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Commissione europea

MEMO

Bruxelles, 21 febbraio 2013

Pacchetto infrazioni di febbraio: decisioni principali

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Nel suo pacchetto mensile di decisioni in materia di infrazioni la Commissione europea porta avanti azioni legali contro gli Stati membri che non abbiano adeguatamente ottemperato agli obblighi che loro incombono in forza della normativa UE. Queste decisioni riguardanti diversi settori intendono assicurare un'adeguata applicazione del diritto dell'UE a tutto vantaggio dei cittadini e delle imprese.

La Commissione ha adottato in data odierna 151 decisioni comprendenti 15 pareri motivati e 13 deferimenti alla Corte di Giustizia dell'Unione europea, 2 dei quali prevedono sanzioni pecuniarie. Si riporta di seguito una sintesi delle decisioni principali.

Per ulteriori informazioni sulle procedure d'infrazione si rinvia al MEMO/12/12.

  1. Deferimenti alla Corte di Giustizia con sanzioni pecuniarie

  1. Ambiente: la Commissione deferisce nuovamente la GrecIA alla Corte di Giustizia a motivo di discariche illegali e chiede l'irrogazione di sanzioni pecuniarie

La Commissione europea deferisce nuovamente la Grecia alla Corte di Giustizia dell'Unione europea perché tale paese non si è adeguato a una precedente sentenza sulle discariche illegali. Nel 2005 la Corte di Giustizia aveva stabilito che la Grecia non adottava misure sufficienti per chiudere e risanare le discariche illegali presenti su diverse centinaia di siti in tutto il paese. Otto anni dopo, considerati i progressi insufficienti realizzati al fine di ottemperare alla sentenza, la Commissione deferisce nuovamente il caso alla Corte di Giustizia e, in linea con la politica invalsa, suggerisce il pagamento di una penalità giornaliera di 71 193 € per ogni giorno successivo alla seconda sentenza della Corte fintanto che la Grecia non si sarà messa in regola con il disposto della sentenza, nonché un importo forfettario calcolato sulla base di 7 786 € al giorno per il periodo tra la prima sentenza e la data in cui viene assicurata l'ottemperanza o il giorno in cui è pronunziata la seconda sentenza della Corte.

(per ulteriori informazioni: IP/13/143 – J. Hennon - Tel. +32 229 53593 - cell. +32 498 95 3593)

  1. Ambiente: la Commissione deferisce nuovamente la Svezia alla Corte in relazione ai permessi industriali e chiede l'irrogazione di sanzioni pecuniarie

La Commissione europea deferisce nuovamente la Svezia alla Corte di Giustizia perché tale paese non ha rilasciato licenze alle installazioni industriali operanti senza permesso. Nonostante una precedente sentenza della Corte di Giustizia nel marito, la Svezia non ha ancora concesso licenze a due importanti installazioni industriali. Su raccomandazione di Janez Potočnik, Commissario responsabile per l'Ambiente, la Commissione deferisce pertanto nuovamente la Svezia alla Corte di Giustizia dell'Unione europea e, in linea con la politica invalsa, suggerisce l'irrogazione di una sanzione pecuniaria giornaliera di 14 912 euro per ogni giorno successivo alla seconda sentenza della Corte fintanto che la Svezia non si sarà messa in regola con il disposto della sentenza, nonché un importo forfettario calcolato sulla base di 4 893 euro al giorno per il periodo tra la prima sentenza e la data in cui viene assicurata l'ottemperanza o il giorno in cui è pronunziata la seconda sentenza della Corte.

