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Il pacchetto della Commissione per le infrastrutture energetiche

European Commission - MEMO/11/710   19/10/2011

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MEMO/11/710

Bruxelles, 19 ottobre 2011

Il pacchetto della Commissione per le infrastrutture energetiche

Perché abbiamo bisogno di nuovi oleodotti, gasdotti e reti elettriche?

Le infrastrutture energetiche – oleodotti, gasdotti e reti elettriche – sono essenziali per il raggiungimento di tutti i nostri obiettivi in materia di clima e energia.

Per poter aumentare la quota delle energie rinnovabili al 20% del consumo finale di energia entro il 2020, occorre portare ai consumatori l'energia prodotta dai parchi eolici e dalle centrali solari. Per questo, abbiamo bisogno di una rete più potente e integrata di quella attualmente esistente.

Per risparmiare il 20% del consumo stimato di energia nel 2020 grazie alla tecnologia, abbiamo bisogno di reti e contatori intelligenti, che consentano agli utenti di controllare l'esatto consumo di elettricità e cambiare le proprie abitudini per risparmiare energia e denaro.

Per garantire l'approvvigionamento di gas anche nell'eventualità di una crisi, è necessario diversificare le fonti e costruire nuovi gasdotti per trasportare il gas da nuove regioni direttamente in Europa.

Per poter avere un mercato interno funzionante e competitivo, con prezzi equi e concorrenziali, occorrono interconnessioni tra gli Stati membri che consentano alle società di distribuzione di fornire energia in tutti gli Stati membri dell'UE.

Quanto deve investire l'UE?

Nei prossimi dieci anni occorreranno circa 200 miliardi di euro per la costruzione di gasdotti e di reti elettriche. Più precisamente, 140 miliardi di euro per sistemi di trasmissione di elettricità ad alta tensione, impianti di stoccaggio dell'energia elettrica e reti intelligenti, 70 miliardi per gasdotti, impianti di stoccaggio del gas, terminali per il gas naturale liquefatto (GNL) e infrastrutture per il flusso inverso (perché il gas possa fluire in entrambe le direzioni), e 2,5 miliardi per infrastrutture di trasporto del biossido di carbonio CO2.

Ciò significa un considerevole aumento degli attuali volumi d'investimento. Rispetto al decennio 2000-2010 si registrerebbe un incremento del 30% degli investimenti nel settore del gas e del 100% nel settore dell'elettricità.

Perché l'Unione europea deve muoversi?

Si prevede che gli investimenti necessari per conseguire gli obiettivi del 2020 non saranno realizzati affatto o non lo saranno in tempo, principalmente per due ragioni:

1. occorre troppo tempo per ottenere le licenze di costruzione. Attualmente l'installazione di una linea elettrica aerea può impiegare più di dieci anni;

2. non tutti gli investimenti richiesti sono economicamente redditizi. Alcune linee elettriche e gasdotti possono risultare non redditizi dal punto di vista commerciale in quanto il solo mercato non consente di ricavare congrui proventi dagli investimenti realizzati. C'è una grande differenza se si progetta di costruire un gasdotto in una regione in cui il consumo annuo di gas è di soli 10 miliardi di metri cubi, come ad esempio nei tre Stati baltici e in Finlandia, o in un paese come la Germania con un consumo annuo di circa 80 miliardi di metri cubi. Non solo, ma questi paesi dovrebbero collegarsi al mercato europeo dell'energia per stimolare la concorrenza, garantire prezzi equi al consumatore e fare in modo che più fornitori di gas possano intervenire in caso di crisi.

In certi casi sono interessati due paesi, di cui uno sostiene i costi e l'altro incassa i benefici. Ciò avviene quando si installano compressori per far fluire il gas nei due sensi, in modo da aiutare il paese limitrofo in caso di crisi di approvvigionamento, oppure quando si costruiscono linee elettriche in un paese per sfruttare l'eccesso di energia eolica generata in un altro paese.

Cosa c'è di nuovo?

