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Commissione europea

MEMO

Bruxelles, 25 aprile 2013

Pacchetto infrazioni aprile: principali decisioni

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Con le procedure d’infrazione aperte questo mese la Commissione europea avvia azioni legali nei confronti di alcuni Stati membri per inadempimento degli obblighi previsti dalla normativa dell’Unione. Le decisioni qui esposte, relative a settori diversi, si propongono di garantire la corretta applicazione del diritto dell’Unione a favore dei cittadini e delle imprese.

La Commissione ha adottato oggi 141 decisioni, tra le quali 20 pareri motivati e 4 deferimenti alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Si riporta qui di seguito una breve esposizione delle decisioni principali. Per maggiori informazioni sulla procedura d’infrazione si rimanda a MEMO/12/12.

  1. Deferimenti alla Corte di giustizia

  1. Benessere degli animali: la Commissione deferisce la GreCIA e l’ItalIA alla Corte per non aver applicato il divieto di allevamento in batteria delle galline ovaiole

In data odierna la Commissione europea ha deciso di citare la Grecia e l’Italia innanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea per non aver correttamente attuato la direttiva 1999/74/CE che vieta le "gabbie non modificate" (allevamento in batteria).

La decisione politica di vietare le "gabbie non modificate" è stata adottata nel 1999. La Grecia e l’Italia disponevano di dodici anni per assicurare un passaggio morbido al nuovo sistema e dare attuazione alla direttiva. A decorrere dal 1° gennaio 2012 la direttiva 1999/74/CE prescrive che tutte le galline ovaiole siano tenute in "gabbie modificate" dotate di spazio per fare il nido, razzolare e appollaiarsi o in sistemi alternativi. Le gabbie possono essere usate soltanto se offrono a ciascuna gallina una superficie pari ad almeno 750 cm², un nido, lettiera, posatoi e dispositivi per accorciare le unghie, consentendo così alle galline di soddisfare i loro bisogni biologici e comportamentali.

(Per ulteriori informazioni: IP/13/366 F. Vincent - tel. +32 2 298 71 66 - cellulare +32 498 98 7166)

  1. Prestazioni di vecchiaia: la Commissione cita la SlovaCCHIA innanzi alla Corte poiché questa si rifiuta di versare una prestazione di vecchiaia ai pensionati che vivono all’estero

La Commissione europea ha deferito la Slovacchia alla Corte di giustizia dell’UE poiché rifiuta di versare una prestazione di vecchiaia, il cosiddetto assegno natalizio, ai pensionati che vivono in un altro Stato membro dell’UE, in Islanda, nel Liechtenstein, in Norvegia o in Svizzera violando così obblighi che le incombono in forza della normativa dell’UE sul coordinamento della sicurezza sociale.

In forza della normativa dell’UE il diritto a una prestazione di vecchiaia non può essere subordinato alla condizione che il pensionato viva nello Stato membro in cui richiede la prestazione in questione. La normativa unionale consente ai pensionati di spostarsi in un altro Stato membro quando cessano di lavorare mantenendo la loro pensione.

(Per ulteriori informazioni: IP/13/364 – J. Todd - tel. +32 2 299 41 07 - cellulare +32 498 99 4107)

  1. Fiscalità: la Commissione deferisce la SPAGNA alla Corte per una tassazione discriminatoria delle proprietà immobiliari

La Commissione europea ha deciso di citare la Spagna innanzi alla Corte di giustizia dell’UE a motivo di una tassazione discriminatoria delle proprietà immobiliari che priva i non residenti dei vantaggi fiscali di cui fruiscono i residenti.

In base alla legislazione spagnola, le plusvalenze derivanti dalla vendita di una residenza permanente sono esenti da imposta se il denaro è usato per acquistare un’altra residenza permanente. Tuttavia tale disposizione si applica soltanto ai residenti spagnoli, configurando quindi una discriminazione contro i non residenti che possono trovarsi a pagare tasse molto più alte.

