Navigation path

Left navigation

Additional tools

Il 37% dei cittadini europei vorrebbe avere un'attività in proprio

European Commission - MEMO/13/7   09/01/2013

Other available languages: EN

Commissione europea

MEMO

Bruxelles, 9 gennaio 2013

Il 37% dei cittadini europei vorrebbe avere un'attività in proprio

L'indagine Flash Eurobarometro FL354 "Imprenditorialità nell'Ue e oltre" delinea l'atteggiamento del pubblico su diverse questioni legate all'imprenditorialità, come ad esempio l'educazione all'imprenditorialità, l'assunzione di rischio, le start-up, gli ostacoli all'imprenditorialità e i fallimenti di imprese. Esso raffronta questi atteggiamenti con quelli che si registrano in altri paesi, quali gli USA, la Cina, l'India e la Russia.

1. Lavoro autonomo contro lavoro dipendente

  1. Nel 2012 il 37% dei cittadini europei intervistati ha affermato che avrebbe voluto essere un lavoratore autonomo, mentre la maggioranza (58%) avrebbe preferito essere un lavoratore dipendente.

  2. Nel 2009 il 45% voleva essere un lavoratore autonomo mentre il 49% affermava di preferire lavorare quale dipendente. Questo sviluppo, che è analogo a quello registrato in Cina e negli USA, rispecchia l'attuale situazione economica che offre prospettive meno incoraggianti per le imprese e dà atto dell'accresciuto desiderio di avere un posto sicuro.

  3. Il lavoro autonomo è generalmente più popolare tra i rispondenti non UE: questa opzione è più popolare in Turchia (82% contro 15% che preferisce un lavoro dipendente), cui fanno seguito il Brasile (63% contro 33%), la Cina (56% contro 32%), la Croazia (54% contro 40%) e la Corea del Sud (53% contro 46%). Alcuni paesi terzi però sono più in linea con i risultati dell'UE, segnatamente la Norvegia in cui il 73% dei rispondenti preferisce il lavoro dipendente e soltanto il 23% dichiara che vorrebbe piuttosto essere un lavoratore autonomo, nonché la Svizzera (58% contro 39%) e Israele (58% contro 34%).

  4. Negli Stati Uniti la preferenza per il lavoro dipendente ha registrato un aumento sensibile passando dal 37% al 46%.

Preferiresti metterti in proprio? – Disamina degli atteggiamenti che si registrano negli Stati membri dell'UE

2. Grandi differenze tra gli Stati membri per quanto concerne l'attrattiva del lavoro autonomo

  1. La percentuale più alta la si registra in Lituania e Grecia, la più bassa in Svezia e Finlandia. Come nel 2009 vi sono notevoli variazioni tra i singoli Stati membri dell'UE: in sei paesi dell'UE una maggioranza relativa dei rispondenti afferma che preferirebbe svolgere un lavoro autonomo piuttosto che un lavoro dipendente, ed una maggioranza assoluta dà questa risposta in due paesi: Lituania (58%) e Grecia (50%). Il lavoro autonomo è meno popolare in Svezia (22%), Finlandia (24%), Danimarca (28%) e Slovenia (28%).

  2. In 19 dei 27 paesi la maggioranza dei rispondenti afferma di preferire il lavoro dipendente, soprattutto in Svezia (74%) e Finlandia (73%). L'interesse per il lavoro dipendente è più basso in Lituania (32%) e Bulgaria (40%).

3. Gli uomini e i giovani preferiscono il lavoro autonomo

  1. Gli uomini tendono maggiormente, rispetto alle donne, a preferire il lavoro autonomo (con un margine di 42% rispetto al 33%), mentre le donne manifestano una preferenza per il lavoro dipendente (63% contro 53%).

  2. I rispondenti più giovani sono maggiormente inclini ad esprimere una preferenza per il lavoro autonomo: il 45% dei 15-24enni afferma di preferire il lavoro autonomo rispetto al 35-37% delle persone che si situano nei tre gruppi d'età più alti.