(per ulteriori informazioni: IP/13/145 – J. Hennon - Tel. +32 229 53593 - cell. +32 498 95 3593)

  1. Altri deferimenti alla Corte di Giustizia

  1. Trasporti stradali: la Commissione deferisce l'Austria, la Finlandia e la Polonia alla Corte di Giustizia dell'Unione europea per non aver applicato le regole UE in materia di orario di lavoro ai conducenti operanti in qualità di lavoratori autonomi

La Commissione europea ha deciso di deferire in data odierna l'Austria, la Finlandia e la Polonia alla Corte di Giustizia dell'Unione europea per non aver applicato le regole dell'UE in tema di orario di lavoro ai conducenti operanti in qualità lavoratori autonomi (direttiva 2002/15/CE). Più di due anni sono trascorsi da quando la Commissione ha chiesto alle autorità di tutti gli Stati membri di informarla sulle azioni intraprese per assicurare il pieno rispetto della legislazione in vigore. Questi tre Stati membri non hanno ancora notificato le loro misure nazionali di recepimento atte a dare piena efficacia alla direttiva.

(per ulteriori informazioni: IP/13/142 – H. Kearns - Tel. +32 229 87638 - cell. +32 498 98 7638)

  1. Fiscalità: la Commissione traduce la FrancIA e il LuSSemburgO innanzi alla Corte di Giustizia a motivo dell'aliquota IVA ridotta applicata ai libri digitali

La Commissione europea ha deciso di tradurre la Francia e il Lussemburgo innanzi alla Corte di Giustizia dell'Unione europea poiché tali paesi applicano un'aliquota IVA ridotta ai libri digitali. La legislazione dell'Unione europea è estremamente chiara per quanto concerne i beni e i servizi che possono beneficiare di un'aliquota IVA ridotta. La fornitura di libri digitali è un servizio che avviene per via elettronica e l'applicazione di un'aliquota IVA ridotta a questo tipo di servizi è esclusa.

(per ulteriori informazioni: IP/13/137 – E. Traynor - Tel. +32 229 21548 - cell. +32 498 98 3871)

  1. Fiscalità: la Commissione deferisce il Belgio alla Corte di Giustizia per una riduzione discriminatoria delle imposte a favore dei residenti fiscali valloni

In data odierna la Commissione europea ha deciso di deferire il Belgio alla Corte di Giustizia UE a causa delle regole fiscali discriminatorie applicate nella Regione vallona.

In base al decreto vallone del 3 aprile 2009 l'imposta sul reddito delle persone fisiche può essere ridotta per coloro che acquistano azioni o obbligazioni del Fondo d'investimento della Vallonia. Questa riduzione si applica però soltanto ai residenti della Vallonia. La Commissione ritiene che l'esclusione dei non residenti, che percepiscono il loro reddito nella regione vallona, da tale riduzione costituisca una discriminazione e limiti la libera circolazione dei lavoratori sancita nei trattati UE. Nel novembre 2011 la Commissione europea ha inviato un parere motivato al Belgio con cui sollecitava le autorità belghe a modificare tale legge (cfr. IP/12/281). In assenza di reazione da parte delle autorità belghe la Commissione europea ha deciso di deferire il caso alla Corte di Giustizia.

(per ulteriori informazioni: IP/13/136 – E. Traynor - Tel. +32 229 21548 - cell. +32 498 98 3871)

  1. Fiscalità: la Commissione traduce l'Ungheria innanzi alla Corte di Giustizia per l'esenzione fiscale applicata alla pálinka

In data odierna la Commissione europea ha deciso di deferire l'Ungheria alla Corte di Giustizia dell'Unione europea per aver concesso un'esenzione dalle accise alla produzione di distillati di frutta (pálinka). L'Ungheria esenta la pálinka dalle accise allorché questa è prodotta da distillerie familiari o distillerie per uso personale fino a un massimo di 50 litri all'anno.

(per ulteriori informazioni: IP/13/138 – E. Traynor - Tel. +32 229 21548 - cell. +32 498 98 3871)

  1. Pensioni: la Commissione deferisce i Paesi Bassi alla Corte di Giustizia a motivo di una discriminazione dei pensionati all'estero

La Commissione europea ha deferito i Paesi Bassi alla Corte di Giustizia dell'UE poiché questi non le hanno notificato le misure atte a por fine alle discriminazioni contro i pensionati che vivono all'estero in relazione al versamento di un assegno integrativo per i contribuenti anziani. Ciò produce una discriminazione in relazione alla legge olandese per quanto concerne il diritto alla "koopkrachttegemoetkoming oudere belastingplichtigen" (integrazione del potere d'acquisto per i contribuenti anziani).

