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Procedimenti d'infrazione aperti a maggio: decisioni principali

European Commission - MEMO/13/470   30/05/2013

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Commissione europea

Memo

Bruxelles, 30 maggio 2013

Procedimenti d'infrazione aperti a maggio: decisioni principali

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OCCUPAZIONE E AFFARI SOCIALI

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INDUSTRIA E IMPRENDITORIA

AMBIENTE

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GIUSTIZIA

MERCATO INTERNO E SERVIZI

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Con i procedimenti d'infrazione aperti questo mese la Commissione europea avvia azioni legali nei confronti di alcuni Stati membri per inadempimento degli obblighi previsti dalla normativa dell'UE. Le decisioni qui esposte, relative a settori diversi, si propongono di garantire la corretta applicazione del diritto dell'Unione a favore dei cittadini e delle imprese.

La Commissione ha adottato oggi 143 decisioni, tra le quali 15 pareri motivati e 5 deferimenti alla Corte di giustizia dell'Unione europea. Si riporta di seguito una breve esposizione delle decisioni principali. Per maggiori informazioni sul procedimento d'infrazione si rimanda a MEMO/12/12.

  1. Deferimenti alla Corte di giustizia

  1. Agenda digitale: la Commissione deferisce l'Estonia alla Corte di giustizia dell'UE relativamente all'indipendenza dell'ente nazionale di regolamentazione delle telecomunicazioni

La Commissione europea ha deciso di deferire l'Estonia alla Corte di giustizia dell'Unione europea perché la sua legislazione nazionale non garantisce l'imparzialità dell'ente nazionale di regolamentazione delle telecomunicazioni. In base alle norme UE in materia di telecomunicazioni, le autorità nazionali che svolgono compiti di regolamentazione non possono nel contempo essere coinvolte nella proprietà o nel controllo di società di telecomunicazioni.

Il ministero estone degli Affari economici e delle comunicazioni svolge alcuni compiti di regolamentazione, in particolare nell'attribuzione delle frequenze radio e nelle procedure di rilascio delle autorizzazioni delle frequenze. Il suddetto ministero controlla contemporaneamente la società statale Levira Ltd, il principale operatore di reti radiotelevisive in Estonia, che fornisce servizi di telecomunicazione quali la diffusione e l'accesso alla banda larga senza fili.

Nel giugno 2012 la Commissione ha chiesto ufficialmente all'Estonia di conformarsi alle norme dell'UE (IP/12/630), ma l'Estonia non ha adattato la propria normativa nazionale al fine di garantire l'imparzialità dell'ente di regolamentazione delle telecomunicazioni, con possibili ripercussioni negative sulla concorrenza nel settore.

(per ulteriori informazioni: IP/13/480 R. Heath tel. +32 229 61716 - cell. +32 460 75 0221)

  1. Fiscalità: la Commissione deferisce la FRANCIA alla Corte di giustizia dell'UE per norme discriminatorie in materia di imposte sugli immobili

La Commissione europea ha deciso di deferire la Francia alla Corte di giustizia dell'Unione europea per norme discriminatorie in materia di imposte sui nuovi fabbricati residenziali. In forza della normativa francese gli investimenti in immobili residenziali nuovi in Francia possono godere di un ammortamento accelerato, mentre ciò non è possibile per investimenti simili all'estero.

Secondo le disposizioni fiscali francesi, l'ammortamento accelerato ai applica agli immobili residenziali nuovi sul territorio nazionale che siano destinati ad essere affittati per un periodo non inferiore a 9 anni. Ne risulta un trattamento fiscale favorevole per i suddetti investimenti. Al contrario un contribuente francese che investe in un immobile residenziale destinato ad essere affittato, ma situato in un altro Stato membro dell'UE non può beneficiare dell'ammortamento accelerato e di conseguenza non può godere degli stessi vantaggi fiscali. In pratica ciò implica che i contribuenti che investono il medesimo importo in beni immobili all'estero sono assoggettati ad un obbligo fiscale maggiore.

