’azione legale contro la Romania sui diritti dei lavoratori autonomi

La Commissione ha trasmesso oggi un parere motivato alla Romania in quanto il paese non ha proceduto al recepimento completo della direttiva sulla parità di trattamento fra uomini e donne nell’esercizio di un’attività autonoma. Il termine per il recepimento era il 5 agosto 2012; una costituzione in mora è stata notificata alla Romania nel settembre 2012. A tutt’oggi il paese ha incorporato nel diritto nazionale soltanto parte della direttiva: ha notificato alla Commissione varie misure di recepimento, ma altre sono ancora necessarie per completarlo.

La direttiva sui lavoratori che esercitano un’attività autonoma e i coniugi che partecipano all’attività (2010/41/UE) garantisce diritti di protezione sociale a milioni di donne sul mercato del lavoro, incoraggiando l’imprenditorialità femminile. Le sue disposizioni garantiscono alle lavoratrici autonome e alle coniugi e conviventi che partecipano alle attività dei lavoratori autonomi un’indennità di maternità e un’interruzione dell’attività lavorativa per almeno 14 settimane, se decidono di usufruirne. Attualmente solo un imprenditore su tre è donna. In mancanza di risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà citare la Romania alla Corte di giustizia dell’UE.

(per ulteriori informazioni: M. Andreeva - Tel.: +32 229 91382 - Cell.: +32 498 99 1382)

  1. Informativa di bilancio - La Commissione chiede alla ROMANIA di modificare le norme contabili

La Commissione europea ha chiesto oggi alla Romania di allineare al diritto dell’UE le norme sulla valutazione e sulla contabilizzazione dei crediti acquistati. Il diritto dell’UE prevede che, di norma, il valore di ogni voce iscritto a bilancio sia calcolato con un metodo basato sul principio del prezzo d’acquisto o del costo di produzione; nella normativa contabile rumena, invece, i crediti ceduti sono iscritti nelle registrazioni contabili del cessionario al valore nominale. Dato che il diritto dell’UE non ammette deroghe che consentano di usare il valore nominale dei crediti acquistati a fini contabili, la Commissione chiede alla Romania, con parere motivato, di adottare i provvedimenti atti a conformare completamente la legislazione alle norme dell’UE. Se tra due mesi le autorità rumene non avranno notificato le misure adottate per conformarsi alla normativa dell’UE, la Commissione potrà adire al riguardo la Corte di giustizia dell’Unione europea. Ulteriori informazioni all’indirizzo:

http://ec.europa.eu/internal_market/accounting/legal_framework/index_en.htm

(per ulteriori informazioni: C. Hughes - Tel.: +32 2 2964450 - Cell.: +32 498 964450)

  1. Fiscalità - La Commissione chiede alla Romania di modificare la prassi in materia di rimborso dell’IVA

La Commissione europea ha chiesto ufficialmente alla Romania di modificare la prassi amministrativa seguita per il rimborso dell’IVA. Per quasi tutte le domande di rimborso l’espletamento della pratica richiede sistematicamente tempi esageratamente lunghi, talvolta superiori a 180 giorni. La prassi seguita non è in linea con le norme dell’UE sull’IVA, secondo cui l’imposta dev’essere rimborsata in tempi rapidi per non pesare sui contribuenti. Benché gli Stati membri godano di un certo margine di manovra circa le condizioni di rimborso, gli attuali ritardi obbligano i contribuenti rumeni a sostenere l’onere dell’IVA per un periodo eccessivamente lungo.

La richiesta della Commissione assume la forma di parere motivato (seconda fase della procedura UE d’infrazione): in mancanza di risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà citare la Romania alla Corte di giustizia dell’UE.

(per ulteriori informazioni: E. Traynor - Tel.: +32 229 21548 - Cell.: +32 498 98 3871)

  1. Fiscalità - La Commissione chiede alla Romania di rivedere la normativa fiscale applicabile ai redditi da lavoro dei non residenti

La Commissione europea ha chiesto ufficialmente alla Romania di rettificare il trattamento fiscale discriminatorio applicabile ai redditi da lavoro dei non residenti.

