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Commissione europea

MEMO

Bruxelles, 21 novembre 2012

Procedimenti per infrazione iniziati in novembre: principali decisioni

CLIMA

OCCUPAZIONE

ENERGIA

INDUSTRIA E IMPRENDITORIA

AMBIENTE

AFFARI INTERNI

MERCATO INTERNO E SERVIZI

TRASPORTI

SANITÀ E POLITICA DEI CONSUMATORI

FISCALITÀ E UNIONE DOGANALE

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Con il suo pacchetto mensile di decisioni nel contesto dei procedimenti per infrazione, la Commissione europea ha deliberato di agire contro alcuni Stati membri che non hanno adempiuto agli obblighi loro incombenti in virtù della legislazione dell'Unione. Tali decisioni, riguardanti molteplici settori, sono finalizzate a garantire la corretta applicazione della legislazione UE a beneficio dei cittadini e delle imprese. La Commissione ha adottato 199 decisioni, compresi 48 pareri motivati e 7 deferimenti (5 dei quali comprendenti sanzioni pecuniarie) alla Corte di giustizia dell'Unione europea. Si riporta di seguito una sintesi delle principali decisioni adottate.

Per maggiori delucidazioni sul procedimento per infrazione si rinvia a MEMO/12/12.

  1. Deferimenti alla Corte di giustizia con richiesta di sanzioni pecuniarie

  1. Mercato interno dell'energia: la Commissione deferisce la PolONIA e la Finlandia alla Corte di giustizia per mancata attuazione delle norme UE

La Commissione europea ha deferito la Polonia e la Finlandia alla Corte di giustizia dell'Unione europea per non aver pienamente attuato nel proprio ordinamento giuridico nazionale le norme dell'UE in materia di mercato interno dell'energia. Finora la Polonia ha recepito solo parzialmente la direttiva sul gas, mentre la Finlandia non ha pienamente attuato nel proprio ordinamento giuridico nazionale né la direttiva sull'energia elettrica né la direttiva sul gas. Tali direttive avrebbero dovuto essere attuate dagli Stati membri entro il 3 marzo 2011.

Per la Polonia la Commissione propone il versamento di una sanzione pecuniaria giornaliera di 88 819,20 EUR. Per la Finlandia, la Commissione propone una sanzione pecuniaria giornaliera di 32 140,80 EUR per mancata attuazione della direttiva sull'energia elettrica e di 28 569,60 EUR per mancata attuazione della direttiva sul gas. Le sanzioni dovrebbero essere versate a decorrere dal giorno della pronuncia della sentenza della Corte fino alla data della notifica alla Commissione da parte della Polonia e della Finlandia della piena attuazione di dette norme nel rispettivo ordinamento giuridico nazionale.

(per maggiori informazioni: IP/12/1236 – M. Holzner - Tel. +32 229 60196 - Cell. +32 498 98 2280)

  1. Moneta elettronica: la Commissione chiede alla Corte di giustizia di infliggere una sanzione pecuniaria al BelgiO per mancata applicazione delle norme UE

La Commissione europea ha deciso di deferire il Belgio alla Corte di giustizia dell'UE per mancata attuazione da parte di tale paese della direttiva concernente l'avvio, l'esercizio e la vigilanza prudenziale dell'attività degli istituti di moneta elettronica. La Commissione ha deciso inoltre di chiedere alla Corte di imporre al Belgio il versamento di una sanzione pecuniaria giornaliera fino alla data della piena attuazione della direttiva.

La Commissione propone una sanzione giornaliera di 59 212,80 EUR, da versare a decorrere dal giorno della pronuncia della sentenza della Corte fino alla data della notifica alla Commissione da parte del Belgio della piena attuazione di dette norme nel proprio ordinamento giuridico nazionale.

(per maggiori informazioni: IP/12/1248 – S. De Rynck - Tel. +32 229 63421 - Cell. +32 498 98 3969)

  1. Patenti di guida: la Commissione propone sanzioni limitate per CIPRO

La Commissione europea ha deciso di modificare la sua decisione di deferire Cipro alla Corte di giustizia dell'UE per incompleta attuazione da parte di tale paese della direttiva concernente la patente di guida. Dopo la decisione di rinvio della Corte dello scorso giugno (IP/12/642), Cipro ha notificato disposizioni che recepiscono in parte la direttiva 2006/126/CE. Per tener conto di tali nuovi sviluppi, la Commissione ha ridotto a 6 504,96 EUR l'importo della sanzione pecuniaria giornaliera proposta. La direttiva avrebbe dovuto essere recepita entro il 19 gennaio 2011. Una mancata piena attuazione della direttiva potrebbe avere ripercussioni sulla sicurezza stradale e rende difficile per i cittadini ciprioti sostituire la propria patente di guida in un altro paese dell'UE.

(per maggiori informazioni: IP/12/1237H. Kearns - Tel. +32 229 87638 - Cell. +32 498 98 7638)

  1. Altri deferimenti alla Corte di giustizia

  1. La Commissione deferisce il Belgio alla Corte di giustizia per il mancato rilascio di passaporti biometrici con impronte digitali

Più di tre anni dopo la scadenza stabilita per il rilascio di passaporti biometrici con impronte digitali, il Belgio non ha tuttora adempiuto a tale obbligo. Di conseguenza, la Commissione ha deciso di deferire tale paese alla Corte di giustizia dell'UE, chiedendo al Belgio di accelerare il rilascio di passaporti biometrici provvisti della caratteristica di sicurezza concordata.

