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Bruxelles, 24 gennaio 2013

Procedure d'infrazione aperte a gennaio: decisioni principali

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Con le procedure d'infrazione aperte questo mese la Commissione europea avvia azioni legali nei confronti di alcuni Stati membri per inadempimento degli obblighi previsti dalla normativa dell'Unione. Le decisioni qui esposte, relative a settori diversi, si propongono di garantire la corretta applicazione del diritto dell'Unione a favore dei cittadini e delle imprese. La Commissione ha adottato oggi 171 decisioni, tra le quali 24 pareri motivati e 10 deferimenti alla Corte di Giustizia dell'Unione europea, per 7 dei quali vengono chieste sanzioni pecuniarie. Si riporta di seguito una breve esposizione delle decisioni principali.

Per maggiori informazioni sulla procedura d'infrazione si rimanda a MEMO/12/12.

  1. Deferimenti alla Corte di Giustizia con richiesta di sanzioni pecuniarie

  1. Mercato interno dell'energia: la Commissione deferisce alla Corte di giustizia la BULGARIA, l'ESTONIA e il REGNO UNITO per non aver recepito pienamente la normativa dell'UE

La Commissione europea deferisce alla Corte di Giustizia dell'Unione europea la Bulgaria, l'Estonia e il Regno Unito per non aver recepito appieno le regole dell'UE in tema di mercato interno dell'energia. A tutt'oggi la Bulgaria, l'Estonia e il Regno Unito hanno recepito soltanto in parte le direttive Elettricità e Gas. Tali direttive dovevano essere recepite dagli Stati membri entro il 3 marzo 2011. Per la Bulgaria, per ogni direttiva recepita parzialmente la Commissione propone una sanzione giornaliera di 8 448 euro. Per l'Estonia la Commissione propone sanzioni giornaliere di 5 068.80 euro per il recepimento solo parziale della direttiva Elettricità e di 4 224 euro per il recepimento parziale della direttiva Gas. Per il Regno Unito la Commissione chiede al tribunale d'imporre il pagamento di una sanzione giornaliera di 148 177.92 euro per ciascuna delle direttive recepite in parte. Le sanzioni proposte tengono conto della durata e della gravità dell'infrazione. Se la Corte si pronuncerà in tal senso l'ammenda giornaliera andrà pagata dalla data della sentenza fino al completamento del recepimento. L'importo definitivo delle sanzioni giornaliere sarà deciso dalla Corte.

(per ulteriori informazioni: IP/13/42 – M. Holzner - tel. +32 229 60196 - cell. +32 498 98 2280)

  1. Agenda digitale: la Commissione chiede alla Corte di Giustizia di comminare una multa al Portogallo per aver esentato delle imprese dall'obbligo di fornire un servizio universale

La Commissione europea ha chiesto alla Corte di Giustizia di irrogare un'ammenda al Portogallo poiché questo non ha rispettato la sentenza della Corte del 2010 che gli imponeva di seguire le regole UE in tema di telecomunicazioni all'atto di decidere chi dovesse fornire un servizio universale in Portogallo. La Commissione suggerisce un importo forfettario di 5 277.30 euro al giorno per il periodo tra la sentenza del 2010 e l'eventuale seconda sentenza della Corte.

La decisione odierna di deferire nuovamente il Portogallo alla Corte con richiesta di sanzioni finanziarie fa seguito a una precedente decisione di deferimento alla Corte adottata dalla Commissione nel marzo 2012 (IP/12/287). La Commissione ha tenuto conto dei progressi compiuti da allora dalle autorità portoghesi, in particolare con la pubblicazione di bandi di gara, e ha pertanto proposto un importo forfettario ridotto.

(per ulteriori informazioni: IP/13/44 – R. Heath – tel. +32 229 61716 - cell. +32 460 75 0221)

  1. Altri deferimenti alla Corte di Giustizia

  1. Antitrust: la Commissione deferisce la Bulgaria alla Corte di Giustizia in merito alla assegnazione di autorizzazioni per la trasmissione digitale terrestre

La Commissione europea ha deciso di deferire la Bulgaria alla Corte di Giustizia dell'UE in merito all'assegnazione dello spettro di frequenze per la trasmissione digitale. La Commissione ha accertato che la procedura seguita dalla Bulgaria si basava su condizioni di concessione sproporzionatamente restrittive che portavano all'esclusione di candidati potenziali. Ciò costituisce un ostacolo alla concorrenza sul futuro mercato bulgaro della televisione digitale terrestre (DTT) in violazione delle direttive applicabili in tema di comunicazioni elettroniche.