La Commissione ritiene che tali disposizioni siano incompatibili con la libera circolazione dei capitali, un principio fondamentale del mercato unico dell'UE. Il deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea è l'ultima fase del procedimento d'infrazione.

(per ulteriori informazioni: IP/13/473 E. Traynor tel. +32 229 21548 - cell. +32.498 98 3871)

  1. Ambiente: la Commissione deferisce la GRECIA alla Corte di giustizia dell'UE relativamente ad una discarica nel Peloponneso

La Commissione europea è preoccupata del fatto che la Grecia stia venendo meno all'obbligo di proteggere i propri cittadini dagli effetti del cattivo smaltimento dei rifiuti nella regione del Peloponneso. Malgrado i precedenti avvertimenti, la discarica di Kiato continua a funzionare violando la normativa dell'UE in materia di rifiuti e discariche e provocando pertanto un grave rischio per la salute umana e l'ambiente. Nel tentativo di incitare la Grecia ad intervenire più celermente a tale riguardo e su raccomandazione del commissario per l'Ambiente Janez Potočnik, la Commissione deferisce la Grecia alla Corte di giustizia dell'UE.

La direttiva sulle discariche impone severe prescrizioni tecniche onde evitare conseguenze nocive per la salute umana, l'acqua, il suolo e l'aria. Da numerose ispezioni in loco è emerso che non vi è più spazio disponibile nella discarica di Kiato, che continua però a funzionare senza una valida autorizzazione mettendo gravemente in pericolo la salute e l'ambiente. Benché le autorità greche riconoscano il problema e tentino di risolverlo, non sono ancora stati adottati i necessari provvedimenti per bonificare la discarica e Kiato continua a funzionare in violazione della normativa UE sui rifiuti.

(per ulteriori informazioni: IP/13/483 J. Hennon - tel. +32 229 53593 - cell. +32 498 95 3593)

  1. Indennità di invalidità: la Commissione deferisce la SLOVACCHIA alla Corte di giustizia dell'UE per discriminazione nei confronti di persone gravemente disabili che vivono all'estero

La Commissione europea ha deferito la Repubblica slovacca alla Corte di giustizia dell'UE per il mancato versamento delle indennità di invalidità a persone gravemente disabili che vivono in altri Stati membri, in Islanda, Lichtenstein, Norvegia o Svizzera, in violazione della legislazione dell'UE sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale.

Secondo la normativa slovacca vengono erogati unicamente ai cittadini che vivono in Slovacchia tre tipi di prestazioni: l'indennità di assistenza ("peňažný príspevok na opatrovanie"), l'assegno d'invalidità ("peňažný príspevok na osobnú asistenciu") e l'indennità in denaro per compensare le spese maggiori che devono sostenere i disabili gravi ("peňažný príspevok na kompenzáciu zvýšených výdavkov").

Conformemente alla giurisprudenza della Corte di giustizia dell'UE, le prestazioni in denaro per cure di lunga durata che migliorano le condizioni di vita delle persone bisognose di assistenza e compensano le spese aggiuntive provocate dalla loro condizione devono essere considerate alla stregua di prestazioni di malattia ai sensi del Regolamento (CE) n. 883/2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale. Il diritto a tali prestazioni in denaro non può essere subordinato al fatto che la persona interessata viva nello Stato membro cui richiede l'erogazione delle suddette prestazioni. Questa norma permette alle persone che dipendono dall'assistenza di trasferirsi in un altro Stato membro pur mantenendo il diritto alle prestazioni in denaro per l'assistenza di lunga durata erogate dal paese in cui sono assicurate.

(per ulteriori informazioni: IP/13/476 – J. Todd - tel. +32 229 94107 - cell. +32 498 99 4107)

  1. Prestazioni di sicurezza sociale: la Commissione deferisce il REGNO UNITO alla Corte di giustizia dell'UE per errata applicazione della legislazione UE sulla sicurezza sociale

Conformemente alla legislazione dell'Unione, le prestazioni di sicurezza sociale in questione devono essere concesse ai cittadini provenienti da altri Stati membri dell'UE purché la loro residenza abituale sia nel Regno Unito. Nel 2009 questa condizione e i criteri per determinare il luogo di residenza abituale sono stati unanimemente riaffermati dagli Stati membri a livello di Unione nell'ambito di un aggiornamento delle norme UE sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale [Regolamento (CE) n. 987/2009, che stabilisce le modalità di applicazione del Regolamento (CE) n. 883/2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale]. Secondo i suddetti criteri, per essere considerato come avente la propria residenza effettiva e abituale in uno Stato membro un cittadino deve dimostrare che il suo centro abituale di interessi si trova in quel luogo.