(per maggiori informazioni: IP/12/1247 – M. Cercone - Tel. +32 229 80963 - Cell. +32 498 98 2349)

  1. Appalti pubblici: la Commissione chiede alla GrecIA di garantire eque condizioni di accesso agli appalti pubblici per la fornitura di servizi informatici

La Commissione europea ha deciso di deferire la Grecia alla Corte di giustizia perché tale paese non ha garantito il pieno rispetto delle norme dell'UE sugli appalti pubblici per quanto riguarda l'acquisto di un sistema informatico per la Fondazione per la sicurezza sociale (IKA). In particolare nel febbraio 2012 la Grecia è venuta meno al suo obbligo, ai sensi della direttiva 2004/18/CE, di avviare una nuova procedura per l'aggiudicazione dell'appalto sopracitato senza le clausole illegali inserite nell'originario bando di gara.

(per maggiori informazioni: IP/12/1249 – S. De Rynck - Tel. +32 229 63421 - Cell. +32 498 98 3969)

  1. Pareri motivati

  1. Ambiente: la Commissione chiede a AUSTRIA, GERMANIA e ITALIA di notificare il recepimento delle norme modificate dell'UE relative alla limitazione delle emissioni di composti organici volatili

Entro il 10 giugno 2012 gli Stati membri erano tenuti a recepire un emendamento del 2009 alle norme dell'UE relative alla limitazione delle emissioni di composti organici volatili. L'Austria, la Germania e l'Italia non hanno notificato alla Commissione le misure legislative di recepimento delle modifiche apportate alla direttiva sulle vernici. Tale direttiva, limitando le immissioni nell'atmosfera di composti organici volatili, rappresenta uno strumento fondamentale per tutelare l'ambiente e la salute delle persone. Nonostante le lettere di messa in mora della Commissione, l'Austria, la Germania e l'Italia non hanno ancora notificato le disposizioni nazionali di applicazione. La Commissione ha emesso pertanto un parere motivato (la seconda fase nell'ambito dei procedimenti per infrazione dell'UE). Tali paesi hanno ora due mesi per rispondere. In mancanza di una risposta soddisfacente, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia dell'UE.

(per maggiori informazioni: J. Hennon - Tel. +32 229 53593 - Cell. +32 498 95 3593)

  1. Vigilanza dei servizi finanziari: la Commissione chiede a Belgio, Francia, Grecia, LuSSemburgO, Polonia e Portogallo di attuare le norme UE

La Commissione ha chiesto al Belgio, alla Francia, alla Grecia, al Lussemburgo, alla Polonia e al Portogallo di notificare entro due mesi le disposizioni per conformarsi alle norme dell'UE nel settore finanziario (direttiva 2010/78/UE), in merito ai poteri delle tre nuove autorità europee di vigilanza in campo bancario (Autorità bancaria europea), nel settore delle assicurazioni e delle pensioni (Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali) e nel settore degli strumenti finanziari (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati). La direttiva persegue lo scopo di adeguare le disposizioni delle principali direttive riguardanti i servizi finanziari alla nuova struttura di vigilanza, garantendo così che le autorità europee di vigilanza siano pienamente in grado di assolvere tutti i compiti loro assegnati. Gli Stati membri erano tenuti ad attuare tale direttiva entro il 31 dicembre 2011. La richiesta della Commissione assume la forma di un parere motivato nell'ambito dei procedimenti per infrazione dell'UE. Nel caso in cui gli Stati membri non notifichino entro due mesi alla Commissione le disposizioni adottate per attuare la direttiva, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia europea.

(per maggiori informazioni: S. De Rynck - Tel. +32 229 63421 - Cell. +32 498 98 3969)

  1. Trasporti: la Commissione chiede a Bulgaria, CIprO e PortOgalLO di adottare disposizioni nazionali in merito ai sistemi di trasporto intelligenti

La Commissione europea ha chiesto alla Bulgaria, a Cipro e al Portogallo di adottare ulteriori misure per facilitare la diffusione dei sistemi di trasporto intelligenti (ITS). La direttiva 2010/40/UE promuove la diffusione dei sistemi di trasporto intelligenti nel settore del trasporto stradale e nelle interfacce con altri modi di trasporto. La Commissione adotta le specifiche necessarie ad assicurare la compatibilità, l'interoperabilità e la continuità per la diffusione e l'utilizzo operativo di tali sistemi. I tre Stati membri in questione non hanno pienamente attuato la direttiva nel proprio ordinamento giuridico nazionale, sebbene fossero tenuti a provvedervi entro il 27 febbraio 2012. Ai sensi della direttiva, gli Stati membri si adoperano per garantire che le specifiche adottate dalla Commissione siano applicate alle applicazioni e ai servizi ITS all'atto della loro diffusione. Il mancato tempestivo recepimento della direttiva potrebbe compromettere l'efficacia e l'applicazione di tali specifiche. La richiesta della Commissione assume la forma di un parere motivato nell'ambito dei procedimenti per infrazione dell'UE. Nel caso in cui gli Stati membri non notifichino entro due mesi alla Commissione le disposizioni adottate per garantire la piena conformità alla legislazione dell'UE, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia europea.