La normativa rumena non consente alle persone fisiche non residenti che lavorano in Romania e vi guadagnano tutto il loro reddito, o la maggior parte di esso, di beneficiare di detrazioni personali o familiari, situazione che può determinare un’imposizione ingiustamente più elevata da parte del fisco rumeno, perché la situazione personale e familiare del contribuente rischia di essere ignorata sia nel paese di residenza, nel quale egli non ha un reddito imponibile sufficiente, sia in Romania in quanto paese di occupazione.

La Commissione reputa che le disposizioni rumene in questione siano in contrasto sia col principio di libera circolazione dei lavoratori sancito dai trattati UE sia con la giurisprudenza dell’UE, in base alla quale i contribuenti non residenti che guadagnano tutto il loro reddito, o la maggior parte di esso, in un dato Stato membro dell’UE devono godervi dello stesso trattamento riservato ai contribuenti residenti (causa C-279-93 Schumacker).

La richiesta della Commissione assume la forma di parere motivato: in mancanza di risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà citare la Romania alla Corte di giustizia dell’UE.

(per ulteriori informazioni: E. Traynor - Tel.: +32 229 21548 - Cell.: +32 498 98 3871)

  1. Ambiente - La Commissione chiede alla Slovacchia di tutelare gli uccelli

La Commissione europea chiede alla Slovacchia di allineare la normativa venatoria alla direttiva “uccelli”. Nonostante il depauperamento della fauna avicola selvatica, nel 2009 la Slovacchia ha ammorbidito la normativa venatoria. La Commissione le ha notificato una costituzione in mora il 27 febbraio 2012 e, sebbene vari problemi siano stati risolti, altri permangono. La Slovacchia si era impegnata a istituire zone di divieto di caccia nelle aree protette di Dunajske luhy e Zahorske pomoravie, al fine di arrestare il depauperamento delle popolazioni di oche selvatiche, oche granaiole e spermofaghe a becco blu, ma non ha ancora adottato le necessarie modifiche normative. La Commissione le trasmette pertanto un parere motivato: se il paese non adotterà i provvedimenti necessari entro due mesi, la questione potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell’UE.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - Tel.: +32 229 53593 - Cell.: +32 498 95 3593)

  1. Ambiente - La Commissione chiede alla SPAGNA di sospendere la captazione di acque sotterranee fino al completamento di un adeguato studio d’impatto ambientale

La Commissione europea sollecita la Spagna a rispettare la direttiva habitat e la direttiva sulla valutazione d’impatto ambientale. Le preoccupazioni della Commissione vertono sul fatto che la Spagna abbia autorizzato, nella provincia di Jaén (Andalusia), un progetto irriguo che sfrutta acque provenienti dalla zona protetta di Sierras de Cazorla, Segura y Las Villas senza aver valutato adeguatamente l’impatto della captazione sulle risorse idriche, sugli habitat naturali e sulle specie presenti sul sito. La Commissione ha notificato al paese una costituzione in mora il 25 marzo 2013. Anche se la Spagna ha fissato un limite provvisorio sulla captazione delle acque, la Commissione non è convinta che si tratti di una misura sufficiente a tutelare l’area e le invia pertanto un parere motivato: se il paese non adotterà i provvedimenti necessari entro due mesi, la questione potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell’UE.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - Tel.: +32 229 53593 - Cell.: +32 498 95 3593)

  1. Ambiente - La Commissione chiede alla Svezia di dare attuazione alla normativa dell’UE sui rifiuti di pile

La Commissione europea esorta la Svezia a provvedere a che la legislazione svedese sui rifiuti di pile e accumulatori sia in linea con la direttiva dell’UE sulle pile, la quale stabilisce norme sulla commercializzazione e l’etichettatura delle pile che contengono sostanze pericolose e chiede agli Stati membri di fissare obiettivi quantificati di raccolta e riciclaggio per pile e accumulatori. Analizzando la normativa svedese la Commissione ha rilevato che la direttiva non è stata recepita correttamente e ha quindi notificato al paese una costituzione in mora il 1° ottobre 2012. Benché la maggior parte delle lacune sia stata colmata, manca ancora l’adozione di alcune disposizioni. La Commissione trasmette quindi alla Svezia un parere motivato: se il paese non agirà entro due mesi, la questione potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell’UE.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - Tel.: +32 229 53593 - Cell.: +32 498 95 3593)