(per ulteriori informazioni: IP/13/46A. Colombani – tel. +32 229 74513 – cell. +32 460 75 2063)

  1. Parità tra i sessi: la Commissione europea deferisce i Paesi Bassi alla Corte di Giustizia

La Commissione europea ha deciso oggi di deferire i Paesi Bassi alla Corte di Giustizia dell'Unione europea per non aver provveduto a proteggere adeguatamente i diritti dei lavoratori in congedo di maternità, adozione o parentale in relazione al loro ritorno al lavoro. Conformemente alla direttiva UE sulla Parità tra i sessi i lavoratori che ritornano da un congedo di maternità, adozione o parentale hanno diritto a ritornare al loro posto di lavoro o a un posto di lavoro equivalente. Le regole dell'UE specificano inoltre che il lavoratore beneficerà anche degli eventuali miglioramenti delle condizioni di lavoro cui avrebbe avuto diritto durante l'assenza. La direttiva dell'UE prevede che la legislazione nazionale protegga esplicitamente questi diritti occupazionali. Attualmente la legislazione olandese non include disposizioni specifiche ed espressamente formulate in tema di tutela al ritorno da un congedo di maternità, paternità o adozione. Ciò solleva dubbi sul grado di protezione previsto dalla legislazione olandese e rende difficile per i cittadini conoscere e far valere i loro diritti.

(per ulteriori informazioni: IP/13/45M. Andreeva - tel. +32 229 91382- cell. +32 498 99 1382)

  1. Ambiente: la Commissione deferisce la PolOnIA alla Corte di Giustizia per i nitrati e l'inquinamento delle acque

La Commissione europea deferisce la Polonia alla Corte di Giustizia dell'Unione europea per non aver garantito che il problema dell'inquinamento da nitrati delle acque venisse affrontato in modo efficace. L'Europa dispone di una salda legislazione in tema d'inquinamento da nitrati e, sebbene le disposizioni della stessa siano applicabili in Polonia sin dal 2004, troppo poco si è realizzato a tal fine. La Polonia non ha ancora designato un numero sufficiente di zone vulnerabili all'inquinamento da nitrati e in queste zone non sono state adottate misure per combattere efficacemente l'inquinamento da nitrati. Su raccomandazione del Commissario Janez Potočnik, responsabile per l'Ambiente, la Commissione cita la Polonia innanzi alla Corte di Giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: IP/13/48 – J. Hennon - tel. +32 229 53593 - cell. +32 498 95 3593)

  1. Pareri motivati

  1. Ambiente: un nuovo approccio giuridico per migliorare la qualità dell'aria negli Stati membri

In molti Stati membri dell'UE la qualità dell'aria è scadente – nonostante l'obbligo per i governi di assicurare ai cittadini una buona qualità dell'aria. La situazione è così grave che la Commissione sta intervenendo contro 17 Stati in cui l'aria risulta costantemente di qualità scadente. Oggi, nel contesto di un nuovo approccio al problema, la Bulgaria, la Lettonia e la Slovenia vengono sollecitate ad affrontare con urgenza questa problematica che provoca ogni anno tra i loro cittadini più decessi degli incidenti stradali.

(per ulteriori informazioni: IP/13/47 – J. Hennon - tel. +32 229 53593 - cell. +32 498 95 3593)

  1. Trasporti stradali: la Commissione chiede all'Austria, alla Finlandia e al Regno Unito di adottare misure per il controllo tecnico periodico dei veicoli a motore

La Commissione europea ha chiesto all'Austria, alla Finlandia e al Regno Unito di recepire nel diritto nazionale le disposizioni contenute nella direttiva concernente il controllo tecnico dei veicoli a motore e dei loro rimorchi (direttiva 2010/48/UE). L'adozione di queste misure è importante per tener conto di tutti gli sviluppi tecnologici dei componenti dei veicoli e dei rimorchi in modo da meglio consentire migliori verifiche della sicurezza dei veicoli durante i controlli. Tutti e tre gli Stati membri non hanno comunicato le necessarie informazioni alla Commissione entro la scadenza iniziale del 31 gennaio 2011. Essi non si sono inoltre attivati dopo aver ricevuto lettere di costituzione in mora. La Commissione invia pertanto pareri motivati (seconda fase della procedura d'infrazione UE), e le parti interessate hanno ora due mesi per rispondere. In mancanza di una risposta soddisfacente la Commissione può deferire i paesi summenzionati alla Corte di Giustizia del'UE.