(per maggiori informazioni: H. Kearns - Tel. +32 229 87638 - Cell. +32 498 98 7638)

  1. Notai: la Commissione interviene per far rispettare la libertà di stabilimento nella RepuBblicA CECA e in LETtONia

La Commissione europea ha trasmesso alla Repubblica ceca e alla Lettonia un'ulteriore richiesta di rispettare il diritto dell'UE procedendo al ritiro delle proprie disposizioni sulla nazionalità per i notai. Nel maggio 2011 la Corte di giustizia dell'UE aveva già sentenziato che tali provvedimenti sulla nazionalità violano il principio della libertà di stabilimento e che alle attività dei notai non si applica l'eccezione di cui all'articolo 51 del trattato sul funzionamento dell'UE in merito alle attività che partecipano all'esercizio dei pubblici poteri. La Repubblica ceca e la Lettonia hanno sostenuto che tale eccezione si applica ai loro notai, in quanto sono conferiti loro poteri in campo giudiziario. Ai notai non è tuttavia conferito il potere di statuire su controversie. Sebbene nella Repubblica ceca e in Lettonia i poteri conferiti ai notai consentano loro in alcuni casi di prendere decisioni equivalenti a decisioni giudiziarie, a parere della Commissione tale partecipazione all'esercizio dei pubblici poteri non è sufficiente a giustificare il requisito della nazionalità. La nuova richiesta assume la forma di parere motivato complementare nell'ambito dei procedimenti per infrazione dell'UE. Entro due mesi i due paesi devono notificare alla Commissione le disposizioni adottate per adempiere agli obblighi previsti dalla legislazione UE riguardo ai notai. In caso contrario la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia dell'UE. Per maggiori informazioni sulla libertà di stabilimento:

http://ec.europa.eu/internal_market/top_layer/living_working/services-establishment/index_en.htm

(per maggiori informazioni: S. De Rynck - Tel. +32 229 63421 - Cell. +32 498 98 3969)

  1. Fondi di investimento: la Commissione chiede alla Grecia e alla Polonia di conformarsi alle norme UE

La Commissione europea ha chiesto alla Grecia e alla Polonia di notificare le disposizioni nazionali di applicazione delle ultime modifiche alla direttiva sugli organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM) (direttiva 2009/65/CE - OICVM IV), nonché alle due direttive di esecuzione (cfr. IP/10/869). Il termine ultimo per la notifica dei provvedimenti era il 30 giugno 2011. La direttiva prevede norme comuni in materia di creazione e gestione degli OICVM e norme che disciplinano le attività dei gestori di tali organismi nell'UE. I gestori di fondi che adempiono a tali norme possono beneficiare del diritto di offrire i propri servizi oltre frontiera. Gli OICVM autorizzati ai sensi delle disposizioni della direttiva possono distribuire strumenti finanziari agli investitori nell'UE dopo aver seguito una determinata procedura di notifica alle competenti autorità. La Grecia e la Polonia devono notificare alla Commissione entro due mesi i provvedimenti adottati per rispettare gli obblighi loro incombenti in forza del diritto dell'UE. In caso contrario la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia del'UE.

Per ulteriori informazioni si rinvia al sito: http://ec.europa.eu/internal_market/investment/OICVM-directive/index_en.htm

(per maggiori informazioni: S. De Rynck - Tel. +32 229 63421 - Cell. +32 498 98 3969)

  1. Energie rinnovabili: la Commissione emette un parere motivato nei confronti dell'ungHERIa e del Lussemburgo

La Commissione europea ha emesso un parere motivato nei confronti di Ungheria e Lussemburgo per mancata notifica del pieno recepimento della direttiva sulle energie rinnovabili. La direttiva relativa all'energia da fonti rinnovabili (2009/28/CE) doveva essere attuata dagli Stati membri entro il 5 dicembre 2010. L'Ungheria e il Lussemburgo non hanno tuttavia notificato alla Commissione le disposizioni adottate per attuare pienamente la direttiva nel proprio ordinamento giuridico nazionale. Nel caso in cui i due Stati membri non adempiano entro due mesi agli obblighi loro incombenti, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia. Questi due pareri motivati vanno ad aggiungersi a 11 provvedimenti analoghi adottati per Austria, Bulgaria, Cipro, Repubblica ceca, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Malta, Polonia e Slovenia.

Per ulteriori informazioni si rinvia al sito:

http://ec.europa.eu/energy/infringements/index_en.htm

(per maggiori informazioni: M. Holzner - Tel. +32 229 60196 - Cell. +32 498 98 2280)

  1. Ambiente: la Commissione chiede all'AUSTRIA di notificare le disposizioni di recepimento delle norme dell'UE modificate sul recupero di vapori di benzina

La Commissione europea rileva che l'Austria non ha notificato le disposizioni di attuazione della direttiva sul recupero di vapori di benzina durante il rifornimento dei veicoli a motore nelle stazioni di servizio. Ai sensi della direttiva, gli Stati membri dovevano mettere in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie entro il 1° gennaio 2012 e informarne la Commissione. Una lettera di messa in mora è stata trasmessa nel marzo 2012, ma l'Austria non ha ancora notificato il recepimento della direttiva. La Commissione ha emesso pertanto un parere motivato (la seconda fase nell'ambito dei procedimenti per infrazione dell'UE). L'Austria ha ora due mesi per rispondere. In caso contrario la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia dell'UE.