Nella pratica, se una persona che vive in Spagna vende la propria residenza permanente per acquistare una nuova casa in un altro Stato membro in cui intende trasferirsi, tale persona può essere tassata sulle plusvalenze realizzate nella vendita. Di converso, se tale persona fosse rimasta in Spagna e avesse acquistato lì una nuova casa non avrebbe pagato questa imposta.

La Commissione ritiene che ciò costituisca un ostacolo alla libera circolazione delle persone, dei lavoratori subordinati e dei lavoratori autonomi e violi pertanto i trattati UE. Il deferimento alla Corte di giustizia dell’UE è l’ultimo passo nella procedura d’infrazione.

(Per ulteriori informazioni: IP/13/365 - E. Traynor - tel. +32 2 292 15 48 - cellulare +32 498 98 3871)

  1. Pareri motivati

  1. Trasporti marittimi: la Commissione chiede al REGNO UNITO e alla Romania di adottare misure nazionali relative alle modalità di dichiarazione delle navi

La Commissione europea ha chiesto al Regno Unito e alla Romania di recepire nella normativa nazionale i requisiti della direttiva relativa alle formalità di dichiarazione delle navi in arrivo o in partenza da porti degli Stati membri e che abroga la direttiva 2002/6/CE (direttiva 2010/65/UE). Il termine per l’attuazione era il 19 maggio 2012. Nonostante le lettere di costituzione in mora inviate alla Romania e al Regno Unito nel luglio 2012, questi due Stati membri non hanno comunicato alla Commissione tutte le necessarie misure nazionali. L’adozione delle misure a recepimento è importante, considerato l’obiettivo di semplificare e armonizzare le procedure amministrative che si applicano ai trasporti marittimi.

La Commissione invia pertanto a ciascuno di questi due Stati membri un parere motivato (la seconda fase di una procedura d’infrazione). Se entro due mesi essi non invieranno una risposta soddisfacente, la Commissione potrà deferire questi Stati membri alla Corte di giustizia dell’UE.

(Per ulteriori informazioni: H. Kearns – tel: +32 2 298 76 38 – cellulare: +32 498 98 7638)

  1. Efficienza energetica negli edifici: la Commissione chiede alla SLOVENIA e alla SPAGNA di adottare misure nazionali in relazione all’efficienza energetica negli edifici

In data odierna la Commissione ha inviato pareri motivati alla Slovenia e alla Spagna sollecitandole a notificarle le loro misure di attuazione della direttiva sulla prestazione energetica negli edifici. La direttiva 2010/31/UE doveva essere recepita nel diritto nazionale entro il 9 luglio 2012. In forza di questa direttiva gli Stati membri devono stabilire e applicare requisiti minimi di prestazione energetica agli edifici nuovi ed esistenti, assicurare la certificazione della resa energetica degli edifici e prescrivere l’ispezione regolare dei sistemi di riscaldamento e di condizionamento. La direttiva fa obbligo inoltre agli Stati membri di assicurare che, entro il 2021, tutti i nuovi edifici siano del tipo denominato "a energia quasi zero". Se i due Stati membri non ottempereranno entro due mesi al loro obbligo legale, la Commissione potrà decidere di deferirli alla Corte di giustizia.

Nel settembre 2012 la Commissione aveva attivato procedure d’infrazione contro 24 Stati membri che non le avevano notificato le misure nazionali a recepimento della direttiva nel diritto nazionale. Nel frattempo la maggior parte degli Stati membri ha notificato alla Commissione le proprie misure nazionali di recepimento, tranne l’Italia, la Grecia, il Portogallo e la Bulgaria cui sono stati inviati nel gennaio 2013 pareri motivati.