(per ulteriori informazioni: IP/13/140 – J. Todd - Tel. +32 229 94107 - cell. +32 498 99 4107)

  1. Ambiente: la Commissione traduce la Polonia innanzi alla Corte di Giustizia a motivo della legislazione sulle acque

La Commissione europea deferisce la Polonia alla Corte di Giustizia dell'UE per non aver recepito correttamente la legislazione europea sulle acque. La legislazione polacca sulle acque presenta carenze in diversi ambiti, compreso anche il recepimento di alcune definizioni presenti nella direttiva e il recepimento lacunoso degli allegati della direttiva. La Commissione è particolarmente preoccupata per l'assenza dell'allegato II che delinea il sistema di caratterizzazione delle acque superficiali e delle acque sotterranee e per le omissioni riscontrate nel recepimento dell'allegato III che dovrebbe fornire specifiche e riferimenti per l'analisi dei distretti idrografici, la valutazione dell'impatto ambientale delle attività umane sull'acqua e l'analisi economica dell'uso delle acque. Il monitoraggio dello status delle acque suscita anch'esso preoccupazione. Nonostante una serie di solleciti, non è pervenuta nessuna risposta soddisfacente. Su raccomandazione di Janez Potočnik, Commissario responsabile per l'Ambiente, la Commissione cita pertanto la Polonia innanzi alla Corte di Giustizia dell'Unione europea.

(per ulteriori informazioni: IP/13/144 – J. Hennon - Tel. +32 229 53593 - cell. +32 498 95 3593)

  1. Interoperabilità delle ferrovie europee: la Commissione deferisce la Slovenia alla Corte di Giustizia

La Commissione europea ha deciso in data odierna di deferire la Slovenia alla Corte di Giustizia dell'Unione europea per non aver notificato le misure nazionali al recepimento di una direttiva sull'interoperabilità ferroviaria. La scadenza per l'attuazione era il 31 dicembre 2011.

La direttiva 2011/18/UE modifica la direttiva 2008/57/CE sull'interoperabilità che modifica la descrizione dei sistemi ferroviari e specifica le procedure per la loro verifica.

La Commissione ha già chiesto alla Slovenia di attivarsi per assicurare l'ottemperanza alla direttiva 2011/18/UE. La Slovenia non ha però preso le misure necessarie che era tenuta ad attuare e non ha notificato alla Commissione nessuna di tali misure.

(per ulteriori informazioni: IP/13/141 – H. Kearns - Tel. +32 229 87638 - cell. +32 498 98 7638)

  1. Fiscalità: la Commissione deferisce il Regno Unito alla Corte di Giustizia a motivo di un'aliquota IVA ridotta

In data odierna la Commissione europea ha deciso di deferire il Regno Unito alla Corte di Giustizia dell'UE per l'aliquota IVA ridotta che applica alla fornitura e all'installazione di materiali che consentono di risparmiare energia. Questa misura va la di là di quanto consentito in forza della direttiva sull'IVA.

(per ulteriori informazioni: IP/13/139 – E. Traynor - Tel. +32 229 21548 - cell. +32 498 98 3871)

  1. Altri casi di interesse specifico

  1. Benessere degli animali: la Commissione aumenta le pressioni sugli Stati membri affinché applichino la normativa sugli alloggiamenti di gruppo delle scrofe

In data odierna la Commissione europea, con lettera di costituzione in mora, ha sollecitato Belgio, Cipro, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Polonia e Portogallo a adottare azioni per porre fine alle carenze nell'attuazione della legislazione UE relativa al benessere degli animali e per attuare in particolare la direttiva 2008/120/CE che fa obbligo di tenere le scrofe in gruppi durante il parto o la gestazione.

