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Commissione europea

MEMO

Bruxelles, 9 gennaio 2013

L'imprenditorialità quale principale motore della crescita economica

Il Piano d'azione Imprenditorialità rappresenta la falsariga per un intervento decisivo volto a liberare le potenzialità imprenditoriali, a rimuovere gli ostacoli esistenti e a rivoluzionare la cultura dell'imprenditorialità in Europa. Gli investimenti finalizzati a cambiare la percezione che il pubblico ha degli imprenditori, a sostenere l'educazione all'imprenditorialità e a supportare i gruppi che sono sottorappresentati tra gli imprenditori sono indispensabili se vogliamo produrre un cambiamento duraturo. Soltanto se un gran numero di cittadini europei vede in una carriera imprenditoriale un'opzione gratificante e attraente l'attività imprenditoriale potrà prosperare in Europa nel lungo termine.

Istruzione e formazione all'imprenditorialità = crescita e creazione di imprese

Investire nell'educazione all'imprenditorialità è uno degli investimenti più produttivi che l'Europa può fare. Dalle indagini realizzate emerge che tra il 15% e il 20% degli studenti che partecipano a un programma di mini-impresa nella scuola secondaria avvia successivamente una propria impresa, cifra che supera di tre-cinque volte quella valida per la popolazione in generale. Sulla stessa linea, il ruolo dell'istruzione superiore nell'imprenditorialità va ben al di là dell'erogazione di semplici conoscenze e riguarda la partecipazione a ecosistemi imprenditoriali, partenariati e alleanze industriali. Via via che le imprese high-tech e ad alta crescita sono poste al centro delle politiche pubbliche per l'imprenditoria, le istituzioni d'istruzione superiore diventano una componente attiva delle politiche innovative degli Stati membri e dell'UE (strategie della Commissione europea "Ripensare l'istruzione" e "Imprenditoria": IP/12/1233).

Per valorizzare le potenzialità insite nell'educazione all'imprenditorialità la Commissione adotterà una serie di azioni tra cui:

  1. sviluppare un'iniziativa paneuropea di apprendimento per l'imprenditoria finalizzata all'analisi d'impatto, alla condivisione di conoscenze, allo sviluppo di metodologie e al tutoraggio da parte di pari tra operatori professionali degli Stati membri;

  2. rafforzare la cooperazione con gli Stati membri per verificare l'introduzione dell'istruzione all'imprenditorialità in ciascun paese e per coadiuvare le amministrazioni pubbliche che desiderino conoscere inter pares le esperienze che hanno avuto buon esisto;

  3. stabilire, assieme all'OCSE, un quadro orientativo per incoraggiare lo sviluppo delle scuole di imprenditoria e delle istituzioni di IFP;

  4. appoggiare i meccanismi efficaci di creazione di imprese su impulso delle università (spin-off, ecc.) e gli ecosistemi emergenti università-imprese imperniati sulle grandi sfide societali.

Gli Stati membri sono invitati a:

  1. assicurare che la competenza chiave "imprenditorialità" sia inserita nei curricoli dell'istruzione primaria, secondaria, professionale, superiore e continua entro la fine del 2015;

  2. offrire ai giovani l'opportunità di fare almeno un'esperienza imprenditoriale pratica prima di lasciare la scuola dell'obbligo, come ad esempio gestire una mini-impresa, essere responsabili di un progetto imprenditoriale per un'azienda o un progetto sociale;

  3. dare impulso alla formazione all'imprenditorialità per i giovani e gli adulti nell'ambito dell'istruzione attingendo, in linea con il Piano nazionale per l'occupazione, alle risorse dei Fondi strutturali in particolare quale strumento per offrire un'istruzione di seconda opzione a coloro che non sono impegnati in un'attività scolastica, lavorativa o di formazione;

  4. promuovere moduli di apprendimento in campo imprenditoriale per i giovani che partecipano ai programmi nazionali Garanzia per i giovani.