Per ulteriori informazioni: http://ec.europa.eu/energy/infringements/index_en.htm

(Per ulteriori informazioni: M. Holzner - tel. +32 2 296 01 96 - cellulare +32 498 98 2280)

  1. Congedo parentale: la Commissione chiede al BelgiO di uniformarsi alle norme UE

La Commissione europea ha chiesto al Belgio di mettere in linea la sua legislazione con la legislazione unionale in tema di congedo parentale dopo che il paese è venuto meno all’obbligo di informare la Commissione sul varo di misure adeguate per recepire tali norme nel diritto nazionale. La richiesta della Commissione si configura in un parere motivato (la seconda fase della procedura d’infrazione dell’UE che si articola in tre fasi). La direttiva sul congedo parentale conferisce a ciascun genitore che lavora il diritto ad almeno quattro mesi di congedo dopo la nascita o l’adozione di un bambino – anche se è lasciata agli Stati membri la decisione quanto alla retribuzione durante il congedo. Almeno uno dei quattro mesi non può essere trasferito all’altro genitore – il che significa che esso andrà perso se non se ne fruisce – in modo da incoraggiare i padri a usufruire del congedo.

Finora il Belgio non ha recepito appieno la direttiva. In particolare, le autorità belghe devono ancora mettere la loro legislazione nazionale in linea con le regole unionali nella Regione vallona e per quanto concerne le Forze armate. Il Belgio dispone ora di due mesi per adeguarsi alla normativa unionale. In caso contrario la Commissione potrà decidere di adire la Corte di giustizia dell’UE.

(Per ulteriori informazioni: M. Andreeva - tel. +32 2 299 13 82- cellulare +32 498 99 1382)

  1. Pensioni: la Commissione chiede a CIPRO di tener conto dei periodi di lavoro degli insegnanti ciprioti che hanno lavorato in Grecia

La Commissione europea ha chiesto a Cipro di tener conto dei periodi di lavoro svolti da insegnanti ciprioti in Grecia ai fini del diritto e del conteggio di una pensione a Cipro. Attualmente le autorità cipriote rifiutano di tener conto dei periodi di lavoro svolti in Grecia per riconoscere il diritto e procedere al calcolo della pensione e non concedono una pensione parziale agli insegnanti che hanno lavorato sia in Grecia che a Cipro. Secondo le autorità greche la motivazione del rifiuto è che il regime cipriota speciale di pensionamento dei funzionari non è soggetto alle disposizioni del regolamento (CE) n. 883/2004 sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale.

Mentre il trattato impone di sommare tutti i periodi di lavoro e di mantenere l’unità della carriera per quanto concerne la sicurezza sociale dei lavoratori migranti, l’applicazione della legislazione cipriota produrrebbe esattamente il risultato inverso poiché porta alla perdita dei diritti e all’interruzione della carriera dei lavoratori. Tuttavia, secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, il coordinamento dei sistemi nazionali si applica a tutte le legislazioni per quanto concerne gli otto rami tradizionali della sicurezza sociale: si applica ai regimi generali e speciali, contributivi o meno, come anche ai sistemi relativi agli obblighi dei datori di lavoro legati ai rami della sicurezza sociale.

La domanda della Commissione si configura in un parere motivato. Cipro dispone di due mesi per informare la Commissione delle misure adottate al fine di applicare appieno la regolamentazione. In caso contrario la Commissione potrebbe adire la Corte di giustizia dell’Unione europea.

(Per ulteriori informazioni: J. Todd - tel. +32 229 94107 - cellulare +32 498 99 4107)

  1. Ambiente: la Commissione chiede a CIPRO di allineare alle norme europee le leggi sull’accesso alla giustizia

La Commissione europea è preoccupata che la legislazione di Cipro sull’accesso alla giustizia in tema ambientale venga meno agli standard europei. In forza della legislazione dell’UE gli Stati membri devono assicurare l’accesso a procedure di ricorso amministrativo o giurisdizionale per quanto concerne la valutazione dell’impatto che certi progetti possono avere sull’ambiente. Tale norma è volta ad assicurare al pubblico e alle ONG una partecipazione effettiva in tali procedure. Dopo aver esaminato la legislazione di Cipro in tale ambito, la Commissione nutre preoccupazioni quanto al fatto che la legislazione vigente possa limitare l’accesso di certe ONG alla giustizia.

