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Commissione europea

MEMO

Bruxelles, 4 giugno 2013

Domande più frequenti sulla decisione della Commissione europea di istituire dazi provvisori sulle importazioni di pannelli solari dalla Cina (procedimento AD 590)

D: Per quale motivo la Commissione europea ha deciso di intervenire?

R: Nel luglio 2012 un'associazione di fabbricanti europei di pannelli solari, EU Pro Sun, ha presentato alla Commissione una formale e valida denuncia contenente elementi di prova dell'esistenza di pratiche di dumping da parte dei produttori esportatori cinesi di pannelli solari, recando secondo il denunciante grave pregiudizio all'industria dell'Unione. Quando le condizioni sono soddisfatte, la Commissione europea è obbligata ad aprire un'inchiesta antidumping e ad avviare un procedimento (scheda informativa sulle denunce antidumping). Le relazioni commerciali con i paesi terzi devono essere fondate sul principio dell'equità. Le pratiche di dumping e di sovvenzionamento che violano le norme dell'OMC contravvengono al principio dell'equità del commercio e recano pregiudizio all'industria interna dell'Unione.

D: È il segnale di inizio di una guerra commerciale?

R: Alla Commissione spetta il compito di tutelare l'industria europea in caso di pratiche commerciali sleali a livello internazionale. Non si tratta di applicare misure protezionistiche, né di avviare guerre commerciali, bensì di ristabilire condizioni di mercato eque. Le pratiche di dumping sono pratiche commerciali sleali, che rappresentano una minaccia per l'occupazione nell'Unione e contro le quali, quando sono comprovate, occorre adottare idonee misure di difesa. Tali misure sono intese a garantire una "equità commerciale" a tutela delle imprese e dei lavoratori europei.

Le attuali inchieste antidumping e antisovvenzioni in merito ai pannelli solari non si differenziano da qualsiasi altra inchiesta di difesa commerciale e perseguono lo stesso obiettivo di garantire condizioni eque per tutti. L'intervento della Commissione è giustificato dall'esistenza di prove chiare e documentate dell'esistenza di pratiche di dumping e di un conseguente pregiudizio ai danni dell'industria del fotovoltaico dell'Unione. I diritti di difesa dei produttori cinesi sono stati – e saranno - pienamente rispettati. La particolarità di questo caso è rappresentata dall'entità degli importi in questione. Nel 2011 la Cina ha esportato nell'UE pannelli solari, compresi i loro principali componenti, per un valore di circa 21 miliardi di euro.

Fin dall'inizio la Commissione europea si è mostrata disponibile a cercare un'appropriata soluzione negoziata con la Cina. Un negoziato formale può essere avviato non appena l'esistenza del dumping sia stata accertata in via preliminare: nel caso dell'inchiesta antidumping sui pannelli solari, ciò può avvenire dopo il 5 giugno 2013. Una soluzione negoziata consiste nell'offerta da parte degli esportatori di un "impegno volontario in materia di prezzi". Un'offerta di questo tipo deve ottemperare a numerose disposizioni giuridiche generali, la principale delle quali consiste nell'impegno a rispettare un determinato prezzo minimo che elimini il livello di dumping pregiudizievole. Tale impegno non è inteso a fissare prezzi a un determinato livello, bensì a impedire che essi scendano al di sotto di una determinata soglia. Altri vincoli di portata generale sono che l'impegno deve eliminare il livello di dumping pregiudizievole, che esso deve essere operativo da un punto di vista pratico e che la sua applicazione deve poter essere efficacemente verificata.

L'Unione non ha pertanto alcun interesse a scatenare una guerra commerciale. Se la Cina dovesse ritenere ingiustificata l'azione dell'Unione può denunciarla presso l'OMC. Nel caso in cui la Cina dovesse adottare contromisure non compatibili con le regole dell'OMC, l'Unione non esiterebbe a adire tale organizzazione.

Per maggiori informazioni giuridiche sugli impegni: Articolo 8 del regolamento di base in materia di antidumping

D: Perché finora non è stata trovata una soluzione negoziata al problema?

R: È stabilito per legge che una siffatta offerta può essere presa in considerazione soltanto una volta che siano state formulate conclusioni provvisorie. La Commissione europea è disponibile a valutare qualunque offerta che rappresenti una risposta adeguata alle conclusioni provvisorie. Essa opera in stretto contatto con le autorità cinesi e continua a vagliare la possibilità di trovare una soluzione amichevole.

D: Si tratta di misure protezionistiche?