(per ulteriori informazioni: H. Kearns - tel. +32 229 87638 - cell. +32 498 98 7638)

  1. Efficienza energetica negli edifici – la Commissione chiede alla Bulgaria, alla GrecIA, all'ItalIA e al Portogallo di adottare misure nazionali in materia di efficienza energetica negli edifici

In data odierna la Commissione ha inviato pareri motivati alla Bulgaria, alla Grecia, all'Italia e al Portogallo chiedendo loro di notificarle le loro misure di attuazione in relazione al disposto della direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia. La direttiva 2010/31/UE doveva essere recepita nel diritto nazionale entro il 9 luglio 2012. A norma di questa direttiva gli Stati membri devono stabilire e applicare requisiti minimi di prestazione energetica per gli edifici nuovi e quelli esistenti, assicurare la certificazione della prestazione energetica degli edifici e prescrivere l'ispezione regolare dei sistemi di riscaldamento e di condizionamento. La direttiva fa obbligo inoltre agli Stati membri di assicurare che, entro il 2021, tutti i nuovi edifici rientrino nella categoria dei cosiddetti "edifici a energia quasi zero". Se i quattro Stati membri non ottempereranno al loro obbligo legale entro due mesi la Commissione può decidere di deferirli alla Corte di Giustizia. Ulteriori informazioni nel merito sono reperibili al seguente indirizzo: http://ec.europa.eu/energy/infringements/index_en.htm

(per ulteriori informazioni: M. Holzner - tel. +32 229 60196 - cell. +32 498 98 2280)

  1. Ambiente: la Commissione chiede all'UNGHERIA e ai PAESI BASSI di ottemperare alla normativa dell'UE relativa alle acque

La Commissione europea chiede all'Ungheria e ai Paesi Bassi di adeguare la loro legislazione alla legislazione dell'UE. Ciò rientra in un esercizio orizzontale che riguarda diversi Stati membri. In forza della direttiva quadro sulle acque, gli Stati membri devono fissare il prezzo dell'acqua in modo che esso includa i costi in termini di ambiente e risorse e dia un adeguato incentivo ad un suo uso efficiente. Il recupero dei costi dei servizi idrici è un importante strumento per realizzare l'obiettivo generale della direttiva vale a dire raggiungere un valido stato ecologico e chimico delle acque e affrontare i problemi che l'attività umana comporta per le acque. Gli Stati membri possono astenersi dall'applicare il recupero dei costi se sono soddisfatte alcune condizioni, ma essi non possono escludere il recupero in linea di principio. L'Ungheria e i Paesi Bassi attualmente vengono meno all'obbligo di recuperare i costi negli interventi di lagunaggio a fini di navigazione e protezione dalle inondazioni e l'Ungheria non recupera i costi dell'acqua di falda prelevata dall'industria per le sue attività. La Commissione invia pertanto a entrambi gli Stati membri un parere motivato (seconda fase della procedura d'infrazione dell'UE), cui essi hanno due mesi per rispondere.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - tel. +32 229 53593 - cell. +32 498 95 3593)

  1. Energia rinnovabile: la Commissione invia pareri motivati alla LETtONia e ai Paesi Bassi

In data odierna la Commissione europea ha inviato pareri motivati alla Lettonia e ai Paesi Bassi perché non hanno comunicato alla Commissione il pieno recepimento della direttiva sull'energia rinnovabile. La direttiva sull'energia rinnovabile, direttiva (2009/28/CE) doveva essere recepita dagli Stati membri entro il 5 dicembre 2010. La Lettonia e i Paesi Bassi non hanno però informato la Commissione in merito a tutte le misure applicative necessarie per il pieno recepimento della direttiva nella loro legislazione nazionale. Se i due Stati membri non ottempereranno al loro obbligo legale entro due mesi la Commissione potrà decidere di deferirli alla Corte di Giustizia. Questi due pareri motivati integrano 13 pareri analoghi che interessano l'Austria, la Bulgaria, Cipro, la Repubblica ceca, la Finlandia, la Francia, l'Ungheria, la Grecia, l'Irlanda, il Lussemburgo, Malta, la Polonia e la Slovenia. Ulteriori informazioni sono reperibili al seguente indirizzo: http://ec.europa.eu/energy/infringements/index_en.htm