Nonostante una precedente lettera di costituzione in mora e la segnalazione di Cipro dell’intenzione di modificare tale legislazione, la Commissione non è stata informata di nessuna modifica della legislazione cipriota. Pertanto viene inviato un parere motivato (la seconda fase delle procedure d’infrazione dell’UE). Cipro dispone di due mesi per rispondere, in caso contrario la Commissione potrà decidere di adire la Corte di giustizia dell’UE.

(Per ulteriori informazioni: J. Hennon - tel. +32 2 295 35 93 - cellulare +32 498 95 3593)

  1. Fiscalità: la Commissione chiede alla DANIMARCA di modificare le norme fiscali relative agli istituti esteri d’investimento

La Commissione europea ha chiesto formalmente alla Danimarca di modificare la tassazione dei dividendi distribuiti agli istituti esteri d’investimento che fruiscono di una tassazione minima (investeringsinstitutter med minimumsbeskatning).

In Danimarca i dividendi distribuiti ai fondi registrati quali "istituti d’investimento con tassazione minima" sono esenti da imposta, ma soltanto se l’istituto è danese.

La Commissione ritiene che le regole fiscali danesi discriminino contro gli "istituti di investimento con tassazione minima" di altri Stati membri. Ciò configura una violazione della libertà di fornitura di servizi e della libera circolazione dei capitali di cui ai trattati UE. In seguito alla lettera di costituzione in mora inviata dalla Commissione il 30 aprile 2012 (prima fase della procedura d’infrazione), la Commissione chiede oggi alla Danimarca di modificare entro due mesi la sua legislazione per metterla in linea con la normativa UE (seconda fase della procedura d’infrazione). Se la Danimarca non si adeguerà, la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’UE.

(Per ulteriori informazioni: E. Traynor - tel. +32 2 292 15 48 - cellulare +32 498 98 3871)

  1. Ambiente: la Commissione chiede all’ESTONIA di migliorare la legge sull’accesso alle informazioni ambientali

La Commissione europea è preoccupata che la legislazione dell’Estonia sull’accesso alle informazioni ambientali venga meno agli standard europei. In forza della legislazione UE, gli Stati membri devono assicurare l’accesso alle informazioni sull’ambiente detenute dalle autorità pubbliche. Dopo aver esaminato la legislazione estone in tale ambito la Commissione ha concluso che essa presenta carenze. Tra esse si individua l’assenza di un obbligo di controbilanciare l’interesse pubblico con l’interesse di rifiutare una richiesta riguardante comunicazioni interne, nonché l’assenza di un requisito che faccia obbligo di indicare il nome dell’autorità che prepara materiali non ancora completati e il tempo stimato per il loro completamento.

Sebbene l’Estonia condivida la valutazione della Commissione, la legislazione estone in questione non è stata ancora riveduta. La Commissione invia pertanto un parere motivato (la seconda fase della procedura d’infrazione UE) cui l’Estonia dovrà rispondere entro due mesi. Se la risposta delle autorità estoni non sarà soddisfacente, la Commissione potrà deferire il caso alla Corte di giustizia dell’UE.

(Per ulteriori informazioni: J. Hennon - tel. +32 2 295 35 93 - cellulare +32 498 95 3593)

  1. Sicurezza marittima: la Commissione chiede alla GERMANIA di applicare correttamente le misure volte a migliorare la sicurezza dei suoi porti

La Commissione europea ha inviato alla Germania un parere motivato invitandola ad applicare correttamente la direttiva UE relativa al miglioramento della sicurezza dei porti (2005/65/CE) nei porti del Land Mecklemburgo-Pomerania occidentale (in particolare a Rostock). Il Land non ha ancora posto in atto le valutazioni e i piani di sicurezza portuale previsti dalla direttiva. Detta direttiva, che è uno degli strumenti fondamentali della politica in materia di sicurezza marittima, mira a garantire un livello di sicurezza elevato e uguale in tutti i porti europei. La Germania dispone di due mesi per informare la Commissione delle misure adottate per applicare appieno la normativa. In caso contrario la Commissione potrà adire la Corte di giustizia dell’Unione europea.