La Commissione ritiene che i criteri di cui alla legislazione dell'Unione siano sufficientemente severi e garantiscano pertanto che solo quelle persone che hanno effettivamente trasferito il proprio centro di interessi in uno Stato membro siano considerate come abitualmente residenti in quel luogo e non più residenti nello Stato membro in cui erano precedentemente stabilite. Un'applicazione completa e rigorosa di tali criteri ai fini della determinazione della residenza abituale dota gli Stati membri di uno strumento efficace per assicurarsi che le prestazioni di sicurezza sociale in questione siano concesse unicamente ai cittadini effettivamente e abitualmente residenti sul loro territorio.

(per ulteriori informazioni: IP/13/475 – J. Todd - tel. +32 229 94107 - cell. +32 498 99 4107)

  1. Altri casi di interesse specifico

  1. Trasporto aereo: la Commissione sollecita il BELGIO e la GRECIA a procedere con la ratifica dell'accordo con i Balcani occidentali relativo ad uno spazio aereo comune

La Commissione europea nutre preoccupazioni legate alla mancata ratifica da parte di Belgio e Grecia dell'accordo tra l'Unione europea, i suoi Stati membri e i Balcani occidentali con il quale si istituisce uno spazio aereo comune europeo ("accordo ECAA"). La mancata ratifica dell'accordo ECAA da parte del Belgio e della Grecia si ripercuote sull'apertura dei mercati dell'aviazione con i Balcani occidentali. Se entro due mesi le autorità belghe e greche non avranno depositato lo strumento di ratifica dell'accordo ECAA secondo quanto previsto dalle pertinenti disposizioni UE, la Commissione potrebbe deferire entrambi i casi alla Corte di giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: IP/13/479 – H. Kearns - tel. +32 229 87638 - cell. +32 498 98 7638)

  1. Tessera europea di assicurazione malattia: la Commissione esprime preoccupazione per i rifiuti da parte di ospedali pubblici SPAGNOLI di riconoscere la TEAM

La Commissione europea ha chiesto informazioni alla Spagna circa denunce secondo cui gli ospedali spagnoli che forniscono assistenza pubblica rifiutano attualmente di riconoscere la tessera europea di assicurazione malattia (TEAM). La Commissione si preoccupa che la Spagna possa non ottemperare agli obblighi che la legislazione dell'UE le impone di fornire assistenza sanitaria d'emergenza a persone di passaggio provenienti da altri Stati membri secondo le stesse modalità e condizioni applicate ai cittadini spagnoli nel quadro del sistema sanitario nazionale.

La richiesta di informazioni da parte della Commissione fa seguito ad un numero crescente di denunce che le sono pervenute, riguardanti ospedali situati soprattutto in regioni turistiche spagnole che forniscono servizi sanitari pubblici. Questi rifiutano di assistere i cittadini su presentazione della tessera sanitaria europea e chiedono invece una polizza di assicurazione di viaggio e gli estremi di una carta di credito. L'assistenza sanitaria pubblica è generalmente gratuita in Spagna e la TEAM conferisce il diritto al suo titolare di ricevere assistenza alle medesime condizioni dei cittadini spagnoli. In alcuni casi, però, i cittadini sono stati erroneamente informati del fatto che la loro tessera sanitaria europea non era valida se erano in possesso di un'assicurazione di viaggio. Altri pazienti erano convinti di ricevere assistenza grazie alla loro tessera sanitaria europea, ma sono poi venuti a sapere che la loro compagnia assicurativa aveva ricevuto una fattura per le cure fornite.