La Commissione propone di selezionare un certo numero di progetti "di interesse comune" che sono importanti per il conseguimento degli obiettivi energetici e climatici. I progetti che avranno ottenuto questa qualifica godranno di un duplice vantaggio:

  • beneficeranno di una speciale procedura per la concessione delle licenze, che sarà più semplice, rapida e trasparente delle procedure normali: ciascuno Stato membro designerà un'unica autorità competente – uno "sportello unico" – incaricata di gestire l'iter di concessione della licenza dall'inizio alla fine. L'intera procedura per l'ottenimento della licenza non durerà più di tre anni;

  • potranno beneficiare di finanziamenti dell'UE sotto forma di sovvenzioni, obbligazioni per progetti o garanzie. Per il periodo 2014 – 2020 sono stati stanziati 9,1 miliardi di euro per infrastrutture energetiche nel quadro del Meccanismo per collegare l'Europa (Connecting Europe Facility – CEF).

L'UE ha già finanziato progetti di infrastrutture nel settore dell'energia in passato?

È la prima volta che l'UE cofinanzia la costruzione di grandi infrastrutture per l'energia attingendo al proprio bilancio ordinario. Nel precedente periodo finanziario (2007-2013) l'UE ha finanziato per lo più studi di fattibilità, per un totale di 155 milioni di euro. 3,85 miliardi di euro sono stati investiti in progetti energetici nell'ambito del Piano energetico europeo per la ripresa, adottato nel contesto della crisi economica e finanziaria. Si trattava di erogazioni straordinarie una tantum.

Quali sono i criteri per la selezione dei progetti di interesse comune?

Deve trattarsi di progetti efficienti sotto il profilo economico, sociale e ambientale, che coinvolgano almeno due Stati membri. A ciò si aggiungono altri criteri settoriali intesi a garantire, in particolare, che i progetti favoriscano la sicurezza degli approvvigionamenti e l'integrazione del mercato, stimolino la concorrenza, rendano il sistema più flessibile e consentano la trasmissione dell'energia generata da fonti rinnovabili verso i centri di consumo e gli impianti di stoccaggio.

Come vengono selezionati i progetti di interesse comune?

La selezione avviene in due fasi:

1. a livello regionale: il promotore del progetto presenta la propria proposta al gruppo regionale competente; quest'ultimo, composto di Stati membri, autorità di regolamentazione, operatori dei sistemi di trasmissione e promotori di progetti, compila una proposta di elenco di progetti;

2. a livello dell'Unione: la decisione definitiva sull'elenco dei progetti di interesse comune per l'insieme dell'UE spetta alla Commissione. Il primo elenco verrà adottato entro il 31 luglio 2013 e in seguito sarà aggiornato ogni due anni.

A quanto può ammontare il finanziamento per progetto?

Il cofinanziamento dell'UE copre fino al 50% dei costi di studi e lavori e, in circostanze eccezionali, fino all'80% se si tratta di progetti essenziali per la sicurezza degli approvvigionamenti o la solidarietà a livello regionale o unionale, ovvero di progetti che richiedono soluzioni innovative o che presentano sinergie intersettoriali.

Tutti i progetti di interesse comune ottengono automaticamente un finanziamento dell'UE?

No, una volta riconosciuti come progetti di interesse comune, possono presentare domanda di finanziamento. Per avere diritto a sovvenzioni per lavori, devono dimostrare di non essere economicamente redditizi. Il fatto di essere stato selezionato come "progetto di interesse comune" non significa necessariamente che il progetto fruirà di un finanziamento dell'UE. Nondimeno, il progetto selezionato beneficerà della procedura più spedita per l'ottenimento delle licenze e di uno specifico trattamento normativo previsto per questo tipo di progetti.

Alcuni esempi di progetti cofinanziabili in futuro?

L'UE potrebbe finanziare:

  • una rete offshore nel Mare del Nord per il trasporto dell'elettricità prodotta dai parchi eolici offshore verso le grandi città;

  • progetti innovativi per lo stoccaggio di elettricità;

  • progetti complessi per l'adduzione del gas da nuove fonti di approvvigionamento, come la regione del Mar Caspio, verso l'Unione europea;

  • compressori per il flusso bidirezionale del gas, che consentirebbe a due paesi di aiutarsi reciprocamente in caso di crisi di approvvigionamento.