R: Le misure di difesa commerciale non sono protezionistiche né illegali. Al contrario, rappresentano una iniziativa legittima per salvaguardare un'industria duramente colpita dalle pratiche di dumping adottate da un paese terzo. Le misure di difesa commerciale mirano a ristabilire condizioni di concorrenza eque. Non può essere garantito alcun diritto di effettuare importazioni a un prezzo basso in condizioni di dumping. Tutti i membri dell'OMC, compresa la Cina, hanno il diritto di prendere provvedimenti nel caso di pratiche di dumping che recano pregiudizio alla propria industria interna.

Inoltre, inchieste di questo tipo, nel rispetto delle norme dell'OMC, sono condotte dalla maggior parte dei membri di tale organizzazione, compresa la Cina. L'UE fa un ricorso moderato alle misure antisovvenzioni e antidumping. Nel 2012 le misure in vigore erano 112, due meno della Cina. Molte delle misure di difesa commerciale adottate dall'UE sono nei confronti di tale paese: attualmente l'UE ha istituito misure antidumping definitive per 52 prodotti cinesi e misure antisovvenzioni per 2 prodotti cinesi. Sono in corso inchieste relative a 14 casi di antidumping e a 2 casi di antisovvenzioni nei confronti della Cina. Ciò è dovuto all'enorme sovraccapacità di tale paese, frutto degli incentivi forniti dallo Stato. Le misure, tuttavia, riguardano solo una piccolissima parte degli scambi commerciali tra i due blocchi e la Cina presenta un enorme avanzo commerciale nei confronti dell'Unione. In generale nel 2012 le inchieste di difesa commerciale dell'UE interessavano circa lo 0,17 % delle importazioni globali dell'UE. Nella misura in cui le inchieste rispettano le norme dell'OMC, non c'è alcun motivo che esse abbiano ripercussioni sulle relazioni commerciali tra l'UE e la Cina.

La Commissione europea è obbligata a intervenire allorché le imprese dell'UE sono danneggiate da pratiche commerciali sleali. L'azione della Commissione è sempre ispirata al rispetto della lettera e dello spirito delle regole dell'OMC. Questo non ha nulla a che vedere con il protezionismo.

Per statistiche sulle misure di difesa commerciale dell'UE cliccare qui.

D: Com'è determinata dalla Commissione l'aliquota del dazio?

R: I metodi utilizzati dalla Commissione ai fini del calcolo dell'aliquota del dazio sono trasparenti e coerenti. Tutte le parti interessate hanno accesso alla versione non riservata della documentazione dell'inchiesta. L'aliquota del dazio istituito è intesa a eliminare il pregiudizio recato all'industria dell'Unione e a ristabilire condizioni di equità per tutti: nulla di più e nulla di meno. Il calcolo è basato sui prezzi e sui costi verificati. Limitando il livello del dazio a quanto strettamente necessario per eliminare il pregiudizio provocato dal dumping, l'Unione va al di là dei suoi obblighi in seno all'OMC e stabilisce aliquote più basse di quelle consentite dalle norme dell'OMC ("regola del dazio inferiore"). Le norme dell'OMC consentirebbero all'Unione di istituire un dazio equivalente al molto più elevato margine di dumping.

D: Perché in questo caso il dazio è introdotto in due fasi?

R: In questo caso particolare, in considerazione delle circostanze eccezionali e in particolare della necessità di garantire la stabilità dell'approvvigionamento di pannelli solari nel breve periodo, si ritiene opportuno introdurre gradualmente, in due fasi, i dazi provvisori. Un periodo con un dazio più basso garantirà forniture sufficienti a soddisfare tutta la domanda, permettendo nel frattempo all'industria dell'Unione di adattarsi alla situazione e di accrescere gradualmente l'offerta.

D: Quali sono le principali conclusioni dell'inchiesta sul dumping?

R: Le conclusioni provvisorie dell'inchiesta sono che i pannelli solari cinesi e i loro principali componenti (wafer e celle) sono venduti sul mercato dell'Unione al di sotto del valore di mercato normale, con margini di dumping fino al 112,6 %. Tali pratiche determinano margini di pregiudizio fino al 67,9 %, recando grave pregiudizio all'industria dell'Unione e provocando numerosi fallimenti e insolvenze fra le imprese dell'UE. Infine dalla valutazione dell'interesse dell'Unione è emerso che qualsiasi potenziale effetto negativo delle misure sarebbe più che compensato dai benefici economici di cui godrebbero i produttori dell'Unione.

D: Quali elementi sono stati presi in considerazione nella "analisi dell'interesse dell'Unione"?