per ulteriori informazioni: IP/13/474 – J. Todd - tel. +32 229 94107 - cell. +32 498 99 4107)

  1. Pareri motivati

  1. Energia rinnovabile: il BELGIO e l'ESTONIA sono stati esortati ad applicare le norme UE sull'energia rinnovabile

Oggi la Commissione ha sollecitato formalmente il Belgio e l'Estonia a provvedere per assicurare la piena conformità alle norme UE sulle energie rinnovabili. La Commissione europea ha inviato pareri motivati al Belgio e all'Estonia per non aver informato la Commissione del recepimento completo della direttiva sull'energia rinnovabile (Direttiva 2009/28/CE). La direttiva sull'energia rinnovabile doveva essere attuata dagli Stati membri entro il 5 dicembre 2010. Il Belgio e l'Estonia non hanno tuttavia informato la Commissione di aver predisposto tutte le misure necessarie al recepimento completo della direttiva nella legislazione nazionale. Se entro due mesi gli Stati membri in questione non si saranno conformati agli obblighi legali, la Commissione potrà decidere di deferirli alla Corte di giustizia dell'UE. I due suddetti pareri motivati sono completati da procedimenti simili riguardanti Austria, Cipro, Repubblica Ceca, Finlandia, Ungheria, Polonia, Slovenia, Lettonia e Paesi Bassi.

    Per ulteriori informazioni: http://ec.europa.eu/energy/renewables/targets_en.htm.

(per ulteriori informazioni: M. Holzner - tel. +32 229 60196 - cell. +32 498 98 2280)

  1. Parità di trattamento fra uominini e donne: la Commissione continua l'azione legale nei confronti dell'AUSTRIA sui diritti dei lavoratori autonomi

Oggi la Commissione ha deciso di inviare un parere motivato all'Austria per non aver dato piena attuazione alla direttiva sulla parità di trattamento fra uomini e donne che esercitano un'attività autonoma. Il termine per il recepimento di tale direttiva è scaduto il 5 agosto 2012 e nel settembre dello stesso anno è stata inviata all'Austria una lettera di costituzione in mora. A tutt'oggi l'Austria ha recepito solo in parte la direttiva nella legislazione nazionale. È stata notificata una serie di misure di recepimento, ma altre devono ancora essere adottate sia a livello federale che regionale.

La Direttiva sui lavoratori che esercitano un'attività autonoma e i coniugi che partecipano all'attività (2010/41/UE) garantisce diritti di protezione sociale a milioni di donne sul mercato del lavoro, incoraggiando l'imprenditorialità femminile. Tali disposizioni garantiscono alle lavoratrici autonome e alle coniugi e conviventi che partecipano alle attività dei lavoratori autonomi un'indennità di maternità e un'interruzione dell'attività lavorativa per almeno 14 settimane, se decidono di usufruirne. Attualmente solo un imprenditore su tre è una donna. In assenza di risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà deferire l'Austra alla Corte di giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: M. Andreeva - tel. +32 229 91382 - cell. +32 498 99 1382)

  1. Direttiva sulla conservazione dei dati: la Commissione chiede al Belgio di conformarsi alle norme UE

La Commissione europea ha richiesto al Belgio di conformare la propria legislazione alla normativa dell'UE sulla conservazione dei dati, dopo che lo Stato membro in questione ha mancato di informare la Commissione sulle opportune misure di recepimento delle norme nel diritto nazionale. Il sollecito della Commissione è espresso sotto forma di parere motivato (che costituisce la seconda delle tre fasi di un procedimento UE di infrazione).

La direttiva sulla conservazione dei dati impone l'obbligo a compagnie telefoniche e fornitori di servizi di conservare dati relativi al traffico e alla provenienza (non al contenuto delle comunicazioni) ai fini dell'applicazione della legge. La suddetta direttiva è stata adottata nel 2006 e avrebbe dovuto essere recepita nella legislazione nazionale entro il 15 settembre 2007, con facoltà di differire l'applicazione della direttiva alla conservazione dei dati delle comunicazioni concernenti l'accesso a internet, la telefonia via internet e la posta elettronica su internet sino al 15 marzo 2009.