Creare un contesto in cui gli imprenditori possono prosperare e crescere

L'accesso ai finanziamenti pone problemi reali

L'accesso ai finanziamenti rappresenta uno dei principali vincoli alla crescita e all'imprenditoria in Europa. Gli imprenditori hanno particolari difficoltà a reperire finanziamenti nelle fasi di avvio della loro impresa.

La Commissione:

  1. finanzierà programmi volti a sviluppare un mercato della microfinanza in Europa e mettere a disposizione degli Stati membri e delle regioni risorse di microfinanziamento;

  2. agevolerà l'accesso diretto delle PMI al mercato dei capitali sviluppando un regime UE di eventi specializzati nello scambio di azioni e di obbligazioni emanate da PMI ("SMEs growth markets – mercati per la crescita delle PMI).

Gli Stati membri sono invitati a:

  1. esaminare la necessità di modificare la vigente legislazione finanziaria nazionale al fine di agevolare nuove forme alternative di finanziamento per le start-up e le PMI in generale, in particolare per quanto concerne le piattaforme di microfinanziamento diffuso (crowd funding) oltre a valutare la necessità di semplificare la legislazione fiscale al fine di stimolare l'ulteriore sviluppo dei mercati finanziari alternativi come ad esempio gli investimenti dei business angel;

  2. fare uso delle risorse dei Fondi strutturali per istituire sistemi microfinanziari di sostegno nell'ambito del FSE e del FESR rispettivamente.

Sostenere le nuove imprese nelle fasi cruciali del loro ciclo vitale

Circa il 50% delle nuove imprese fallisce nel corso dei primi cinque anni poiché non dispone di un ecosistema appropriato che le aiuti a crescere. Considerate le loro risorse ed esperienze limitate, le piccole imprese e quelle neocostituite risentono maggiormente, rispetto alle società di maggior peso, dei costi elevati derivanti da una legislazione fiscale complessa e da procedure onerose di dichiarazione fiscale. Inoltre, nella maggior parte degli Stati membri, i quadri normativi relativi alla previdenza sociale dei lavoratori autonomi differiscono in modo sostanziale da quelli dei lavoratori subordinati.

Per sostenere gli imprenditori nelle fasi cruciali del ciclo di vita delle loro aziende e aiutarli a crescere la Commissione:

  1. identificherà e promuoverà le migliori pratiche degli Stati membri al fine di creare un ambiente fiscale maggiormente favorevole agli imprenditori;

  2. sosterrà la cooperazione tra cluster e reti di imprese;

  3. rafforzerà i partenariati e le capacità della rete Enterprise Europe con le organizzazioni ospitanti, gli sportelli unici e tutte le organizzazioni a sostegno delle PMI per diffondere informazioni sulle iniziative dell'UE, sulle fonti di finanziamento e sul sostegno all'innovazione, per incoraggiare gli Stati membri a rafforzare le misure volte ad accrescere la propensione degli imprenditori e delle PMI agli investimenti nonché per aiutare le imprese a beneficiare appieno del mercato unico e agevolare l'accesso ai mercati dei paesi terzi;

  4. sottoporrà a revisione le regole che vietano certe pratiche commerciali ingannevoli per rafforzare la repressione di tali pratiche nei casi transfrontalieri;

  5. libererà appieno le potenzialità del mercato unico digitale per le PMI affrontando le attuali barriere che si frappongono alle transazioni transfrontaliere online;

  6. continuerà a sviluppare il programma Erasmus Giovani imprenditori per soddisfare la crescente domanda di partecipazione nell'UE e incoraggiare gli scambi di giovani imprenditori tra l'UE e i paesi extraunionali;

  7. aiuterà gli Stati membri a sviluppare regimi integrati di sostegno mediante seminari finanziati dall'assistenza tecnica del FSE;

  8. continuerà a sviluppare il portale La tua Europa-Imprese arricchendolo di informazioni sul mercato unico provenienti sia dalla Commissione che dagli Stati membri.