(per ulteriori informazioni: M. Holzner - tel. +32 229 60196 - cell. +32 498 98 2280)

  1. Appalti pubblici: la Commissione sollecita l'AUSTRIA ad applicare le regole UE

La Commissione europea ha chiesto oggi all'Austria di predisporre procedure di ricorso rapide ed efficaci e assicurare il rispetto dei principi di non discriminazione e trasparenza in un appalto pubblico per la fornitura di beni a ministeri austriaci. L'Austria ha violato il principio del ricorso efficace sancito nella direttiva 1989/665/CEE modificata dalla direttiva 2007/66/CE in particolare espletando una procedura d'appalto senza apportarvi cambiamenti sebbene alcune delle specifiche fossero state dichiarate discriminatorie e quindi prive d'effetto dall'organo competente nazionale. Ciò viola anche il principio della trasparenza di cui alla direttiva 2004/18/CE relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici. La richiesta della Commissione si configura quale parere motivato a norma della procedura di infrazione dell'UE. Se entro due mesi non sarà notificata nessuna misura attuata per porre fine alla violazione della normativa UE la Commissione potrà decidere di deferire l'Austria alla Corte di Giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: S. De Rynck - tel. +32 229 63421 - cell. +32 498 98 3969)

  1. Trasporti stradali: la Commissione chiede all'Austria di adottare misure per recepire nel diritto nazionale le disposizioni della direttiva relativa ai controlli tecnici su strada dei veicoli commerciali

La Commissione europea chiede all'Austria di adottare misure per recepire nel diritto nazionale le disposizioni della direttiva relativa ai controlli tecnici su strada dei veicoli commerciali (direttiva 2010/47/UE). Tali disposizioni sono importanti per tener conto degli sviluppi tecnici legati ai controlli dei freni e delle emissioni e quindi per migliorare la sicurezza stradale e la protezione dell'ambiente. L'Austria non ha rispettato la scadenza del 1° gennaio 2012 per comunicare alla Commissione le misure necessarie. L'Austria non si è attivata neanche a seguito del ricevimento di una lettera di costituzione in mora. La Commissione invia pertanto un parere motivato (seconda fase della procedura d'infrazione UE) cui l'Austria ha due mesi di tempo per rispondere. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrà deferire tale paese alla Corte di Giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: H. Kearns - tel. +32 229 87638 - cell. +32 498 98 7638)

  1. Ambiente: la Commissione chiede alla BULGARIA ottemperare ai limiti massimi di emissioni industriali per quanto concerne l'anidride solforosa, l'ossido di azoto e le polveri

La Commissione europea è preoccupata per il fatto che la Bulgaria non ottempera ancora ai valori limite di emissioni di anidride solforosa, ossido di azoto e polveri dagli impianti industriali. In forza del trattato di adesione tali soglie sono applicate dal 2008, ma sono state superate finora in tutti gli anni per i quali esistono misurazioni e le previsioni per il 2012 indicano che la Bulgaria supera di nuovo i valori massimi in relazione all'ossido di azoto e alle polveri. Giungendo alla conclusione che la persistente assenza di misure strutturali per ottemperare indica che questo quadro di violazione sistematica appare destinato a continuare, la Commissione invia un parere motivato (la seconda fase della procedura d'infrazione UE), cui la Bulgaria ha due mesi per rispondere. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrà deferire il paese alla Corte di Giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - tel. +32 229 53593 - cell. +32 498 95 3593)