R: Gli interessi di diversi operatori dell'Unione (produttori, importatori, produttori di materie prime e di macchinari, responsabili dei progetti, installatori e consumatori/utilizzatori finali nell'UE) sono stati analizzati nel quadro della "analisi dell'interesse dell'Unione" al fine di verificare l'eventuale esistenza di ragioni valide che si oppongano all'istituzione di misure provvisorie.

Secondo le conclusioni provvisorie dell'inchiesta, le misure provvisorie dovrebbero ristabilire condizioni commerciali eque. Ciò offrirebbe all'industria del fotovoltaico l'opportunità di garantirsi una crescita sostenibile, aumentando in tal modo la produzione dell'UE e l'occupazione nell'Unione e mantenendo la leadership tecnologica nel settore.

Per contro, qualsiasi effetto negativo delle misure per gli importatori, i fornitori di componenti e gli installatori sarebbe probabilmente di breve durata, in quanto essi dovrebbero essere in grado di diversificare le proprie attività e i propri fornitori e di compensare almeno in parte le perdite. Particolare attenzione è stata riservata alla questione dell'occupazione nel settore del fotovoltaico. Si prevede che le misure avranno un impatto globale positivo sull'occupazione in tale campo, garantendo e creando un numero di posti di lavoro maggiore di quello dei posti perduti.

In conclusione, qualora non fossero adottate misure, l'Unione finirebbe per dipendere completamente dalle importazioni dalla Cina, con il conseguente rischio di un incremento dei prezzi per i consumatori/utilizzatori finali e di una riduzione della qualità.

D: Tali misure influenzeranno gli obiettivi dell'Agenda 2020 dell'UE?

R: Non vi è alcuna contraddizione tra gli obiettivi verdi della Commissione, quali l'Agenda 2020, e il ricorso a misure di difesa commerciale. Al contrario, l'istituzione di dazi permetterà di ristabilire condizioni commerciali eque sul mercato del fotovoltaico, aprendo la strada a una crescita sostenibile dell'industria nell'Unione. Del resto, il conseguimento degli obiettivi verdi non dipende esclusivamente dall'energia solare. Parimenti importanti sono altre fonti di energia rinnovabili, l'esistenza di un contesto finanziario e giuridico favorevole a livello nazionale ed europeo, un migliore accesso al capitale e un investimento continuo nella ricerca e nello sviluppo. I dazi renderebbero più facile l'accesso al capitale e garantirebbero gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo nel settore del fotovoltaico nell'UE.

Scheda informativa sull'inchiesta sui pannelli solari e sugli obiettivi dell'UE sul clima.

D: Cosa succederebbe se non fossero istituite le misure in parola?

R: L'inchiesta ha evidenziato che, se non venissero adottate misure, nell'Unione sarebbero a rischio 25 000 posti di lavoro, perché in breve tempo i produttori sarebbero destinati a scomparire. Andrebbero così perduti posti di lavoro frutto di considerevoli investimenti, così come la leadership tecnologica dell'UE, grazie alla quale è stata promossa la tecnologia dei pannelli solari. La capacità cinese rappresenta il 150 % della domanda mondiale e le importazioni dalla Cina coprono più dell'80 % del mercato UE dei pannelli solari. La mancanza di concorrenza sul mercato dell'Unione potrebbe rapidamente portare a una dipendenza dalla fornitura e dalla qualità dei prodotti cinesi. Inoltre, dato che la produzione cinese lavora sostanzialmente in perdita - il che è economicamente insostenibile – è probabile che i prezzi dei moduli cinesi lieviteranno.

D: È vero che le misure potrebbero comportare la perdita di un gran numero di posti di lavoro nel mercato dei pannelli solari dell'UE?

R: La valutazione della Commissione non ha portato alla conclusione che l'istituzione di misure determinerebbe la perdita di un gran numero di posti di lavoro nel settore dei pannelli solari. Al contrario, un'approfondita valutazione di tale aspetto ha confermato che le misure produrrebbero nel complesso effetti positivi sull'occupazione nel settore, con il mantenimento e la creazione di un numero di posti di lavoro maggiore di quello dei posti perduti. È emerso infatti dall'inchiesta che, se è possibile che tali misure comportino la perdita di posti di lavoro tra i responsabili dei progetti e gli installatori, tali gruppi non dipendono dal settore dei pannelli solari bensì svolgono anche altre attività commerciali. I fornitori (ad esempio di componenti) sono presenti a livello mondiale e dovrebbero essere in grado di compensare le perdite parziali sul mercato cinese trasferendo le forniture verso nuovi mercati. Le misure assicurerebbero infine 25 000 posti di lavoro attualmente a rischio fra i produttori dell'Unione e potrebbero persino comportare un aumento dell'occupazione a breve termine, a seguito di un probabile aumento della produzione dell'UE.

