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Commissione europea

MEMO

Bruxelles, 20 novembre 2013

Pacchetto infrazioni di novembre: decisioni principali

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Con le decisioni sui casi d'infrazione assunte questo mese la Commissione europea avvia azioni legali nei confronti di alcuni Stati membri per inadempimento degli obblighi previsti dalla normativa dell'UE. Le decisioni qui esposte, relative a settori diversi, si propongono di garantire la corretta applicazione del diritto dell'Unione a favore dei cittadini e delle imprese.

La Commissione ha adottato oggi 248 decisioni, tra le quali 58 pareri motivati e 12 deferimenti alla Corte di giustizia dell'Unione europea. Si riporta di seguito una breve esposizione delle principali decisioni. Per maggiori informazioni sulla procedura d'infrazione si rimanda a MEMO/12/12.

  1. Casi principali che coinvolgono gli Stati membri

  1. La Commissione chiede agli Stati membri di conformarsi alla legislazione dell'Unione nel disciplinare i servizi connessi al gioco d'azzardo

La Commissione europea ha chiesto oggi a taluni Stati membri di garantire la conformità dei rispettivi quadri normativi nazionali relativi ai servizi connessi al gioco d'azzardo alle libertà fondamentali del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Gli Stati membri in linea di principio sono liberi di fissare gli obiettivi delle rispettive politiche in materia di gioco d'azzardo on line.

Dopo aver consultato gli Stati membri interessati, la Commissione ha adottato decisioni su una prima serie di casi in sospeso. Nei fatti:

  • ha chiesto alla Svezia di conformarsi alla normativa UE in materia di libera circolazione dei servizi per quanto riguarda la regolamentazione e la vigilanza del proprio monopolio del gioco d'azzardo;

  • ha chiuso un procedimento per infrazione contro la Finlandia sulla conformità al diritto dell'UE delle disposizioni nazionali che stabiliscono diritti esclusivi per l'offerta di servizi connessi al gioco d'azzardo;

  • ha deciso di inviare a Belgio, Cipro, Repubblica ceca, Lituania, Polonia e Romania una richiesta ufficiale di informazioni sulla legislazione nazionale che limita l'offerta di servizi connessi al gioco d'azzardo.

(per ulteriori informazioni: IP/13/1101, C. Hughes - Telefono: +32 2 2964450 Cellulare: +32 498 964450)

  1. Deferimenti alla Corte di giustizia

  1. Energie rinnovabili: la Commissione deferisce l'Austria alla Corte per mancato recepimento delle norme dell'UE

La Commissione europea deferisce l'Austria alla Corte di giustizia dell'Unione europea per mancato recepimento della direttiva sulle energie rinnovabili. La direttiva mira a garantire una quota del 20% di energie rinnovabili nell'UE entro il 2020. La direttiva avrebbe dovuto essere recepita dagli Stati membri entro il 5 dicembre 2010.

La Commissione propone una penalità di mora giornaliera di 40 512 EUR. Le sanzioni proposte tengono conto della durata e della gravità dell'infrazione. In caso di sentenza affermativa della Corte, la sanzione dovrà essere pagata dalla data della sentenza fino all'avvenuto recepimento. L'importo definitivo della sanzione sarà deciso dalla Corte.

(per ulteriori informazioni: IP/13/1113 - M. Holzner – Telefono: +32 229 60196 – Cellulare: +32 498 98 2280)

  1. Ambiente: la Commissione europea deferisce nuovamente la Grecia alla Corte relativamente alle acque reflue

La Commissione europea deferisce nuovamente la Grecia alla Corte di giustizia europea per trattamento inadeguato delle acque reflue urbane.

La mancanza di trattamento significa mettere a rischio la salute dei residenti, perché le acque reflue non trattate possono essere contaminate da batteri e virus dannosi. Le acque reflue non trattate contengono inoltre nutrienti come l'azoto e il fosforo che possono danneggiare l'ambiente marino favorendo la proliferazione di alghe che soffocano le altre forme di vita. È risaputo che un corretto trattamento delle acque reflue è un elemento importante per garantire la prosperità dell'industria del turismo, settore fondamentale per l'economia greca.

Pur nella piena consapevolezza della difficile situazione in cui versa la Grecia, la Commissione ritiene che rimandando questo investimento la Grecia incorrerebbe in costi ancor più elevati in futuro.

La Commissione chiede dunque alla Corte di imporre sanzioni e propone una somma forfettaria di 11.514.081 milioni di EUR e il pagamento di una penalità di mora giornaliera di 47.462 EUR finché gli obblighi non saranno adempiuti. L'importo definitivo delle sanzioni giornaliere sarà deciso dalla Corte.

(per ulteriori informazioni: IP/13/1102, J. Hennon – Telefono: +32 229 53593 – Cellulare: +32 498 95 3593)

  1. Aiuti di Stato: la Commissione agisce contro l'Italia dinanzi alla Corte di giustizia per il mancato rispetto di una sentenza che impone il recupero di aiuti illegali

La Commissione ha adito la Corte di giustizia dell'Unione europea per la mancata esecuzione da parte dell'Italia di una precedente sentenza con cui la Corte confermava che taluni sgravi degli oneri sociali concessi alle imprese dei territori di Venezia e Chioggia costituivano un aiuto di Stato illegale e dovevano essere recuperati presso i beneficiari. La Commissione era già giunta a questa conclusione nel 1999, formulandola in una decisione. Trattandosi del secondo deferimento per il mancato rispetto di una sentenza precedente, la Commissione ha chiesto alla Corte di giustizia di comminare sanzioni nei confronti dell'Italia.

La Commissione propone una mora giornaliera di 24 578,4 EUR moltiplicati per il numero di giorni tra la prima sentenza della Corte e la piena conformità da parte dello Stato membro o la seconda sentenza della Corte, a norma dell'articolo 260, paragrafo 2, del TFUE, e il pagamento di una penalità decrescente di 187 264 EUR per ogni giorno trascorso dalla sentenza fino all'attuazione. L'importo definitivo della penalità di mora giornaliera sarà deciso dalla Corte.

(per ulteriori informazioni: IP/13/1103 - A. Colombani – Telefono: +32 229 74513 – Cellulare: +32 460 75 2063)

  1. Dogane: la Commissione deferisce il Belgio alla Corte relativamente agli orari di apertura degli uffici doganali e ai diritti doganali

La Commissione europea ha deciso di deferire il Belgio alla Corte di giustizia dell'UE per il mancato adeguamento della propria legislazione alle norme dell'UE in materia di orari di apertura degli uffici doganali e di diritti doganali. Gli uffici doganali belgi non solo hanno un orario di apertura ridotto, ma applicano anche diritti aggiuntivi agli operatori per il lavoro straordinario. Inoltre, anche durante l'orario di apertura normale, applicano diritti aggiuntivi per convalidare, annullare e appurare le dichiarazioni e per trattare le richieste di rimborso. La Commissione ritiene che queste norme belghe costituiscano una violazione delle norme doganali europee. Nel maggio 2011 è stato inviato al Belgio un parere motivato sull'argomento, ma in assenza di una risposta soddisfacente la Commissione ha deciso di adire la Corte di giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: IP/13/1104 - E. Traynor – Telefono: +32 229 21548 – Cellulare: +32 498 98 3871)

  1. Fiscalità: la Commissione adisce la Corte di giustizia in merito a due disposizioni belghe discriminatorie

La Commissione ha deciso di adire la Corte di giustizia dell'Unione europea in merito al modo in cui il Belgio tassa, da un lato, alcuni redditi di imprese straniere cooperative o aventi finalità sociali e, dall'altro, alcuni interessi versati a imprese straniere.