  1. Fiscalità: la Commissione chiede alla Danimarca di modificare le regole sulla tassazione in uscita

La Commissione europea ha chiesto formalmente che la Danimarca modifichi le regole che applicano un'imposta d'uscita alle azioni detenute da privati cittadini quando lasciano il paese. Quando una persona lascia la Danimarca per stabilirsi in un altro Stato membro il reddito maturato sul suo portafoglio azionario viene calcolato e tassato. La tassa è prelevata al momento in cui le azioni vengono vendute o quando la persona riceve dividendi o altri tipi di reddito da dette azioni. La Commissione europea ritiene che le regole fiscali danesi vadano al di là di quanto necessario per prevenire l'evasione fiscale e violino il principio della libera circolazione delle persone e dei capitali di cui ai trattati. Di conseguenza la Danimarca è sollecitata a cambiare la sua legislazione entro due mesi per adeguarla alla normativa dell'UE. In caso contrario la Commissione europea può deferire la questione alla Corte di Giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: E. Traynor - tel. +32 229 21548 - cell. +32 498 98 3871)

  1. Ambiente: la Commissione chiede alla SPAGNA di ripulire le discariche

In forza della normativa dell'UE gli Stati membri sono tenuti ad assicurare che le discariche che avevano ottenuto un'autorizzazione o erano già in funzione quando la direttiva sulle discariche è stata recepita non continuassero a funzionare dopo il luglio 2009 a meno che non fossero conformi al disposto della direttiva. Secondo la Commissione diverse discariche in Spagna erano ancora in funzione dopo la scadenza del 2009 in violazione della direttiva ed è stata pertanto inviata una lettera di costituzione in mora. Dopo aver valutato la risposta della Spagna la Commissione è giunta alla conclusione che, nonostante alcuni progressi compiuti, certe discariche non erano ancora state chiuse né rese conformi al la direttiva. La Commissione invia ora un parere motivato (seconda fase della procedura d'infrazione UE) cui la Spagna ha due mesi per rispondere.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - tel. +32 229 53593 - cell. +32 498 95 3593)

  1. Libera circolazione dei beni: la Commissione chiede alla Francia di rimuovere gli ostacoli al commercio di ambulanze

La Commissione europea ha chiesto alla Francia di cambiare le regole vigenti in merito alle procedure per l'autorizzazione e la messa in servizio dei tipi esistenti di ambulanze (quelle per cui era stata concessa un'approvazione prima del 29 ottobre 2012 in quanto conformi alla norma armonizzata europea EN 1789) poiché le norme francesi implicano che le ambulanze già autorizzate in altri Stati membri non possano essere automaticamente usate in Francia. In base alle regole attuali la Francia impone controlli e requisiti di certificazione addizionali sulle ambulanze già autorizzate in altri Stati membri per il trasporto e il trattamento dei pazienti – senza tener conto dei controlli già effettuati e del fatto che un altro Stato membro abbia già rilasciato una certificazione EN 1789 a dette ambulanze. La Francia rifiuta di autorizzare l'uso di queste ambulanze per il trasporto dei pazienti. Il fatto che in altri Stati membri non vi sia un equivalente dei test specifici prescritti in Francia e che tali test possono essere effettuati da un solo centro di controllo francese vanifica il principio del riconoscimento reciproco e impedisce la libera circolazione delle ambulanze nell'UE. I requisiti addizionali imposti dalla Francia violano le regole dell'UE in tema di mercato unico poiché rendono più difficoltosa e onerosa la messa in servizio delle ambulanze importate in Francia (in Francia il controllo tecnico di ciascun veicolo comporta un costo di 35 000 euro). Inoltre, i requisiti addizionali costituiscono una negazione degli obiettivi principali della norma consistenti nel fissare requisiti comuni per i metodi di prova e le prestazioni delle ambulanze su strada. La Commissione ha pertanto chiesto alla Francia di cambiare la sua normativa per conformarsi alle norme armonizzate concordate a livello di UE e quindi di consentire la libera circolazione dei beni sul mercato unico (regole vigenti in Francia: decreto del 10 febbraio 2009 e "Guide d'application GA 64-022"). La richiesta della Commissione si configura quale parere motivato in forza della procedura d'infrazione dell'UE. Se entro due mesi la Francia non informerà la Commissione delle misure adottate ottemperare pienamente la Commissione potrà decidere di deferire la Francia alla Corte di Giustizia dell'Unione europea.