(Per ulteriori informazioni: H. Kearns – tel: +32 2 298 76 38 – cellulare: +32 498 98 7638)

  1. Ambiente: la Commissione chiede alla GERMANIA di migliorare l’accesso alla giustizia

La Commissione europea è preoccupata che le leggi della Germania sull’accesso alla giustizia in relazione a decisioni che hanno un impatto sull’ambiente vengano meno agli standard europei. In forza della legislazione UE, gli Stati membri devono assicurare che le parti interessate o quelle conculcate nei loro diritti, comprese le ONG, abbiano accesso a procedimenti di riesame per impugnare la legalità delle decisioni in tema ambientale. Dopo aver esaminato la legislazione tedesca in tale ambito, la Commissione ha concluso che essa presenta diverse carenze per quanto concerne l’accesso alla giustizia per le persone e le ONG, soprattutto per quanto riguarda le decisioni coperte dalla direttiva sugli studi d’impatto ambientale relativi a progetti nonché la direttiva IPPC sulle emissioni industriali. La Germania ha adottato di recente una nuova legislazione sull’accesso alla giustizia, ma la Commissione continua a non essere convinta che ciò serva ad ovviare alle carenze riscontrate.

Dopo una prima lettera di costituzione in mora inviata nell’ottobre dell’anno scorso, la Commissione invia ora un parere motivato (la seconda fase della procedura d’infrazione UE) cui la Germania ha due mesi per rispondere. In assenza di una risposta soddisfacente la Commissione potrà deferire la Germania alla Corte di giustizia dell’UE.

(Per ulteriori informazioni: J. Hennon - tel. +32 2 295 35 93 - cellulare +32 498 95 3593)

  1. Cambiamento climatico: la Commissione chiede alla GRECIA di adeguarsi alle norme UE sui gas fluorinati ad effetto serra

Il regolamento (CE) n. 842/2006 fa obbligo alle imprese di adottare una serie di misure per ridurre gli sprigionamenti dagli impianti contenenti gas fluorinati (gas F) e di recuperare i gas al termine della vita utile dell’impianto. Il regolamento stabilisce inoltre regole sulla formazione e certificazione del personale addetto alla manutenzione degli impianti, sull’etichettatura degli impianti contenenti gas F, sulla rendicontazione della produzione, sulle importazioni ed esportazioni di gas F nonché alcuni divieti in ambiti specifici. Si tratta di misure importanti per limitare le emissioni di questo gruppo di gas industriali a spiccato effetto serra che contribuiscono al surriscaldamento del pianeta.

A tutt’oggi la Grecia non ha indicato alla Commissione quali organismi nazionali saranno chiamati a certificare gli impianti fissi di refrigerazione, condizionamento d’aria e pompe di calore nonché alcuni impianti fissi antincendio ed estintori contenenti gas F, compreso il titolo del certificato da rilasciarsi. La Commissione chiede pertanto oggi alla Grecia, con un parere motivato (la seconda fase della procedura d’infrazione UE), di adeguarsi entro due mesi a dette regole. In caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire la Grecia alla Corte di giustizia dell’UE.

(Per ulteriori informazioni: I. Valero Ladron - tel. +32 2 296 49 71 - cellulare +32 498 96 4971)

  1. Sicurezza marittima: la Commissione chiede all’UNGHERIA di uniformarsi ai nuovi standard in materia di equipaggiamenti marittimi

La Commissione chiede all’Ungheria di uniformarsi ai nuovi standard in materia di equipaggiamenti marittimi quali sono stati introdotti dalla normativa dell’UE. La direttiva sugli equipaggiamenti marittimi ha l’obiettivo di pervenire a un’applicazione uniforme nell’UE degli standard internazionali in tema di equipaggiamenti marittimi e agevolare la libera circolazione degli equipaggiamenti marittimi sul mercato interno. L’assenza di un recepimento tempestivo pregiudica l’attuazione uniforme di queste nuove norme di sicurezza nel mercato interno e si ripercuote sulla sicurezza marittima.