(per ulteriori informazioni: IP/13/135 – F. Vincent - Tel. +32 229 87166 - cell. +32 498 98 7166)

  1. Pareri motivati

  1. Fiscalità: la Commissione chiede al BELGIO di modificare le riduzioni discriminatorie d'imposta nella regione fiamminga

La Commissione europea ha chiesto ufficialmente al Belgio di modificare le sue regole relative al sistema di capitale di rischio denominato "Winwinlening" ("prestito in cui tutti hanno qualcosa da guadagnare").

Tale legislazione consente una riduzione fiscale per i prestiti fatti dai residenti della regione fiamminga alle imprese stabilite in tale regione. Questa riduzione non è concessa ai non residenti che percepiscono il loro reddito in Belgio.

La Commissione ritiene che le regole fiscali belghe violino la libera circolazione dei lavoratori e la libertà di stabilimento sancite nei trattati. Di conseguenza il Belgio è invitato a modificare la propria legislazione.

La richiesta della Commissione si configura in un parere motivato. Se la legislazione non verrà messa a norma entro due mesi la Commissione potrà deferire la questione alla Corte di Giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: E. Traynor - Tel. +32 229 21548 - cell. +32 498 98 3871)

  1. Fiscalità: la Commissione chiede al BELGIO di rivedere l'imposizione degli interessi versati

La Commissione ha formalmente chiesto al Belgio di modificare le disposizioni fiscali relative all'imposizione degli interessi versati, ritenute discriminatorie.

La legislazione belga assoggetta al cosiddetto "précompte immobilier" (imposta fondiaria) gli interessi versati alle società d'investimento straniere. La discriminazione riguarda anche l’imposizione degli interessi legati ai titoli depositati o iscritti in conto presso istituzioni finanziarie stabilite fuori del Belgio.

Gli stessi interessi versati a società d'investimento belghe o relativi a titoli depositati o iscritti presso organismi finanziari stabiliti in Belgio sono invece esentati dal précompte immobilier.

Si tratta di restrizioni ingiustificate della libera prestazione di servizi e della libera circolazione dei capitali quali sancite dai trattati europei.

La decisione della Commissione si configura in un parere motivato. In assenza di una risposta soddisfacente entro un termine di due mesi, la Commissione potrà decidere di tradurre il Regno del Belgio innanzi alla Corte di Giustizia dell’Unione europea.

(per ulteriori informazioni: E. Traynor - Tel. +32 229 21548 - cell. +32 498 98 3871)

  1. Libera circolazione: la Commissione chiede al Belgio di adeguarsi alle regole dell'UE

La Commissione europea chiede al Belgio di mettere in linea la sua legislazione con la legislazione dell'UE. A norma della direttiva sulla libera circolazione gli Stati membri devono assicurare che i cittadini dell'Unione e i loro familiari, compresi i cittadini di paesi terzi, beneficino appieno del diritto alla libertà di movimento per quanto concerne l'entrata e la residenza in un altro Stato membro e la protezione contro l'espulsione. Il Belgio non recepisce correttamente diverse disposizioni della direttiva: il Belgio attualmente non facilita l'entrata e la residenza dei familiari non unionali di cittadini dell'Unione. In particolare non facilita l'emissione di visti e di titoli di residenza. Il Belgio non ha inoltre recepito tutte le salvaguardie materiali e procedurali contro l'espulsione dei cittadini dell'Unione che fanno ricorso al sistema di assistenza sociale belga: la legge belga non prevede una valutazione individuale delle circostanze personali dei cittadini interessati prima di adottare una misura d'espulsione.