(per ulteriori informazioni: IP/13/1105 - E. Traynor – Telefono: +32 229 21548 – Cellulare: +32 498 98 3871)

  1. Trasporti: la Commissione deferisce la Germania alla Corte per la mancata separazione dei flussi finanziari tra operatori ferroviari e gestori dei binari ferroviari

La Commissione europea ha deciso di deferire la Germania alla Corte di giustizia dell'Unione europea per il mancato rispetto delle norme UE in materia di trasparenza finanziaria nel settore ferroviario. Le norme attualmente in vigore in Germania non escludono che i fondi pubblici possano essere utilizzati per sovvenzionare in modo incrociato servizi ferroviari passeggeri e merci aperti alla concorrenza.

(per ulteriori informazioni: IP/13/1097 - H. Kearns – Telefono: +32 229 87638 – Cellulare: +32 498 98 7638)

  1. Sicurezza sociale: la Commissione deferisce la Finlandia alla Corte in quanto limita i diritti delle persone che hanno lavorato in altri Stati membri

La Commissione europea ha deciso di deferire la Finlandia alla Corte di giustizia dell'UE poiché essa richiede ai lavoratori che fanno domanda di prestazioni di disoccupazione di aver lavorato in Finlandia per almeno quattro settimane (o quattro mesi in caso di lavoro autonomo) quale condizione per tener conto dei periodi di sussidio di disoccupazione corrisposti in un altro Stato membro. Questo requisito discrimina i lavoratori che hanno lavorato in altri Stati membri (sia finlandesi che cittadini di altri Stati membri) e costituisce una violazione del diritto dell'UE volto a garantire la libera circolazione dei lavoratori.

La Commissione ha chiesto alla Finlandia di porre fine a tale discriminazione nei confronti dei lavoratori di altri Stati membri nel suo parere motivato del 30 maggio 2013 (MEMO/13/470), ma le autorità finlandesi hanno rifiutato di adottare le misure opportune per conformarsi.

(per ulteriori informazioni: IP/13/1107, J. Todd – Telefono: +32 229 94107 – Cellulare: +32 498 99 4107)

  1. Orario di lavoro: la Commissione deferisce la Grecia alla Corte per mancato rispetto delle norme UE nella sanità pubblica

La Commissione europea ha deciso di deferire la Grecia alla Corte di giustizia dell'UE per il mancato rispetto delle norme dell'UE sui limiti dell'orario di lavoro dei medici nella sanità pubblica. In particolare, la Grecia non garantisce che tali medici non lavorino in media più di 48 ore alla settimana inclusi gli straordinari.

In pratica, i medici che lavorano negli ospedali e nei centri sanitari pubblici in Grecia spesso devono lavorare in media almeno 64 ore settimanali e oltre 90 ore in alcuni casi, senza alcun limite massimo stabilito per legge.

La Commissione ritiene che questa situazione costituisca un grave violazione della direttiva sull'orario di lavoro dell'UE, che mette a repentaglio la salute e la sicurezza non soltanto dei medici, ma anche dei loro pazienti, poiché medici eccessivamente stanchi rischiano di commettere errori.

(per ulteriori informazioni: IP/13/1108, J. Todd – Telefono: +32 229 94107 – Cellulare: +32 498 99 4107)

  1. Orario di lavoro: la Commissione deferisce l'Irlanda alla Corte per mancato rispetto delle norme dell'UE sui limiti dell'orario di lavoro nella sanità pubblica

La Commissione europea ha deciso di deferire l'Irlanda alla Corte di giustizia dell'UE per il mancato rispetto delle norme dell'UE sui limiti dell'orario di lavoro dei medici nella sanità pubblica.

Il diritto nazionale irlandese prevede limiti dell'orario di lavoro dei medici, ma in pratica gli ospedali pubblici spesso non applicano le norme ai medici tirocinanti o ad altri medici ospedalieri non specializzati. Sono ancora numerosi i casi di giovani medici ai quali è puntualmente richiesto di fare turni di lavoro di 36 ore ininterrotte, di lavorare oltre 100 ore in una sola settimana e 70-75 ore la settimana in media e di continuare a lavorare senza adeguati periodi di pausa o di riposo.

La Commissione considera questa situazione una grave violazione della direttiva dell'UE sull'orario di lavoro, che mette in pericolo la sicurezza e la salute dei medici.

(per ulteriori informazioni: IP/13/1109, J. Todd – Telefono: +32 229 94107 – Cellulare: +32 498 99 4107)

  1. Trasporto aereo: la Commissione deferisce il Portogallo alla Corte di giustizia perché non garantisce l'indipendenza del coordinatore delle bande orarie negli aeroporti

La Commissione europea ha deciso di deferire il Portogallo alla Corte di giustizia dell'UE per la mancata osservanza delle norme comuni europee in materia di assegnazione delle bande orarie aeroportuali. La Commissione ritiene che il coordinatore delle bande orarie non possa operare in modo indipendente e autonomo dall'ANA. Inoltre, fino ad oggi l'ANA ha coperto tutti i costi del coordinatore delle bande orarie. Di conseguenza la Commissione ritiene che il coordinatore delle bande orarie non sia finanziariamente indipendente dall'ANA e che ciò possa pregiudicare la concorrenza leale.

(per ulteriori informazioni: IP/13/1100 - H. Kearns – Telefono: +32 229 87638 – Cellulare: +32 498 98 7638)

  1. IVA: la Commissione deferisce la Svezia alla Corte in merito all'IVA sui servizi postali

La Commissione europea ha deciso di deferire la Svezia alla Corte di giustizia in merito alla sua applicazione dell'IVA ai servizi postali. La Svezia applica l'IVA ad alcuni servizi che, in base alla normativa UE, dovrebbero esserne esenti. La Svezia non esenta i servizi postali dall'IVA. Tutti gli operatori, compreso quello che offre il servizio universale, sono obbligati ad addebitarla agli utenti. Ne consegue che la Svezia non applica un'esenzione prevista nella legislazione dell'UE.

(per ulteriori informazioni: IP/13/1111 - E. Traynor – Telefono: +32 229 21548 – Cellulare: +32 498 98 3871)

  1. Pareri motivati

  1. Cambiamento climatico: la Commissione chiede a sei Stati membri di adottare misure nazionali per uno stoccaggio geologico ambientalmente sicuro di biossido di carbonio

Oggi la Commissione ha chiesto a Austria, Cipro, Ungheria, Irlanda, Svezia e Slovenia di adottare le misure necessarie a recepire integralmente la direttiva 2009/31/CE sullo stoccaggio geologico di CO2 (la cosiddetta "direttiva CCS"). Ad oggi, questi Stati membri non hanno notificato le misure per un recepimento completo. La Commissione chiede dunque oggi a tali Stati membri, con un parere motivato (seconda fase del procedimento per infrazione dell'UE), di conformarsi alla normativa dell'UE.

La direttiva CCS è stata adottata nel 2009 come parte del pacchetto clima-energia. La direttiva istituisce un quadro giuridico per lo stoccaggio geologico ambientalmente sicuro di CO2, elimina gli ostacoli giuridici allo stoccaggio geologico di CO2 e stabilisce le prescrizioni che coprono l'intera durata di vita di un sito di stoccaggio. Si ritiene che la tecnologia di cattura e di stoccaggio del carbonio, se commercializzata, possa dare un contributo fondamentale alla transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio nell'UE.

(per ulteriori informazioni: I. Valero Ladron - Telefono: +32 2 229 64971 - Cellulare: +32 498 96 4971)

  1. La Commissione chiede a Belgio e Germania di attuare la direttiva sui ritardi di pagamento (cause 2013/0206 e 2013/0213)

La Commissione europea ha chiesto a Belgio e Germania di aggiornare la loro legislazione per conformarsi alle norme dell'UE relative alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, poiché tali paesi non hanno rispettato il termine prescritto del 16 marzo 2013. I ritardi di pagamento costituiscono un ostacolo importante alla libera circolazione delle merci e dei servizi nel mercato interno, poiché impongono oneri amministrativi e finanziari alle imprese, ostacolano gli scambi transfrontalieri e comportano una distorsione della concorrenza.

