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Domande e risposte sulla riforma della politica comune della pesca

European Commission - MEMO/13/72   06/02/2013

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Commissione europea

MEMO

Strasburgo, 6 febbraio 2013

Domande e risposte sulla riforma della politica comune della pesca

L’obiettivo generale delle proposte presentate dalla Commissione per l’ammodernamento e la semplificazione della politica comune della pesca (PCP) è di rendere la pesca un’attività sostenibile sul piano ambientale, economico e sociale. La nuova politica riporterà gli stock a livelli sostenibili ponendo fine al sovrasfruttamento e fissando possibilità di pesca basate su pareri scientifici. Oltre a garantire a lungo termine ai cittadini dell’UE un approvvigionamento alimentare stabile, sicuro e sano, questa politica mira ad offrire una nuova prosperità al settore alieutico, a porre fine alla dipendenza dai sussidi e a creare nuove opportunità di crescita e di occupazione nelle zone costiere.

Perché occorre adottare una nuova politica?

La riforma della politica europea della pesca è urgente. I pescherecci catturano quantità di pesce maggiori di quelle che possono essere ricostituite in condizioni di sicurezza con la riproduzione, esaurendo i singoli stock ittici e mettendo in pericolo l’ecosistema marino. Il settore della pesca registra una diminuzione delle catture e ha di fronte un incerto futuro.

In questo contesto, la Commissione ha proposto nel 2011 un’ambiziosa riforma della politica al fine di creare le condizioni di un futuro migliore per la pesca e le risorse ittiche, nonché per l’ambiente marino da cui esse traggono sostentamento. La riforma contribuirà alla strategia Europa 2020 e la politica verrà sviluppata nel quadro più vasto dell’economia marittima al fine di garantire strategie più coerenti per i mari e le zone costiere dell’Unione europea, favorendo il conseguimento di solidi risultati economici, una crescita inclusiva e una maggiore coesione nelle regioni costiere.

L’elemento centrale della riforma proposta è la sostenibilità. Una pesca sostenibile è una pesca esercitata a livelli che non minacciano la riproduzione degli stock e che forniscono rendimenti elevati a lungo termine. Ciò richiede una gestione del prelievo ittico effettuato nell’ambito delle attività di pesca. Secondo la proposta della Commissione, entro il 2015 gli stock dovranno essere sfruttati a livelli sostenibili, definiti come il volume massimo di catture che può essere prelevato in condizioni di sicurezza anno dopo anno mantenendo le dimensioni della popolazione ittica al livello di massima produttività. Tale livello è noto come “rendimento massimo sostenibile” (MSY). Questo obiettivo è fissato nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare ed è stato adottato nell’ambito del Vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile del 2002 come obiettivo mondiale da raggiungere entro il 2015.

Secondo le stime1, se gli stock fossero sfruttati in base a queste modalità le loro dimensioni aumenterebbero all’incirca del 70%. Le catture complessive aumenterebbero del 17% circa, il reddito dei pescatori potrebbe registrare un aumento annuo del 24% (pari a 1,8 miliardi di EUR) e i salari degli equipaggi fino al 25%.

Una pesca sostenibile consentirebbe inoltre al settore delle catture di non dover più dipendere dal sostegno pubblico e favorirebbe prezzi più stabili a condizioni trasparenti, con evidenti vantaggi per i consumatori. Un settore forte, efficiente ed economicamente redditizio, operante in condizioni di mercato, avrebbe un ruolo più attivo e rilevante nella gestione degli stock.

Quali sono i principali elementi delle nuove proposte della Commissione?

Gestione pluriennale basata sugli ecosistemi

Per ricostituire un’economia della pesca dinamica in Europa occorre proteggere in modo più efficace l’ambiente marino. D’ora in poi le attività di pesca dell’Unione saranno gestite sulla base di piani pluriennali e disciplinate secondo un approccio ecosistemico nel rispetto del principio precauzionale, al fine di garantire impatti limitati sull’ecosistema marino. Il settore della pesca potrà disporre di una base migliore e più stabile per la pianificazione e gli investimenti a lungo termine. Ciò consentirà di salvaguardare le risorse e di potenziare al massimo i rendimenti a lungo termine.