La richiesta della Commissione si configura in un parere motivato in forza delle procedure d’infrazione dell’UE. Se entro due mesi l’Ungheria non informerà la Commissione delle misure adottate per conformarsi alla normativa unionale la Commissione potrebbe deferire il caso alla Corte di giustizia europea. 

(Per ulteriori informazioni: H. Kearns - tel. +32 229 87638 - cellulare +32 498 98 7638)

  1. Mercato interno dell’energia: l’IRLANDA è sollecitata a conformarsi alle norme UE sul mercato interno dell’elettricità

La Commissione ha inviato oggi un parere motivato addizionale all’Irlanda sollecitandola nuovamente a recepire appieno la direttiva elettricità del terzo pacchetto energetico. Tale direttiva sarebbe dovuta essere pienamente recepita dagli Stati membri già entro il 3 marzo 2011. Essa contiene disposizioni essenziali per un adeguato funzionamento dei mercati dell’elettricità, come ad esempio nuove regole in tema di separazione delle reti, regole che rafforzano l’indipendenza e i poteri dei regolatori nazionali e regole per migliorare il funzionamento dei mercati al dettaglio a tutto vantaggio dei consumatori. Il parere motivato addizionale inviato oggi integra il parere motivato che era già stato inviato all’Irlanda nel giugno 2012 e chiarisce il punto di vista della Commissione per quanto concerne il recepimento delle disposizioni in tema di separazione contenute nella direttiva Elettricità. Se l’Irlanda non ottempererà ai propri obblighi legali entro due mesi, la Commissione potrà decidere di citarla innanzi alla Corte di giustizia.

Nell’autunno 2011 la Commissione ha avviato procedure d’infrazione contro 19 Stati membri per il mancato recepimento del terzo pacchetto sull’elettricità e delle direttive sul gas. Nel 2012 e all’inizio del 2013 sono stati inviati pareri motivati a 16 Stati membri che non avevano ancora completato il recepimento. Alla fine del 2012 e all’inizio del 2013 diversi Stati membri sono stati deferiti alla Corte. Essi erano la Polonia, la Slovenia, la Finlandia, la Bulgaria, l’Estonia, il Regno Unito e la Romania. La Commissione sta ancora esaminando la situazione dei rimanenti Stati membri che avevano ricevuto pareri motivati per verificare che essi abbiano recepito appieno le direttive.

Per ulteriori informazioni: http://ec.europa.eu/energy/infringements/index_en.htm.

(Per ulteriori informazioni: M. Holzner - tel. +32 2 296 01 96 - cellulare +32 498 98 2280)

  1. Porti: la Commissione invia un parere motivato addizionale alla Lituania poiché questa mantiene un diritto di priorità per gli operatori della movimentazione del carico nel rinnovo del loro contratto portuale alla sua scadenza

Questo parere motivato addizionale fa seguito a un parere motivato inviato dalla Commissione nel giugno dell’anno scorso. In conseguenza di quest’ultimo la Lituania ha modificato la propria legislazione che disciplina il nolo di terreni portuali ai servizi di movimentazione del carico. In seguito a tali cambiamenti i terreni portuali pubblici in Lituania possono essere noleggiati a un operatore di movimentazione del carico soltanto a seguito di una gara d’appalto. Tuttavia, la legislazione modificata mantiene il diritto di priorità per l’operatore di movimentazione già insediato se, a seguito della procedura d’appalto, risulta che gli altri offerenti offrivano le stesse condizioni dell’operatore storico.