La direttiva relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali armonizza i periodi di pagamento delle autorità pubbliche alle imprese: le autorità pubbliche devono pagare i beni e i servizi acquistati entro 30 giorni o, in circostanze eccezionali, entro 60 giorni. Se la direttiva non è recepita in tempo, le imprese, in particolare le piccole e le medie imprese (PMI), continueranno ad essere a rischio di problemi di liquidità che possono portarle al fallimento.

La Commissione ha pertanto formulato pareri motivati chiedendo a Belgio e Germania di aggiornare la propria legislazione. Se, entro due mesi, gli Stati membri interessati non informeranno la Commissione in merito alle misure adottate per ottemperare pienamente agli obblighi imposti dalla direttiva, la Commissione potrà decidere di deferirli alla Corte di giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: C. Corazza - Telefono: +32 229 51752 - Cellulare: +32 498 99 2862)

  1. Tratta di esseri umani: la Commissione chiede a Cipro, Spagna, Italia e Lussemburgo di attuare le norme UE in materia di tratta degli esseri umani

La Commissione ha formalmente chiesto a Cipro, Spagna, Italia e Lussemburgo di assicurare il pieno rispetto degli obblighi loro incombenti a norma della legislazione UE in materia di tratta degli esseri umani (IP/11/332).

Oltre 6 mesi dopo il termine per il recepimento della direttiva 2011/36/UE e nonostante le lettere di costituzione in mora inviate il 29 maggio 2013, questi paesi non hanno ancora notificato alla Commissione le misure nazionali adottate per attuare le norme UE.

La Commissione invia dunque pareri motivati. Se gli Stati membri non ottempereranno al loro obbligo giuridico entro due mesi, la Commissione potrebbe decidere di adire la Corte di giustizia al riguardo.

La direttiva UE in materia di tratta degli esseri umani può fare una reale differenza per la vita delle vittime ed evitare altre vittime potenziali. La direttiva prevede azioni in diverse aree, quali le disposizioni del diritto penale, le azioni penali contro gli autori dei reati, il sostegno alle vittime e i diritti delle vittime nei procedimenti penali, la prevenzione e il controllo dell'attuazione.

Ad oggi, 18 paesi hanno notificato di aver completato il recepimento (Repubblica ceca, Svezia, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Romania, Finlandia, Bulgaria, Croazia, Irlanda, Grecia, Francia, Austria, Portogallo, Slovacchia e Regno Unito).

(per ulteriori informazioni: M. Cercone – Telefono: +32 229 80963 – Cellulare: +32 498 98 2349)

  1. Efficienza energetica nell'edilizia: si chiede a Grecia e Malta di adottare la normativa UE sull'efficienza energetica nell'edilizia

La Commissione ha chiesto ufficialmente a Malta e Grecia di adempiere integralmente agli obblighi previsti dalla normativa dell'UE sull'efficienza energetica nell'edilizia (direttiva 2010/31/UE). La direttiva doveva essere recepita nella legislazione nazionale entro il 9 luglio 2012. Ad oggi Malta e Grecia non hanno pienamente recepito le disposizioni dell'UE nel diritto nazionale. La Commissione ha inviato un parere motivato a Malta, chiedendole di notificare alla Commissione tutte le necessarie misure di attuazione. In un parere motivato complementare a quello inviato a gennaio, la Commissione ha ricordato anche alla Grecia la necessità di recepire integralmente la direttiva. Se gli Stati membri non ottempereranno al loro obbligo giuridico entro due mesi, la Commissione potrebbe decidere di adire al riguardo la Corte di giustizia. A norma di tale direttiva, gli Stati membri devono stabilire e applicare requisiti minimi di prestazione energetica nell'edilizia, assicurare la certificazione della prestazione energetica degli edifici e prescrivere l'ispezione periodica degli impianti di riscaldamento e di condizionamento dell'aria. La direttiva fa inoltre obbligo agli Stati membri di provvedere a che, dal 2021 in avanti, tutti gli edifici nuovi siano del tipo "a energia quasi zero". Nel settembre 2012 la Commissione ha avviato procedimenti per infrazione nei confronti di 24 Stati membri (tutti tranne Danimarca, Irlanda e Svezia) che non le avevano notificato le misure nazionali adottate a recepimento della direttiva nell'ordinamento giuridico nazionale. Pareri motivati erano già stati inviati a Italia, Grecia, Portogallo e Bulgaria nel gennaio 2013, a Spagna e Slovenia nell'aprile 2013, a Belgio, Germania, Finlandia, Francia, Lettonia, Polonia e Paesi Bassi nel giugno 2013, a Austria, Cipro, Estonia, Lituania, Lussemburgo, Ungheria e Regno Unito nel settembre 2013 e a Repubblica ceca e Romania nell'ottobre 2013. Ulteriori informazioni all'indirizzo: http://ec.europa.eu/energy/efficiency/buildings/buildings_en.htm.

(per ulteriori informazioni: M. Holzner - Telefono: +32 229 60196 - Cellulare: +32 498 98 2280)

  1. Medicinali falsificati: la Commissione chiede a quattro Stati membri di conformarsi alle norme in materia di sicurezza dei pazienti

Oggi la Commissione europea ha inviato una richiesta formale all'Italia, alla Polonia, alla Slovenia e alla Finlandia, esortandole a garantire il pieno rispetto della direttiva sui medicinali falsificati1. Tale direttiva mira a prevenire che i medicinali falsificati giungano ai pazienti. Essa stabilisce misure di sicurezza e di controllo armonizzate a livello paneuropeo, assicurando un'identificazione più facile dei medicinali falsificati e verifiche e controlli migliorati alle frontiere dell'UE e al suo interno.

Questi quattro paesi dell'UE non hanno ancora recepito questa direttiva nel diritto nazionale, nonostante il termine del 2 gennaio 2013. Essi dispongono di un termine di due mesi per notificare alla Commissione le misure adottate per conformarsi al diritto dell'UE. La mancata notifica di misure adeguate potrebbe portare la Commissione a deferire i casi alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

(per ulteriori informazioni: F. Vincent – Telefono: +32 2 2987166 – Cellulare: +32 498 987166)

  1. Fiscalità: la Commissione chiede alla Francia e alla Lettonia di applicare le norme fondamentali dell'UE contro l'evasione fiscale

La Commissione ha chiesto oggi alla Francia e alla Lettonia di recepire pienamente la direttiva sulla cooperazione amministrativa nella legislazione nazionale. Tale direttiva è fondamentale per la lotta dell'UE contro l'evasione fiscale, poiché contiene misure volte ad aumentare la trasparenza, a migliorare lo scambio di informazioni e a rafforzare la cooperazione transfrontaliera (cfr. IP/12/1376). Inoltre è nell'ambito della direttiva sulla cooperazione amministrativa che lo scambio automatico di informazioni tra autorità fiscali sarà notevolmente ampliato in futuro. Gli Stati membri avevano l'obbligo giuridico di applicare tale direttiva dal 1º gennaio 2013, ma la Francia e la Lettonia non hanno ancora notificato il completo recepimento delle nuove norme. In assenza di risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà deferire i due paesi alla Corte di giustizia dell'UE. Rif.: IN/2013/0036 e IN/2013/0052.