Di conseguenza i cittadini dell'UE non sono attualmente protetti contro misure d'espulsione automatiche e non possono tutelarsi agevolmente contro simili decisioni illecite delle autorità belghe. Le regole del Belgio sulla protezione contro le espulsioni a motivo d'ordine pubblico o di sicurezza pubblica offrono inoltre salvaguardie soltanto ai familiari non unionali di cittadini dell'Unione, ma non ai cittadini dell'Unione. La richiesta della Commissione si configura in un parere motivato in forza delle procedure d'infrazione dell'UE. Il Belgio dispone ora di due mesi per adeguarsi alle regole dell'Unione europea. In caso contrario la Commissione europea potrà deferire la questione alla Corte di Giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: M. Andreeva - Tel. +32 229 91382- cell. +32 498 99 1382)

  1. Ambiente: la Commissione chiede a CIPRO di portare avanti la legislazione sulla protezione della natura

La Commissione europea chiede a Cipro di estendere i propri siti nell'ambito di Natura 2000, la rete europea di siti naturali protetti. In forza della direttiva sugli uccelli selvatici gli Stati membri devono designare i siti più adatti a fungere da zone di protezione per la conservazione delle specie di volatili. Cipro originariamente ha designato soltanto 7 zone di protezione, un numero nettamente inferiore alle 16 richieste in forza dell'inventario delle zone importanti per la conservazione degli uccelli (inventario IBA) utilizzato dalla Commissione per valutare se gli Stati membri ottemperino al loro obbligo di classificare le zone di protezione. La Commissione ha aperto nel 2007 procedure d'infrazione e, sebbene esista ora un maggior numero di zone di protezione, la Commissione non è convinta che la copertura delle zone protette sia sufficiente per assicurare una protezione adeguata a un numero importante di specie. La Commissione invia pertanto un parere motivato complementare (la seconda fase della procedura d'infrazione) e concede a Cipro due mesi per rispondere. In assenza di una risposta soddisfacente la Commissione potrà deferire lo Stato membro alla Corte di Giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - Tel. +32 229 53593 - cell. +32 498 95 3593)

  1. Comunicazioni elettroniche: la Commissione nutre preoccupazioni per il fatto che la legislazione ItalianA sui servizi accessori limiti la discrezionalità dell'autorità nazionale di regolamentazione(AGCOM)

La Commissione ha esaminato la legge italiana che impone la disaggregazione dei servizi accessori, come ad esempio la manutenzione e l'attivazione di linee, nel contesto della disaggregazione generalizzata della rete locale gestita dall'operatore storico Telecom Italia. Una recente legge italiana, al fine di disciplinare direttamente questi servizi accessori, nella pratica ha limitato il margine di discrezionalità dell'autorità nazionale di regolamentazione (AGCOM). Ciò è contrario alle regole dell'UE in base alle quali l'autorità nazionale di regolamentazione esercita i propri poteri regolatori ex ante indipendentemente al fine di assicurare che la misura adottata sia appropriata ai problemi di competitività segnalati nell'analisi di mercato. La Commissione ha pertanto deciso di inviare un parere motivato all'Italia che dispone di due mesi per rispondere. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrà deferire l'Italia alla Corte di Giustizia dell'UE

(per ulteriori informazioni: R. Heath – Tel. +32 229 61716 - cell. +32 460 75 0221)

  1. Mercato interno dell'energia: la Lituania è sollecitata a conformarsi alle regole UE sul mercato interno

In data odierna la Commissione ha inviato un parere motivato alla Lituania sollecitandola a recepire le direttive sull'elettricità e sul gas del terzo pacchetto sull'energia. Questa legislazione doveva essere recepita appieno dagli Stati membri entro il 3 marzo 2011. Il pacchetto comprende disposizioni chiave per un adeguato funzionamento dei mercati energetici, comprese nuove regole sulla disaggregazione delle reti, sul rafforzamento dell'indipendenza dei poteri dei regolatori nazionali e sul miglioramento del funzionamento dei mercati al dettaglio a tutto vantaggio dei consumatori. La Lituania dispone ora di due mesi per rispondere. Se non lo facesse la Commissione potrà deferirla alla Corte di Giustizia dell'Unione europea.