4. Cosa trattiene i cittadini europei dall'avviare un'azienda?

  1. Il timore della bancarotta è per molte persone uno dei principali ostacoli all'avvio di un'impresa: il 43% dei rispondenti dell'UE afferma che avrebbe paura del rischio di fallire (-6 punti rispetto all'indagine del 2009), mentre il 33% dichiara che lo spaventa il rischio di un reddito irregolare e che ciò lo trattiene dal creare una propria impresa (-7 punti).

  2. Vi sono anche in questo ambito notevoli differenze tra i paesi: in tre Stati membri dell'UE la maggioranza dei rispondenti afferma che avrebbe paura della possibilità di finire in bancarotta se dovesse avviare un'azienda. La gamma dei risultati va dal 56% della Romania al 23% della Finlandia. La Spagna (55%) è l'unico paese in cui la maggioranza delle persone afferma di temere di perdere casa o proprietà; soltanto il 12% si esprime in tal senso a Cipro.

  3. La grande maggioranza dei rispondenti UE ritiene difficile avviare una propria azienda per l'indisponibilità di un sostegno finanziario (79%) e per le complessità amministrative (72%). Il 51% dei rispondenti dell'UE ritiene inoltre difficile ottenere informazioni sufficienti su come avviare un'impresa.

  4. Si registrano ampie diversità nazionali su tali questioni. Per esempio il 96% degli intervistati in Grecia menziona l'indisponibilità di un sostegno finanziario mentre soltanto il 52% dei finlandesi si esprime in tal senso. E mentre il 77% dei rispondenti in Grecia trova difficile ottenere informazioni sufficienti, soltanto il 20% dei rispondenti dei Paesi Bassi è di questo parere.

  5. I risultati per i paesi non UE sono essenzialmente in linea con quelli dell'UE: ad un'estremità della scala l'88% delle persone intervistate nella Corea del Sud e in Russia afferma che è difficile avviare una propria impresa a causa dell'indisponibilità di un sostegno finanziario mentre, all'altra estremità della scala, soltanto il 56% dei norvegesi si esprime in tal senso. La proporzione delle persone dei paesi non UE che concordano quanto alla difficoltà di ottenere informazioni sufficienti va dal 78% in Cina al 34% in Svizzera.

5. Considerazioni chiave al momento di avviare un'impresa

  1. In Europa l'87% dei rispondenti che hanno avviato o acquisito un'impresa afferma che il fatto di avere un'adeguata idea imprenditoriale è stato importante per prendere tale decisione; l'84% afferma che è stato importante reperire le necessarie risorse finanziarie.

  2. I rispondenti dell'UE hanno ribadito altri fattori importanti che hanno influito sulla loro decisione di avviare un'impresa, quali ad esempio il contatto con un adeguato partner d'affari (68%), un modello di ruolo (62%) e il fatto di rispondere a un bisogno sociale o ecologico cui non provvedeva il mercato (61%). Per il 55% delle persone che hanno avviato una propria impresa anche l'insoddisfazione per il loro precedente lavoro è stato un fattore importante.

  3. A livello di paese la questione se trovare un partner d'affari adeguato fosse importante ha determinato le maggiori variazioni nelle risposte, con risultati che vanno dal 90% in Ungheria al 48% a Malta. Il numero delle persone che affermano che il contatto con un adeguato partner commerciale è stato importante per la loro decisione è aumentato in diversi paesi non UE, segnatamente in Norvegia (64%, +10 punti). In Turchia però (63%, -23 punti) tale numero si è ridotto notevolmente.

  4. Anche la domanda relativa alla necessità di un modello di ruolo ha prodotto risposte notevolmente diversificate che vanno dall'86% in Italia al 43% in Danimarca. I dati relativi ai paesi non UE indicano un quadro molto simile. Ad un'estremità della scala, l'87% degli intervistati in Brasile afferma che un modello di ruolo è stato molto importante per la loro decisione di avviare un'impresa e lo stesso dice l'84% degli intervistati in Cina e in Corea del Sud, ma meno della metà dei rispondenti si esprime in tal senso in Russia (46%) e in Norvegia (47%).