(per ulteriori informazioni: E. Traynor - Telefono: +32 229 21548 - Cellulare: +32 498 98 3871)

  1. Ambiente: la Commissione chiede all'Italia, alla Romania e alla Slovenia di attuare le norme dell'UE in materia di stoccaggio del mercurio metallico considerato rifiuto

La Commissione europea chiede all'Italia, alla Romania e alla Slovenia di trasmettere informazioni dettagliate sulle modalità di recepimento nel diritto nazionale della legislazione dell'UE in materia di stoccaggio del mercurio metallico considerato rifiuto. In seguito al mancato rispetto da parte degli Stati membri in questione del termine iniziale del 15 marzo 2013, la Commissione ha inviato lettere di costituzione in mora che concedevano loro due mesi per rispondere. Non avendo ricevuto nessuna risposta, la Commissione invia ora un parere motivato. Se l'Italia, la Romania o la Slovenia non adotteranno i provvedimenti necessari entro due mesi, la questione potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - Telefono: +32 229 53593 - Cellulare: +32 498 95 3593)

  1. Efficienza energetica nell'edilizia: si chiede al Regno Unito e ai Paesi Bassi di rispettare i propri obblighi nel quadro della legislazione dell'UE sull'efficienza energetica nell'edilizia

La Commissione ha chiesto ai Paesi Bassi e al Regno Unito di garantire che all'atto dell'acquisto o dell'affitto di un edificio siano sempre rilasciati gli attestati di prestazione energetica. Il rilascio di un attestato di prestazione energetica è uno dei requisiti fondamentali della normativa dell'UE in materia di efficienza energetica nell'edilizia (direttiva 2010/31/UE). Tali infrazioni riguardano l'attuazione non corretta dei requisiti per il rilascio degli attestati di prestazione energetica. Il certificato intende informare gli acquirenti e i locatari in merito alla classe di efficienza energetica dell'edificio e costituisce un incentivo a ridurre il consumo energetico degli edifici. Queste richieste sono espresse in forma di pareri motivati nell'ambito della procedura d'infrazione dell'UE. In mancanza di una risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà deferire questi due Stati membri alla Corte di giustizia. La Commissione ha anche inviato un parere motivato ai Paesi Bassi nel giugno 2013 e al Regno Unito nel settembre 2013, chiedendo loro di recepire nel diritto nazionale tutte le disposizioni della direttiva sull'efficienza energetica nell'edilizia. Ulteriori informazioni all'indirizzo:  http://ec.europa.eu/energy/efficiency/buildings/buildings_en.htm.

(per ulteriori informazioni: M. Holzner - Telefono: +32 229 60196 - Cellulare: +32 498 98 2280)

  1. Ambiente: la Commissione chiede all'Austria di riconsiderare l'autorizzazione concessa per la costruzione di una centrale elettrica sul fiume Schwarze Sulm

La Commissione europea chiede all'Austria di riesaminare un'autorizzazione concessa ad una centrale elettrica prevista sul fiume Schwarze Sulm in Stiria. La Commissione è preoccupata del fatto che tale autorizzazione sia stata concessa senza tenere in debita considerazione la direttiva quadro sulle acque, e che la costruzione della centrale elettrica porterebbe inevitabilmente al deterioramento dell'elevata qualità naturale dell'acqua del fiume. Secondo il diritto dell'UE, il deterioramento della qualità dell'acqua è ammesso solo in presenza di un interesse pubblico prevalente e la Commissione è del parere che le condizioni per siffatta esenzione non siano state soddisfatte nella fattispecie. Nell'aprile 2013 è stata inviata una lettera di costituzione in mora, seguita ora da un parere motivato, alla luce del fatto che le risposte finora fornite dal governo austriaco non risolvono la questione. Se l'Austria non adotterà i provvedimenti necessari entro due mesi, la questione potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: M. Holzner - Telefono: +32 229 60196 - Cellulare: +32 498 98 2280)

  1. Ambiente: la Commissione chiede a Cipro di dare attuazione alle norme dell'UE sulla restrizione dell'uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche

La Commissione europea chiede a Cipro di specificare le modalità di attuazione nel diritto interno della normativa UE sulla restrizione dell'uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche. Cipro non ha attuato misure tecniche sulle esenzioni concesse ad alcune apparecchiature contenenti cadmio. La direttiva avrebbe dovuto essere recepita nell'ordinamento nazionale entro il 2 gennaio 2013. Poiché Cipro non ha rispettato il termine originariamente fissato, la Commissione gli ha notificato una costituzione in mora il 21 marzo 2013. Visto che le lacune rilevate non sono ancora state colmate, gli invia ora un parere motivato. Se Cipro non adotterà i provvedimenti necessari entro due mesi, la questione potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - Telefono: +32 229 53593 - Cellulare: +32 498 95 3593)

  1. Servizi postali: la Commissione chiede a Cipro di rispettare la normativa dell'UE

In data odierna la Commissione europea ha chiesto a Cipro di attuare la direttiva 2008/6/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 febbraio 2008, che modifica la direttiva 97/67/CE per quanto riguarda il pieno completamento del mercato interno dei servizi postali comunitari. La cosiddetta terza direttiva postale avrebbe dovuto essere attuata dagli 11 Stati membri che avevano notificato la loro intenzione di prorogare il termine di attuazione, entro il 31 dicembre 2012. Tuttavia finora Cipro non ha messo in atto le disposizioni necessarie. La richiesta della Commissione assume la forma di un parere motivato nel quadro delle procedure di infrazione dell'UE. Se entro due mesi non saranno notificate misure volte a porre fine alla violazione del diritto dell'UE, la Commissione potrà decidere di deferire Cipro alla Corte di giustizia dell'UE.

Ulteriori informazioni all'indirizzo:

http://ec.europa.eu/internal_market/post/index_en.htm.

(per ulteriori informazioni: C. Hughes - Telefono: +32 2 2964450 - Cellulare: +32 498 964450)

  1. Fiscalità: la Commissione chiede a Cipro di recepire le norme in materia di fatturazione dell'IVA

La Commissione ha formalmente chiesto a Cipro di recepire nel diritto nazionale le norme UE sulla fatturazione IVA. Nuove norme che disciplinano la fatturazione dell'IVA (direttiva 2010/45/UE) sono entrate in vigore il 1º gennaio 2013. Esse istituiscono un sistema più semplice e più moderno per la fatturazione dell'IVA e riducono la burocrazia e i costi di adeguamento per le imprese. Gli Stati membri erano tenuti a recepire tale direttiva entro l'inizio del 2013, ma Cipro non ha notificato alla Commissione l'adozione di misure in tal senso. La richiesta assume la forma di un parere motivato. In mancanza di risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà deferire Cipro alla Corte di giustizia dell'UE. Rif.: IN/2013/0010.

(per ulteriori informazioni: E. Traynor - Telefono: +32 229 21548 - Cellulare: +32 498 98 3871)

  1. Appalti pubblici: la Commissione chiede alla GRECIA di rispettare la normativa dell'UE

Oggi la Commissione europea ha chiesto alla Grecia di rispettare le norme dell'UE in materia di appalti pubblici. La legislazione greca stabilisce un sistema di registrazione obbligatoria delle imprese di costruzione nazionali che predetermina quali operatori possono partecipare a ciascuna procedura di gara. Le condizioni del registro per la partecipazione dei potenziali offerenti alle procedure di gara violano le norme dell'UE in materia di appalti pubblici. La Commissione chiede pertanto alla Grecia di abrogare le disposizioni nazionali corrispondenti entro un termine di due mesi. In assenza di azioni opportune, la Commissione potrà deferire la questione alla Corte di giustizia dell'UE. La legge greca stabilisce un sistema di registrazione in base al quale tutte le imprese di costruzione nazionali approvate sono suddivise in classi. A ciascuna classe corrisponde una fascia di bilancio definita da un valore minimo e da un valore massimo specifici. Tale sistema di registrazione obbligatoria comporta l'esclusione di imprese, che dispongono delle capacità economiche, finanziarie, professionali e tecniche per adempiere a un determinato contratto, dalla relativa procedura di gara, solo perché la loro capacità finanziaria è diversa — solitamente superiore — dalla classe di bilancio specifica ammessa per una data procedura. Tale regime restrittivo costituisce una violazione delle norme della direttiva 2004/18/CE e dei principi fondamentali della parità di trattamento e della non discriminazione su cui si basano le norme dell'UE in materia di appalti pubblici. Ulteriori informazioni all'indirizzo: http://ec.europa.eu/internal_market/publicprocurement/index_en.htm.