Gli Stati membri sono invitati a:

  1. rendere l'amministrazione fiscale nazionale più favorevole alle aziende che muovono i primi passi;

  2. promuovere il coordinamento fiscale per assicurare che le incoerenze nel trattamento fiscale non portino a una doppia tassazione o ad altre pratiche fiscali deleterie che impediscono le transazioni transfrontaliere e gli investimenti transfrontalieri di venture capital;

  3. riesaminare i regimi d'imposizione sulle società per contemplare la possibilità di estendere lo statuto di contenimento delle perdite e di detrazioni;

  4. esaminare se sia possibile attuare fin dal 2013 l'opzione offerta alle piccole imprese di un sistema di contabilità per cassa per quanto concerne l'IVA. Adottare misure per supportare la commercializzazione dei progetti di innovazione, ricerca e sviluppo tenendo conto delle sfide specifiche che si trovano ad affrontare le imprese di nuova creazione;

  5. esaminare l'opzione di consentire ai proprietari di nuove imprese di richiedere adeguamenti delle scadenze di pagamento dei contributi sociali;

  6. avvalersi appieno del sostegno del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale per le start-up e per lo sviluppo di regimi di scambi di imprenditori e di visite alle aziende agricole.

Incoraggiare nuove opportunità imprenditoriali nell'era digitale

Un miglior uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) può contribuire in modo significativo alla vitalità delle nuove imprese. Le TIC sono la fonte principale per la crescita delle economie nazionali e le stesse PMI europee crescono a un ritmo da due a tre volte più celere quando adottano le TIC.

Gli imprenditori del web costituiscono una categoria specifica di imprenditori che creano nuovi servizi e prodotti digitali avvalendosi del web quale elemento indispensabile. Le start-up stabilite sul web tendono a crescere e a fallire più celermente di altre imprese e tutto ciò che le concerne si manifesta in modo esponenziale, il che significa che hanno utili più elevati, ma sono anche esposte a rischi più grandi. Le start-up sul web sono meno costose da avviare e gli ostacoli all'accesso sono più bassi, il che ne fa una rampa di lancio attraente per iniziare una carriera imprenditoriale. Per tali motivi gli imprenditori del web necessitano di misure di sostegno ad hoc che rafforzino strutturalmente l'ecosistema per le start-up sul web.

Investire nelle tecnologie digitali non costituisce più una scelta opzionale: le imprese oggi possono essere competitive soltanto se fanno proprio il mondo digitale. Gli imprenditori digitali sono quelli che valorizzano appieno i prodotti e servizi digitali, compreso il "cloud computing", per reinventare i loro modelli aziendali e affilare i loro strumenti di competitività. Le iniziative dell'UE "Impiego intelligente delle tecnologie dell'informazione e connessione delle PMI alle catene del valore industriali su scala mondiale" e "e-Skills" promuoveranno l'accettazione delle tecnologie digitali e collegheranno le PMI al mondo digitale.

La Commissione aiuterà gli imprenditori e le PMI a sfruttare appieno le potenzialità delle TIC e a fare un uso intelligente di queste tecnologie:

  1. fomentando la base di conoscenze sulle principali tendenze di mercato e sui modelli imprenditoriali innovativi mediante meccanismi di monitoraggio del mercato online e un quadro di valutazione (scoreboard) in cooperazione con i principali stakeholder per agevolare il dialogo e pervenire a un'agenda d'intervento comune;

  2. facendo opera di sensibilizzazione per il tramite di una campagna d'informazione su scala europea rivolta agli imprenditori e alle PMI sui vantaggi derivanti dalle nuove evoluzioni del digitale;

  3. agevolando la costituzione di reti per generare e sostenere nuove idee imprenditoriali come ad esempio: la creazione di una rete europea di mentori per la formazione, la consulenza e il tutoraggio pratico sul modo di condurre gli affari nell'era digitale e eventi di abbinamento tra stakeholder per esplorare le potenzialità di nuovi partenariati. Avviando azioni specifiche rivolte agli imprenditori web come ad esempio: i) un partenariato Start-up Europe, ii) un nuovo Web Entrepreneurs Leaders Club; iii) una rete europea di acceleratori per le imprese web; iv) contatti con gli investitori europei per aumentare il flusso di venture capital e di microfinanziamenti diffusi (crowd funding) e v) promozione dei talenti del web stimolando l'offerta di corsi aperti online e l'istituzione di piattaforme per il tutoraggio e lo skill building;.