(per maggiori informazioni: J. Hennon - Tel. +32 229 53593 - Cell. +32 498 95 3593)

  1. Orario di lavoro: la Commissione chiede al BELGIO di applicare correttamente la normativa agli insegnanti nelle scuole con internato

La Commissione europea ha chiesto al Belgio di adottare provvedimenti al fine di applicare correttamente nel caso degli insegnanti nelle scuole con internato la direttiva 2003/88/CE, concernente taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro. In Belgio il servizio di sorveglianza notturno prestato dagli insegnanti negli internati non è considerato come orario di lavoro al 100%: ad esempio, un servizio notturno di 8 ore è considerato come un orario di lavoro effettivo di 3 ore. Gli insegnanti possono essere obbligati a prestare fino a quattro servizi notturni in una settimana. Inoltre il servizio notturno può essere combinato con un turno giornaliero. Ciò potrebbe configurarsi come una violazione delle disposizioni della direttiva 2003/88/CE che prevede un limite massimo di ore di lavoro settimanali (48 in media) e periodi minimi di riposo, in particolare un periodo minimo di riposo di 11 ore consecutive nel corso di ogni periodo di 24 ore. Deroghe alle norme sui periodi di riposo sono possibili in alcuni casi, a condizione che un equivalente periodo di riposo compensativo segua immediatamente il periodo di lavoro che è destinato a compensare. La richiesta della Commissione assume la forma di un parere motivato nell'ambito dei procedimenti per infrazione dell'UE. Il Belgio ha due mesi per notificare alla Commissione i provvedimenti adottati per applicare correttamente la direttiva. In caso contrario la Commissione può decidere di adire la Corte di Giustizia dell'UE.

(per maggiori informazioni: J. Todd - Tel. +32 229 94107 - Cell. +32 498 99 4107)

  1. Ambiente: la Commissione chiede alla BULGARIA di chiudere le discariche

La Commissione europea ha chiesto alla Bulgaria di mettere in conformità le proprie discariche alla legislazione dell'UE. Tale richiesta rientra in un esercizio orizzontale riguardante diversi Stati membri. A norma della legislazione dell'UE la messa a discarica dovrebbe essere utilizzata come ultima ratio e soltanto a condizioni idonee ad evitare ripercussioni sulla salute delle persone e sull'ambiente. La Bulgaria aveva accettato di chiudere le discariche che non rispondevano ai requisiti della legislazione dell'UE. Sebbene alcuni progressi siano stati compiuti, sono tuttora 124 le discariche non conformi alla normativa. La Commissione ha emesso pertanto un parere motivato (la seconda fase nell'ambito dei procedimenti per infrazione dell'UE). La Bulgaria ha ora due mesi per rispondere. In caso contrario la Commissione può decidere di adire la Corte di Giustizia dell'UE.

(per maggiori informazioni: J. Hennon - Tel. +32 229 53593 - Cell. +32 498 95 3593)

  1. Ambiente: la Commissione chiede alla REPUBBLICA CECA di mettere in conformità la sua legislazione nazionale alle prescrizioni della direttiva sui rifiuti prodotti dalle industrie estrattive

La Commissione europea ha chiesto alla Repubblica ceca di mettere in conformità la propria normativa nazionale alle disposizioni della direttiva sui rifiuti delle industrie estrattive, finalizzata a prevenire o a ridurre il più possibile gli effetti negativi per l'ambiente, in particolare per l'acqua, l'aria, il suolo, la fauna e la flora, nonché per la salute umana, conseguenti alla gestione dei rifiuti prodotti dalle industrie estrattive. La Repubblica ceca avrebbe dovuto attuare nel proprio ordinamento giuridico nazionale la direttiva su tali rifiuti entro il 1° maggio 2008. La Commissione ha trasmesso alla Repubblica ceca una lettera di messa in mora nel maggio 2012. Poiché la Repubblica ceca non ha ancora adottato i provvedimenti necessari, la Commissione ha emesso un parere motivato (la seconda fase nell'ambito dei procedimenti per infrazione dell'UE). La Repubblica ceca ha due mesi per rispondere. In caso contrario la Commissione può decidere di adire la Corte di Giustizia dell'UE.

(per maggiori informazioni: J. Hennon - Tel. +32 229 53593 - Cell. +32 498 95 3593)

  1. Trasporti ferroviari: la Commissione chiede alla FrancIA di recepire la normativa UE sull'interoperabilità ferroviaria con riguardo al tunnel sotto la Manica

La Commissione europea ha chiesto alla Francia di mettere in conformità le proprie disposizioni nazionali alle norme della direttiva 2008/57/CE sull'interoperabilità ferroviaria, con riferimento in particolare al tunnel sotto la Manica. La legislazione è diretta ad assicurare l'interoperabilità del sistema ferroviario europeo e a consentire al settore ferroviario di competere più efficacemente con altri modi di trasporto. La normativa avrebbe dovuto entrare in vigore entro il 19 luglio 2010. Nel caso in cui la Francia non dia una risposta soddisfacente, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia. La Commissione ha iniziato un procedimento d'infrazione contro la Francia a questo riguardo nel giugno di quest'anno e ha emesso ora una parere motivato (la seconda fase nell'ambito dei procedimenti per infrazione dell'UE). La Francia ha ora due mesi per rispondere alla Commissione. In mancanza di una risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia dell'UE.

(per maggiori informazioni: H. Kearns - Tel. +32 229 87638 - Cell. +32 498 98 7638)

  1. Fiscalità: la Commissione chiede alla Francia di sottoporre a imposizione il noleggio di panfili di lusso

La Commissione ha formalmente chiesto alla Francia di abolire l'esenzione dall'IVA applicata al noleggio di panfili utilizzati per la navigazione da diporto.

La direttiva IVA (articolo 148) prevede l'esenzione dall'IVA di talune operazioni relative alle imbarcazioni. Tale esenzione non si estende tuttavia ai panfili di lusso utilizzati dalle persone fisiche a fini di diporto. Ciò è stato confermato anche dalla Corte di giustizia europea (sentenza del 22 dicembre 2010, causa C-116/10, Bacino Charter Company SA).

La richiesta della Commissione assume la forma di un parere motivato. In mancanza di una risposta soddisfacente entro due mesi da parte della Francia, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia.