Quali sono i nuovi strumenti compresi nel portafoglio finanziario a favore dei progetti di infrastrutture per l'energia?

Vi sono sia strumenti azionari (come fondi d'investimento), sia strumenti di condivisione del rischio (ad esempio mutui e garanzie e, in particolare, obbligazioni per il finanziamento di progetti), il cui effetto moltiplicatore è maggiore di quello delle sovvenzioni. Combinando varie forme di sostegno, sarà possibile offrire un aiuto finanziario che risponda alle particolari esigenze di ogni progetto. Gli strumenti di condivisione del rischio sono probabilmente più adatti per investimenti di maggiore entità finanziati a livello di progetto, come i grandi gasdotti d'importazione che richiedono la partecipazione di numerosi azionisti. I progetti innovativi ad alto rischio tecnologico, in particolare nel settore del trasporto offshore, potrebbero aver bisogno di sovvenzioni per decollare.

In che misura migliorerà la procedura per la concessione delle licenze?

Spesso occorrono più di dieci anni per completare un progetto di infrastruttura energetica, specialmente nel settore dell'elettricità, soprattutto per via delle lunghe e complesse procedure per l'ottenimento delle licenze, che assorbono circa i due terzi di questo tempo. I progetti di interesse europeo beneficeranno di una procedura abbreviata che non durerà più di tre anni. Inoltre i promotori dei progetti non dovranno più rivolgersi a diverse autorità per chiedere le licenze, ma vi sarà un'unica autorità competente a livello nazionale che coordinerà l'intero iter di rilascio delle licenze ed emetterà una decisione globale.

Per un progetto da realizzare su scala europea, la procedura proposta implicherà un taglio delle spese amministrative del 30% circa in media per il promotore e del 45% circa per le amministrazioni nazionali.

Se le licenze verranno rilasciate dopo tre anni, ciò significa che i cittadini non saranno consultati?

Al contrario, le nuove regole daranno ancor più la possibilità ai cittadini di partecipare ai progetti e di far sentire la loro voce. Secondo il regolamento, i cittadini devono essere coinvolti sin dalle prime fasi dell'iter di rilascio delle licenze e in ogni caso PRIMA che il promotore presenti domanda formale di licenza. In questo modo le preoccupazioni dei cittadini possono ancora essere prese in considerazione nella fase di pianificazione del progetto. In molti Stati membri è invalsa la prassi di tenere la consultazione pubblica solo DOPO che il fascicolo è stato inoltrato all'autorità competente.

Saranno rispettate le norme ambientali dell'UE, in particolare la tutela dei siti Natura 2000?

Le norme ambientali, in particolare quelle stabilite dalla direttiva Natura 2000, saranno pienamente rispettate e si presterà particolare attenzione all'esigenza di effettuare le opportune valutazioni d'impatto e di evitare effetti negativi sugli habitat protetti. Inoltre il nuovo sistema contribuirà a migliorare la qualità di tali valutazioni, poiché le considerazioni ambientali saranno individuate e integrate in una fase più precoce del processo grazie ad una migliore partecipazione del pubblico e delle parti interessate.

In materia di salvaguardia della biodiversità e di tutela dell'ambiente si applicheranno le norme vigenti. Nel caso in cui un progetto essenziale debba essere assolutamente realizzato malgrado il suo impatto negativo su un sito, si provvederà a rilasciare l'autorizzazione al percorso meno dannoso, a verificare che non esistano percorsi alternativi e ad adottare le necessarie misure compensative come richiesto dalla direttiva Natura 2000.

Qual è la tempistica per l'adozione del progetto di regolamento e per il relativo invito a presentare proposte?

Il regolamento dovrebbe essere adottato dal Parlamento europeo e dal Consiglio entro la fine del 2012 ed entrare in vigore all'inizio del 2013. Si avrà così abbastanza tempo per compilare il primo elenco di progetti di interesse comune a livello dell'Unione, suscettibili di essere finanziati nel quadro del CEF, il quale entrerà in vigore nel 2014.

Per ulteriori informazioni:

http://ec.europa.eu/energy/infrastructure/strategy/2020_en.htm


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