A tutt'oggi il Belgio non ha recepito pienamente la direttiva. In particolare le autorità belghe devono ancora conformare la legislazione nazionale alle norme UE che impongono alle compagnie di conservare i dati per periodi non inferiori a sei mesi e non superiori a due anni, con opportune salvaguardie della sicurezza e della protezione dei dati. Il Belgio dispone ora di due mesi per conformarsi alla normativa dell'Unione europea. In difetto, la Commissione potrà adire la Corte di giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: M. Cercone - tel. +32 229 80963 - cell. +32 498 98 2349)

  1. Libera circolazione delle merci: la REPUBBLICA CECA deve eliminare le barriere alle importazioni di gioielli da altri Stati membri

La Commissione europea ha chiesto alla Repubblica ceca di modificare le proprie norme e prassi amministrative affinché gli articoli di gioielleria provenienti da altri Stati membri possano essere venduti sul suo territorio. Nella fattispecie l'ufficio ceco del saggio dei metalli preziosi rifiuta di riconoscere il marchio apposto sui gioielli dal suo omologo olandese, asserendo che tali marchi non permettono di distinguere tra i prodotti originari dell'UE e quelli originari di paesi terzi (quali Cina e Hong Kong). Secondo la Commissione, le norme vigenti ostacolano la libera circolazione delle merci nel mercato interno dell'Unione e sono pertanto contrarie agli articoli da 34 a 36 del TFUE.

Per quanto riguarda il commercio di prodotti a base di metalli preziosi, la Corte di giustizia dell'Unione europea ha precedentemente statuito che gli Stati membri non possono richiedere l'apposizione di un nuovo marchio sui prodotti importati da un altro Stato membro nel quale questi ultimi siano già stati legittimamente commercializzati e marchiati conformemente alla legislazione nazionale, purché le informazioni presenti sul marchio siano equivalenti a quelle prescritte dallo Stato membro di importazione e risultino altresì comprensibili ai suoi consumatori. La Commissione ha pertanto emesso un parere motivato sollecitando la Repubblica ceca a modificare la propria legislazione al fine di permettere la libera circolazione delle merci nel mercato unico. In assenza di un'opportuna modifica della legislazione ceca entro due mesi, la Commissione potrà deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: C. Corazza - tel. +32 229 51752 - cell. +32 498 99 2862)

  1. Sicurezza sociale: la Commissione chiede alla Finlandia di eliminare le restrizioni sul diritto dei lavoratori migranti alle indennità di disoccupazione

La Commissione europea ha chiesto alla Finlandia di eliminare una condizione discriminatoria che lede il diritto dei lavoratori migranti alle indennità di disoccupazione. Come la maggior parte degli Stati membri, la Finlandia applica una condizione generale secondo cui i lavoratori devono aver lavorato come dipendenti o autonomi per un periodo minimo per poter beneficiare delle indennità di disoccupazione. In Finlandia i lavoratori migranti che chiedono l'indennità di disoccupazione devono però anche aver lavorato sul territorio nazionale per almeno quattro settimane da dipendenti, o quattro mesi da lavoratori autonomi. Se tale condizione non è soddisfatta, l'assicurazione del richiedente relativa ai periodi di lavoro subordinato o autonomo completati in un altro Stato membro non è presa in considerazione e il/la richiedente non ha diritto alle indennità di disoccupazione.

La Commissione ritiene che la prescrizione di periodi minimi di lavoro subordinato o autonomo svolto in Finlandia per poter prendere in considerazione i periodi precedentemente completati in un altro Stato membro sia in contrasto con la legislazione dell'UE. Il Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (articolo 45) e il Regolamento (CE) n. 883/2004 (articolo 6) impongono agli Stati membri di prendere in considerazione i periodi di assicurazione, di residenza e di occupazione maturati secondo la legislazione di ogni altro Stato membro, come se si trattasse di periodi maturati secondo la propria legislazione. Questa prescrizione costituisce uno dei principi fondamentali del coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale nell'Unione europea. Garantisce ai lavoratori migranti che esercitano il diritto alla libera circolazione di non essere privati dei vantaggi di sicurezza sociale cui avrebbero avuto diritto se avessero trascorso la propria vita professionale in un unico Stato membro.