  5. La proporzione di rispondenti che menzionano l'importanza di dare risposta a un bisogno sociale o ecologico non soddisfatto dal mercato per la loro decisione di avviare un'impresa è aumentata di 6 punti percentuali a livello dell'UE. Di converso, i dati relativi ai paesi non UE indicano che il numero di persone per le quali dare risposta a un bisogno sociale o ecologico non soddisfatto è stato importante per la loro decisione è aumentato soltanto in quattro paesi, in modo più rimarchevole nella Corea del Sud (89%, +18 punti) e in Cina (86%, +11 punti). Altrove questo fattore è stato considerato meno importante che nel 2009 e la maggiore riduzione la si è riscontrata in Giappone (73%, -13 punti).

  6. La proporzione di rispondenti che indicano nell'insoddisfazione per lavoro precedente un fattore importante è calata in 19 paesi dell'UE, con la contrazione maggiore in Slovacchia (51%, -24 punti) e in Lettonia (51%, -21 punti). Un simile pattern lo si è riscontrato anche nei paesi non UE, in cui si registra una serie di aumenti e di decrementi. La maggiore evoluzione incrementale la si è registrata nella Corea del Sud (77%, +14 punti) e in Cina (74%, +9 punti) mentre i cambiamenti negativi più sostanziali sono stati registrati in Turchia (54%, ‑21 punti) e in Giappone (39%, -14 punti).

6. Un atteggiamento ambivalente nei confronti degli imprenditori: creatori di posti di lavoro o sfruttatori?

  1. La grande maggioranza dei rispondenti UE concorda sul fatto che gli imprenditori sono creatori di posti di lavoro (87%) e che lanciano nuovi prodotti e servizi che vanno a vantaggio dell'intera società (79%).

  2. Tuttavia l'immagine degli imprenditori ha registrato un declino. Maggioranze più contenute concordano che gli imprenditori beneficiano del lavoro degli altri (57%, +8 punti rispetto al 2009) e ritengono che gli imprenditori pensano soltanto al proprio tornaconto (52%, -2 punti rispetto al 2009).

  3. La questione se gli imprenditori sfruttino il lavoro altrui produce le più ampie variazioni per paese: il 91% dei rispondenti in Polonia è d'accordo su questa affermazione rispetto ad appena il 20% in Danimarca. In 15 paesi dell'UE è aumentato il numero di persone che la pensa così rispetto al 2009 e i maggiori aumenti si sono registrati in Lettonia (80%, +27 punti) e nei Paesi Bassi (75%, +22 punti).

  4. Rispetto alle altre professioni quella dell'imprenditore è vista alquanto positivamente. Il 53% degli europei dichiara di avere una buona opinione degli imprenditori, anche se il 57% dei rispondenti dell'UE ha una buona opinione dei liberi professionisti. I pareri sono più contrastanti quando si arriva a parlare dei top manager (25%). È più grande il numero dei rispondenti che hanno un parere sfavorevole sui manager (30%) di quelli che li considerano favorevolmente.

  5. La maggioranza dei rispondenti in 20 dei 27 paesi dell'UE ha un'opinione positiva sui liberi professionisti: i risultati vanno dal 74% in Estonia al 39% in Slovacchia.

  6. Vi sono variazioni leggermente più ampie tra i paesi non UE in termini di immagine dei liberi professionisti. In quattro paesi non UE più del 70% dei rispondenti vede con favore i liberi professionisti: Islanda (77%), Brasile (72%), Israele (71%) e Russia (71%). Ma in Cina soltanto il 32% dei rispondenti ha una buona opinione dei liberi professionisti mentre nella Corea del Sud lo ha il 42%.

7. Motivi per desiderare di essere un lavoratore autonomo

  1. L'indipendenza personale rimane un importante motivo per desiderare di essere un lavoratore autonomo tra i rispondenti dell'UE, anche se è meno diffuso che nel 2009 con l'unica eccezione rappresentata dalla Svezia. Tra i paesi non UE l'indipendenza personale o l'autorealizzazione non sono i motivi principali per mettersi in proprio.

  2. In Svezia, Estonia, Finlandia, Irlanda e Danimarca più di quattro persone su dieci si esprimono a favore del lavoro autonomo a motivo della libertà di scegliere il luogo e l'orario di lavoro. La stessa motivazione per il lavoro autonomo è stata espressa da almeno il 40% dei rispondenti in Cina, Corea del Sud, Norvegia e Brasile. Di converso, relativamente poche persone se ne sentono motivate in Ungheria, Spagna, Turchia e Russia.