Per raggiungere entro il 2015 livelli di pesca sostenibili si dovrà passare dagli attuali piani di gestione pluriennali, destinati a singoli stock, a piani basati sui tipi di pesca, raggruppando più stock ittici in un minor numero di piani. Gli stock non contemplati dai piani saranno gestiti mediante le possibilità di pesca fissate dal Consiglio e altre misure tecniche e di conservazione che fanno parte dell’insieme di strumenti proposti.

Divieto dei rigetti in mare

Si calcola che i rigetti in mare, ossia la pratica di gettare fuori bordo i pesci catturati accidentalmente, costituiscano circa il 23% delle catture totali (e in alcuni casi molto di più!). Questa pratica inaccettabile sarà gradualmente eliminata secondo un calendario preciso di attuazione e in combinazione con alcune misure di accompagnamento. I pescatori avranno l’obbligo di sbarcare tutte le specie commerciali che catturano. I pesci sottotaglia non potranno essere venduti per il consumo umano.

Gli Stati membri dovranno garantire che i loro pescherecci siano in grado di fornire una documentazione completa di tutte le attività di pesca e di trasformazione, in modo da monitorare il rispetto dell’obbligo di sbarcare tutte le catture.

Il divieto consentirà di disporre di dati più affidabili sugli stock ittici, di offrire un migliore sostegno alla gestione e di migliorare l’efficienza delle risorse. Esso costituisce inoltre un incentivo per indurre i pescatori a evitare le catture accidentali avvalendosi di soluzioni tecniche quali l’uso di attrezzi da pesca più selettivi.

Rendere la pesca economicamente redditizia

La proposta prevede, a partire dal 2014, un sistema di quote di cattura trasferibili (note come “concessioni”) per le navi di lunghezza superiore a 12 metri e per tutte le navi operanti con attrezzi trainati. Un sistema trasparente garantirebbe ai rispettivi titolari il diritto a una percentuale delle possibilità di pesca nazionali e la facoltà di affittare o scambiare le concessioni di cui dispongono. L’approccio proposto mira a offrire al settore della pesca una prospettiva a lungo termine, maggiore flessibilità e maggiore responsabilizzazione, riducendo al tempo stesso l’eccesso di capacità. Tuttavia il Consiglio e il Parlamento stanno esaminando misure alternative per la gestione dei contingenti e delle flotte.

Sostegno alla pesca artigianale

Nell’Unione europea la flotta artigianale costituisce il 77% dell’intera flotta per numero di imbarcazioni, ma solo l’8% in termini di stazza (dimensione delle navi) e il 32% in termini di potenza motrice. Il suo impatto sulle risorse è quindi meno rilevante. La pesca costiera artigianale svolge spesso un ruolo importante per il tessuto sociale e l’identità culturale delle regioni costiere europee e richiede pertanto un sostegno specifico. La PCP riformata estende fino al 2022 il diritto degli Stati membri di limitare le attività di pesca entro una zona di 12 miglia nautiche dalla linea costiera. La pesca artigianale potrà inoltre essere esentata dall’applicazione del regime delle concessioni di pesca trasferibili. Il futuro strumento finanziario per la pesca includerà misure vantaggiose per la pesca artigianale e aiuterà le economie locali ad adattarsi ai cambiamenti.

Sviluppare un’acquacoltura sostenibile

La creazione di un migliore contesto per l’acquacoltura permetterà di aumentare la produzione e l’offerta di frutti di mare nell’UE, riducendo la dipendenza dalle importazioni di pesce e favorendo la crescita nelle zone costiere e rurali. Entro il 2014 gli Stati membri predisporranno piani strategici nazionali al fine di eliminare gli ostacoli amministrativi e garantire il rispetto di norme ambientali, sociali ed economiche per il settore dell’allevamento ittico. Sarà istituito un nuovo consiglio consultivo per l’acquacoltura incaricato di fornire pareri su questioni connesse al settore. Lo sviluppo dell’acquacoltura presenta una chiara dimensione unionale: le scelte strategiche effettuate a livello nazionale possono incidere sullo sviluppo del settore nei paesi limitrofi.