(per ulteriori informazioni: C. Hughes - Telefono: +32 2 2964450 - Cellulare: +32 498 964450)

  1. La Commissione chiede alla Grecia di sospendere le disposizioni discriminatorie relative alle imposte di successione

La Commissione ha chiesto oggi alla Grecia di modificare due norme discriminatorie in materia di imposte di successione. La prima riguarda un'esenzione fiscale riconosciuta dal diritto greco sul valore dei beni immobili ereditati. L'esenzione è concessa solo a cittadini dell'UE residenti in Grecia che non sono proprietari di una prima casa. La Commissione ritiene che tale disposizione costituisca una discriminazione nei confronti dei cittadini dell'UE e del SEE che risiedono al di fuori della Grecia e un ostacolo alla libera circolazione dei capitali sancita dai trattati. La seconda richiesta della Commissione riguarda una disposizione discriminatoria in base alla quale la Grecia prevede un tasso agevolato per legati destinati ad organizzazioni senza fini di lucro stabilite in altri Stati dell'UE/del SEE, unicamente con riserva di reciprocità. La Commissione ritiene che l'applicazione di una condizione di reciprocità abbia per effetto un trattamento discriminatorio che costituisce un ostacolo alla libera circolazione dei capitali. Le odierne richieste della Commissione sono espresse in forma di pareri motivati. Se la Grecia non adempirà entro due mesi, la Commissione potrà adire la Corte di giustizia dell'Unione europea. Rif.: IN/2012/2134

(per ulteriori informazioni: E. Traynor - Telefono: +32 229 21548 - Cellulare: +32 498 98 3871)

  1. Ambiente: la Commissione chiede alla Spagna di migliorare la protezione della natura nelle Isole Canarie

La Commissione europea chiede alla Spagna di migliorare le disposizioni volte a proteggere il patrimonio ambientale nelle Isole Canarie. Ai sensi della direttiva Habitat, alcune specie richiedono un regime di rigorosa tutela, indipendentemente dal loro habitat. La legge regionale n. 4/2010 della Spagna istituisce un catalogo delle specie protette nella comunità autonoma delle Isole Canarie, tra cui una categoria oggetto di particolare protezione solo entro i limiti di un'area protetta, in quanto specie "di particolare interesse per gli ecosistemi delle Isole Canarie". Alcune delle specie in questione, tuttavia, necessitano di una rigorosa protezione, a prescindere dal loro habitat. La Commissione ritiene pertanto che il nuovo catalogo non adempia agli obblighi imposti dalla direttiva Habitat. Se la Spagna non adotterà i provvedimenti necessari entro due mesi, la questione potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - Telefono: +32 229 53593 - Cellulare: +32 498 95 3593)

  1. Trasporto ferroviario: la Commissione chiede alla Spagna di recepire la normativa dell'UE sull'interoperabilità ferroviaria

La Commissione chiede alla Spagna di conformare l'ordinamento nazionale alla normativa dell'UE sull'interoperabilità ferroviaria. La direttiva 2008/57/CE intende stabilire le condizioni per rendere il sistema di trasporto ferroviario europeo interoperabile al di là delle frontiere, ossia più treni circolanti in più paesi. Ciò consentirà di creare una maggiore concorrenza nei mercati nazionali e di dare al settore ferroviario la possibilità di competere più efficacemente con altri modi di trasporto. La legislazione avrebbe dovuto essere in vigore dal 19 luglio 2010. Se la Spagna non adotterà i provvedimenti necessari entro due mesi, la Commissione potrà adire la Corte di giustizia dell'Unione europea. Nel marzo di quest'anno la Commissione ha avviato un procedimento per infrazione nel merito contro la Spagna e le ha inviato un parere motivato (seconda fase del procedimento per infrazione dell'UE). La Spagna dispone di due mesi per rispondere alla Commissione.

(per ulteriori informazioni: H. Kearns - Telefono: +32 229 87638 - Cellulare: +32 498 98 7638)

  1. Finlandia: attuazione inadeguata delle norme relative all'assistenza alle vittime di discriminazione

La Commissione ha inviato in data odierna un parere motivato alla Finlandia nella seconda fase del procedimento per infrazione per la mancata istituzione dell'organismo nazionale per la parità delle razze che tutti gli Stati membri sono tenuti a istituire a norma della legge dell'UE sull'uguaglianza (direttiva 2000/43/CE). Le norme antidiscriminazione dell'UE impongono agli Stati membri di istituire un organismo nazionale per la parità di trattamento incaricato di offrire assistenza indipendente alle vittime di discriminazioni per dare seguito alle denunce da esse inoltrate, nonché di monitorare e di riferire in merito ad atti discriminatori. Gli organismi nazionali per la parità hanno un'importanza cruciale, in particolare ai fini della corretta attuazione della direttiva e della protezione delle vittime di discriminazioni. È essenziale che gli organismi nazionali per la parità espletino di fatto tutti i compiti previsti dalla direttiva. Il diritto finlandese non ha ancora designato un organismo incaricato di risolvere casi di discriminazione sul lavoro, fondata su motivi razziali o di origine etnica. La Commissione sollecita pertanto la Finlandia a conformare le proprie norme alle prescrizioni dell'UE volte ad assicurare alle vittime di discriminazioni un'assistenza adeguata.

(per ulteriori informazioni: M. Andreeva - Telefono: +32 229 91382 - Cellulare: +32 498 99 1382)

  1. Cambiamento climatico: la Commissione chiede alla Francia di adeguarsi alle norme dell'UE sui gas fluorinati ad effetto serra

Il regolamento (CE) n. 842/2006 impone alle imprese di adottare una serie di misure per ridurre gli sprigionamenti dagli impianti contenenti gas fluorinati (gas F) e di recuperare i gas al termine della vita utile dell'impianto. Il regolamento stabilisce inoltre regole sulla formazione e sulla certificazione del personale addetto alla manutenzione degli impianti, sull'etichettatura degli impianti contenenti gas F, sulla rendicontazione della produzione, sulle importazioni ed esportazioni di gas F nonché alcuni divieti in ambiti specifici. Si tratta di misure importanti volte a limitare le emissioni di questo gruppo di gas industriali a spiccato effetto serra e a contribuire in tal modo ad evitare un ulteriore surriscaldamento del pianeta.

A tutt'oggi la Francia non ha indicato alla Commissione quali organismi nazionali saranno chiamati a certificare le società addette al recupero di taluni solventi a base di gas F dalle apparecchiature. La Commissione chiede pertanto oggi alla Francia, con un parere motivato (seconda fase del procedimento per infrazione dell'UE), di conformarsi a detto regolamento.

(per ulteriori informazioni: I. Valero Ladron - Telefono: +32 2 229 64971 - Cellulare: +32 498 96 4971)

  1. La Commissione chiede alla Francia di eliminare gli ostacoli al commercio di kit-car (causa 2012/4176)

La Commissione europea ha chiesto alla Francia di modificare le norme relative all'immatricolazione di kit-car importati già immatricolati in un altro Stato membro, in quanto tali norme non rispettano il principio della libera circolazione delle merci all'interno dell'UE e i principi stabiliti nella direttiva UE relativa ai documenti di immatricolazione dei veicoli. Il kit-car consiste in un insieme di componenti venduto dal fabbricante e utilizzato dall'acquirente per montare un'automobile. In genere, i sistemi meccanici quali il motore e la trasmissione provengono da un veicolo donatore o sono acquistati nuovi da altri venditori. Attualmente le autorità francesi si rifiutano di registrare alcuni kit-car importati in quanto sostengono che alcuni dati contenuti nei documenti di immatricolazione dell'autoveicolo siano inesatti (come la data di immatricolazione iniziale del veicolo), anche se si tratta di documenti rilasciati dalle autorità competenti di un altro paese dell'UE.