Nell'arco del 2012 la Commissione ha già inviato pareri motivati per il mancato recepimento delle direttive sull'elettricità e/o sul gas a diversi Stati membri, in particolare Bulgaria, Cipro, Spagna, Lussemburgo, Paesi Bassi, Romania, Slovacchia, Estonia, Finlandia, Svezia, Regno Unito, Austria, Polonia, Irlanda e Slovenia. Successivamente la Commissione ha deciso di deferire Polonia, Finlandia, Slovenia, Regno Unito, Bulgaria e Estonia alla Corte di Giustizia dell'Unione europea mentre ha chiuso le procedure avviate contro Spagna, Lussemburgo, Paesi Bassi, Svezia e Austria.

Per ulteriori informazioni: http://ec.europa.eu/energy/infringements/index_en.htm

(per ulteriori informazioni: M. Holzner - Tel. +32 229 60196 - cell. +32 498 98 2280)

  1. Controlli tecnici dei veicoli a motore: la Commissione chiede alla Lituania di adottare misure nazionali in merito ai controlli tecnici periodici dei veicoli

La Commissione europea ha chiesto alla Lituania di recepire appieno nel diritto nazionale tutti i requisiti della direttiva sui controlli tecnici periodici dei veicoli a motore e dei loro rimorchi (direttiva 2010/48/UE). La Lituania non ha trasmesso alla Commissione le necessarie informazioni entro il 31 gennaio 2011 né lo ha fatto successivamente a tale scadenza a seguito di lettere consecutive di costituzione in mora. L'adozione di tali misure è importante per tener conto di tutti gli sviluppi tecnologici delle componenti dei veicoli e dei rimorchi da controllare. La Commissione invia pertanto un parere motivato (la seconda fase della procedura d'infrazione UE) e concede alla Lituania due mesi per rispondere. In assenza di una risposta soddisfacente la Commissione potrà deferire lo Stato membro alla Corte di Giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: H. Kearns - Tel. +32 229 87638 - cell. +32 498 98 7638)

  1. Libera circolazione dei beni: la Commissione chiede alla Polonia di rimuovere gli ostacoli al commercio degli integratori alimentari

Quello degli integratori alimentari è un mercato in rapida crescita. La Commissione europea ha chiesto alla Polonia di modificare le sue regole relative all'importazione di integratori alimentari legalmente fabbricati o commercializzati in altri Stati membri. Secondo la Commissione le attuali regole in vigore in Polonia configurano un ostacolo alla libera circolazione dei beni nel mercato interno dell'UE e sono quindi contrarie al disposto degli articoli 34 e 36 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. La Commissione interviene in seguito a diverse denunce sulle onerose procedure esplicative imposte alla Polonia agli importatori di integratori alimentari originari di altri Stati membri, soprattutto allorché gli integratori alimentari contengono sostanze che possono essere usate in prodotti medicinali.

La Commissione ritiene che la legislazione polacca manchi di certezza giuridica, in particolare a causa dell'inversione dell'onere della prova per quanto concerne la valutazione di sicurezza degli integratori alimentari. Ciò implica che i costi della valutazione di sicurezza devono essere sostenuti dagli importatori invece che dalle autorità polacche. È il caso di notare che gli integratori alimentari in questione godono di una presunzione di sicurezza poiché sono stati in precedenza legalmente prodotti o commercializzati in altri Stati membri. Infine, la Commissione ritiene che la Polonia sia venuta meno agli obblighi che le incombono in forza del regolamento (CE) n. 764/2008 che stabilisce procedure relative all'applicazione di determinate regole tecniche nazionali a prodotti legalmente commercializzati in un altro Stato membro e che abroga la decisione n. 3052/95/CE poiché non ha applicato detto regolamento alle decisioni che negano o impediscono l'accesso al mercato per gli integratori alimentari. La Commissione ha pertanto emanato un parere motivato con cui chiede alla Polonia di modificare le sue leggi al fine di consentire la libera circolazione dei beni nel mercato unico. Se tale legislazione non verrà messa in conformità entro due mesi la Commissione potrà deferire la questione alla Corte di Giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: C. Corazza - Tel. +32 229 51752 - cell. +32 498 99 2862)

  1. Fiscalità: la Commissione chiede alla POLONIA di modificare la sua legislazione sulle aliquote IVA ridotte

La Commissione europea ha ufficialmente chiesto alla Polonia di modificare la sua legislazione su un'aliquota IVA ridotta applicabile ai dispositivi di protezione antincendio. Questa misura va al di là del campo d'applicazione consentito dalla direttiva IVA (2006/112/CE).