Migliorare le conoscenze scientifiche

Disporre di informazioni affidabili e aggiornate sullo stato delle risorse marine è essenziale per adottare decisioni di gestione fondate e per attuare in modo efficace la PCP riformata. La proposta istituisce le norme e gli obblighi fondamentali che incombono agli Stati membri in materia di raccolta, gestione e divulgazione dei dati, nonché le disposizioni relative all’accesso della Commissione. Spetterà agli Stati membri occuparsi della raccolta, del trattamento e della condivisione dei dati scientifici sugli stock ittici e sull’impatto della pesca a livello dei bacini marittimi. Per coordinare questa attività saranno istituiti programmi di ricerca nazionali.

Decentrare la governance

La proposta della Commissione consentirà un riavvicinamento fra le decisioni e i soggetti cui sono destinate e chiarirà i ruoli e gli obblighi di ciascuna parte interessata. Essa porrà fine alla microgestione operata da Bruxelles: i legislatori europei si limiteranno a delineare il contesto generale, i principi e le norme di base, gli obiettivi generali, gli indicatori di risultato e i calendari di attuazione; gli Stati membri decideranno quindi le effettive misure di attuazione e coopereranno a livello regionale. La proposta include disposizioni atte a garantire che gli Stati membri interessati adottino misure compatibili ed efficaci. Viene istituito un meccanismo alternativo che consente alla Commissione di intervenire nei casi in cui gli Stati membri non riescano a trovare un accordo, o quando gli obiettivi non vengono raggiunti.

Nuova politica di mercato – Responsabilizzazione del settore e migliore informazione dei consumatori

Il pacchetto di misure presentato include una proposta relativa a una nuova politica di mercato volta a garantire che l’organizzazione comune dei mercati dei prodotti della pesca contribuisca al conseguimento degli obiettivi della nuova PCP. Tale politica è volta a rafforzare la competitività del settore della pesca e dell’acquacoltura dell’UE, a migliorare la trasparenza dei mercati e a garantire condizioni di equità per tutti i prodotti commercializzati nell’Unione.

Essa prevede inoltre la modernizzazione del regime di intervento, poiché continuare a spendere denaro pubblico per distruggere il pesce non è più giustificabile. Tale regime sarà sostituito da un meccanismo di ammasso semplificato che consentirà alle organizzazioni di produttori di acquistare i prodotti della pesca quando i prezzi scendono al di sotto di un certo livello e di immagazzinarli, per poi reintrodurli sul mercato in una fase successiva. Questo sistema favorirà la stabilità dei mercati.

Le organizzazioni di produttori contribuiranno maggiormente alle attività collettive di gestione, monitoraggio e controllo. Una migliore commercializzazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura dell’UE aiuterà a ridurre i rifiuti e a offrire informazioni di mercato ai produttori.

Nuove norme di commercializzazione in materia di etichettatura, qualità e tracciabilità forniranno informazioni più chiare ai consumatori e li aiuteranno a sostenere una pesca sostenibile. Alcune informazioni sull’etichettatura saranno obbligatorie, ad esempio per distinguere i prodotti della pesca da quelli dell’acquacoltura, mentre altre informazioni potranno essere fornite su base volontaria.

Uno strumento finanziario moderno e adeguato

L’Unione europea metterà a disposizione un sostegno finanziario per garantire la sostenibilità della nuova PCP. La concessione del sostegno finanziario sarà subordinata al rispetto delle norme e questo principio sarà applicabile sia agli Stati membri che agli operatori.