(per maggiori informazioni: E. Traynor - Tel. +32 229 21548 - Cell. +32 498 98 3871)

  1. Trasporti: la Commissione chiede alla Germania di notificare le disposizioni di attuazione delle norme UE sull'assicurazione degli armatori per i crediti marittimi

La Commissione ha chiesto alla Germania di notificare le disposizioni nazionali di attuazione in materia di assicurazione degli armatori per i crediti marittimi. Gli Stati membri erano tenuti a recepire le norme UE dirette a imporre agli armatori, dal 1° gennaio 2012, di provvedere una sufficiente copertura assicurativa per le proprie navi nell'UE. Venendo meno ai propri obblighi, la Germania non ha notificato alla Commissione alcuno strumento giuridico di attuazione della direttiva. L'obbligo dell'assicurazione garantisce una migliore protezione delle vittime, contribuisce a eliminare le navi non conformi alle norme e permette di ripristinare la concorrenza tra gli operatori. In mancanza di una risposta soddisfacente entro due mesi da parte della Germania, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia.

(per maggiori informazioni: H. Kearns - Tel. +32 229 87638 - Cell. +32 498 98 7638)

  1. Fiscalità: la Commissione chiede alla Grecia di modificare le proprie norme in materia di noleggio di autoveicoli

La Commissione europea ha formalmente chiesto alla Grecia di modificare le disposizioni relative alla tassa di immatricolazione dei veicoli oggetto di noleggio o di leasing.

Secondo la legge greca, se un residente in Grecia prende a noleggio o in leasing un autoveicolo da un locatore stabilito in un altro Stato membro, la tassa di immatricolazione va pagata per intero in Grecia. Tuttavia, secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia europea, la Grecia può imporre soltanto una tassa proporzionale alla durata dell'uso del veicolo. Dato che attualmente ciò non avviene, la legislazione greca può agire da deterrente agli scambi transfrontalieri. La Commissione ritiene che ciò si configuri come una violazione del principio della libera circolazione dei servizi sancito dai trattati.

La richiesta assume la forma di un parere motivato. Se la Grecia non si conforma alla richiesta entro due mesi, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia dell'UE.

(per maggiori informazioni: E. Traynor - Tel. +32 229 21548 - Cell. +32 498 98 3871)

  1. Fiscalità: la Commissione chiede all'Ungheria di modificare la propria imposta speciale sul commercio al dettaglio e l'imposta speciale sulle telecomunicazioni

La Commissione europea ha formalmente chiesto all'Ungheria di modificare la propria normativa in merito alle imposte speciali applicate al settore del commercio al dettaglio e al settore delle telecomunicazioni. La Commissione giudica discriminatorie tali imposte perché colpiscono in misura sproporzionata gli operatori non ungheresi.

L'Ungheria impone aliquote fiscali progressive a carico di tutte le imprese del commercio al dettaglio e a tutte le società di telecomunicazioni sulla base del loro fatturato annuale. Il modo in cui le aliquote fiscali sono concepite e la struttura dei due mercati fanno sì che nella pratica alle imprese nazionali venga attribuito un trattamento preferenziale e che le imposte gravino prevalentemente sulle imprese di proprietà estera. La Commissione ritiene che questo si configuri come una violazione della libertà di stabilimento garantita dai trattati dell'Unione (articolo 49 del TFUE).

All'Ungheria è stato pertanto chiesto di modificare entro due mesi la propria normativa per conformarla al diritto dell'UE (seconda fase nell'ambito dei procedimenti per infrazione). In caso contrario, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia dell'UE.

Un distinto procedimento d'infrazione riguardo alla tassa speciale sulle telecomunicazioni, in relazione alla direttiva autorizzazioni, è stato iniziato nel marzo 2012 innanzi alla Corte di giustizia dell'UE (causa C-462/12, cfr. IP/12/286).

(per maggiori informazioni: E. Traynor - Tel. +32 229 21548 - Cell. +32 498 98 3871)

  1. Prestazione di servizi: la Commissione chiede all'Ungheria di assicurare la libertà di stabilimento degli emittenti di buoni pasto

La Commissione europea ha deciso di attivarsi per garantire la libertà di stabilimento e di prestazione di servizi degli emittenti di buoni pasto, divertimenti e vacanze in Ungheria. La Commissione ha chiesto all'Ungheria di adempiere agli obblighi che le incombono in forza del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno (direttiva servizi), rimuovendo le restrizioni ingiustificate e sproporzionate adottate.

La richiesta della Commissione assume la forma di un parere motivato nell'ambito di un procedimento per infrazione. Nel caso in cui le amministrazioni pubbliche nazionali non forniscano una risposta soddisfacente entro quattro settimane, la Commissione può decidere di deferire l'Ungheria alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

(per maggiori informazioni: S. De Rynck - Tel. +32 229 63421 - Cell. +32 498 98 3969)

  1. Salute e sicurezza: la Commissione chiede all'ItalIA di applicare pienamente la legislazione dell'UE

La Commissione europea ha chiesto all'Italia di adottare le disposizioni necessarie ad assicurare la piena applicazione della direttiva che sancisce i principi generali relativi alla prevenzione dei rischi professionali e alla protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori. La direttiva (89/391/CEE) impone agli Stati membri di adottare provvedimenti legislativi per obbligare i datori di lavoro a procedere a una valutazione dei rischi e a adottare misure di prevenzione al fine di eliminare i rischi, in modo da ridurre gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Il nocciolo del problema sta nel fatto che in Italia la legislazione vigente esonera i datori di lavoro dalla responsabilità in materia di sicurezza e salute in caso di delega e di sottodelega di funzioni e pospone l'obbligo di elaborare una valutazione dei rischi in caso di nuova impresa o di modifiche sostanziali. La richiesta assume la forma di un parere motivato nell'ambito dei procedimenti per infrazione dell'UE. Nel caso in cui l'Italia non notifichi entro due mesi provvedimenti idonei a garantire il pieno adempimento dei suoi obblighi in virtù della direttiva, la Commissione può decidere di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