In base alle regole sull'IVA, un'aliquota IVA ridotta può essere applicata soltanto a certi beni e servizi elencati nell'allegato III della direttiva stessa. Tale elenco non è stato rigorosamente rispettato e interpretato come era stato concordato e adottato all'unanimità da tutti e 27 gli Stati membri dell'UE. La direttiva non consente alla Polonia di applicare un'aliquota IVA ridotta ai dispositivi di protezione antincendio poiché tali forniture non figurano nell'elenco. La Commissione, nel suo ruolo di custode dei trattati, assicura che queste regole vengano applicate correttamente e rispettate da tutti gli Stati membri dell'UE.

La richiesta della Commissione si configura in un parere motivato. Se la legislazione non verrà messa in conformità entro due mesi la Commissione potrà deferire la questione alla Corte di Giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: E. Traynor - Tel. +32 229 21548 - cell. +32 498 98 3871)

  1. Pensioni: la Commissione chiede alla Romania di versare pensioni ai cittadini greci per i periodi di lavoro in Romania

La Commissione ha chiesto alla Romania di ottemperare al regolamento (CE) n. 1408/71 e al regolamento (CE) n. 883/2004 sul coordinamento della sicurezza sociale all'atto di calcolare i diritti pensionistici dei cittadini greci che hanno lavorato in Romania prima della sua adesione all'Unione europea. Le autorità rumene rifiutano attualmente di tener conto dei periodi di lavoro dei migranti greci prima dell'adesione della Romania all'UE. Tale rifiuto si basa su un accordo bilaterale sottoscritto tra la Romania e la Grecia nel 1996. Nel contesto di tale accordo la Romania ha versato alla Grecia un importo forfettario di 15 milioni di USD e la Grecia si fa carico delle pensioni corrispondenti a un massimo di 15 anni lavorati. Ciò significa che i periodi di lavoro che vanno al di là di 15 anni vengono attualmente persi in termini di diritti a pensione per questi lavoratori. La Commissione ritiene che l'accordo bilaterale non possa essere usato per privare dei cittadini di diritti che sono direttamente riconosciuti dalla normativa dell'UE e ritiene pertanto che la Romania debba ai lavoratori i diritti addizionali a pensione anche se corrispondono a periodi precedenti all'adesione della Romania all'UE.

La richiesta si configura in un parere motivato in forza delle procedure d'infrazione dell'UE. La Romania dispone ora di due mesi per notificare alla Commissione le misure adottate al fine di attuare appieno il regolamento. In caso contrario la Commissione potrà decidere di deferire la Romania alla Corte di Giustizia dell'Unione europea.

(per ulteriori informazioni: J. Todd - Tel. +32 229 94107 - cell. +32 498 99 4107)

  1. Fiscalità: la Commissione chiede alla ROMANIA di rivedere la sua tassazione delle imprese estere

La Commissione europea ha chiesto ufficialmente alla Romania di modificare il trattamento fiscale discriminatorio delle imprese estere.

In forza della legislazione fiscale rumena un'impresa estera che abbia diversi stabilimenti in Romania è assoggettata alla tassa sulle società per ciascuno degli stabilimenti individualmente, nonostante il fatto che questi non abbiano una personalità giuridica separata. L'impossibilità per un contribuente straniero di consolidare i risultati di tutti i propri stabilimenti in Romania si traduce in uno svantaggio in termini di liquidità o in una tassazione più elevata per le persone giuridiche straniere.

Secondo la Commissione tale restrizione è contraria alla libertà di stabilimento sancita nei trattati UE.