D: Qual è l'impatto delle misure sui pannelli solari da installare nell'UE?

R: L'impatto delle misure dovrebbe essere positivo per i pannelli solari da installare nell'Unione. L'esistenza di condizioni di concorrenza leali favorirebbe l'espansione dell'industria dell'UE, le consentirebbe di ottenere migliori economie di scala e di mantenere i prezzi a livelli ragionevolmente bassi. L'aumento dei prezzi dei prodotti importati potrebbe, almeno in parte, essere assorbito grazie agli utili conseguiti dagli installatori. Inoltre la leadership tecnologica dell'UE sul mercato dei pannelli solari, che dipende dall'esistenza di un'industria di fabbricazione di pannelli solari nell'Unione, verrebbe mantenuta e permetterebbe anche di creare occupazione.

D: Quali sono i principali risultati dell'inchiesta antisovvenzioni?

R: L'inchiesta antisovvenzioni è stata aperta l'8 novembre 2012 a seguito di una denuncia presentata dal medesimo denunciante ed è ancora in corso. Eventuali misure antisovvenzioni provvisorie dovrebbero essere istituite entro il 5 agosto 2013 e misure definitive entro il 5 dicembre 2013. La denuncia di sovvenzioni si riferisce alla concessione da parte di banche di proprietà dello Stato di prestiti a tasso agevolato, crediti all'esportazione e garanzie, alla fornitura di merci da parte della pubblica amministrazione, a sussidi e a incentivi fiscali. Visite di verifica sono state effettuate presso tutti gli otto gruppi di esportatori selezionati durante il mese di marzo e presso le autorità pubbliche cinesi a metà aprile di quest'anno.

D: Quali sono le implicazioni per l'inchiesta sul vetro solare?

R: L'inchiesta non presenta alcuna relazione diretta con la denuncia relativa alle importazioni di vetro solare. Si tratta di un'inchiesta a sé stante, concernente un prodotto nettamente distinto e basata sulle prove disponibili per quel prodotto. Le conclusioni saranno anch'esse a sé stanti e potrebbero eventualmente portare a un esito differente. La scadenza per eventuali misure provvisorie nel settore del vetro solare è il 28 novembre 2013.

Inchieste antidumping e antisovvenzioni sul vetro solare (per ulteriori informazioni cliccare sui termini che interessano)

D: Quali sono le prossime fasi della procedura?

R: Prima di avanzare una proposta sui dazi antidumping definitivi, la Commissione prenderà in esame le osservazioni formulate dai terzi interessati in merito alle disposizioni provvisorie. La Commissione europea può proporre al Consiglio a) di chiudere l'inchiesta senza adottare misure o b) di istituire misure antidumping definitive per un periodo di cinque anni. In forza delle norme attualmente vigenti, il Consiglio può respingere la proposta della Commissione a maggioranza semplice. Le conclusioni finali saranno pubblicate nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea entro il 5 dicembre 2013.

Nel caso in cui con la decisione finale non dovessero essere istituiti dazi antidumping definitivi, i dazi provvisori, che assumono semplicemente la forma di garanzie, non saranno riscossi.

Le conclusioni preliminari della parallela inchiesta antisovvenzioni dovrebbero essere disponibili entro l'inizio di agosto.

Per saperne di più

IP/13/501: Comunicato stampa

MEMO/13/499: Osservazioni sulla decisione del commissario responsabile per il Commercio, Karel De Gucht

MEMO/13/497: l'UE istituisce dazi antidumping provvisori sui pannelli solari cinesi

Domande e risposte sulla decisione dell'UE di istituire dazi antidumping provvisori sui pannelli solari cinesi

http://trade.ec.europa.eu/tdi/case_details.cfm?ref=ong&id=1895&sta=21&en=31&page=2&c_order=date&c_order_dir=Down

MEMO/12/647: L'UE apre un'inchiesta antidumping sulle importazioni di pannelli solari dalla Cina, 6 settembre 2012

Altri documenti sull'inchiesta antidumping dell'UE sulle importazioni di pannelli solari dalla Cina

http://trade.ec.europa.eu/tdi/case_details.cfm?ref=ong&id=1895&sta=21&en=31&page=2&c_order=date&c_order_dir=Down

Maggiori informazioni sulle relazioni commerciali UE-Cina

http://ec.europa.eu/trade/policy/countries-and-regions/countries/china/

Domande e risposte sui procedimenti antidumping

http://ec.europa.eu/trade/tackling-unfair-trade/trade-defence/anti-dumping/


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