(per maggiori informazioni: J. Todd - Tel. +32 229 94107 - Cell. +32 498 99 4107)

  1. Ambiente: la Commissione chiede all'ITALIA di chiudere o mettere a norma le discariche

Ai sensi della normativa dell'Unione, gli Stati membri dovevano assicurarsi che le discariche cui era stata concessa un'autorizzazione o che erano già in funzione al momento del recepimento della direttiva sulle discariche continuassero a funzionare anche dopo il luglio 2009 soltanto a condizione di ottemperare alle disposizioni della direttiva. Secondo la Commissione, diverse discariche erano ancora attive in Italia anche dopo la scadenza del 2009, in violazione delle norme della direttiva. La Commissione ha pertanto trasmesso una lettera di messa in mora. Dopo aver esaminato la risposta fornita dall'Italia, la Commissione ha concluso che, nonostante qualche progresso, alcune discariche non erano ancora state chiuse o rese conformi alle disposizioni della direttiva. La Commissione ha pertanto emesso un parere motivato (la seconda fase nell'ambito dei procedimenti per infrazione dell'UE) e l'Italia ha ora due mesi per rispondere. In mancanza di una risposta soddisfacente, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia dell'UE.

(per maggiori informazioni: J. Hennon - Tel. +32 229 53593 - Cell. +32 498 95 3593)

  1. Ambiente: la Commissione sollecita l'ITALIA a modificare la normativa in materia di acque di balneazione

La normativa dell'UE in materia di acque di balneazione obbliga gli Stati membri a collaborare e a scambiarsi informazioni nel caso in cui un bacino idrografico comporti un impatto transfrontaliero sulla qualità delle acque di balneazione. La Commissione europea ritiene che gli strumenti di recepimento italiani di detta normativa non contengano tali disposizioni e ha comunicato all'Italia queste conclusioni in una lettera di messa in mora nel gennaio di quest'anno. La Commissione ha emesso ora un parere motivato (la seconda fase nell'ambito dei procedimenti per infrazione dell'UE) in quanto apparentemente non è stato ancora adottato il pertinente emendamento legislativo. L'Italia ha due mesi per rispondere. In mancanza di una risposta soddisfacente, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia dell'UE.

(per maggiori informazioni: J. Hennon - Tel. +32 229 53593 - Cell. +32 498 95 3593)

  1. Ambiente: la Commissione chiede all'ITALIA di migliorare il recepimento delle norme UE in materia di pile e accumulatori

La Commissione europea ritiene che la legislazione italiana in materia di pile non sia conforme alle norme europee. In virtù di tale direttiva, i fabbricanti sono obbligati a indicare chiaramente il contenuto di piombo, mercurio e cadmio in maniera visibile, leggibile e indelebile. Le autorità italiane hanno riconosciuto che la legislazione italiana non provvede in tal senso, ma, nonostante una lettera di messa in mora della Commissione al riguardo, l'opportuno emendamento legislativo non è stato ancora adottato. La Commissione ha emesso pertanto un parere motivato (la seconda fase nell'ambito dei procedimenti per infrazione dell'UE). L'Italia ha ora due mesi per rispondere.

(per maggiori informazioni: J. Hennon - Tel. +32 229 53593 - Cell. +32 498 95 3593)

  1. Ambiente: la Commissione chiede all'ITALIA di migliorare il recepimento della direttiva sulle alluvioni

A norma della legislazione dell'UE, gli Stati membri devono svolgere valutazioni del rischio di alluvioni per i propri bacini idrografici e redigere piani di gestione del rischio. La Commissione ritiene che la normativa italiana di attuazione della direttiva sulle alluvioni sia eccessivamente restrittiva, in quanto esclude le alluvioni provocate da eventi non meteorologici (ad esempio, tsunami) e da cedimenti infrastrutturali quali la rottura di una diga. Le autorità italiane hanno accettato di apportare le opportune modifiche ma, nonostante una lettera di messa in mora della Commissione al riguardo nel marzo 2012, il problema permane. La Commissione ha pertanto emesso un parere motivato (la seconda fase nell'ambito dei procedimenti per infrazione dell'UE). L'Italia ha ora due mesi per rispondere: in mancanza di una risposta soddisfacente, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia dell'UE.

(per maggiori informazioni: J. Hennon - Tel. +32 229 53593 - Cell. +32 498 95 3593)

  1. Sicurezza sociale: la Commissione chiede ai Paesi Bassi di corrispondere l'assegno per invalidità anche agli assicurati residenti in un altro Stato membro

La Commissione europea ha chiesto ai Paesi Bassi di garantire che gli aventi diritto a un assegno per invalidità a norma della legislazione olandese in tema di sicurezza sociale ne fruiscano anche se risiedono in un altro Stato membro. La Commissione ritiene che l'assegno per invalidità corrisposto in forza della legge olandese sulle prestazioni a favore delle persone handicappate e affette da malattie croniche (Wet tegemoetkoming chronisch zieken en gehandicapten – WTCG) vada riconosciuto agli aventi diritto anche se questi non risiedono nei Paesi Bassi. Negando il riconoscimento di tale assegno ai residenti in un altro Stato membro, i Paesi Bassi violano gli obblighi che incombono loro in forza del diritto dell'UE, in particolare dell'articolo 48 del trattato sul funzionamento dell'UE, come applicato dal regolamento (CE) 883/2004. La richiesta assume la forma di un parere motivato nell'ambito dei procedimenti per infrazione dell'UE. I Paesi Bassi hanno due mesi per notificare alla Commissione le disposizioni adottate al fine di assicurare l'adempimento degli obblighi a norma del diritto dell'UE. In caso contrario la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia dell'UE.