(per ulteriori informazioni: C. Corazza - tel. +32 229 51752 - cell. +32 498 99 2862)

  1. Ambiente: la Commissione chiede alla FINLANDIA di adeguare la legislazione nazionale ai requisiti della direttiva sui rifiuti delle industrie estrattive

La Commissione europea chiede alla Finlandia di mettere la sua normativa nazionale in linea con la direttiva sui rifiuti delle industrie estrattive volta a prevenire o a ridurre nei limiti del possibile gli effetti negativi della gestione dei rifiuti provenienti dalle industrie estrattive per la salute umana e l'ambiente, in particolare l'acqua, l'aria, il suolo, la fauna e la flora. La Finlandia dovrebbe aver recepito la direttiva sui rifiuti delle industrie estrattive nella legislazione nazionale sin dal 1° maggio 2008. Nel giugno 2012 la Commissione ha inviato alla Finlandia una lettera di costituzione in mora. Poiché la Finlandia non ha ancora adottato la legislazione opportuna la Commissione invia un parere motivato (seconda fase della procedura d'infrazione) cui la Finlandia ha due mesi di tempo per rispondere. In caso contrario la Commissione può deferire il caso alla Corte di Giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - tel. +32 229 53593 - cell. +32 498 95 3593)

  1. Diritto del lavoro: la Commissione chiede all'Italia di applicare appieno la direttiva sul lavoro a tempo determinato

La Commissione europea ha chiesto all'Italia di applicare appieno la direttiva del Consiglio sul lavoro a tempo determinato (1999/70/CE) che fa obbligo agli Stati membri di porre in atto un accordo quadro, raggiunto dalle organizzazioni a livello di UE che rappresentano i sindacati e i datori di lavoro, in cui si delineano i principi generali e i requisiti minimi applicabili ai lavoratori con contratto a tempo determinato. La direttiva contiene una disposizione assoluta che impone di prendere in considerazione i lavoratori con contratto a tempo determinato in sede di calcolo della soglia a partire dalla quale, ai sensi delle disposizioni nazionali, devono costituirsi gli organi di rappresentanza dei lavoratori. Le pertinenti norme italiane violano i requisiti della direttiva poiché tengono conto solo dei contratti a tempo determinato superiori a nove mesi ai fini di tale calcolo. Ciò significa che i lavoratori con contratto di durata inferiore a nove mesi non vengono conteggiati all'atto di valutare se un'impresa sia sufficientemente grande per essere tenuta a istituire organi di rappresentanza dei lavoratori. La richiesta della Commissione si configura quale parere motivato a norma delle procedure d'infrazione dell'UE. L'Italia dispone ora di due mesi per notificare alla Commissione le misure adottate per dare piena attuazione alla direttiva. In caso contrario la Commissione può decidere di deferire l'Italia alla Corte di Giustizia europea.

(per ulteriori informazioni: J. Todd - tel. +32 229 94107 - cell. +32 498 99 4107)

  1. Salute pubblica: la Polonia è sollecitata a completare il recepimento della legislazione UE sui tessuti e le cellule umani

I tessuti e le cellule umani, come ad esempio midollo osseo, tendini, ovociti e cornee, sono usati in medicina per il trattamento e la cura di diverse malattie. Il trapianto di tessuti e cellule reca con sé rischi potenziali di trasmissione di malattie, questo è il motivo per cui la legislazione dell'UE stabilisce regole atte a garantire la loro qualità e sicurezza, pur lasciando alla legislazione nazionale la decisione degli usi che possono essere fatti di tali tessuti e cellule. Le regole dell'UE sono essenziali per assicurare che i cittadini europei siano curati con tessuti e cellule sani in tutta l'Unione europea. Il recepimento fatto dalla Polonia delle regole delle direttive pertinenti è incompleto. La Polonia non applica tali regole in tema di qualità e sicurezza a tre categorie di tessuti e di cellule coperti dalla legislazione UE: cellule riproduttive, tessuti embrionali e tessuti fetali. Le autorità polacche dispongono di due mesi a decorrere dall'invio di questa richiesta per intraprendere i passi necessari per adeguarsi alla normativa dell'UE e informare la Commissione delle misure adottate. Se le autorità polacche non rispondessero entro la scadenza la Commissione potrebbe decidere di deferire il caso alla Corte di Giustizia dell'Unione europea.