Il sollecito della Commissione è esposto sotto forma di parere motivato nel quadro dei procedimenti di infrazione dell'UE. La Finlandia dispone ora di due mesi per notificare alla Commissione i provvedimenti presi per conformarsi alla normativa UE. In difetto, la Commissione potrà decidere di deferire la Finlandia alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

(per ulteriori informazioni: J. Todd - tel. +32 229 94107 - cell. +32 498 99 4107)

  1. Assicurazione: la Commissione sollecita la GRECIA a conformarsi alla legislazione UE

Oggi la Commissione europea ha sollecitato la Grecia a recepire correttamente la prima e la terza delle direttive sull'assicurazione non vita (73/239/CEE e 92/49/CEE) nella propria legge sui servizi di soccorso stradale. In base alla legislazione greca gli assicuratori sono tenuti a notificare sistematicamente (con scadenza annuale) le polizze assicurative di soccorso stradale all'autorità di vigilanza del settore assicurativo. La Commissione ritiene che ciò costituisca una violazione del diritto dell'Unione.

Le norme comuni concordate negli anni '70 stipulano tra l'altro condizioni per l'autorizzazione iniziale e la vigilanza prudenziale, con una particolare attenzione allo stato generale di solvibilità, agli accantonamenti tecnici e agli attivi a garanzia di questi ultimi. Le norme comprendono altresì l'abolizione dell'autorizzazione preventiva o della notifica sistematica delle condizioni di polizza e delle tariffe, il che incita le compagnie assicurative ad accedere a nuovi mercati con conseguente aumento della concorrenza. Si sollecita pertanto la Grecia a sopprimere tale obbligo. Il sollecito della Commissione è esposto sotto forma di parere motivato nel quadro dei procedimenti di infrazione dell'UE. Se entro due mesi non saranno notificate misure volte a porre fine alla violazione del diritto dell'UE, la Commissione potrà decidere di deferire la Grecia alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

(per ulteriori informazioni: C. Hughes - tel. +32 2 2964450 - cell. +32 498 964450)

  1. Libera circolazione delle merci: la Commissione sollecita la Grecia ad eliminare le barriere commerciali all'esportazione parallela di medicinali

La Commissione ha inviato un parere motivato alla Grecia in ragione della creazione di ostacoli all'esportazione di prodotti farmaceutici che privano i potenziali esportatori di tali prodotti dei vantaggi dell'esportazione parallela. La legislazione greca stabilisce che i commercianti all'ingrosso possono esportare medicinali all'estero soltanto se hanno acquistato i prodotti da esportare direttamente dalle case farmaceutiche. L'esportazione non è consentita se i prodotti sono stati acquistati da altri grossisti. Neppure i rivenditori che esportano prodotti farmaceutici possono agire da intermediari nelle esportazioni di altri rivenditori di prodotti farmaceutici. Tali commercianti all'ingrosso possono vendere i medicinali agendo da intermediari sul territorio nazionale ma non per l'esportazione. Tale disposizione vigente in Grecia ha pertanto gli stessi effetti di una restrizione quantitativa delle esportazioni, che è discriminatoria e viola quindi l'articolo 35 del TFUE.

Gli Stati membri possono imporre taluni obblighi ai titolari di autorizzazioni per l'immissione in commercio e ai distributori di medicinali in misura proporzionale agli obiettivi di salute pubblica perseguiti (ad esempio per assicurare la fornitura adeguata e costante di medicinali in un determinato Stato membro). Allorché una restrizione è proporzionale all'obiettivo di protezione della salute pubblica, è compatibile con la normativa dell'UE. Quando però si spinge oltre lo stretto necessario per assicurare la fornitura costante, diventa una misura ingiustificata che produce gli stessi effetti di una restrizione quantitativa delle esportazioni.