La Commissione ritiene che tale disposizione determini una discriminazione contro gli operatori di altri Stati membri che desiderino stabilirsi in Lituania. Se entro due mesi la Lituania non fornirà una risposta soddisfacente, la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia europea.

(Per ulteriori informazioni: H. Kearns – tel: +32 2 298 76 38 – cellulare: +32 498 98 7638)

    Diritto del lavoro: la Commissione chiede al LUSSEMBURGO di applicare appieno la direttiva sul lavoro a tempo determinato

La Commissione europea ha chiesto al Lussemburgo di rivedere la sua legislazione per tutelare i lavoratori dipendenti dai rinnovi abusivi di contratti a tempo determinato in modo da mettersi pienamente a norma con il disposto della direttiva sul lavoro a tempo determinato. Il personale didattico e di ricerca presso l’Università di Lussemburgo come anche il personale del settore dell’intrattenimento sono esclusi dal campo di applicazione della legislazione lussemburghese attuale e si ritrovano privi di protezione innanzi a tali pratiche abusive. La direttiva fa obbligo agli Stati membri di assicurare che, quando un datore di lavoro offre posti di lavoro a tempo indeterminato, il personale con contratto a tempo determinato deve essere informato.

Le regole pertinenti in vigore a Lussemburgo prevedono solo una comunicazione indiretta tramite i comitati aziendali e mancano disposizioni in merito all’informazione diretta del personale a tempo determinato. Tale problema è particolarmente grave nelle piccole imprese, dove non esistono comitati aziendali. La richiesta della Commissione si configura in un parere motivato nel contesto delle procedure d’infrazione dell’UE. Il Lussemburgo dispone ora di due mesi per notificare alla Commissione le misure adottate al fine di attuare appieno la direttiva. In caso contrario la Commissione potrà decidere di deferire il Lussemburgo alla Corte di giustizia dell’UE.

(Per ulteriori informazioni: J. Todd - tel. +32 229 94107 - cellulare +32 498 99 4107)

  1. Telecomunicazioni: la Commissione chiede ai PAESI BASSI di assicurare l’indipendenza dell'ente regolatore olandese

La Commissione europea interviene per assicurare che l'ente regolatore olandese per le telecomunicazioni, l’ACM, mantenga la piena indipendenza nell’applicazione delle regole unionali sulle telecomunicazioni in relazione alle trasmissioni televisive. Il quadro normativo delle telecomunicazioni del 2009 impone che gli enti regolatori nazionali godano di piena indipendenza nel modo in cui applicano la regolamentazione del mercato. La Commissione ritiene che le attuali disposizioni olandesi limitino questa discrezionalità e tentino di regolamentare direttamente il mercato in due modi. Nel primo caso, le emittenti che hanno un obbligo di ridiffusione sono obbligate a offrire in rivendita i loro programmi televisivi nonché i servizi di supporto per la loro trasmissione, all’ingrosso e a prezzi orientati ai costi (per prevenire profitti indebiti). La seconda disposizione induce l’ACM a obbligare le imprese che risultino avere un significativo potere di mercato a rivendere i loro programmi ai concorrenti a prezzi orientati ai costi.

La Commissione è perplessa soprattutto per il modo in cui queste disposizioni regolamentari sono state imposte. Dovrebbe spettare agli enti regolatori indipendenti, e non al governo olandese, decidere se imporre tali misure. La Commissione invia pertanto un parere motivato (la seconda fase della procedura d’infrazione UE). I Paesi Bassi hanno due mesi per rispondere. In assenza di una risposta soddisfacente la Commissione potrà deferire tale paese alla Corte di giustizia dell’UE.