La Commissione ritiene che i documenti forniti dallo Stato membro di origine debbano essere considerati affidabili e che la Francia debba preoccuparsi essenzialmente degli aspetti attinenti alla sicurezza del veicolo. Per consentire un'efficiente registrazione di tali autovetture, è necessario che le autorità nazionali competenti cooperino ed istituiscano un dialogo efficace per chiarire eventuali informazioni mancanti o inesatte, evitando oneri amministrativi supplementari per gli acquirenti del veicolo. Se le amministrazioni nazionali non riescono a pervenire ad un accordo, è necessario adottare altre misure che consentano l'immatricolazione del veicolo, ad esempio autorizzando le autorità francesi a decidere una data di immatricolazione del veicolo più recente.

La Commissione ha pertanto formulato un parere motivato chiedendo alla Francia di autorizzare l'immatricolazione di tali veicoli già immatricolati in un altro Stato membro. Se entro due mesi la Francia non comunicherà alla Commissione le misure adottate per assicurare il pieno rispetto degli obblighi che le incombono in virtù della direttiva, la Commissione potrà decidere di deferirla alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

(per ulteriori informazioni: C. Corazza - Telefono: +32 229 51752 - Cellulare: +32 498 99 2862)

  1. Diritto del lavoro: la Commissione chiede all'Italia di porre fine a ogni discriminazione nei confronti dei dipendenti delle scuole pubbliche con contratti a tempo determinato

La Commissione europea ha chiesto all'Italia di rivedere le condizioni di lavoro dei dipendenti delle scuole pubbliche con contratti a tempo determinato.

La Commissione europea ha ricevuto numerose denunce secondo le quali i dipendenti delle scuole pubbliche con contratti a tempo determinato sarebbero trattati meno favorevolmente dei lavoratori a tempo indeterminato comparabili. Segnatamente, tali dipendenti sono assunti con contratti a tempo determinato ripetuti negli anni, per cui continuano ad essere precari anche se sostanzialmente esercitano funzioni di personale permanente. Il diritto nazionale non prevede misure efficaci per evitare tali abusi. Inoltre, i dipendenti a tempo determinato sono retribuiti meno del personale di ruolo con iter professionale comparabile. La Commissione europea ritiene che tale situazione contrasti con la direttiva dell'UE sul lavoro a tempo determinato.

La richiesta della Commissione si configura in un parere motivato nel contesto delle procedure di infrazione dell'UE. L'Italia dispone ora di un termine di due mesi per notificare alla Commissione le misure adottate al fine di attuare appieno la direttiva. In caso contrario la Commissione potrà decidere di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

(per ulteriori informazioni: J. Todd - Telefono: +32 229 94107 - Cellulare: +32 498 99 4107)

  1. Salute e sicurezza: la Commissione chiede all'Italia di recepire la direttiva in materia di prevenzione delle ferite da taglio o da punta nel settore ospedaliero e sanitario

La Commissione ha chiesto all'Italia di recepire nel diritto nazionale la direttiva dell'UE sulla prevenzione delle lesioni causate dagli strumenti medici taglienti nel settore ospedaliero e sanitario (2010/32/UE). La direttiva attua l'accordo quadro in materia di prevenzione delle ferite da taglio o da punta concluso dalla European Hospital and Healthcare Employers' Association ((HOSPEEM - Associazione europea datori di lavoro del settore ospedaliero e sanitario) e dalla European Public Services Union (EPSU - Federazione sindacale europea dei servizi pubblici). Il suo obiettivo consiste nel garantire la massima sicurezza possibile dell'ambiente di lavoro del personale sanitario e ospedaliero, combinando misure di pianificazione, sensibilizzazione, informazione, formazione, prevenzione e monitoraggio. La richiesta della Commissione è esposta sotto forma di parere motivato nel quadro dei procedimenti per infrazione dell'UE. L'Italia dispone ora di un termine di due mesi per notificare alla Commissione le misure adottate al fine di attuare appieno la direttiva. In caso contrario la Commissione potrà decidere di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

(per ulteriori informazioni: J. Todd - Telefono: +32 229 94107 - Cellulare: +32 498 99 4107)

  1. Ambiente: la Commissione chiede all'Italia di dare attuazione alle norme dell'UE sulla restrizione dell'uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche

La Commissione europea sollecita l'Italia a specificare le modalità di attuazione nel diritto interno della normativa dell'UE sulla restrizione dell'uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche ("direttiva RoHS"). L'Italia non ha attuato varie misure, tra cui la rifusione della stessa "direttiva RoHS", la cui attuazione era prevista per il 2 gennaio 2013, e misure sulle esenzioni a favore di alcune apparecchiature contenenti piombo o cadmio, nonché due direttive correlate che avrebbero dovuto essere attuate nella legislazione nazionale entro la stessa data. Poiché l'Italia non ha rispettato il termine originariamente fissato, la Commissione le ha notificato costituzioni in mora il 21 marzo 2013 e, visto che le lacune rilevate non sono ancora state colmate, le invia ora tre pareri motivati. Se l'Italia non adotterà i necessari provvedimenti entro due mesi, potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell'Unione europea, che può imporre sanzioni pecuniarie per inosservanza della "direttiva RoHS".

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - Telefono: +32 229 53593 - Cellulare: +32 498 95 3593)

  1. IVA: la Commissione chiede all'Italia di riesaminare le sue norme sulle spese accessorie connesse alle importazioni esenti da IVA

La Commissione ha formalmente chiesto all'Italia di conformare la normativa fiscale nazionale relativa alle spese accessorie delle importazioni (ad esempio, trasporti, assicurazioni, ecc.) alla direttiva dell'UE in materia di IVA. Ai sensi della normativa europea, le spese accessorie delle importazioni — in particolare i costi di trasporto — devono essere incluse nella base imponibile delle importazioni e esenti da IVA finché non raggiungono il loro primo luogo di destinazione. La legislazione italiana prevede l'esenzione IVA delle spese accessorie solo se tali spese sono già state tassate alla frontiera. Tale approccio viola le norme dell'UE e rischia di generare oneri amministrativi sproporzionati a carico dei trasportatori e dei commercianti. La richiesta della Commissione assume la forma di parere motivato. In mancanza di una risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'Unione europea. Rif.: 2012/2088.

(per ulteriori informazioni: E. Traynor - Telefono: +32 229 21548 - Cellulare: +32 498 98 3871)

  1. Diritti dei passeggeri nel trasporto ferroviario: la Commissione chiede all'Italia di uniformarsi alle norme dell'UE

In data odierna la Commissione ha chiesto all'Italia di intervenire per assicurare la piena conformità alle norme dell'UE sui diritti dei passeggeri nel trasporto ferroviario. L'Italia non ha ancora istituito un organismo ufficiale e autorizzato a vigilare sulla corretta applicazione dei diritti dei passeggeri ferroviari nel suo territorio, né ha stabilito norme volte a sanzionare le violazioni della legislazione pertinente. Senza queste due misure necessarie e giuridicamente vincolanti, i passeggeri che si spostano in treno in Italia o dall'Italia verso altri paesi dell'UE non saranno in grado di far valere i loro diritti in caso di problemi durante il viaggio. Il regolamento (CE) n.1371/2007 relativo ai diritti dei passeggeri nel trasporto ferroviario avrebbe dovuto essere attuato dagli Stati membri entro il 3 dicembre 2009. Tuttavia, al momento l'Italia ha istituito un organismo a titolo solo provvisorio, che non dispone delle piene competenze né dell'autorità necessaria per far applicare le norme dell'UE sui diritti dei passeggeri. Se l'Italia non ottempererà ai propri obblighi legali entro due mesi, la Commissione potrà decidere di citarla dinanzi alla Corte di giustizia. Ulteriori informazioni sui diritti dei passeggeri nel trasporto ferroviario.