La Commissione ha pertanto inviato un parere motivato alla Grecia in ragione della creazione di ostacoli all'esportazione di prodotti farmaceutici. Se entro due mesi lo Stato membro interessato non informerà la Commissione dei provvedimenti presi per assicurare il pieno rispetto dei suoi obblighi, la Commissione potrà decidere di adire la Corte di giustizia dell'Unione europea.

(per ulteriori informazioni: C. Corazza - tel. +32 229 51752 - cell. +32 498 99 2862)

  1. Ambiente: la Commissione chiede all'UNGHERIA di recepire le norme UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici

La Commissione europea sollecita l'Ungheria a recepire nella legislazione nazionale la normativa UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici (protection of animals used for scientific purposes). La direttiva in questione intende minimizzare l'impiego di animali a fini sperimentali e impone di ricorrere ad alternative laddove sia possibile, mantenendo contemporaneamente la ricerca nell'UE ai massimi livelli. La direttiva doveva essere recepita nella legislazione nazionale entro il 10 novembre 2012. Poiché l'Ungheria non ha rispettato tale scadenza, il 31 gennaio 2013 è stata inviata una lettera di costituzione in mora.

Nel marzo 2013 l'Ungheria ha informato la Commissione delle disposizioni nazionali pertinenti, ma la Commissione constata con preoccupazione che talune disposizioni non sono state integrate nella legislazione ungherese. In particolare non sembra che sia garantita una protezione sufficiente ai primati utilizzati a fini sperimentali. La Commissione invia pertanto un parere motivato all'Ungheria. Se l'Ungheria non agirà entro due mesi, il caso potrà essere deferito alla Corte di giustizia dell'UE, che potrebbe imporre sanzioni pecuniarie.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - tel. +32 229 53593 - cell. +32 498 95 3593)

  1. Orario di lavoro: la Commissione chiede all'ITALIA di rispettare i periodi minimi di riposo giornaliero e settimanale dei medici

La Commissione europea ha chiesto all'Italia di rispettare il diritto dei medici che lavorano in strutture sanitarie pubbliche a periodi minimi di riposo giornaliero e settimanale, come stabilito dalla direttiva sull'orario di lavoro (Direttiva 2003/88/CE). In base alla legislazione italiana numerosi diritti fondamentali stabiliti nella direttiva sull'orario di lavoro, quali la durata media dell'orario di lavoro settimanale limitata a 48 ore e un periodo minimo di riposo giornaliero di 11 ore, non si applicano agli "amministratori" che lavorano presso il servizio sanitario nazionale. La direttiva consente agli Stati membri di derogare ai suddetti diritti quando si tratta "di dirigenti o di altre persone aventi potere di decisione autonomo". I medici che lavorano per la sanità pubblica italiana, tuttavia, sono classificati ufficialmente come "amministratori" senza godere necessariamente di prerogative dirigenziali o di autonomia rispetto al proprio orario di lavoro. Ne consegue un'ingiusta privazione dei diritti garantiti loro dalla direttiva sull'orario di lavoro.

La legislazione italiana contiene poi altre disposizioni e norme che privano i lavoratori della sanità pubblica del diritto ad un periodo minimo di riposo giornaliero e settimanale. La Commissione ha ricevuto numerose denunce relative al fatto che, a causa dell'errata applicazione della direttiva, i medici sono sottoposti ad orari di lavoro eccessivi senza un adeguato riposo.

Il sollecito della Commissione è esposto sotto forma di parere motivato nel quadro dei procedimenti di infrazione dell'UE. L'Italia dispone ora di due mesi per notificare alla Commissione le misure adottate per allineare la legislazione nazionale alla normativa dell'UE. In difetto, la Commissione potrà decidere di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

(per ulteriori informazioni: J. Todd - tel. +32 229 94107 - cell. +32 498 99 4107)

  1. Libera circolazione: la Commissione prosegue l'azione nei confronti della LITUANIA per sostenere i diritti dei cittadini dell'UE