  3. In nove paesi dell'UE cresce rispetto al 2009 il numero delle persone che affermano che diventerebbero volentieri lavoratori autonomi a causa delle migliori prospettive di reddito.

  4. La maggior parte dei rispondenti dell'UE (50%) ha avviato un'impresa perché si è imbattuta in una buona opportunità. Più di un quarto dei rispondenti (29%) ha deciso di avviare un'impresa per necessità e il 15% ha rilevato un'azienda familiare.

  5. Imbattersi in un'opportunità è la motivazione addotta dalla maggior parte dei rispondenti dell'UE in tutti e 27 gli Stati membri tranne due. Le due eccezioni erano la Grecia e la Romania in cui è maggiore il numero di persone che hanno avviato la propria impresa per necessità. Questa è anche la risposta più diffusa in 11 dei 13 paesi non UE.

  6. Il 67% dei lavoratori autonomi nell'UE ha avviato la propria impresa partendo da zero. Gli uomini tendono un po' più ad avviare la propria impresa in tal modo rispetto alle donne (69% contro 63%).

  7. In sei Stati membri almeno l'80% dei rispondenti afferma che ha avviato una propria impresa con le proprie mani: Estonia (89%), Cipro (84%), Ungheria (84%), Repubblica ceca (82%) e Slovacchia (81%). Tuttavia meno del 60% dei rispondenti dà questa risposta in tre Stati membri: Slovenia (53%), Lussemburgo (57%) e Portogallo (58%).

  8. Tra i paesi non europei gli imprenditori in Russia (85%) e Israele (79%) tendono maggiormente ad avviare la propria impresa partendo da zero.

8. Notevoli differenze nelle motivazioni alla base della preferenza per il lavoro dipendente

  1. Poco più di un quarto dei lavoratori dipendenti dell'UE apprezza la sicurezza legata al lavoro dipendente, mentre un altro quarto dei lavoratori è attratto da questo tipo di occupazione a motivo del reddito regolare e costante.

  2. In Italia la sicurezza del lavoro è il motivo più importante per essere un lavoratore dipendente, al contrario di Lettonia, Spagna, Portogallo, Romania e Finlandia dove soltanto il 15% dei lavoratori dipendenti menziona tale motivo.

  3. La gamma delle risposte è notevolmente più ampia tra i paesi non UE. A una estremità della scala il 75% degli intervistati in India e il 62% di quelli della Corea del Sud menziona la sicurezza del lavoro, all'altra estremità soltanto il 5% dei rispondenti in Russia e il 6% di quelli in Turchia si esprime in tal senso.

  4. In 10 Stati membri almeno un decimo dei rispondenti afferma che la copertura previdenziale/assicurativa è il motivo per preferire il lavoro dipendente rispetto a quello autonomo, mentre nella Repubblica ceca (16%), in Lituania (15%) e in Germania (14%) vi è la percentuale più alta delle persone che si esprimono così. In Brasile la maggior parte delle persone (32%) cita la copertura previdenziale/assicurativa quale motivo per preferire il lavoro dipendente e tale percentuale è di gran lunga la più elevata tra tutti i paesi.

Sulla presente indagine

La Direzione generale ''Imprese e industria" della Commissione europea studia da più di un decennio lo sviluppo dell'imprenditorialità negli Stati membri dell'UE. Questa serie di indagini si prefigge anche di confrontare la situazione all'interno dell'UE mettendo in relazione i dati UE con quelli provenienti da tutta una serie di paesi non UE.

L'edizione di quest'anno dell'indagine – Flash Eurobarometro n. 354 "Imprenditorialità nell'UE e oltre" – copre i 27 paesi che attualmente compongono l'UE nonché 13 paesi siti fuori dell'UE. Diversi di questi paesi non UE sono inclusi qui per la prima volta, segnatamente il Brasile, Israele, l'India e la Russia.

Flash Eurobarometro sull'imprenditorialità

Cercasi imprenditrici per creare crescita e lavoro

Portale europeo delle piccole imprese


Side Bar

My account

Manage your searches and email notifications


Help us improve our website