  4. rafforzando le competenze e le abilità attraverso il potenziamento delle azioni e-Skills per migliorare le abilità di e-leadership, le discipline scientifiche e creative nonché le abilità manageriali e imprenditoriali al fine di affrontare i nuovi mercati tecnologici.

Gli Stati membri sono invitati a:

  1. rafforzare il sostegno nazionale o regionale alle start-up sul web e promuovere modalità alternative di finanziamento per le start-up tecnologiche agli inizi della loro attività;

  2. promuovere l'accesso degli imprenditori agli open data e ai megadati compilati nel contesto di programmi pubblici o programmi sovvenzionati dall'industria come ad esempio la datoteca culturale Europeana;

  3. sostenere gli imprenditori di maggior talento, incoraggiando ad esempio i migliori laureati a iniziare la loro carriera in una start-up;

  4. promuovere la celere adozione di iniziative politiche come ad esempio la riforma della protezione dei dati e la proposta in merito a un diritto comune europeo della vendita (che abbasserà le barriere per l'accettazione del cloud computing nell'UE);

  5. assicurare che si faccia miglior uso dei fondi europei destinati all'imprenditoria del web e digitale.

Agevolare il trasferimento di imprese

Ogni anno circa 450 000 imprese con 2 milioni di dipendenti vengono trasferite in Europa a nuovi proprietari. Può essere però talmente difficile fare un trasferimento di impresa che, secondo le stime, 150 000 imprese e 600 000 posti di lavoro vanno persi ogni anno. Tra gli ostacoli principali vi sono gli oneri normativi o fiscali, la mancanza di consapevolezza della necessità di un'adeguata preparazione e la mancanza di trasparenza dei mercati per tali transazioni oltre ai tempi lunghi necessari per espletare le formalità. Gli imprenditori in spe dovrebbero sapere che l'acquisizione di una "azienda avviata" può essere un'alternativa attraente rispetto all'avvio di una nuova azienda. I trasferimenti dovrebbero essere resi più agevoli sia per l'imprenditore che desidera cedere la propria azienda che per l'acquirente.

La Commissione svilupperà linee guida sui programmi più efficaci e sulle migliori pratiche atti ad agevolare i trasferimenti di imprese, comprese le misure per approfondire ed espandere i mercati per le imprese, la mappatura dei programmi disponibili in Europa e la proposta delle azioni necessarie per rimuovere gli eventuali ostacoli residui ai trasferimenti transfrontalieri di imprese.

Gli Stati membri sono invitati a:

  1. migliorare le disposizioni normative, amministrative e fiscali che si applicano ai trasferimenti di imprese;

  2. utilizzare i Fondi europei esistenti per supportare i trasferimenti di piccole e medie imprese;

  3. migliorare i servizi di informazione e consulenza sui trasferimenti di imprese nonché migliorare la raccolta di dati e il monitoraggio in merito ai trasferimenti di imprese;

  4. dare efficace pubblicità alle piattaforme e ai mercati dei trasferimenti di imprese e avviare campagne di sensibilizzazione tra i venditori e acquirenti potenziali di imprese sane;

  5. contemplare l'eventualità di rivedere la normativa fiscale per quanto concerne il suo impatto sulla liquidità di una piccola o media impresa familiare nel caso della successione della proprietà.