(Per ulteriori informazioni: R. Heath – tel. +32 2 296 17 16 - cellulare +32 460 75 0221)

  1. Ambiente: la Commissione chiede alla PolONIA di rispettare le norme sull’ambiente all’atto di preparare il Programma di prevenzione delle alluvioni

La Commissione nutre un certo numero di preoccupazioni quanto agli aspetti ambientali del Programma di prevenzione delle alluvioni della Vistola superiore adottato dalla Polonia. Nonostante il fatto che il Programma abbia effetti sullo stato dei corpi idrici e di diversi siti che rientrano nel programma Natura 2000, non è stata realizzata nessuna valutazione d’impatto che tenga conto degli obiettivi ambientali di cui alla normativa dell’UE come prescritto dalla direttiva sulla valutazione strategica dell'impatto ambientale. Circa 120 dei 410 progetti inclusi nel programma sono ritenuti avere anche un impatto significativo su 50 diversi siti del programma Natura 2000.

In forza della direttiva habitat, questi progetti possono essere giustificati per motivi di preponderante interesse pubblico a condizione che si propongano misure compensative e si analizzino attentamente le soluzioni alternative, ma ciò non risulta essere avvenuto. Vi sono inoltre preoccupazioni per quanto concerne la direttiva quadro sulle acque poiché il programma mette in pericolo i corpi idrici, compromettendo la loro idoneità a raggiungere un buono stato ambientale entro il 2015. Pur sostenendo appieno gli sforzi della Polonia per sviluppare un’infrastruttura di prevenzione delle alluvioni al fine di proteggere le persone e il patrimonio culturale da tali calamità, la Commissione continua a ritenere che tali sforzi devono essere condotti in linea con la legislazione ambientale dell’UE.

Nel novembre 2012 la Commissione ha inviato alla Polonia una lettera di costituzione in mora, ma da allora la Polonia non ha ancora adottato le misure appropriate per porre rimedio alla situazione, ragion per cui la Commissione invia un parere motivato cui la Polonia dovrà rispondere entro due mesi. In caso contrario la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’UE.

(Per ulteriori informazioni: J. Hennon - tel. +32 2 295 35 93 - cellulare +32 498 95 3593)

  1. Ambiente: la Commissione chiede alla SPAGNA di mettere a norma la discarica del Barranco de Sedases

La Commissione chiede alla Spagna di ripulire la discarica del Barranco de Sedases presso Fraga, Huesca, in Aragona. Il sito non soddisfa le norme definite dalla legislazione dell'UE in tema di rifiuti. Esso funziona senza i permessi appropriati e avrebbe dovuto essere condizionato o chiuso entro il 16 luglio 2009. Il 1° giugno 2012 la Commissione ha inviato alla Spagna una lettera di costituzione in mora.

Poiché sinora non sono state adottate misure amministrative per porre fine a questo abuso, la Commissione invia alla Spagna un parere motivato cui questa dovrà rispondere entro due mesi. Se le autorità spagnole non forniranno una risposta soddisfacente la Commissione potrà deferire il caso alla Corte di giustizia dell’UE.

(Per ulteriori informazioni: J. Hennon - tel. +32 229 53593 - cellulare +32 498 95 3593)

  1. Ambiente: la Commissione chiede al REGNO UNITO di rafforzare la legislazione per lo smaltimento degli oli combustibili trasformati

La Commissione chiede al Regno Unito di cambiare i suoi criteri di cessazione della qualifica di rifiuti per i rifiuti di oli combustibili. La Commissione è preoccupata che tali criteri consentano il sussistere di alte concentrazioni di contaminanti e che questi vengano quindi sprigionati durante la combustione mettendo in pericolo la salute umana e l’ambiente. Gli impianti standard di combustione, a differenza degli impianti di incenerimento dei rifiuti, non sono necessariamente attrezzati delle tecnologie necessarie per rimuovere gli inquinanti contenuti nelle emissioni di oli combustibili trasformati come ad esempio metalli pesanti, acido cloridrico e alogeni.

La Commissione invia pertanto un parere motivato cui il Regno Unito dovrà rispondere entro due mesi. Se il Regno Unito non reagirà, la Commissione potrà deferire il caso alla Corte di giustizia dell’UE.

(Per ulteriori informazioni: J. Hennon - tel. +32 2 295 35 93 - cellulare +32 498 95 3593)


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