(per maggiori informazioni: J. Todd - Tel. +32 229 94107 - Cell. +32 498 99 4107)

  1. Fiscalità: la Commissione chiede ai Paesi Bassi di modificare le norme fiscali in materia pensioni transfrontaliere

La Commissione europea ha formalmente chiesto ai Paesi Bassi di modificare tre disposizioni in tema di tassazione delle pensioni transfrontaliere.

In primo luogo, i fornitori di prestazioni pensionistiche stranieri devono prestare garanzie alle autorità olandesi in caso di trasferimento di pensioni all'estero o qualora vogliano svolgere la propria attività sul mercato olandese. In secondo luogo, i lavoratori dipendenti devono fornire garanzie nel caso in cui le proprie pensioni siano trasferite all'estero o nel caso in cui vogliano acquistare servizi pensionistici all'estero. In terzo luogo, i trasferimenti di pensioni ai fornitori stranieri di prestazioni pensionistiche da parte di lavoratori occupati al di fuori dei Paesi Bassi sono esenti da imposte soltanto nel caso in cui il contribuente fornisca garanzie o i fornitori di prestazioni pensionistiche stranieri assumano la responsabilità per qualsiasi credito fiscale. Nessuna di queste condizioni deve essere rispettata dai fornitori di servizi pensionistici olandesi nei Paesi Bassi.

La Commissione ritiene pertanto che tali norme rappresentino restrizioni alla libera circolazione dei cittadini e dei lavoratori, alla libertà di stabilimento, alla libera prestazione di servizi e alla libera circolazione di capitali (articoli 21, 45, 49, 56 e 63 del TFUE).

La richiesta della Commissione assume la forma di un parere motivato. In caso di mancata risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia dell'Unione europea.

(per maggiori informazioni: E. Traynor - Tel. +32 229 21548 - Cell. +32 498 98 3871)

  1. OGM: la Commissione chiede alla Polonia di monitorare la coltivazione di OGM

La Commissione europea ha formalmente chiesto alla Polonia di modificare la propria normativa al fine di ottemperare alle norme dell'UE in materia di monitoraggio della coltivazione di OGM.

La normativa dell'UE impone che i luoghi in cui sono coltivati OGM siano notificati alle competenti autorità nazionali, siano iscritti in un registro tenuto dallo Stato membro e siano resi noti al pubblico. Tale processo garantisce che le relative informazioni siano rese pubblicamente disponibili, consente il monitoraggio di eventuali effetti degli OGM sull'ambiente e permette l'adozione di misure di coesistenza. La Polonia non ha finora provveduto a inserire tali prescrizioni nella propria legislazione nazionale.

Nell'UE gli OGM possono essere coltivati a condizione di essere stati autorizzati previa valutazione dei rischi per la salute delle persone e degli animali e per l'ambiente. Attualmente il mais MON 810 è l'unico OGM coltivato nell'UE.

Le autorità polacche hanno due mesi di tempo, a decorrere dalla data della richiesta formale, per adottare i necessari provvedimenti per ottemperare alla normativa UE e per informare la Commissione europea delle misure adottate. In caso non vi provvedano entro il termine stabilito, la Commissione europea può decidere di adire la Corte di giustizia dell'Unione europea.

(per maggiori informazioni: F. Vincent - Tel. +32 229 87166 - Cell. +32 498 98 7166)

  1. Cambiamenti climatici: la Commissione chiede alla Polonia di ottemperare alla normativa dell'UE sui gas fluorurati a effetto serra

Il regolamento (CE) n. 842/2006 impone alle imprese di adottare una serie di misure per ridurre le perdite da apparecchi contenenti gas fluorurati e per recuperare i gas dai contenitori quando questi sono giunti a fine vita. Il regolamento prevede norme anche in tema di formazione e certificazione del personale incaricato delle riparazioni, di etichettatura delle apparecchiature contenenti gas fluorurati e di comunicazione delle informazioni. I gas fluorurati sono utilizzati negli impianti di refrigerazione e di condizionamento dell'aria, in schiume di isolamento, aerosol ed estintori. Poiché le emissioni di gas fluorurati provocano un riscaldamento fino a 23 000 volte superiore a quello dell'anidride carbonica, la normativa adottata in materia è importante per combattere contro il riscaldamento globale.

Finora la Polonia non ha notificato alla Commissione le sanzioni previste in caso di mancata osservanza delle norme. Inoltre la Polonia non ha finora notificato gli organismi nazionali incaricati della formazione e della certificazione delle società e del personale interessato. La Commissione ha emesso ora un parere motivato, chiedendo alla Polonia di ottemperare a tali norme entro due mesi.

(per maggiori informazioni: I. Valero Ladron - Tel. +32 229 64971 - Cell. +32 498 96 4971)

  1. Ambiente: la Commissione chiede al PORTOGALLO di mettere le valutazioni d'impatto ambientale in conformità con le norme europee

La Commissione europea ritiene che la normativa portoghese in tema di valutazione dell'impatto ambientale non sia conforme alle norme europee. La normativa portoghese in materia esclude automaticamente da tali valutazioni i progetti che rientrano in un piano regolatore. Secondo l'attuale legislazione, i progetti di sviluppo urbanistico quali la costruzione di centri commerciali, di parcheggi, di villaggi vacanza e complessi alberghieri e la realizzazione di opere costiere al di fuori delle aree urbane non rientrano nel campo di applicazione della normativa. In diverse occasioni il Portogallo ha informato la Commissione di condividere il suo punto di vista, ma nonostante una precedente lettera di messa in mora in materia, la normativa portoghese non è stata ancora emendata. La Commissione ha emesso pertanto un parere motivato (la seconda fase nell'ambito dei procedimenti per infrazione dell'UE). Il Portogallo ha due mesi per rispondere: in mancanza di una risposta soddisfacente, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia dell'UE.