(per ulteriori informazioni: H. Kearns - Telefono: +32 229 87638 - Cellulare: +32 498 98 7638)

  1. Comunicazioni elettroniche: la Commissione esprime preoccupazione per i ritardi nell'analisi dei mercati dei prodotti e dei servizi nel settore delle comunicazioni elettroniche in Lussemburgo

La Commissione europea ha inviato in data odierna un parere motivato al Lussemburgo per il mancato rispetto del quadro normativo dell'UE del 2009 in materia di comunicazioni elettroniche. A norma dell'articolo 16, paragrafo 6, della direttiva quadro, le autorità nazionali di regolamentazione effettuano un'analisi del mercato rilevante per assicurare che sia sufficientemente competitivo e che apporti effettivamente ai consumatori e alle imprese i vantaggi derivanti da mercati competitivi in termini di scelta, prezzi e innovazione. Le autorità di regolamentazione devono quindi notificare il corrispondente progetto di misura alla Commissione entro tre anni dalla misura precedente. Tuttavia, ad eccezione della notifica tardiva di tre dei sette mercati da analizzare, il Lussemburgo non ha notificato alla Commissione alcuna analisi di mercato dal 2008 — o addirittura dal 2006 a seconda dei mercati interessati. Inoltre, il Lussemburgo non ha chiesto la proroga del termine, né assistenza da parte dell'organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche (BEREC), come previsto all'articolo 16, paragrafo 7, della direttiva quadro.

Il Lussemburgo dispone ora di due mesi per adottare i provvedimenti necessari per conformarsi a detto parere motivato.

(per ulteriori informazioni: R. Heath – Telefono: +32 229 61716 - Cellulare: +32 460 75 0221)

  1. Piscicoltura: la Commissione chiede alla Polonia di conformarsi alle norme in materia di sanità animale applicabili alle specie animali d'acquacoltura

La Commissione europea ha inviato oggi alla Polonia una richiesta formale nella quale sollecita la piena conformità alla direttiva 2012/31/UE sulla salute dei pesci di allevamento. Tale direttiva mira a rafforzare la normativa vigente applicabile agli animali d'acquacoltura. La direttiva riguarda in particolare: i) la malattia esotica della sindrome ulcerativa epizootica (EUS), che non è più considerata una malattia con potenziali effetti negativi in quanto non sono stati segnalati focolai di EUS nell'Unione, nonché ii) l'aggiunta della specie ittica hirame (Paralichtlys olivaceus) all'elenco delle specie sensibili alla setticemia emorragica virale, in quanto sono stati confermati focolai clinici della malattia in alcune regioni dell'Asia.

La Polonia non ha ancora attuato detta direttiva nel diritto nazionale, benché fosse tenuta a farlo entro il 1º gennaio 2013. La Polonia dispone di un termine di due mesi per notificare alla Commissione le misure adottate per conformarsi al diritto dell'UE. La mancata notifica di misure adeguate potrà indurre la Commissione ad adire la Corte di giustizia dell'Unione europea.

(per ulteriori informazioni: F. Vincent - Telefono: +32 2 2987166 - Cellulare: +32 498 987166)

  1. Diritto del lavoro: la Commissione chiede al Portogallo di porre fine a ogni discriminazione nei confronti dei dipendenti delle scuole pubbliche con contratti a tempo determinato

La Commissione europea ha chiesto al Portogallo di rivedere le condizioni di lavoro dei dipendenti delle scuole pubbliche con contratti a tempo determinato.

La Commissione europea ha ricevuto numerose denunce secondo le quali gli insegnanti delle scuole pubbliche con contratti a tempo determinato sarebbero trattati meno favorevolmente dei lavoratori a tempo indeterminato comparabili. Segnatamente, tali dipendenti sono assunti con contratti a tempo determinato ripetuti negli anni, per cui continuano ad essere precari anche se sostanzialmente esercitano funzioni di personale permanente. Il diritto nazionale non prevede misure efficaci per evitare tali abusi. Inoltre, i dipendenti a tempo determinato sono retribuiti meno del personale di ruolo con iter professionale comparabile. La Commissione europea ritiene che tale situazione contrasti con la direttiva dell'UE sul lavoro a tempo determinato.

La richiesta della Commissione si configura in un parere motivato nel contesto delle procedure d'infrazione dell'UE. Il Portogallo dispone ora di un termine di due mesi per notificare alla Commissione le misure adottate al fine di attuare appieno la direttiva. In caso contrario la Commissione potrà decidere di deferire il Portogallo alla Corte di giustizia europea.

(per ulteriori informazioni: J. Todd - Telefono: +32 229 94107 - Cellulare: +32 498 99 4107)

  1. Salute e sicurezza: la Commissione chiede al Portogallo di applicare pienamente la direttiva relativa ai lavoratori del settore pubblico

La Commissione europea ha chiesto al Portogallo di applicare pienamente al settore pubblico la direttiva dell'UE, che stabilisce le norme di base in materia di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori (89/391/CEE). La direttiva impone agli Stati membri di mettere in atto misure volte ad eliminare e a ridurre i rischi di malattie professionali e di infortuni sul lavoro. Essa impone ai datori di lavoro di effettuare una valutazione dei rischi e di conservare la relativa documentazione, nonché di istituire nelle imprese e/o negli stabilimenti servizi di protezione e prevenzione della salute e della sicurezza sul lavoro. Tuttavia, il Portogallo non ha adempiuto a tali obblighi. La direttiva impone inoltre agli Stati membri di provvedere a che i datori di lavoro, i lavoratori e i rappresentanti dei lavoratori attuino la normativa; la legislazione portoghese tuttavia non prevede sanzioni contro violazioni delle disposizioni della direttiva per quanto riguarda il settore pubblico. La richiesta della Commissione si configura in un parere motivato nel contesto delle procedure di infrazione dell'UE. Il Portogallo dispone ora di un termine di due mesi per notificare alla Commissione le misure adottate al fine di attuare e recepire appieno la direttiva. In caso contrario la Commissione potrà decidere di deferire il Portogallo alla Corte di giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: J. Todd - Telefono: +32 229 94107 - Cellulare: +32 498 99 4107)

  1. Ambiente: la Commissione chiede al Portogallo di provvedere alla bonifica dei rifiuti tossici a Gondomar

La Commissione europea chiede al Portogallo di procedere alla bonifica di grandi quantitativi di rifiuti tossici depositati nelle miniere dismesse di São Pedro da Cova a Gondomar, in prossimità del porto. Tra il 2001 e il 2002 sono state scaricate nelle miniere circa 320 000 tonnellate di rifiuti pericolosi provenienti dall'ex sito dell'impianto siderurgico nazionale di Oporto - anche se la quantità massima ammessa di rifiuti inerti era di 97,5 tonnellate - rendendo così le acque sotterranee della zona non idonee al consumo umano. Il Portogallo ha riconosciuto la gravità del problema e ha adottato un programma di risanamento, ma, nonostante una precedente lettera di costituzione in mora e il dialogo regolare con le autorità portoghesi, la Commissione esprime preoccupazione per la lentezza dell'operazione di bonifica, che non è stata ancora avviata. Pertanto, la Commissione ha inviato un parere motivato. Se il Portogallo non adotterà i provvedimenti necessari entro due mesi, la questione potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - Telefono: +32 229 53593 - Cellulare: +32 498 95 3593)