La richiesta della Commissione si configura in un parere motivato. Se la legislazione non verrà messa in conformità entro due mesi la Commissione potrà deferire la questione alla Corte di Giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: E. Traynor - Tel. +32 229 21548 - cell. +32 498 98 3871)

  1. Trasporti aerei: la Commissione chiede alla Spagna di presentare garanzie quanto all'indipendenza del coordinatore di bande orarie

La Commissione europea ha chiesto alla Spagna di notificarle entro due mesi le misure necessarie per ottemperare alle regole comuni dell'UE per l'assegnazione di bande orarie aeroportuali. Il coordinatore di bande orarie è incaricato di assegnare gli slot di decollo e atterraggio in modo non discriminatorio, neutro e trasparente, il che rappresenta uno dei pilastri essenziali di un sistema atto a consentire la libera concorrenza. La Commissione istruisce il caso d'ufficio e cerca garanzie quanto al funzionamento e all'indipendenza finanziaria del coordinatore di bande orarie. In assenza di una risposta soddisfacente la Commissione potrà deferire lo Stato membro alla Corte di Giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: H. Kearns - Tel. +32 229 87638 - cell. +32 498 98 7638)

  1. Fiscalità: la Commissione chiede alla Spagna di modificare le regole in imposta di successione e imposta sulle donazioni nei Territorios Históricos de Alava y Bizkaia

La Commissione europea ha ufficialmente chiesto alla Spagna di modificare le disposizioni della legislazione sull'imposta di successione e sull'imposta sulle donazioni applicata nei Territorios Históricos de Alava y Bizkaia poiché tali disposizioni non rispettano la libera circolazione dei capitali.

In forza di tale sistema di tassazione il debito pubblico emesso dalle amministrazioni locali (la Comunidad Autónoma del País Vasco, le Diputaciones Forales o le Entidades Locales Territoriales de los tres Territorios Históricos) beneficia di un trattamento fiscale preferenziale. Ciò significa che i titoli del debito pubblico emessi da tali amministrazioni sono tassati meno di altri titoli analoghi al momento della successione. Questo trattamento fiscale discrimina contro gli investimenti in titoli del debito pubblico emessi da altri Stati membri dell'UE o dai paesi dell'SEE.

La richiesta della Commissione si configura in un parere motivato. Se la legislazione non verrà messa in conformità entro due mesi la Commissione potrà deferire la questione alla Corte di Giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: E. Traynor - Tel. +32 229 21548 - cell. +32 498 98 3871)

  1. Lavoro a tempo determinato: la Commissione chiede alla Svezia di rafforzare la rete di sicurezza prescritta dalla direttiva sul lavoro a tempo determinato

La Commissione europea ha chiesto alla Svezia di mettere in linea la sua legislazione con la direttiva 1999/70/CE sul lavoro a tempo determinato e di prevenire l'abuso di contratti di lavoro a tempo determinato successivi.

L'attuale sistema vigente in Svezia distingue diversi tipi di lavoro a tempo determinato. Alcuni di essi non sono soggetti a nessun limite. Altri tipi sono sottoposti a limiti, che però non tengono conto gli uni degli altri. I datori di lavoro possono pertanto aggirare questi limiti combinando diverse forme di lavoro a tempo determinato per lo stesso lavoratore. Di conseguenza, il sistema non può garantire che non vi siano successioni infinite di contratti di lavoro a tempo determinato. Ciò è contrario al disposto della direttiva.

Il problema è stato sollevato con la Svezia già nel 2007. Il governo svedese ha avviato due iniziative di azione legislativa per ottemperare alla direttiva. Tuttavia nessuno di questi tentativi di varare una legislazione ha avuto successo. La Commissione chiede pertanto alla Svezia di intensificare i suoi sforzi.

La richiesta si configura in un parere motivato in forza delle procedure d'infrazione dell'UE. La Svezia dispone ora di due mesi per notificare alla Commissione le misure adottate al fine di attuare appieno la direttiva. In caso contrario la Commissione potrà decidere di deferire questo Stato membro alla Corte di Giustizia dell'Unione europea.

(per ulteriori informazioni: J. Todd - Tel. +32 229 94107 - cell. +32 498 99 4107)


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