La Commissione europea ha concesso due mesi di tempo alla Lituania per conformarsi alla normativa dell'Unione sulla libera circolazione dei cittadini dell'UE e delle loro famiglie in tutta l'Unione. Il sollecito della Commissione è espresso sotto forma di parere motivato (che costituisce la seconda delle tre fasi di un procedimento UE di infrazione). La Lituania non offre sufficienti garanzie sul fatto che le autorità nazionali procedano all'espulsione soltanto di quei cittadini dell'UE che costituiscono un pericolo reale, grave e immediato per la società. La Direttiva sulla libera circolazione mira ad assicurare che tutti i cittadini dell'UE possano fruire appieno del loro diritto a viaggiare liberamente, a vivere e a lavorare ovunque nell'Unione europea. Essa contiene altresì varie misure di salvaguardia nel caso in cui gli Stati membri intendano limitare il diritto alla libera circolazione.

In assenza di risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà deferire la Lituania alla Corte di giustizia dell'UE. Gli Stati membri avrebbero dovuto recepire pienamente la direttiva sulla libera circolazione (2004/38/CE) nei propri ordinamenti giuridici entro aprile 2006.

(per ulteriori informazioni: M. Andreeva - tel. +32 229 91382 - cell. +32 498 99 1382)

  1. Moneta elettronica: la Commissione chiede alla POLONIA di applicare la normativa dell'UE

Oggi la Commissione europea ha chiesto alla Polonia di dare piena attuazione alla direttiva concernente l'avvio, l'esercizio e la vigilanza degli istituti di moneta elettronica (Direttiva 2009/110/CE). Tale direttiva, comunemente nota come la seconda direttiva sulla moneta elettronica, sostituisce la direttiva 2000/46/CE e doveva essere attuata in tutti gli Stati membri entro il 30 aprile 2011.

Il sollecito della Commissione è esposto sotto forma di parere motivato complementare nel quadro dei procedimenti di infrazione dell'UE. Un primo parere motivato era stato emesso alla fine di aprile 2012, in seguito alla mancata comunicazione da parte della Polonia del recepimento della direttiva nella legislazione nazionale (IP/12/418). La Polonia ha successivamente notificato alla Commissione di aver integrato parte delle disposizioni richieste e di voler completare il recepimento entro la fine del 2012. In assenza di successiva notifica del completo recepimento della direttiva da parte della Polonia, la Commissione ha deciso di emettere un parere motivato complementare. Se entro due mesi non saranno notificate le misure di recepimento completo della legislazione dell'UE, la Commissione potrà decidere di deferire la Polonia alla Corte di giustizia dell'Unione europea. Per ulteriori informazioni:
http://ec.europa.eu/internal_market/payments/emoney/transposition/index_en.htm.

(per ulteriori informazioni: C. Hughes - tel. +32 2 2964450 - cell. +32 498 964450)

  1. Fiscalità: La Commissione chiede al REGNO UNITO di provvedere affinché le imbarcazioni private non utilizzino carburante a tassazione ridotta.

La Commissione europea ha ufficialmente sollecitato il Regno Unito a modificare la propria legislazione per assicurare che le imbarcazioni private da diporto, ad esempio yacht di lusso, non possano più rifornirsi di carburante a tassazione ridotta destinato alle imbarcazioni da pesca. In base alla normativa UE sulla marcatura fiscale dei carburanti, il carburante che può beneficiare di un'aliquota ridotta deve essere caratterizzato da una colorazione diversa. Le imbarcazioni da pesca, ad esempio, sono autorizzate a utilizzare carburante soggetto ad aliquota fiscale ridotta mentre le imbarcazioni private devono usare carburante soggetto all'aliquota standard.

La legislazione del RU non impone attualmente ai distributori di carburante di predisporre due serbatoi separati, uno contenente il carburante contrassegnato ad aliquota ridotta e l'altro il carburante ad aliquota standard. Ne consegue che le imbarcazioni da diporto non soltanto utilizzano il carburante destinato ai pescherecci, ma rischiano sanzioni pesanti se, navigando nelle acque di un altro Stato membro, vengono controllate dalle autorità locali.

Il sollecito della Commissione è esposto sotto forma di parere motivato. In assenza di risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà deferire il Regno Unito alla Corte di giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: E. Traynor - tel. +32 229 21548 - cell. +32 498 98 3871)


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