  1. Fondi d'investimento: la Commissione chiede al Portogallo di applicare la normativa dell'UE

La Commissione europea ha chiesto al Portogallo di attuare pienamente nel diritto nazionale la normativa dell'UE in materia di fondi d'investimento, vale a dire la direttiva 2009/65/CE relativa a taluni organismi d'investimento collettivo in valori mobiliari (UCITS) e la direttiva 2010/43/UE relativa ai requisiti organizzativi, la cui attuazione negli Stati membri era prevista per il 30 giugno 2011. Tuttavia il Portogallo ha recepito solo parte delle disposizioni in vigore. Conformemente alla seconda fase del procedimento per infrazione dell'UE, la richiesta della Commissione assume la forma di due pareri motivati con cui essa sollecita il Portogallo ad attuare, entro due mesi dalla ricezione, gli articoli mancanti. Le disposizioni che il Portogallo non ha recepito nel suo ordinamento giuridico riguardano principalmente gli obblighi relativi alle società di gestione, il depositario e le informazioni da fornire agli investitori, nonché i conflitti di interessi, la condotta commerciale e la gestione dei rischi. Se il Portogallo non adotterà i provvedimenti necessari entro due mesi, la Commissione potrà adire la Corte di giustizia dell'Unione europea. Ulteriori informazioni all'indirizzo: http://ec.europa.eu/internal_market/investment/index_en.htm.

(per ulteriori informazioni: C. Hughes - Telefono: +32 2 2964450 - Cellulare: +32 498 964450)

  1. MARE: la Commissione chiede alla Romania di garantire lo scambio elettronico diretto delle pertinenti informazioni riguardanti la pesca con gli altri Stati membri

La Commissione ha inviato un parere motivato alla Romania per inadempienza all'obbligo di garantire lo scambio elettronico diretto con altri Stati membri delle informazioni nel settore della pesca.

In conformità al regolamento dell'UE sul controllo della pesca [regolamento (CE) n. 1224/2009], gli Stati membri sono tenuti a predisporre le infrastrutture necessarie per l'utilizzo di un sistema elettronico di scambio dei dati relativi alla pesca. Senza un tale sistema potrebbero essere ostacolate le attività di sbarco o di vendita di pesce in Romania da parte di pescherecci di altri Stati membri. Ai pescherecci rumeni potrebbe essere parimenti impedito lo sbarco nei porti di altri Stati membri. Il sistema deve contenere dati del sistema di controllo dei pescherecci, informazioni del giornale di pesca, dichiarazioni di sbarco e simili. Gli Stati membri erano tenuti ad adempiere a tali obblighi dal 1° gennaio 2010. La Commissione considera prioritaria la piena e corretta applicazione delle norme dell'UE sulla pesca al fine di garantire pratiche di pesca sostenibili in tutta l'Unione.

In mancanza di una risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà deferire la Romania alla Corte di giustizia dell'UE.

(per ulteriori informazioni: O. Drewes - Telefono: +32 229 92421 - Cellulare: +32 498 98 0081)

  1. Controlli ufficiali: la Commissione chiede alla Romania di modificare il suo sistema di controllo sulle importazioni di sale

La Commissione ha inviato oggi una richiesta formale (parere motivato) alla Romania chiedendole di modificare il suo sistema di controlli ufficiali per le importazioni di sale dai paesi terzi, quali l'Ucraina e la Bielorussia. Tale sistema prevede controlli fisici sistematici (100 %) e impone un certificato di analisi dei livelli di contaminazione radioattiva (conferma del livello di radioattività entro determinati limiti) come condizione per completare la procedura di importazione di ciascun veicolo, in assenza di un'adeguata valutazione dei rischi, in contrasto con gli obblighi previsti all'articolo 3, paragrafo 1, lettera d), e paragrafo 2, all'articolo 15, paragrafo 1, e all'articolo 16, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 882/2004 relativo ai controlli ufficiali.

Di fatto, la Commissione constata che la Romania non ha fornito prove di contaminazione radioattiva del sale importato (nessun risultato positivo nei campioni) e che la valutazione del rischio effettuata dalla Romania non è adeguata. La Commissione conclude pertanto che i controlli fisici sistematici sul sale importato dallo stesso luogo d'origine in Ucraina e in Bielorussia sono sproporzionati e non possono essere giustificati ai sensi del regolamento (CE) n. 882/2004. Pertanto è necessario adeguare la frequenza dei controlli.

La Romania dispone di due mesi per comunicare alla Commissione l'avvenuto allineamento della propria legislazione al diritto dell'Unione; in caso contrario la Commissione potrà adire la Corte di giustizia europea.

(per ulteriori informazioni: F. Vincent - Telefono: +32 2 2987166 - Cellulare: +32 498 987166)

  1. Ambiente: La Commissione chiede alla Romania di recepire le norme dell'UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici

La Commissione europea sollecita la Romania a recepire la normativa dell'UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici nell'ordinamento giuridico nazionale. La direttiva in questione intende minimizzare l'impiego di animali a fini sperimentali e impone di ricorrere ad alternative laddove sia possibile, mantenendo contemporaneamente la ricerca nell'UE ai massimi livelli. La direttiva in questione avrebbe dovuto essere recepita nell'ordinamento nazionale entro il 10 novembre 2012. Non avendo la Romania rispettato tale scadenza, il 30 gennaio 2013 le è stata inviata una lettera di costituzione in mora. La Romania ha risposto che la normativa sarebbe stata adottata a breve, ma a tutt'oggi la Commissione non ha ricevuto alcuna notifica ufficiale dell'avvenuta notifica. La Commissione trasmette quindi alla Romania un parere motivato; se il paese non adotterà i necessari provvedimenti entro due mesi, la questione potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell'Unione europea, che può imporre sanzioni pecuniarie.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - Telefono: +32 229 53593 - Cellulare: +32 498 95 3593)

  1. Ambiente: la Commissione chiede alla Svezia di migliorare il recepimento a livello nazionale della legislazione relativa alla gestione dei rifiuti delle industrie estrattive

La Commissione europea chiede alla Svezia di modificare l'attuazione della direttiva relativa alla gestione dei rifiuti delle industrie estrattive nel diritto interno. La direttiva in oggetto avrebbe dovuto essere attuata entro maggio 2008 e, benché la Svezia abbia adottato una nuova normativa che ha dato una risposta a varie questioni, la Commissione sostiene che alcune disposizioni tecniche siano lacunose. I settori interessati comprendono il riutilizzo o la bonifica dei rifiuti dell'industria estrattiva e l'obbligo di tener conto della fase post-chiusura nella progettazione degli impianti. La Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora nel settembre 2011 e, non avendo la Svezia risposto in modo adeguato a tutti i problemi da essa sollevati, le invia in data odierna un parere motivato. Se la Svezia non adotterà i provvedimenti necessari entro due mesi, la questione potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

(per ulteriori informazioni: J. Hennon - Telefono: +32 229 53593 - Cellulare: +32 498 95 3593)

  1. Chiusura:

  1. La Commissione europea chiude la procedura di infrazione per quanto concerne il pensionamento forzato dei magistrati ungheresi

In data odierna la Commissione europea ha ufficialmente chiuso il procedimento giudiziario avviato nei confronti dell'Ungheria il 17 gennaio 2012 per quanto concerne il prepensionamento forzato di circa 274 giudici e pubblici ministeri (IP/12/24).

La Commissione si dichiara soddisfatta che l'Ungheria abbia allineato la propria legislazione al diritto dell'UE. La Commissione ha sorvegliato attentamente la corretta attuazione nei fatti della nuova legislazione.

(per ulteriori informazioni: IP/13/1112 - M. Andreeva - Telefono: +32 229 91382 - Cellulare: +32 498 99 1382)

1 :

DIRETTIVA 2011/62/UE concernente l'impedimento dell'ingresso di medicinali falsificati nella catena di fornitura legale: http://ec.europa.eu/health/files/eudralex/vol-1/dir_2011_62/dir_2011_62_en.pdf.


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