Trasformare il fallimento in un successo: una seconda opportunità per gli imprenditori onesti che fanno fallimento

Prove esperienziali indicano che la stragrande maggioranza (96%) delle bancarotte è dovuta a una sequela di pagamenti tardivi o di altri problemi oggettivi – si tratta, in altri termini di "fallimenti onesti" senza che vi sia stata frode da parte dell'imprenditore. Da ricerche effettuate emerge però che un "secondo tentativo" può avere più successo e l'impresa vive più a lungo rispetto alla media delle start-up, anzi cresce più celermente e impiega un maggior numero di lavoratori. Pertanto un fallimento aziendale non dovrebbe tradursi in una "condanna a vita" che precluda qualsiasi attività imprenditoriale futura, ma andrebbe visto quale opportunità di apprendimento e miglioramento.

La Commissione ha presentato da poco una proposta di modernizzazione del regolamento relativo alle procedure d'insolvenza che assicurerà il riconoscimento transfrontaliero del salvataggio di imprese e comprenderà anche una semplificazione del recupero dei crediti in un altro Stato membro. La Commissione presenterà anche una comunicazione in merito a un nuovo approccio europeo all'insolvenza e al fallimento delle imprese per creare un ambiente più favorevole alle imprese migliorando l'efficienza delle leggi nazionali in tema di fallimento, compresa la lunghezza e i costi del periodo necessario per la riabilitazione di chi ha fatto fallimento.

La Commissione indirà anche una consultazione pubblica per sentire l'opinione degli stakeholder sulle questioni legate ai fallimenti di imprese e all'insolvenza compresa la possibilità di offrire ai bancarottieri onesti una seconda opportunità e di abbreviare e allineare il "tempo di riabilitazione".

Gli Stati membri sono invitati a:

  1. ridurre nei limiti del possibile il tempo di riabilitazione e di estinzione del debito nel caso di un imprenditore onesto che ha fatto bancarotta, portandolo a un massimo di tre anni entro il 2013;

  2. offrire alle imprese servizi di sostegno in tema di ristrutturazione precoce, consulenze per evitare i fallimenti e sostegno alle PMI per ristrutturarsi e rilanciarsi;

  3. fornire agli imprenditori falliti servizi di consulenza per aiutarli a gestire il debito e facilitarne l'inclusione economica e sociale e sviluppare programmi per i "secondi tentativi" comprendenti gli aspetti del tutoraggio, della formazione e della costituzione di reti imprenditoriali.

Riduzione dell'onere normativo

Gli imprenditori dovrebbero essere i "clienti normali" sui cui le amministrazioni tarano i loro requisiti procedurali e tuttavia quasi tre quarti dei cittadini europei ritengono troppo difficoltoso avviare una propria impresa a causa delle complessità amministrative. Ancora più grande è il numero di coloro che lamentano i pesanti gravami normativi che incombono sulla gestione di un'impresa.

La riduzione degli oneri normativi rimane in cima all'agenda politica della Commissione.

La Commissione:

  1. continuerà a perseguire con vigore la riduzione degli oneri normativi nelle proposte legislative unionali soprattutto negli ambiti in cui tali oneri sono maggiori;

  2. indicherà come intende procedere per il riesame e la revisione della normativa UE al fine di ridurre gli oneri negli ambiti identificati tra i "dieci più onerosi";

  3. proporrà uno strumento legislativo volto a abolire i requisiti onerosi di autentificazione dei documenti pubblici che le PMI devono affrontare per esercitare un'attività transfrontaliera all'interno del mercato interno;

  4. istituirà un gruppo di lavoro per valutare i bisogni specifici delle professioni liberali in relazione a tematiche come la semplificazione, l'internazionalizzazione o l'accesso ai finanziamenti;

  5. seguirà i progressi realizzati attraverso gli sportelli unici creati in virtù della direttiva Servizi e incoraggerà gli Stati membri ad adottare un approccio maggiormente orientato sulle imprese;

  6. adotterà azioni per assicurare che un maggior numero di imprese riceva aiuto da SOLVIT quando si vedono negare i loro diritti nel mercato unico da parte delle autorità pubbliche.