Per gli Stati membri, il mancato rispetto delle norme potrebbe tradursi nell’interruzione, sospensione o rettifica del sostegno finanziario dell’Unione. Per gli operatori, le violazioni gravi potranno comportare un divieto di accesso al sostegno finanziario o riduzioni dei finanziamenti. La proposta introduce inoltre l’obbligo, per gli Stati membri che concedono un sostegno finanziario, di tener conto del comportamento recente degli operatori (in particolare dell’assenza di infrazioni gravi).

Assumere una responsabilità internazionale

Secondo la FAO, circa l’85% degli stock ittici mondiali per i quali si dispone di informazioni risultano interamente sfruttati o sovrasfruttati. In qualità di primo importatore mondiale di prodotti della pesca in termini di valore, l’Unione europea deve agire sul piano internazionale in base agli stessi principi applicati a livello interno. La politica esterna in materia di pesca deve formare parte integrante della PCP. Nell’ambito delle organizzazioni internazionali e regionali, l’UE invocherà pertanto i principi di sostenibilità e conservazione degli stock ittici e della biodiversità marina. Essa istituirà alleanze e avvierà azioni con partner strategici per lottare contro la pesca illegale e ridurre la sovraccapacità.

Nell’ambito degli accordi bilaterali in materia di pesca con i paesi terzi, l’UE promuoverà la sostenibilità, la buona governance e i principi di democrazia, difesa dei diritti umani e Stato di diritto. Gli attuali accordi di partenariato nel settore della pesca saranno sostituiti da accordi di pesca sostenibile, che consentiranno di garantire che lo sfruttamento delle risorse alieutiche avvenga sulla base di solidi pareri scientifici e riguardi unicamente le risorse eccedentarie che il paese partner non può o non intende pescare. Nell’ambito degli accordi di pesca sostenibile, i paesi partner riceveranno una compensazione in cambio dell’accesso alle proprie risorse alieutiche, nonché un sostegno finanziario ai fini dell’attuazione di una politica della pesca sostenibile.

Sono previste nuove norme in materia di controllo ed esecuzione?

La proposta è coerente con il nuovo regime di controllo dell’UE applicabile dal 20102 e integra gli elementi di base del regime di controllo ed esecuzione finalizzato al rispetto delle norme della PCP. Vista l’introduzione dell’obbligo di sbarco per evitare i rigetti in mare, la Commissione propone di istituire obblighi di sorveglianza e controllo, in particolare per quanto riguarda una pesca pienamente documentata, nonché progetti pilota su nuove tecnologie per il controllo della pesca che contribuiscono a una pesca sostenibile.

Quando entrerà in vigore la riforma?

La proposta della Commissione è attualmente all’esame del Consiglio dei ministri della pesca e del Parlamento europeo. Nonostante non sia ancora stato raggiunto un accordo definitivo, l’approccio proposto per alcune importanti misure ha ricevuto il sostegno di entrambe le istituzioni. Tale sostegno riguarda l’introduzione dell’MSY quale obiettivo per la conservazione delle risorse, il divieto dei rigetti, il principio di una governance regionalizzata, il rafforzamento del sistema di raccolta dati e consulenza scientifica e l’integrazione nella PCP di capitoli sull’acquacoltura e sulla dimensione esterna.

Le nuove norme entreranno in vigore dopo che il Consiglio dei ministri e il Parlamento europeo avranno espresso il loro voto sulle proposte. L’attuazione sarà progressiva poiché il settore ha bisogno di tempo per adattarsi ed essere in grado di produrre risultati. La riforma fissa tuttavia precise scadenze.

Per ulteriori informazioni:

IP/13/96

Sito web della riforma della PCP:

http://ec.europa.eu/fisheries/reform/proposals/index_en.htm

1 :

Valutazione d’impatto che accompagna la proposta della Commissione per un regolamento sulla politica comune della pesca.

2 :

Regolamenti (CE) nn. 1005/2008 e 1224/2009 del Consiglio.


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