  1. Costituzioni in mora

  1. Trasporti - La Commissione esorta Italia, Cipro e Grecia a dare attuazione alle norme dell’UE per sbloccare la congestione nello spazio aereo europeo

In data odierna la Commissione europea ha chiesto a Italia, Cipro e Grecia di specificare urgentemente le misure adottate per istituire i blocchi funzionali di spazio aereo (FAB) che la normativa del 2004 sul cielo unico europeo prescrive per riformare il sistema europeo di controllo del traffico aereo, ormai obsoleto. I FAB sono finalizzati a sostituire l’attuale mosaico formato da 27 blocchi di traffico aereo nazionali con una rete di blocchi regionali di dimensioni maggiori per guadagnare in efficienza, tagliare i costi e ridurre le emissioni. Obiettivo della Commissione è prevenire una crisi di capacità, in quanto nei prossimi 10‑20 anni si prevede un aumento del 50% del numero dei voli.

(per ulteriori informazioni: IP/13/860 - H. Kearns - Tel.: +32 229 87638 - Cell.: +32 498 98 7638)

  1. Ambiente - La Commissione europea esorta l’Italia ad adeguare un’acciaieria di Taranto alle norme ambientali

La Commissione europea avvia un’azione contro l’Italia per ridurre l’impatto ambientale dell’acciaieria ILVA di Taranto (in seguito “l’ILVA”), il più grande stabilimento siderurgico europeo. In seguito a diverse denunce provenienti da cittadini e ONG, la Commissione ha accertato che l’Italia non garantisce che l’ILVA rispetti le prescrizioni dell’UE relative alle emissioni industriali, con gravi conseguenze per la salute umana e l’ambiente. L’Italia è inoltre inadempiente anche rispetto alla direttiva sulla responsabilità ambientale, che sancisce il principio “chi inquina paga”. Su raccomandazione del Commissario per l’ambiente Janez Potočnik la Commissione europea notifica pertanto all’Italia una costituzione in mora, concedendole due mesi per rispondere

(per ulteriori informazioni: IP/13/866 - J. Hennon - Tel.: +32 229 53593 - Cell.: +32 498 95 3593)

  1. Procedimenti chiusi

  1. Diritti elettorali - L’azione della Commissione assicura ai cittadini dell’UE la possibilità di votare alle elezioni europee e locali

L’azione legale intentata dalla Commissione europea permetterà ai cittadini dell’Unione che vivono in uno Stato membro diverso dal proprio di esercitare con maggiore facilità il diritto di voto alle elezioni europee e locali. La notizia giunge oggi alla chiusura del procedimento d’infrazione che la Commissione aveva avviato nei confronti della Bulgaria perché questo paese imponeva obblighi supplementari ai cittadini dell’UE non bulgari che intendono godere del diritto di voto attivo o passivo alle elezioni locali e europee (ad esempio, l’obbligo di fornire il numero e la data del certificato di residenza). Dopo che la Bulgaria ha modificato la normativa in questione la Commissione ha deciso di chiudere l’azione legale intentata nei suoi confronti. Dal 2010 la Commissione ha rilevato analoghi ostacoli all’esercizio dei diritti di voto dei cittadini dell’UE nel paese di residenza in altri dieci Stati membri (Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia e Ungheria), che sono stati tutti nel frattempo superati tranne in tre casi ancora pendenti. Quest’evoluzione cade a otto mesi di distanza dalle prossime elezioni del Parlamento europeo, indette per il 22-25 maggio 2014.

(per ulteriori informazioni: IP/13/874 - M. Andreeva - Tel.: +32 229 91382 - Cell.: +32 498 99 1382)


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