Gli Stati membri sono invitati a:

  1. ridurre il tempo per il rilascio delle licenze necessarie per avviare un'attività imprenditoriale portandolo a un mese entro la fine del 2015;

  2. attuare pienamente il "Codice europeo delle migliori pratiche per agevolare l'accesso delle PMI agli appalti pubblici" entro il 2013;

  3. continuare a modernizzare i mercati del lavoro semplificando la legislazione del lavoro e sviluppando soluzioni lavorative flessibili, comprese disposizioni per il lavoro a tempo breve;

  4. estendere gli sportelli unici ad altre attività economiche e renderli maggiormente user-friendly;

  5. istituire "sportelli unici per gli imprenditori" per riunire tutti i servizi di sostegno alle imprese comprendenti i vari aspetti quali tutoraggio, facilitazione e consulenza sull'accesso ai finanziamenti convenzionali e non convenzionali, accesso agli "incubatori" e agli "acceleratori commerciali" e sostegno all'internazionalizzazione precoce delle imprese giovani.

Dinamizzare la cultura dell'imprenditorialità in Europa: coltivare la nuova generazione di imprenditori

I principali motivi che inducono i cittadini europei ad avviare un'impresa sono l'autorealizzazione e la flessibilità dell'orario e del luogo di lavoro, non le buone condizioni di contorno. Occorre perciò un cambiamento radicale della cultura europea e un passaggio a una nuova concezione dell'imprenditoria, una concezione che celebri pubblicamente il successo, dia evidenza al contributo degli imprenditori alla prosperità dell'Europa e presenti gli aspetti positivi di una carriera imprenditoriale.

La Commissione:

  1. istituirà, nel quadro della "Settimana europea delle PMI" una "Giornata europea dell'imprenditoria" rivolta agli studenti dell'ultimo anno dell'istruzione secondaria.

Gli Stati membri sono invitati a:

  1. incrementare le attività a promozione dell'imprenditoria e designare figure note di imprenditori quali "ambasciatori nazionali dell'imprenditoria" affinché diventino "il volto dell'imprenditoria" nei rispettivi paesi;

  2. meglio tener conto della varietà dei modelli imprenditoriali e degli status giuridici nei loro sistemi nazionali o locali di sostegno alle imprese e sviluppare l'istruzione e la formazione in tema di imprenditoria sociale.

I gruppi sottorappresentati tra la popolazione imprenditoriale e in particolare tra i fondatori di start-up sono i giovani, le donne, i disabili, i migranti e i disoccupati. L'Europa deve aprire per loro dei percorsi che portano all'imprenditorialità al fine di offrire loro opportunità occupazionali, emanciparli economicamente e socialmente e valorizzare le loro capacità creative e innovative.

Le donne

Le donne rappresentano il 52% della popolazione totale europea, ma sono soltanto un terzo dei lavoratori autonomi o di coloro che avviano imprese nell'UE. Le donne rappresentano quindi un ampio bacino di potenzialità imprenditoriali in Europa.

La Commissione creerà una piattaforma online su scala europea che abbraccerà gli aspetti del tutoraggio, della consulenza, dell'istruzione e della costituzione di reti tra imprese nell'interesse delle imprenditrici, piattaforma che metterà online le attuali reti nazionali di ambasciatori e mentori, amplierà la loro offerta e estenderà la loro portata oltre a supportare l'imprenditoria femminile a livello nazionale e regionale promuovendo lo scambio delle migliori pratiche tra gli Stati membri.

Gli Stati membri sono invitati a:

  1. elaborare e attuare strategie nazionali per accrescere la percentuale delle imprese dirette da donne;

  2. raccogliere dati disaggregati per genere;

  3. espandere le reti di ambasciatrici dell'imprenditorialità femminile e di mentori delle imprenditrici;

  4. attuare politiche che consentano alle donne di realizzare un giusto equilibrio tra lavoro e vita privata.