(per ulteriori informazioni: F. Vincent - tel. +32 229 87166 - cell. +32 498 98 7166)

  1. Fiscalità: la Commissione sollecita la Polonia a modificare le sue regole in merito alle aliquote IVA per i presidi medici e i prodotti farmaceutici

La Commissione europea ha chiesto formalmente che la Polonia modifichi la sua legislazione che consente di applicare un'aliquota IVA ridotta ai presidi medici e ai prodotti farmaceutici al di là di quanto è consentito dalla normativa dell'UE. In forza della direttiva dell'UE sull'IVA gli Stati membri possono applicare un'aliquota IVA ridotta per gli apparecchi medici, il materiale ausiliario ed altri strumenti medici che soddisfano due condizioni, vale a dire che sono "normalmente destinati ad alleviare o curare invalidità" e sono "per uso personale esclusivo degli invalidi". Per i prodotti farmaceutici, la direttiva IVA consente un'aliquota ridotta per quelli utilizzati per le cure mediche, per la prevenzione delle malattie e per trattamenti medici e veterinari. La Polonia ha indebitamente allargato il campo di applicazione concedendo un'aliquota IVA ridotta ai presidi medici d'uso generale e a certi prodotti farmaceutici non medicinali, come ad esempio disinfettanti e prodotti per il benessere. La Polonia è pertanto invitata a conformare il campo di applicazione dell'aliquota ridotta a quello consentito dalla normativa dell'UE. La richiesta della Commissione si configura quale parere motivato (seconda fase della procedura d'infrazione UE). In mancanza di una risposta soddisfacente pervenuta entro due mesi, la Commissione può deferire Polonia alla Corte di Giustizia.

(per ulteriori informazioni: E. Traynor - tel. +32 229 21548 - cell. +32 498 98 3871)

  1. Ambiente: la Commissione chiede al PORTOGALLO di adeguare la legge sull'accesso alle informazioni ambientali alla normativa europea

La Commissione europea è preoccupata per il fatto che la legislazione del Portogallo sull'accesso alle informazioni concernenti l'impatto ambientale non soddisfa le norme europee. In forza della legislazione dell'UE gli Stati membri devono assicurare la messa a disposizione di informazioni pratiche sull'accesso alle procedure di ricorso amministrativo e giurisdizionale legate alla valutazione d'impatto di certi progetti sull'ambiente. Ciò è volto a consentire al pubblico di avvalersi effettivamente di tali procedure. Dopo aver valutato la legislazione portoghese in questo ambito la Commissione è giunta alla conclusione che essa non fa menzione dell'obbligo di fornire informazioni pratiche. Nonostante una precedente lettera di costituzione in mora, la legge portoghese in questione non è stata ancora modificata. La Commissione invia pertanto un parere motivato (seconda fase della procedura d'infrazione UE) cui il Portogallo dovrà rispondere entro due mesi.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - tel. +32 229 53593 - cell. +32 498 95 3593)

  1. Trasporti aerei: la Commissione chiede al Portogallo di fornire garanzie quanto all'indipendenza funzionale e finanziaria dei coordinatori delle bande orarie

La Commissione europea ha chiesto al Portogallo di notificare entro due mesi le misure necessarie per ottemperare alle regole comuni dell'UE per l'assegnazione delle bande orarie negli aeroporti. La Commissione chiede garanzie in tema di funzionamento e di indipendenza finanziaria. Il coordinatore delle bande orarie è incaricato dell'assegnazione delle bande orarie per l'atterraggio e il decollo in modo non discriminatorio, imparziale e trasparente, cosa che costituisce uno dei pilastri essenziali di un sistema aperto alla concorrenza leale. La Commissione istruisce il caso ex officio. Non è pervenuta nessuna denuncia quanto al funzionamento del coordinatore delle bande orarie.

(per ulteriori informazioni: H. Kearns - tel. +32 229 87638 - cell. +32 498 98 7638)

  1. Ambiente: la Commissione chiede alla REPUBBLICA SLOVACCA di aggiornare la legislazione sulle batterie

La Commissione europea chiede alla Repubblica slovacca di adeguare la legislazione nazionale alla direttiva Batterie. La Repubblica slovacca doveva recepire la direttiva entro il 26 settembre 2008. Nel giugno 2012 la Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora alla Repubblica slovacca. Poiché la Repubblica slovacca non ha adottato la legislazione opportuna la Commissione invia ora un parere motivato (la seconda fase della procedura d'infrazione) e concede alla Repubblica slovacca due mesi per rispondere. Altrimenti la Commissione può deferire il caso alla Corte di Giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - tel. +32 229 53593 - cell. +32 498 95 3593)


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