(per maggiori informazioni: J. Hennon - Tel. +32 229 53593 - Cell. +32 498 95 3593)

  1. Libera circolazione delle merci: la Commissione chiede al Portogallo di applicare le norme UE sui trattori

La Commissione europea ha chiesto al Portogallo di attuare nel proprio ordinamento giuridico nazionale la direttiva 2010/62/UE della Commissione relativa all'omologazione dei trattori, che tale paese non ha recepito entro i termini previsti (29 settembre 2011). Il mancato recepimento delle norme dell'UE ostacola la libera circolazione dei trattori tra gli Stati membri, in particolare l'immatricolazione e le vendite in Portogallo di veicoli omologati in altri Stati membri dell'UE, pregiudicando il corretto funzionamento del mercato interno.

In virtù del sistema di omologazione dell'UE, i fabbricanti possono ottenere l'omologazione in uno Stato membro di un veicolo, se questo soddisfa i requisiti tecnici previsti dall'Unione, e commercializzarlo successivamente in tutta l'Unione senza bisogno di ulteriori prove o verifiche. L'immatricolazione deve essere quindi concessa su semplice presentazione di un certificato attestante la conformità del veicolo al tipo omologato. In particolare, le norme dell'UE sui trattori sono ora estese anche ai trattori diversi da quelli per uso speciale e alla categoria di trattori per usi specifici ad altezza libera dal suolo ridotta rispetto agli altri tipi di trattori. Inoltre le prescrizioni sulle zone libere e sulle dimensioni delle prese di forza e del relativo scudo protettivo sono state modificate per consentire livelli più elevati di sicurezza sul luogo di lavoro. Ciò contribuisce a promuovere l'armonizzazione su scala mondiale, aumentando la competitività dei fabbricanti dell'Unione.

La richiesta della Commissione assume la forma di un parere motivato nell'ambito dei procedimenti per infrazione dell'UE. Nel caso in cui il Portogallo non informi entro due mesi la Commissione dei provvedimenti adottati per assicurare il pieno adempimento ai suoi obblighi, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia dell'Unione europea.

Cfr.: http://ec.europa.eu/enterprise/sectors/automotive/technical-harmonisation/regulatory-framework/index_en.htm

(per maggiori informazioni: C. Corazza - Tel. +32 229 51752 - Cell. +32 498 99 2862)

  1. Pensioni di vecchiaia: la Commissione chiede alla SlovaCCHia di corrispondere una gratifica natalizia ai pensionati residenti in altri Stati membri

La Commissione europea ha chiesto alla Slovacchia di garantire che i pensionati residenti in un altro Stato membro possano beneficiare di una gratifica natalizia (vianočný príspevok) a integrazione della propria pensione. La Slovacchia corrisponde tale gratifica soltanto ai pensionati residenti sul suo territorio, violando in tal modo gli obblighi che le incombono in forza del diritto dell'UE (in particolare dell'articolo 48 del trattato sul funzionamento dell'UE, applicato dal regolamento (CE) 883/2004). In virtù delle norme dell'UE, la gratifica natalizia a integrazione di una pensione rappresenta una prestazione di vecchiaia che non può essere negata a motivo del fatto che il beneficiario risiede in un altro Stato membro diverso da quello che la eroga. La richiesta della Commissione assume la forma di un parere motivato nell'ambito dei procedimenti per infrazione dell'UE. Nel caso in cui la Slovacchia non notifichi entro due mesi alla Commissione le disposizioni adottate al fine di garantire il pieno adempimento dei suoi obblighi in virtù della normativa dell'UE, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia dell'UE.

(per maggiori informazioni: J. Todd - Tel. +32 229 94107 - Cell. +32 498 99 4107)

  1. Ambiente: la Commissione chiede alla SLOVENIA di promuovere la normativa sulla protezione della natura

La Commissione europea ha chiesto alla Slovenia di designare un maggior numero di siti per Natura 2000, la rete europea di aree naturali protette. A norma della direttiva sugli uccelli gli Stati membri devono designare i siti più idonei quali zone di protezione speciale per la conservazione degli uccelli selvatici. La Slovenia ha designato 27 zone di protezione speciale, ma il loro numero e la loro estensione sono insufficienti in rapporto all'inventario di aree di rilevanza ornitologica utilizzato dalla Commissione per valutare se gli Stati membri adempiono ai propri obblighi. Se la Slovenia è lo Stato membro con la più elevata percentuale di territorio inclusa nei siti Natura 2000, restano tuttavia da designare ancora 8 siti supplementari, mentre 14 devono essere ampliati per adempiere alle disposizioni della direttiva. La Commissione ha trasmesso una lettera di messa in mora nel giugno 2007 senza ottenere progressi nel riesame delle zone di protezione speciale. La Commissione ha emesso pertanto un parere motivato (la seconda fase nell'ambito dei procedimenti per infrazione dell'UE). La Slovenia ha ora due mesi per rispondere. In mancanza di una risposta soddisfacente, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia dell'UE.

(per maggiori informazioni: J. Hennon - Tel. +32 229 53593 - Cell. +32 498 95 3593)


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