Gli anziani

Gli anziani sono una risorsa preziosa per l'imprenditoria. Tra il 1990 e il 2010 la percentuale di cittadini di più di 50 anni è cresciuta in Europa passando dal 32,1% al 36,5% e l'età media della popolazione europea dovrebbe aumentare nei prossimi decenni. Gli imprenditori anziani e gli imprenditori in pensione possono essere una risorsa preziosa di conoscenze per gli altri imprenditori. La Commissione contribuirà allo scambio delle migliori pratiche per incoraggiare i dirigenti anziani e gli imprenditori anziani a fungere da mentori per i nuovi imprenditori e supporterà il tutoraggio reciproco e intergenerazionale tra imprenditori al fine di scambiare competenze vitali come ad esempio l'alfabetizzazione nelle TIC e l'esperienza degli anziani.

Gli Stati membri sono invitati a:

  1. incoraggiare gli imprenditori anziani interessati a trasferire il loro know-how e mettere in contatto gli imprenditori anziani con gli imprenditori privi di esperienza;

  2. assicurare che la partecipazione degli imprenditori anziani e dei dirigenti in pensione non si ripercuota sulle loro prospettive pensionistiche.

I migranti

I migranti costituiscono un importante bacino di imprenditori potenziali in Europa. Secondo l'OCSE, i migranti hanno una propensione all'imprenditorialità leggermente più elevata rispetto alla popolazione indigena e un lavoratore autonomo nato in un altro paese che possiede una piccola o media impresa crea da 1,4 a 2,1 nuovi posti di lavoro. Le popolazioni di migranti qualificati si trovano spesso ad affrontare difficoltà giuridiche, mercati del lavoro limitati e opportunità di carriera ristrette che li spingono verso il lavoro autonomo.

La Commissione:

  1. proporrà iniziative politiche per agevolare l'imprenditoria tra i migranti;

  2. analizzerà l'opportunità di proporre una legislazione volta a rimuovere gli ostacoli giuridici allo stabilimento delle imprese e a rilasciare agli imprenditori migranti qualificati un permesso stabile.

Gli Stati membri sono invitati a:

  1. rimuovere gli ostacoli giuridici allo stabilimento delle imprese da parte degli imprenditori immigrati legalmente;

  2. agevolare l'accesso alle informazioni e alle reti per gli imprenditori migranti e per gli imprenditori potenziali provenienti da un contesto migratorio.

I disoccupati

Il sostegno alla creazione di imprese destinato ai disoccupati e in particolare ai giovani disoccupati dovrebbe comprendere la segnalazione di informazioni e dei contatti dei servizi di sostegno e consulenza e di quelli di tutoraggio e assistenza alle imprese.

La Commissione:

  1. avvierà un futuro strumento di microfinanziamento indirizzato ai gruppi vulnerabili;

  2. fornirà assistenza tecnica finalizzata a istituire regimi di sostegno per i giovani creatori di imprese e gli imprenditori sociali;

  3. organizzerà un forum degli stakeholder della microfinanza e dell'imprenditoria sociale per stimolare gli intermediari finanziari locali;

  4. studierà la situazione dell'imprenditoria per i disoccupati, offrirà esempi di buone pratiche e proporrà raccomandazioni politiche pertinenti;

  5. analizzerà i risultati dello studio "Self-employment and entrepreneurship: the contribution of Public Employment Services to job creation".

Gli Stati membri sono invitati a:

  1. collegare i servizi pubblici dell'occupazione con i servizi di sostegno alle imprese e gli erogatori di (micro) finanziamenti;

  2. affrontare il problema della disoccupazione elaborando programmi di formazione all'imprenditoria destinati ai giovani che non lavorano;

  3. avviare programmi attivi sul mercato del lavoro che eroghino un sostegno finanziario a tutti i disoccupati affinché avviino un'impresa;

  4. mettere a punto programmi di educazione all'imprenditoria all'indirizzo dei disoccupati.

Per ulteriori dettagli si rinvia al Piano d'azione Imprenditorialità: rilanciare lo spirito imprenditoriale in Europa:

http://ec.europa.eu/enterprise/policies/sme/promoting-entrepreneurship/index_it.htm


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